CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoro

L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
  • Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
    Leggi l’articolo /Ascolta su Scanner

 

  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner

Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
    Leggi l’articolo
  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
    Guarda la diretta
  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
    Leggi l’articolo
  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
    Leggi l’articolo
    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

Leggi l’articolo

 

  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
Leggi l’articolo

  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
    Leggi l’articolo
  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
    Leggi il comunicato
  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
    Leggi l’articolo
  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
    Leggi l’articolo
  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
    Leggi l’articolo
  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
    Leggi l’articolo
  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
    Leggi l’articolo
  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
    Leggi l’articolo
  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
    Guarda la diretta
  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
    Leggi l’articolo
  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
    Leggi l’articolo
  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
    Leggi l’articolo
  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Colombia, more than three decades of toxic sprayings. Enough!

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Colombia, more than three decades of toxic sprayings. Enough!

Colombia, more than three decades of toxic sprayings. Enough!

It is unfortunate that 35 years after the first chemical spraying in the Sierra Nevada de Santa Marta, we are still writing about aerial sprayings in Colombia, demanding the current government to definitely defer an ecocide and incompetent policy. [by{ Amira Armenta} on [TNI->http://www.tni.org/article/colombia-more-three-decades-toxic-sprayings-enough]] It is unfortunate that 35 years after the first chemical spraying in the Sierra Nevada de Santa Marta, we are still writing about aerial sprayings in Colombia, demanding the current government – how many governments have not happened since! – to definitely defer an ecocide and incompetent policy. Throughout these years we have seen increasing national and international voices opposing the spraying of coca with the herbicide Roundup (glyphosate). To the protests of the affected rural communities, soon began to join environmental and human rights NGOs, political groups, a neighboring country (Ecuador) affected by the spraying at the border, researchers associated with respectable academic institutions, the Inter-American Commission on Human Rights (IACHR), and more recently even the United Nations. Indeed, the Office of the UN High Commissioner sent on March 31, 2014 a letter to the Colombian Government requesting information “concerning the harmful effects of the resumption of watering airborne chemicals (spraying) of illicit crops in Colombia.” The letter was signed by Anand Grover, Special Rapporteur on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standardof physical and mental health, and Jorge Anaya, Special Rapporteur on the rights of indigenous peoples. In this letter, after a description of the concerns of rural and indigenous communities by “water pollution, poisoning of livestock, and loss of food crops due to the explosion to aerial spraying” the Special Rapporteurs called on the Government to inform on the following points: 1. Are the presented allegations factually correct? 2. Has any complaint by or in the name of any victim has been presented? 3. Please, provide details on the measures taken by the Government to assure the protection of the human rights to physical and mental health, water and food of affected farmers and indigenous peoples. Has the Colombian government responded to the questions posed by the UN Special Rapporteurs? What has the Government responded to the allegations that fumigations cause significant adverse impacts on health and food security of farmers and indigenous peoples? After three decades of toxic fumigation a large number of claims and convictions to the State have been accumulated, as well as extensive scientific and technical literature demonstrating the harmful effects of systematic use of herbicides on forests and jungles. However, the perpetuation of the ‘war on drugs’ has ignored all evidence to the detriment of human health and the flora and fauna of the large regions subject to intense fumigation for many years now. Such literature (studies, surveys, fieldwork, newspaper reports) that anyone can access through the internet would provide the answers to the questions raised by the UN Special Rapporteurs. Although the extent of chemical sprayings has been reduced in recent years – according to UNODC, Colombia counternarcotics police sprayed in 2013 a total of 47.053 hectares of coca, 53% less than the previous year – and, even after a long battle, at least now chemical spraying is prohibited in national parks, the strategy as such remains authorized, prolonging its negative impacts such as displacement of crops into new territories and...

read more

Cinergy – Citizens for Energy

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Cinergy – Citizens for Energy

Cinergy – Citizens for Energy

The new publication by A Sud and the European network “Cinergy” { We are pleased to inform you that the e-book “Cinergy – Citizens for Energy” is now available, free to download. } This publication is the result of the European project CINERGY, carried out by A Sud, together with local authorities, civil society organisations, NGOs and training providers active in the energy field in Italy, Great Britain, Slovenia, Croatia, Bulgaria and Romania. Having reached its conclusion after a year and a half, CINERGY has been an extraordinary opportunity to collect and exchange experiences, expertise and good practices in the field of community energy and energy democracy throughout Europe. The publication gathers the results of 20 local focus groups – conducted from 2012 to today in all 6 partner countries – and of 4 international workshops to which CDCA had actively participated. Starting from an analysis of the state of the art on European strategies, directives and tools in the field of renewable energy and energy democracy, this study aims to spur new reflections towards the development of recommendations for a more effective European energy strategy, based on the idea of energy as a common good and essential service. A specific focus is dedicated to the methodologies and strategies of communication and participation to be implemented in order to foster a democratic, equitable and participatory energy management. The CINERGY Project has recognised that different States have different approaches and concepts regarding community owned renewable energy. This is not conducive to the future development of community energy across the EU. However, the benefits of community owned renewable energy are tangible, supporting communities and adding to community and regional resilience. This is why A Sud, and all participants of the CINERGY Project, call upon the EU Commission, and in particular the EU Energy Council, to recognise Community Energy as a growth sector and to support the development of a trans-national group: Community Energy Europe. More info at: www.cinergyproject.eu The CINERGY project is funded by the European Commission through the programme LLP Grundtvig. Partnership: Ce.S.F.Or. (Italy), A Sud (Italy), CIPRA (Slovenia), Za Zemiata (Bulgaria), Prietenii Pamantului (Romania), Low Carbon Communities Network (UK), DOOR (Croatia), London Borough of Haringey (UK). Download “Cinergy | Citizens for...

read more

Sabbie bituminose in arrivo in Sardegna

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Sabbie bituminose in arrivo in Sardegna

Sabbie bituminose in arrivo in Sardegna

Sono migliaia di tonnellate di greggio ad alto concentrato di zolfo. E trasportano potenzialmente cambiamento climatico e inquinamento. Dopo l’opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani, nel tentativo di bloccare la produzione e l’esportazione del greggio tra i più inquinanti del pianeta, i petrolieri canadesi provano la carta europea. di{ A.Zoratti e R.Bolini } su [Comune-Info] E la porta di entrata, manco a dirlo, è l’Italia. Chiudere i battenti, in questo caso, sarebbe un contributo alle lotte dei nativi americani, dei movimenti ecologisti e un fermo stop all’esportazione di combustibili fossili, fonte di profitti certi per le aziende petrolifere e di un impatto insostenibile sul futuro della terra E’ la Minerva Gloria: quasi 250 metri di lunghezza per 44 di altezza, per decine di migliaia di tonnellate di stazza. E’ la petroliera che si è aggiudicata un trasporto speciale da una multinazionale altrettanto speciale, la Suncor Energy Inc., la più grande impresa di estrazione petrolifera e di gas di tutto il Canada. E quello che è stato caricato nella stiva della Minerva Gloria è la nuova ricchezza del Governo di Ottawa: petrolio ottenuto dallo sfruttamento delle sabbie bituminose e dei pozzi dell’Alberta. Un vero e proprio carico di cambiamento climatico che, lasciato il porto di Sorel-Tracy e attraversato il fiume San Lorenzo verso l’Atlantico avrà un’unica destinazione: il Mar Mediterraneo e, precisamente, le raffinerie di Sarroch, in provincia di Cagliari, cittadina letteralmente devastata come lo sono tutte le altre prese di mira dai petrolieri (aria avvelenata, morti sul lavoro, tassi di tumori alle stelle, frequenti sversamenti e rilasci di materiale tossico nell’ambiente…). La Sardegna, almeno secondo le prime intenzioni dell’impresa petrolifere canadese, sarà il porto di sbarco del primo vero e proprio carico di petrolio canadese in Europa. Un primato poco invidiabile e a rischio contestazioni, al punto che la stessa portavoce della Suncor, Sneh Seetal, nelle sue dichiarazioni all’agenzia di stampa Reuters ha evitato di precisare il porto di sbarco. “Il Canada e gli Stati uniti rimangono i nostri mercati chiave – ha detto – ma è importante trovare nuovi clienti anche al di fuori del Nord America”. Una strategia favorita dalla crisi russa e dai bassi prezzi che vengono riscontrati in Canada, dettati da sovrapproduzione di greggio. Ma anche dalla forte opposizione dei movimenti ambientalisti nordamericani *Articolo pubblicato su comune-info.net, 28 settembre...

read more

Apre lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale!

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Apre lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale!

Apre lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale!

Da Martedì 7 ottobre 2014 è aperto presso il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali lo Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale Lo sportello, istituito grazie al [progetto di volontariato SIGAS->https://cdca.it/spip.php?article2414] vuole offrire alla cittadinanza un servizio di informazione e orientamento sui temi della giustizia ambientale, della contaminazione ambientale e i suoi impatti e dei conflitti ambientali. Lo sportello ambientale è stato pensato per essere un servizio a disposizione della cittadinanza in relazione ai conflitti ambientali presenti nella Provincia di Roma e nel Lazio: un luogo di ascolto e di scambio che possa offrire ai singoli e ai comitati informazioni aggiornate e attendibili sulla situazione socio-ambientale ma che possa anche facilitare la tessitura di una rete di contatti e di collaborazioni tra comitati, associazioni, enti locali, esperti, tecnici ed altri attori operanti nel contesto ambientale ed agevolare infine i cittadini nell’avere accesso a questi contatti. Con il supporto dell’équipe di A Sud e del CDCA, il servizio è gestito dai volontari SIGAS, giovani tra 20 e 28 anni, che negli ultimi mesi hanno seguito una formazione continua e hanno svolto attività di ricerc’azione in collaborazione con l’associazione A Sud e il CDCA su casi di conflitti ambientali nel Lazio. * * * -* Per saperne di più sul progetto, visita la pagina sul nostro sito:[ Progetto SIGAS->https://cdca.it/spip.php?article2414] -* Per ricevere informazione o chiedere consulenza: Scrivi allo sportello a: sportello.sigas@gmail.com -* Vieni a trovarci ogni martedì e giovedì tra le 10.00 e le 17.00 al CDCA, Largo Gassman, 2, 00197 Roma | [Dove...

read more

Shale gas, il miraggio sta già svanendo

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Shale gas, il miraggio sta già svanendo

Shale gas, il miraggio sta già svanendo

Il successo dell’estrazione di petrolio e gas da giacimenti non convenzionali, in particolare le formazioni di scisti (in inglese shale), è uno dei rari raggi di luce negli anni bui di Grande Recessione. di {Fabio Scacciavillani} su [Il Fatto Quotidiano] L’impatto è stato impressionante Da quattro annigli Usa sono il maggior produttore di gas al mondo e da inizio 2014, con l’equivalente di 11 milioni di barili di petrolio al giorno, sono in testa alla produzione globale di idrocarburi. Il prezzo del gas naturale negli Usa, che a giugno del 2008 aveva superato i 12 dollari per milione di Btu (British thermal units, l’unità di misura più diffusa per il prezzo del gas), piombò a meno di 3 dollari a settembre 2009 e poi fino a un minimo di 2 dollari nell’aprile del 2012. Oggi il prezzo si aggira intorno ai 4 dollari per mBtu. Gli Usa un tempo rassegnati a massicce importazioni di gas liquefatto dal Qatar ora pianificano di esportare verso l’Europa(dove il gas vale 10 dollari per mBtu) e il ricco mercato asiatico (in Giappone il prezzo è circa 15 dollari) e addirittura verso il Medio Oriente. In taluni settori manifatturieri, inclusi quelli che avevano trasferito le fabbriche in Asia o Messico, ora i costi energetici contenuti (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) rendono gli Stati Uniti una localizzazione competitiva. L’ottimismo generato da questa manna energetica ha indotto a prevedere che gli Usa possano raggiungere l’autosufficienza energetica nel 2020. Tale epocale inversione non ha sconquassato solo l’economia, ma ha anche accentuato l’istinto isolazionista dell’America profonda e di Barack Obama. Il presidente infatti ha trascurato Libia, Siria, Iraq e teatri di guerra che un tempo avrebbero acceso l’allarme rosso alla Casa Bianca e si è ridestato lentamente dal torpore geopolitico solo di fronte agli sgozzamenti. Sull’approvvigionamento energetico classe politica,Pentagono, società petrolifere e Wall Street (che ha riversato cascate di dollari su progetti targati shale) dopo decenni di patemi e tensioni sono convinti di potersi rilassare. Tuttavia da questo altare di certezze si odono mandibole di tarli in piena attività: i successi iniziali sono stati inopinatamente proiettati nel futuro per attirare capitali e gonfiare l’ennesima bolla. Una serie di studi del Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas – una tra le più autorevoli think tank in campo energetico – ha rielaborato le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati fin qui rilevati nei maggiori giacimenti. Tali studi condotti da geologi, economisti e ingegneri forniscono un’analisi, disaggregata per singolo pozzo, fino al 2030 sulla base di diversi scenari di prezzo (che determinano la convenienza economica dell’estrazione). Emerge che, in contrasto con le iniziali proiezioni, la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi. Per compensare il rapido declino dei primi pozzi (più promettenti e meno costosi) si deve trivellare più intensamente e con tecnologie più sofisticate e i costi si impennano. Piani di investimento e aspettative di profitti rischiano di trasformarsi in perdite per azionisti e finanziatori incauti. Da altri grandi giacimenti di shale gas sfruttati da minor tempo, come Haynesville e Marcellus, si temono analoghi dispiaceri. Oltre al gas, anche i dati dai pozzi di petrolio da scisti di Eagle Ford...

read more

TAP | La Puglia marcia contro il gasdotto

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su TAP | La Puglia marcia contro il gasdotto

TAP | La Puglia marcia contro il gasdotto

A San Foca, il corteo del M5S contro il condotto che nel 2020 porterà in Italia e Europa il Gas da Baku (Azerbagian): 40 miliardi per un progetto che non ci serve e devasterà un tratto di costa bellissimo. Grillo attacca Vendola: “Si sveglia solo ora: vada a casa”. [di {Antonio Massari} sul Il Fatto Quotidiano*] Quanto siano lontane Berlino e Bruxelles, dalla spiaggia di San Foca, lo sanno bene i salentini: da qui s’è mosso un viavai di generazioni di emigranti. Ma a Baku non ci avevano mai pensato. Eppure dal 12 settembre Berlino, Baku e Bruxelles sono molto più vicine a questa spiaggia che d’estate è invasa dai turisti: il gas che –secondo le intenzioni del governo Renzi – approderà su questa costa conviene più all’Ue che all’Italia e, meno che mai, sembra convenire alla Puglia e alla piccola cittadina di Melendugno. A giudicare dai dati, insomma, il governo ha preso questa decisione: sacrificare un lembo di costa, dove il vero patrimonio è il turismo, per il superiore interesse dell’approvvigionamento energetico dell’Unione. E qui in Salento non l’hanno presa bene. Il cielo è plumbeo, il caldo ti si appiccica sulla pelle, quando nel pomeriggio parte il corteo di contestazione alla Tap – acronimo di Trans Adriatic Pipeline – che attende l’arrivo di Beppe Grillo. Le telecamere, prima dell’arrivo del comico e all’inizio della marcia, sono tutte per la senatrice del M5S Barbara Lezzi. Eppure c’è un dettaglio stonato: il movimento NoTap, nato circa tre anni fa, diserta l’appuntamento. Gli attivisti sono convinti che si tratti di un’operazione ambigua, con il M5S che per un verso è compagno di lotta, ma per l’altro “mette il cappello sulla protesta”, a fini elettorali, visto che in Puglia, tra pochi mesi, si vota per le elezioni regionali. E così, mentre in centinaia sfilano verso il centro di Melendugno, in attesa del comizio di Grillo, il tramonto scende su questa spiaggia dove – secondo il progetto – la “talpa” scaverà il “mini tunnel” che poi porterà porterà il gas sulla terra ferma. “Non si tratta soltanto di un problema ambientale – spiegano Marco e Graziano, del movimento NoTap –anzi mettiamola così: la nostra protesta è nata innanzitutto da considerazioni sull’impatto ambientalistico ma, giorno dopo giorno, abbiamo capito che c’è di più: quest’opera è inutile, serve soltanto a chi la costruisce, ma non porterà alcun beneficio né ai salentini, né agli italiani. Non abbiamo bisogno di questo gas”. In effetti, se prendiamo in considerazione il settore termoelettrico, il consumo di gas in Italia è arretrato ai livelli del 2002, con un calo di circa 9 miliardi di metri cubi. Dopo una spesa di ben 900 milioni di euro, e 11 anni tra lavori e iter burocratici, il rigassificatore di Livorno langue perché ha poco o nulla da erogare: a maggio non era stato ancora firmato un solo contratto per raccogliere gas liquido da dirottare alla rete di Snam. “I consumi del gas sono in netto calo – continua Marco – e quindi: questo gasdotto a chi serve? Se non è finalizzato al consumi di gas, secondo noi, è finalizzato soltanto all’opera in se”. Cioè a far muovere i 40 miliardi di costo complessivo: “E per questo vedremo sbancare almeno 40 metri di costa, inclusi ulivi secolari e querce, per circa un chilometro e...

read more

A powerful call from Naomi Klein for a global movement for climate justice

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su A powerful call from Naomi Klein for a global movement for climate justice

A powerful call from Naomi Klein for a global movement for climate justice

Naomi Klein’s new book, This changes everything. Capitalism vs the Climate (Allen Lane, London, 2014), puts climate change at the centre of politics. She makes the connection (local-global) with movements everywhere against oil, coal and gas extraction; one could add movements in Brazil and elsewhere against deforestation. By {Joan Martinez Alier} “Whether or not climate change has been a primary motivator, (such local movements) deserve to be recognized as unsung carbon keepers, who, by protecting their beloved forests, mountains, rivers, and coastlines, are helping to protect us all” (p. 352). She praises “Ogonization” and “Yasunization” (quoting EJOLT reports), and agrees with the environmentalism of the poor and the indigenous. Naomi Klein was impressed by the force of the demand for repayment of an ecological debt when talking in June 2009 to Angelica Navarro, the young Bolivian ambassadress to the UN in Geneva. The book denounces the inaction of the United Nation during and after Copenhagen 2009, and the failure of world top politicians to face the issue. It narrates with good humor the author’s participation as an invited (or uninvited?) guest at the Heartland Institute gatherings of politically motivated climate change deniers, and also at a retreat of top experts on geoengineering methods including Ken Caldeira and David Keith sponsored by the Royal Society in Chicheley Hall, a splendid country house in Britain shared on the same days by the Audi motor company. She makes bitter fun of Nature Conservancy’s drilling of oil in a nature reserve in Texas to which this rich organization got access on the excuse of preserving Attwater’s prairie chicken. She believes in the environmentalism of the poor and the indigenous much more than in the environmentalism of the Big Green organizations. The book explains her forays up to the barricades and blockades against open cast gold mining in Greece by the Canadian Eldorado company and against shale gas fracking in Romania by Chevron, against oil pipelines in Canada, into the marshes of Louisiana to inspect the damage from the BP spill. Drawing on EJOLT reports and other sources, she reconstructs the true story of the proposal to leave oil in the soil in Ogoniland in the Niger Delta and in the Amazon of Ecuador, and the founding of Oilwatch in 1995 which already combined local resistance to the fossil fuels industry with emphasis on the “unburnable fuels” that we should leave untouched if increased concentration of carbon dioxide in the atmosphere is to be avoided. The book includes travel to the Alberta oil sand devastation and participation in the “cowboy and Indian” resistance to the Keystone XL and other pipelines. The cowboys and the Indians were on the same side. It shows the success of resistance movements against fracking in France and elsewhere (they resist because of methane emissions, and local harm to water and landscapes), and also the resistance to mountaintop coal removal. Naomi Klein, no doubt, could have travelled even more, she could have visited other awful coal mines in India and China to reinforce her point on the potential convergence of local and global resistance to the fossil fuel industry. But she has travelled enough – and while writing this book she was also trying to have a baby, now a toddler, Toma. She went through a couple of miscarriages. She...

read more

European Citizen Summit: a different vision for Europe

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su European Citizen Summit: a different vision for Europe

European Citizen Summit: a different vision for Europe

The European Union (EU) should leave behind its economic growth obsession and focus instead on more transparent and sustainable policies, according to hundreds of people gathered at the flagship European Citizens summit event in Brussels A recurring question surrounding the Parliament elections in May was whether and how the EU will be able to regain the public’s lost trust in the European project. Today, hundreds of European citizens and people living in Europe voiced their hopes, expectations and demands as they reminded EU leaders that, if Brussels is not to fall into irrelevance for millions of its citizens, it should become more inclusive, fair and transparent not only on paper but in its proposals and policies too (like the Europe 2020 strategy).“Economic growth cannot be the sole driver of the new Europe that we were promised in the European elections. The hardship endured by many over the last years has prompted the need to discuss an alternative vision of Europe; a new approach that puts people’s interests and well-being first, and not as an afterthought of financial markets. We deserve a fairer Europe accountable to the people who make it, not to the CEOs and bankers who want to rule it,” said Emma Woodford, spokesperson for the EU Civil Society Contact Group. While a recent Eurobarometer survey showed that 95% of EU citizens want Europe to do more to protect the environment, Jean-Claude Juncker, the European Commission’s President-elect, has hardly left an occasion unused to dismantle European policies on climate change and the environment. The ten environmental umbrella organisations in Europe are alarmed by the mission statements issued by the climate and environment commissioners-designated (here and here) as they commit next to nothing to keep the environment’s degradation to the lowest level possible. The 2nd Citizens Summit channelled Europeans’ voices and concerns into concrete, urgent demands to EU leaders and policy-makers. Participants discussed on how to deal with the many xenophobes, macho’s & anti-democrats coming to the new European Parliament. They agreed that Climate Change is the biggest market failure ever and that the narritve surrounding the solution should shift to a human rights discourse. They agreed that the future of the EU should be underpinned by an economic model based on a fair and inclusive distribution of resources, and not on a race for wealth accumulation; in a society driven by human rights and values and not by narrow, short-term economic targets; and in a shift from power concentration and a lack of transparency of political processes, such as the TTIP negotiations. The Summit’s participants agreed that a leadership fit for the XXI century must understand that resources and services such as water, education, health, information, environment, culture and public spaces are common goods, not the privilege of a few. The EU is also a responsible global actor bound to spread its underpinning values beyond its borders: social justice, respect for human dignity, liberty, democracy, equality, the rule of law and respect for human rights. To make that happen, and among other proposals, the Summit discussed the Degrowth movement. As Vincent Liegey, spokesperson of the French Degrowth movement, stressed: “in reminding us that an infinite growth in a finite world is an absurd concept, Degrowth demonstrates the physical and also the cultural limits to growth. Through its radical...

read more

People’s Climate March

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su People’s Climate March

People’s Climate March

In 159 Paesi del mondo la gente scende in piazza per chiedere interventi urgenti e concreti contro i cambiamenti climatici e un’inversione di rotta delle politiche ambientaliste. Un messaggio da lanciare ai capi di Stato e all’ONU in vista del summit straordinario sul clima che si terrá a Manhattan il 23 settembre prossimo [di{ Roberta Rizzo} su[ rainews->http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Da-New-York-a-Roma-1-milione-di-persone-in-Marcia-per-il-Clima-People-s-Climate-March-6bbe7afe-8c13-453c-9d82-cef57a74ced3.html]] Da New York a Roma 1 milione di persone in marcia per il clima Profughi ambientali, desertificazione, alluvioni, sono solo alcuni degli effetti del surriscaldamento globale causato dai gas a effetto serra prodotti dall’azione dell’uomo. Gli scienziati ci hanno avvisato: il cambiamento climatico minaccia ormai la stessa sopravvivenza del pianeta. È necessaria un’inversione di rotta nelle politiche ambientaliste. A chiederlo è la società civile che oggi scende in piazza in tutto il mondo per la People’s Climate March, la piú grande mobilitazione ambientalista finora organizzata a due giorni dal summit straordinario sul clima che si terrá a New York il 23 settembre, convocato dall’ONU ai margini della 69esima Assemblea Generale. Da New York a Roma Dal cuore di Manhattan, in una catena virtuale, la protesta si diffonderá in 159 Peasi coinvolgendo altre grandi città come Londra, Berlino, Delhi, Rio de Janeiro. A Roma, sarà il Colosseo a fare da sfondo alla grande Marcia sul Clima dal titolo “New York chiama Roma” iniziativa del Coordinamento Power Shift Italia, promossa e organizzata dall’Italian Climate Network, Legambiente e Kyoto Club in collaborazione con Avaaz Italia. Si partirá alle 15 dal Colosseo con la realizzazione di una spettacolare coreografia e una foto simbolica scattata dall’alto da un drone. Subito dopo avrá inizio la “biciclettata per il Clima”, per consegnare la petizione “100% energie pulite” a istituzioni locali e nazionali, che dal Colosseo attraverserá il lungotevere per raggiungere il Circo Massimo e concludersi ai Fori Imperiali. Qui gli interventi di esperti del settore, politici e assessori saranno intervallati da musica dal vivo, installazioni artistiche e la diretta della Marcia di New York visibile su un maxi schermo. I cambiamenti climatici minacciano la nostra sopravvivenza Il problema dei cambiamenti climatici è evidente. Gli ultimi dati confermano un trend di aumento di Co2 e degli altri gas serra che hanno fatto registrare nuovi record di emissioni. Stiamo rapidamente raggiungendo la soglia di 400 ppm di concentrazione delle emissioni in atmosfera. Numero così preoccupante da mettere a rischio la vita delle future generazioni oltre che quella della Terra stessa. Il summit di New York 5 anni dopo Copenaghen Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha convocato il vertice straordinario a New York con l’obiettivo di discutere insieme ai Capi di Stato e di Governo una base politica comune che contenga impegni concreti dei diversi Paesi sul contenimento delle emissioni in vista dell’accordo globale sul clima atteso a fine 2015 nella Conferenza di Parigi. Il vertice sarà infatti il primo dopo il fallimentare incontro di Copenaghen nel 2009 quando i leader mondiali non riuscirono a trovare un’intesa su un nuovo trattato che sostituisse il Protocollo di Kyoto datato 1997, riuscendo solo ad accordarsi su una serie di “impegni volontari” per ridurre le emissioni entro il 2020. La speranza di Ban Ki-Moon è di rilanciare il dibattito e tracciare le linee guida per arrivare a un accordo entro il prossimo anno. Il messaggio al governo Renzi In vista del summit sono...

read more

Eni, Descalzi indagato per corruzione. Pm: “Mega tangente in Nigeria”

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Eni, Descalzi indagato per corruzione. Pm: “Mega tangente in Nigeria”

Eni, Descalzi indagato per corruzione. Pm: “Mega tangente in Nigeria”

Il nuovo amministratore delegato sotto inchiesta a Milano, insieme all’ex ad Paolo Scaroni, al nuovo capo della Divisione esplorazioni Roberto Casula e al faccendiere Luigi Bisignani. Nel 2011, secondo i pm, il Cane a sei zampe pagò una mazzetta da oltre 200 milioni di dollari per una concessione petrolifera al largo della Nigeria Il nuovo amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi è indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale. E insieme a lui, scrive il Corriere della Sera, sono sotto inchiesta l’ex ad Paolo Scaroni, il capo della Divisione esplorazioni Roberto Casula e il faccendiere Luigi Bisignani. La vicenda è quella di cui Il Fatto Quotidiano ha scritto lo scorso luglio: corruzione internazionale per l’acquisizione, nel 2011, di un giacimento petrolifero al largo della Nigeria. All’epoca dei fatti Scaroni era numero uno del gruppo petrolifero, mentre Descalzi, scelto come suo successore dall’azionista ministero dell’Economia in aprile, guidava la divisione Oil & gas e Casula presiedeva la controllata locale Nigerian Agip Exploration Ltd. Per la concessione del campo di esplorazione petrolifera Opl 245 da parte della società Malabu il Cane a sei zampe pagò, secondo gli inquirenti, una mega tangente da oltre 200 milioni di dollari, un quinto degli 1,09 miliardi versati al governo di Lagos. Le autorità londinesi, su richiesta dei pm milanesi, hanno sequestrato in via preventiva 190 milioni all’intermediario nigeriano Emeka Obi, residente in Inghilterra, bloccando un conto inglese e uno svizzero da 110 e 80 milioni a lui intestati. Il sequestro si basa sull’assunto che Eni abbia corrotto pubblici ufficiali africani come l’ex ministro del petrolio Dan Etete e il figlio dell’ex dittatore Sani Abacha con l’intercessione di Obi, Di Nardo, Bisignani e altri intermediari. Il titolo del Cane a Sei Zampe, dopo la notizia, cede l’1,5% a Piazza Affari. Come raccontato dal Fatto Quotidiano in luglio, anche Eni risulta indagata: già l’11 giugno i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione internazionale in base al decreto legislativo 231 sulla responsabilità amministrativa delle società. Indagato da allora anche Gianluca Di Nardo, procacciatore d’affari amico di Bisignani e di Obi. In luglio Il Fatto aveva scritto, riprendendo l’agenzia Reuters, che anche Scaroni e Bisignani erano indagati. In seguito la notizia era stata smentita dalla compagnia. La tegola giudiziaria arriva proprio mentre il ministro Pier Carlo Padoan si appresta ad accelerare sulla cessione del 5% del gruppo per fare cassa nell’ambito del piano di privatizzazioni. Ma una settimana fa, intervistato da IlSole24Ore, il premier Matteo Renzi ha frenato dicendo che “non si deve partire da Eni ed Enel”. Le intercettazioni e il ruolo di Bisignani – Il filone di indagine milanese è partito dopo l’acquisizione da parte dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro delle intercettazioni dell’indagine del 2010 dei colleghi di Napoli Henry John Woodcock e Francesco Curcio sulla cosiddetta P4, in cui era coinvolto anche Bisignani, che ha patteggiato un anno e 7 mesi. Dalle intercettazioni dell’indagine napoletana era emerso l’intervento di Bisignani sui vertici dell’Eni di allora. Bisignani, intercettato, parlava al telefono con l’ex numero uno Scaroni e anche con Descalzi. Dalle conversazioni emergeva come nel 2010 l’ex ministro nigeriano Etete avesse contattato Di Nardo per trattare, con l’intercessione di Bisignani, la vendita a Eni della concessione Opl 245, un immenso campo con riserve...

read more