CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Bruxelles, the Global Atlas on Environmental Justice

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Bruxelles, the Global Atlas on Environmental Justice

The Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade (EJOLT) project presents its Global Atlas of Environmental Justice, a visually attractive and interactive online mapping platform detailing around 1000 environmental conflicts (and growing). The Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade (EJOLT) project launched on March 2014 its Global Atlas of Environmental Justice, a visually attractive and interactive online mapping platform detailing around 1000 environmental conflicts (and growing). It allows users to search and filter across 100 fields and to browse by commodity, company, country and type of conflict. With one click you can find a global snapshot of nuclear, waste or water conflicts, or the places where communities have an issue with a particular mining or chemical company. Click on any point to find the actors and a conflict description with the outcome and sources. Maps you create using the search and filter can be shared on your webpage or facebook. Featured maps will focus on issues ranging from fracking to conflicts over mega-infrastructure projects to maps on violent targeting of activists (and more). The Atlas is a product of the EU-funded EJOLT project. Over 100 people from 23 universities and environmental justice organisations in 18 countries plus dozens of independent collaborators from all around the world have joined forces to create this huge and valuable resource. The project is coordinated by Professor Joan Martinez-Alier and his team of ecological economists from the Autonomous University of Barcelona (ICTA-UAB). “The Atlas illustrates how ecological conflicts are increasing around the world, driven by material demands fed primarily by the rich and middle class subsections of the global population,” says Martinez-Alier. “The most impacted are poor, marginalized and indigenous communities. They usually do not have the political power to ensure access to environmental justice and health.” Over 2000 different corporations and financial institutions are involved. This includes many corporate and state actors from developed countries, but with growing participation from the emerging economies. While the map highlights disturbing trends, such as continuing corporate impunity for environmental crimes and the fact that 80% of the cases entail a loss of livelihood, it is also inspiring. Amidst the stories of environmental devastation, political repression and persecution of activists, many cases of environmental justice victories can be found. Court cases were won, projects were cancelled and sometimes, the commons were reclaimed.17% of the cases in the map are considered environmental justice victories. The Atlas will make it easier to find information, connect with other groups working on related issues and increase the visibility of environmental conflicts. It can also be used for teaching and advocacy work. For the moment, the map is similar to ancient world maps, with good coverage of some areas and blanks spots. The goal now is to reach out to many new civil society organisations and researchers with specific areas of expertise and invite them to contribute to expanding the base of knowledge. A crucial feature of the project and the Atlas is that grassroots movements for environmental justice are the key for moving towards more just, equitable and less damaging forms of consumption and production. According to Atlas coordinator Leah Temper “Only once communities stand up and say we will no longer be polluted, will governments and companies change their behaviour.” For more information please contact: EJOLT Communication Officer Nick Meynen (EEB)...

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Launch of EJOLT environmental justice map

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Launch of EJOLT environmental justice map

Some say the EU is active on the environmental justice agenda. There is the Aarhus Convention (2001), Environmental Liability Directive or ELD (2010) and the Environmental Crimes Directive (2012). But while Aarhus is a great tool for access to information, participation and justice; and the ELD should in theory prevent and remedy environmental damage, most member states limited the scope of the latter. Due to room for interpretation, only a handful of cases exist. This administrative approach also doesn’t deal with damage to property or personal injury. The Environmental Crimes Directive – for the first time in Europe – uses criminal law to combat environmental injustice, but it also has rather vague notions and lawyers only see it as a step towards a truly European environmental criminal law. Again, members can interpret it the way they want, assuring that at present, implementation remains close to zero. So while legal initiatives in the EU do exist – much work remains to be done. And while the EU could do more, there is plenty of room for the International Criminal Court to expand its scope and include environmental crimes as well. But environmental justice also means more than providing access to information, prevent and remedy environmental damage and putting environmental criminals in jail. Environmental justice is about a fair share of resources for all those occupying planet earth, and a fair share in bearing the damage. It’s about capping the resource use of those that use more than their fair share, about quota and absolute decoupling, not relative, to GDP growth. It’s about making the much needed global connections from grabbing land and transferring dirty industries, to overconsumption and the dumping of waste, on a global scale. We’ve written on these issues before and will continue to do so – but this March we are reaching a milestone in our efforts to promote the environmental justice agenda. After three years of work by some 100 researchers, lawyers and activists from 18 countries in 4 continents, the EJOLT project is ready to launch the “Atlas of Environmental Justice”: an interactive website with a map that links to a huge database of around 1000 ecological conflicts – searchable by country, company, commodity and more. On March 19th, EEB and UNEP Liaison Office to the EU institutions host an environmental justice event in Brussels, where we will launch the map, present some case studies and have a discussion on policy recommendations. [Read more ->https://cdca.it/spip.php?article2438&lang=en] about the launch...

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L’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo

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L’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo

Da quest’anno il CDCA è tra le realtà che collaborano alla redazione dell’Atlante dei Conflitti, giunto alla sua 5° edizione. L’Atlante dei conflitti è un dossier annuale sullo stato dell’arte dei conflitti nel mondo, strutturato attraverso schede conflitto e focus tematici. E’ pensato per essere diffuso e compreso da tutti: dai ragazzi delle scuole agli addetti ai lavori. Il Progetto Il mondo è in guerra. Dei 193 paesi membri dell’Onu, uno su cinque è in conflitto. Il 90% delle vittime sono civili, donne e bambini soprattutto. I danni causati dai conflitti ai beni artistici e ambientali sono incalcolabili. Molti di questi conflitti sono però “dimenticati” dall’informazione. L’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo cerca di colmare questo vuoto e raccontarvi anche quest’anno lo stato delle guerre sul pianeta. Il volume è un annuario ideato da Raffaele Crocco, giornalista Rai, scrittore e documentarista e creato dall’Associazione 46° Parallelo in collaborazione con il Premio Ilaria Alpi e le edizioni AAM Terra Nuova di Firenze. Lo scopo del volume è quello informare sulle guerre in corso sul pianeta, sulle motivazioni che le scatenano e le alimentano, ma anche sulle drammatiche condizioni di vita delle popolazioni civili, sui danni ai beni culturali ed ambientali e sulle storie straordinarie di donne e uomini che hanno fatto della speranza e del coraggio le uniche armi contro la guerra. Conflitti ambientali e guerre Da quest’anno il CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, ha curato un focus speciale sui Conflitti Ambientali come nuova frontiera del conflitto. Partendo dal presupposto che non di sole armi muore l’uomo, la collaborazione del centro di ricerca sottolinea come sempre più spesso conflitti ambientali e guerre siano legati a doppio filo: da un lato i conflitti armati sono sempre più causati dalla corsa all’accaparramento delle risorse naturali e dei beni comuni e dal controllo strategico di determinati territori; dall’altro ambiente e comunità sono invariabilmente compromessi dall’esplosione di conflitti. Oltre a un cappello teorico rispetto al fenomeno, la parte speciale dedicata ai conflitti ambientali consta di tre focus geografici su Africa, Asia e America Latina e di un saggio breve sulle migrazioni ambientali e sulla necessità di una loro puntuale disciplina giuridica. Infine, nella parte dedicata a conflitti e donne, un contributo del CDCA riguarda il doppio ruolo delle donne come prime vittime dei conflitti ambientali e dei mutamenti climatici e come protagoniste dei processi di mobilitazione sociale e di costruzione di modelli alternativi di gestione delle risorse. Informazioni: Il costo del volume, disponibile nelle librerie di tutta Italia, è di 20 euro. E’ possibile acquistare l’Atlante direttamente sul sito www.atlanteguerre.it Il volume è consultabile presso la biblioteca del CDCA. Visita la pagina...

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Scopri le pubblicazioni del progetto Ejolt!

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Scopri le pubblicazioni del progetto Ejolt!

Mettiamo in evidenza alcune pubblicazioni realizzate dal CDCA e dai suoi collaboratori: Strategie per la giustizia ambientale in ambito petrolifero Abstract: L’espansione dell’industria petrolifera provoca distruzione ambientale, impatti sulla salute e violazione dei diritti umani. L’aumento della contaminazione ambientale mette a rischio le condizioni di vita e le risorse necessarie alle comunità locali impattate. Si assiste al sacrificio di determinate comunità in favore delle attività petrolifere che portano allo sviluppo di conflitti ambientali caratterizzati dal razzismo ambientale e dalla criminalizzazione della protesta. Numerose comunità hanno intrapreso percorsi legali chiedendo giustizia per i danni subiti. Questo report analizza le tendenze attuali e presenta alcune esperienze di avanzamento nei procedimenti legali contro multinazionali petrolifere portati avanti da comunità e organizzazioni per la giustizia ambientale. Scarica le raccomandazioni * * * Vie legali per la riparazione ambientale Abstract: Questo report presenta una serie di esperienze legali (giudiziarie e non) a livello nazionale e internazionale sulla responsabilità d’imprese multinazionali per violazioni dei diritti umani e danni ambientali. Basandosi sui recenti sviluppi di battaglie legali delle comunità impattate dalle attività di multinazionali in diversi paesi, il report analizza le circostanze che hanno permesso a determinate battaglie legali nazionali, transnazionali e internazionali di ottenere esito positivo. Questions of global justice raise within transnational relations in the light of an ever increasing number of instances of massive environmental damage and human rights violations, resulting from the operation of multinational corporations (MNCs). This paper appraises the different national and international (judicial and non-judicial) fora that are available to hold MNCs accountable. On the basis of recent judicial developments concerning civil liability claims by victims of the operations of MNCs in various countries, it explores the circumstances under which national, transnational and international litigation, either by itself or in interaction with each other, have proven most effective in providing redress. It concludes that transnational cluster-litigation is the most efficient strategy to tighten the meshes of judicial action upon MNCs, hence promoting the international rule of law and contributing, albeit modestly, to foster (corrective) global justice. * * * Leggi internazionali e debito ecologico Abstract: Le leggi internazionali contemporanee non sono riuscite a disegnare attraverso il paradigma di sviluppo sostenibile una risposta effettiva ed equa alla crisi economica globale. Il report mostra come minori variazioni dei regimi internazionali esistenti o la formalizzazione ufficiale di principi sia insufficiente per contrastare il fenomeno di scambi ecologici iniqui. Sarebbe necessario invece una profonda ri-concettualizzazione della governance globale che possa integrare le rivendicazioni per la giustizia ambientale. La pubblicazione si struttura in 4 capitoli: 1. introduzione concettuale sui concetti emersi dai settori sociali e accademici 2 . critica al concetto di sviluppo sostenibile come paradigma per la conciliazione tra sviluppo e tutela degli ecosistemi 3. capacità del quadro legale internazionale per rispondere alle necessità di giustizia intragenerazionali e intergenerazionali : reinterpretazione e ricostruzione in termini di costituzionalismo globale e di rafforzamento dei diritti umani 4. prospettive oltre l’attuale quadro legale internazionale * * * Vedi tutte le pubblicazioni sul sito di...

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Discover EJOLT reports on environmental justice

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Discover EJOLT reports on environmental justice

We share here some of the reports developed by CDCA and their partners in the EJOLT project. Digging deep Corporate Liability. Environmental Justice strategies in the world of oil Abstract: The impacts provoked by the expanding oil industry encompass environmental destruction, health impacts and violations of human rights. The increasing contamination jeopardizes safe conditions of life and destroys means of livelihood of vulnerable communities and of those relying on healthy ecosystems. Local communities, feeling that they are simply sacrificed to the oil industry, see themselves involved in social conflict. They are experiencing forms of environmental discrimination and might even face criminalisation of the protest when they stand up to defend their rights promoting the chilly effect on others who need and want to defend themselves and the environment. In fact, the number of lawsuits demanding justice for environmental, social, economical and cultural damages provoked by oil companies are increasing as well as their media visibility. Yet most outcomes are not satisfactory in tackling impacted communities claims for justice. This paper describes the most recent trends regarding oil corporations’ responsibilities and use of procedural justice by civil society through the review of emblematic legal cases. Download the report policy brief * * * Legal avenues for EJOs to claim environmental liability Abstract: Questions of global justice raise within transnational relations in the light of an ever increasing number of instances of massive environmental damage and human rights violations, resulting from the operation of multinational corporations (MNCs). This paper appraises the different national and international (judicial and non-judicial) fora that are available to hold MNCs accountable. On the basis of recent judicial developments concerning civil liability claims by victims of the operations of MNCs in various countries, it explores the circumstances under which national, transnational and international litigation, either by itself or in interaction with each other, have proven most effective in providing redress. It concludes that transnational cluster-litigation is the most efficient strategy to tighten the meshes of judicial action upon MNCs, hence promoting the international rule of law and contributing, albeit modestly, to foster (corrective) global justice. * * * International law and ecological debt Abstract: Under the paradigm of sustainable development, contemporary international law has not been able to shape an effective, nor an equitable, answer to the global ecological crisis. There is widespread consensus that environmental governance requires a major overhaul if humankind wishes to meet that challenge. Our main point is that global patterns of ecologically unequal exchange will not be corrected just by minor adaptations of existing international regimes. Nor will change come through the formal enactment of a given set of principles. Rather, correction will require a profound reconceptualisation of global governance that is able to integrate counter-hegemonic claims for environmental justice. This report has four parts. The first one is a conceptual introduction that puts in context concepts emerging from the academic or social movements, such as ecological and climate debt, against the backdrop of the legal narratives that underpin the hegemonic model of development. The second part presents a critique of the notion of sustainable development as a supposed paradigm for reconciling the needs of present and future generations with the preservation of the Earth’s ecosystems. The third part emphasises the potential of current international law to deal with the needs of...

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Documentario sulla Giustizia Ambientale: Rimarremo qui!

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Documentario sulla Giustizia Ambientale: Rimarremo qui!

‘Rimarremo qui!’ è un documentario di 29 min in lingua spagnola che le raccoglie testimonianze e visioni di ricercatori, attivisti e comunità impattate che rispondono alla domanda: cos’è la giustizia ambientale? Il documentario è stato realizzato dal LaCMA, il laboratorio multimediale dell’Istituto di scienze e tecnologie ambientali dell’Università Autonoma di Barcellona ed è promosso dal progetto EJOLT. Guarda il documentario e sostieni la sua...

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Documentario sulla Giustizia Ambientale: Rimarremo qui!

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Documentario sulla Giustizia Ambientale: Rimarremo qui!

’Rimarremo qui!’ è un documentario di 29 min in lingua spagnola che le raccoglie testimonianze e visioni di ricercatori, attivisti e comunità impattate che rispondono alla domanda: cos’è la giustizia ambientale? Il documentario è stato realizzato dal LaCMA, il laboratorio multimediale dell’Istituto di scienze e tecnologie ambientali dell’Università Autonoma di Barcellona ed è promosso dal progetto EJOLT. Guarda il documentario e sostieni la sua...

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Between activism and science: grassroots concepts for sustainability coined by Environmental Justice Organizations

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Between activism and science: grassroots concepts for sustainability coined by Environmental Justice Organizations

The EJOLT project team, coordinated by Prof. Joan Martinez Alier from ICTA, Universitat Autonoma de Barcelona, recently published the following analysis article on the basis of the exchange and outcomes of the project in the Journal of Political Ecology, Vol. 21, 2014. Abstract In their own battles and strategy meetings since the early 1980s, EJOs (environmental justice organizations) and their networks have introduced several concepts to political ecology that have also been taken up by academics and policy makers. In this paper, we explain the contexts in which such notions have arisen, providing definitions of a wide array of concepts and slogans related to environmental inequities and sustainability, and explore the connections and relations between them. These concepts include: environmental justice, ecological debt, popular epidemiology, environmental racism, climate justice, environmentalism of the poor, water justice, biopiracy, food sovereignty, “green deserts”, “peasant agriculture cools downs the Earth”, land grabbing, Ogonization and Yasunization, resource caps, corporate accountability, ecocide, and indigenous territorial rights, among others. We examine how activists have coined these notions and built demands around them, and how academic research has in turn further applied them and supplied other related concepts, working in a mutually reinforcing way with EJOs. We argue that these processes and dynamics build an activist-led and co-produced social sustainability science, furthering both academic scholarship and activism on environmental justice. Keywords: Political ecology, environmental justice organizations, environmentalism of the poor, ecological debt, activist knowledge Download the article...

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Italian mothers battle the mafia and toxic waste

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Italian mothers battle the mafia and toxic waste

We publish here a comment from [ENTITLE project->https://cdca.it/spip.php?article2176&lang=en] fellow, Salvatore De Rosa, on waste crisis and social mobilisation in the Campania region in Italy. The issue of Campania is reaching (again, after the urban waste crisis of 2008) the international news. The two articles below report on the strategy of a group of mothers who lost their children because of premature diseases, that with the support of a local priest were able to meet the Italian president Napolitano. The articles are imprecise regarding the explanation of the causes of the illegal waste dumping, using the “floating signifier” of Camorra (the local mafia) as the guilty to blame. While researchers and many activists on the ground know very well that mafia organizations were just a segment, the last, of a political-economic system involving industry owners, politicians and an army of corrupted public officers. Studying closely the issue, it emerges the contiguity of interests of illegal and and legal businesses, to such an extent that the boundaries disappear. And this because the ultimate cost-cutting result of disposing industrial waste in Campania is more of a “national economic strategy” to push the GDP up than the evil greed of mafia (that is just another business actor with weapons as a plus). Lastly, the composition of grassroots movements on the ground right now in Campania is far more complex than the picture given by these articles. Indeed, not all the movements share the strategy of mourning and pleading help from state institutions. Other groups (even though confederated with the mothers in one single coalition, Raging River) refuse to cooperate with public institutions until their points to discuss will set the agenda of meetings. And in the meanwhile, these groups are working on the territories to improve self-organization and autonomous initiatives. http://worldnews.nbcnews.com/_news/2014/01/22/22402000-italian-mothers-battle-the-mafia-and-toxic-waste...

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Environmental Justice Documentary: We are going to remain here!

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Environmental Justice Documentary: We are going to remain here!

‘We are going to remain here!’ is a 29-min documentary in which scholars, activists and people impacted by environmental injustices provide their views and testimonies to answer the question: ‘What is environmental justice?’ The Documentary has been produced by LaMCA, the Multimedia lab of Environmental Conflicts at ICTA-UAB and is promoted by the EJOLT project network. Watch the documentary and support its...

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