CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Complaint against CEO of Chevron submitted to ICC

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Complaint against CEO of Chevron submitted to ICC

By Nick Meynen. BREAKING NEWS: Pablo Fajardo, lawyer for 30.000 Ecuadorian victims of Texaco’s environmental liabilities in the Amazon, just filed a complaint at the International Criminal Court (ICC) in The Hague. This new frontline in probably the most complex legal conflict ever, accuses the top two people in Chevron: John Watson (CEO) and Hewitt Pate (Vice-president) of crimes against humanity. Chevron aquired Texaco in 2000 and has so far managed to avoid the implementation of a final court order that obliges them to pay 9,5 billion US dollars to the victims. By blaming the top two people in Chevron of crimes against humanity at the ICC, the lawyers are taking a big step: they are making people personally accountable for the lack of justice. Anyone who knows the history of this legal battle understands why they do this. The plaintiffs opened a case in 1993 and after many legal battles, a final decision was taken by the highest Court in Ecuador – the country where Chevron wanted to be judged. Chevron fought a long legal battle in New York demanding to be judged in Ecuador. In the end, Chevron was allowed to have the case moved to Ecuador after it had promised to abide by the court decision. This was a condition of the case being moved out of U.S. federal court to the South American nation. However, despite the final order of the highest court in Ecuador to pay 9,5 billion dollar compensation, implementation is still lacking. Chevron’s dumping in Ecuador has caused the deaths of thousands of people due to cancer. The thousands of surviving victims are trying to enforce the judgement in countries where Chevron has assets. Cases have been opened and are advancing in Brazil, Argentina and Canada. But the army of 2000 legal professionals – yes, two thousand – employed by Chevron has so far managed to prevent any actual implementation of the court order. Since long, Chevron has done everything it can to take the battle outside the court and straight into the lifes of the people defending the victims. Chevron employs spies that follow the lawyers of the Ecuadorians and their families. It pays hackers sabotaging the websites where information on the case is shared. It opens racketeering cases against the lawyers themselves and anyone who funds them. On the other side there are two Ecuadorian lawyers and a few supporting lawyers in other countries that are working on this for years under these enormous pressures. What these Ecuadorian lawyers are now doing now is to turn the tables. John Watson and Hewitt Pate are now faced with a complaint for crimes against humanity at the ICC. Watson and other high-level Chevron executives have promised the affected communities a “lifetime of litigation” and said they would fight the case “until hell freezes over, and then fight it out on the ice.” Julio Prieto, one of the lawyers behind the complaint who we interviewed a day before the case was submitted: “John Watson was in charge of acquiring Texaco for around 20 billion dollar so if Chevron has to pay 9,5 billion dollar from Texaco’s liabilities, he would have done a very bad business deal. I’m pretty sure that he loses his job if any money is paid to the victims. So...

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When to count the damage? Economic tools for evaluating liabilities in environmental justice struggles

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When to count the damage? Economic tools for evaluating liabilities in environmental justice struggles

One way to confront environmental injustice is to use economic evaluation tools. by {Nick } on [EJOLT] BRUSSELS, 20 October 2014 | MEDIA RELEASE The health and environmental implications of fossil fuel exploitation, nuclear waste or mining-related pollution are some of the more well-known effects of the increasing energy and material use of the global economy. One way to confront environmental injustice is to use economic evaluation tools. Environmental Justice Organisations (EJOs) are conducting cost-benefit analyses (CBAs) and multi-criteria analyses (MCA) with the support of academics, in order to explore and reveal the un-sustainability of environmentally controversial projects. In some cases, that strategy has made the difference. The experience with CBA against sugarcane plantations in the Tana Delta, Kenya shows that this has been an important and powerful advocacy tool. In others it would have backfired. In the case of the opposition to the mining project in Mount Ida, Turkey, monetary reductionism would have harmed the social legitimacy of other values articulated, such as territorial rights and access to resources. Christos Zografos from the Autonomous University of Barcelona (UAB) and author of the report said: “{Possibly helpful in some cases, evaluation tools are by no means a panacea: they are best used when employed strategically, when they do not alter or obstruct the priorities or forms of expression of those experiencing environmental injustice, and if they can help level power asymmetries}.” An international team of academics and activists collaborated to find out what works where, based on the wide variety of experiences with economic valuation in the EJOLT project. The outcomes suggest that they help when they support existing debates on local futures and visions and when there are complementarities with regulatory and institutional developments. Oppositely, evaluation methods disable local mobilization when they force communities to bring their concerns into assessment schemes that do not fit their own languages and concerns, when they reproduce uneven power relations, or where public decisions have little to do with formulating and advancing ‘reasoned arguments’. Beatriz Rodriguez from the Autonomous University of Barcelona (UAB) and author of the report said: “{Evaluation tools can be used to ‘deconstruct alibis’ for perpetrating environmental injustice, specifically the alibi of ‘sound economic sense’ that is regularly put forth by promoters of projects harmful to the environment and communities}”. Insights on the benefits from an activist-academic collaboration and recommendations on the use of evaluation tools are all outlined in the report. In the short briefing associated with the report we focus on when Environmental Justice Organisations could use evaluation tools and how. We list 10 issues for EJOs to consider before, during and after using an economic valuation tool. For more information, please contact -* Author {Beatriz Rodriguez-Labajos} (ICTA-UAB) beatriz.rodriguez@uab.cat Tel. +34 93586 8643 -* Author C{hristos Zografos } (ICTA-UAB) christos.zografos@uab.cat Tel +34 93586 8640 *by {Nick } on EJOLT,...

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Colombia: vivere tra le miniere di carbone. Come operano i fornitori di carbone di Enel

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Colombia: vivere tra le miniere di carbone. Come operano i fornitori di carbone di Enel

Prodeco, fornitore di carbone di Enel, è coinvolta nello sfruttamento della miniera Cerrejòn nei pressi del villaggio di Tabaco, la cui popolazione è stata dislocata e le case distrutte dai buldozer; Drummond, a sua volta fornitore di Enel, è accusata di finanziare le forze paramilitari. di {Daniela Patrucco} su [Speziapolis] Le miniere di carbone in Colombia continuano ad espandersi. Nuovi impianti portuali sono stati costruiti e altri sono in costruzione. Molte altre concessioni sono state date e ci sono progetti di ulteriore espansione, mentre gli agricoltori e le comunità indigene senzatetto lottano per la loro sopravvivenza, tra le miniere di carbone. L’alleanza tra il governo e il carbone continua a creare dipendenza, ma la chiamano sviluppo. Il settore del carbone è in piena espansione in Colombia. Dal 2000, la produzione di carbone è più che raddoppiata e ora ammonta a 89 milioni di tonnellate all’anno. E le previsioni prevedono un ulteriore balzo a 150 milioni di tonnellate all’anno entro il 2020. La nazione, dilaniata dalla guerra, estrae già più carbone di tutto il resto dell’America Latina. Di volta in volta, il governo colombiano ha dichiarato che l’industria estrattiva è un “motore di sviluppo” per il paese. Ma dopo decenni di estrazione del carbone, non vi è beneficio visibile per la popolazione nelle regioni minerarie. Circa il 90% del carbone della Colombia viene prodotto nelle province di La Guajira e Cesar, vicino alla costa caraibica. Dopo 30 anni di estrazione del carbone, queste province sono tra le più povere della nazione. In Colombia, il carbone è un’attività di esportazione. Mentre qualche piccola miniera artigianale di carbone produce per il mercato interno, il 92% del carbone della nazione viene spedito fuori del paese. Quattro grandi società internazionali, che operano in Cesar e La Guajira, producono la quasi totalità delle esportazioni di carbone della Colombia. Enormi miniere a cielo aperto, una cicatrice per il paesaggio che rende impossibile immaginare che si trattava una volta di terra verde e produttiva. La miniera Cerrejón a La Guajira si estende su una superficie di 69.000 ettari. È la più grande miniera di tutta l’America Latina ed è di proprietà delle grandi multinazionali minerarie: Anglo American, BHP Billiton e Xstrata Glencore (di cui fa parte la controllata Prodeco). Cerrejón è stata la prima miniera di carbone a cielo aperto in Colombia, nel 1970. Per la popolazione locale la miniera è come un mostro insaziabile intento a divorare le loro risorse più preziose: terreno e acqua. Gli abitanti tradizionali, comunità indigene e afro-colombiane, hanno perso gran parte della loro terra. Ma anche le terre rimanenti non conoscono tregua, da parte dell’industria mineraria. Enormi discariche di roccia come altrettante torri si ergono sopra i villaggi, con il rumore come compagno costante: esplosioni, macchine agricole e camion traghettano il carbone di giorno e di notte. L’attività mineraria è attiva 24 ore a La Guajira e Cesar. Nel 2001, la polizia e le forze di sicurezza private sono entrate nel villaggio di Tabaco. Hanno espulso gli abitanti e loro case con i bulldozer, lasciando la comunità traumatizzata e impoverita. Ci sono voluti anni e anni di pressioni internazionali per obbligare Cerrejón a firmare un accordo che dovrebbe fornire alla comunità nuova terra e case. La società, tuttavia, non ha fretta di mantenere questa promessa. Mentre l’antico villaggio è stato sepolto...

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Mujeres Tras la Camara

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Mujeres Tras la Camara

Mujeres Tras la Camara è progetto itinerante di documentari partecipativi fatti da e con le donne che vivono sulla loro pelle i conflitti socio-ambientali in Sud America a causa di progetti agro-produttivi, di estrazione petrolifera e mineraria. [di {Clorinda Purrello} per CDCA] Le donne sono spesso escluse dagli spazi di partecipazione politica, ma allo stesso tempo sono coloro che vivono in prima persona gli effetti negativi dei conflitti ambientali nei loro territori e che partecipano attivamente a processi di resistenza. Questo progetto vuole apportare valore alle conoscenze locali, all’autodeterminazione e favorire la riflessione critica di coloro che vivono questi processi e, soprattutto, vuole essere uno strumento per la diffusione delle loro voci. La nostra missione è infatti quella di trasmettere gli strumenti e le competenze tecniche necessarie per la realizzazione di vari documentari il cui contenuto sará costruito collettivamente in base alle preoccupazioni, desideri e proposte delle partecipanti. Il progetto durerà un anno e prevede la produzione di due documentari in ogni paese che visiteremo (Argentina, Uruguay, Paraguay, Chile, Bolivia, Perú e Colombia) e quella di un documentario finale. ‘E inoltre prevista la creazione di una pagina web di dominio condiviso con i partecipanti dei vari paesi, con l’intenzione di creare una rete fra le varie comunità e creare una piattaforma di diffusione delle loro produzioni collettive. Artikulación Esporádika é una piattaforma che unisce da vari anni, principalmente in Ecuador, vari collettivi che si occupano di violenza di genere e di conflitti socio ambientali, con la intenzione di appoggiare azioni politiche, sociali e artistiche intraprese principalmente da donne, sia in contesto urbano che rurale. Mujeres tras la cámara é giá iniziato nella selva ecuadoriana con un primo documentario prodotto con un gruppo di donne dell etnia Sápara in resistenza al progetto di estrazione petrolifera previsto nel loro territorio ancestrale ( link del docu itiumu suraka). Abbiamo iniziato un raccolta fondi per la realizzazione di questo progetto al seguente link Sostieni Mujeres tras la cámara!! La voce dei popoli ha bisogno di te!! Guarda alcuni estratti...

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Live streams of ENTITLE Latin American Conference on PE

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Live streams of ENTITLE Latin American Conference on PE

21-24 October 2014 | We are glad to inform you that 4 of the sessions from the next week Latin American Conference on Political Ecology will be streamed live Live streams of the keynote sessions from the ENTITLE Latin American Conference of Political Ecology Under the auspices of the [ENTITLE project->https://www.cdca.it/spip.php?article2176], the Department of Geography at the University of Chile is organizing the first-ever Latin American Conference of Political Ecology. The conference with the title “Problems and New Latin American Approaches of Political Ecology: Post-neoliberalism, Neo-extractivism and Public Policies” will be held next 21st to 24th of October in Santiago de Chile. The conference will bring together about 150 participants around the globe, including international renowned speakers such as Prof. Eduardo Gudynas, expert on development strategies in Latin America and the Mexican environmental economist Enrique Leff. The key themes of the conference include: socio-environmental conflicts and justice; energy, water and mining; socio-natural disasters; the commons and new perspectives of development; state, environmental policies and democracy and urban political ecology. The following sessions will be streamed live at Universidad de Chile (In Spanish, local time UTC/GMT -3): 1. Activity: Opening Session Date: Tuesday, 21st of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Antonio Elizalde Facilitaror: Beatriz Bustos 2. Activity: Plenary Session with Prof. Maria Luisa Eschenhagen Date: Wednesday, 22nd of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Maria Luisa Eschenhagen Facilitator: Dimas Floriani 3. Activity: Plenary Session with Prof. Thomas Perrault Date: Thursday, 23st of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Thomas Perrault Facilitaor: Hugo Romero Toledo 4. Activity: Closing Session Date: Friday, 24th of October Time: 17:00 – 19:00 Keynote speaker: Enrique Leff Facilitator: Enrique Aliste For more information: -* Congreso Latinoamericano de Ecología Política (in Spanish) -* European Network on Political Ecology -* [The Chile University Live Channel...

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Diretta Streaming della Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica promossa dal progetto ENTITLE

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Diretta Streaming della Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica promossa dal progetto ENTITLE

21-24 Ottobre 2014 | Siamo lieti di informarvi che le 4 sessioni della Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica della prossima settimana verranno trasmesse in diretta streaming Diretta Streaming delle sessioni keniote dalla Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica del progetto ENTITLE Con il patrocinio del progetto[ ENTITLE->https://www.cdca.it/spip.php?article2175], il Dipartimento di Geografia dell’Università del Cile sta organizzando la prima Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica. La conferenza dal titolo “Problemi e nuovi Approcci Latino Americani all’Ecologia Politica: Post-Neoliberismo, Neo-Estrattivismo e Politiche Pubbliche”, si terrà dal 21 al 24 Ottobre a Santiago del Cile. La conferenza riunirà circa 150 partecipanti da tutto il mondo, tra cui alcuni rinomati oratori come il Prof. {Eduardo Gudynas}, esperto di strategie di sviluppo in America Latina e il messicano Enrique Leff, rinomato economista ambientale. I temi chiave della conferenza includono: conflitti e giustizia socio-ambientali; energia, acqua e estrazioni minerarie; disastri socio-naturali; beni comuni e nuove prospettive di sviluppo; stato, politiche ambientali, democrazia e ecologia politica urbana. Le seguenti sessioni saranno trasmesse in diretta dall’Università del Cile (in Spagnolo, ora locale UTC/GMT -3) 1. Attività: Sessione d’apertura Data: Martedi, 21 Ottobre Orario: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Antonio Elizalde Facilitaror: Beatriz Bustos 2. Attività: Sessione Plenaria con la Prof. ssa Maria Luisa Eschenhagen Data: Mercoledì, 22 Ottobre Ora: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Maria Luisa Eschenhagen Moderatore: Dimas Floriani 3. Attività: Sessione Plenaria con il Prof. Thomas Perrault Data: Giovedì, 23 Ottobre Orario: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Thomas Perrault Moderatore: Hugo Romero Toledo 4. Attività: Sessione di chiusura Date: Venerdì, 24 Ottobre Orario: 17:00 – 19:00 Speaker Kenioti: Enrique Leff Moderatore: Enrique Aliste Per maggiori informazioni: -* Congreso Latinoamericano de Ecología Política (in Spagnolo) -* European Network on Political Ecology -* The Chile University Live Channel [clicca qui per vedere la...

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EU PAVES WAY FOR CLIMATE KILLING TAR SANDS

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EU PAVES WAY FOR CLIMATE KILLING TAR SANDS

Brussels, October 7 – Friends of the Earth Europe has criticised a proposal announced today to regulate fuel imports to Europe because it does nothing to penalise the most polluting fuels. {FRIENDS OF THE EARTH EUROPE} Press release For immediate release: Tuesday October 7, 2014 __________________________________________________ The European Commission today published plans to implement the ‘Fuel Quality Directive’ – a crucial piece of European climate legislation agreed five years ago which aims to reduce emissions from transport fuels. It sets a target to reduce the greenhouse gas emissions of transport fuels by 6% by 2020.[1] Under strong pressure from the oil industry and the Canadian and US governments, the Commission has dismantled an earlier proposal to make it less attractive to import oil from tar sands into Europe. Even though today’s measures recognise the high emissions of some fuels, especially tar sands, the implementing proposal does not set out any measures to discourage their import. “The Commission has recognised the highly polluting nature of tar sands but is going to let this climate killer be used by European oil companies with no penalty at all. The Commission has clearly seen the problem but – under heavy pressure from the oil industry and the Canadian and US government – chosen not to act on it,” said Colin Roche, extractives campaigner with Friends of the Earth Europe. Tar sands oil, which mainly comes from Canada, is the most harmful fuel in large scale commercial production today, responsible for three to five times more climate changing emissions than conventional fossil fuels. The first delivery of Canadian tar sands oil to Europe arrived in June this year. [2] Today a shipment of Canadian heavy crude, likely to contain tar sands, is due to arrive in Italy. The latest proposals confirm that oil from tar sands is more dangerous for the climate. However fuel suppliers in the EU are not incentivised to use less tar sands derived fuel. Under the proposal tar sands derived oil is treated the same as conventional oil when companies report how they are meeting the emissions reduction target. This is despite a projected influx of tar sands equivalent to adding an extra six million cars to Europe’s roads by 2020. [3]This set of plans is a radical departure to a previous proposal in 2011 which would have pushed suppliers to use less oil from tar sands. Since then the EU has begun negotiations on trade agreements with Canada and the United States. Pushed by the oil industry, both countries have used the trade negotiations to pressure Europe into ignoring the climate effects of tar sands fuel. [4] “Clearly the Commission has sold out Europe’s climate policy by putting the trade talks ahead of the protection of the planet. With just over a year to go before crucial climate talks in Paris the EU should be acting decisively on climate change, not watering down its own policies in the face of the fossil fuel industry lobby,”[5] continued Mr. Roche. The new proposals come after the Commission has proposed not to take forward the Fuel Quality Directive after 2020 even though transport is set to be the largest source of greenhouse gas emissions in the Union by 2030. [6] Friends of the Earth Europe calls on national governments to address the...

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Women Behind The Camera

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Women Behind The Camera

Offering social change through knowledge and creativity -* MISSION Women Behind the Camera is a traveling participatory documentary highlighting the socio-environmental conflicts faced by the dynamic women of South America. Our mission is to both raise awareness about the struggle these women endure and act as a catalyst to connect them. The project began a few months ago with a short piece about Sapara’s resistance to oil exploitation. We now want to reproduce this experience in other effected communities. -*WHAT WE NEED Women Behind the Camera is a traveling participatory documentary highlighting the socio-environmental conflicts faced by the dynamic women of South America. Our mission is to both raise awareness about the struggle these women endure and act as a catalyst to connect them. The project began a few months ago with a short piece about Sapara’s resistance to oil exploitation. We now want to reproduce this experience in other effected communities. -*MORE ABOUT THE PROJECT This project hopes to remedy the lack of creative expression for women in these areas. Women will be offered the chance to express their concerns and experiences through a medium that would otherwise be inaccessible to them. Women, in particular, find it more difficult to make their voices, concerns, and proposals heard. The women who this documentary will be focused on will themselves be producing and directing the short pieces according to their own concerns, thoughts and desires. Each short will be shown within the communities and in places along the route of the whole project. Our feature documentary will be a compiled from these various pieces. We seek to stimulate social change through raising local awareness and acting as link between disenfranchised women of various isolated communities. We will be making the trip with a motorhome in the following countries : Argentina, Uruguay, Paraguay, Chile, Bolivia, Perú and Colombia. Visit our YouTube channel Artikulación Esporádika Find This Campaign On TWITTER WEB SITE themujeres.com VISIT indiegogo.com -*CONTRIBUTE...

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Eight ways climate change is making the world more dangerous

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Eight ways climate change is making the world more dangerous

Disasters including storms, floods and heatwaves have increased fivefold since the 1970s, UN finds [by Susanne Goldenberg on [The Guardian->http://www.theguardian.com/environment/blog/2014/jul/14/8-charts-climate-change-world-more-dangerous]] Forget the future. The world already is nearly five times as dangerous and disaster prone as it was in the 1970s, because of the increasing risks brought by climate change, according to a new report from the World Meteorological Organisation. The first decade of the 21st century saw 3,496 natural disasters from floods, storms, droughts and heat waves. That was nearly five times as many disasters as the 743 catastrophes reported during the 1970s – and all of those weather events are influenced by climate change. The bottom line: natural disasters are occurring nearly five times as often as they were in the 1970s. But some disasters – such as floods and storms – pose a bigger threat than others. Flooding and storms are also taking a bigger bite out of the economy. But heat waves are an emerging killer. 1) We’re going to need a bigger boat – or flood defences [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires Photograph: /WMO] Flooding and mega-storms were by far the leading cause of disaster from 2000-2010. About 80% of the 3,496 disasters of the last decade were due to flooding and storms. Seas are rising because of climate change. So are extreme rain storms. There is growing evidence that warming temperatures are increasing the destructive force of hurricanes 2) Heat waves are the new killer [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires] Heat waves didn’t even register as a threat in the 1970s. By 2010, they were one of the leading causes of deaths in natural disasters, along with storms. In Russia alone, more than 55,000 people died as a result of heat wave in 2010 3) Floods are getting more costly [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires] Disasters were about 5.5 times more expensive by 2010 than they were in the 1970s, and most of that was because of the rising losses due to floods. The cost of disasters rose to $864bn (£505bn) in the last decade. Nearly all of the 8,835 disasters – about 89% – were due to flooding and storms *[The Guardian->http://www.theguardian.com/environment/blog/2014/jul/14/8-charts-climate-change-world-more-dangerous], 14 July...

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15-16 ottobre a Roma contro lo Sblocca Italia. L’appello

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15-16 ottobre a Roma contro lo Sblocca Italia. L’appello

Il 15 e il 16 ottobre prossimi oltre 130 tra comitati, organizzazioni sociali, associazioni e reti territoriali e nazionali attive su estrazioni petrolifere, infrastrutture energetiche, grandi opere, acqua e servizi pubblici locali, gestione dei rifiuti, bonifiche, salute e ambiente, saranno in piazza a Roma per una due giorni di presidio sotto il parlamento durante la discussione in aula per la conversione in legge del decreto Sblocca-Italia. Il decreto spalanca le porte ad una ulteriore messa a profitto dei territori mascherata da occasione di rilancio per la malconcia economia nazionale, oltre a porre una questione che ha direttamente a che vedere con lo svuotamento dei processi democratici: avocando presso il potere centrale, nello specifico i Ministeri competenti, ogni decisione riguardante le concessioni per le attività estrattive, il decreto – chiaramente incostituzionale in tale previsione – mina ancor più il ruolo delle amministrazioni locali nelle decisioni che riguardano progetti fortemente impattanti a livello territoriale. Di seguito l’appello che convoca la manifestazione, l’elenco di tutte le realtà aderenti e i contatti cui rivolgersi per informazioni e ufficio stampa. In calce, i materiali della campagna e alcuni articoli di approfondimento utili. L’APPELLO “Blocca lo Sblocca-Italia”, difendi la tua Terra! Partecipa alla Campagna contro il decreto che distrugge il belpaese Mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre due giorni di presidio di comitati e cittadini davanti al parlamento Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale” Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento. Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva. Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente...

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