Progetto Ilisu


TIPO DI CONFLITTO

Il progetto della diga Ilisu, nel Kurdistan Turco, è stato ed è fortemente osteggiato dalle comunità residenti e dalle associazioni ambientaliste e di difesa dei diritti umani, che contestano al progetto i pesanti impatti sociali, ambientali e culturali ad esso correlati.

TRADUZIONI : English 

 

Descrizione del Conflitto


Sintesi

Alla fine degli anni ’70 il progetto GAP viene avviato dal governo turco nella convinzione che le nuove dighe e centrali idroelettriche avrebbero prodotto energia a basso costo e favorito la redistribuzione delle terre grazie all’aumento dell’irrigazione. I costi elevatissimi, il ritardo sui tempi di realizzazione e gli impatti ambientali negativi delle dighe insieme alla mancata realizzazione di molte delle opere di irrigazione previste, contribuiscono però negli anni a fare del GAP un vero e proprio problema di difficile soluzione. Il progetto della diga Ilisu, in cantiere dalla metà degli anni Novanta, fa parte di questo stesso megaprogetto: si vedono susseguirsi differenti consorzi di imprese europee che accettano la commissione dei lavori ma che, non ricevendo il sostegno delle Agenzie di Credito all’Esportazione (ECAs) nazionali a causa dei controversi impatti sociali, ambientali e culturali che tale opera comporterebbe, si ritirano sempre dal progetto. Ruolo fondamentale nel sensibilizzare le Istituzioni, le ECAs e l’opinione pubblica, lo hanno rivestito le proteste, manifestazioni e campagne promosse dalla società civile organizzata, che in Turchia e in Europa ha denunciato le pesanti ripercussioni della costruzione della diga fin dalla sua progettazione. Nonostante non si sia mai giunti ad un definitivo accordo tra i vari soggetti partecipanti al progetto, i lavori di costruzione e i processi di sfollamento e reinsediamento della popolazione sono già iniziati. É nel 2010 che, successivamente alla dichiarazione del presidente turco di voler continuare il progetto anche senza il sostegno finanziario estero, questo riprende fermamente vita ed al 2011 è ancora in corso di implementazione grazie al finanziamento di imprese nazionali ed europee. L’inaugurazione è prevista per il 2014.

Cause del Conflitto

Contesto economico-storico-politico

L’ area di Ilisu, in Anatolia sud-orientale appena a valle della città di Hasankeyf ed a soli 65 chilometri a monte della frontiera con l’Iraq e la Siria, è caratterizzata da alta disoccupazione ed i lavoratori sono impiegati principalmente nella coltivazione del cotone, nel turismo e in piccole imprese artigianali differenziate, oppure vivono come agricoltori di sussistenza coltivando piccoli orti sulle rive del fiume Tigri. Non vi è alcuna impresa economicamente prevalente nella zona, dove comunque la media del reddito si mantiene bassa, cosi come è basso il livello di alfabetizzazione ed è alto il tasso di diseguaglianza nella distribuzione della terra. La zona attorno ad Ilisu presenta la caratteristica di essere una regione dove la maggioranza della popolazione appartiene all’etnia kurda. La zona è quindi ancora soggetta a sporadici scontri tra i militanti del Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK) in difesa dei diritti della minoranza kurda e le forze dell’ordine, come lascito del conflitto etnico scoppiato ufficialmente nel 1987 che provocò la migrazione di circa due milioni e mezzo di persone verso Siria, Iran e Iraq. Nonostante le dichiarazioni dell’estate 2009 del governo di voler raggiungere una soluzione pacifica alla questione kurda, la presenza dei militari è tuttavia massiccia nel sud-est dell’Anatolia e quindi anche nella regione di Illisu, dove oggi si possono ancora trovare terreni minati e dove sono stati costruiti campi militari per controllare i possibili attacchi della guerriglia alle opere del progetto Ilisu. Diverse ONG che lavorano sul campo denunciano che ancora oggi avvengono arresti non giustificati e che la tortura viene utilizzata frequentemente.

Il GAP (Guney Andolu Projesi)

Il GAP è il colossale progetto governativo di sviluppo idrico infrastrutturale nel sud-est della Turchia, del valore complessivo di 32 miliardi di dollari. Il progetto prevede la costruzione di 22 dighe e 19 impianti idroelettrici sui fiumi Tigri, Eufrate ed i loro affluenti, la costruzione di tre dighe per l’ irrigazione di 1,8 milioni di ettari di terra coltivabile oltre che la costruzione di diverse strutture per lo sviluppo economico della regione.

Progetto Ilisu

Una delle principali opere del GAP è rappresentata dall’impianto Ilisu, che il governo turco intende costruire sul fiume Tigri. La diga, la più grande in Turchia dopo la diga Ataturk sul fiume Eufrate, sarà alta 138 metri, larga 1.820 metri e creerà un lago artificiale ampio 313 chilometri quadrati; avrà una centrale elettrica con 1.200 MW di potenza per la produzione di circa 3.800 GWh l’anno di energia, che rappresenterebbe il 2% circa delle esigenze nazionali di elettricità. Al 2011, il completamento dei lavori previsto per il 2016 viene anticipato due anni al 2014. Il progetto Ilisu, dal costo di 1,52 miliardi di dollari, senza includere i costi finanziari, sarà realizzato da un consorzio internazionale di imprese private tra le quali l’austriaca Andritz AG , le turche Temelsu, Nurol, Cengiz, Dolsar e Rast e le svizzere Stucky, Colenco, Maggia.

Impatti

Il progetto della diga Ilisu risulta tra i più controversi a causa dei pesanti impatti sociali, ambientali e culturali che porta con sé. Le comunità non sono mai state veramente consultate, poiché quando questo è avvenuto, le consultazioni sono state falsate dalla presenza dei militari e delle forze di polizia. Inoltre le condizioni nella regione sono tali da far verosimilmente presumere che non sia neanche ipotizzabile un processo di consultazione pubblica secondo gli standard internazionali.

Tra gli impatti più disastrosi che potrebbero essere determinati dalla costruzione della diga Ilisu si segnalano :

- Â l’inondazione di 6000 ettari di terre arabili e la perdita di un’ area agricola più grande di quella che sarà poi possibile irrigare;

- il rischio di salinizzazione delle terre che verranno irrigate dalla acque della diga, con conseguente perdita di fertilità del suolo nel medio-lungo periodo;

- la distruzione dell’ecosistema del fiume Tigri, uno degli ultimi ancora quasi incontaminati, causando la perdita irreparabile di biodiversità; in particolare, nel luglio 2011 è stato ritrovato nel fiume all' altezza della zona di Ilisu un esemplare di pesce Barbel Leopardo, considerato estinto nella zona. Secondo gli scienziati, la costruzione della diga influirebbe definitivamente sulla estinzione della specie già in grave pericolo;

- la cessazione del fenomeno delle piene stagionali a valle, da cui dipendono ecosistemi e sistemi agricoli;

- l’abbassamento delle falde acquifere laterali a valle della diga;

- gli effetti connessi all’eutrofizzazione e all’inquinamento delle acque del Tigri in termini di diffusione di malattie quali malaria e leishmaniosi, rischi ammessi dallo stesso consorzio per la costruzione di Ilisu. Secondo un recente rapporto della World Health Organisation, la malaria sta facendo la sua ricomparsa nel sud-est della Turchia proprio a causa del GAP;

- la distruzione di 289 siti d’inestimabile valore archeologico e storico;

- la scomparsa sotto le acque del bacino artificiale di Ilisu della città di Hasankeyf, antichissimo insediamento umano situato sul Tigri a circa 100 Km dal confine con la Siria e l’Iraq, una delle capitali degli antichi regni dell’Anatolia ed esempio di pacifica coesistenza tra religioni differenti. La città rappresenta un luogo culturalmente importante per l’etnia Kurda: i Kurdi e gli Assiro-aramaici cristiani, considerano Hasankeyf una parte irrinunciabile della propria identità, un patrimonio al quale sono molto legati e dal quale si sentono protetti. Hasankeyf è forse il centro più importante per la cultura kurda, meta di pellegrinaggio per oltre trentamila persone l’anno. E’ sede di luoghi sacri e di siti archeologici di valore inestimabile, ricchi di 5000 anni di storia che, prima che la guerra trasformasse il Kurdistan e rendesse difficile l’accesso a questi luoghi, attiravano migliaia di turisti ogni anno;

- La costruzione di dighe produsce un alto livello di evapotraspirazione che provoca forti variazioni nel clima: aumento nei livelli di umidità, aumento delle piogge, e una riduzione delle temperature. Provoca anche la morte degli organismi, sopratutto piante, che fissano il diossido di carbono e la loro decomposizione emettono nell’atmosfera miliaia di tonnellate di metano e CO2, aumentando il cambiamento climatico.

- l'Osservatorio sui Balcani e Caucaso dichiara i suoi dubbi circa la reale fattibilità della costruzione del parco archeologico proposto dal governo dove trasferire le opere storiche di Hasankeyf. La città ed il suo ambiente vengono considerate, infatti, un complesso storico-monumentale impossibile da ridurre a singoli elementi da prelevare e ricollocare altrove. Infine sottolinea come siano state ignorate le ipotesi alternative al progetto, da quelle più concilianti che prevedono una riduzione del livello delle acque della diga in modo da salvare Hasankeyf, a quelle più radicali che consigliano di rivolgersi a fonti alternative, come l’energia solare, per la produzione di elettricità.

- il rischio di crolli della roccia su cui sorge Hasankeyf, non adatta a sostenere il carico che l'invaso genererà, oltre alle complicazioni per la conservazione dei resti archeologici dovuti all’aumento di umidità;

- i rischi di conflitti geo-politici con i confinanti Siria e Iraq, i quali si trovano a soli 65 km di distanza dal futuro impianto Ilisu. Sono infatti già iniziate le massicce proteste da parte dei suddetti paesi circa il possibile abbassamento della qualità e della quantità dell'acqua che affluisce nei loro confini;

- lo sradicamento di oltre 55.000 persone dal proprio territorio, minando le basi della loro l’identità culturale, peggiorandone le già precarie condizioni di vita e causando loro ulteriori sofferenze, così come è già avvenuto a seguito della costruzione delle altre dighe realizzate nell’ambito del progetto GAP;

- l'aumento del numero degli sfollati interni, in Turchia già di per sé elevato a seguito del conflitto etnico degli anni '90 che provocò un ampio fenomeno di inurbamento dei migranti dalle regioni campestri verso le città. Un ulteriore aumento di tale fenomeno farebbe peggiorare le condizioni di vita degli sfollati sempre più confinati nelle periferie. I piani di reinsediamento inoltre non offrono alcuna garanzia di rispetto dei diritti delle comunità colpite dal progetto, visto le esperienze negative vissute da coloro già reinsediati a seguito di altri progetti del GAP: devastazione delle terre del popolo locale e aumento del numero di profughi.


BREVE CRONOLOGIA DEL CONFLITTO


1954: nasce il Progetto della diga Ilisu come parte del piano di sviluppo economico per la Regione Sud-Orientale dell’Anatolia, noto come GAP.

1996: il primo tentativo del governo turco di costruire la diga Ilisu è inizialmente pensato come uno schema Build-Operate-and-Transfer (BOT) finanziato e gestito interamente dal settore privato. In quanto nessuna impresa si presenta per la gara pubblica di appalto, il progetto fallisce ancora prima di iniziare.

1998: Il governo turco fa un secondo tentativo, questa volta commissionando l'implementazione del progetto direttamente ad un consorzio internazionale di imprese (Consorzio Ilisu), guidato della britannica [Balfour Beatty->http://www.bbesl.com/], e composto, per quanto riguarda la costruzione, dalla compagnia svizzera [ABB Power Generation->http://www.abb.com/], dall’italiana [Impregilo->http://www.impregilo.it/], dalla svedese [Skanka->http://www.skanska.co.uk/] e ad altre tre compagnie turche e, supervisionata finanziariamente dall'[Union Bank of Switzerland->http://www.ubs.com/] (UBS). Le compagnie europee avrebbero ricevuto la copertura dei rischi finanziari degli investimenti dalle rispettive Agenzie di Credito all’Esportazione (ECAs) nazionali, tra cui citiamo l'italiana [Sace->http://www.sace.it/GruppoSACE/conte...]. Queste ultime acconsentono alla concessione della copertura a condizione che il progetto soddisfi entro tre anni e prima dell'inizio dei lavori alcune condizioni riguardanti gli impatti ambientali e sociali.

1999: la [Banca Mondiale->http://www.worldbank.com/] ribadisce il suo rifiuto, già espresso nel 1984, a finanziare qualsiasi progetto del GAP visti i gravi impatti ambientali e i rischi di una crisi geopolitica nella regione. Alla richiesta del governo siriano, a nome della Lega Araba, di intervenire come mediatore tra Turchia e Siria riguardo agli accesi conflitti diplomatici sorti tra i due paesi per il controllo delle acque del Tigri e dell’Eufrate, la Banca risponde negativamente.

2000: L’ONU pubblica il report “Dighe e Sviluppo, un nuovo contesto per il processo decisionaleâ€, che sottolinea gli impatti negativi sull’ambiente e sulla popolazione delle mega-dighe.

Gennaio 2000: l' avvocato turco Murat Cano inizia un processo presso la Corte Amministrativa di Diyarbakir, con lo scopo di certificare la fattibilità del progetto Ilisu rispetto ai principi di salvaguardia del patrimonio ambientale e storico. Cano argomenta che la città di Hasankeyf gode della protezione della legge turca per la conservazione dei siti storici e culturali, così come della [Convenzione Europea sulla Protezione del Patrimonio Archeologico->http://conventions.coe.int/treaty/C...].

2002: il Consorzio di aziende europee non ottiene il sostegno delle Agenzie di Credito all’Esportazione.

2003: viene comunicata la decisione delle due compagnie costruttrici, l’italiana Impregilo e la britannica Balfour Beatty, di ritirarsi dal progetto. Le motivazioni, contenute in un comunicato ufficiale della Balfour Beatty in cui si cita anche il ritiro dell’Impregilo, riguardano l’impossibilità di limitare gli impatti socio ambientali del progetto, così come era stato richiesto dalle agenzie di credito all’esportazione interessate alla copertura assicurativa del progetto. Il mancato raggiungimento, nei tre anni trascorsi, delle condizioni dettate dagli ECAs e la dichiarazione del supervisore finanziario svizzero del UBS del ritiro della compagnia segnano il fallimento del secondo tentativo del governo turco di iniziare il progetto Ilisu.

2004: avviene il terzo tentativo da parte dello stato turco, questa volta sponsorizzato dal [Turkish State Hydraulic Works->http://www.dsi.gov.tr/] (DSI), di commissionare il progetto ad un nuovo consorzio di compagnie europee, guidato dalla austriaca [Andritz VA Tech Hydro->http://www.andritz.com/hydro], dalla francese [Alstom->http://www.alstom.com/] e dalla tedesca [Zublin->http://www.zueblin-international.com/], e composto per la parte di costruzione da ulteriori imprese quali le svizzere Stucky, Colenco e Maggia e le turche Nurol, Cengiz, [Celikler->http://www.celiklerholding.com.tr/e...] e Temelsu. Le società straniere, anche in questo caso, per poter ottenere il credito dalle banche chiedono alle ECAs, vincolate ai loro governi, di fare da garanti. Queste ultime, a loro volta, tenuti presenti i criteri standard per concedere il credito e l’ampio dibattito suscitato nell’opinione pubblica, in particolare delle campagne delle ONG, capitanate dalla tedesca WEED (ora [CounterCurrents->http://www.countercurrents.org/] ), dalla [Berne Declaration->http://www.evb.ch/en/index.cfm] (Svizzera) e dalla [ECA Watch->http://www.eca-watch.org/] (Austria), promettono di offrire la copertura solo se durante la valutazione del progetto le politiche di sicurezza della Banca Mondiale (Operation Policies- OP) siano ritenute soddisfatte e tra queste in particolare: la valutazione ambientale ( OP 4.01), habitat naturale (OP 0.04), le risorse fisico culturali (OP 4.11), la ricollocazione involontaria ( OP4.12), la sicurezza della diga (OP 4.37), i progetti su rete idrica internazionale (OP 7.75). Richiedono quindi al Consorzio la presentazione di un “Report di Impatto Ambientale†e di un “Piano di Reinsediamento†del progetto Ilisu.

2005: viene pubblicato il Report di Impatto Ambientale e il Piano d'Azione di Reinsediamento del progetto Ilisu. Il Piano prevede delle misure di sicurezza che non sono mai state applicate per nessuno degli altri progetti del GAP, lo stanziamento di 800 milioni di dollari destinati al reinsediamento, una compensazione per la popolazione colpita, delle misure di restauro del reddito, un processo di reclamo e il trasferimento in un parco archeologico di 12 monumenti di importanza storica, tra cui il ponte romano e la moschea araba della città di Hasankeyf.

Gennaio 2006: 20 organizzazioni turche ambientaliste e dei diritti umani provenienti dalle regioni di Diyarbakir, Batman, Hasankeyf ed Ilisu fondano l' Iniziativa “[Keep Hasankeyf Alive->http://www.hasankeyfgirisimi.com/]†(Hsankeyf’i Yaşatma Girişimi), che in un anno arriva a contare 73 differenti organizzazioni, tra le quali quelle in rappresentanza delle municipalità colpite,delle ONG locali, dei sindacati e delle organizzazioni professionali. L'iniziativa si espande sia in Turchia che in Europa, diventando la più grande piattaforma di organizzazioni civili nel Sud -Est Anatolico avente lo scopo di preservare il patrimonio culturale della regione, l’ecosistema del fiume Tigri e gli interessi di sviluppo socio-economici della popolazione locale.

Agosto 2006: ha luogo la cerimonia di inaugurazione del sito di costruzione della diga. Come iniziativa di protesta, il gruppo di “Keep Hasankeyf Alive†organizza lo stesso giorno un evento alternativo al quale partecipano circa 10.000 persone.

Settembre 2006: la [Campagna Europea per la Riforma delle ECA->http://www.fern.org/campaign/trade-...] (European ECA Rerform Campaign) denuncia che, una volta terminate la diga Ilisu e le altre dighe facenti parte del progetto GAP, queste controlleranno e ridurranno il flusso d’acqua dei fiumi Tigri e Eufrate verso Siria e Iraq, con il rischio di provocare periodi di secca durante i periodi di siccità. Denuncia inoltre che, non essendo in vigore alcun accordo formale tra la Turchia e i paesi confinanti, il Progetto Ilisu costituisce una violazione delle leggi internazionali ed in particolare di due Convenzioni delle Nazioni Unite e della [Direttiva-Quadro Europea sull’Acqua->http://europa.eu/legislation_summar...], priorità alla quale la Turchia dovrebbe adeguarsi in vista del processo di adesione alla UE.

Ottobre 2006: il Piano d'Azione, pubblicato nel 2005, viene considerato dai governi delle tre compagnie costruttrici notevolmente carente nel soddisfare gli standard internazionali e per questo negoziano con il governo turco 153 condizioni, cosiddette Terms of References (ToR), riguardanti il reinsediamento, l'ambiente, il patrimonio culturale e gli impatti transfrontalieri del progetto Ilisu. Mentre le ECAs convengono che le suddette 153 condizioni avrebbero fatto rientrare il progetto nelle linee degli standard della Banca Mondiale, le ONG ed esperti internazionali le consideravano insufficienti riguardo alcuni aspetti ritenuti cruciali. A seguito di tale accordo, le compagnie europee chiedono ufficialmente la copertura alle rispettive ECAs nazionali: [Euler Hermes SIAC->http://www.eulerhermes.com/en/] (Germania), [SERV->http://www.serv-ch.com/en/] (Svizzera) e [OeKB->http://www.oekb.at/] (Austria).

Ottobre 2006: il Ministro dell'Energia turco firma, in comune con le ECAs, un accordo non ufficiale per il raggiungimento delle 153 condizioni ToR, di cui 27 entro il 2008 e le restanti entro l'inizio della costruzione della diga. Il raggiungimento delle condizioni sarà poi giudicato da una commissione di esperti e pubblicato sul sito ufficiale del progetto, per garantire maggior trasparenza. Nel caso in cui le condizioni non vengano raggiunte, le banche si ritireranno dal progetto.

Dicembre 2006: dopo alcuni anni di “oblio†il progetto della mega diga Ilisu riprende quindi vita.

Gennaio 2007: le ONG europee, venute a conoscenza dell’accordo informale tra governo turco e ECAs, iniziano una critica massiccia denunciando il non raggiungimento degli standard della Banca Mondiale e sostenendo che i ToR non sono sufficienti a bloccare le conseguenze negative del progetto. Le ECAs, da parte loro, rispondono alle accuse definendo i ToR come solide basi di partenza per il raggiungimento degli standard internazionali durante l'implementazione del progetto stesso.

Marzo 2007: un primo incontro del comitato inter-ministeriale, chiamato a decidere sull’approvazione formale della garanzia da parte dell’agenzia tedesca Hermes per il controverso progetto della diga di Ilisu, si conclude con un clamoroso nulla di fatto. Secondo il quotidiano Frankfurter Rundschau la battuta d’arresto è dovuta alle serie perplessità che il Ministro per lo Sviluppo tedesco avrebbe in merito alla fattibilità dell’opera – per il ministro serve mettere a punto un efficace piano di reinsediamento e bisogna limitare il più possibile gli impatti ambientali. Un’altra esigenza primaria è la discussione del progetto con gli Stati confinanti di Iraq e Siria, attualmente molto preoccupati per le possibili ripercussioni sulle risorse idriche transfrontaliere dovute alla realizzazione della diga. Infatti il ministro degli Esteri di Baghdad un paio di settimane prima aveva scritto al governo tedesco per dar voce ai suoi dubbi sui possibili impatti negativi di Ilisu.

26 Marzo 2007: viene deciso in maniera definitiva il finanziamento fornito dall’agenzia di credito all’export di Germania e Austria, vincolato alle 153 condizioni ToR.

28 marzo 2007: il Consiglio Federale Svizzero concede alle ditte svizzere l’assicurazione definitiva di 225 milioni contro i rischi d’esportazione per le forniture e i servizi ingegneristici per l’edificazione della centrale idroelettrica di Ilisu. A seguito di ciò, le ONG internazionali iniziano a fare pressione sia sul governo tedesco che su quello svizzero affinché facciano un passo indietro. La più grande organizzazione turca ambientalista, [Doga Dernegi->http://www.dogadernegi.org/], inizia una campagna di sensibilizzazione contro la costruzione della diga Ilisu, informando la società comune sui possibili disastri culturali e sociali del progetto.

Luglio 2007: Dopo l’esito favorevole delle elezioni, il premier turco Recep Tayyip Erdoğan si assume personalmente la responsabilità dell'accordo tra il governo turco/DSI, il Consorzio Ilisu e le banche creditrici, rendendo noti i nomi definitivi delle banche finanziatrici dei 450 milioni di dollari.: [Akbank-<http://www.akbank.com/] e [Garantibank->http://www.garanti.com.tr/en] dalla Turchia, [Bank Austria Creditanstalt->http://www.bankaustria.at/de/index.html] (legato all’[Unicredit->http://www.unicreditbanca.it/]) dall’Austria, [DekaBank->http://www.dekabank.de/db/en/index.jsp] dalla Germania e [Société Générale->http://www.societegenerale.com/] dalla Francia.

18 Luglio 2007: per denunciare la partecipazione italiana e per chiedere formalmente il ritiro della banca Unicredit dal progetto, gli attivisti della [Campagna per la Riforma della Banca Mondiale->http://www.crbm.org/] e di altre associazioni per i diritti umani e la tutela dell’ambiente, tra cui [Associazione verso il Kurdistan->http://www.versoilkurdistan.blogspo...], [Arci->http://www.arci.it/] e [Legambiente->http://www.legambiente.it/], si danno appuntamento davanti alla sede di Unicredit a Milano. I manifestanti consegnano alla direttrice della filiale tre lettere indirizzate rispettivamente all’Amministratore Delegato di Unicredit Alessandro Profumo, al Presidente e al Consiglio di amministrazione, in cui spiegarono le ragioni della loro opposizione al progetto. La Unicredit, infatti, attraverso la società, controlla Austria Bank Creditanstalt ed è coinvolta nel finanziamento per un totale di 280 milioni di euro.

8 agosto 2007: le associazioni europee inviano una lettera all’attenzione delle Istituzioni Finanziarie affinché esse applichino gli Equator Principles (EPs) - linee guida promosse dalla Banca Mondiale che definiscono gli standard ambientali e sociali a cui attenersi nel caso di finanziamento di progetti – chiedendo loro di prendere le distanze dal progetto in questione poiché rovinerebbe la reputazione degli standard stessi.

Settembre 2007: nonostante le agenzie di credito stiano ancora preparando i documenti per la firma ufficiale dei contratti, il processo di espropriazione dei villaggi prossimi al sito di costruzione sono già iniziati, in particolare delle proprietà dei cittadini di Ilisu e di Karabayir. L'espropriazione viene effettuata senza rispettare le condizioni ToR, ma in nome dell'art. n. 27 della legge turca sull'espropriazione utilizzabile in caso di emergenza (catastrofi nazionali o ragioni militari). É iniziata anche la costruzione delle strade di accesso, del ponte sul Tigri delle abitazioni per gli operai. Inoltre gli scontri tra la guerriglia Kurda e l’esercito turco si sono intensificati nei pressi dei villaggi dell’area di Ilisu, in particolare nei pressi della città turca di Hasankeyf, dove gli ufficiali hanno realizzato diverse basi militari per proteggere il sito di costruzione della diga.

28 Settembre 2007:le ONG europee Berne Declaration, WEED e ECA Watch Austria in collaborazione con FERN, [The CornerHouse->http://www.thecornerhouse.org.uk/] e il [Kurdish Human Rights Project->http://www.khrp.org/] (KHRP) redigono una report circa la Valutazione dei ToR, mostrando come tali condizioni siano lontane dagli standard internazionali.

Ottobre 2007: la ONG Svizzera Berne Declaration, per conto della Campagna Europea sulla diga Ilisu, rivela molte imperfezioni circa le condizioni sociali e ambientali: scarsità di riassetto delle terre, livelli di salari molto bassi e scarsa conoscenza circa le condizioni imposte dalle agenzie di credito durante i processi di espropriazione dei villaggi.

15 novembre 2007: In Italia viene organizzata una mobilitazione a L.go Torre Argentina a Roma per chiedere il ritiro di Unicredit Banca dal finanziamento della diga e promosso da [Acquasuav->http://www.acquasuav.org/], dal Coordinamento nazionale rete di solidarietà con il popolo kurdo, dall'Associazione Verso il Kurdistan, Cecina Social Forum, [Associazione Fonti di Pace->http://www.rossodanze.com/fonti-di-...], [Ufficio dell’informazione del Kurdistan in Italia->http://www.kurdistan.it/], [Associazione Nazionale Azad->http://lists.peacelink.it/news/2007...], Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, [Donne in nero->http://donneinnero.blogspot.com/], [Europa levante->http://europalevante.blogspot.com/]. Successivamente Unicredit, in una lettera indirizzata ad AcquaSuav, si dichiara fortemente impegnata a promuovere soluzioni socialmente ed ambientalmente sostenibili. Sostiene che le agenzie di esportazione al credito di Austria, Germania e Svizzera hanno raggiunto un accordo con il governo turco che include visite al sito da una commissione indipendente di esperti per controllare che il progetto rispetti le condizioni di sostenibilità.

1 dicembre 2007: AcquaSuav partecipa con uno striscione e un intervento dal palco alla manifestazione nazionale di Roma per [Acqua Bene Comune->http://www.acquabenecomune.org/].

3 e 4 dicembre 2007: Bianca Jagger, Ambasciatrice di buona volontà del Consiglio d’Europa, interviene a Bruxelles in occasione della Conferenza EU, "Turkey and the Kurds", pronunciandosi contro il progetto. Conclude con un appello agli europarlamentari e alla comunità internazionale affinché facciano tutto quel che è in loro potere per impedire la costruzione della diga.

Dicembre 2007: Viene effettuata la prima visita di campo del Comitato di Esperti, gruppo di tecnici indipendenti, che deve verificare il rispetto delle 153 condizioni imposte dalle ECAs (report redatto per conto di Euler Hermes - Germania, OeKB - Austria, SERV - Svizzera).

3 gennaio 2008: l’agenzia di stampa Anatolia riferisce che ad Ankara, il Vicepremier siriano Abdullah Dardari, ha chiesto alle autorità turche di consentire un maggior afflusso di acqua del fiume Eufrate verso il territorio siriano. Dardari lamenta la penuria d’acqua in Siria (ma la situazione in Iraq è la stessa) causata dalla presenza delle dighe che monopolizzano l' utilizzo dell’acqua del Tigri e dell’Eufrate. Il Ministro dell’Ambiente turco, Veysel Eroglu, ha dichiarato che anche la Turchia sta soffrendo gli effetti della siccità, e tuttavia sta consentendo che una media di 500 metri cubi al secondo di acqua dell’Eufrate affluisca in Siria, come prescrivono le clausole dell'accordo bilaterale del 1987. Ha aggiunto che qualora la portata d’acqua si accresca, la Turchia consentirà che essa scorra verso la Siria.

Febbraio 2008: il Comitato di Esperti pubblica il report, nel quale si dichiara che solo alcune delle condizioni ToR sono state soddisfatte e che i responsabili in loco del progetto non sono né conoscenza delle suddette condizioni né sono familiari con gli standard della Banca Mondiale. Il report conferma così le convinzioni della BD riguardo alle infrazioni denunciate durante il processo di espropriazione e sottolinea numerose altre imperfezioni, come la grave mancanza di una struttura capace e organizzativa riguardo al piano di ricollocamento e la mancanza di statistiche di riferimento del patrimonio culturale. Denuncia anche che le dichiarazioni degli ufficiali turchi di aver raggiunto le condizioni stabilite sono decisamente false.

19 febbraio 2008: ad Ankara una delegazione consegna agli ambasciatori di Germania, Svizzera e Austria 1.300 lettere firmate da altrettanti cittadini a rischio sfollamento a causa della realizzazione della diga Ilisu. Con tali lettere viene richiesto ai governi di ritirare le garanzie di credito già nel 2007.

14 marzo 2008: durante la Giornata Mondiale Contro le Dighe le proteste si svolgono in tutta Europa. La campagna Italiana "Keep hasankeyf Alive" organizza in molte città un volantinaggio per chiedere al Gruppo Unicredit di ritirare la sua partecipazione al progetto.

8 Aprile 2008: viene lanciata la campagna "Dillo a Profumo" che attraverso una cyberazione invia le proteste ad Alessandro Profumo, amministratore delegato del Gruppo Unicredit.

Aprile 2008: il DSI turco indice un meeting pubblico per informare la popolazione riguardo il processo di reinsediamento. Giornalisti della radio tedesca riportarono che la popolazione ha dichiarato che il meeting si è svolto in netto contrasto con le buone pratiche definite internazionalmente: le domande del pubblico non hanno avuto risposta, la polizia intimidiva il pubblico presente, le informazioni erano poco chiare o nulle riguardo alle procedure, la compensazione e la restaurazione del reddito.

Luglio 2008: Acquasuav invia ad Unicredit, tramite lo studio legale Saltalamacchia, una formale diffida a ritirarsi dal progetto, minacciando un´azione legale.

24 luglio 2008: si svolge a Roma l'incontro tra i delegati della campagna Acquasuav , dello studio legale Saltalamacchia e dei parlamentari turchi di etnia kurda con un funzionario della Unicredit.

6 Ottobre 2008: il Sottosegretario di Stato tedesco Erich Stather annuncia al governo turco che Germania, Austria e Svizzera, hanno iniziato il processo di uscita dal progetto ed invia la Notifica di Fallimento Ambientale al governo turco come primo passo di una formale procedura per ritirare i sostegni finanziari. Nella Notifica si conclude che il progetto di Ilisu «comporta seri rischi di impoverimento, destituzione e disorganizzazione sociale per la massiccia popolazione abitante nel bacino», aggiungendo che questo «di fatto significa violare l’accordo legale fatto con le Agenzie di credito all’export». Le ECAs dichiarano quindi di ritirare le proprie garanzie se entro 60 giorni la Turchia non si adegua agli impegni assunti. Tale termine, scaduto il 12 Dicembre 2008, viene prorogato per ulteriori 180 giorni a partire dal 23 dicembre (scadenza a fine giugno 2009).

28 novembre 2008: La Campagna italiana contro la realizzazione della diga di Ilisu nel Kurdistan turco e del progetto GAP promuove una mobilitazione nazionale contro Unicredit sotto la sede direzionale a Milano.

18 Dicembre 2008: il governo turco pubblica sulla Gazzetta Nazionale l'inizio ufficiale del processo di espropriazione dei terreni e dei beni immobili dei cittadini di Hasankeyf.

23 Dicembre 2008: i governi di Germania, Austria e Svizzera ordinano la sospensione dei contratti alle imprese, ma anche successivamente a tale sospensione la violazione delle condizioni sono continuate. Un report del network tedesco CounterCurrent e della Berne Declaration denuncia infatti le numerose infrazioni dei diritti umani che comunque si perpetuano. Inoltre la corrente siccità in Iraq, accresciuta dalla ritenuta di acqua della diga turca sul fiume Eufrate, denuncia gli impatti transfrontalieri che il progetto Ilisu comporterebbe senza accordi con i paesi limitrofi; infatti nessuna negoziazione tra Turchia e Iraq ha mai portato ancora ad una soluzione.

9 febbraio 2009: incontro a Milano dei delegati della campagna Acquasuav, dello studio legale Saltalamacchia e di varie associazioni europee con diversi responsabili della Unicredit e della Banca Austriaca Creditanstalt, controllata da Unicredit. I responsabili di Unicredit manifestano le loro perplessità sul progetto. Specificano che – per non pagare una costosa penale – si sarebbero potuti ritirare solo se le ECAs a loro volta ritiravano la garanzia e richiedono di non iniziare la causa prima del successivo mese di luglio, data per la quale avrebbero potuto ritirarsi per effetto delle decisioni delle ECAs.

Marzo 2009: la campagna per Iniziativa Keep Hasankeyf Alive riceve attenzione mondiale grazie alla proposta di includere Hasankeyf e la Valle del Tigri nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell' UNESCO. Più di 60.000 persone firmano la petizione nel giro di pochi mesi, ma l' UNESCO può garantire lo status solo su richiesta del governo del paese e la Turchia si rifiuta di farlo, nonostante sia stata già nel 2004 sollecitata anche in sede del Parlamento Europeo.

14 marzo 2009: in occasione del Water World Forum di Istanbul, durante la Giornata Internazionale contro le Dighe, viene ricordata la mobilitazione del popolo kurdo contro la costruzione della diga di Ilisu con una marcia dei movimenti, reti ed sindacati provenienti da tutto il mondo in difesa del diritto all’acqua.

17 marzo 2009: parte la carovana organizzata dall’associazione “Verso il Kurdistan†per ricordare la campagna del popolo kurdo contro la realizzazione della diga di Ilisu durante le celebrazioni del capodanno Kurdo. La delegazione partecipa anche alle riunioni dei movimenti di denuncia del World Water Forum di Istanbul.

10 Giugno 2009: In una riunione presieduta dal premier Tayyip Erdogan, la Turchia prende la decisione di procedere nel progetto anche in assenza dei finanziamenti esteri.

7 Luglio 2009: le Agenzie di Credito di Germania, Austria e Svizzera, dichiarano che gli obblighi contrattuali in tema di protezione ambientale, culturale e dei diritti fondamentali della popolazione locale non sono stati rispettati e decidono così di ritirare le garanzie concesse, anche alla luce del mancato adempimento dei 153 vincoli per i quali il governo turco aveva avuto un periodo di 180 per recuperare al loro soddisfacimento. Il governo turco dichiara comunque di voler continuare il progetto anche in assenza dei finanziamenti dall'estero.

8 Luglio 2009 : Unicredit dichiara la propria fuoriuscita dal progetto.

10 Ottobre 2009: 20.000 persone manifestano nella città di Dersim contro la costruzione delle dighe in Turchia dando vita alla più grande manifestazione dedicata al tema ambientale mai organizzata nel Paese. La manifestazione vede riunite tutte le associazioni e i movimenti turchi contro la costruzione delle dighe, quali Hasankeyf, Allianoi e La valle di Firtina, e si pone come simbolo per unificare le forze contro la politica distruttiva delle dighe.

29 Ottobre 2009: Secondo l' Iniziativa Keep Hasankeyf Alive, il DSI turco invia una lettera la consorzio di imprese ordinando l' interruzione immediata dei lavori di costruzione.

Novembre 2009: le costruzioni riprendono senza il permesso ufficiale del DSI. I cittadini di Ilisu denunciano di aver ricevuto la notizia di dover lasciare le proprie abitazioni entro la fine di novembre e che potrebbero acquistarne delle nuove nei nuovi siti di ricollocamento. Queste sono offerte ad un prezzo più alto rispetto alla compensazione per le loro vecchie case e non sono chiari i mezzi che i residenti avranno a disposizione nel nuovo insediamento per restaurare il reddito.

11 febbraio 2010: il Primo ministro Turco Erdogan annuncia ufficialmente che i lavori della diga sono ricominciati. Sembra che i fondi mancanti di 300-350 milioni di Euro verranno concessi dalle banche nazionali Akbank e Garantibank.

Febbraio 2010: il quotidiano turko [Radikal->http://www.radikal.com.tr/Radikal.a...] pubblica una decisione della Corte Amministrativa di Diyarbakir la quale afferma che l'inondazione e il ricollocamento sia dei villaggi che di Hasankeyf non sarebbero supportati da nessuna base giuridica sufficiente.

15 Marzo 2010: si svolge la giornata internazionale di Azione per i Fiumi.

16 marzo 2010: il [Kurdish Human Rights Project->http://www.khrp.org/] (KHRP) organizza una manifestazione a Londra, come parte di un progetto internazionale di protesta contro gli impatti della diga Ilisu sull'ambiente, società, sicurezza e diritti umani. Durante la dimostrazione, Akbank si rifiuta di accettare la lettera di protesta sottoscritta da KHRP, The Corner House, il sindaco di Batman [Bengi Yıldız->http://www.tbmm.gov.tr/develop/owa/...],ed il [MEP Jean Lambert->http://www.jeanlambertmep.org.uk/], che denunciava la continua violazione delle condizioni di sicurezza internazionale e la esortava a rinunciare al loro supporto finanziario al progetto.

Aprile 2010: nonostante i fondi finanziari non siano ancora stati garantiti formalmente, la costruzione del tunnel, del ponte sul Tigri e i centri abitativi continuano.

Maggio 2010: In un report del [Czech Republic General Consulate->http://www.mzv.cz/istanbul] in Turchia si legge che le compagnie di costruzione Alstom e Zublin si ritirano dal progetto. La compagnia austriaca Andritz AG e le compagnie svizzere Colenco, Maggia e Stucky saranno le uniche compagnie europee a partecipare al controverso progetto Ilisu. Secondo il report, sarà la Andritz a farsi carico del lavoro che era stato commissionato alla Alstom e alla Zublin e non le compagnie turche come era stato previsto.

15 Giugno 2010: Andritz annuncia la sua sottoscrizione di nuovi contratti con il governo turco per 340 milioni di Euro.

13 luglio 2010: il Ministero della Cultura e del Turismo e l’Ufficio Generale della Cultura vivente e dei Musei ([Kültür ve Turizm Bakanl‎k->http://www.kultur.gov.tr/TR/ana-say...] e [Kültür Varil‎klari‎ ve Müzeler Genel Müdürlügu->http://www.kvmgm.gov.tr/belge/1-431...]) hanno deciso di impedire l' ingresso alla gran parte del sito archeologico di Hasankeyf a causa della caduta di un masso che ha ucciso un uomo. “Il sito è pericoloso e vanno fatti dei lavori per renderlo a normaâ€.

15 Agosto 2010: La delegazione italiana in viaggio in Kurdistan per conto della Onlus Verso il Kurdistan di Alessandria, denuncia gli incendi provocati dall'esercito turco di alcuni villaggi semidisabitati nei dintorni di Hasankeyf. L' intervento dei vigili del fuoco sollecitato dagli abitanti è stato negato per la pericolosità della zona a causa della presenza dei militari e della guerriglia nonché delle mine, cosicché l' incendio si è propagato anche nei boschi e campi limitrofi. Denunciano inoltre che la giustificazione delle frane per scusare il divieto di accesso alla valle di Hasankeyf viene considerato dai residenti un pretesto per indurre la popolazione ad abbandonare la località e diminuire quindi le possibili proteste.

30 Ottobre 2010: Il Primo Ministro Erdogan consegna simbolicamente le chiavi della Nuova Ilisu. Gli abitanti si sposteranno alla fine del 2010, anche perchè i vecchi centri abitativi sono diventati invivibili a causa del rumore e della sporcizia provocata dai lavori di costruzione. Il nuovo insediamento è composto da 48 case e si trova a 100 km da Hasankeyf. La [TOKI->http://www.toki.gov.tr/english/1.asp], l' agenzia statale incaricata del progetto, chiede 75,000 lire turche (circa 46.368 dollari) per acquistare una casa, nonostante i residenti nella vecchia Ilisu ricevano dalle 20.000 alle 35.000 lire turche (da circa 12,370 ai 21.648 dollari) come compensazione per le vecchie abitazioni. Dopo pochi mesi i residenti stabilitisi nella Nuova Ilisu iniziano le lamentele riguardo la scarsa qualità della costruzione delle abitazioni e le bassissime possibilità di reddito, visto che il centro occupazionale più vicino è Batman che si trova a 150 km di distanza.

1 Novembre 2010: In una sua dichiarazione ErdoÄŸan afferma: “la Diga Ilisu è stata un'opportunità per salvare Hasankeyf e preservarla per le generazioni future, non per demolirla. Hasankeyf diventerà un distretto costiero che attrarrà turisti da tutto il mondoâ€. Inoltre chiede pubblicamente al rappresentante della compagnia di costruzione Nuretin Òªarmikli di spostare il termine dei lavori dal 2016 al 2014, al quale Òªarmikli rispose affermativamente.

23 Marzo 2011:La Prima Corte Amministrativa di Diyarbak‎r invia un comitato di esperti (in ambito ambientale, storico e archeologico) ad Hasankeyf per iniziare un’indagine sull’effettivo impatto del progetto. Il giudizio della commissione, nonostante non vincoli la decisione della Corte, è di importanza fondamentale per il futuro di Hasankeyf: se essi riterranno il progetto inadeguato e impraticabile i giudici dovranno tenerne conto.

Marzo 2011: viene pubblicato il nuovo rapporto del [ÇED->http://www.cedgm.gov.tr/CED/AnaSayf...] (Çevresel etki Değerlendirme) l’istituzione statale per la Valutazione degli Effetti Ambientali che analizza i progetti implementati e il loro impatto sull’ambiente e le risorse naturali. I rapporti pubblicati dall'istituzione non sono vincolanti legalmente ma dovrebbero offrire delle linee guida per la creazione di progetti di sviluppo che rispettino l’ambiente, e per la valutazione dei benefici e degli effetti negativi dei progetti in corso d’opera. Il rapporto dà il via libera al progetto di Ilisu: a parere del Çed, sembra non vi sia alcuna implicazione negativa per quanto riguarda gli effetti della diga sull’ecosistema della valle del Tigri.

15 marzo 2011: Giornata internazionale dei fiumi: in diverse città turche (Batman, Izmir, Artvin Dersim, Instambul, Mugla) centinaia di persone partecipano a questa giornata di mobilitazione organizzata dai movimenti critici contro la costruzione di 20 dighe diverse e che termina con una dichiarazione pubblica comune. Per il fiume Tigri, l'Iniziativa Keep Hasankeyf Alive organizza la manifestazione presso Oymatas vicino alla città di Batman, dove il fiume Batman si incrocia con il Tigri.

19 marzo 2011: l' iniziativa Keep Hasankeyf Alive organizza la quinta celebrazione di “Piantando nuove vite in Hasankeyfâ€: “Facciamo incontrare le radici degli alberi con le radici della storia†è il motto della manifestazione che consiste nel per piantare giovani alberi sulle sponde del Tigri.

12 aprile-21 maggio 2011: l' Iniziativa Keep Hasankeyf Alive e Doga Gernegi organizzano una marcia di 40 giorni durante la quale la carovana percorre 20 km al giorno partendo da differenti località della Mesopotamia con destino finale in Hasankeyf, a dimostrazione della loro opposizione al progetto Ilisu.

15 Aprile 2011: il Ministero riapre il sito archeologico di Hasankeyf, mantenendo però alcune condizioni ovvero i visitatori non potranno più passeggiare liberamente nel sito archeologico, ma saranno accompagnati lungo un percorso prestabilito da una guida (a pagamento) per un lasso di tempo determinato.

27 Aprile 2011: 400 addetti ai lavori della diga Ilisu organizzano uno sciopero contro le dure condizioni di lavoro alle quali da mesi sono sottoposti, al quale i militari rispondono impedendo agli operai di abbandonare il luogo di lavoro dal quale questi volevano allontanarsi.

20 Maggio 2011: la Commissione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, dopo un periodo di studio di tre settimane di analisi in loco sul rispetto dei diritti sanciti dalla [Conferenza Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite->http://www2.ohchr.org/english/law/c...] (ratificato dalla Turchia nel 2003), oltre ad affermare nelle osservazioni conclusive che il governo Turco non riconosce l' etnia kurda come minoranza del paese, denuncia anche la sua profonda preoccupazione riguardo al progetto Ilisu e le numerose violazioni dei diritti umani commesse alla costruzione della diga, ribadendo l'importanza di procedere secondo un approccio basato sui diritti umani.

8 luglio 2011: è già iniziata la costruzione della Nuova Hasankeyf a circa un miglio dal vecchio centro e conterà 596 abitazioni. L'opera è affidata, come per la Nuova Ilisu all'agenzia statale TOKI ed all'impresa di costruzione [Biroğlu Inşaat->http://www.birogluturizminsaat.com/...]. Nessuno dei lavoratori coinvolti è di Hasankeyf, vanificando quindi le promesse del governo circa le possibilità di nuove fonti di reddito per i residenti grazie ai posti di lavoro creati del progetto. Inoltre il responsabile dell'impresa di costruzione afferma di non aver mai fatto visita fino ad oggi al vecchio centro e, nonostante le lamentele dei cittadini sulla costruzione della Nuova Ilisu, la TOKI mantiene comunque lo stesso identico progetto anche per la costruzione della Nuova Hasankeyf.


ATTORI COINVOLTI


Movimenti, Organizzazioni Sociali

Multinazionali/Imprese

Enti Statali/Governi Locali

Organizzazioni Internazionali ed Istituzioni Finanziarie

Altri

- [Bengi Yıldız->http://www.tbmm.gov.tr/develop/owa/...]
- [Studio Legale Saltalamacchia->http://www.studiosaltalamacchia.it/]



FONTI E DOCUMENTAZIONE

- [AquaSuav Rassegna Stampa Ottobre 2009->www.acquasuav.net]
- [Articolo “Le dighe in Turchia†22 Ottobre 2006->www.versoilkurdistan.blogspot.com]
- [Articolo Attac Italia->http://www.italia.attac.org/spip/ar...]
- [Articolo Dichiarazione di Berna->http://www.evb.ch/it/p25012556.html]
- [Articolo Il manifesto del 06 Ottobre 2001->http://www.ilmanifesto.it/php3/ric_...]
- [Articolo Il manifesto dell'11 luglio 2001->http://www.ilmanifesto.it/php3/ric_...]
- [Banktrack->http://www.banktrack.org/]
- [Direttiva quadro sull'acqua dell'UE->[Direttiva quadro sull'acqua dell' UE->http://europa.eu/rapid/pressRelease...]]
- [Eurasianet->http://www.eurasianet.org/]
- [GAP->http://www.gap.gov.tr/english] - sito ufficiale
- [GüneydoÄŸu Anadolu Projesi (Gap), Un mega-progetto che rischia di stravolgere il Kurdistan turco->www.osservatorioiraq.it/docu...]
- [Ilisu Dam Campaign->http://www.ilisu.org.uk/]
- [Kurdistanturco->http://kurdistanturco.wordpress.com/]
- [Osservatorio Balcani->www.osservatoriobalcani.org]
- [Parere legale dello Studio Legale Saltalamacchia sul coinvolgimento della Unicredit->http://www.cdca.it/IMG/pdf/Ilisu_-_...]
- [Radikal->http://www.radikal.com.tr/Radikal.a...] - Turchia
- [Rivernet->http://www.rivernet.org/welcome.htm]
- [Riverthreat->http://www.riverthreat.net/index.html]
- [World Water Forum->http://www.worldwaterforum5.org]



 

Testi disponibili nel CDCA

- Popoli al buio, Diritti umani e conflitti nel mondo. Giovanni Caputo 2008