Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Live streams of ENTITLE Latin American Conference on PE
21-24 October 2014 | We are glad to inform you that 4 of the sessions from the next week Latin American Conference on Political Ecology will be streamed live Live streams of the keynote sessions from the ENTITLE Latin American Conference of Political Ecology Under the auspices of the [ENTITLE project->https://www.cdca.it/spip.php?article2176], the Department of Geography at the University of Chile is organizing the first-ever Latin American Conference of Political Ecology. The conference with the title “Problems and New Latin American Approaches of Political Ecology: Post-neoliberalism, Neo-extractivism and Public Policies” will be held next 21st to 24th of October in Santiago de Chile. The conference will bring together about 150 participants around the globe, including international renowned speakers such as Prof. Eduardo Gudynas, expert on development strategies in Latin America and the Mexican environmental economist Enrique Leff. The key themes of the conference include: socio-environmental conflicts and justice; energy, water and mining; socio-natural disasters; the commons and new perspectives of development; state, environmental policies and democracy and urban political ecology. The following sessions will be streamed live at Universidad de Chile (In Spanish, local time UTC/GMT -3): 1. Activity: Opening Session Date: Tuesday, 21st of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Antonio Elizalde Facilitaror: Beatriz Bustos 2. Activity: Plenary Session with Prof. Maria Luisa Eschenhagen Date: Wednesday, 22nd of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Maria Luisa Eschenhagen Facilitator: Dimas Floriani 3. Activity: Plenary Session with Prof. Thomas Perrault Date: Thursday, 23st of October Time: 18:00 – 20:00 Keynote speaker: Thomas Perrault Facilitaor: Hugo Romero Toledo 4. Activity: Closing Session Date: Friday, 24th of October Time: 17:00 – 19:00 Keynote speaker: Enrique Leff Facilitator: Enrique Aliste For more information: -* Congreso Latinoamericano de Ecología Política (in Spanish) -* European Network on Political Ecology -* [The Chile University Live Channel...
read moreDiretta Streaming della Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica promossa dal progetto ENTITLE
21-24 Ottobre 2014 | Siamo lieti di informarvi che le 4 sessioni della Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica della prossima settimana verranno trasmesse in diretta streaming Diretta Streaming delle sessioni keniote dalla Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica del progetto ENTITLE Con il patrocinio del progetto[ ENTITLE->https://www.cdca.it/spip.php?article2175], il Dipartimento di Geografia dell’Università del Cile sta organizzando la prima Conferenza Latino Americana sull’Ecologia Politica. La conferenza dal titolo “Problemi e nuovi Approcci Latino Americani all’Ecologia Politica: Post-Neoliberismo, Neo-Estrattivismo e Politiche Pubbliche”, si terrà dal 21 al 24 Ottobre a Santiago del Cile. La conferenza riunirà circa 150 partecipanti da tutto il mondo, tra cui alcuni rinomati oratori come il Prof. {Eduardo Gudynas}, esperto di strategie di sviluppo in America Latina e il messicano Enrique Leff, rinomato economista ambientale. I temi chiave della conferenza includono: conflitti e giustizia socio-ambientali; energia, acqua e estrazioni minerarie; disastri socio-naturali; beni comuni e nuove prospettive di sviluppo; stato, politiche ambientali, democrazia e ecologia politica urbana. Le seguenti sessioni saranno trasmesse in diretta dall’Università del Cile (in Spagnolo, ora locale UTC/GMT -3) 1. Attività: Sessione d’apertura Data: Martedi, 21 Ottobre Orario: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Antonio Elizalde Facilitaror: Beatriz Bustos 2. Attività: Sessione Plenaria con la Prof. ssa Maria Luisa Eschenhagen Data: Mercoledì, 22 Ottobre Ora: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Maria Luisa Eschenhagen Moderatore: Dimas Floriani 3. Attività: Sessione Plenaria con il Prof. Thomas Perrault Data: Giovedì, 23 Ottobre Orario: 18:00 – 20:00 Speaker Kenioti: Thomas Perrault Moderatore: Hugo Romero Toledo 4. Attività: Sessione di chiusura Date: Venerdì, 24 Ottobre Orario: 17:00 – 19:00 Speaker Kenioti: Enrique Leff Moderatore: Enrique Aliste Per maggiori informazioni: -* Congreso Latinoamericano de Ecología Política (in Spagnolo) -* European Network on Political Ecology -* The Chile University Live Channel [clicca qui per vedere la...
read moreEU PAVES WAY FOR CLIMATE KILLING TAR SANDS
Brussels, October 7 – Friends of the Earth Europe has criticised a proposal announced today to regulate fuel imports to Europe because it does nothing to penalise the most polluting fuels. {FRIENDS OF THE EARTH EUROPE} Press release For immediate release: Tuesday October 7, 2014 __________________________________________________ The European Commission today published plans to implement the ‘Fuel Quality Directive’ – a crucial piece of European climate legislation agreed five years ago which aims to reduce emissions from transport fuels. It sets a target to reduce the greenhouse gas emissions of transport fuels by 6% by 2020.[1] Under strong pressure from the oil industry and the Canadian and US governments, the Commission has dismantled an earlier proposal to make it less attractive to import oil from tar sands into Europe. Even though today’s measures recognise the high emissions of some fuels, especially tar sands, the implementing proposal does not set out any measures to discourage their import. “The Commission has recognised the highly polluting nature of tar sands but is going to let this climate killer be used by European oil companies with no penalty at all. The Commission has clearly seen the problem but – under heavy pressure from the oil industry and the Canadian and US government – chosen not to act on it,” said Colin Roche, extractives campaigner with Friends of the Earth Europe. Tar sands oil, which mainly comes from Canada, is the most harmful fuel in large scale commercial production today, responsible for three to five times more climate changing emissions than conventional fossil fuels. The first delivery of Canadian tar sands oil to Europe arrived in June this year. [2] Today a shipment of Canadian heavy crude, likely to contain tar sands, is due to arrive in Italy. The latest proposals confirm that oil from tar sands is more dangerous for the climate. However fuel suppliers in the EU are not incentivised to use less tar sands derived fuel. Under the proposal tar sands derived oil is treated the same as conventional oil when companies report how they are meeting the emissions reduction target. This is despite a projected influx of tar sands equivalent to adding an extra six million cars to Europe’s roads by 2020. [3]This set of plans is a radical departure to a previous proposal in 2011 which would have pushed suppliers to use less oil from tar sands. Since then the EU has begun negotiations on trade agreements with Canada and the United States. Pushed by the oil industry, both countries have used the trade negotiations to pressure Europe into ignoring the climate effects of tar sands fuel. [4] “Clearly the Commission has sold out Europe’s climate policy by putting the trade talks ahead of the protection of the planet. With just over a year to go before crucial climate talks in Paris the EU should be acting decisively on climate change, not watering down its own policies in the face of the fossil fuel industry lobby,”[5] continued Mr. Roche. The new proposals come after the Commission has proposed not to take forward the Fuel Quality Directive after 2020 even though transport is set to be the largest source of greenhouse gas emissions in the Union by 2030. [6] Friends of the Earth Europe calls on national governments to address the...
read moreWomen Behind The Camera
Offering social change through knowledge and creativity -* MISSION Women Behind the Camera is a traveling participatory documentary highlighting the socio-environmental conflicts faced by the dynamic women of South America. Our mission is to both raise awareness about the struggle these women endure and act as a catalyst to connect them. The project began a few months ago with a short piece about Sapara’s resistance to oil exploitation. We now want to reproduce this experience in other effected communities. -*WHAT WE NEED Women Behind the Camera is a traveling participatory documentary highlighting the socio-environmental conflicts faced by the dynamic women of South America. Our mission is to both raise awareness about the struggle these women endure and act as a catalyst to connect them. The project began a few months ago with a short piece about Sapara’s resistance to oil exploitation. We now want to reproduce this experience in other effected communities. -*MORE ABOUT THE PROJECT This project hopes to remedy the lack of creative expression for women in these areas. Women will be offered the chance to express their concerns and experiences through a medium that would otherwise be inaccessible to them. Women, in particular, find it more difficult to make their voices, concerns, and proposals heard. The women who this documentary will be focused on will themselves be producing and directing the short pieces according to their own concerns, thoughts and desires. Each short will be shown within the communities and in places along the route of the whole project. Our feature documentary will be a compiled from these various pieces. We seek to stimulate social change through raising local awareness and acting as link between disenfranchised women of various isolated communities. We will be making the trip with a motorhome in the following countries : Argentina, Uruguay, Paraguay, Chile, Bolivia, Perú and Colombia. Visit our YouTube channel Artikulación Esporádika Find This Campaign On TWITTER WEB SITE themujeres.com VISIT indiegogo.com -*CONTRIBUTE...
read moreEight ways climate change is making the world more dangerous
Disasters including storms, floods and heatwaves have increased fivefold since the 1970s, UN finds [by Susanne Goldenberg on [The Guardian->http://www.theguardian.com/environment/blog/2014/jul/14/8-charts-climate-change-world-more-dangerous]] Forget the future. The world already is nearly five times as dangerous and disaster prone as it was in the 1970s, because of the increasing risks brought by climate change, according to a new report from the World Meteorological Organisation. The first decade of the 21st century saw 3,496 natural disasters from floods, storms, droughts and heat waves. That was nearly five times as many disasters as the 743 catastrophes reported during the 1970s – and all of those weather events are influenced by climate change. The bottom line: natural disasters are occurring nearly five times as often as they were in the 1970s. But some disasters – such as floods and storms – pose a bigger threat than others. Flooding and storms are also taking a bigger bite out of the economy. But heat waves are an emerging killer. 1) We’re going to need a bigger boat – or flood defences [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires Photograph: /WMO] Flooding and mega-storms were by far the leading cause of disaster from 2000-2010. About 80% of the 3,496 disasters of the last decade were due to flooding and storms. Seas are rising because of climate change. So are extreme rain storms. There is growing evidence that warming temperatures are increasing the destructive force of hurricanes 2) Heat waves are the new killer [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires] Heat waves didn’t even register as a threat in the 1970s. By 2010, they were one of the leading causes of deaths in natural disasters, along with storms. In Russia alone, more than 55,000 people died as a result of heat wave in 2010 3) Floods are getting more costly [Key: Dark blue = floods. Light blue = mass movement wet. Green = storms. Yellow = drought. Magenta = extreme temperature. Orange = Wildfires] Disasters were about 5.5 times more expensive by 2010 than they were in the 1970s, and most of that was because of the rising losses due to floods. The cost of disasters rose to $864bn (£505bn) in the last decade. Nearly all of the 8,835 disasters – about 89% – were due to flooding and storms *[The Guardian->http://www.theguardian.com/environment/blog/2014/jul/14/8-charts-climate-change-world-more-dangerous], 14 July...
read more15-16 ottobre a Roma contro lo Sblocca Italia. L’appello
Il 15 e il 16 ottobre prossimi oltre 130 tra comitati, organizzazioni sociali, associazioni e reti territoriali e nazionali attive su estrazioni petrolifere, infrastrutture energetiche, grandi opere, acqua e servizi pubblici locali, gestione dei rifiuti, bonifiche, salute e ambiente, saranno in piazza a Roma per una due giorni di presidio sotto il parlamento durante la discussione in aula per la conversione in legge del decreto Sblocca-Italia. Il decreto spalanca le porte ad una ulteriore messa a profitto dei territori mascherata da occasione di rilancio per la malconcia economia nazionale, oltre a porre una questione che ha direttamente a che vedere con lo svuotamento dei processi democratici: avocando presso il potere centrale, nello specifico i Ministeri competenti, ogni decisione riguardante le concessioni per le attività estrattive, il decreto – chiaramente incostituzionale in tale previsione – mina ancor più il ruolo delle amministrazioni locali nelle decisioni che riguardano progetti fortemente impattanti a livello territoriale. Di seguito l’appello che convoca la manifestazione, l’elenco di tutte le realtà aderenti e i contatti cui rivolgersi per informazioni e ufficio stampa. In calce, i materiali della campagna e alcuni articoli di approfondimento utili. L’APPELLO “Blocca lo Sblocca-Italia”, difendi la tua Terra! Partecipa alla Campagna contro il decreto che distrugge il belpaese Mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre due giorni di presidio di comitati e cittadini davanti al parlamento Un attacco all’ambiente senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso. Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto finale delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale” Si arriva al paradosso che le produzioni agricole di qualità, il nostro paesaggio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili quando realizzati in maniera responsabile e senza ulteriore consumo di territorio, non sono attività strategiche a norma di legge. Lo sono, invece, i pozzi e l’economia del petrolio che, oltre a costituire fonti di profitto per poche multinazionali, sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento. Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. Eppure l’industria petrolifera non ha portato alcun vantaggio ai cittadini ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva. Nel Decreto la gestione dei rifiuti è affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo e del riutilizzo delle risorse. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo intere comunità di cittadini. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri dannose alla salute e all’ambiente...
read moreLampedusa, commemorazioni e “Mos Maiorum”
Ammettiamo anche che il 3 ottobre dovesse essere il giorno della memoria, delle corone di fiori deposte in mare sul luogo dell’affondamento per celebrare un rito mediatico di condivisione emotiva. di {Salvatore Altiero}- Associazione A Sud, su [ilfattoquotidiano.it] La memoria serve a capire il passato per vivere il futuro, serve quindi se ispiratrice di cambiamento. È però difficile pensare che fosse questa la miglior forma per tener viva la memoria di una strage impunita. Impunita perché da ottobre 2013 a settembre 2014 i morti sono stati più di 3000, impunita perché si continua a raccontare le migrazioni come un fenomeno senza responsabili, tragedie. Che si fugga dalle guerre e dalla povertà fa parte del senso comune, molto meno interiorizzato è invece il ruolo dell’Occidente nell’alimentare piuttosto che placare le prime e nell’accentuare la seconda attraverso meccanismi di sfruttamento neocoloniale. E ancora meno si conosce un’altra causa emergente di questa strage. Nel 2001, il World Disaster Report indicava per la prima volta degrado ambientale e catastrofi naturali come prima causa di sfollamento e migrazioni. Le stime diffuse dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni parlano di 200-250 milioni di profughi ambientali entro il 2050. A mettere in connessione cambiamento climatico, guerre, emigrazioni, povertà e conflitti sociali, più recentemente, è stato il rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change. Non si sostiene che il global warming sia direttamente causa di guerre e conflitti, ma se ne parla come «moltiplicatore di conflittualità»: con la popolazione mondiale in costante crescita e il contemporaneo degrado o esaurimento delle risorse ambientali, siccità, penuria di cibo, alluvioni, inaspriscono la corsa all’accaparramento di risorse creando le condizioni per conflitti, guerre ed emigrazioni. Il cambiamento climatico è strettamente correlato al modello energetico e non è qui il caso di ricordare i tanti fallimentari proclami riguardo all’abbattimento delle emissioni di Co2. Da ultimo il Climate Change Summit di New York. Basti ricordare che, attualmente, 600 miliardi di dollari a livello europeo sostengono ancora le fonti energetiche fossili contro i 100 delle fonti rinnovabili. Proprio nei paesi in cui la popolazione dipende direttamente da quei servizi ambientali gratuiti che la natura offre in economie di sussistenza, il legame tra povertà e distruzione delle risorse naturali è acuito dai meccanismi di sfruttamento e deprivazione delle risorse ambientali. Un esempio su tutti. Recente la notizia dell’inchiesta che ha coinvolto Descalzi, il nuovo amministratore delegato dell’Eni, e l’ex ad Paolo Scaroni per una tangente da oltre 200 milioni di dollari finalizzata ad ottenere concessioni petrolifere al largo della Nigeria. Estranee al racconto mediatico mainstream sono le conseguenze che il sacrificio del bacino delNiger all’estrazione petrolifera ha per la popolazione. La Nigeria è un caso emblematico per spiegare il legame tra conflitti ambientali e flussi migratori… Continua a leggere su ilfattoquotidiano.it GUARDA IL...
read moreLa sfida del clima. Da New York a Lima aspettando Parigi 2015
L’emergenza climatica non può più attendere. Eppure anche al Climate Summit di New York, passerella per governi e imprese, non si è andati oltre gli enunciati. di {Marica di Pierri}* su [L’Huffington Post**] E si guarda già alla Cop 2015 di Parigi, saltando Lima che invece è alle porte. Il punto della situazione, tra allarmi della comunità scientifica e false soluzioni. La settimana scorsa ha visto catalizzata attorno a New York l’attenzione del mondo politico, dei media e delle organizzazioni sociali di tutto il pianeta. Oltre 120 leader di altrettanti paesi sono accorsi nella città statunitense per partecipare alla 69esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in programma dal 22 al 28 settembre. Al suo interno, per fortissimo volere del segretario generale Ban Ki Moon, si è celebrata, il 23 settembre, una edizione straordinaria del Climate Summit incaricato di gettare le basi, al di là delle usuali, vaghe dichiarazioni di principio, per l’accordo globale sul clima destinato a sostituire l’ormai sepolto protocollo di Kyoto. Nonostante la preoccupazione generale emersa dai report della scienza e dalle parole degli intervenuti, e nonostante il prossimo appuntamento Onu sul clima sia, a breve, la 20esima Conferenza delle Parti che si terrà a Lima a fine 2014, la sigla dell’accordo – e le aspettative generali – sono rimandate di un altro anno e riversate sull’appuntamento successivo: la 21esima Cop che si terrà a Parigi nel dicembre 2015. Dalla disamina seguente, che incrocia i dossier della comunità scientifica sui rischi dei cambiamenti climatici e i proclami e documenti elaborati da governi e organismi internazionali chiamati a rispondere all’allarme, è evidente l’inadeguatezza delle strategie sin qui messe in campo e la sostanziale inutilità delle buone intenzioni espresse a New York in assenza di una chiara ed immediata assunzione di responsabilità che si traduca in tempestive e concrete misure di riduzione delle emissioni. {Continua a leggere} *Marica di Pierri, Presidente del CDCA e attivista dell’associazione A Sud **Articolo pubblicato su huffingtonpost.it, 1 ottobre...
read moreCINERGY – Citizens for Energy
E’ scaricabile online la versione inglese della pubblicazione “Cinergy – Citizens for Energy“, realizzata nell’ambito del progetto europeo Cinergy da A Sud e dalle amministrazioni locali, le organizzazioni della società civile e i centri di formazione attivi nel settore energetico in Italia, Gran Bretagna, Slovenia, Croazia, Bulgaria e Romania che compongono il partenariato di progetto. Giunto alla sua conclusione dopo un anno e mezzo, il progetto CINERGY ha permesso di raccogliere e scambiare esperienze, competenze e buone pratiche in ambito di energie rinnovabili e gestione partecipata dell’energia. La pubblicazione raccoglie il frutto del lavoro di 20 focus group realizzati dal 2012 ad oggi in tutti i paesi partner e dei 4 workshop internazionali di Cinergy ai quali il CDCA aveva attivamente partecipato. Partendo dall’analisi dello stato dell’arte sulle le politiche, le direttive e gli strumenti europei in materia di energia rinnovabile e democrazia energetica, fornendo riflessioni circa elementi di criticità e formulando raccomandazioni per una più efficace strategia europea di transizione energetica, la pubblicazione mantiene un focus specifico sulle metodologie e le strategie di comunicazione e partecipazione da mettere in atto al fine di favorire una gestione democratica, equa e partecipata dell’energia, intesa come bene comune e servizio essenziale. Scarica la pubblicazione (in inglese) Vai al progetto...
read moreEl Salvador’s Future to be Decided by International Tribunal?
On September 15th, an international tribunal began hearing arguments in the case of Pacific Rim vs. El Salvador – a case that will affect millions of Salvadoran people. At issue is whether the government and people of El Salvador should have to pay $301 million USD for upholding the nation’s social and environmental protections – in this case by refusing to allow Canada-based Pacific Rim Mining Corporation to operate a mine that does not satisfy requirements under Salvadoran law. Outside the tribunal, CIEL joined a broad coalition from labor, environment, immigrant, faith, and trade sectors on September 15th to protest the World Bank Group’s International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) as it began deliberating the merits of the case. Trade and investment laws that the US has championed in recent decades (and continues to actively promote in the US-EU trade negotiations) allow corporations to sue governments when companies believe their future profits are threatened by government actions. Investor-state arbitration is an affront to democracy, allowing companies to blackmail States for implementing environmental and human rights policies in the public interest, and it is an extortion tactic being replicated around the globe. In El Salvador, Pacific Rim received an exploration license in 2009, but as popular resistance to the potential toxic threats of mining grew, the government began a process to evaluate the impacts of mining. Pacific Rim, which had never been granted an extraction license, then sued El Salvador. CIEL has supported the National Roundtable Against Metallic Mining in submitting amicus briefs to support El Salvador’s position. These amicus briefs argue that the dispute was actually the expression of Pacific Rim’s dissatisfaction with the democratic processes in El Salvador around environmental protection and sustainable development. The briefs also argued that El Salvador’s actions had to be viewed in light of human rights and environmental law, which requires the State to adopt a robust environmental legal framework to protect the rights of persons threatened by risky activities, such as mining. The briefs also show how the presence of Pacific Rim in the country has resulted in violence against environmental defenders; four members of the anti-mining community have been killed. There are many critiques of the ICSID. One is that the tribunal operates in near total secrecy. Another is that one of the central issues debated in the hearing concerns the application of El Salvador’s internal law; however, none of the tribunal members are steeped in Salvadoran law. Salvadorans are firm in their resolve in saying “yes to life and no to mining.” Pacific Rim, however, has not reconsidered its destructive mining project. In 2013, OceanaGold acquired Pacific Rim, providing it with the money needed to pay its legal bills and continue the lawsuit. The case of Pacific Rim vs. El Salvador will have lasting ramifications. Already, we have seen governments cave to mining interests over just the threat of an investor-state lawsuit, such as in Guatemala where the government refused to suspend operations at the Marlin mine per the recommendations of the Inter-American Commission on Human Rights citing a fear of investor-state arbitration. Meanwhile, some States are withdrawing support for investor-state arbitration or are refusing to sign new trade agreements that include this provision to ensure that corporate profits cannot supersede domestic law. While mining companies hope for...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.