CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

The Narmada Valley calls for international solidarity!

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The Narmada Valley calls for international solidarity!

More mobilizations are going on around the now infamous Sardar Sarovar Dam, in the state of Gujarat-India. The movement calls for international solidarity and action by sending the below petitions. Satyagraha is the struggle for the Truth, a Gandhian way of fighting injustice with the power of the Truth. Jal means water and the two words indicate a powerful means of struggle in the Narmada valley. Hundreds are now standing in the waters of the sacred river in three districts, Khandwa, Hrada and Dewas, in the state of Madhya Pradesh, demanding justice and the implementation of the law, while 76 have been arrested in the first days of protest. The government of Madhya Pradesh, and the company NHDC Limited are allowing water to rise in the reservoir of the Indira Sagar Dam, causing submergence of hundreds of villages. This goes in violation of the orders of the High Court and Supreme Court of India that ruled that the water level in the Indira Sagar dam shouldn’t be raised beyond the level of 260 meters. More mobilizations are going on around the now infamous Sardar Sarovar Dam, in the state of Gujarat. More than 1,200 adivasis[1] from the 33 hilly adivasi villages affected by the dam and 73 forest villages in the Satpuda ranges of Nandurbar District of Maharashtra, marched into the Collector’s office yesterday in Nandurbar, Maharashtra. They demanded a conclusive answer to various serious issues such as compensation for illegal submergence caused due to the release of waters from the upstream dams in the SSP reservoir, land-based rehabilitation of more than 1,500 adivasi families, ensure community forest rights, review of small and medium dams on tributaries of Narmada, role and rights of Gram Sabhas, etc. History tells that almost everywhere in the valley, submergence has been going hand in hand for decades with the non-compliance of the Resettlement and Rehabilitation measures and with gross violation of the Indian law committed by the same government and state companies. In both dam areas, thousands of the ousted are yet to be given land and other rehabilitation entitlements. Thousands of houses are yet to be acquired and thousands of acres of land have become island. Firm commitment, social engagement and spiritual strength have been guiding the Narmada Bachao Andolan (NBA) activists and inhabitants of the Narmada valley for the last 25+ years of struggle. They have become a source of deep inspiration for the whole country. The latest protests are going on since the 1st of September, while in Delhi, the Land Acquisition, Rehabilitation and Resettlement Bill is soon going to be passed in the Rajya Sabha (the high chamber). Many Indian social movements, including NBA, have been criticizing the last versions of the bill for many months, arguing that the government is watering down the initial effort for a more inclusive participation process, which started after the Nandigram and Singur struggles. In the last version currently under approval, the Social Impact Assessment (SIA) will not be applicable to irrigation projects. Land for land provision, though minimal, will not be applicable in irrigation projects. Today’s NAPM – National Alliance of People’s Movements press note states: “This is being done in the backdrop of three decades of struggle against 30 big dams, 135 medium dams and 3000 small dams on the Narmada...

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L’Ecuador approva gli scavi petroliferi nel Parco dello Yasuni, all’interno della foresta amazzonica: la colpa è di Correa.

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L’Ecuador approva gli scavi petroliferi nel Parco dello Yasuni, all’interno della foresta amazzonica: la colpa è di Correa.

Joan Martinez-Alier, docente di Economia e Storia dell’Economia presso l’Università Autonoma di Barcellona e forte sostenitore di un’economia ecologica, commenta la decisione di Raphael Correa sullo Yasuni. Quito (Flasco), 16 agosto 2013. Come previsto dal febbraio 2013, quando il presidente Correa vinceva le elezioni in Ecuador, e anche prima visti i suoi precedenti, a partire dal 2009, di boicottaggio interno dell’iniziativa Yasuni ITT, sono stati annunciati scavi nei campi ITT (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) all’interno del Parco Nazionale dello Yasuni in Ecuador. L’estrazione di petrolio nel Parco è già avviata nei blocchi 16 e 31. ITT sono gli ultimi baluardi a cadere (ora dipenderà dalla reazione popolare in Ecuador e nel mondo). Il 15 agosto Correa ha incolpato il resto del globo poiché non fornisce fondi pari a 3.6 miliardi di dollari in 12 anni (e quindi circa un miliardo per i primi 3 anni) da quando il Fondo Fiduciario è stato aperto sotto l’egida dell’UNDP il 3 agosto 2010. Certamente alcuni stranieri (soprattutto il ministro della cooperazione tedesco Dirk Niebel) hanno parte della colpa. La Norvegia e il suo Fondo petrolifero (che nuota nel denaro derivante dal greggio) hanno rifiutato di collaborare. La proposta prevedeva per l’Ecuador la rinuncia all’estrazione di circa 850 milioni di barili di petrolio (circa 9 giorni di estrazione mondiale), la tutela di una biodiversità ineguagliabile, la garanzia dei diritti delle popolazioni indigene locali e evitava emissioni di carbone pari a circa 410 milioni di tonnellate di CO2. L’Ecuador chiedeva circa la metà delle rendite previste, pari a 7 miliardi di dollari statunitensi al valore attuale. Quindi erano previsti 3.6 miliardi di dollari USA quale contributo esterno, secondo i principi di responsabilità comune. Ad oggi i soldi raccolti ammontano, nei fatti, a solo alcune decine di milioni di dollari, a cui si aggiungono le promesse di circa 300 milioni, che non sono male. Correa ha detto ieri a Quito, “abbiamo atteso abbastanza”, “il mondo ci ha fatto fallire”, “abbiamo bisogno del petrolio per combattere la povertà”, “non sarà procurato alcun danno all’ambiente”, “il greggio nell’ITT vale quasi 20 miliardi di dollari al valore attuale”, e qualche altra menzogna. Ha messo da parte l’art. 71 della Costituzione dell’Ecuador del 2008 che attribuisce diritti alla natura. Nei fatti, Correa ha fatto fallire il mondo. E’ risaputo che allo stesso Correa non era mai piaciuta la proposta, che veniva da gruppi ambientali come Acción Ecológica e altri in Ecuador e da Alberto Acosta, quando, nel 2007, era ministro per l’energia e le miniere. E’ vero che Correa si è espresso, a volte, a favore dell’Iniziativa Yasuni ITT. Tuttavia, nella pratica, ha boicottato la firma di una lettera di intenti (MoU) per il Fondo fiduciario con l’UNDP nel dicembre 2009, non andò di persona alla COP a Copenhagen dove questa firma doveva avvenire di fronte alla stampa mondiale, costringendo in seguito alle dimissioni la squadra competente dell’Ecuador (Roque Sevilla, Yolanda Kakabadse) e il suo ministro degli Esteri, l’economista dell’ecologia Fander Falconi. Più avanti, nell’agosto del 2010, quando il Fondo fiduciario era finalmente pronto, non si presentò alla firma dell’accordo con l’UNDP a Quito, ma mandò il suo vicepresidente. Nel frattempo, dal 2010, lievi tentativi per ottenere fondi dall’estero erano stati intrapresi da un gruppo di minore competenza a Quito, mentre preparativi in situ per degli scavi a Tiputini erano...

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Alcune riflessioni sullo Yasuni ITT

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Alcune riflessioni sullo Yasuni ITT

L’ex ambasciatore ONU per lo Stato plurinazionale di Bolivia e combattente di prima linea per la giustizia climatica Pablo Solón commenta la decisione di Correa sul Parco dello Yasuni ITT. La tutela della natura e i diritti di Madre Terra non possono essere fondati sull’aspettativa che il mondo capitalista pagherà per essi, sul debito ambientale o sull’aspettativa che il pagamento avverrà senza condizioni e limiti allegati. Si, è la sola e giusta cosa da chiedere in quanto loro hanno una responsabilità storica e chi inquina deve pagare. La realtà tuttavia è che non saremo mai in grado di far pagare i capitalisti finché non abbatteremo e rimpiazzeremo il sistema capitalista. L’idea che i paesi “sviluppati” e alcune corporazioni stessero per donare volontariamente denaro per proteggere lo Yasuni ITT era una possibilità su un milione. C’era la minima possibilità che lo facessero per rendere verde la loro immagine ma sarebbe stato un caso unico nel suo genere. E’ sempre stata un’illusione pensare che la proposta degli “inquinatori” di pagare per la tutela dello Yasuni ITT diventasse la regola nell’attuale sistema capitalistico. Se dobbiamo far pagare chi inquina, dobbiamo cambiare il peso delle forze, o altrimenti, come con il tragico esempio dello Yasuni ITT, tutto si svolge solo secondo le loro condizioni. La difesa e la protezione della Nature e dei suoi diritti hanno bisogno di essere costruiti non su una qualunque aspettativa nei confronti dei capitalisti, ma piuttosto necessitano di una base data dal nostro personale impegno e volere. La difesa dei diritti della natura può essere paragonata alla difesa dei diritti umani. Non immagineresti mai qualcuno che minacci di riportare in vigore la schiavitù se lui, o lei, non riceve un compenso. Difendere i diritti della natura non può fondarsi sulla promessa di una compensazione. La Natura, in primo luogo, non è qualcosa per cui mercanteggiare. La Natura è non solo la nostra casa, noi facciamo parte della natura. Fonte:...

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Focus on Yasuni!

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Focus on Yasuni!

On August 15, President Rafael Correa announced the closure of the Yasuni ITT initiative, thus opening the protected area to oil drilling. Social movements react. The decision of the Ecuador president sign the failure of the Amazon territory defense’s project. Based on the principle of “leave the oil in the soil”, the Yasuni ITT initiative – started in 2007 – has been an attempt to free Ecuador from oil income dependance, thus trying to change the development model of both producing and importers countries and calling for the allegiance of the entire international community. In order the relaunch the loyalty to the Yasuni Park protection, here below some comments, reflections and analyses coming from the international civil society. [Pablo Solon “Some thoughts about the Yasuni”->https://www.cdca.it/spip.php?article2353&lang=en] [Joan Martinez-Allier “Ecuador approves Yasuni park oil drilling in Amazon rainforest: blaming Correa”->https://www.cdca.it/spip.php?article2352&lang=en] [The Oilwatch letter to President Rafael Correa->https://www.cdca.it/spip.php?article2357&lang=en] Visit the page of [Save the Yasuni!->https://www.cdca.it/spip.php?article2019&lang=en] campaign Visit the page of the Yasuni ITT...

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Ecuador approves Yasuni park oil drilling in Amazon rainforest: blaming Correa

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Ecuador approves Yasuni park oil drilling in Amazon rainforest: blaming Correa

Joan Martinez-Allier, Professor of Economics and Economic History of the Autonoma University of Barcelona and strong supporter ef ecological economy comments the choice of Rafael Correa on Yasuni JMA from Quito (Flacso), 16th August 2013. As it was expected since February 2013 when president Correa won again the presidency of Ecuador, and even before given his track record since 2009 of internally boycotting the Yasuni ITT initiative, oil drilling has been announced in the ITT fields (Ishpingo, Tambococha, Tiputini) inside the Yasuni National Park in Ecuador. There is already oil extraction in blocks 16, 31 inside the Park already. The ITT is the last one to fall (depending now on the popular reaction in Ecuador and around the world). Correa on 15th August blamed the rest of the world for not providing funds amounting to 3.6 billion dollars over 12 years (and therefore about one billion for the first three years) since the Trust Fund under UNDP auspices was formed on 3rd August 2010. True, some foreigners (and particularly minister of cooperation Dirk Niebel from Germany) bear a part of the blame. Norway and its Oil Fund (swimming in oil money) refused to help. The proposal was for Ecuador to renounce to extraction of about 850 million barrels of oil (about 9 days of world extraction), preserve unparalled biodiversity, preserve the rights of local indigenous peoples, and avoid carbon emissions of about 410 million tons of CO2. Ecuador asked for about half the forgone revenues of over 7 billion USD at present value. Hence the figureof 3.6 billion USD for outside contribution, under principles of co-responsability. Up to now, the money collected amounts only to tens of million dollars in actual fact, plus formal promises of about 300 million, which is not bad. Correa now stated solemnly yesterday in Quito, “we have waited long enough”, “the world has failed us”, we need the oil to fight poverty, no damage will be done to the environment, the oil in ITT is worth nearly 20 billion dollars at present value, and a few other lies. He dismissed art. 71 of the 2008 Constitution of Ecuador giving rights to nature. In fact, Correa has failed the world. It is well known that the president Correa himself never liked the proposal, that came from environmental groups like Acción Ecológica and others in Ecuador and from Alberto Acosta, when he was minister for energy and mines in 2007. True, Correa has sometimes spoken eloquently in favour of the Yasuni ITT Initiative. But in practice in December 2009 he boycotted the signature of the MoU for the Trust Fund with UNDP, he did not go to the COP in Copenhagen himself where this signature was to take place in front of the world press, he then forced the resignation of the competent Ecuadorian team (Roque Sevilla, Yolanda Kakabadse) and his own minister for foreign relations, ecological economist Fander Falconi. Later, in August 2010, when the Trust Fund was finally set up, he did not appear at the signature of the agreement with UNDP in Quito, he sent his vicepresident. In the meantime since 2010 feeble attempts have been made by a second rate team in Quito to collect some funds from abroad, while preparations in situ for drilling in Tiputini were increasingly obvious for all...

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Some thoughts about the YasuniTT

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Some thoughts about the YasuniTT

The former UN Ambassador for the Plurinational State of Bolivia and forefront of the battle for climate justice Pablo Solón comments the Correa decision’s on Yasuni ITT Park. The preservation of nature and the rights of Mother Earth cannot be based on the expectation that the capitalist world will pay for it based on their environmental debt or that the payment will come without conditions and strings attached. Yes, it is the right and just thing to demand as they have historical responsibility and the polluter needs to pay. The reality though is that we will never be able to make the capitalists pay until we defeat and replace the capitalist system. The idea that the “developed” countries and some corporations were going to voluntarily donate money in order to preserve the YasuniTT was a one in a million possibility. There was the off chance that they would do it to greenwash their images but that would have been a one off gimmick. It was always an illusion to think that the proposal of polluters paying for the preservation of YasuniTT would be made the rule in the current capitalist system. If we are to make polluters pay, we need to change the balance of forces, or else, as with the tragic example of YasuniTT, everything happens only on their terms. The defense and preservation of Nature and its rights needs to be based not on any expectations from the capitalists, but rather it needs to be based on our own commitment and will. The defense of the rights of nature can be likened to the defense of human rights. You would never imagine someone threatening to bring back slavery if he or she does not get paid. Defending the rights of nature cannot be based on the promise of compensation. Nature, in the first place, is not a bargaining chip. Nature is not only our home, we belong to nature. Source:...

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Speciale Yasuni ITT

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Speciale Yasuni ITT

Il 15 agosto 2013, il Presidente Rafael Correa ha annunciato la chiusura dell’iniziativa ITT Yasuni e la riapertura della frontiera dell’estrazione petrolifera in quell’area incontaminata. Le reazioni dei movimenti e della comunità internazionale. La decisione segna il fallimento di un’importante tentativo di difesa del territorio e di ridurre la dipendenza dal petrolio, sia per quanto riguarda il modello e la matrice di sviluppo di un paese produttore che per quanto riguarda il modello di sviluppo dei paesi importatori. Il progetto nasceva dall’idea di tenere il petrolio sottoterra – “leave the oil in the soil” – e sul proporre uno schema sul quale far convergere l’impegno dell’intera comunità internazionale, una sfida al modello estrattivista sul quale si fonda l’economia del paese. A seguito di questa decisione, pubblichiamo alcuni commenti, reazioni, comunicati ed approfondimenti per rilanciare l’impegno in difesa del Parco dello Yasuni. [Pablo Solon “Alcune riflessioni sullo Yasuni”->https://www.cdca.it/spip.php?article2355] [Joan Martinez-Allier “L’Ecuador approva gli scavi petroliferi nel Parco dello Yasuni, all’interno della foresta amazzonica: la colpa è di Correa”->https://www.cdca.it/spip.php?article2354] [Lettera del Presidente Rafael Correa->https://www.cdca.it/spip.php?article2365] Vai alla pagina della campagna [Salviamo lo Yasuni!->https://www.cdca.it/spip.php?article2020] Leggi la scheda del conflitto [“Estrazione petrolifera nel parco nazionale dello Yasuni”->https://www.cdca.it/spip.php?article606] Visita il sito dell’iniziativa...

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Proteggere il pianeta, tenere le compagnie petrolifere fuori dallo Yasuni-ITT: lettera al presidente Correa

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Proteggere il pianeta, tenere le compagnie petrolifere fuori dallo Yasuni-ITT: lettera al presidente Correa

Oilwatch International ha diffuso una lettera aperta al Presidente dell’Ecuador in seguito al drammatico sviluppo di eventi del 15 agosto. 17 September 2013, di Oilwatch International Gentile Signor Presidente Rafael Correa Siamo sconvolti dalla notizia da lei comunicata il 15 agosto 2013 secondo cui lei permetterebbe l’estrazione di petrolio grezzo nello Yasuni-ITT. Crediamo profondamente che la decisione originaria di lasciare sotto terra il petrolio in questo territorio incontaminato fosse la decisione giusta e che tale decisione non dovesse essere rivista o cambiata per alcuna ragione. Con la presente dichiariamo il nostro appoggio all’iniziativa originaria per fermare lo sfruttamento del petrolio grezzo pesante dello Yasuni-ITT. L’Ecuador ha mostrato padronanza in molti casi, inclusi il riconoscimento dei diritti della natura (nella vostra Costituzione del 2008), l’iniziativa Yasuni-ITT e in generale l’allargamento dello spazio per la libertà e la democrazia nel mondo di oggi. Questo è il modo in cui gran parte del mondo vede l’Ecuador. Soltanto il passo di riaprire lo Yasuni-ITT alle compagnie petrolifere nazionali o internazionali cancella in un unico colpo l’immagine positiva che il paese, a lei caro, ha costruito. Consentendo l’estrazione petrolifera nello Yasuni-ITT lei verrebbe a negare i diritti della popolazione indigena nel territorio che ha scelto per vivere in isolamento. In secondo luogo, verrebbe a chiudere lo spazio democratico, rifiutandosi di ascoltare la voce di milioni di Ecuadoriani che hanno coraggiosamente espresso il loro dissenso riguardo la sua mossa impopolare. Inoltre, aprire lo Yasuni-ITT si scontrerà con i diritti della natura previsti dalla vostra costituzione. L’estrazione di greggio non lavorato non è in alcun caso un attività benigna e le cicatrici profonde lasciate dalla Texaco (Chevron) nelle zone petrolifere dell’Ecuador sono un duro ricordo che richiede la messa in atto di passi per curare la terra e non infliggerle ulteriori ferite. Infine, ci appelliamo a lei Signor Presidente affinchè lei ignori il fatto che il mondo non si affretta a versare il contante richiesto per continuare a non sfruttare i pozzi. Crediamo che la sua mossa avesse inspirato molte persone in tutto il mondo a richiedere la fine dell’aumento dell’estrazione dei combustibili fossili, in particolare negli ecosistemi fragili. Oggi Yasunizzazione ha assunto il significato di tutela dell’integrità di Madre Terra dalle devastazioni delle insaziabili compagnie petrolifere e dei governi, lasciando i combustibili sotto terra. Il denaro non può compensare i guadagni che l’iniziativa Yasuni-ITT ha conferito all’Ecuador e al mondo. Affermiamo che i diritti delle genti dello Yasuni e i diritti della natura meritano rispetto e difesa e che il petrolio dello Yasuni-ITT dovrebbe restare inutilizzato. E spingiamo affinchè lei e l’Assemblea dell’Ecuador vi comportiate allo stesso modo. Oltre a ciò, Signor Presidente, la esortiamo a fermare la repressione nei confronti dei giovani che stanno protestando a favore della vita e dello Yasuni! Firmato: Oilwatch International Noble Wadzah – Ghana (Oilwatch Africa) Siziwe Khanyile – Sud Africa (Oilwatch Africa) Ivonne Yanez – Oilwatch America Latina Clemente Bautista– Filippine (Oilwatch South East Asia) Faikham Harnnarong – Tailandia (Oilwatch South East Asia) Tom Goldtooth – USA (Indigenous Environmental Network) Winnie Overbeek – Uruguay (World Rainforest Movement) Nnimmo Bassey – Nigeria (Health of Mother Earth Foundation/Oilwatch...

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Intag, autorizzazione ad esplorazioni geologiche alla Enami

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Intag, autorizzazione ad esplorazioni geologiche alla Enami

Riprende il conflitto nella Valle di Intag, cantone Cotacachi nel nord dell’Ecuador, in seguito all’autorizzazione ottenuta dall’impresa mineraria nazionale Enami ad iniziare i lavori di esplorazione geologica. Questo è solo l’ultimo episodio di una lunga storia iniziata negli anni 90, quando la Bishi Metal – impresa del gruppo giapponese Mitsubishi – fece ingresso nell’area per iniziare lavori di investigazione geologica, poi abbandonati nel 1997 dopo aver verificato l’alto impatto ambientale del progetto. Ad oggi i lavori non sono ancora iniziati, in quanto le concessioni si trovano all’interno della Riserva comunitaria di Junin, un’area ricca di boschi primari di immenso valore biologico e di alto potenziale idrico; una delle più importanti dell’Ecuador. Da quindici anni Intag resiste alla costruzione di una miniera che, secondo il primo studio di impatto ambientale effettuato, avrebbe conseguenze molto gravi, come deforestazione massiva, contaminazione di fiumi, desertificazione, reubicazione di comunità, oltre che prostituzione, alcolismo e sfruttamento di mano d’opera locale. A seguito della decisione dello scorso febbraio del municipio del cantone di autorizzare l’impresa nazionale mineraria Enami a proseguire i lavori di esplorazione geologica avanzata nell’area di Junin (Intag) in partenariato con l’impresa cilena Codelco, le comunità locali si sono organizzate, denunciando le pratiche poco ortodosse delle compagnie coinvolte, il mancato rispetto del diritto di consulta previa garantito dalla costituzione e sopratutto del diritto all’autodeterminazione e al buen vivir; riuscendo così a bloccare più volte il progetto e ad espellere dal territorio le multinazionali coinvolte. Una mobilitazione che ha pregiudicato la pace sociale e l’unità familiare e comunitaria: persecuzioni, minacce, militarizzazione del territorio, più di 17 processi penali e la contaminazione di corsi d’acqua. La società civile integna è riuscita a proporre non solo un modello reale di partecipazione popolare ma, a partire dall’ordinanza municipale del 2000 che dichiara Cotacachi un cantone ecologico, anche un modello di sviluppo alternativo che sia più in armonia con un concetto di Sumak kausai (il Buen Vivir secondo la cosmovisione indigena) realmente condiviso e sostenibile. A tal fine si è implementata la produzione del caffé, creando una rete di produttori locali che oggi consta di 450 membri, cosi come quella di prodotti artigianali, e si stanno realizzando progetti di ecoturismo comunitaro. Tuttavia il governo ecuadoriano, in sintonia con il piano di sviluppo nazionale della seconda legislatura del presidente Correa, intende riavviare il progetto attraverso la compagnia cilena Codelco e l’impresa nazionale Enami. Secondo l’ultimo accordo firmato fra l’Ecuador e lo stato cileno i lavori riprenderanno nel secondo semestre 2013. Con il comunicato dell’ultima assemblea comunitaria svoltasi ad Aprile di quest’anno, gli abitanti di Intag rivendicano e dichiarano la intenzione di continuare a resistere e ad organizzarsi in difesa del territorio e del loro futuro. Da Intag ancora una volta: SI ALLA VITA NO ALLA MINIERA!!! Clorinda Purrello Per approfondimenti leggi [la scheda del...

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ENTITLE | Post-dottorato in Ecologia Politica all’ICTA-UAB

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ENTITLE | Post-dottorato in Ecologia Politica all’ICTA-UAB

ENTITLE – European Network for Political Ecology – offre una borsa di studio per un post-doc nel campo dell’Ecologia politica all’ICTA, Universitat Autònoma de Barcelona (Barcellona, Spagna) La European Network for Political Ecology (ENTITLE) offre una borsa di studio di due anni per un post-doc con sede presso l’unità di coordinamento del progetto, l’Institut de Ciència i Tecnologia Ambientals (ICTA) dell’Università Autonoma di Barcellona UAB. ENTITLE è una Initial Training Network finanziata dall’UE il cui scopo è quello di promuovere la ricerca europea e la formazione avanzata nel campo dell’Ecologia politica, che include lo studio dei beni comuni, dei conflitti ambientali, dei movimenti, dei disastri ecologici, della democrazia e della giustizia ambientale. Per maggiori informazioni consulta il link al bando Scadenza: 30 settembre 2013. Le domande devono essere inviate alla mail:...

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