La campagna
Popoli nati per sottomettere e popoli nati per essere sottomessi. A causa di questa divisione in due del mondo, i popoli indigeni hanno sempre vissuto un destino di espropriazione delle terre e delle risorse e negazione dei diritto. Condannati allo sterminio, alla schiavitù e alla conversione in epoca coloniale, continuano ancora oggi a pagare il prezzo amaro della ricchezza delle loro terre, oggetto degli interessi di governi e di imprese multinazionali.
Secondo l’impattante immagine offerta dallo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, la Spagna, nei tre secoli di colonizzazione, ha sottratto solo alle miniere boliviane ricchezze tali da poter costruire un ponte d’argento per collegare il monte Potosì, in Bolivia, alla porta del palazzo reale, in Spagna. Oggi, su quel ponte d’argento, scorrono gas e petrolio sottratti a villaggi che spesso ancora non conoscono l’elettricità.
Guardiani di foreste millenarie, laghi sacri e aree incontaminate, questi popoli vivono le conseguenze dell’imposizione di un modello economico che prevede lo sfruttamento intensivo delle terre e delle risorse naturali, la realizzazione di megaprogetti estrattivi, idroelettrici e di infrastrutture e la conversione dei loro territori in grandi impianti turistici e in reti stradali per il trasporto di merci. Un modello che ha come tragiche conseguenze la deforestazione e l’inquinamento di zone che rappresentano i polmoni dell’intero pianeta. Un modello, inoltre, sostenuto dagli organismi internazionali, da politiche ostili al riconoscimento della diversità culturale e dell’autodeterminazione dei popoli e che si avvale di eserciti privati per tutelare gli interessi delle multinazionali e del capitale finanziario internazionale.
A questa costante minaccia di morte, i popoli indigeni oppongono l’idea e la pratica di una vita comunitaria, anticapitalistica e nell’assoluto rispetto dell’ambiente, in armonia con le piante, gli animali e ogni essere, animato e non, che abita la terra.
Fuori dagli schemi di un sistema in cui tutto ha un prezzo e tutto può essere sfruttato e commercializzato, i popoli originari ripetono da secoli che la Terra è la nostra Madre, che va rispettata, difesa e che il modello di sviluppo pensato dall’"uomo bianco" porterà alla morte dell’intero pianeta e dell’umanità tutta.
Cosa fa il CDCA
Campagne di informazione e sensibilizzazione – Il CDCA ha scelto di camminare affianco ai popoli indigeni. Grazie al lavoro di ricerca del CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, numerosi casi di conflitto ambientale che hanno coinvolto e continuano a coinvolgere le popolazioni originarie sono stati studiati e documentati e sono ora disponibili gratuitamente on-line sul sito del Centro.
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