Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
EJOLT Annual Meeting 2013 in Rome!
EJOLT unites leading legal experts and Environmental Justice activists in Rome Marking an important mid-term milestone, the EJOLT project has chosen Italy, an emblematic country for its environmental conflicts known worldwide, as the next location of the annual meeting. EJOLT partner CDCA—Documentation Centre on Environmental Conflicts—based in Rome, organized a series of activities from the 9th to the 15th of November that will gather the up-to-date project outcomes and offer the Italian and international audience a window into the debates that animate the EJOLT network. This programme lasted a full week and consisted of many interest events. First was the project delegation, which leaded to the very heart of Italian environmental conflicts with a two-day “toxic tour” called “Biocidio Tour”, followed by journalists and experts that visited two areas well-known for their levels of contamination and severe impacts on health. _ Read: – [the detailed program of activities->https://cdca.it/spip.php?article2391&lang=en] – the programme of the [EJOLT International conference in Rome->https://www.cdca.it/spip.php?article2391] On the delegation’s first day, it met the communities of two critical areas of the Roman suburb: the biggest urban waste dumpsite of Malagrotta and the Sacco Valley, which is one among many areas under study by the Italian Superior Health Institute (Instituto Superiore della Sanita) to demonstrate the relationship between environmental contamination and health impacts. Next, the tour will visit the “Fires land”—Terra dei Fuochi—in the Naples area that is well-known for the waste-related contamination disaster that today sees new mobilisations against the construction of a new incinerator to burn “ecoballs” (see CEECEC project report on Campania waste crisis here) . Hosted by the Urban Center in the Garbatella neighbourhood, project partners had then the opportunity to exchange and enhance their knowledge and competencies through four days of internal workshops on fundamental tools to support the work of Environmental Justice Organisations (EJOs): methods of evaluation and legal strategies lead by the Universitat autonoma de Barcelona, the Université de Versailles, Universitat Rovira I Virgili and CDCA. EJOLT events had the participation of Pablo Fajardo, the lead lawyer in Chevron-Texaco suit (among the most important of legal battles worldwide against oil companies for environmental destruction that resulted in the company being sentenced to a fine of 19 billion dollars, as reviewed in the last EJOLT report “Digging deep corporate liability. Environmental justice strategies in the world of oil”). Pablo Fajardo, among other guests and distinguished EJOLT experts and activists, brought forward their experience to the cultural public event ”Stop Biocide. Environmental Justice in the world” to participate in a public debate on the right to health and the protection of communities. Finally, the EJOLT Italian experience concluded with the international conference “A geography of environmental injustices. Knowledge, experience and tools for local communities” that socialised and presented a vision of EJOLT contributions in terms of good practices of fruitful collaboration between environmental justice organisations and the academy. Click here to review all the interviews! To know more about the project, visit the EJOLT...
read moreThe “Raging River” unites struggles against waste disposal and Biocide in Campania
On the 16th of November, thousands of people are expected to join together in the Southern city of Naples against biocide On the 16th of November, thousands of people are expected to join together in the Southern city of Naples, Italy, during one of the biggest demonstrations organized by the grassroots network that emerged in Campania throughout years of the so-called “waste crisis”. _ Under the common banners of #Fiumeinpiena (raging river) and #StopBiocidio (end the biocide), the committees and associations from the provinces of Naples and Caserta, together with delegations from other environmental conflicts happening in Italy, will converge in the streets of the region’s capital city to express their “right to life, to health, and to a safe environment”. The demonstrators’ purpose is to bring attention to the ongoing waste-related social and environmental devastation in Campania. They demand that state institutions take action to stop illegal trafficking and wild burning of hazardous waste, and are advocating for the inclusion of local communities in all phases of design and implementation of waste management and land remediation projects in the region. After the march in Naples against the toxic fires on the 26th of October, and after many other local demonstrations in Campania, the “raging river” is now bringing together activists from different municipalities into one single struggle around the health-environment nexus. _ The resurgence of the popular mobilizations in Campania has roots in years of confrontation between local communities and waste overflow. Citizens have been organizing for years in an effort to curb the environmental degradation in the region. The heritage of the knowledge and strategies built up so far is the backbone of today’s mobilizations. However, the task confronting them is huge. Over the past two decades, radical and disturbing changes in the landscape over an area of approximately four thousand square kilometres–home to three million people —has been caused by illegal dumping of urban garbage and hazardous waste _ {Trash is gold} _ First, there was illegal trafficking and dumping of toxic waste, carried out by a network of business managers, corrupt public officials, stakeholders, and organized crime. According to police investigations, since the ‘90s, millions of tons of hazardous waste arrived in Campania every year from Northern Italy and Europe, travelling on routes oiled by bribes, and were dumped without the most basic environmental safeguards. Toxic materials from industrial and manufacturing processes, from demolition and digging activities, and even hospital and nuclear waste, were discharged in sand quarries and in unsuitable landfills, buried under agricultural fields of vegetables and fruits, mixed with cement for construction, or just abandoned in the countryside and set on fire. In this dirty business, companies’ desire to get rid of the by-products from their activities at lower costs merged with the predatory economic behaviour of rooted criminal organizations: criminals provided companies with a cheap alternative to correct hazardous waste disposal procedures by simply spreading it in territories under their control. Corruption of local administrators and inspection bodies, political protection, and the lack of credible deterrents by the state, have made this trade one of the main revenues for criminal groups and allowed legal as well as illegal businesses “to socialize the costs of production while privatizing the profits”. Estimates by prosecutors quantify the earnings of organized crime, the companies’ savings...
read moreFracking Under Fire, From Canada to Romania
Fracking: flamed opposition of citizens for health, environmental and safety concerns In many communities sitting on top of shale gas reserves, initial enthusiasm over domestic drilling is quickly transformed into inflamed opposition from citizens and officials who express health, safety and environmental concerns. Because fracking is a relatively new technology being used for the first time in many localities, it rarely comes without contention. Municipalities, states, and federal governments are faced with regulating natural gas drilling, and there are no scripts or models that demonstrate how to do this well (or if it is even possible to do it well). Two recent stories in the news highlight how hot local resistance to fracking can get when governments try to steamroll exploration of shale gas despite community opposition. Canada is at the forefront of the international fracking boom, with only the United States leading in shale gas development. As is the case with countless environmental disputes, indigenous people are among the most heavily impacted populations. At the very heart of the fracking unrest are dysfunctional treaty relations and hasty exploitation of land. While fracking expands through the Canadian provinces, protests are also escalating. The Mi’kmaq people in New Brunswick have been peacefully protesting and protecting their land by holding a road blockade since the summer. They are demanding that national treaties (theoretically) including them in an equitable decision making process be upheld. Sadly, the peaceful protests turned into a spectacle of state police repression in mid-October, when a “small army of para-military-like authorities” from the RCMP snuck up on a line of tents where Mi’kmaq elders, children, and others had been camped in an attempt to protect their land. The invasion turned violent, with rubber bullets fired and police cars ablaze, harking back to stand-offs between the police and indigenous populations such as the Oka Crisis. What prompted the invasion of the peaceful protests, and, as the Mi’kmaq people are now asking—what now? It is unlikely that the Harper government will uphold treaties with indigenous people as demanded, while the Elsipogtog First Nation and other affected communities also seem unlikely to back down. Meanwhile in Europe, Chevron was approved in 2013 to drill exploratory wells in the particularly impoverished region of Vaslui, Romania, along with three other areas in the Black Sea. The first well was planned to be functional by the end of the year. However, over the past few months, thousands of Romanians have been protesting government backing for shale gas exploration because of its potential disastrous consequences for communities. In reaction to the public outcry, Chevron agreed in mid-October to suspend its exploratory activities. There will be a local referendum held on Nov. 24, where the community will decide whether or not they will allow further shale gas exploration. Chevron claims, “[We are] committed to building constructive and positive relationships with the communities where we operate and we will continue our dialogue with the public, local communities and authorities on our projects.” As Chevron has already secured all the necessary permits it needs to continue work, the decision made by the local referendum will not be legally binding. Is it possible that Chevron will refrain entirely from natural gas extraction in Vaslui if the community’s final answer is against gas exploration? If Chevron recedes, what distinguishes this...
read moreOver Hundred Organisations Demand World Bank Withdrawal from Tata Mundra
Over a hundred prominent organisations expressed shock over World Bank President Dr. Jim Kim’s inaction on the audit report on Tata Mundra Power Project, India Gujarat | India Over Hundred Organisations Demand World Bank Withdrawal from Tata Mundra Over a hundred prominent organisations expressed shock over World Bank President Dr. Jim Kim’s inaction on the audit report on Tata Mundra Power Project in Gujarat, condemned it and demanded International Finance Corporation’s (IFC) withdrawal from the project. “People’s movements and their allies in India are shocked that you have cleared the IFC Management’s response to the CAO Audit Report on Tata Mundra Project,” the letter sent today to the President said. “The CAO findings warrant nothing less than IFC’s withdrawal from the project” they added. Condemning it they said, “Your endorsement of IFC’s response to CAO findings and thus letting IFC and the company continue the violations merits nothing less than condemnation.” The independent recourse mechanism of IFC the Compliance Advisor Ombudsman (CAO) released their findings on October 24, after a year-long investigation into the financing of IFC to the project. CAO found IFC made serious lapses in funding Tata coal plant. The letter was issued in support of the local organisation, Machimar Adhikar Sangharsh Sangathan (MASS). It was signed by National Alliance of People’s Movements, Narmada Bachao Andolan, Mazdoor Kisan Shakti Sangathan, All India Union of Forest Working People, India Climate Justice, National Fishworkers Forum, All India Forum of Forest Movements and others. Taking serious note of the inaction of the President the organisations said, “By your decision to keep your eyes closed to the damning findings of CAO, you are complicit in the human rights violations, livelihood loss, impacts of air pollution, water contamination, and perilous marine ecological disaster in the wake of the IFC-funded project.” Looking at the larger malice of World Bank, the letter said, “(World Bank’s) compliance mechanisms like CAO and Inspection Panel are increasingly becoming a farce, while the Bank continues aiding projects – whether hydro projects or coal projects, infrastructure development, or meddling with our policies and legal system.” World Bank Group has currently 386 active projects in India with a committed portfolio of $29.5 bn. Concluding the letter, they said “We will continue our struggles against the Bank, its policies and its blatant disrespect of human rights. We will strengthen the struggle of MASS and would challenge you and your Bank at every possible avenue.” Background: The 4000 MW Coastal Gujarat Power Ltd (Tata Mundra) is finance by International Finance Corporation (IFC), Asian Development Bank, Korean ExIm Bank and other national Banks. A complaint by the local organisation MASS to the recourse mechanism of IFC the Compliance Advisor Ombudsman (CAO) led to a full investigation into the financing of the project. CAO validated major MASS complaints. It found the IFC committed serious supervision failures and significant policy breaches. CAO confirmed that the environmental and social risks and impacts of the project were not considered and addressed; there is no social baseline data; IFC’s policies for land acquisition not applied, despite physical and economic displacement, Inadequate attention paid to the requirement of biodiversity conservation; IFC failed in its review and supervision of the impacts on airshed and marine environment and IFC failed to examine the cumulative impact of Tata Mundra. IFC rebutted the...
read moreRete EJOLT sulla Giustizia Ambientale: una settimana di lavori a Roma
Il programma del Meeting internazionale del progetto EJOLT! Dal 09 al 15 novembre sarà in Italia una delegazione internazionale di accademici, ricercatori di Centri Studi Indipendenti ed attivisti di Organizzazioni per la Giustizia ambientale di tutto il mondo, partners del progetto di ricerca EJOLT – Environmental Justice Organisations Liabilities and Trade, finanziato dalla Commissione Europea. Il progetto ha come obiettivo mettere in contatto dipartimenti universitari e organizzazioni sociali che lavorano sui conflitti ambientali, dando visibilità alle lotte sociali e mirando alla costruzioni di strumenti utili alle comunità locali. La settimana di lavori prevede lo svolgimento di workshop e panel tematici, di un evento pubblico serale e di una conferenza internazionale, oltre a due giorni di visita ai territori emblema di ingiustizia ambientale in Lazio e Campania. Di seguito il programma generale delle giornate. -* BIOCIDIO TOUR 9-10 novembre Una delegazione del progetto EJOLT, insieme a esperti e a giornalisti, visiterà le aree più emblematiche del conflitto ambientale in Lazio e Campania incontrando le realtà territoriali attive con un duplice obiettivo: denunciare la distruzione e il suo impatto sulle comunità e dare visibilità alle lotte locali. {Per la stampa}: il tour è aperto alla stampa ma numero di posti è limitato, per inviare una richiesta di partecipazione scrivere a info@cdca.it Il programma dettagliato con orari e luoghi di incontro delle due giornate saranno disponibili a breve. Sabato 9 novembre | Lazio Ore 9.00-17.00 L’itinerario toccherà la Valle Galeria (ove è situata la discarica di Malagrotta, la più grande di Europa, chiusa alla fine di settembre e una estesa area industriale), la Valle del Sacco e Colleferro (fra le zone di maggior emergenza nazionale per contaminazione ambientale e impatti sulla salute, ospita un inceneritore, un cementificio, una discarica, una zona industriale con fabbriche di armi). Nel tardo pomeriggio la delegazione incontrerà in Piazza Don Bosco a Roma i comitati locali del Lazio che si stanno occupando della gestione dei rifiuti. Domenica 10 novembre | Campania Ore 9.00-17.00 Il tour farà visita alla Terra dei Fuochi – tra la provincia di Napoli e Caserta, una delle zone in Italia in cui le conseguenze dell’esposizione di territori e comunità a agenti inquinanti dovuti prevalentemente alla gestione dei rifiuti sono maggiormente drammatiche. Dopo l’emergenza iniziata nel 2008 le comunità locali sono raccolte in un’ampia coalizione sociale che ha scelto lo slogan “Stop Biocidio” per denunciare il forte impatto della devastazione territoriale sulla salute e la vita della popolazione, chiedendo bonifiche e tutela della salute. La mobilitazione sociale attorno a questo tema ha nuovamente raggiunto, negli ultimi mesi, livelli molto alti. La delegazione visiterà alcune delle zone caratterizzate da inceneritori, discariche, siti di stoccaggio di ecoballe, sversamenti e smaltimento illegale di rifiuti e incontrerà i comitati locali della zona. _ { le spese del pranzo dei partecipanti Ejolt del 9 e 10 novembre sono a carico del CDCA.} -* WORKSHOPS {13 – 14 novembre Workshop | Costruire strategie legali} 13 novembre h. 9.00-12.00 | I sessione h.12.00 | Break h.13.00-16.00 | II sessione 14 novembre Dalle 9:30-13:00 | III sessione _ Dalle 14:30 – 17:30 | IV sessione Luogo: Urban Centre, Via Niccolò Odero, 13 – Roma Il team legale del progetto EJOLT coordinato dall’Università di Rovira I Virgili e dal CDCA con il supporto del Procuratore generale argentino Antonio Gustavo Gomez intende, attraverso il...
read moreAgrocombustibili: l’Italia punta sull’olio di palma
L’Eni investe nel biodisel: previsti gravi impatti ambientali nel sud est asiatico La multinazionale italiana Eni, in parte statale, sta costruendo una grande raffineria di biodiesel a Marghera (Venezia). L’olio di palma per produrre 500.000 tonnellate di biodiesel arriverà dal sud – est asiatico. Si deforesteranno 180.000 ettari di foresta. Per favore unitevi alla petizione al governo italiano e all’Eni firmando la petizione di seguito, per protestare contro la raffineria di Marghera che non è nè sostenibile nè ecologica. Giriamo una petizione fatta circolare da Salviamo la Foresta per aderire FIRMA ADESSO Fonte: Salviamo la Foresta Per saperne di più visita la pagina facebook di Salviamo la Foresta Leggi la scheda sull’ENI e i conflitti socio-ambientali e l’articolo “Palma da olio: domande e...
read moreDon’t Frack my future: prevenire è meglio che curare
Dal Global Frackdown di Londra come CDCA e A Sud, riflettiamo sull’importanza di parlare del fracking Dal Global Frackdown di Londra per la difesa dei territori e della salute Sabato 19 Ottobre 2013, in centinaia di piccole e grandi città del mondo, si è celebrata la seconda giornata globale contro il fracking. Da Londra a Washington, passando per Roseto degli Abruzzi, Buenos Aires, New Dehli, i comitati locali di 28 paesi sono scesi in piazza per dire no alla fratturazione idraulica, la rischiosa e diffusissima tecnica di estrazione del gas di scisto dipinta come “naturale” dalle maggiori imprese energetiche internazionali. In occasione della giornata, incontriamo a Londra alcuni coordinatori di Young Friends of the Earth UK, impegnati in un corteo nel pieno centro della città, da Bond Street a Oxford Circus. In contemporanea, altri comitati sfilano sotto la sottile pioggia di Covent Garden, circondati da un preoccupante silenzio cittadino. La stampa inglese non riporta, o quasi, l’evento, quasi a negarne l’esistenza. E allora, dopo mesi di ricerca sulla fratturazione idraulica, i suoi effetti e impatti su salute e ambiente, cominciamo a capire che non diffonderne i dettagli e non parlarne sembra essere un ottima strategia per permetterne la silenziosa e catastrofica diffusione. Come ricordato qualche tempo fa, la fratturazione idraulica (in inglese amichevolmente chiamata fracking) è una tecnica di estrazione del gas inventata già agli inizi del ’900 per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto, o rocce “scistose”, cioè quelle in grado di sfaldarsi facilmente secondo piani paralleli. Una volta individuata con esami geologi la presenza di questo particolare tipo di roccia, si comincia a perforare il terreno fino a raggiungere lo strato roccioso che contiene i giacimenti di gas naturale incastrato tra le rughe della pietra. Successivamente, per “stimolare” l’uscita del gas, la tecnica prevede di iniettare ad alta pressione un composto formato da acqua, sabbia e altri prodotti chimici che, a contatto con la roccia, provoca una serie di piccole e ripetute esplosioni che spingono il gas al di fuori del terreno. I problemi principali legati all’estrazione tramite fratturazione idraulica, oltre al massiccio uso di acqua, sono la contaminazione delle falde acquifere e l’introduzione di agenti chimici nel terreno e nei corsi d’acqua, che si re immettono poi nel sistema idrico contaminando le acque utilizzate quotidianamente sia per agricoltura che per usi domestici. Solo l’80% del liquido iniettato nel foro torna infatti in superficie come acqua di riflusso, il resto rimane nel sottosuolo diventando un rischio per la salute umana. Ulteriore e altrettanto grave problema è lo spostamento delle faglie o il loro “risveglio”, eventi che potrebbero – anche se le compagnie e i governi ancora faticano ad ammetterlo – essere tra le cause di fenomeni sismici. Emblematico a tal proposito, un terremoto avvenuto 6 novembre 2011 in Oklahoma (U.S.) giusto poco dopo che impianto aveva iniettato acqua ad alta pressione nel sottosuolo. In Italia – terreno ahi noi notoriamente sismico – l’uso di tale tecnica potrebbe avere delle conseguenze davvero tragiche tanto che alcuni comitati dell’Emilia Romagna hanno spinto per l’approvazione in Parlamento di una Risoluzione per impegnare il Governo a vietare l’uso del fracking. Nel frattempo, l’Unione Europea ha vincolato ogni progetto di fratturazione idraulica ad una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) senza però bandirne l’utilizzo. A tal proposito, il...
read moreEJOLT new report: “Digging Deep Corporate Liability”.
Environmental Justice strategies in the world of oil. With CDCA contributions! The impacts provoked by the expanding oil industry encompass environmental destruction, health impacts and violations of human rights. The increasing contamination jeopardizes safe conditions of life and destroys means of livelihood of vulnerable communities and of those relying on healthy ecosystems. Local communities, feeling that they are simply sacrificed to the oil industry, see themselves involved in social conflict. They are experiencing forms of environmental discrimination and might even face criminalisation of the protest when they stand up to defend their rights promoting the chilly effect on others who need and want to defend themselves and the environment. With the progressive decline of oil resources, oil companies have responded to increasing global demand with new forms of technology, expanding the oil frontier into increasingly remote and inaccessible areas of the seas, Arctic regions, and tropical forests. These new extraction zones often provide lower quality oil at greater environmental risk and with disturbing social consequences. The report “Digging deep corporate liability. Environmental Justice strategies in the world of oil“ gathers first-hand information on experiences that support and promote an enhanced legal framework to tackle environmental injustice related to the oil industry. It aims at exploring the question of oil company liability and the agency of emerging Environmental Justice Organisations (EJOs) in putting forward their claims regarding socio-environmental conflicts. This report intends to provide greater understanding of oil conflicts and civil society responses in seeking environmental justice by providing a general description and an analysis of 6 cases that investigate aspects of corporate liability and important related lawsuits. The 4 page policy briefing gives recommendations geared specifically toward European political and judicial institutions, Nigerian and Ecuadorian governments, national governments in impacted countries, transnational companies, and to civil society. The EJOLT projects members will meet in Rome for their 2013 Annual Meeting. Read [here->https://www.cdca.it/spip.php?article2388&lang=en] for details To know about the project:...
read moreRevisione Direttiva Via. Il Parlamento europeo regolamenta lo shale gas
Autorizzato l’utilizzo del fracking in Italia ed Europa con l’obbligo di una valutazione d’impatto ambientale. L’Europarlamento ha detto “sì” alla revisione della direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale (Via) con 200 tipologie di progetti, come ponti, porti, centrali nucleari, autostrade, discariche di rifiuti. La Via diventa obbligatoria anche per i progetti di estrazione del gas di scisto che utilizzano la tecnologia del ‘fracking’, cioe’ la fratturazione idraulica sin ora non legalizzata e quindi vietata. Il provvedimento con 339 voti favorevoli e 293 voti contrari, ma soprattutto il mandato per negoziare con Consiglio e Commissione Ue (332 a favore, 311 contrari e 14 astensioni). Un testo finale concordato con le altre istituzioni Ue potrebbe quindi entrare in vigore entro il 2016. Per quanto riguarda il fracking invece di porre un divieto la nuova normativa VIA, così come avevano richiesto i comitati ed associazioni aderenti alla Campagna No Fracking, con la richiesta agli Eurodeputati di far divieto di tale metodica, in realtà ne consente l’utilizzo. In Italia sarebbero interessate aree della pianura Padana, mentre in Basilicata vengono adottate metodiche invasive, quali l’acidificazione in pozzi orizzontali, in assenza di piani ingegneristici noti ed assenza di studi sugli impatti sui sistemi idrici di profondità e superficie al momento non indagati sul piano scientifico. Giacimenti di shale e tight gas. La mappa europea La nuova Via prevede sanzioni “proporzionate e dissuasive in caso di violazione alle norme nazionali che derivano da questa direttiva” e si applica anche a progetti prima esclusi, come le demolizioni di strutture, parchi a tema (come parchi divertimento o acquatici), campi da golf su terreni aridi. Tra l’altro, non sono più concesse ai Paesi membri deroghe speciali per esentare determinati progetti dalla Via, con l’eccezione di quelle motivate con ragione di sicurezza pubblica. I programmi delle compagnie petrolifere alla ricerca di gas e petrolio non convenzionali non risparmiano nessun Paese del vecchio continente. Dai gruppi anti frack irlandesi ci informano che paesi come l’Olanda, il Belgio, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Austria, Germania, Danimarca, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Bulgaria, Lituania, Ucraina, Romania, Croazia, Bosnia, Serbia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Svizzera e Italia, sono tutti interessati da potenziali giacimenti di shale gas (gas da scisto) con una buona fetta di territori di paesi dell’Est Europa, Mare del Nord, Benelux, Germania, Inghilterra e Scozia da potenziali giacimenti di tight gas (gas da sabbie compatte). È quanto emerge da una prima lettura di una mappa del magazine americano “Drilling Contractor” che indica le aree potenzialmente sfruttabili che si aggiungono ai giacimenti attivi di shale gas di Polonia, Germania, Austria, Olanda, Inghilterra e Danimarca. L’Italia è interessata da tali programmi per lo sfruttamento di shale gas con una vasta area di giacimenti ricadenti nella pianura padana nelle regioni come l’Emilia Romagna, il Veneto, la Lombardia, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Seppur allo stato attuale non risultano ricerche attive di shale gas sul territorio italiano, restano comunque le intenzioni dell’Ad di Eni, Paolo Scaroni e del Premier Enrico Letta che recentemente hanno dichiarato di voler puntare sui programmi di shale gas anche in Italia. Fonte:Campagna Italiana No...
read moreAPPELLO DI VIA CAMPESINA: 16 Ottobre-Giornata di Azione Globale per la Sovranità Alimentare
Mobilitazione mondiale per la sovranità alimentare e la produzione agroecologica contro le logiche dell’agribusiness Tutti i popoli hanno diritto alla terra, ai semi, a produrre e alimentarsi in modo sano, esercitando la sovranità alimentare! Via Campesina lancia un appello internazionale per convocare La Giornata di Azione Globale per la Sovranità Alimentare dei Popoli per il prossimo 16 ottobre, giorno in cui la FAO celebra la giornata mondiale dell’alimentazione; il movimento contadino afferma che è possibile risolvere la crisi alimentare e la fame nel mondo con la sovranità alimentare e la produzione agro ecologica. La politiche economiche attuali impediscono lo sviluppo dell’agricoltura contadina a favorisco l’agroindustria giorno per giorno, mentre l’espansione dell’agribusiness nel mondo provoca la speculazione e porta all’aumento del prezzo degli alimenti, mettendo fine alla sovranità alimentare e alla cultura alimentare dei popoli. In questo senso Via Campesina afferma che l’unico modo per uscire da questa crisi alimentare sia chiudere con il modello dell’agribusiness che allontana i contadini dai propri territori. Le politiche neoliberiste verso l’agricoltura hanno avviato un processo di deruralizzazione forzata, oltre all’accaparramento della terra e al controllo dei semi, distruggendo la biodiversità e l’ambiente e generando così fame e miseria nel mondo. Dal 1996 Via Campesina ha posto la questione della sovranità alimentare come una modello che permette ai popoli in tutto il mondo di disegnare le proprie politiche agroalimentari che favoriscano la produzione e la distribuzione contadina a livello locale e che permettano di soddisfare la domanda della popolazione. La crisi alimentare è la crisi più catastrofica tra le crisi a catena che a generato il sistema economico neoliberista. In questo momento più di un miliardo di persone nel mondo soffrono per la fame e la malnutrizione mentre le imprese transnazionali continuano a speculare e pertanto l’agricoltura, l’acqua , l’alimentazione e i nostri beni comuni naturali sono oggi un obbiettivo centrale per realizzare profitti. Sottolineiamo che è urgente dare concretezza al diritto umano fondamentale, il diritto al cibo e ad una alimentazione sana contenuto nella Dichiarazione Universale dei diritti Umani. Oggi come contadine e contadini riaffermiamo il nostro impegno per una alimentazione salutare e nel rispetto dell’ambiente, per la sovranità alimentare attraverso l’agroecologia. In questo Giorno di Azione Globale dobbiamo mostrare la forza e la diversità del nostro movimento, articolando azioni contro transnazionali come la Monsanto, contro l’accaparramento delle terre e l’uso di agro tossici e semi transgenici. Per la Terra e la Sovranità alimentare dei popoli, con Solidarietà e Lotta! Fonte: Appello di Via Campesina Per maggiori informazioni visitare il sito ufficiale di Via Campesina Per ulteriori informazioni visitare il sito Facebook di Via Campesina Per sapere di più sulle iniziative in Europa di Via Campesina visitare il sito del Coordinamento Europeo di Via...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.