Miniera di titanio nel Kwale
Tipo di Conflitto
Una coalizione formata da comunità locali e organizzazioni di diritti umani chiamata Coast Mining Rights Forum si oppone al megaprogetto della compagnia canadese Tiomin Resources Inc. per lo sfruttamento di un giacimento di titanio nella Regione di Kwale.
Descrizione del Conflitto
Sintesi
Dopo anni di negoziazioni, il governo del Kenya approva il progetto della compagnia canadese Tiomin Resources INc. per lo sfruttamento di un giacimento di titanio nella Regione di Kwale. Una coalizione formata da comunità locali e organizzazioni di diritti umani chiamata Coast Mining Rights Forum si oppone al megaprogetto, che costringerebbe le tribù dei Digo e dei Kamba (circa 5mila persone) ad abbandonare le proprie terre e che causerebbe un alto tasso di contaminazione da metalli pesanti nei terreni e nelle falde acquifere della zona.
Cause del Conflitto
Si stima che la costa keniota contenga il 14% delle riserve mondiali di titanio, pari a circa 3,2 miliardi di tonnellate. L’accordo stipulato con Jean Charles Potvin, presidente della Tiomin, prevede la concessione di 64 Km quadrati di terreno nei quali la Tiomin estrarrà il minerale per almeno 14 anni. Il titanio è utilizzato per la produzione di vernici, plastica e carta e si prevede che il progetto frutterà circa 47 milioni di dollari l’anno.
Impatti
Il Coast Mining Rights Forum accusa la Tiomin di violazione del Coordination Act del 1999, nel punto in cui prescrive di consultare la popolazione e di preparare lo studio di impatto ambientale prima della negoziazione della concessione.
L’implementazione del progetto comporterebbe lo sfollamento di 450 famiglie di contadini Kamba e Digo. Il megaprogetto della compagnia occuperebbe le coltivazioni di sussistenza delle popolazioni. Secondo le dichiarazioni della Tiomin, che però non ha presentato a riguardo alcun documento scritto, le famiglie di contadini sarebbero spostate in un’altra zona per un periodo di venti anni. Successivamente si procederebbe alla bonifica della regione e si farebbero rientrare i contadini nelle loro terre. Ciononostante alcune tra le terre più fertili del Kenya non sarebbero più coltivabili a causa dei cambiamenti nella struttura del suolo.
L’estrazione del minerale avverrebbe fino a 30 metri di profondità, comportando seri rischi a livello geologico. Inoltre la costruzione di vie di accesso, infrastrutture, depositi di residui comporterebbe la contaminazione del terreno e delle falde acquifere circostanti.
Altra conseguenza delle attività estrattive sarebbe l’alto rischio radioattivo dovuto alla rilevazione nei depositi di titanio di una ingente quantità di uranio radioattivo e di torio, elemento metallico radioattivo. Infatti il giacimento di titanio contiene 309 ppm (parti per milione) di uranio e 143 ppm di torio, che una volta portati alla luce, sarebbero potenzialmente dannosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Inoltre, secondo alcuni studi condotti da scienziati kenioti, le emissioni di biossido di zolfo derivanti dalla combustione di carburanti diesel causerebbero ulteriori danni alla popolazione e al territorio, minacciando ulteriormente anche le falde acquifere.
A tal riguardo Tiomin non ha redatto nessun piano di gestione e monitoraggio delle sostanze radioattive, né ha introdotto appropriate precauzioni per la salute dei lavoratori e la prevenzione della contaminazione dell’acqua.
Il progetto altererebbe l’ecosistema della regione, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di molte specie a rischio, tra cui le scimmie Colobus.
I risarcimenti offerti dalla Tiomin per il trasferimento e per l’affitto della terra, rispettivamente 120 dollari e 30 dollari per acro, sono - secondo le comunità - compensi inadeguati per delle famiglie (spesso molto numerose) che perderanno le proprie abitazioni e vedranno distrutte le proprie comunità.
BREVE CRONOLOGIA DEL CONFLITTO
Giugno 2000: in una conferenza promossa da varie associazioni, organizzazioni sociali e di difesa dei diritti umani viene presentato uno studio tecnico condotto da un gruppo di esperti sugli impatti dei progetti minerari della Tiomin.
Dopo la conferenza viene costituito un comitato per i diritti degli abitanti della regione danneggiati dai megaprogetti della multinazionale: nasce così il Coast Mining Rights Forum, a cui partecipano, movimenti e associazioni che si battono contro il progetto, tra cui:
Mombasa branch of the Chamber of Commerce
National Convention Executive Council Mombasa
Supreme Council of Kenya Muslims
Nguluku Squatters Welfare Group
Nguluku Farmers Association
Citizens Coalition for Constitutional Change Labor Caucus
Commission for Human Rights Justice
Maumba Professionals Association.
Agosto 2000: la Tiomin Resources Inc., compagnia mineraria canadese con base a Toronto, annuncia di voler estrarre titanio dalle sabbie del distretto di Kwale all’inizio del 2001. Nonostante la forte opposizione delle comunità locali, l’Alta Commissione canadese e il Governo keniota appoggiano il progetto. Nello stesso mese, un gruppi di scienziati della Kenyatta University, in collaborazione con l’organizzazione non governativa ActionAid Kenya, pubblicano una valutazione di impatto ambientale che solleva una serie di problemi e di questioni non menzionate negli studi commissionati dalla Tiomin. Kamau Gachigi, docente di scienza dello stato solido all’università di Nairobi, dichiara che "c’è molta paura che la Tiomin segua il tipico percorso della colonizzazione, in cui il denaro arriva e distrugge le comunità locali, e in cui l’avidità delle persone mette in crisi l’intero sistema: la popolazione si impoverisce, e l’ambiente, come al solito, ne esce gravemente danneggiato".
Novembre 2000: il Coast Mining Rights Forum chiede ufficialmente alla Tiomin di indicare come intende affrontare le problematiche legate alla contaminazione dell’acqua e allo smaltimento dei materiali radioattivi.
4 luglio 2002: i contadini del Kwale sospendono le trattative con la Tiomin sui risarcimenti e sugli accordi di reinsediamento. Il movimento degli agricoltori dichiara di voler attendere che l’Autorità Nazionale per la Gestione dell’Ambiente (NEMA) renda noto un piano d’azione che risolva la questione. I 3.400 coltivatori coinvolti dichiarano che non accetteranno meno di 50.000 scellini (circa 600 euro) all’anno per ogni acro espropriato, come risarcimento per il trasferimento dalle proprie terre, e non meno di 10.000 scellini (circa 120 euro) all’anno per ogni anno d’affitto. Cifre nettamente superiori ai 9.000 e ai 2.000 scellini (rispettivamente 100 e 24 euro circa) proposti dalla Tiomin.
Agosto 2002: un portavoce del movimento degli agricoltori Maumba/Nguluku, James Wambua, rende noto che il movimento include al suo interno anche i contadini che tradizionalmente si dedicano alla coltivazione delle terre interessate dal progetto minerario di Kwale, ma che non posseggono titoli di proprietà sulle stesse, chiarendo, inoltre, che questi ultimi costituiscono la maggioranza degli abitanti delle zone coinvolte dal progetto. Wambua rende noto che di 578 famiglie, solo 151 hanno un regolare atto di proprietà, e dichiara che la trattativa sul risarcimento deve trattare allo stesso modo chi ha un atto di proprietà e chi invece è abusivo, dato che un trattamento differenziato potrebbe causare tensioni.
Settembre 2002: in una nota ufficiale il presidente della Tiomin Kenya, Paul Fortin, sostiene che la compagnia è in grado di rispettare le condizioni imposte dalla NEMA rispetto agli impatti ambientali derivanti dall’attività estrattiva. Il presidente rende noto che la compagnia ha inviato alla NEMA un’analisi di impatto ambientale e un piano di azione ambientale. Colin Forbes, rappresentante nel Kwale della Tiomin Kenya, dichiara che il piano di risarcimento include anche la costruzione di due scuole elementari e diverse chiese e moschee.
3 marzo 2003: l’Alta Corte del Kenya impedisce all’Autorità Nazionale di Gestione dell’Ambiente (NEMA) di rilasciare la licenza di valutazione di impatto ambientale alla Tiomin Resources, fino a quando la stessa NEMA non si adegui a quanto disposto dalla sezione 59 dell’Atto di gestione e coordinamento ambientale, che prevede un riesame pubblico del Piano di gestione ambientale (EMP). Mesi prima, il direttore esecutivo del Centro per l’educazione e la ricerca ambientale (CREEL), George Mulama Wamukoya, era ricorso all’Alta Corte proprio per costringere la NEMA a pubblicare il Piano, sostenendo che l’EMP è un documento pubblico e come tale deve essere consultabile. Wamukoya fa sapere che il CREEL vuole visionare l’EMP per esprimere il suo parere sulla capacità del Piano stesso di salvaguardare l’ambiente, e che il rifiuto del NEMA di pubblicarlo rischia di facilitare l’autorizzazione dei lavori.
2 febbraio 2005: il governo keniota dà il via libera alla Tiomin per il progetto della miniera di titanio in Kwale, che inizierà a settembre 2005. Il presidente e amministratore delegato dell’azienda, Jean-Charles Potvin, firma un accordo fiscale con le autorità del paese che include una riduzione delle tasse sui profitti dell’impresa del 50% dopo 10 anni dall’inizio dell’attività. L’accordo prevede anche una royalty del 2,5% lordo per il governo keniota.
Novembre 2006: otto contadini si oppongono all’ordine di espropriazione, rifiutano le compensazioni offerte dalla Tiomin e resistono al trasferimento. Tra essi Rodgers Mwema Nzioka, che denuncia una violazione del diritto fondamentale alla terra. La multinazionale richiede allo Stato un risarcimento di 200 milioni di scellini kenioti. Lo stato del Kenya si appella all’”Atto di Acquisizione della terra” per lo sfollamento dei contadini e dispone un mandato di comparizione in tribunale per gli otto manifestanti.
19 dicembre 2006: il giudice dell’Alta Corte di Nairobi, Joe Nyamu, dichiara che l’agricoltore Rodgers Mwema Nzioka non può opporsi ai vincoli dettati dal contratto che prevede che gli agricoltori affittino la terra alla Tiomin a un costo di 80.000 scellini (circa 950 euro) per acro. Il giudice, inoltre, rende noto che il governo ha già acquistato, al costo 3 miliardi di scellini (circa 36 milioni di euro), i terreni dove ricollocare gli agricoltori. Nyamu stabilisce che il governo può espropriare la terra dei contadini in base all’Atto Minerario e all’Atto di Acquisizione della Terra.
9 febbraio 2007: la Tiomin rivela che il progetto è sospeso per cause di forza maggiore, e che ritardi e costi crescenti hanno portato i finanziatori del progetto a ritirare 155 milioni di dollari di finanziamenti. La compagnia dichiara di voler migliorare l’economicità del progetto e di confidare nell’aumento dei prezzi delle materie prime per richiamare l’interesse degli investitori.
18 maggio 2007: il governo del Kenya sfolla sette agricoltori che si rifiutano di accettare il risarcimento offerto dalle autorità per lasciare la propria terra. L’inizio dell’attività della miniera, inizialmente programmato per la metà del 2008, viene rimandato alla prima metà del 2009.
11 settembre 2007: la Coalizione per la Riforma Costituzionale in Kenya (CCR) chiede alla Tiomin di sospendere il progetto minerario, in quanto il contratto con cui l’impresa opera è basato sull’iniquo sistema del "Free Entry". La CRR ritiene che questo sistema assicura alle compagnie minerarie il diritto di sfruttamento esclusivo sulle risorse dalla superficie a un’estensione sotterranea illimitata.
Ottobre 2007: la CCR Kenya chiede che la compagnia rinunci al progetto minerario, prevedendo una restituzione dei compensi già corrisposti alle popolazioni locali. La CCR Kenya sostiene che i giacimenti di titanio, invece che essere dati in concessione a compagnie straniere che esporterebbero il minerale senza lavorazione, debbano essere lasciati alla popolazione locale per incentivare lo sviluppo di industrie di lavorazione locali. La CCR Kenya progetta il lancio di una campagna nazionale contro le attività minerarie della Tiomin nel Kwale.
18 gennaio 2008: la Tiomin taglia gli investimenti del progetto di 200.000 dollari al mese, avanzando inoltre l’ipotesi di un’ulteriore riduzione. Il coordinatore della Tiomin Joyce Misoi dichiara che alla fine del 2007 una delegazione dello Jinchuan Group, partner cinese dell’azienda canadese che detiene il 20% della Tiomin, ha visitato il Kenya per valutare un progetto di abbattimento dei costi, e rende nota la volontà dell’azienda di "risolvere definitivamente le questioni che riguardano il Kenya".
Aprile 2008: vengono licenziati 20 dipendenti della Tiomin che operavano nel sito della miniera di Kwale a causa della scarsa attività dell’impresa.
Maggio 2008: la Tiomin dichiara che da 10 anni a questa parte la sua attività si è imbattuta in continui ostacoli dovuti soprattutto all’opposizione allo sfollamento da parte della popolazione locale. Afferma, inoltre, che questo ha portato nel 2007 ad un ritardo dei lavori costato circa 40 milioni di dollari, oltre al licenziamento di tutti gli ingegneri e gli esperti minerari locali.
23 maggio 2008: la Tiomin ribadisce che il progetto della miniera resta bloccato per cause di forza maggiore e che la situazione di stallo si protrarrà fin quando il governo keniota non risolverà i suoi problemi finanziari e di stabilità politica. L’amministratore delegato della Tiomin Bob Jackson fa notare che "le procedure burocratiche sono imprevedibili e spesso sono più lunghe di quanto ci si aspetti", mentre il direttore finanziario dell’azienda, Jim O’Neill, rende nota la riduzione degli investimenti da parte della Tiomin, e dichiara che "la sfida principale riguarda il problema della risistemazione delle comunità coinvolte dal progetto”.
12 novembre 2008: la Tiomin Resources Inc. dichiara di confidare nel fatto che la Jinchuan Group Ltd., raggiunga presto un accordo con le autorità keniote per l’avvio della miniera. Un giudice risolve a favore della compagnia mineraria il contenzioso sui diritti di proprietà della terra, mentre la compagnia dichiara di aver speso 7 milioni di dollari per lo spostamento di diverse centinaia di famiglie. Il general manager della Tiomin Kenya, Joe Schwarz, dichiara il progetto della miniera del Kwale può dare il via allo sviluppo delle zone limitrofe di Kilifi e Mambrui e incentivare la crescita del settore minerario.
ATTORI COINVOLTI
Movimenti, Organizzazioni Sociali
Multinazionali/Imprese
Enti Statali/Governi Locali
Altri
FONTI E DOCUMENTAZIONE
Global Response: Stop Irresponsible Mining on Tropical
Coast / Kenya
The Coast Mining Rights Forum:
An Anti-Tiomin or Anti-Titanium Mining Coalition in Kenya?
Daily Nation: Farmers Suspend Talks With Tiomin
MAC-Mines and Communities
Kenya Broadcasting Corporation: Tiomin mining given ok
Kenya Broadcasting Corporation:Tiomin to mine in Kwale
MAC-Mines and Communities: Titanium mining in doubt as workers sacked
Mining Weekly: Farmer eviction opens way for delayed Kenyan sands project
Kenya Broadcasting Corporation:Tiomin contract is manipulative, argues Reform Group
Mining Weekly: Kwale mineral sands project suffering delays in troubled Kenya, budget cut
Mining Weekly: . . . but Tiomin is confident troubled Kenyan titanium project will be developed eventually
Daily Nation: Tiomin confident of $200m titanium deal in Kenya

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