Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Accordo UE-Usa: per il Sole 24 ore un regalo ai cittadini, in realtà alle lobby
La prodigiosa liberalizzazione degli scambi che creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, con circa 800 milioni di consumatori, quasi la metà del PIL mondiale, sarà resa possibile con l’abbattimento delle barriere non tariffarie, definite dagli stessi negoziatori come “trade irritants” queste rappresentano in realtà dei regimi di tutela a beneficio dei consumatori, sostanziandosi nel divieto di importazione di prodotti che possono mettere a rischio la salute e l’ambiente. di {Simona Maltese} su [A Sud] Eppure di proclami ne abbiamo sentiti tanti negli ultimi vent’anni di politica italiana. C’è chi ha promesso di togliere l’ICI, chi di diminuire le tasse per i redditi medio-bassi, c’è poi chi giura di mandare a casa la classe politica attuale a suon di anatemi. Nonostante sia stata provata la scarsa consistenza di molte di queste promesse, continuiamo a fidarci ingenuamente di chi offre ai nostri occhi un futuro migliore di quello attuale, come se la crisi sociale e poi economica fosse una calamità che si è abbattuta sul nostro Paese, e su gran parte dell’Europa, senza responsabilità diretta e indiretta degli stessi soggetti che propongono oggi cure mirabolanti. Lo scotto da pagare per questi proclami inconsistenti è alto, ma i suoi destinatari sembrano non percepirne la reale entità, nutrendo una certa solidarietà nei confronti dei responsabili del dissesto a cui stiamo assistendo. Come fosse una sindrome di Stoccolma collettiva, in molti, nonostante la compressione dei propri diritti determinata dalla crisi, nutrono un sentimento positivo quasi di devozione nei confronti degli aguzzini. Avrà puntato su questo Il Sole 24 Ore quando ha titolato sul TTIP definendolo un “regalo” per gli italiani. Parliamo dell’accordo tra Unione Europea e gli Stati Uniti, denominato Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) o nella versione abbreviata Transatlantic Free Trade Area (TAFTA). Il Commissario al Commercio Ue, Karel De Gucht, una delle poche personalità a conoscenza di quanto stia avvenendo tra questi due colossi mondiali dato che i negoziati sono segreti, ha dichiarato che il Trattato offrirà all’Europa due milioni di posti di lavoro in più, 119 miliardi di euro di Pil, equivalenti a 545 euro in più all’anno per ogni famiglia. In barba al proverbio “non si guarda in bocca al caval donato”, proviamo a comprendere quali sono le reali opportunità e i rischi (non pochi) che si celano dietro ciò che viene presentato come una vera e propria manna per l’economia italiana e europea. Un taglio secco delle spese burocratiche ma anche dei diritti: i negoziatori promettono che la liberalizzazione degli scambi tra Usa e Ue determinerà un incremento del 28 per cento delle vendite di prodotti europei nel mercato statunitense e dell’1 per cento del Pil. La prodigiosa liberalizzazione degli scambi che creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, con circa 800 milioni di consumatori, quasi la metà del PIL mondiale, sarà resa possibile con l’abbattimento delle barriere non tariffarie (quelle doganali sono già piuttosto basse), che nella realtà non coincidono con delle semplici spese burocratiche. Queste barriere definite dagli stessi negoziatori come “trade irritants” (letteralmente “irritanti commerciali”) rappresentano in realtà dei regimi di tutela a beneficio dei consumatori, sostanziandosi nel divieto di importazione di prodotti che possono mettere a rischio la salute e l’ambiente. Per far ciò, queste normative, direttive e regolamenti, pongono alti standard qualitativi e stabiliscono delle imposte...
read more‘A Toxic Legacy’ in Campagna?
A response by [Entitle->https://cdca.it/spip.php?article2176&lang=en] fellow, Salvatore Paolo, to the short piece, ‘A Toxic Legacy’, that focuses on the links between environmental degradation and increasing cancer mortality in Campania. Today the short piece, ‘A Toxic Legacy‘, that reflects on the links between the environmental degradation and increasing cancer mortality in Campania was published on the blog of Nature journal. Apart from blaming (yet again) only the mafia for the illegal dumping of toxic waste in the region, the article is not interested in reporting the transiting and dumping of millions of tons of hazardous waste in the region. The possibility of Campania as a perfect field study for bio-monitoring research elicited the interest of the short piece. The still uncertain link (for some scientific researchers) between the chemicals from waste and the increasing rise in cancer and diseases among the Campania population is at stake. Several factors, such as the development of several data gathering procedures, the relatively long time-frame required for carcinogenic diseases to become apparent, and the multiplicity of isogenic factors disrupting organisms in contemporary urban contexts, make it hard to find a direct causal nexus, established as a scientific certainty. For Nature, these difficult conditions are perfect as they allow Campania to be turned into laboratory for improving toxic-exposure related research. A Neapolitan doctor cited in the article points to the structural European funds as the economic source for financing this epidemiological study. From the ground up, the people that have been active in the last decades and have been fighting against mafia/state/private sector actors (often indistinguishable) that impose unjust and dangerous practices of waste management and disposal, know first and foremost that the exposure to specific contaminants is unsafe for humans per se. Indeed, they invoke the precautionary principle as the guide for an effective human and environmental security. Objectively, contaminants are distributed in the ecosystem of Campania, and the shifting of the focus of discussion onto the influence of unhealthy life-styles as the source of increasing cancer (as many politicians and scientists have done so far) is just a strategic discursive device to not deal with the problem. Moreover, if the changing Italian governments were really interested in finding money for the remediation of land and health assessments, they could have implemented better legislation that would views environmental crimes as crimes against humanity, and they could have enforced the “polluters pay” principle, still insufficiently coded in Italian law. Social movements in Campania are rightly asking for more research on contamination-health nexus, desiring to know the scope of problem with the current environmental conditions and the potential solutions for the health crisis, not to know if whether there is a problem. The request comes from the need to implement procedures for treatment and prevention, and this requires scientists and politicians to uniformly recognize the gravity of the phenomenon. Moreover, social movements are primarily asking (formalized in the shared platform that led to the mass demonstration on 16th November) for “real democracy”: the direct involvement of communities in decisions affecting health and environment. This is because, through a relentless grassroots production of information, people have arrived to the conclusion that the waste mismanagement is only one of the sources impairing health today, together with industrial pollution legacy, wild car traffic, poor air quality, new authorized facilities emitting...
read moreSeeds of Discontent
Watch this trailer for a powerful new documentary about how supposedly well-meaning Dutch and Swedish investments can result in land grabbing and human rights abuses in one small community in Mozambique. In the northern province of Niassa, Mozambique, one company, Chikweti, set up with investments by Swedish and Norwegian churches and the Dutch pension fund, ABP is establishing large tree plantations. Chikweti not only promised their investors a large financial return, but also claimed it would deliver jobs, environmental protection and community development to the region. It seemed a win-win for everyone. This documentary follows the story of one of the plantation workers, Amado. He wants to improve the conditions of his fellow workers in the Chikweti plantation of Licole, Mozambique. He’s frightened and often intimidated in pursuit o f this goal, while facing an apathetic union, a hardnosed manager, and a group of elders determined to halt his actions. But will Amado achieve the support he needs from his fellow workers and local peasant farmers while facing up to the company management? We discover the answer when he and a new local union confront Chikweti by rallying the local peasant farmers and plantation workers to stand together. Trailer: Seeds of Discontent from Transnational Institute on Vimeo. Visit film website for more information and the full film. Source: Transnational Institute, Agrarian...
read moreReport : Deadly Environment
The dramatic rise in killings of Environmental and Land Defenders. Killings of people protecting the environment and rights to land increased sharply between 2002 and 2013 as competition for natural resources intensifies, a new report from Global Witness reveals. Disputes over industrial logging, mining and land rights the key drivers, with Latin America and Asia-Pacific particularly hard hit. The report “Deadly Environment” looks at known killings of people defending environmental and land rights. It identifies a clear rise in such deaths from 2002 and 2013 as the competition for natural resources intensifies. In the most comprehensive global analysis of the problem on record, we have found that at least 908 people have died in this time. Disputes over industrial logging, mining and land rights are the key drivers, and Latin America and Asia-Pacific particularly hard hit. Deadly Environment also highlights a severe shortage of information or monitoring of this problem, meaning the total is likely to be higher than the report documents. This lack of attention is feeding endemic levels of impunity, with just over one per cent of the perpetrators known to have been convicted. Overall, the report shows how it has never been more important to protect the environment, and it has never been more deadly. It calls on national governments and the international community to act urgently to protect the environment and the citizens who defend it. Global Witness campaigns to end the unfair and unsustainable exploitation of natural resources, so that all can thrive within the planet’s boundaries. We address the root causes of the exploitation that destroys lives and threatens life-supporting ecosystems. *A time lag on reporting means killings for 2013 are likely to be higher than we have been able to show here. Download the {Global Witness} report : [Deadly Environment...
read moreEntitle fellows on the gold mine of Rosia Montana, Romania
The residents have been putting up a fight against the gold mining plans of the Gabriel Resources Company. [{George Velegrakis} for [xpressed->http://www.x-pressed.org/?xpd_article=interview-with-researcher-irina-velicu-on-the-gold-mine-of-rosia-montana-romania] interviews Irina Velicu] In the area of ??Rosia Montana in Romania the residents have been putting up a fight for the past 14 years against the gold mining plans of the Canadian company Gabriel Resources. The major demonstrations in post-communist Romania took place in the last three months, with thousands of people on the streets of major cities supporting the struggle of the residents of Rosia Montana. After the strong pressure of the movement, the respondent committee of the Romanian parliament initially (November 2013) rejected the draft law for the creation of the gold mine. The issue, of course, is not closed as the company is pushing to bring the matter before the House of Assembly. For that matter, but also for the common questions with the anti-mining movements around the world (and in Chalkidiki) we talked with the Romanian activist, academician, and political ecology researcher (member of the pan-European network [ENTITLE->https://www.cdca.it/spip.php?article2176&lang=en]) at the Autonomous University of Barcelona, {Irina Velicu}, who is studying the issue for the past six years. Giorgos Velegrakis (G.V.)*: On the 1st of September thousands of Romanians demonstrated against the government’s support for a plan to open Europe’s biggest open-cast gold mine in the small Carpathian town of Rosia Montana. Could you describe us the situation? What is the exact extractive plan and what are the people’s demands? Irina Velicu (I.V.)*: Actually after many days of protests the number of people in the streets reached around 20 000 which is without precedent in the post-communist Romania. We did not have so many people in the streets since the revolution in 89. Many articles are written about the plans of the Gold Corporation (of Gabriel Recources): 300 tones of gold and other metals, 15 years of open cast cyanide exploitation, few hundred jobs …or maybe thousands? these numbers always change so there is no credibility besides the fancy commercials that the Corporation is making, spending thousands of euros for buying ‘time and space’ for selling dreams about progress; it was a strong campaign on the part of the corporation ans as Rosienii say, the corporation managed to manipulate many people to sell their land and/or their soul). Now the corporation threatens the government with court action: if the project is not approved, they want to be compensated for their loss. It is such a joke: they made money in speculations, they bribed so many politicians and professionals to promote their joke and now they want more money from compensation…while the area was blocked as mono-industrial by the urbanistic plan for a decade, no other economic plan being allowed. Many people are asking: show us the receipts of your ‘’investments’ so far! Receipts from bribing? My interest is more in the protests which are the result of 14 years of insistent and diversified struggle of some Rosieni (locals of Rosia Montana) who have asked for the support of certain socio-environmental activists from Romania and abroad. It is important to realise that without the persistent work of these people these protests would not have been possible. This is my belief: what seems to be a spontaneous mobilization is the result of 14 years of struggle of...
read moreEcuador, salviamo lo Yasunì: si al referendum popolare
Una richiesta urgente: è giunto il momento di salvare l’Amazzonia ecuadoriana Una richiesta urgente: è giunto il momento di salvare l’Amazzonia ecuadoriana. L’undici aprile, le Yasunidos, insieme a organizzazioni ambientali, sociali e indigeni in Ecuador consegneranno al governo le firme necessarie per richiedere un referendum nazionale per porre fine all’esplorazione petrolifera nel Parco Nazionale Yasuni, con la seguente domanda al popolo dell’Ecuador: {sei a favore che il governo ecuadoriano mantenga il petrolio nel sottosuolo a tempo indeterminato sotto l’iniziativa Yasuni-ITT, nota anche come Block 43}. Unitevi al movimento Yasunidos Perché la protezione dell’Amazzonia e la prevenzione di un possibile etnocidio dei popoli indigeni della zona, non dovrebbe conoscere nessun confine. Vogliamo che la nostra voce sia sentita ovunque! La campagna delle Yasunidos sta chiedendo sostegno all’estero per garantire che la presentazione delle firme al consiglio elettorale porterà ad un referendum. Facciamo sentire al governo ecuadoriano che il mondo li sta guardando. Qui ci sono alcune azioni urgenti da intraprendere per contribuire alla campagna: -* Inviaci le tue foto, video, e messaggi di sostegno dicendo che il nostro diritto ad un referendum deve essere rispettato o “Sostengo il referendum nazionale per salvare lo Yasuni in Ecuador”. Lasciate che le persone decidano! Usa la tua creatività. Scatta una foto con il tuo messaggio, la città e il paese di provenienza, e postala su Facebook: https://www.facebook.com/YASunidos o su Twitter: @Yasunidos, oppure invia una mail a: info@yasunidos.org Qui trovi le foto inviate da 31 città di tutto il mondo: -* Firma la petizione in questo link -* Visitate il consolato o l’ambasciata dell’Ecuador nella vostra città; organizzate una protesta pacifica o una veglia, oppure inviate all’ambasciata una lettera personale che espone le ragioni per cui è importante salvare Yasuni....
read moreGreen Economy? No, grazie
La rivoluzione energetica non può venire dai poteri forti [di Lucie Greyl*] Dopo un anno e mezzo di ricerca, di lavoro di campo e di montaggio, si è tenuta mercoledì 2 aprile a Bologna la prima nazionale del documentario Green Lies. Il volto sporco dell’energia pulita. Una sala colma ha accolto con entusiasmo il film indipendente realizzato attraverso le modalità della produzione dal basso dal collettivo SMKVideoFactory con il sostegno del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (CDCA) e dell’Associazione A Sud. Il documentario, articolato in tre puntate, mostra situazioni geograficamente e tecnologicamente diverse: il progetto eolico nel comune di Camugnano (progetto oggi ritirato), la geotermia in Amiata e il fotovoltaico al suolo in Salento, casi che condividono più di quanto possa sembrare: illustrano lo scempio in corso nel paese sotto l’egida di una energia che così verde non è. Attraverso il racconto delle cittadine e dei cittadini, Green Lies disegna il quadro di un modello energetico (quello italiano) prigioniero di un sistema economico e finanziario condizionato da poteri forti e guidato da sistemi di incentivi distorti e da speculazioni che con lo sviluppo delle rinnovabili riproducono il modello delle energie fossili: accentramento dei profitti e della produzione in zone sacrificate e riduzione dei cittadini a consumatori acritici. “Tredici miliardi di euro sono destinati ogni anno per gli incentivi per le rinnovabili – ha spiegato Paola Campori del Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano -, incentivi che ognuno di noi paga nelle sue bollette. Se siamo noi a pagare lo sviluppo delle rinnovabili perché non ne possiamo decidere la destinazione e il modello sotto il quale vengono impiegati?”. Cosa ha portato finora il sostegno delle rinnovabili nel paese? A ben guardare anche questa opportunità si è tradotta in una nuova forma di sviluppo selvaggio che colpisce sopratutto zone rurali, snaturando aree di destinazione agricola, paesaggistica e turistica in zone industriali per la produzione energetica di fronte alle quali le comunità locali hanno iniziato a mobilitarsi, comprendendone le dinamiche locali e globali, e accumulando conoscenze e competenze dal basso per diventare attori di cambiamento, di sperimentazione e di promozione di pratiche alternative. Dalla difesa del territorio e dalla rivendicazione dei propri diritti, allo sviluppo dei Gruppi d’acquisto solidale fotovoltaico e alla creazione di cooperative di comunità per lo sviluppo del solare sui tetti gestito collettivamente, Green Lies diventa uno strumento di diffusione di pratiche ancora troppo ignorate dando voce alle esperienze collettive che provano a spingere un’altra idea di produzione e di consumo energetico. La green economy resta per la maggior parte dell’opinione pubblica una dimensione sconosciuta, idealizzata come una soluzione tecnologica ai problemi dei cambiamenti climatici e della distruzione ambientale. E’ complicato far percepire come avviene in maniera immediata per il nucleare o il carbone, l’inappropriatezza del modello che nega una sostenibilità di tipo ambientale e sociale. Greenlies peró non è solo la denuncia di un modello malato. E’ anche un messaggio di speranza, uno strumento di coscientizzazione e di promozione di modelli alternativi per la produzione e il consumo di energia, di quelle pratiche rese possibili dall”intelligenza collettiva delle nostre comunità, pratiche che dovrebbero essere la regola ma rimangono però l’eccezione… La rivoluzione energetica non può venire dai poteri forti ma può diventare uno strumento nelle mani dei cittadini: le comunità dell’energia. Sostegni il film e acquista...
read moreYasuni: a new call for help from Ecuador
Urgent call: It’s the 11th hour to Save the Yasuni Rainforest Urgent call: It’s the 11th hour to Save the Yasuni Rainforest On April 11, Yasunidos, together with environmental, social, and indigenous organizations in Ecuador, will hand the government the signatures needed to call for a National Referendum to put a stop to oil exploration in Yasuni- National Park, with the following question to the Ecuadorean people: Are you in favor that the Ecuadorian government keeps the oil underground indefinitely under ITT, also known as Block 43? PLEASE JOIN THIS NATIONAL MOVEMENT Because protecting the Amazon and preventing a possible ethnocide of indigenous people in the area, should know no boundaries. We want our voice heard everywhere! The Yasunidos campaign is asking for support from abroad to help ensure that the submission of signatures to the electoral council will lead to a referendum. They want those counting the votes to know that the world is watching. Here are some urgent actions you can take to help support the campaign: 1 Send us your PHOTOS, VIDEOS, and MESSAGES OF SUPPORT saying that the OUR RIGHT TO A REFERENDUM SHOULD BE RESPECTED or “I SUPPORT THE NATIONAL REFERENDUM TO SAFE YASUNI IN ECUADOR”. Let the people decide! Use your creativity. Take a picture with your message, the city and country you are from, and send it to us to: https://www.facebook.com/YASunidos Twitter: @Yasunidos info@yasunidos.org Here are the photos we have received so far from 31 CITIES around the world: http://yasunidosinternacional.org/ (Please send by Monday April 7th) 2 Sign the petition HERE 3 Visit your Ecuadorean consulate or embassy in your city. Organize a peaceful protest or vigil, you can deliver a personal letter stating why you think it is important to SAVE YASUNI. THANK...
read moreGREEN lies, the dark side of clean energy
An independent documentary that reveals the dark side of renewable energy in Italy and investigates the risks that come with Green Economy speculation. The film has been produced with thanks to a crowd-funding campaign that raised funds through the public. SMK Videofactory has the pleasure of announcing the release of the independent documentary “Green Lies. The dirty face of clean energy”. The documentary was completed with the support of CDCA and A Sud Onlus (Rome). The film will be officially launched with two national premieres taking place on 2nd April 2014 in Bologna (VAG61 – via Paolo Fabbri 110. At 9pm), and on 3rd April 2014 in Brescia (Nuovo Cinema Eden – via Nino Bixio 9. At 9pm). The project was funded through a crowd-funding campaign on the Produzioni dal Basso portal and is released under the Creative Commons Licence 3.0 on the Distribuzioni dal Basso portal. SYNOPSIS The rise of the production of renewable energy represents an authentic economic and cultural revolution that has the potential to liberate humanity from the bonds, that has been ongoing for decades, of energy production based on fossil fuels with all the geopolitical, health and economic consequences it entails. However, the development of renewable energy in Italy is flagging up with important anomalies that will, most likely, nullify the virtuous intent of eco-friendly energy-production. Green Lies shines a light on these anomalies, which have been greatly exacerbated in most cases by operations of economic speculation, that in turn have a negative impact on the local region and population. We went to meet the citizen’s committees of three territories to witness the production of three different renewable energies: Camugnano (BO) for wind power, Salento (LE) for solar energy and Mount Amiata (Tuscany) for geothermal energy. These three case studies will enable us to delve right into the heart of the problems encountered and come up with possible solutions, with the knowledge that renewable energy could be a revolution of culture and energy, if it become a means available to everyone and not a benefit for a select few. TRAILER WEBSITE Get a copy of the DVD See the...
read moreEntitle: Scuola Primaverile sui Movimenti Sociali, Svezia
Dal 30 Marzo al 4 Aprile, in Svezia, si svolgerà la seconda edizione della scuola di alta formazione Entitle, tema al centro della formazione è l’interpretazione teorica dei movimenti sociali e lo sviluppo delle competenze necessarie nella ricerca per e con i movimenti. La seconda edizione della Scuola di Alta Formazione del progetto Entitle si terrà a Lund, Svezia dal 30 marzo al 4 aprile 2014. Al centro della discussione l’interpretazione teorica dei movimenti sociali e lo sviluppo delle competenze necessarie alla ricerca per e con i movimenti. La Scuola sarà preceduta da meeting organizzati dalla rete del progetto che presenteranno le ricerche svolte fino ad oggi e ne discuteranno insieme ai dottorandi, ai tutor e ad alcuni rappresentanti della Commissione Europea. Anche se la scuola è riservata ai dottorandi di Entitle la maggior parte delle sessioni sono aperte al pubblico. Il corso di formazione prevede la presenza di Joan Martinez Alier e Alf Hornborg che presenteranno sui risultati del progetto Ejolt – Environmental Justice Organizations, Liabilities and Trade. Sono previsti inoltre visite ed incontri con collettivi politici e ambientalisti provenienti da Malmö e Copenhagen e una conferenza sui movimenti per la difesa dei beni comuni a cui parteciperà l’economista critico Massimo De Angelis. Interverranno fra i relatori: Marco Armiero ( Environmental Humanities Laboratory di Stockholm); Lawrence Berg (Università British Columbia); Massimo De Angelis (Università di East London); Joan Martinez-Alier (Università Autonoma di Barcellona); Susan Paulson (Università di Lund), Erik Swyngedown (Università di Manchester) and Magnus Wennerhag (Università di Gothenburg). Scarica qui il programma...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.