Negli anni 50 l’India e il Nepal firmano un accordo per la costruzione di dighe nella zona frontaliera. Tale progetto a portato lo sfollamento di numerose famiglie e continua a provocare tutt’oggi danni all’ambiente e alle comunità locali.
TRADUZIONI : EnglishIl fiume Koshi, noto anche come Saptakoshi, in cui Sapta indica il numero 7 per via dei suoi sette affluenti, bagna un’area di 92.538 km2. Il fiume inizia il suo percorso in Tibet, scorre attraverso il Nepal e confluisce nel Gange nello stato indiano del Bihar. Si tratta di un fiume tumultuoso le cui frequenti inondazioni hanno provocato diversi danni nello stato del Bihar, a tal punto da soprannominarlo il “Dolore del Biharâ€. Negli anni ’50, nell’intento di controllarne le alluvioni e di utilizzare le sue acque per l’irrigazione, l’India propose alcuni progetti per la costruzione di dighe e argini sul fiume Kosi in Nepal. Il Governo indiano sfruttò l’instabilità del Nepal firmando un accordo per la costruzione del progetto noto come il Trattato di Kosi.
In base a tale accordo, firmato nel 1954 dal precedente Governo di sua Maestà il Re del Nepal (HMG/N) e il Governo dell’India (GoI), il progetto si sarebbe suddiviso in tre fasi:
Diga di Kosi / Bhimnagar, un progetto per controllare gli straripamenti e l’irrigazione e per generare energia idroelettrica, costruita tra il 1958 e il 1962.
Un sistema di argini per il controllo delle piene con dighe di terra che attraversano il fiume e vasti argini, costruiti alla fine degli anni ’50.
L’Idroprogetto Polifunzionale della Diga di Kosi e il Progetto di Immagazzinamento e Deviazione di Sun Kosi (SKHDMP & SKSDP) – una diga di cemento alta 269 metri che produce 3000 MW a una potenza di carico del 50%, uno sbarramento a valle, i canali del Chhatra orientale e occidentale (per l’irrigazione) e un bacino. I canali vennero costruiti tra gli anni ‘70 e ‘80 ma l’enorme diga non è ancora completa a causa dei vari ritardi che ha subito il progetto. Il progetto dovrebbe irrigare 300.000 ettari di terra coltivabile in Nepal e altrettanti in India, nello stato del Bihar. La diga del Sapta Koshi dovrebbe fornire fino al 50% di energia al Nepal (quella rimanente andrebbe all’India), in base a quanto deciso dall’Accordo Koshi del 1954 (rivisto nel 1966) con tariffe “concessive†decise durante l’incontro del 2006 della Commissione per l’Energia Indo-nepalese (PEC).
Le strutture già costruite servono essenzialmente a modificare il percorso dei fiumi.
Seppure il contratto sia stato stipulato dal governo indiano (GoI), è il governo del Bihar (GoB) a essere responsabile del progetto e della manutenzione della diga per 199 anni. La ricerca e la progettazione sono supportate dalla Commissione Centrale dell’Acqua del Ministero Indiano delle Risorse Idriche, con la sovrintendenza dei Servizi Ingegneristici Indiani (in questo caso il CWES, ossia i Servizi Ingegneristici Idrici).
In seguito a vari incontri tra diversi esperti indiani e nepalesi, nel 2004 è stato creato un Ufficio di Progettazione Congiunto (JPO-SKSKI) per redigere una relazione dettagliata del progetto (DPR). Il DPR è rappresentato da uno studio dettagliato riguardante l’implementazione, gli impatti e la gestione del progetto. Gli studi sarebbero dovuti durare 30 mesi, terminando quindi nel 2007, ma in seguito alle alluvioni del 2008 e alle “preoccupazioni sulla sicurezza†sollevate dal Governo indiano, la data di chiusura dei lavori è stata posticipata alla metà del 2010.
Nel frattempo l’India è stata accusata di essere responsabile della scarsa manutenzione della diga e degli argini e la sua mancanza di attenzione per le necessità delle vittime ha provocato varie proteste tra le comunità locali colpite.
Secondo l’accordo Koshi, l’India deve risarcire i danni causati dalla diga. Tuttavia, cinquant’anni dopo la costruzione delle prime strutture, le persone che sono costrette a lasciare le loro case a causa dei lavori di costruzione della diga stanno ancora aspettando di essere risarcite e la diga Koshi non è stata oggetto di lavori di riparazione e manutenzione come vorrebbe invece l’accordo.
Il Governo indiano è responsabile della manutenzione delle infrastrutture idroelettriche. Tuttavia, nel 2008 la diga è crollata distruggendo sia in India che in Nepal le case di centinaia di migliaia di persone che si sono viste costrette a lasciare i loro villaggi e a vivere in situazioni di estrema precarietà . Secondo l’UNESCO tale crollo sarebbe in parte dovuto a una scarsa manutenzione.
Da allora molte delle persone che hanno abbandonato i loro villaggi non hanno ancora potuto farvi ritorno. Sono state proposte alcune zone dove creare dei centri per gli sfollati, ma la comunità colpita nella maggior parte dei casi non le ha approvate. Poiché il governo non ha prestato attenzione alle necessità e alle richieste delle persone vittime dell’inondazione, nel 2008 è stato creato il Koshi Victims Struggle Committe (Comitato di Lotta per le Vittime di Koshi), capeggiato da Pachya Narayan Mandal, il cui obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla situazione.
Sul versante indiano il numero delle vittime dell’inondazione continua a salire. L’organizzazione indiana SSVK Samajik Shaikshanik Vikas Kendra ha avviato alcuni progetti per offrire aiuti umanitari alle vittime e ha pubblicato alcune relazioni al riguardo.
Seppure le attuali strutture idroelettriche abbiano mostrato le loro lacune e gli impatti negativi, il governo prevede di costruire una diga ancora più grande e quindi più pericolosa.
[Ambientali->http://www.fao.org/docrep/005/y3994...]
Cambiamenti nell’idrologia del fiume e nella qualità dell’acqua: una riduzione negli scarichi idrici porterà a un aumento delle temperature.
Cambiamenti nell’ecologia acquatica: scompariranno alcune specie ittiche e faranno la loro comparsa nuove specie di pesci infestanti.
L’acqua del bacino potrebbe diventare termicamente stratificata (flussi di acqua calda/fredda) e avere un impatto negativo sulla fauna acquatica a valle.
Impatto sulla pesca: la costruzione di strutture idroelettriche sul fiume Koshi ha avuto impatti sulla migrazione e la riproduzione di importanti specie. La diga di Koshi è dotata di una scala per lo spostamento dei pesci non efficiente per permetterne la migrazione. Il bacino ha subito una sedimentazione e alti strati di sedimento sono esposti ai periodi di secca stagionale.
La costruzione di dighe produsce un alto livello di evapotraspirazione che provoca forti variazioni nel clima: aumento nei livelli di umidità , aumento delle piogge, e una riduzione delle temperature. Provoca anche la morte degli organismi, sopratutto piante, che fissano il diossido di carbono e la loro decomposizione emettono nell’atmosfera miliaia di tonnellate di metano e CO2, aumentando il cambiamento climatico.
[Socioeconomico->http://www.scribd.com/doc/17453258/...]
Le prime costruzioni della diga di Koshi hanno costretto molte persone a spostarsi, senza essere state ancora risarcite.
Secondo uno studio preliminare di impatto, la Diga di Sapta Koshi:
Provocherà lo spostamento di 75.000 persone da 79 VDG (comitati di gestione di paese, simili ai nostri comuni) in 9 distretti del Nepal.
Causerà la sommersione totale di 111 insediamenti in 79 VDG e la sommersione parziale di 185 insediamenti.
I cambiamenti nell’ecologia idrica, sopra menzionati, avranno grossi impatti sui pescatori dato che basano il loro sostentamento sulla pesca.
[Pericoli naturali e rischi->http://www.i-s-e-t.org/images/pdfs/...)_10%20November%2009.pdf]
Il fiume Koshi scorre con alte concentrazioni di sedimentazione e fango, creando un delta di pianure fertili ma instabili.
Fino alla costruzione degli argini, il fiume si stava spostando naturalmente verso ovest. La creazione degli argini ha interrotto questo processo e ha provocato l’accumulo di sedimenti nel letto del fiume, che si sono pertanto alzati e hanno portato alla rottura degli argini nel 2008. La costruzione di dighe è pericolosa e può portare a gravi disastri.
1946-1952. Alcuni esperti indiani conducono alcune indagini sul campo per studiare il Progetto Polivalente della Diga Sapta Koshi. 25 aprile 1954. Viene firmato l’accordo bilaterale, soprannominato [Trattato di Koshi->http://www.ssvk.org/koshi/reports/a...], tra il Governo di sua Maestà il Re del Nepal (HMG/N) e il Governo indiano (l’accordo è stato rivisto il 19 dicembre 1966). Il Nepal accorda tutti i permessi all’India per realizzare il progetto.
14 gennaio 1955. Inizia la costruzione degli argini orientali e occidentali del fiume. In India 386 villaggi (34 in Nepal) sono sparpagliati su più di 125.000 ettari di terra, cinta tra i due argini. Il Governo indiano assicura che tali argini possono solo causare un aumento del livello dell’acqua di 10 cm e si oppone ai piani di sfollamento delle persone, affermando che non ci sono rischi. Tuttavia nel 1956 l’[area situata tra le due dighe viene inondata dal fiume Koshi->http://infochangeindia.org/20050115...].
1957. Il Governo indiano prepara un piano di riabilitazione dopo l’inondazione del 1956, concedendo terreni al di fuori degli argini. Tuttavia gli abitanti di queste zone dopo alcuni mesi decidono di ritornare ai loro luoghi di origine a causa di una scarsa progettazione, secondo D. K. Mishra. Nel frattempo il Governo indiano chiude il dibattito affermando l’inutilità di creare dei campi di sfollamento dal momento che si tratta di popoli molto legati alle loro [terre di origine->www.panosradiosouthasia.org/...].
1959-1963. In seguito al Trattato di Koshi, viene costruita a opera del Governo indiano la Diga di Koshi (anche chiamata diga di Bhimnagar) sul confine indo-nepalese. Si tratta di un progetto polifunzionale dato che riguarda l’irrigazione, il controllo delle inondazioni e la produzione di energia idroelettrica. Tutte le spese per la realizzazione del progetto vengono sostenute dall’India. Viene inoltre creato un ponte nel settore orientale della diga in Nepal.
19 dicembre 1966. A causa dei pareri discordi sul Trattato di Koshi e del deterioramento dei rapporti tra India e Nepal, l’India accetta di modificare l’accordo per alleviare le preoccupazioni del Nepal. Nel [nuovo trattato->http://www.internationalwaterlaw.or...] si stabilisce che: lo Stato del Bihar è il responsabile della progettazione. il precedente Comitato di Coordinamento del Progetto di Koshi continua ad esistere ma sotto un altro nome, ossia la Commissione per il Progetto indo-nepalese Koshi.
Tra il 1966 e il 1981 non sono stati registrati eventi di particolare rilievo. Tuttavia la relazione tra India e Nepal si è andata via via degradando e pertanto i progetti congiunti non sono avanzati di molto.
1981. Viene stilata uno studio di fattibilità della Diga di Koshi da parte della Central Water Commission (Commissione Idrica Centrale), un’organizzazione legata al Ministero delle Risorse Idriche dell’India, nel quale vengono evidenziati i benefici per entrambi i paesi per quanto riguarda la produzione di energia, l’irrigazione e il controllo delle inondazioni.
1985. Il Governo giapponese, attraverso la JICA (l’Agenzia per la Cooperazione Internazionale del Giappone), assiste il Governo Nepalese nella preparazione di un Piano Generale per sviluppare il bacino del fiume Koshi. La relazione afferma che sia il Idroprogetto Polifunzionale della Diga di Sapta Koshi sia lo Schema di Immagazzinamento e Deviazione di Sun Koshi devono essere sviluppati al più presto.
1987. Il Governo indiano costituisce il Koshi Pirit Vikas Pradhikar (l’Autorità di Sviluppo per le Vittime di Koshi), sulla base delle raccomandazioni di un comitato formato sei anni prima, per esaminare il problema della riabilitazione economica delle vittime dell’inondazione. Secondo lo scrittore dell’articolo, il KPVP è rimasta un’organizzazione fantasma senza una sede e senza fondi per poter operare.
1991. Il Governo di sua Maestà il Re del Nepal e il Governo indiano decidono di condurre alcune ricerche e di redigere una relazione dettagliata sul progetto (DPR) della diga di Sapta Koshi. Viene pertanto formato un team di esperti provenienti sia dal Nepal che dall’India per discutere sul progetto.
1992. Il governo del Nepal avvia una nuova Politica per lo Sviluppo dell’Energia Idroelettrica che permette agli enti privati di investire nella costruzione di strutture per la produzione di energia idroelettrica. Prima di questa data solo l’Autorità dell’Elettricità nepalese poteva realizzare [questo tipo di costruzioni->http://www.moen.gov.np/pdf_files/hy...].
12 gennaio 1997. Incontro del team congiunto di esperti: Nepal e India trovano un accordo per la realizzazione del Progetto Polifunzionale di Sapta Koshi a Barakshetra. Secondo le stime, la diga dovrebbe poter generate 5500 MW e irrigare 300.000 ettari di terra coltivabile in Nepal, e ancora di più nel Bihar. Il team prepara una relazione preliminare approvata da entrambi i governi e che servirà come base per la relazione dettagliata del 2004.
2000: L’ONU pubblica il report “Dighe e Sviluppo, un nuovo contesto per il processo decisionaleâ€, che sottolinea gli impatti negativi sull’ambiente e sulla popolazione delle mega-dighe.
Agosto 2000. Viene formato il Comitato Congiunto indo-nepalese per le Risorse Idriche (JCWR) per prendere decisioni importanti su progetti idroelettrici e per controllare i progressi dei progetti già in atto. È presieduto dal Segretariato del Ministero delle Risorse Idriche dell’India e del Nepal e opera come “organizzazione ombrello†per i comitati tecnici di entrambi i paesi e per tenere aggiornati sui progetti entrambi i governi.
17 agosto 2004. Viene fondato il JPO-SKSKI (l’Ufficio Congiunto per il Progetto e le Ricerche di Saptakosi e Sunkosi), un progetto congiunto tra Nepal e India per realizzare ricerche dettagliate sul progetto Sapta Kosi. La relazione preliminare del 1991 fornisce al JPO-SKSKI le linee guida per redigere il DPR (relazione dettagliata del progetto). Il DPR costituisce uno studio dettagliato dell’implementazione, degli impatti e della gestione del progetto. Viene previsto che il DPR congiunto sarà completato in 30 mesi dalla data della creazione del JPO, concludendosi pertanto nel 2007. La CWC (Commissione Centrale dell’Acqua) in quanto “ufficio legato†al [Ministero delle Risorse Idriche del Governo dell’India avrà come compiti->http://www.cwc.nic.in/main/download...]: assistere il JPO nel definire le ricerche che devono essere realizzate includere nel DPR una fase di progettazione dopo aver terminato le ricerche, I costi per le ricerche del DPR sono sostenuti dal Governo Indiano.
9-10 Luglio 2005. La WAFED, la Federazione Nepalese per l’Uso dell’Acqua e dell’Energia, organizzazione che lavora su progetti controversi di costruzione di dighe, pubblica Itahari Declaration, una dichiarazione sulla Diga di Kosi e sulla Gestione delle Risorse Idriche, mettendo in guardia sui pericoli legati al progetto e dando suggerimenti per la [gestione della diga->http://www.wafed.org/itahari_declar...].
10 aprile 2008. Il Governo di sua Maestà il Re del Nepal diventa una Repubblica. Viene formato un governo di coalizione capeggiato dal partito comunista maoista.
18 agosto 2008. Poche ore dopo l’elezione a Primo Ministro (maoista) di Prachanda, l’argine si rompe presso il Dipartimento di Paschim Kusaha, nel distretto di Sunsari. Il fiume rompe gli argini orientali, modificando il suo flusso e inondando aree abitate dei distretti di Sunrasi e Saptari in Nepal e nella regione del Bihar, in India. Secondo la Relazione Preliminare del team tecnico governativo, il 70% del flusso dl fiume Kosi è stato deviato verso villaggi vicini, una volta rotti gli argini. Si stima che 10.000 ettari di terreno sono andati distrutti in seguito all’inondazione. Quattro dipartimenti (Haripur, Sripur, Laukahi e Kushaha Occidentale) sono stati completamente spostati, mentre altri dipartimenti (Narshinga, Basnatapur e Dhuski) sono stati colpiti gravemente. La terra fertile è stata erosa e sostituita da [spessi strati di sabbia->http://www.nepaldisaster.org/downlo...]. Per quanto riguarda il Nepal, i risultati pubblicati dall’Agenzia per lo Studio di Impatto dell’Inondazione del fiume Koshi (un programma alimentare realizzato dalle Nazioni Unite nel settembre 2008) parlano di un totale 66.500 persone sfollate a causa dell’inondazione delle quali il 42% è di origine indiana. Molti di questi indiani avevano varcato il confine con il Nepal ma sono rientrati in India nelle settimane successive l’inondazione. 1.000 villaggi hanno subito danni a causa delle inondazioni e alcuni sono stati completamente inondati. Secondo una relazione del maggio 2009 pubblicata dall’OCHA, 42.800 nepalesi (7.572 nuclei familiari) e circa 11.000 indiani (in base al Governo indiano) sono stati colpiti dall’[inondazione->http://ocha-gwapps1.unog.ch/rw/rwb.... ]. Per quanto riguarda l’India, invece, gli ultimi dati forniti dal Governo del Bihar (relazione del 26 maggio 2009) parlano di: 3.329.423 persone colpite 368.000 ettari di terreno allagati 527 morti Secondo le relazioni basate su dati raccolti sul campo da parte di ActionAid e di altre organizzazioni, ci sono stati 2.000 morti. Secondo altre fonti le stime ancora più elevate. I dati forniti dal [Governo indiano sono molto più bassi->http://www.indiawaterportal.org/bih...] perché sono state incluse solo le persone il cui corpo è stato portato in ospedale. Secondo una relazione dell’[UNESCO->http://www.un.org.np/reportlibrary/...], alla cui realizzazione hanno partecipato alcuni enti umanitari nepalesi, la rottura dell’argine non sarebbe stata causata dall’innalzamento del livello dell’acqua o dalla fuoriuscita d’acqua, ma dalla direzione della corrente rispetto all’argine, weak shearing properties e in parte da una mancanza di controlli sistematici, da una scarsa manutenzione. Dipak Gyawali, il precedente Ministro nepalese delle Risorse Idriche e l’attuale direttore della Fondazione per la Conservazione Idrica del Nepal, accusa il Governo indiano di non aver realizzato sufficienti lavori di manutenzione a causa di [negligenza e corruzione->http://www.scidev.net/en/agricultur...].
Agosto 2008. Un gruppo di studenti del Centro di Pensiero Gandhiano, dell’Università di Bhagalpur, nel Bihar, fanno un viaggio di dieci giorni nelle regioni colpite dall’inondazione nel Bihar, e pubblicano la relazione Tabahi Ki Gawahi (Testimonianza della Calamità ) per incontrare le persone colpite e capire cosa sia successo. [Questa relazione->http://www.saded.in/Green%20Feature...] è stata in seguito presentata al Presidente del Nepal.
Settembre 2008. Un gruppo di esperti pubblica una relazione dopo aver condotto alcune ricerche per raccogliere dati nella zona di Kosi nel marzo 2008. Nella relazione, chiamata Kosi Deluge: The Worst Is Still To Come (L’inondazione di Kosi: il peggio deve ancora arrivare), si afferma che gli argini sono stati la causa delle inondazioni e che avverranno [altri disastri->http://www.scribd.com/doc/5909110/K...].
Novembre 2008. Il Disaster Watch Nepal riferisce che nel distretto di Sunrasi è stato creato il gruppo di protesta KVSC (Comitato di Difesa delle Vittime di Kosi), capeggiato da Pancha Narayan Mandal, per protestare contro l’indifferenza del governo e per chiedere il risarcimento e aiuti appropriati per le tutte le vittime.
Dicembre 2008. Durante un incontro organizzato dall’Asia Journalist Association, gli esperti Ram Baran Yadav e Rajendra Dahal riferiscono che il cambiamento climatico ha probabilmente accelerato la [rottura degli argini di Kosi->http://www.wafed.org/koshi_news_004.php].
29 dicembre 2008. [Le vittime del distretto del Bihar bloccano tutte le vie di comunicazione->http://www.thaindian.com/newsportal...] per protestare contro l’insufficiente assistenza data dal governo.
26 gennaio 2009. Il fiume Saptakoshi viene fatto scorrere di nuovo in base al suo percorso originale, secondo quanto riportato da fonti ufficiali. La compagnia indiana Vasishta Construction ripara gli argini e continua la costruzione della diga.
Febbraio 2009. Gli studenti del Centro del Pensiero Gandhiano dell’Università di Bhagalpur (India) partecipano a un progetto di ricerca in una delle aree più colpite del Bihar. Secondo tali studenti, a Balua Bazar, uno dei villaggi più colpiti del versante indiano, si sarebbe svolto un [incontro pubblico->http://www.saded.in/Word%20Files/su...] a cui hanno partecipato 10.000 persone.
22-23 febbraio 2009. Il KVSC si mobilita di nuovo per ottenere un risarcimento proporzionato ai danni subiti e una riabilitazione attraverso una proposta suddivisa in 10 punti che viene presentata al governo. Il KVSC riesca a ritardare i lavori di costruzione degli argini e attua un transport bandh nel distretto di Sunsari, interrompendo la superstrada che unisce la costa orientale a quella occidentale. Centinaia di passeggeri vengono bloccati e circa 500 attivisti circondano la Stazione di Polizia (con un gherao, una forma particolare di protesta utilizzata in India e Nepal).
26 febbraio 2009. Viene avviato il KRBM (il comitato di gestione del bacino del fiume Koshi) attraverso un’iniziativa congiunta del WECS (il Segretariato della Commissione per l’Acqua e l’Energia) e il Fondo Monetario Internazionale, con l’obiettivo di ottimizzare l’utilizzo dell’acqua del bacino del fiume Koshi e di prendere in considerazione gli aspetti socioeconomici e ambientali.
27 febbraio 2009. I rappresentanti politici, le vittime dell’inondazione (KVSC, il comitato di difesa delle vittime dell’inondazione del fiume Koshi) e il dirigente del distretto di Sunsari si incontrano per discutere dei problemi riguardanti lo sfollamento delle vittime. Il Governo decide di creare un’alta commissione guidata dal membro del CA Nandan Kumar Thapaliya per dare consigli su come gestire il problema delle vittime. Il comitato invia una lettera promettendo che i problemi verranno affrontati entro 10 giorni.
28 febbraio 2009. Le vittime che hanno bloccato il tratto di autostrada che unisce Bhantabari a Laukahi, annullano la loro protesta. Segue un incontro del KVSC con il dirigente del distretto che [promette di risolvere i problemi->http://archives.myrepublica.com/por...].
10 marzo 2009. Il Ministero degli Affari Interni invita il Comitato di Distretto per i Disastri Naturali (DNDRC, un comitato ministeriale incaricato di monitorare e coordinare i lavori in situazioni di calamità naturali) per aiutare le vittime di Koshi, dopo che l’Unità di Crisi ha terminato il suo studio e ha raccomandato allo stato di aumentare i risarcimenti. Pancha Narayan Mandal del KVSC afferma che è necessario più denaro per poter rimuovere la sabbia dai terreni che circondano il fiume Koshi e spera che l’Unità di Crisi possa prendere in considerazione la carta delle richieste delle vittime prima di presentare la relazione al governo.
30 marzo 2009. Il KVSC occupa l’Ufficio per l’Agricoltura e quello per l’Allevamento nel distretto di Sunsari. Tra le loro richieste compare l’implementazione dei punti descritti nella relazione del KVHLWC, l’alto Comitato per i Lavori per le Vittime di Koshi e l’educazione gratuita per i bambini vittime dell’inondazione per tre anni.
31 marzo 2009. La compagnia indiana Vasishta termina i lavori di riparazione dopo 5 mesi. Tuttavia le vittime non possono ancora far ritorno alle loro case a causa dei lavori di costruzione degli argini ancora in fase di realizzazione.
Metà aprile 2009. Nei pressi della diga di Inaruwa-Koshi le vie di trasporto dell’autostrada Est-Ovest vengono bloccate per dieci giorni dalle vittime. Chiedono la chiusura della diga e bloccano la strada che porta a Jamuwa, Haripur. Secondo la polizia locale, sono stati bloccati 500 veicoli. Il 12 aprile le vittime decidono di chiudere a chiave l’entrata degli uffici del governo a Inaruwa. Nel tentativo di bloccare i mezzi della forza pubblica, sei [persone vengono ferite negli scontri con la polizia->http://www.gorkhapatra.org.np/gopa....].
Luglio 2009. A causa dell’aumento del livello dell’acqua per via delle piogge, si temono nuove inondazioni del fiume Spatakoshi. Uno dei cancelli di contenimento viene trascinato via dalla forte corrente del fiume, costringendo l’amministrazione della diga di Koshi ad annunciare lo stato di emergenza.
Ottobre 2009. Gli Studenti del Centro di Pensiero Gandhiano assieme alle vittime presentano un memorandum (Koshi Wasi) al Capo di Governo del Distretto del Bihar a Saharsa.
18 novembre 2009. Le vittime di Koshi bloccano nuovamente i trasporti per fare pressione sulle loro richieste.
20-22 novembre 2009. A Pokhara, Nepal, ha luogo il V Incontro del [JCWR->http://www.moen.gov.np/pdf_files/Mi...] (Comitato Congiunto indo-nepalese per le Risorse Idriche). Il Ministero nepalese degli Affari Interni decide di costituire due posti di polizia temporanei a Chatara e a Barahchhetra (cantiere di Koshi) per garantire la sicurezza del personale del progetto, dato che l’India ha reso note le sue preoccupazioni in materia di sicurezza.
26 novembre 2009. Il KVSC richiede più trasparenza sui fondi stanziati per le vittime. Si afferma che miliardi di rupie sono stati spesi per viaggi di lavoro invece di essere utilizzati per risarcire le vittime. Viene inoltre reso pubblico il programma attraverso sit-in, [scioperi e manifestazioni->http://www.ekantipur.com/2009/11/26...] che hanno luogo durante un’intera settimana.
1 dicembre 2009. In base a diversi giornali nepalesi, durante una conferenza stampa le vittime di Koshi hanno annunciato un secondo giro di proteste, che dureranno dal 10 al 18 dicembre. Le proteste verranno supportate da organizzazioni quali Nepal Settlement Protection Society, Haliya Workers’ Rights Campaign e Nepal People’s Equal Rights Association. [Le loro richieste->http://www.gorkhapatra.org.np/gopa....] riguardano: l’implementazione della relazione stilata dall’unità di crisi per il controllo delle inondazioni del fiume Koshi, dare soccorso alle vittime, gestire in modo appropriato il loro ritorno nelle terre di provenienza e la suddivisione dei terreni per le persone che sono rimaste senza. Pancha Narayan Mandal avverte che le strade verranno bloccate per un periodo indefinito e che gli uffici governativi verranno occupati nelle aree colpite dall’inondazione.
Gennaio 2010. Il Comitato di Distretto per i Disastri Naturali decide di dare 0,067 ettari di terreno a 1.422 nuclei familiari nella zona di riassestamento di Hariharpur. Tuttavia le vittime protestano perché si tratta di terreni coperti di sabbia e quindi non adatti a essere abitati e coltivati. Pancha Narayan Mandal, presidente del KVSC, annuncia altri programmi di protesta. Riferisce ai giornali che il KVSC invierà un memorandum al Primo Ministro per mezzo del dirigente di distretto per rendere pubblico che il 5 gennaio avrà inizio uno sciopero di durata indefinita, se le richieste non verranno soddisfatte. A partire dal 6 gennaio, verranno chiuse tutte le organizzazioni sociali con base nelle aree colpite dall’inondazione.
2 gennaio 2010. Le vittime di Koshi [bloccano il tratto di Haripur dell’autostrada che collega la costa orientale a quella occidentale->http://www.ekantipur.com/2010/01/02...], versando in strada cumuli di sabbia, per rappresentare la sabbia dei terreni di scarsa qualità che sono stati offerti dal Governo, affermando inoltre che l’area di terra concessa è inferiore a quanto era stato promesso (il governo si era impegnato a dare 0,0067 ettari a 1.422 nuclei familiari).
5 gennaio 2010. Il KVSC annuncia un bandh: viene [chiuso per un periodo indefinito->http://www.kantipuronline.com/2010/...] il tratto Itahari dell’autostrada Est-Ovest, dal momento che le richieste non sono ancora state ascoltate.
15 gennaio 2010. Secondo la gente locale gli argini appena ricostruiti non sono stati edificati in base alle [norme di sicurezza->http://www.ekantipur.com/2010/01/15...].
JCWR Nepal-India Joint Committee on Water Resources (Comitato Congiunto indo-nepalese per le Risorse Idriche)
[JPO-SKSKI Joint Project Office Sapta Kosi Sun Kosi Investigation->http://jposkski.org] (l’Ufficio Congiunto per il Progetto e le Ricerche di Saptakosi e Sunkosi)
[Kosi High-Level Committee/Kosi Inquiry Commission->http://kosi-aayog.bih.nic.in/] (Alto Comitato di Kosi/Commissione di Ricerca di Kosi)
[Governo dell’India, Ministero delle Risorse Idriche – Pagina sull’Idroprogetto Polifunzionale della Diga di Sapta Kosi->http://wrmin.nic.in/index3.asp?subs...]
[WaterWatch Drainage Crisis of Kosi, di Gopal Krishna, 23 Dicembre 2009.->http://www.scribd.com/doc/17453258/...]
[The Rising Nepal Koshi flood-hit to protest, 5 Dicembre 2009.->http://www.gorkhapatra.org.np/gopa....]
[Document JCWR “Minutes of the Fifth Meeting of Nepal-India Joint Committee on Water Resourcesâ€, November 2009.->http://www.moen.gov.np/pdf_files/Mi...]
[Report Institute for Social and Environmental Transition “Vulnerability through eyes of the vulnerableâ€, by Nepal Climate Vulnerability Study Team, October 2009.->http://www.i-s-e-t.org/images/pdfs/...)_10%20November%2009.pdf]
[Report UNESCO “Koshi Flood : Rapid Hazard And Risk Assessment (Post-Flood Return Analysis)â€, 1st June 2009.->http://www.un.org.np/reportlibrary/...]
[Report Disaster Management Department “Bihar floods, as on May 26th 2009â€, Government of Bihar, India, May 2009.->http://disastermgmt.bih.nic.in/Down...]
[Disaster Watch Nepal MCN-Disaster Newsletter #170, 31 March 2009.->http://www.nepaldisaster.org/downlo...]
[Panos Radio South Asia “Politics of Embankment†interview of Dinesh Kumar Mishra, 19 February 2009.->www.panosradiosouthasia.org/...]
[Report CWC, Central Water Commission Annual Report 2008-09, Government of India, Ministry of Water Resources.->http://www.cwc.nic.in/main/download...]
[Report United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs “Koshi River Floods in Sunsari and Saptari, OCHA Situation Report No. 13â€, 14 November 2008.->http://www.reliefweb.int/rwarchive/...]
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