CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

I ventriloqui di Eni a Gela

Posted by on 1:24 pm in Notizie | Commenti disabilitati su I ventriloqui di Eni a Gela

I ventriloqui di Eni a Gela

Voluto da Enrico Mattei in persona alla fine degli anni ‘50, l’ex stabilimento petrolchimico di Gela è stato uno dei tasselli fondamentali del processo di industrializzazione della Sicilia. Eppure a distanza di 60 anni dalla posa della prima pietra quello che rimane è una green refinery alimentata ad olio di palma, le bonifiche al palo a 21 anni dall’istituzione del Sin, e “un eccesso di rischio di patologie neoplastiche in età pediatrica con un’incidenza di tre volte l’atteso” (come accertato dallo studio Sentieri). Il ciclo di raffinazione ha chiuso nel 2014, e da allora la riconversione degli impianti è stata una narrazione che si è scontrata con la realtà. Andrea Turco, attivista di Gela e di A Sud Sicilia, ci ha raccontato cosa sta accadendo e cosa NON sta accadendo in questi giorni nel sito. “Eni precisa che a oggi non è stato presentato dal Comune di Gela alcun progetto inerente la gestione dei rifiuti o per la costituzione di società”. La scarna nota con la quale il cane a sei zampe mette la parola fine ai sogni del sindaco Lucio Greco spiega ancora una volta chi davvero detta la linea in una città come quella siciliana, che dal 2014 attende ancora la riconversione industriale. Vale la pena mettere in fila i fatti, almeno gli ultimi, per provare a capire il senso di smarrimento che la popolazione gelese nutre da più di cinque anni: da quando cioè Eni ha annunciato in maniera unilaterale la chiusura del ciclo di raffinazione, per poi promettere investimenti e impianti che in gran parte sono rimasti sulla carta. E’ l’1 ottobre quando il sindaco Lucio Greco, espressione di una coalizione trasversale che va dal centrodestra al Pd sotto l’insegna dell’impegno civico, sfodera un colpo a sorpresa all’interno del dibattito in consiglio comunale. Si dovrebbe parlare di Ghelas, la municipalizzata che si occupa di vari servizi in città. L’azienda è in forte difficoltà economica, lo spettro del fallimento aleggia da tempo. Così il primo cittadino, chiamato a intervenire, rende noto un progetto al quale la sua giunta starebbe lavorando da tempo: trasferire l’intera gestione del servizio rifiuti a una società partecipata, pubblico-privata, composta da Ghelas ed Eni. Con la parte pubblica al 51 per cento e quella privata al 49 per cento. “La città deve ritornare coma la Macchitella degli anni ‘70 o ‘80” spiega il primo cittadino, facendo riferimento al quartiere fatto costruire dall’Eni che per anni è stato il fiore all’occhiello di Gela, almeno punto di vista del verde e del decoro urbano (prima di passare al Comune, con conseguente degrado). “Si tratta di un progetto particolarmente ambizioso e avveniristico che nessun territorio della Regione siciliana ha ad oggi attuato – aggiunge l’amministrazione in una successiva nota –  Tra gli obiettivi, oltre quello di migliorare il servizio di raccolta ed alzare i livelli di differenziata, ci sono anche quelli di puntare sulla  pulizia e la cura del verde pubblico e l’abbassamento delle tasse per lo  smaltimento dei rifiuti ai cittadini”. Secca però arriva, appena il giorno dopo, la presa di distanza da parte del cane a sei zampe. Una smentita che non sorprende, visto che Eni non si è mai occupata – né in Italia né nel resto del mondo – di raccolta dei rifiuti urbani. Probabilmente il primo cittadino pensava di coinvolgere l’azienda dato l’avvio...

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Il paese a sei zampe

Posted by on 5:32 pm in Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Il paese a sei zampe

Il paese a sei zampe

Il Paese a sei zampe: la questione energetica e il punto di vista dei territori: un report sulle politiche di Eni, tra dark economy e green washing. A cura di: A Sud  Si assiste oggi ad una nuova espansione della frontiera estrattiva (incluso estrazioni offshore) e all’insorgere di contestabili progetti di riconversione di vecchi impianti dell’industria fossile/chimica. In questo contesto, il principale attore nel paese è l’ENI – Ente Nazionale Idrocarburi. Fra i casi più emblematici di attività contaminante nel paese:la Val D’Agri, Taranto, Gela ed estrazione offshore Ibleo a Licata, documentate nel nuovo dossier del CDCA. Nonostante le sbandierate preoccupazioni delle istituzioni nazionali per la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici e le dichiarazioni rese a livello nazionale ed internazionale sull’impegno che l’Italia avrebbe messo in campo per una azione di contrasto efficace, ne? nella SEN del 2017 ne? nella bozza del nuovo Piano Energia e Clima del 2018 sono contenute misure sufficientemente ambiziose per il disegno di una road map verso la decarbonizzazione della nostra economia. Le attivita? estrattive sono un tema particolarmente caldo per la quantita? degli impatti e dei conflitti ambientali prodotti. Tuttavia, esse rappresentano solo la prima fase del lungo processo che porta alla commercializzare del prodotto finito. Scarica il...

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Osservatorio ENI

Posted by on 9:23 am in in Evidenza, Progetti, Ricerca | Commenti disabilitati su Osservatorio ENI

Osservatorio ENI

Il progetto si focalizza sulla contaminazione e i rischi in relazione all’estrazione e al trasporto di fonti fossili, cosi come le attività petrolchimiche in Italia. Si assiste oggi ad una nuova espansione della frontiera estrattiva (incluso estrazioni offshore) e all’insorgere di contestabili progetti di riconversione di vecchi impianti dell’industria fossile/chimica. In questo contesto, il principale attore nel paese è l’ENI –   Ente Nazionale Idrocarburi. Fra i casi più emblematici di attività contaminante nel paese: la Val D’Agri, Taranto, Gela e Porto Marghera. OBIETTIVI L’obiettivo generale del progetto è di aumentare la visibilità degli impatti provocati in Italia dall’industria fossile e di supportare la partecipazione dei cittadini mobilitati contro progetti contaminanti. Nello specifico, il progetto vuole: 1. Sviluppare e promuovere informazioni dal basso riguardo le responsabilità dell’ENI; 2. Connettere e sviluppare mutualismo tra le comunità colpite o a rischio di inquinamento in relazione alle attività dell’ENI e di altri attori privati dei settori degli idrocarburi e del petrolchimico 3. Rafforzare la partecipazione delle comunità e le opportunità di advocacy verso l’impresa ATTIVITÀ Attività 1. Documentazione partecipativa Insieme agli attivisti provenienti da zone impattate da ENI, il CDCA ha realizzato un report informativo sulle ingiustizie ambientali provocate dall’ENI. Scarica il report. Attività 2. Advocacy, partecipazione e azionariato critico Il CDCA ha coinvolto attivisti da territori colpiti dall’ENI in un’azione di azionariato critico attraverso la quale hanno partecipato all’assemblea degli azionisti ENI a maggio 2019, portando la voce e le problematiche dei loro territori.  Leggi il comunicato sull’azione realizzata in occasione dell’assemblea degli azionisti dell’ENI di maggio 2019 (LINK) Attività 3. Costruendo ponti tra comunità impattate In concomitanza con l’Assemblea degli azionisti ENI è stata organizzata una riunione fra attivisti provenienti da comunità impattate. È stata l’occasione per condividere esperienze e buone pratiche, identificare spazi e temi per azioni comuni per rinforzare mutualmente le proprie capacità e collaborazioni PERIODO: 28 settembre 2018 – 27 settembre 2019 RASSEGNA STAMPA Eni, Enel, Leonardo in assemblea: ecco i target degli azionisti critici – Valori Potenza, progetto Eni in Val d’Agri: per gli ambientalisti è solo “marketing” – Repubblica Gli “azionisti critici” all’assemblea di Eni: «Basta devastazioni» – Il Cambiamento Turco azionista critico all’assemblea Eni, davanti ai manager: “In città solo ridimensionamento industriale” – Quotidiano di Gela Sulle responsabilità in Africa risposte evasive – Nigrizia Eni, arrivano gli azionisti critici all’assemblea ecco i punti contestati dalle comunità – Nel Paese Roma, azionisti-zombie di Extinction Rebellion protestano davanti all’Eni – Pressenza Un giorno da insider all’assemblea di Eni a Roma Descalzi: «A Gela abbiamo chiuso senza chiudere» – MeridioNews Vertici Eni evasivi ma… palesi le devastazioni dei territori  – Radio Black Out FINANZIAMENTO: Ente finanziatore: Patagonia Environmental Grants Fund of Tides Foundation Leggi la prima newsletter...

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Rassegna Stampa – ottobre 2019

Posted by on 9:54 am in News, Notizie | Commenti disabilitati su Rassegna Stampa – ottobre 2019

Rassegna Stampa – ottobre 2019

Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA SETTIMANALE (28-01 novembre) Scritti da noi: Abbiamo letto e fatto nostro l’Appello alle donne contro la guerra, da parte delle donne che stanno resistendo alla violenza dello Stato turco in Rojava, la regione autonoma a maggioranza curda del Nord Est della Siria. E oggi ci vediamo alle 14 in piazza della Repubblica per il corteo nazionale a sostegno della popolazione curda e per manifestare la nostra contrarietà alla guerra. Articolo su ASudOnlus Siamo stati a Palermo ed abbiamo dato il via al nostro nuovo progetto: Hotstop Giovani contro i cambiamenti climatici. Insieme a HRYO Human Rights Youth Organization, Palma Nana, Leaf, Ecomuseo, A Sud Sicilia costruiamo la prima HUB cittadina sul clima. Rimanete sintonizzati! Hotstop è un progetto realizzato con il contributo di punto.sud e Fondazione CON IL SUD Ultima settimana per inviare la tua candidatura per seguire il Corso online gratuito sui cambiamenti climatici. Puoi iscriverti al nostro Corso online gratuito sui cambiamenti climatici direttamente qui. Dopo la formazione sarai in grado di distinguere e argomentare cause e impatti dei cambiamenti climatici e ispirarti a pratiche alternative di contrasto. Per ulteriori dettagli visita il sito climaltproject Scelti per voi: BRESCIA: nuovi sversamenti all’azienda chimica Caffaro: la procura ha aperto un fascicolo per gestione non autorizzata dei rifiuti e per inquinamento ambientale dovuto alla fuoriuscita di mercurio e cromo: tra le persone iscritte nel registro degli indagati anche il commissario straordinario del Sito di interesse nazionale. Articolo su IlFattoQuotidiano CLIMA: Il quotidiano britannico The Guardian scopre una serie di finanziamenti per i gruppi anti-clima. Tra chi sponsorizza i “negazionisti” c’è anche Google e Koch. Dietro di loro una rete di interessi e contributi milionari. Articolo su Valori CILE: Gravi violazioni dei diritti umani da parte della polizia: detenzione arbitraria, bambine e bambini minori di 16 anni nelle celle senza acqua o cibo o accesso per parlare con le loro famiglie, nudità forzata nelle detenzioni e altre forme più gravi di violenza sessuale, tortura, uso eccessivo della violenza; morti e sparizioni. Articolo su Dinamopress LIBIA: L’Italia rinnoverà l’accordo sui migranti con la Libia con alcune modifiche nonostante le numerose denunce di violazioni dei diritti umani, gli inimmaginabili orrori nei centri di detenzione libici finanziati dal governo italiano commessi dai funzionari pubblici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai trafficanti, in un contesto di assoluta impunità. Articolo su Internazionale MEDIO ORIENTE: Dal Libano all’Iraq: è in corso una nuova primavera araba. Gli ultimi episodi in questi paesi mediorientali rappresentano una ulteriore dimostrazione che quello iniziato 8 anni fa è un processo trasformativo di lungo corso che non può essere valutato per i suoi risultati di breve termine ma solo in prospettiva di lungo periodo. Articolo su ISPI MIGRANTI: – Ocean Viking approda a Pozzallo, in Sicilia: “Fine dell’odissea”. Dopo 10 giorni in mare, alla nave Ocean Viking di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere è stato finalmente assegnato un porto sicuro. A bordo c’erano i 104 migranti salvati lo scorso 18 ottobre, tra loro 41 minori. Articolo su LaRepubblica – Cinquemila migranti chiusi nei centri di detenzione ufficiali, decine di migliaia in quelli non ufficiali gestiti dalle milizie. Una guerra in corso dal 4...

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RASSEGNA STAMPA – settembre 2019

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RASSEGNA STAMPA – settembre 2019

Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 30 SETTEMBRE 2019   DAI TERRITORI:  CLIMA: Ultimi giorni di questo clima ancora estivo, infatti un’improvvisa migrazione verso il Regno Unito dell’alta pressione attualmente sull’Italia, favorirà la discesa di una massa d’aria fredda di origine polare. Articolo su Repubblica CONFEDERALISM:Il 5 e 6 ottobre al Teatro Palladium a Gabatella avrà luogo la Conferenza internazionale sul Confederalismo democratico, in cui intellettuali e attivisti con diverso background, provenienti da tutto il mondo discuteranno di scienze politico-sociali, capitalismo e nuove prospettive per il Kurdistan e il Medio Oriente. Tutte le info su Confederalism ACQUA:  L’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene così prezioso.Tutti i governi che dal Referendum del 2011 si sono succeduti in questo paese (centro-destra, centro–sinistra e giallo-verde) non hanno recepito questa decisione del popolo italiano. Come si comporterà il cosidetto Governo Giallo-Rosso? Articolo su ComuneInfo RIFIUTI: – Lo scontro tra Comune e Regione si riaccende, dopo un periodo di distensione forse frutto del nuovo clima collaborativo tra M5s e Pd a palazzo Chigi. Nelle prossime ore arriverà dalla Pisana la nuova ordinanza, una proroga della precedente emanata il 5 luglio. Video manifestazione di Rocca Cencia e Articolo su RomaToday – Il business dell’immondizia in Italia vale 28 miliardi. Ed è in mano a società controllate da poche famiglie che prosperano quando scoppia l’allarme. Articolo su Repubblica APPROFONDIMENTI: Diritti umani e ambiente, una battaglia comune. Articolo su Left  GLOBAL STRIKE: Migliaia di giovani sono scesi e scese in piazza in tutta Italia. Ma più dei numeri contano creatività, innovazione e carica di questo nuovo movimento ecologista che sta scuotendo il pianeta. Le foto e le diretta da Roma, Trento, Taranto e Bologna su DinamoPress FINANZA: Oltre trenta tra banche centrali e autorità di regolamentazione hanno unito le proprie forze nel nuovo “Network for Greening and Financial System”, pronte a rilanciare investimenti finanziari sul “verde”. Non si tratta naturalmente di salvare il pianeta, ma di salvare il capitalismo facendo finta di salvare il pianeta. Articolo su ComuneInfo DAL MONDO:   OCEANI:. Uno studio del 2017 pubblicato su Nature che ha utilizzato modelli climatici, ha rivelato che nei prossimi decenni la quantità di acqua sciolta potrebbe rallentare l’Amoc, nota anche come Corrente del Golfo. Articolo su BusinessInsider  ALBERI: Oltre la metà delle specie di alberi endemici d’Europa rischia di sparire. È la preoccupante conclusione a cui arriva l’ultimo rapporto dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), organizzazione non governativa internazionale che si occupa di valutare lo stato delle specie di animali e vegetali conosciute. Articolo su Repubblica GIUSTIZIA AMBIENTALE: . Un sindacalismo per la giustizia climatica potrebbe usare le disposizioni in materia di istruzione, salute e sicurezza dei contratti collettivi per migliorare le competenze dei lavoratori e ristrutturare le aziende, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbone e migliorare le norme sul lavoro. Articolo su DinamoPress  ESA:  Dallo spazio attraverso i satelliti, che sono anche europei, arrivano una valanga di dati preziosi per l’ambiente. Intervista a Simonetta Cheli, capo delle strategie e dei programmi dell’osservazione della terra dell’Agenzia spaziale europea (Esa) su LaStampa BRASILE: – il focus ecologista del Sinodo indetto da Papa Francesco, ha scatenato una tempesta politica in Brasile, che controlla il 60 per cento circa della regione amazzonica e che...

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Racconto di viaggio per l’Italia avvelenata

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Racconto di viaggio per l’Italia avvelenata

[Maura Peca per il CDCA] Gela la riconosci sempre, da qualsiasi punto la osservi. Siamo a Niscemi affacciati dal belvedere, guardando la luce delle stelle proiettate sul buio del territorio circostante, ma una fiammella, in lontananza, coglie la mia attenzione. La stessa luce scostante dalle sfumature gialle, arancioni e rosse, continua a catturare il mio sguardo lungo la strada del ritorno che ci conduce a Gela. Un punto di riferimento se ti perdi. Un traguardo da raggiungere. Una costante presenza. Una luce calda che illumina le notti gelesi (e a volte anche le giornate), identificando la città. “È  la torcia di scarico della raffineria”, mi spiega la mia guida, distogliendo un attimo gli occhi dalla strada mentre guida, guardandomi osservare autisticamente quella fiammella colorata. Torcia di scarico: come una definizione può non rendere giustizia all’immagine che si osserva. Di fatto quello che stavo guardando quella sera – e man mano che ci avvicinivamo aggiungevo contorni e forme –  era un fuoco vivo che fuoriusciva da una cappa. Come la fiammata di un accendino continuativamente sfregato, così maestosa da essere visibile dal belvedere di una cittadina a 20 chilometri da Gela. Durante il toxic tour che Andrea* mi farà fare il giorno dopo, mi spiegherà che quel mostro mangia fuoco di solito sputa le sostanze più tossiche e si attiva quando gli impianti si bloccano, di solito per sovraccarico. È iniziato così il mio viaggio a Gela, in una tra le più impopolari mete turistiche estive. Ci vogliono almeno 2 – 3 ore se vogliamo vedere tutto, mi dice Andrea. Conosce da tempo a memoria il tour della contaminazione della città. Percorriamo il lungomare e mentre sulla destra bagnanti rumorosi assaporano il sapore dell’acqua salata, sullo sfondo la stessa fiaccola della sera precedente sfiamma un fuoco caldo. Siamo già in raffineria, mi dice subito dopo, mentre percorriamo la strada che ci conduce all’impianto industriale. Mi fa sorridere l’espressione, come se un impianto potesse dare un nome a un intero quartiere e non identificare semplicemente una struttura. E forse è un po’ così visto che tecnicamente non siamo dentro la raffineria eppure il campo visivo è ingombrato da elementi che riconducono alla presenza industriale: torri, tubature, trivelle. Siamo in raffineria senza esserne dentro. Arriviamo finalmente all’ingresso principale, scendiamo, e subito gli occhi della vigilanza si rivolgono a me che, con una risata sommessa, sto fotografando il cartello sopra un cestino per i rifiuti lì davanti: Raffineria di Gela Mantieni Pulito l’Ambiente. La mancata punteggiatura lascia spazio all’immaginazione: è un monito rivolto a essi stessi o è davvero un messaggio per far in modo che le persone centrino correttamente il cestino? Idrocarburi Policiclici Aromatici, canestro! Andiamocene dai, prima che ci seguano, che non voglio rogne oggi mi intima Andrea. Mi rimetto in macchina. La raffineria è ufficialmente chiusa dal 2014 eppure il polo produttivo è in parte attivo sebbene l’auspicata riconversione in green refinery sia ancora un miraggio.  I lavori dovevano concludersi nel 2017 ma quel timing è stato sforato, così come quello di giugno 2019 annunciato durante l’assemblea degli azionisti Eni di quest’anno. Ad oggi non c’è nessuna nuova data da poter trasgredire, secondo fonti Eni infatti a giugno sono state avviate solo le prime attività produttive (in realtà solo il piccolo impianto Steam Reforming, alimentato a idrogeno). Non si conosce inoltre il destino degli impianti dismessi, né quello...

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“I pesticidi nel bacino del Po”: rifornisce 20 milioni di italiani

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“I pesticidi nel bacino del Po”: rifornisce 20 milioni di italiani

[di Pietro Mecarozzi per il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2019] Dai nostri rubinetti, nella frutta e nella verdura che mangiamo, forza trainante nella produzione sia industriale sia agricola. L’acqua dolce, quella ricavata dalle falde e dalle acque superficiali, ha un ruolo fondamentale nella nostra vita e pertanto deve rispettare determinati standard igienici e qualitativi. In Italia, molto spesso, questo non accade. Dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) arrivano dati inquietanti: il bacino demografico dipendente dalle acque del Po, circa 20 milioni di persone, attinge da falde contaminate da pesticidi. Dello stesso parere è anche l’Agenzia europea dell’ambiente, che evidenzia un’elevata percentuale delle acque di falda non in buone condizioni, mentre Greenpeace individua tra le principali minacce le grandi quantità di pesticidi, nitrati, fertilizzanti e antibiotici provenienti dagli allevamenti intensivi. Come se non bastasse, 350 mila persone delle province venete, stanno vivendo una vera contaminazione da Pfas, o acidi perfluoroacrilici, dopo che quest’ultimo ha inquinato in profondità la seconda falda più grande d’Europa. L’acqua che esce dai rubinetti viene dalle falde e dai fiumi italiani. Per la potabile vengono effettuati ulteriori controlli e applicati filtri, anche se in passato più volte è accaduto che sulle tavole di milioni di cittadini è arrivata acqua contaminata. C’è poi il dossier di Viterbo, ben noto alla Commissione europea tornata a bacchettare l’Italia a inizio 2019 in quanto sono stati “disattesi gli obblighi imposti dal diritto Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano”. Sono circa 100 mila gli ignari abitanti dei comuni limitrofi che hanno bevuto per anni acqua con arsenico e fluoruri, in alcuni casi, come nel comune di Farnese, con valori due volte superiori ai limiti di legge. Cambiando regione, ai piedi del Gran Sasso due gli elementi potenzialmente inquinanti: i laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e la galleria autostradali da oltre 10 km, minacciano l’acquifero che rifornisce circa 700mila persone tra L’Aquila, Pescara e Teramo con composti chimici di varia natura. Secondo il rapporto European Waters, un terzo delle falde acquifere in Italia è in pessime condizioni: solo il 58% di quelle sotterranee sono in buono stato, contro la media Ue del 74%, di cui il 34% è considerato “povero”, ovvero bisognoso di interventi per migliorarne la struttura chimica. Fra tutte il caso più grave è l’acqua del Po. L’arteria principale del Paese vanta un reticolo idrico, per concentrazione di popolazione e cluster industriali, tra i più capienti d’Italia, ma non per questo tra i più sicuri. “Quando i pesticidi giungono in falda, il processo di deterioramento si annulla, facendo sì che la contaminazione difficilmente possa essere rimossa”, spiega Pietro Paris, responsabile della Sezione Sostanze Pericolose dell’Ispra. “Dal bacino del Po si riforniscono circa 20 milioni di persone: vivendo, alimentandosi e facendo uso agricolo e industriale dell’acqua sotterranea”. Il risultato pertanto è di facile lettura: “Abbiamo riscontrato valori altamente sopra i limiti, sia nel fiume sia nelle riserve del sottosuolo. Prendiamo il caso dell’atrazina, vietata in Italia dal 1992: la concentrazione di questo erbicida è contenuta in superficie, mentre i dati riguardanti la falda evidenziano un tasso superiore di ben quattro volte rispetto ai limiti di legge”. Quindi il moto naturale del corso d’acqua ne limita effetti e durata, mentre l’immobilismo e la tenuta stagna della falda conserva le proprietà dei pesticidi da almeno...

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Rassegna Stampa – Agosto 2019

Posted by on 7:34 am in News, Notizie | Commenti disabilitati su Rassegna Stampa – Agosto 2019

Rassegna Stampa – Agosto 2019

Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 26 AGOSTO 2019 DAI TERRITORI: ROMA: – Secondo l’organizzazione umanitaria “Medici per i diritti umani”, che fornisce gratuitamente assistenza           medica e sanitaria con il suo presidio mobile in diverse zone di Roma, gli ultimi sgomberi hanno reso la situazione esplosiva portando ad un aumento delle malattie psicologiche e mentali, dovuto all’estrema precarietà sia abitativa che lavorativa in cui queste persone si trovano a vivere. Articolo su IlFattoQuotidiano – Nonostante l’annuncio dell’avvio del cantiere per lo smantellamento della sopraelevata che corre lungo stazione Tiburtina, ancora non v’è traccia a causa dell’analisi sui materiali che potrebbero essere caratterizzati dalla presenza di amianto e di altri materiali tossici. Articolo su RomaToday ECONOMIA: L’unione Europea ha il curioso “dono” di produrre i problemi e le diseguaglianze che dice di voler superare, come ad esempio le diseguaglianze e le asimmetrie economiche tra i vari paesi europei. Ma è proprio l’imposizione delle stesse politiche economiche e monetarie a paesi con struttura economico-finanziaria diversi che ha generato maggiori asimmetrie. Da qui nasce il paradosso italiano secondo il quale l’Italia ha ogni anno un avanzo primario ma vede il proprio debito aumentare altrettanto costantemente. Articolo su Contropiano JERRY MASSLO: L’assassinio nel 1989 di Jerry Masslo, il bracciante sudafricano che era sfuggito dall’apartheid del suo paese, rivelò cosa stava accadendo ai nuovi schiavi in Italia. Ma trent’anni dopo la segregazione reale, sul lavoro e nella vita quotidiana, è perfino peggiorata. Articolo su L’Espresso CINEMA: A settembre arriverà nelle sale di tutta Italia Antropocene – L’epoca umana, il film che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta, frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i registi pluripremiati Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Articolo su Pressenza BOLOGNA: Dopo il quinto giorno di sciopero della fame da parte di un’attivista di Extinction Rebellion per l’inazione sulle politiche contro i cambiamenti climatici, l’attivista verrà ricevuto oggi dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Bologna per discutere la proposta di Emergenza Climatica ed Ecologica del gruppo bolognese del movimento ambientalista. Articolo su Pressenza DAL MONDO: FRIDAYSFORFUTURE: Dal 5 al 9 agosto si è svolto a Losanna il vertice dei FradaysforFuture che ha prodotto il primo documento del movimento, i cui punti più importanti vanno dal contenimento della temperatura media globale entro gli 1,5°C alla giustizia climatica. Articolo su Repubblica BRASILE: -Di fronte alle catastrofiche immagini degli incendi in Amazzonia il ministro delle finanze della Finlandia chiede alle istituzioni europee di agire immediatamente contro la politica scellerata di deforestazione del presidente Bolsonaro proponendo il blocco dell’importazione di carne bovina dal Brasile, poiché favorisce proprio questo tipo di attività. Articolo su GreenMe -Le impressionanti foto dell’astronauta italiano sulla stazione spaziale internazionale che testimoniano l’estensione per miigliaia di chilometri, di decine e decine di incendi dolosi nella foresta amazzonica. Articolo su LaRepubblica USA: Molte associazioni ambientaliste americane hanno presentato una causa contro il presidente Trump per la rottamazione della legge sulla protezione delle specie a rischio di estinzione. Mentre l’agroindustria, petrolieri e multinazionali minerarie esultano per la cancellazione di questa legge che rappresentava un vincolo alla loro espansione, la comunità scientifica e l’opinione pubblica sono seriamente preoccupati per le...

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Giornata Internazionale del Mediterraneo

Posted by on 1:18 pm in Notizie | Commenti disabilitati su Giornata Internazionale del Mediterraneo

Giornata Internazionale del Mediterraneo

Oggi è la Giornata Internazionale del Mediterraneo. La percentuale di plastica è pari al 95%, e sono presenti 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato. Inquinamento, sfruttamento ittico e climatechange ne determineranno il futuro. Entro il 2100 in Italia più di 5.600 chilometri quadrati di costa, di cui oltre 385 chilometri di spiagge, rischiano di essere sommersi. Leggi l’articolo su...

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Report Legambiente sulle Ecomafie

Posted by on 12:40 pm in Notizie | Commenti disabilitati su Report Legambiente sulle Ecomafie

Report Legambiente sulle Ecomafie

Secondo il dossier di Legambiente crescono i rifiuti illegali. La maglia nera va alla Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Anche il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese, che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Continua a leggere...

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