Diga Merowe
Tipo di Conflitto
La costruzione di una enorme diga sulle rive del Nilo, in Sudan, è osteggiata dalla popolazione e dalle organizzazioni ambientaliste che accusano il progetto di mettere a rischio l’equilibrio ecologico del territorio e dello sfollamento di numerose comunità residenti.
Descrizione del Conflitto
Sintesi
La diga di Merowe, la maggiore opera idrica presente in Africa, inaugurata nel Marzo 2009, è costituita da un bacino artificiale di raccolta dell’acqua creato al fine di migliorare la fornitura energetica del Sudan.
La diga e la riduzione del flusso dell’acqua verso valle, che questa ha determinato, stanno oggi costringendo all’esodo 50 mila persone, costrette a lasciare le terre fertili sulle sponde del Nilo per emigrare nelle zone del deserto nubiano.
A partire dall’inaugurazione della diga sono inoltre stati segnalati molti tagli, a volte anche per più di otto ore, della corrente elettrica e dell’acqua, in totale contraddizione con quelli che volevano essere gli iniziali obiettivi della diga.
Ad oggi tutte le richieste di risarcimento delle popolazioni, colpite dagli effetti di quest’opera, sono state ignorate. Inoltre, le lotte di protesta, nate in opposizione alla costruzione della diga, nella speranza di richiamare l’attenzione sui gravi impatti sociali implicati nella realizzazione e nel funzionamento dell’opera, sono spesso state represse violentemente dalla polizia in piena violazione dei diritti umani.
Cause del Conflitto
La diga di Merowe, sulle rive del Nilo, meglio conosciuta come Merowe Multi-Purpose Hydro o Hamdab Dam, è un imponente progetto di costruzione nel nord del Sudan Sudan, a circa 350 km a nord della capitale Khartum.
La diga, il cui bacino di raccolta dell’acqua raggiunge i 174 km di lunghezza e i 4km di larghezza, dovrebbe servire a migliorare la fornitura energetica del Sudan.
Il volume del serbatoio è di 12,5 km³, circa il 20% del flusso annuale del Nilo, per una capacità totale di 1,25 milioni di kilowatt. La trasmissione passa attraverso 1776 km lungo la via di alimentazione.
Il principale Paese coinvolto nel progetto è la Cina. E’ infatti la China Import Export Bank a fornire buona parte dei finanziamenti per la costruzione della diga, attualmente portata avanti da una joint venture (CCMD Consortium) composta dalla China International Water & Electric Corp. (CWE) e dalla China National Water Resources and Hydropower Engineering Corp (CWHEC), anche conosciuta come SinoHydro
Hanno, inoltre, un ruolo non secondario alcune istituzioni finanziarie arabe, la compagnia tedesca Lahmeyer International, la francese Alstom e la svizzera ABB
Il costo totale del progetto si aggira intorno ai 1.200 milioni di euro finanziati da:
China Import Export Bank (circa 240 milioni di euro);
Arab Fund for Economic and Social Development (circa 130 milioni di euro );
Saudi Fund for Development (circa 130 milioni di euro );
Oman Fund for Development (circa 130 milioni di euro );
Abu Dhabi Fund for Development (circa 85 milioni di euro );
Kuwait Fund for Arab Economic Development (circa 85 milioni di euro ).
I costi rimanenti – approssimativamente di 400 milioni di euro - si suppone siano coperti dal governo Sudanese.
Impatti
Popolazione: La costruzione della diga Merowe, attualmente il più grande progetto idroelettrico in Africa, ha costretto all’esodo forzato oltre 50.000 persone, appartenenti alle popolazioni Manasir (65% delle persone colpite dalla costruzione), Amri(25%) e Hamadab (8%).
In 2005, il rapporto di IRN (International Rivers Network) e di The Cornerhouse, basato sui risultati di una missione sul campo, evidenzia come le comunità locali siano costrette a lasciare le terre fertili sulle rive del Nilo per zone del deserto nubiano e denunciano come non vi sia stata un’adeguata valutazione degli impatti ambientali del progetto.
Durante la sua costruzione non sono mancati arresti, massacri e violazioni dei diritti umani. Le mancate politiche di reinsediamento e di compensazione del governo sudanese stanno esasperando le popolazioni impattate dalla diga di Merowe.
Secondo quanto denunciato dall’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) il riempimento del bacino di raccolta della diga ha infatti costretto le comunità residenti lungo le rive del Nilo, nell’area interessata dall’opera idrica, ad abbandonare le proprie case e i propri terreni, costringendoli tutti al re-insediamento forzato in aree desertiche con gravi conseguenze sulle possibilità di sostentamento economico per le comunità locali.
L’associazione ha così chiesto alle imprese coinvolte nella costruzione della diga di sostenere le vittime almeno nelle loro richieste di risarcimento. Richieste che non sono però state soddisfatte. Gli effetti della diga, denunciati anche dal rapporto del International Rivers Network e di The Cornerhouse, hanno comportato ovunque nell’area interessata un aumento della povertà.
I siti di re-insediamento El Mutaga per le popolazioni Hamadab, New Amri/Wadi Al Mugadam per gli Amri e Al Dammar e Al Fiddah per i Manasir, sono infatti caratterizzati dalla particolare povertà del suolo, la quale ha inciso notevolmente sulle condizioni economiche delle popolazioni insediatevi.
La popolazione Amri, la seconda più numerosa ad essere colpita dalla costruzione della diga Merowe, e la popolazione Manasir hanno nel tempo avviato molte proteste, spesso sfociate in atti di violenza e represse nel sangue da parte delle milizie a protezione della diga. Gli Amri hanno protestato contro la decisione presa unilateralmente dalle autorità governative di procedere al loro re insediamento nell’inospitale regione di Wadi Mugadam che secondo quanto sostenuto dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale (CRBM) sarebbe utilizzata anche come discarica per le scorie nucleari.
Alla luce degli impatti che tale costruzione sta avendo sulle popolazioni locali e in linea anche con la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) del progetto, secondo la quale questo non risponderebbe ai molti interrogativi riguardanti la sua sostenibilità, l’International Rivers (partner internazionale di CRBM) ha chiesto al Consorzio di Imprese costruttrici la sospensione dei lavori della diga sul tratto del Nilo che attraversa il Sudan settentrionale.
Ambiente: Da un punto di vista ambientale la costruzione della diga comporterà fluttuazioni della portata d’acqua del Nilo, nel tratto interessato dalla diga con conseguente progressiva erosione degli argini del fiume. La sedimentazione inoltre provocherà una diminuzione della capacità di produrre energia.
Secondo lo studio della Swiss Federal Institute of Acquatic Science and Technology le emissioni di gas serra prodotte dall’impianto idroelettrico, equivarranno a quelle rilasciate nell’atmosfera da un progetto di estrazione di gas naturale in grado di fornire lo stesso ammontare di energia.
Salute: La decomposizione di materiale organici e l’inquinamento delle acque costituiranno un serio pericolo per la salute delle popolazioni residenti.
Uno studio di impatto sulla salute che la diga comporterà, Dams and Disease: Ecological Design and Health Impact of Large Dams, Canals and Irrigation System, è stato condotto da Wiliam Jobin. Lo studio identifica i 20 maggiori impatti negativi che si determineranno sulla salute. Si prevede, infatti, che il funzionamento della diga introdurrà nuove malattie o amplificherà l’incidenza di quelle già presenti quali la malaria, la schistosomiasi, l’oncorcercosi e la febbre della Rift Valley.
Agricoltura: I contadini stanziati nella valle dovranno affrontare serie difficoltà inerenti all’ irrigazione dei loro terreni per via dell’abbassamento del livello del Nilo e saranno inoltre vittime della riduzione annuale dei sedimenti che impatterà negativamente sulla fertilità dei loro appezzamenti.
È prevista inoltre una riduzione significativa del limo, elemento fondamentale per l’agricoltura locale.
BREVE CRONOLOGIA DEL CONFLITTO
1979: Il progetto di costruzione della diga viene proposto sotto il governo militare del Presidente Nimeiri. Ma la mancanza di fondi e di potenziali investitori blocca temporaneamente il progetto che viene così rimandato.
Anni ’90: Viene selezionato e valutato il progetto definitivo di costruzione della diga.
1992: Il governo del Sudan chiede ad una compagnia iraniana canadese, la Monenco Agra, di eseguire uno studio di fattibilità.
2000: Dopo l’inizio delle esportazioni di petrolio dal Sudan, nuovi investimenti stranieri affluiscono nel Paese. L’Unità di Attuazione del Progetto della Diga Merowe, sotto il Ministero dell’Irrigazione e delle Risorse Idriche, decide di affidare alla ditta tedesca Lahmeyer International il compito di portare avanti il progetto e sviluppare delle proposte di miglioramento dello stesso.
Febbraio 2002: L’appalto del progetto viene affidato alla Lahmeyer International.
Aprile 2002: Una breve Valutazione di Impatto Ambientale (Environmental Impact Assessment EIA) della Diga Merowe viene stilata dalla Lahmeyer International, seguita poi dal Piano di Gestione Ambientale previsto per un periodo iniziale di nove anni. Secondo il Piano circa 70000 persone sarebbero state danneggiate dalla costruzione della diga. Secondo l’Atto di Protezione Ambientale del Sudan del 2000, tutti gli studi di fattibilità ambientale avrebbero dovuto essere rivisti e certificati dal Consiglio Superiore per l’Ambiente e le Risorse Naturali, braccio tecnico del Ministero dell’Ambiente. In piena violazione di questa legge, la Valutazione di Impatto della Diga Merowe non viene però condivisa né rivista dal Consiglio Superiore prima di dare inizio ai lavori di costruzione.
Novembre 2002: Scoppiano le violenze nella zona Amri dopo che le autorità preposte per la costruzione della diga negano il riconoscimento del comitato eletto in rappresentanza delle comunità locali. Inoltre, ulteriori agitazioni seguono i tentativi, da parte delle medesime autorità, di condurre uno studio socio-economico come primo passo verso il re-insediamento delle comunità colpite dal progetto in zone desertiche.
2002-2003: Il contratto effettivo per il Progetto viene firmato a Khartoum alla presenza del Consorzio Cinese degli appaltatori civili di cui i principali sono:
CCMD, un consorzio costituito da China International Water & Electric Corp. (CWE) e dalla China National Water Resources and Hydropower Engineering Corp. (CWHEC), incaricato per la costruzione della diga e lavori idromeccanici.
Lahmeyer International, ditta tedesca incaricata della parte di pianificazione, coordinamento e ingegneristica civile.
Alstom, ditta francese preposta ai generatori e le turbine
Harbin Power Engineering Company e la Jilin Province Transmission and Substation Project Company, entrambe cinesi preposte all’implementazione dei sistemi di trasmissione.
2003: La Sudanese National Corporation for Antiquities and Museums lancia un appello internazionale che esorta ad intraprendere indagini e scavi nella zona interessata dal progetto prima che questa venga inondata, sostenendo inoltre che il progetto porterà alla sicura distruzione di siti archeologici; direttamente attraverso l’avvio dei lavori della diga e indirettamente per via dei cambiamenti ambientali che questa determinerà nella regione. Gli Archeologi del British Museum e del MDASP (Merowe Dam Archeological Salvage Project) si uniscono all’appello, sottolineando la ricchezza storica di questa area, la cui inondazione comporterà la scomparsa di una zona risalente alla civiltà nubiana. Inoltre nell’appello, pur essendo esplicitata la possibilità di intraprendere operazioni emergenziali di salvataggio, viene denunciata la mancanza di ogni Piano di Gestione dell’Eredità Culturale che possa scongiurare il rischio che il serbatoio artificiale inondi siti antichi non ancora studiati.
30 Settembre 2006: Un gruppo di contadini lascia i luoghi di re-insediamento per tornare ai propri villaggi originari (Korgheli) dopo aver constato la povertà delle nuove aree di insediamento. Un piccolo gruppo di donne e bambini da vita ad una protesta intorno all’area della diga, contro gli spostamenti forzati, che viene soppressa violentemente dalle forze di sicurezza della Unità di Implementazione della Diga (Dams Implementation Unit). Secondo Askouri, presidente del Leadership Office of the Hamadab Affected People (LOHAP), alcuni uomini sono rimasti uccisi e molti feriti gravemente. Diversi oppositori alla costruzione della diga vengono arrestati e torturati. Nelle settimane seguenti le loro case vengono distrutte e vengono forzatamente costretti a ritornare nei siti di re-insediamento a Al Multaga.
Novembre 2003: Si da inizio ufficialmente al progetto.
01 Dicembre 2003: Cominciano i lavori di costruzione e con loro lo sfollamento delle popolazioni Hamadab nel Nuovo Hamadab, completato poi nel 2005.
2004: Secondo il Sudan Tribune, quattro dei leader della comunità Manasir vengono arrestati e torturati dalle forze di sicurezza del DIU (Dams Implementation Unit). Secondo l’International Rivers Network (INR) tre persone sono state detenute per più di un anno senza mai essere processate.
22 Febbraio 2005 - 01 Marzo 2005: Il delegato del International Rivers Network, Peter Bosshard e il delegato del The Cornerhouse, Nicholas Hildyard effettuano una missione sul campo, in seguito alla quale pubblicheranno un rapporto sulla diga Merowe.
Giugno 2005: Vengono rilasciati senza indennizzo, dopo sette mesi di reclusione, i quattro leader Manasir arrestati nel 2004.
18 Settembre 2005: Il DIU confisca tutte le terre agricole del Nord del Sudan, dove si disloca il Progetto Merowe/Hamadab. La decisione immediatamente seguita da una protesta pubblica, alimenta un clima di crescente tensione all’interno di tutta la regione.
Novembre 2005: I costruttori cinesi occupano le fonti d’acqua appartenenti ai nomadi Manasir, vietando loro l’accesso all’acqua. Riuniti in migliaia in un incontro pacifico nell’Oasi Sani, i nomadi Manasir vengono fermati e assaliti dalle milizie armate preposte alla protezione della diga. Dopo aver evitato la strage, i nomadi chiamano in aiuto il Comitato Manasir Association Executive (MAEC - comitato fondato da rappresentanti delle comunità Manasir di fronte all’implementazione del progetto) che però non viene riconosciuto dalle autorità della diga che si arrogano il diritto di proprietà su tutte le terre e i pozzi della regione.
29 Novembre 2005: Le proteste, portate avanti dai 50.000 sfollati a causa dei lavori della diga, si concludono con atti di violenza contro gli edifici del personale preposto alla realizzazione del progetto, costringendo alcuni dirigenti alla fuga. Nell’aera Manasir (Sherri Island) la spirale di violenza continua a crescere. Gli abitanti dei villaggi colpiti consegnano una petizione con un ultimatum alle autorità della diga a chiudere la loro sede sull’isola, fonte dal 2004 di tensioni nella regione. Le forze di sicurezza intervengono confiscando le case e terrorizzando gli abitanti, mentre dall’altro lato gli uffici della diga sono distrutti e dati alle fiamme. Secondo un rapporto non confermato, il Governo sudanese decide l’invio sul posto di 3 battaglioni armati nell’intento di riportare la situazione sotto controllo.
30 Novembre 2005: L’International Rivers Network e The Cornerhouse lanciano un appello per porre fine alle violenze, “Urgent Call for a Negotiated Agreement To End the Violence in the Merowe/Hamadab Dam-Affected Areas”.
Marzo 2006: L’Istituto Federale Svizzero delle Scienze Acquatiche e della Tecnologia (EAWAG) pubblica una revisione indipendente del documento di Valutazione dell’Impatto Ambientale della diga Merowe (EIA), ritenuto incompleto, inadeguato e di scarsa qualità.
07 Aprile 2006: Il Sudan Tribune (11/04/2006) denuncia situazioni di violenza in corso nell’area Amri dopo le indagini fatte dalle autorità della diga (indagine che era stata rinviata per mesi a causa delle proteste delle popolazioni colpite).
22 Aprile 2006: Il Sudan Tribune riporta la notizia che durante una riunione pacifica in una scuola di un villaggio Amri, le forze di sicurezza DIU hanno aperto il fuoco uccidendo 3 membri della popolazione Amri e ferendone 47. Il video dell’uccisione viene trasmesso da Al-Jazeera. Nell’Ottobre del 2006 l’attacco viene confermato in una lettera del Relatore Speciale ONU sui Diritti Abitativi al governo sudanese. Il governo sudanese nomina una commissione speciale, chiamata ad indagare sull’accaduto. Le conclusioni dell’inchiesta non verranno però mai pubblicate.
Maggio 2006: Le uccisioni di Aprile conducono ad una negoziazione tra la popolazione Amri e il comitato ministeriale, presieduto da Bakri Hasan Salih. L’accordo raggiunto agli inizi del mese stabilisce che il Governo sudanese prenderà in considerazione i reclami delle comunità, mentre dal canto loro le popolazioni colpite si dichiarano disposte a consentire le indagini socio-economiche nella regione. I risultati dell’indagine provocano però ulteriore indignazione tra le comunità perché stebiliscono che i due-terzi delle popolazioni colpite non hanno diritto a nessun tipo di indennizzo.
12 Maggio 2006: Quando il “Business & Human Rights Resource Centre” chiede di riferire sul massacro al villaggio Amri, il Direttore di Progetto del Consorzio CCMD dichiara che fino a quel momento non si era verificato alcun evento del genere.
Giugno 2006: il Governatore dello Stato del Nilo raggiunge un accordo con le popolazioni Manasir, secondo il quale i gruppi Manasir non sarebbero stati reinsediati in zone desertiche, ma avrebbero potuto continuare a vivere nelle loro terre intorno al bacino, conservando le loro attività agricole. L’accordo viene sostenuto da molti decreti presidenziali, ma bloccato dalle autorità della diga che si rifiutano di rilasciare dati fondamentali per una elaborazione di uno studio sul potenziale agricolo del litorale del bacino. Questo atto ha l’intento di costringere il re-insediamento dei gruppi Manasir ad Al Fiddah, una zona nel Deserto Nubiano.
2006: Le comunità colpite scrivono al Rappresentante Speciale ONU per il Sudan, Jan Pronk, per informarlo delle loro difficili condizioni e chiedere un incontro, ma non ricevono nessuna risposta.
7 Agosto 2006: 850 famiglie Amri perdono le loro case e le loro proprietà a causa del riempimento del bacino della diga, avvenuto senza preavviso. Le autorità locali chiudono i cancelli della diga durante il picco di piena, causando l’innalzamento del livello dell’acqua e costringendo così le famiglie Amri della Kouk Island e del villaggio di Shakoura a lasciare le proprie abitazioni. Le autorità della diga concedono alle famiglie solo 5 giorni per trasferirsi nel nuovo sito, non ancora terminato, chiamato New Amri (Wadi Al Mugadam), dove le condizioni vengono descritte come disastrose da inviati del The Cornerhouse. Dopo il riempimento di agosto viene creato un gruppo armato, l’Amri Martyrs Front, in difesa delle popolazione contro gli attacchi delle milizie della diga.
8 Dicembre 2006: Peter Bosshard (International Rivers Network) incontra Li Ruogu, Presidente della China Exim Bank (China Export-Import Bank), per discutere delle responsabilità ambientali delle istituzioni finanziare. Li Rougu afferma che la China Exim Bank si è sempre preoccupata della protezione ambientale nei progetti che ha finanziato e chiarisce durante l’incontro che la Banca ha già inviato un team in Sudan per analizzare nuovamente la situazione del Progetto della Diga Merowe.
8 Febbraio 2007: Le comunità locali invitano gli archeologi a lasciare il sito dopo il fallito impegno del governo ad onorare l’impegno preso, secondo il quale i tesori archeologici salvati non sarebbero stati traslocati in musei distanti.
Febbraio 2007: Visita in Sudan del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao. Un Memorandum scritto dal LOHAP, dall’ International Rivers e dal The CornerHouse viene consegnato a Sua Eccellenza Zhang Dong, Ambasciatore Cinese in Sudan, con copie per la DIU e per la China Exim Bank. Il Memorandum riporta alcuni eventi e la situazione nell’area interessata dal Progetto e chiede più riconoscimenti per le persone colpite, soprattutto in relazione ai loro re-inseidiamenti.+
29 Marzo 2007: Sei rappresentanti delle comunità Manasir che vivono a Karthoum vengono arrestati dagli agenti della Sicurezza Nazionale e detenuti nella prigione di Kober per due mesi senza alcuna accusa penale. Secondo la ricostruzione del Sudan Tribune, una milizia DIU tenta di uccidere due leader Manasir durante una dimostrazione pacifica ad Abu Hamad. Il tentativo è però fallito e i battaglioni spediti tra la folla sono stati intrappolati in una strada particolarmente stretta. Dopo esser stati liberati grazie all’aiuto da Khartoum le forze hanno arrestato sei leaders Manasir, poi detenuti in prigione senza pendenze penali.
Aprile 2007: Il MAEC fa ricorso alla corte costituzionale contro la compagnia Sudanese responsabile dei servizi di sicurezza dell’impianto per l’arresto senza mandato di sei dei suoi membri.
Maggio 2007: L’accordo stretto nel Giugno 2006 con il Governatore dello Stato del Nilo non viene onorato e la DIU, con le proprie forze di sicurezza, porta avanti una incessante campagna per cacciare le popolazioni dalle loro terre.
6 Maggio 2007: La polizia sudanese reprime le proteste contro la diga di Merowe nel centro della capitale Khartoum, ricorrendo all’uso di lacrimogeni e manganelli per disperdere gli studenti universitari Manasir.Un numero imprecisato di studenti rimane ferito durante gli scontri e molte persone vengono arrestate
Agosto 2007: L’Esperto ONU di Diritti Umani, Miloon Kothari, chiede di porre fine ai due progetti di costruzione di dighe, incluso il Merowe, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni di violazione dei diritti civili e politici. Kothari chiede inoltre al Governo sudanese di consentire ai supervisori ONU sui diritti umani di condurre una valutazione indipendente della situazione nella regione.
Febbraio 2008: Il governo sudanese chiude nuovamente i cancelli della diga Merowe provocando l’inondazione delle terre ancora non colpite, costringendo all’esodo migliaia di persone che fino ad allora avevano resistito allo sfollamento rimanendo nei loro villaggi nella valle del Nilo.
Marzo 2008: The Corner House denuncia che gli agenti di sicurezza della DIU hanno minacciato di chiudere il giornale Al Sahafa per aver coperto un incontro a Londra tra l’Inviato Cinese in Africa, Liu Guijin, e Ali Askouri, leader delle comunità colpite dalla diga Merowe (LOHAP). Il giornale viene costretto a scrivere che l’incontro di Londra non ha mai avuto luogo.
Marzo 2008: Gran parte delle persone trasferite a New Amri (Wadi Al Mugadam) ritornano nei loro territori per via delle impossibili condizioni di vita nel nuovo sito.
Luglio-Agosto 2008: Secondo l’International Rivers Network e il LOHAP, più di 3000 famiglie (circa 1500 persone) hanno visto le proprie case inondate a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua nei bacini artificiali. Il governo sudanese è ritenuto responsabile dell’inondazione per aver ordinato la chiusura dei cancelli della diga senza alcun accordo previo con le comunità locali. La DIU nega il suo coinvolgimento sostenendo che l’inondazione è stata causata dalle piogge stagionali. Viene negata ogni possibilità di accesso alle aree inondate da parte dei media.
30 Ottobre 2008: Tre agenti della Missione delle Nazioni Unite in Sudan (United Nations Mission to Sudan) per i diritti umani si vedono negato l’accesso all’area e vengono obbligati dalla polizia a lasciare la regione, senza poter indagare sul trasferimento delle popolazioni locali.
3 Marzo 2009: Viene inaugurata la Diga Merowe in presenza del Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, che definisce il progetto “ pietra miliare per lo sviluppo sudanese”. L’evento si svolge il giorno prima dell’imputazione del Presidente Sudanese Omar Hassan Al-Bashir per crimini di guerra commessi in Darfur. Molti hanno sostenuto che la diga fosse stata prematuramente inaugurata e che questa sia stata poi la causa dei problemi di interruzione di corrente verificatisi successivamente.
Aprile-Maggio 2009: Il Ministro dell’Agricoltura visita il sito El Multaga e ne denuncia le disastrose condizioni.
22 Maggio 2009: I contadini del New Hamadab protestano contro la carenza d’acqua che ha causato per la terza volta la perdita dei raccolti. Nonostante le lamentele manifestate da mesi di fronte alle autorità della diga, nessun provvedimento viene preso. Dopo essersi accampati fuori dalle proprie case per protesta e non aver determinato nessuna reazione, i contadini decidono il blocco della strada principale Khartoum-Dongla. Le proteste conducono, inoltre, ad uno scontro tra polizia e contadini a New Hamadab, durante il quale un cittadino, Alsir Abo Zaid, viene.
11 Luglio 2009: L’Agenzia Ufficiale Sudanese (Sudan News Agency – SUNA- ) segnala un taglio di corrente a partire dalle 7 a.m. per via della sconnessione della rete di fornitura elettrica. Il direttore della Società Elettrica Nazionale (NEC), Musa’ ed Abdullah Muhammad, riferisce alla SUNA che il blackout è stato causato dalla continua perdita di fornitura di elettricità, che li ha costretti a staccare la rete di fornitura elettrica della diga Merowe dalla rete nazionale. La popolazione sudanese denuncia tramite il giornale indipendente Al-Sahafa che i tagli di corrente vanno avanti da diverse settimane e raggiungono a volte anche le 10 ore consecutive, dichiarando inoltre che spesso si associano anche a interruzione nella fornitura dell’acqua.
Settembre 2009: Si verificano scontri tra la polizia e i protestanti a Khartoum durante manifestazioni contro i continui tagli di corrente.
4 Ottobre 2009: Un blackout dovuto ad un guasto alla diga Merowe, responsabile del 65% del rifornimento di energia elettrica del Paese, colpisce Khartoum per più di 8 ore. La Sudanese Dam Execution Unit scambia accuse con il ministro dell’energia sulle responsabilità delle interruzioni di corrente, sostenendo che la diga Merowe produce più dell’elettricità necessaria. Il ministro replica che l’elettricità della diga è comunque instabile e disattende così le promesse fatte che assicuravano continuità nei rifornimenti dopo la sua inaugurazione. La NEC chiarisce inoltre che l’interruzione nei rifornimenti d’acqua è stata causata dal non pagamento delle due precedenti bollette per un ammontare di 20 milioni di pounds sudanesi (8 milioni di dollari)
11 Ottobre 2009: Il NEC annuncia un nuovo taglio di corrente nel Paese, su richiesta dell’Unità della Diga Merowe (Merowe Dam Unit) a causa di problemi tecnici.
ATTORI COINVOLTI
Movimenti, Organizzazioni Sociali
- Popolazione Amri
- International Rivers Network
- Associazione per i Popoli Minacciati - APM
- The Cornerhouse
- Sudan Peoples’ Liberation Movement – SPLM
- Leadership Office of the Hamadab Affected People - LOHAP
- Amri Martyrs Front
- Popolazione Manasir
- Popolazione Hamadab
- Manasir Association Executive Committee - MAEC
Multinazionali/Imprese
- China International Water & Electric Corp
- Lahmeyer International
- Alstom
- ABB Power
- China National Water Resources and Hydropower Engineering Corp.
- Harbin Power Engineering Company
- Jilin Province Transmission and Substation Project Company
Enti Statali/Governi Locali
- National Electricity Corporation
- Sudan Ministry of Irrigation and Water Resources
- Dams Implementation Unit
Organizzazioni Internazionali ed Istituzioni Finanziarie
- China Import Export Bank
- Arab Fund for Economic and Social Development
- Saudi Fund for Development
- United Nations Missions to Sudan
- Kuwait Fund for Arab Economic Development
- Fund for Development of Youth Projects or “Sharakah”
- Abu Dhabi Fund for Development
Altri
FONTI E DOCUMENTAZIONE
Merowe Dam Project
Dal sito Campagna Riforma della Banca Mondiale
Associazione per i popoli minacciati
Dal sito Campagna Riforma della Banca Mondiale - 6 dicembre 2005
Articolo Unimondo
Dal sito Campagna Riforma della Banca Mondiale - 8 maggio 2007
Sito Mongabay
Sito Peacelink
International Rivers
SUDAN: Environmental groups warn over new dam, in IRIN
Sito Sudan Tribune
China Dams the World, in International Rivers
A culture drowned, in World Rivers Review vol 19 no 2 april 2004
The case of Merowe, in The Cornerhouse
Sito Business & Human Rights Resource Centre
The Meroe Dam is A Multipurpose Project Says State Minister of Irrigation, in Sudan Vision
Sudanese President Bashir inaugurated Merowe Dam, in Sudan Watch
Hundreds Forced to Flee Homes as Merowe Dam Reservoir Waters Rise Without Warning
Sito Dam Implementation Unit
Merowe Dam Archaeological Salvage Project
Archaeological Salvage
Appello per Merowe Dam Archaeological Salvage Project
Merowe: the largest water resources project under construction in Africa
Lethal Partnership. China Investment Destroying African Communities: The Case of the Merowe Dam Sudan
World Commission on Dams
Thousands flooded by Sudan dam closure
UN rights expert urges suspension to dam projects in northern Sudan

CDCA è un progetto di