Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Lampedusa, commemorazioni e “Mos Maiorum”
Ammettiamo anche che il 3 ottobre dovesse essere il giorno della memoria, delle corone di fiori deposte in mare sul luogo dell’affondamento per celebrare un rito mediatico di condivisione emotiva. di {Salvatore Altiero}- Associazione A Sud, su [ilfattoquotidiano.it] La memoria serve a capire il passato per vivere il futuro, serve quindi se ispiratrice di cambiamento. È però difficile pensare che fosse questa la miglior forma per tener viva la memoria di una strage impunita. Impunita perché da ottobre 2013 a settembre 2014 i morti sono stati più di 3000, impunita perché si continua a raccontare le migrazioni come un fenomeno senza responsabili, tragedie. Che si fugga dalle guerre e dalla povertà fa parte del senso comune, molto meno interiorizzato è invece il ruolo dell’Occidente nell’alimentare piuttosto che placare le prime e nell’accentuare la seconda attraverso meccanismi di sfruttamento neocoloniale. E ancora meno si conosce un’altra causa emergente di questa strage. Nel 2001, il World Disaster Report indicava per la prima volta degrado ambientale e catastrofi naturali come prima causa di sfollamento e migrazioni. Le stime diffuse dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni parlano di 200-250 milioni di profughi ambientali entro il 2050. A mettere in connessione cambiamento climatico, guerre, emigrazioni, povertà e conflitti sociali, più recentemente, è stato il rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change. Non si sostiene che il global warming sia direttamente causa di guerre e conflitti, ma se ne parla come «moltiplicatore di conflittualità»: con la popolazione mondiale in costante crescita e il contemporaneo degrado o esaurimento delle risorse ambientali, siccità, penuria di cibo, alluvioni, inaspriscono la corsa all’accaparramento di risorse creando le condizioni per conflitti, guerre ed emigrazioni. Il cambiamento climatico è strettamente correlato al modello energetico e non è qui il caso di ricordare i tanti fallimentari proclami riguardo all’abbattimento delle emissioni di Co2. Da ultimo il Climate Change Summit di New York. Basti ricordare che, attualmente, 600 miliardi di dollari a livello europeo sostengono ancora le fonti energetiche fossili contro i 100 delle fonti rinnovabili. Proprio nei paesi in cui la popolazione dipende direttamente da quei servizi ambientali gratuiti che la natura offre in economie di sussistenza, il legame tra povertà e distruzione delle risorse naturali è acuito dai meccanismi di sfruttamento e deprivazione delle risorse ambientali. Un esempio su tutti. Recente la notizia dell’inchiesta che ha coinvolto Descalzi, il nuovo amministratore delegato dell’Eni, e l’ex ad Paolo Scaroni per una tangente da oltre 200 milioni di dollari finalizzata ad ottenere concessioni petrolifere al largo della Nigeria. Estranee al racconto mediatico mainstream sono le conseguenze che il sacrificio del bacino delNiger all’estrazione petrolifera ha per la popolazione. La Nigeria è un caso emblematico per spiegare il legame tra conflitti ambientali e flussi migratori… Continua a leggere su ilfattoquotidiano.it GUARDA IL...
read moreLa sfida del clima. Da New York a Lima aspettando Parigi 2015
L’emergenza climatica non può più attendere. Eppure anche al Climate Summit di New York, passerella per governi e imprese, non si è andati oltre gli enunciati. di {Marica di Pierri}* su [L’Huffington Post**] E si guarda già alla Cop 2015 di Parigi, saltando Lima che invece è alle porte. Il punto della situazione, tra allarmi della comunità scientifica e false soluzioni. La settimana scorsa ha visto catalizzata attorno a New York l’attenzione del mondo politico, dei media e delle organizzazioni sociali di tutto il pianeta. Oltre 120 leader di altrettanti paesi sono accorsi nella città statunitense per partecipare alla 69esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in programma dal 22 al 28 settembre. Al suo interno, per fortissimo volere del segretario generale Ban Ki Moon, si è celebrata, il 23 settembre, una edizione straordinaria del Climate Summit incaricato di gettare le basi, al di là delle usuali, vaghe dichiarazioni di principio, per l’accordo globale sul clima destinato a sostituire l’ormai sepolto protocollo di Kyoto. Nonostante la preoccupazione generale emersa dai report della scienza e dalle parole degli intervenuti, e nonostante il prossimo appuntamento Onu sul clima sia, a breve, la 20esima Conferenza delle Parti che si terrà a Lima a fine 2014, la sigla dell’accordo – e le aspettative generali – sono rimandate di un altro anno e riversate sull’appuntamento successivo: la 21esima Cop che si terrà a Parigi nel dicembre 2015. Dalla disamina seguente, che incrocia i dossier della comunità scientifica sui rischi dei cambiamenti climatici e i proclami e documenti elaborati da governi e organismi internazionali chiamati a rispondere all’allarme, è evidente l’inadeguatezza delle strategie sin qui messe in campo e la sostanziale inutilità delle buone intenzioni espresse a New York in assenza di una chiara ed immediata assunzione di responsabilità che si traduca in tempestive e concrete misure di riduzione delle emissioni. {Continua a leggere} *Marica di Pierri, Presidente del CDCA e attivista dell’associazione A Sud **Articolo pubblicato su huffingtonpost.it, 1 ottobre...
read moreCINERGY – Citizens for Energy
E’ scaricabile online la versione inglese della pubblicazione “Cinergy – Citizens for Energy“, realizzata nell’ambito del progetto europeo Cinergy da A Sud e dalle amministrazioni locali, le organizzazioni della società civile e i centri di formazione attivi nel settore energetico in Italia, Gran Bretagna, Slovenia, Croazia, Bulgaria e Romania che compongono il partenariato di progetto. Giunto alla sua conclusione dopo un anno e mezzo, il progetto CINERGY ha permesso di raccogliere e scambiare esperienze, competenze e buone pratiche in ambito di energie rinnovabili e gestione partecipata dell’energia. La pubblicazione raccoglie il frutto del lavoro di 20 focus group realizzati dal 2012 ad oggi in tutti i paesi partner e dei 4 workshop internazionali di Cinergy ai quali il CDCA aveva attivamente partecipato. Partendo dall’analisi dello stato dell’arte sulle le politiche, le direttive e gli strumenti europei in materia di energia rinnovabile e democrazia energetica, fornendo riflessioni circa elementi di criticità e formulando raccomandazioni per una più efficace strategia europea di transizione energetica, la pubblicazione mantiene un focus specifico sulle metodologie e le strategie di comunicazione e partecipazione da mettere in atto al fine di favorire una gestione democratica, equa e partecipata dell’energia, intesa come bene comune e servizio essenziale. Scarica la pubblicazione (in inglese) Vai al progetto...
read moreEl Salvador’s Future to be Decided by International Tribunal?
On September 15th, an international tribunal began hearing arguments in the case of Pacific Rim vs. El Salvador – a case that will affect millions of Salvadoran people. At issue is whether the government and people of El Salvador should have to pay $301 million USD for upholding the nation’s social and environmental protections – in this case by refusing to allow Canada-based Pacific Rim Mining Corporation to operate a mine that does not satisfy requirements under Salvadoran law. Outside the tribunal, CIEL joined a broad coalition from labor, environment, immigrant, faith, and trade sectors on September 15th to protest the World Bank Group’s International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) as it began deliberating the merits of the case. Trade and investment laws that the US has championed in recent decades (and continues to actively promote in the US-EU trade negotiations) allow corporations to sue governments when companies believe their future profits are threatened by government actions. Investor-state arbitration is an affront to democracy, allowing companies to blackmail States for implementing environmental and human rights policies in the public interest, and it is an extortion tactic being replicated around the globe. In El Salvador, Pacific Rim received an exploration license in 2009, but as popular resistance to the potential toxic threats of mining grew, the government began a process to evaluate the impacts of mining. Pacific Rim, which had never been granted an extraction license, then sued El Salvador. CIEL has supported the National Roundtable Against Metallic Mining in submitting amicus briefs to support El Salvador’s position. These amicus briefs argue that the dispute was actually the expression of Pacific Rim’s dissatisfaction with the democratic processes in El Salvador around environmental protection and sustainable development. The briefs also argued that El Salvador’s actions had to be viewed in light of human rights and environmental law, which requires the State to adopt a robust environmental legal framework to protect the rights of persons threatened by risky activities, such as mining. The briefs also show how the presence of Pacific Rim in the country has resulted in violence against environmental defenders; four members of the anti-mining community have been killed. There are many critiques of the ICSID. One is that the tribunal operates in near total secrecy. Another is that one of the central issues debated in the hearing concerns the application of El Salvador’s internal law; however, none of the tribunal members are steeped in Salvadoran law. Salvadorans are firm in their resolve in saying “yes to life and no to mining.” Pacific Rim, however, has not reconsidered its destructive mining project. In 2013, OceanaGold acquired Pacific Rim, providing it with the money needed to pay its legal bills and continue the lawsuit. The case of Pacific Rim vs. El Salvador will have lasting ramifications. Already, we have seen governments cave to mining interests over just the threat of an investor-state lawsuit, such as in Guatemala where the government refused to suspend operations at the Marlin mine per the recommendations of the Inter-American Commission on Human Rights citing a fear of investor-state arbitration. Meanwhile, some States are withdrawing support for investor-state arbitration or are refusing to sign new trade agreements that include this provision to ensure that corporate profits cannot supersede domestic law. While mining companies hope for...
read moreColombia, more than three decades of toxic sprayings. Enough!
It is unfortunate that 35 years after the first chemical spraying in the Sierra Nevada de Santa Marta, we are still writing about aerial sprayings in Colombia, demanding the current government to definitely defer an ecocide and incompetent policy. [by{ Amira Armenta} on [TNI->http://www.tni.org/article/colombia-more-three-decades-toxic-sprayings-enough]] It is unfortunate that 35 years after the first chemical spraying in the Sierra Nevada de Santa Marta, we are still writing about aerial sprayings in Colombia, demanding the current government – how many governments have not happened since! – to definitely defer an ecocide and incompetent policy. Throughout these years we have seen increasing national and international voices opposing the spraying of coca with the herbicide Roundup (glyphosate). To the protests of the affected rural communities, soon began to join environmental and human rights NGOs, political groups, a neighboring country (Ecuador) affected by the spraying at the border, researchers associated with respectable academic institutions, the Inter-American Commission on Human Rights (IACHR), and more recently even the United Nations. Indeed, the Office of the UN High Commissioner sent on March 31, 2014 a letter to the Colombian Government requesting information “concerning the harmful effects of the resumption of watering airborne chemicals (spraying) of illicit crops in Colombia.” The letter was signed by Anand Grover, Special Rapporteur on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standardof physical and mental health, and Jorge Anaya, Special Rapporteur on the rights of indigenous peoples. In this letter, after a description of the concerns of rural and indigenous communities by “water pollution, poisoning of livestock, and loss of food crops due to the explosion to aerial spraying” the Special Rapporteurs called on the Government to inform on the following points: 1. Are the presented allegations factually correct? 2. Has any complaint by or in the name of any victim has been presented? 3. Please, provide details on the measures taken by the Government to assure the protection of the human rights to physical and mental health, water and food of affected farmers and indigenous peoples. Has the Colombian government responded to the questions posed by the UN Special Rapporteurs? What has the Government responded to the allegations that fumigations cause significant adverse impacts on health and food security of farmers and indigenous peoples? After three decades of toxic fumigation a large number of claims and convictions to the State have been accumulated, as well as extensive scientific and technical literature demonstrating the harmful effects of systematic use of herbicides on forests and jungles. However, the perpetuation of the ‘war on drugs’ has ignored all evidence to the detriment of human health and the flora and fauna of the large regions subject to intense fumigation for many years now. Such literature (studies, surveys, fieldwork, newspaper reports) that anyone can access through the internet would provide the answers to the questions raised by the UN Special Rapporteurs. Although the extent of chemical sprayings has been reduced in recent years – according to UNODC, Colombia counternarcotics police sprayed in 2013 a total of 47.053 hectares of coca, 53% less than the previous year – and, even after a long battle, at least now chemical spraying is prohibited in national parks, the strategy as such remains authorized, prolonging its negative impacts such as displacement of crops into new territories and...
read moreCinergy – Citizens for Energy
The new publication by A Sud and the European network “Cinergy” { We are pleased to inform you that the e-book “Cinergy – Citizens for Energy” is now available, free to download. } This publication is the result of the European project CINERGY, carried out by A Sud, together with local authorities, civil society organisations, NGOs and training providers active in the energy field in Italy, Great Britain, Slovenia, Croatia, Bulgaria and Romania. Having reached its conclusion after a year and a half, CINERGY has been an extraordinary opportunity to collect and exchange experiences, expertise and good practices in the field of community energy and energy democracy throughout Europe. The publication gathers the results of 20 local focus groups – conducted from 2012 to today in all 6 partner countries – and of 4 international workshops to which CDCA had actively participated. Starting from an analysis of the state of the art on European strategies, directives and tools in the field of renewable energy and energy democracy, this study aims to spur new reflections towards the development of recommendations for a more effective European energy strategy, based on the idea of energy as a common good and essential service. A specific focus is dedicated to the methodologies and strategies of communication and participation to be implemented in order to foster a democratic, equitable and participatory energy management. The CINERGY Project has recognised that different States have different approaches and concepts regarding community owned renewable energy. This is not conducive to the future development of community energy across the EU. However, the benefits of community owned renewable energy are tangible, supporting communities and adding to community and regional resilience. This is why A Sud, and all participants of the CINERGY Project, call upon the EU Commission, and in particular the EU Energy Council, to recognise Community Energy as a growth sector and to support the development of a trans-national group: Community Energy Europe. More info at: www.cinergyproject.eu The CINERGY project is funded by the European Commission through the programme LLP Grundtvig. Partnership: Ce.S.F.Or. (Italy), A Sud (Italy), CIPRA (Slovenia), Za Zemiata (Bulgaria), Prietenii Pamantului (Romania), Low Carbon Communities Network (UK), DOOR (Croatia), London Borough of Haringey (UK). Download “Cinergy | Citizens for...
read moreSabbie bituminose in arrivo in Sardegna
Sono migliaia di tonnellate di greggio ad alto concentrato di zolfo. E trasportano potenzialmente cambiamento climatico e inquinamento. Dopo l’opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani, nel tentativo di bloccare la produzione e l’esportazione del greggio tra i più inquinanti del pianeta, i petrolieri canadesi provano la carta europea. di{ A.Zoratti e R.Bolini } su [Comune-Info] E la porta di entrata, manco a dirlo, è l’Italia. Chiudere i battenti, in questo caso, sarebbe un contributo alle lotte dei nativi americani, dei movimenti ecologisti e un fermo stop all’esportazione di combustibili fossili, fonte di profitti certi per le aziende petrolifere e di un impatto insostenibile sul futuro della terra E’ la Minerva Gloria: quasi 250 metri di lunghezza per 44 di altezza, per decine di migliaia di tonnellate di stazza. E’ la petroliera che si è aggiudicata un trasporto speciale da una multinazionale altrettanto speciale, la Suncor Energy Inc., la più grande impresa di estrazione petrolifera e di gas di tutto il Canada. E quello che è stato caricato nella stiva della Minerva Gloria è la nuova ricchezza del Governo di Ottawa: petrolio ottenuto dallo sfruttamento delle sabbie bituminose e dei pozzi dell’Alberta. Un vero e proprio carico di cambiamento climatico che, lasciato il porto di Sorel-Tracy e attraversato il fiume San Lorenzo verso l’Atlantico avrà un’unica destinazione: il Mar Mediterraneo e, precisamente, le raffinerie di Sarroch, in provincia di Cagliari, cittadina letteralmente devastata come lo sono tutte le altre prese di mira dai petrolieri (aria avvelenata, morti sul lavoro, tassi di tumori alle stelle, frequenti sversamenti e rilasci di materiale tossico nell’ambiente…). La Sardegna, almeno secondo le prime intenzioni dell’impresa petrolifere canadese, sarà il porto di sbarco del primo vero e proprio carico di petrolio canadese in Europa. Un primato poco invidiabile e a rischio contestazioni, al punto che la stessa portavoce della Suncor, Sneh Seetal, nelle sue dichiarazioni all’agenzia di stampa Reuters ha evitato di precisare il porto di sbarco. “Il Canada e gli Stati uniti rimangono i nostri mercati chiave – ha detto – ma è importante trovare nuovi clienti anche al di fuori del Nord America”. Una strategia favorita dalla crisi russa e dai bassi prezzi che vengono riscontrati in Canada, dettati da sovrapproduzione di greggio. Ma anche dalla forte opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani *Articolo pubblicato su comune-info.net, 28 settembre...
read moreApre lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale!
Da Martedì 7 ottobre 2014 è aperto presso il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale Lo sportello, istituito grazie al [progetto di volontariato SIGAS->https://cdca.it/spip.php?article2414] vuole offrire alla cittadinanza un servizio di informazione e orientamento sui temi della giustizia ambientale, della contaminazione ambientale e i suoi impatti e dei conflitti ambientali. Lo sportello ambientale è stato pensato per essere un servizio a disposizione della cittadinanza in relazione ai conflitti ambientali presenti nella Provincia di Roma e nel Lazio: un luogo di ascolto e di scambio che possa offrire ai singoli e ai comitati informazioni aggiornate e attendibili sulla situazione socio-ambientale ma che possa anche facilitare la tessitura di una rete di contatti e di collaborazioni tra comitati, associazioni, enti locali, esperti, tecnici ed altri attori operanti nel contesto ambientale ed agevolare infine i cittadini nell’avere accesso a questi contatti. Con il supporto dell’équipe di A Sud e del CDCA, il servizio è gestito dai volontari SIGAS, giovani tra 20 e 28 anni, che negli ultimi mesi hanno seguito una formazione continua e hanno svolto attività di ricerc’azione in collaborazione con l’associazione A Sud e il CDCA su casi di conflitti ambientali nel Lazio. * * * -* Per saperne di più sul progetto, visita la pagina sul nostro sito:[ Progetto SIGAS->https://cdca.it/spip.php?article2414] -* Per ricevere informazione o chiedere consulenza: Scrivi allo sportello a: sportello.sigas@gmail.com -* Vieni a trovarci ogni martedì e giovedì tra le 10.00 e le 17.00 al CDCA, Largo Gassman, 2, 00197 Roma | [Dove...
read moreShale gas, il miraggio sta già svanendo
Il successo dell’estrazione di petrolio e gas da giacimenti non convenzionali, in particolare le formazioni di scisti (in inglese shale), è uno dei rari raggi di luce negli anni bui di Grande Recessione. di {Fabio Scacciavillani} su [Il Fatto Quotidiano] L’impatto è stato impressionante Da quattro annigli Usa sono il maggior produttore di gas al mondo e da inizio 2014, con l’equivalente di 11 milioni di barili di petrolio al giorno, sono in testa alla produzione globale di idrocarburi. Il prezzo del gas naturale negli Usa, che a giugno del 2008 aveva superato i 12 dollari per milione di Btu (British thermal units, l’unità di misura più diffusa per il prezzo del gas), piombò a meno di 3 dollari a settembre 2009 e poi fino a un minimo di 2 dollari nell’aprile del 2012. Oggi il prezzo si aggira intorno ai 4 dollari per mBtu. Gli Usa un tempo rassegnati a massicce importazioni di gas liquefatto dal Qatar ora pianificano di esportare verso l’Europa(dove il gas vale 10 dollari per mBtu) e il ricco mercato asiatico (in Giappone il prezzo è circa 15 dollari) e addirittura verso il Medio Oriente. In taluni settori manifatturieri, inclusi quelli che avevano trasferito le fabbriche in Asia o Messico, ora i costi energetici contenuti (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) rendono gli Stati Uniti una localizzazione competitiva. L’ottimismo generato da questa manna energetica ha indotto a prevedere che gli Usa possano raggiungere l’autosufficienza energetica nel 2020. Tale epocale inversione non ha sconquassato solo l’economia, ma ha anche accentuato l’istinto isolazionista dell’America profonda e di Barack Obama. Il presidente infatti ha trascurato Libia, Siria, Iraq e teatri di guerra che un tempo avrebbero acceso l’allarme rosso alla Casa Bianca e si è ridestato lentamente dal torpore geopolitico solo di fronte agli sgozzamenti. Sull’approvvigionamento energetico classe politica,Pentagono, società petrolifere e Wall Street (che ha riversato cascate di dollari su progetti targati shale) dopo decenni di patemi e tensioni sono convinti di potersi rilassare. Tuttavia da questo altare di certezze si odono mandibole di tarli in piena attività: i successi iniziali sono stati inopinatamente proiettati nel futuro per attirare capitali e gonfiare l’ennesima bolla. Una serie di studi del Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas – una tra le più autorevoli think tank in campo energetico – ha rielaborato le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati fin qui rilevati nei maggiori giacimenti. Tali studi condotti da geologi, economisti e ingegneri forniscono un’analisi, disaggregata per singolo pozzo, fino al 2030 sulla base di diversi scenari di prezzo (che determinano la convenienza economica dell’estrazione). Emerge che, in contrasto con le iniziali proiezioni, la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi. Per compensare il rapido declino dei primi pozzi (più promettenti e meno costosi) si deve trivellare più intensamente e con tecnologie più sofisticate e i costi si impennano. Piani di investimento e aspettative di profitti rischiano di trasformarsi in perdite per azionisti e finanziatori incauti. Da altri grandi giacimenti di shale gas sfruttati da minor tempo, come Haynesville e Marcellus, si temono analoghi dispiaceri. Oltre al gas, anche i dati dai pozzi di petrolio da scisti di Eagle Ford...
read moreTAP | La Puglia marcia contro il gasdotto
A San Foca, il corteo del M5S contro il condotto che nel 2020 porterà in Italia e Europa il Gas da Baku (Azerbagian): 40 miliardi per un progetto che non ci serve e devasterà un tratto di costa bellissimo. Grillo attacca Vendola: “Si sveglia solo ora: vada a casa”. [di {Antonio Massari} sul Il Fatto Quotidiano*] Quanto siano lontane Berlino e Bruxelles, dalla spiaggia di San Foca, lo sanno bene i salentini: da qui s’è mosso un viavai di generazioni di emigranti. Ma a Baku non ci avevano mai pensato. Eppure dal 12 settembre Berlino, Baku e Bruxelles sono molto più vicine a questa spiaggia che d’estate è invasa dai turisti: il gas che –secondo le intenzioni del governo Renzi – approderà su questa costa conviene più all’Ue che all’Italia e, meno che mai, sembra convenire alla Puglia e alla piccola cittadina di Melendugno. A giudicare dai dati, insomma, il governo ha preso questa decisione: sacrificare un lembo di costa, dove il vero patrimonio è il turismo, per il superiore interesse dell’approvvigionamento energetico dell’Unione. E qui in Salento non l’hanno presa bene. Il cielo è plumbeo, il caldo ti si appiccica sulla pelle, quando nel pomeriggio parte il corteo di contestazione alla Tap – acronimo di Trans Adriatic Pipeline – che attende l’arrivo di Beppe Grillo. Le telecamere, prima dell’arrivo del comico e all’inizio della marcia, sono tutte per la senatrice del M5S Barbara Lezzi. Eppure c’è un dettaglio stonato: il movimento NoTap, nato circa tre anni fa, diserta l’appuntamento. Gli attivisti sono convinti che si tratti di un’operazione ambigua, con il M5S che per un verso è compagno di lotta, ma per l’altro “mette il cappello sulla protesta”, a fini elettorali, visto che in Puglia, tra pochi mesi, si vota per le elezioni regionali. E così, mentre in centinaia sfilano verso il centro di Melendugno, in attesa del comizio di Grillo, il tramonto scende su questa spiaggia dove – secondo il progetto – la “talpa” scaverà il “mini tunnel” che poi porterà porterà il gas sulla terra ferma. “Non si tratta soltanto di un problema ambientale – spiegano Marco e Graziano, del movimento NoTap –anzi mettiamola così: la nostra protesta è nata innanzitutto da considerazioni sull’impatto ambientalistico ma, giorno dopo giorno, abbiamo capito che c’è di più: quest’opera è inutile, serve soltanto a chi la costruisce, ma non porterà alcun beneficio né ai salentini, né agli italiani. Non abbiamo bisogno di questo gas”. In effetti, se prendiamo in considerazione il settore termoelettrico, il consumo di gas in Italia è arretrato ai livelli del 2002, con un calo di circa 9 miliardi di metri cubi. Dopo una spesa di ben 900 milioni di euro, e 11 anni tra lavori e iter burocratici, il rigassificatore di Livorno langue perché ha poco o nulla da erogare: a maggio non era stato ancora firmato un solo contratto per raccogliere gas liquido da dirottare alla rete di Snam. “I consumi del gas sono in netto calo – continua Marco – e quindi: questo gasdotto a chi serve? Se non è finalizzato al consumi di gas, secondo noi, è finalizzato soltanto all’opera in se”. Cioè a far muovere i 40 miliardi di costo complessivo: “E per questo vedremo sbancare almeno 40 metri di costa, inclusi ulivi secolari e querce, per circa un chilometro e...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.