Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
Leggi l’articolo
- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
- Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner

- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
Leggi l’articolo
- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
Leggi l’articolo /Ascolta su Scanner
- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
Leggi l’articolo
- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
Guarda la diretta
- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
Leggi l’articolo
- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
Leggi l’articolo
-
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
Leggi l’articolo
- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
Leggi l’articolo
- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
Leggi il comunicato
- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
Leggi l’articolo
- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
Leggi l’articolo
- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
Leggi l’articolo
- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
Leggi l’articolo
- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
Leggi l’articolo

- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
Leggi l’articolo
- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
Leggi l’articolo
- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
Leggi l’articolo
- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
Ascolta l’episodio
- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
Guarda la diretta
- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
Leggi l’articolo
- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
Leggi l’articolo
- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
Leggi l’articolo
- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
Leggi l’articolo
Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
The “mining massacre” in Turkey following the explosion in the coal mine in Soma
Hundreds of workers were killed following an explosion on Tuesday, May 13, in the coal mine close to the town of Soma, in Western Turkey. {From} EJOLT. By P?nar Ertör-Akyaz?, Cem ?skender Ayd?n, Begüm Özkaynak, Irmak Ertör. According to official reports, more than 200 workers were killed. Among them was a worker claimed to be under 18 years old. An estimated {700 to 1000 workers} were inside the mine at the time of explosion and an ensuing fire. Some of the workers near the upper gallery could be saved, but the rest remain trapped inside and largely presumed to be dead by now. The number of workers trapped is unkown, however, it’s quite likely that the number of workers inside the mine was high as the operator did not want to lose time during the shift change. The coal mine was inspected at least 10 times in the last years and was often closed after 66 faults were found. Each time it was reopened due to political pressure. The main opposition party, CHP, submitted a motion demanding a parliamentary investigation of work-related accidents in Soma only two weeks before the accident. However, the motion was rejected with votes from the ruling Justice and Development Party (AKP).This is not the first mining disaster Turkey is witnessing.{ The worst mining disaster occurred in Zonguldak in 1992, again in a coal mine, where 263 miners lost their lives.} Consecutive governments had long been criticized for failing to supervise mining activities, and more recently, the current government has been accused of subcontracting firms that employ workers with little training and cutting on costs by not taking sufficient safety measures. {“The mining accident that we have seen at this private facility today is truly a work-related murder of the highest degree. We are currently facing the worst work-related murder in the country’s history,”} said the former head of the miners’ union Maden-??, Çetin Uygur. The head of the Confederation of Progressive Trade Unions (D?SK), Kani Beko, said that there was a large number of subcontracted workers present in the mine. {“There are second- and third-tier subcontractors working in this mine. I hope that the death toll will not climb further, but I am not optimistic. There is a massacre that happened following the explosion inside,”} Mr. Beko said. When a private company took over the Soma mine from a public company in 2012, the costs of extracting one ton of coal was reduced from 130-140 dollars to 23.8 dollars. At the time, the CEO of the private company operating the mine said that this was a result of the {“way the private sector works”.} As part of its development plans called “Vision 2023” Turkey wants to “lift up its energy generation capacity to 120,000 MW”, by relying mostly on domestic potential, where fossil fuels (especially coal) will be an important contributor, together with nuclear, hydro and renewables. According to the Ministry of Energy, Turkey will utilize all its fossil fuel potential {(coal, oil and natural gas)} until 2023, through a strategy of transferring the coal mining sites to the private sector under the condition of construction and operation of new thermal power plants and producing electricity. As a consequence, 21 new licenses are allocated to the private sector, with the aim of creating an...
read more#17M beni comuni e democrazia contro le grandi opere
Alcune testimonianze dal corteo nazionale di Roma del 17 maggio in difesa dei beni comuni e per la riappropriazione collettiva dei diritti sociali contro privatizzazioni, speculazioni, devastazioni ambientali {La manifestazione si inserisce negli European Day of Action, le giornate che dal 15 al 24 maggio del May of Solidarity sono state lanciate dalla Coalizione transazionale di movimenti sociali Blockupy in occasione dell’European Business Summit . {I vertici internazionali come l’appena trascorso G7 di Roma sui temi dell’energia, si sommano agli appuntamenti che discutono sull’approvazione del negoziato tenuto sotto chiave “TTIP“, l’accordo di libero commercio tra USA-UE che mina i diritti inalienabili sanciti nelle convenzioni internazionali}. {Con la solidarietà espressa dal [IV Forum Internazionale UIMP->https://www.cdca.it/spip.php?article2485] sulla criminalizzazione degli attivisti sociali, numerosi movimenti provenienti da tutta Italia si confrontano sui percorsi intrapresi condividendo i prossimi incontri alle manifestazioni del 7 Giugno a Venezia contro le Grandi Navi e dell’11 Luglio a Torino per il vertice internazionale dei premier europei sul lavoro e disoccupazione giovanile. Nei video le voci dal corteo} {Sara Fidanza} ******** LA CRONACA DELLA GIORNATA su [Global Project 17 Maggio 2014] La giornata è iniziata con l’azione e la conferenza stampa dell’Assemblea No Grandi Navi, a cui partecipano anche i Comitati contro la Orte-Mestre, davanti al Ministero delle Infrastrutture e trasporti di Maurizio Lupi la giornata di mobilitazione del 17 maggio a Roma. In migliaia hanno manifestato, partendo da Piazza della Repubblica, nel corteo nazionale promossa dal Forum dei movimenti per l’acqua: c’era chi lotta contro le grandi opere, con in testa i NoTav e i NoGrandiNavi di Venezia, i movimenti per il diritto all’abitare, da una settimana in mobilitazione permanente contro l’approvazione del “piano casa” del ministro Lupi e che lunedì 19 torneranno di nuovo in piazza, chi si oppone alle devastazioni ambientali con in prima fila gli Stop Biocidio di Campania, Abruzzo e Lazio e poi ancora centri sociali, spazi e teatri occupati, sindacati di base. Tante voci differenti, ma alla ricerca di un’orizzonte comune di lotta, che lungo tutto il percorso del corteo e dagli interventi dal palco in piazza Navona, hanno rinnovato la volontà dei movimenti di non subire come ineluttabili le politiche decise dalla Troika a livello europeo e attuate dal governo Renzi nel nostro Paese. Tutti insieme in una mobilitazione che si è inserita nella cornice della Giornate europee di azione e che ha voluto esprimere direttamente anche la propria complicità e solidarietà con gli zapatisti dell’EZLN, dopo l’aggressione paramilitare costata la vita al compagno zapatista Galeano a La Realidad in Chiapas, comunità che nei loro territori non si fermano nella volontà di trasformare l’esistente. Nei fatti la manifestazione del 17 maggio ha espresso un significato che è andato al di là della battaglia per la difesa dello storico risultato referendario del giugno 2011, per l’acqua come risorsa di tutti non mercificabile, ed ha investito l’insieme dei tentativi di privatizzazione dei beni comuni e di distruzione dei servizi pubblici e del welfare. Nel mirino le fallimentari politiche di austerity che, in tutta Europa, toccano le condizioni di vita di milioni di persone impoverite dalla crisi. Per questo grande spazio hanno trovato le rivendicazioni di diritti sociali, reddito, casa e servizi per tutti. Per questo le lotte contro la devastazione ambientale, per il diritto alla salute, contro quelle grandi opere, che sono parte di...
read moreSupreme Court of India slams the building of megadams
The bombshell report “Assessment of Environmental Degradation and Impact of Hydroelectric Projects During The June 2013 Disaster in Uttarakhand” has been released and the time to push for a serious discussion on the energy production model has arrived. From EJOLT. By Nick Meynen and Daniela del Bene. When we wrote “Himalayan dams: goddamned!” last year and reported about the Uttarakhand floods, India’s worst ‘natural’ disaster since the 2004 tsunami (900 deaths, 5700 missing, 5000 broken roads, 200 broken bridges), we had to update the blog only a day later. The Supreme Court of India immediately ordered the government to to examine how“natural” it was or if damming the rivers and related infrastructures played a role in it. The court also directed the Ministry of the Environment to constitute an expert body to make a detailedreport as to whether hydroelectric power projects existing and under construction have contributed to the environmental degradation and if so, to what extent. The “Assessment of Environmental Degradation and Impact of Hydroelectric Projects During The June 2013 Disaster in Uttarakhand” has now been released and in some respects, it is a bombshell. The experts assessed that hydropower projects played a significant role in the Uttarakhand disaster and that there is an urgent need to improve the environment governance of hydropower projects. They also recommended that at least 23 of the 24 hydropower projects tagged as dangerous by Wildlife Institute of Indian should be dropped. Himanshu Thakkar from The South Asia Network on Dams, Rivers and People (SANDRP) wrote an excellent in-depth reaction to this important report. Thakkar describes the battle between India’s Supreme Court and the national and regional government and the obvious conflict of interest in the expert body. {Here are his conclusions:} “ {In spite of certain weaknesses,} most of the recommendations of the committee {need to be immediately implemented} and till they are implemented in letter and spirit, the Supreme Court should order a status quo on any further hydropower projects. The EB headed by Dr Ravi Chopra should be congratulated for this report in spite of difficult circumstances under which the committee operated. * We also hope the Supreme Court would ask MoEF to order stoppage of work on Lakhwar and Vyasi projects that has been started recently, violating the Supreme Court order in letter and spirit, and also as pointed out by the EB. * The work on 24 hydropower projects that was part of explicit TOR of the committee should be ordered to stop immediately. The EB should have made this explicit recommendation, but even if they have not done that, it is implicit in its recommendation. * The Supreme Court should ask MoEF to provide a time bound action plan on implementation of the various recommendations of the EB. The SC an also possibly appoint EB (minus Dr Das, CWC and CEA persons) to oversee the implementation of the action plan and continue to provide independent feedback on adequacy of such implementation. * The Lessons from Uttarakhand are relevant for all Himalayan states of India from Kashmir to all the North East states and we hope Supreme Court to ask the follow up committee to ensure that these lessons are taken note of and necessary steps flowing there from are implemented in these Himalayan states. These will also...
read moreIV Forum Internazionale contro i mega progetti inutili
Dal Forum è stata messa in risalto l’attuale condizione che tutti i movimenti stanno affrontando: uno stato repressivo in cui deve essere rimarcato il respingimento alla criminalizzazione degli attivisti su *[rosiamontana.org] IV °FAUIMP Rosia Montana { Dichiarazione Finale } Dall’8 all’11 Maggio 2014 si è tenuto il IV Forum Internazionale contro l’Imposizione di Megaprogetti Inutili nel Comune di Ro?ia Montan? (Romania). Questo luogo è stato scelto in quanto sito testimone di una lotta avanzata da tempo nei confronti di una proposta d’estrazione mineraria d’oro che ha impatti sull’ambiente particolarmente devastanti. Presenti al Forum Internazionale più di venti gruppi provenienti da ogni parte del mondo che lottano contro conflitti e magaprogetti di devastazione socio-ambientale. Durante l’incontro i partecipanti hanno riaffermato a gran voce la continuità dei loro sforzi riconfermando l’impegno agli statuti di Hendaye (2010), Val de Suze (2011, NO TAV), Notre Dame des Landes (2012) e Stuttgart (2013) oltre allo statuto emanato durante il Forum Sociale Globale in Tunisi (26-30 marzo 2013, vedi lo speciale di A Sud). Il IV Forum è stato uno spazio d’incontro e confronto utile per approfondire ed espandere le tematiche di discussione sugli argomenti trattati ed ha sottolineato l’avanzata di questioni che necessitano analisi e divulgazione, come le tecniche di sfruttamento del gas di scisto (vedi la campagna NO Fracking di A Sud). Sempre maggiori sforzi si aggiungono alle lotte che fronteggiano vecchi e nuovi problemi. Dal Forum è stata messa in risalto l’attuale condizione che tutti i movimenti stanno affrontando: uno stato repressivo in cui deve essere rimarcato il respingimento alla criminalizzazione degli attivisti {come le accuse di terrorismo mosse contro gli attivisti No TAV o il fermo dei partecipanti alle proteste contro l'[European business summit del 14 maggio a Bruxelles ndr}] Le discussioni hanno portato, in oltre, ad un acuito dibattito circa le profonde relazioni tra movimenti sociali e movimenti politici e gli aderenti hanno condannato unanimemente gli accordi commerciali tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea e tra Canada – U.E (TTIP e CETA). La determinazione nel perseguimento delle lotte e degli sforzi è intatta: “Siamo totalmente impegnati al rafforzamento della nostra rete e alla condivisione delle risorse messe in campo dagli attivisti come il gruppo di traduzioni WIKA, la creazione di siti d’informazione e divulgazione online o i progetti di environmental mapping collettivi come [EJOLT]. Questa rete si sta rafforzando per permettere ai partecipanti di lottare con successo contro tutti i megaprogetti per costruire un mondo di egualità e solidarietà. Ogni Forum è anche luogo ove si può fare molta esperienza sui nuovi modi di vivere collettivamente, aumentando il nostro livello di coscienza critica e di esperienza comunitaria. {Come movimenti che combattono contro gli U.I.M.P incoraggiamo le persone ad agire e il nostro messaggio alle comunità è di ALZARSI e OPPORSI ai megaprogetti!} We, as movements that fight against UIMP, encourage people to act. Therefore, our message to communities is: GET UP, STAND UP! -* Vedi le foto del IV Forum Internazionale FAUIMP -* Visita il sito della campagna per la tutela di Rosia Montana -* Leggi la dichiarazione di solidarietà del FAUIMP agli attivisti NO TAV *Traduzione e adattamento Josephine Michelin, Sara...
read moreBarrick in the doldrums: shareholders angry about Pascua Lama
For many years, Barrick Gold has been heavily investing in the ill-fated project of Pascua-Lama in Chile, despite the local opposition. From EJOLT. By Joan Martinez Alier Communities resist the destruction of glaciers in this area near the border of Argentina in the Andes and the danger this poses to the supply of water for irrigation in the Valle de Huasco. One of the main actors in this long debate has been the indigenous Diaguita community. In 2005, Barrick managed to convince the Junta de Vigilancia de Regantes del Valle del Huasco (the local irrigation society) to accept the project, by paying them. { But later on, there was an internal revolt against this decision. } Now, in April 2014, after billions of useless investment, the project is stalled. One more Grand Projet Inutile Imposé to compete with Rosia Montana in Romania and the ZAD in Nantes. The courts in Chile fined Barrick for destruction of glaciers, and the case is in the Supreme Court. The political establishment in Chile did very little to stop Barrick on time, the President of the country and the Parliament have been going round and round the issue while civil society, including the Observatorio Latinoamericano de Conflictos Ambientales (OLCA) and the courts have taken the decisive actions. In view of the situation, in April 2014, a group of shareholders of Barrick Gold ({ motivated by money and not by environmental concerns }) are starting a shareholders’ class action lawsuit that seeks $6-billion in damages because the company failed to disclose its problems at the Pascua-Lama mine. The action has been filed in the Ontario Superior Court of Justice in Toronto. {Similar class actions suits against Barrick have been filed in U.S. federal courts.} They allege that Barrick said in 2009 that construction of the mine would cost between $2.8-billion and $3-billion, eventually settling on a figure of $8.5-billion in late 2012. There is a good chance that the permission to mine might be withdrawn altogether, ratifying the decision of a court in Chile on April 10, 2013, ordering Barrick to halt construction of the project due to environmental damages. The company announced in June 2013 that it would take losses of up to $5.5-billion related to Pascua-Lama. In October 31, 2013, the company acknowledged that it would suspend Pascua-Lama indefinitely. There have been rumors for a long time of a merger with Newmont, which itself is in trouble in the Conga project in Cajamarca, Peru, although it has invested much less money. The shareholders’ class action alleges that Barrick misrepresented the value of its shares by failing to warn investors of the risk of failure in Pascua Lama. The class action suit in Toronto would cover investors who bought shares from May 7, 2009 (the day the company started construction of Pascua-Lama) and November 1, 2013, marking the suspension of the gold mining project. Information about the conflict in [CHILE->https://www.cdca.it/spip.php?article1645&lang=en] Information about the conflict in...
read moreNamibia’s Rössing – Rio Tinto mine causes environmental and health problems
Through two reports and a documentary, the EJOLT team working on nuclear energy sheds light on the dangers of uranium mining in Namibia. Two NGOs in Namibia (Earthlife Namibia and LaRRI), a Brazilian university (FIOCRUZ), a French independent laboratory specialised in radiation (CRIIRAD) and team coordinator Marta Conde (UAB) partnered to produce this remarkable set of action oriented resources. Source: EJOLT. By Marta Conde. After a public event on the 10th April 2014 in London – together with other activists from Madagascar, Papua New Guinea and the US who are also impacted by the activities of Rio Tinto – an article appeared in The Guardian. This event was organised prior to the Annual General Meeting (AGM) of Rio Tinto that took place on the 15th April 2014. In the AGM, Roger Moody from PARTIZANS presented the results of the study carried out by Earthlife and LaRRI on the impact of uranium mining on workers. While both reports are in the process of integration with other reports for a broader EJOLT publication on uranium mining – we decided to already share the insights EJOLT gathered on uranium mining in Namibia. REPORT: {Radiological impact of the Rössing uranium mines (Namibia} ) This report is based on radioactiviy measurements and soil, sediment and water samples taken in the vicinity of the Rössing Rio Tinto mine. It raises concerns regarding the management and contamination caused by the radioactive waste rock dumps and the tailings dam, where almost all the waste from mining the uranium is deposited. The waste rock dam is creating external irradiation and radon exhalation that is a risk to workers as well as tourists. Regarding water contamination, the team detected a significant increase of fluoride, nitrates and sulphates downstream of the mine. Uranium concentration increased by a factor of 2155, from 0.2 µg/l upstream to 431 µg/l downstream. WHO recommendation for uranium concentration limit in drinkable water is now 30 µg/l. Keeping any freshwater drinkable in a desert country like Namibia is a key issue – even if the drinkable water is not tapped yet. The tailings dam is further causing aerial dissemination of radionuclides, as wind gusts are carrying away radioactive particles. Also of concern is the risk of dam failure. That risk will be aggravated if plans of an additional 200million tonnes materialise. The team has detected that tailings of radioactive material have been used to build the parking area at Rössing. Rössing’s management considers these levels are of no concern. However the ICRP states that all radiation exposure should be maintained as low as reasonably possible. Moreover there are concerns that tailings could have been re-used in other areas of the mine. REPORT: {Study on low-level radiation of Rio Tinto’s Rössing Uranium mine workers} The study is based on 45 interviews with workers and ex-workers of Rössing. 39 of them have complained of health problems. Most workers stated they are not informed about their health conditions and generally don’t know whether they have been exposed to radiation or not. Some workers consult a private doctor to get a second opinion – that, however, is a measure that most workes cannot afford. Even though they receive courses on safety every year, some workers still confuse dust with radiation and believe wearing protective equipment protects them from radiation. In...
read moreLa donna che fa crollare le mega-dighe
Ruth Buendia Mestoquiri ha costruito un percorso e indirizzato il destino del suo popolo sulla lotta per la legalità di {Uri Friedman} su [The Atlantic*] Non ha una laurea in Giurisprudenza e, in realtà, ha iniziato la scuola elementare durante l’adolescenza terminando il liceo a 25 anni. Mentre i suoi coetanei andavano a lezione, fra il 1980-90, ha trascorso l’infanzia spostandosi tra il villaggio nativo di Cutivireni, la città di Satipo e Lima a causa dei due decenni di guerra civile del Perù che hanno devastato la sua comunità e sono costati la vita a suo padre, ucciso quando la Buendía aveva soltanto 12 anni. Adesso Ruth Buendía ha cinque figli oltre a “un marito meraviglioso”. In più, è riconosciuta come il primo presidente donna di CARE, un’organizzazione che rappresenta circa 10.000 indigeni Asháninka insediati lungo le rive del fiume Ene nell’Amazzonia peruviana. Grazie alla forza e al talento è riuscita a bloccare due mega-dighe idroelettriche: progetti pianificati per costruire sul territorio indigeno delle centrali che avrebbero distrutto le antiche terre su cui le comunità da immemorabile tempo dipendono per il loro sostentamento. Con il suo impegno è riuscita ad apprendere quella che abbiamo imparato a considerare un’arte oscura: la causa legale. A 37 anni pochi giorni fa ha ritirato il premio “{Goldman Environment}”, ricevuto per l’impegno dimostrato nelle battaglie contro le dighe, utilizzando diverse strategie legali proposte poi come parte di un accordo energetico tra Peru e Brasile nel 2010. È diventata un’esperta di tecnologie, servendosi di una simulazione su computer per dimostrare come le dighe potrebbero inondare la valle del fiume Ene e ha attirato l’attenzione dei media, stabilendo collaborazioni internazionali e mobilitando l’intero popolo nelle assemblee regionali. Ma, soprattutto, ha sottolineato ripetutamente che la legge è dalla sua parte, con particolare riferimento al Trattato sull’Organizzazione Internazionale del Lavoro ratificato in Perù nel 1994 e la Legislazione Nazionale approvata nel 2011. Entrambe le leggi richiedono al Governo di consultarsi con le comunità indigene prima di lanciare progetti di sviluppo come possono esserlo iniziative infrastrutturali o concessioni minerarie che potrebbero influenzare e cambiare la vita quotidiana delle popolazioni, concetto noto come “consultazione preventiva“. L’argomento principale di Buendía non è che le dighe siano illegali di per sé ma piuttosto che le autorità peruviane debbano ottenere il consenso del popolo, concordando di fatto motivi ed istanze prima di procedere alla realizzazione di progetti. Con la presentazione di azioni legali ai tribunali nazionali e mediante l’aiuto di consulenti legali e organizzazioni (come la Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani, DC), Buendía ha usato l’autorevolezza sui funzionari peruviani e sulle società brasiliane fermando, almeno fino ad oggi, la costruzione del Pakitzapango e Tambo (40 dighe). L’intuizione fondamentale di Buendia è di “combattere il fuoco con il fuoco” attraverso strategie legali. Dopotutto, le dighe proposte erano il prodotto di un patto tra i due governi: un accordo energetico di 50 anni (2010-2060) tra Perù e Brasile. Il piano per le società brasiliane sarebbe stato quello di arginare i fiumi nella foresta amazzonica peruviana con l’intenzione di produrre fino a 7.200 megawatt di energia idroelettrica. Numerosi leader politici peruviani hanno pubblicizzato i presunti vantaggi che le dighe avrebbero prodotto mentre le stesse società brasiliane avrebbero notevolmente investito in una delle poche fonti energetiche rinnovabili del paese, quella idrica, sostenendo che i progetti avrebbero portato...
read moreSalvati Rosa Montana- 4th International Forum
Get up Stand Up! The 4th FAIUMP, Forum Against Unnecessary Imposed Megaprojects, was held at Rosia Montana (Romania) From *[rosiamontana.org] IV °FAUIMP Rosia Montana {Final Declaration} May 11th, 2014 – The fourth international forum against unnecessary imposed megaprojects was held in Ro?ia Montan? (Romania) between 8th and 11th of May, 2014. This place was chosen because it is the site of a fight against a highly destructive gold mining proposal and we stand in solidarity with their fight. Over twenty groups struggling against equally destructive megaprojects from all over the world attended the forum. The participants restated the continuity of their struggles and reaffirmed their commitment to the Charters of Hendaye (2010), Val de Suze (2011), Notre Dame des Landes (2012), Stuttgart (2013), as well as the Charter issued during the World Social Forum in Tunis (2013). This fourth forum provided the occasion to expand the range of issues discussed, such as exploitation of shale gas. There are more and more struggles facing the same issues. We recognised that we are all facing state repression and we reject the criminalisation of activists. The discussions led to the deepening of thinking about the relationship between politics and social movements. The participants unanimously condemned the trade agreements between USA and the European Union and Canada and the European Union (TTIP and CETA). Our determination to pursue our struggles is intact and we are still fully committed to strengthening our network and sharing the resources of activists such as the WIKA translation group, the newly created website or common maps. This network will enable us to successfully fight against all the megaprojects and to build a world of equality and solidarity. {Every forum is also a place where we can experience new ways of living collectively and increase our level of consciousness.} We, as movements that fight against UIMP, encourage people to act. Therefore, our message to communities is: GET UP, STAND UP! -* See the photos of the 4th International Forum -* Visit the WEBSITE -* Read the Declaration of...
read moreNegli Usa 2,5 milioni di no contro l’oleodotto Keystone XL
Ma il Canada approva un passaggio a Nord per il greggio da sabbie bituminose dell’Alberta Negli Usa continua a crescere l’opposizione all’oleodotto Keystone XL, che dovrebbe trasportare 830.000 barili al giorno di inquinantissimo petrolio delle sabbie bituminose canadesi fino alle coste texane del Golfo del Messico. Il 7 marzo Natural Resources Defense Council (Nrdc), Sierra Club, 350.org, Credo Action, Avaaz, Energy Action Coalition, e molte altre organizzazioni hanno consegnato a Barack Obama 2,5 milioni di firme (l’obiettivo iniziale era 1,5 milioni) che, al termine della consultazione pubblica di 30 giorni, chiedono al presidente usa e al Segretario di Stato John Kerry di togliere questo progetto da quelli di interesse nazionale. Il presidente dell’Nrdc, Frances Beinecke, ha sottolineato: “Questa nuova dimostrazione dell’opposizione dell’opinione pubblica alla pipeline Keystone XL dimostra ancora una volta che più noi americani conosciamo questo progetto e più vogliamo che l’amministrazione Obama lo respinga. Invece di accogliere il petrolio più sporco sulla Terra, mettiamo l’America esattamente sulla strada verso un futuro energetico più pulito. Questo progetto delle sabbie bituminose aiuterebbe solo aiutare e favorire la nostra dipendenza dal petrolio ed a peggiorare il cambiamento climatico. Non è nell’interesse nazionale dell’America”. Ma mentre gli americani guardano all’incombente decisione di Obama sulla Keystone XL, al di là del confine, il Canada dava il via libera ad una piccola versione dell’oleodotto che per la prima volta collegherà direttamente le sabbie bituminose dell’Alberta con Montreal e l’Oceano Atlantico, con l’obiettivo di portare petrolio in Europa. Infatti il 6 marzo il National Energy Board del Canada ha approvato una proposta della Enbridge per invertire ed espandere la sua Line 9 pipeline. “Inversione” significa che ora l’oleodotto Line 9 potrà portare il greggio verso est invece che ad ovest. “Espansione” significa che ora può trasportare anche il petrolio delle sabbie bituminose di Alberta, lo stesso che, se Obama dirà sì, dovrebbe scorrere nel gigantesco Keystone XL. Gli ambientalisti canadesi sono molto preoccupati e quelli statunitensi dicono che ora il petrolio delle Tar Sand dell’Alberta arriverà praticamente al confine con il New England e che una connessione lunga 236 miglia lo potrebbe portare senza problemi da Montreal a Portland, nel Maine. Secondo l’Nrdc il collegamento di Portland è da tempo nel mirino dell’industria delle sabbie bituminose, che così otterrebbero di portare il loro greggio negli Usa attraverso il New England. Vedi la GALLERY sul progetto dell’oleodotto Keystone XL Guarda VIDEO...
read moreThousands March with Cowboy and Indian Alliance at “Reject and Protect” to Protest Keystone XL Pipeline Share
Cowboy and Indian Alliance Present a Painted Tipi to the Smithsonian National Museum of the American Indian as a Gift to President Obama Musician Neil Young and Actress Daryl Hannah join the protests Washington, DC — Thousands of people joined the farmers, ranchers, and tribal leaders of the Cowboy and Indian Alliance for a ceremonial procession along the National Mall to protest the Keystone XL pipeline this afternoon. The procession was the largest event yet of the five-day “Reject and Protect” encampment. “Today, boots and moccasins showed President Obama an unlikely alliance has his back to reject Keystone XL to protect our land and water,” said Jane Kleeb, Executive Director of Bold Nebraska, one of the key organizers of Reject and Protect. Legendary musician Neil Young and actress Daryl Hannah were amongst the crowd of thousands who rallied on the National Mall and then marched past the Capitol building. “We need to end the age of fossil fuels and move on to something better,” Mr. Young told the crowd. The day’s procession included the presentation of a hand-painted tipi to the Smithsonian National Museum of the American Indian as a gift to President Obama. The tipi represented the Cowboy and Indian Alliance’s hopes for protected land and clean water. The formal name of the tipi is “Awe Kooda Bilaxpak Kuuxshish” and “Oyate Wookiye,” two names given to President Obama by the Lakota and the Crow Nations upon his visit to those Nations in 2008. The title translates from the Lakota and Crow languages, respectively, as “Man Who Helps the People” and “One Who Helps People throughout the Land.” “Keystone XL is a death warrant for our people,” said Oglala Sioux Tribal President Bryan Brewer, who helped lead the presentation of the tipi to the Smithsonian. “President Obama must reject this pipeline and protect our sacred land and water. The United States needs to respect our treaty rights and say no to Keystone XL.” Reject and Protect has helped shine a spotlight on the strengthening opposition to Keystone XL amongst ranchers, farmers, and Native American tribes along the pipeline route. Buoyed by the State Department’s recent delay of the project, the Cowboy and Indian Alliance has pledged to intensify their efforts to convince President Obama to “reject” the pipeline and “protect” their families, land, water, treaty rights, and climate. “Every time Keystone XL gets delayed it just gives us more time to speak up and tell the truth about this dangerous pipeline,” Meghan Hammond, a sixth-generation Nebraska rancher told the crowd of thousands. Ms. Hammond worked with her family to build a crowd-funded, clean-energy powered barn on her property, directly on the proposed route of Keystone XL. The five-day Reject and Protect encampment began with a march and opening ceremony on Earth Day, April 22. On Wednesday, members of the Cowboy and Indian Alliance met with the White House to voice their concerns about Keystone XL and tar sands expansion. On Thursday, the Alliance hosted a protest at the Lincoln Memorial where Rosebud Sioux member Wizipan Little Elk and Nebraska farmer Art Tanderup risked arrest by walking into the reflecting pool with a sign that read, “Standing in the water could get me arrested, TransCanada pollutes drinking water and nothing happens.” On Friday, the Alliance hosted an interfaith prayer ceremony...
read more


Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.