CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

I bei laghi della Sila, vuoti a perdere

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I bei laghi della Sila, vuoti a perdere

La società A2A inizierà a metà settembre lo svuotamento degli specchi d’acqua. A rischio i bacini dell’Arvo e dell’Ampollino, visitati ogni anno da migliaia di turisti. Come in una processione laica ogni estate migliaia di co- sentini e crotonesi, ma non solo, si riversano sui tornanti montuosi della Sila per una gita ai laghi Ampollino e Arvo. Forse quella in corso sarà l’ultima estate. Perché i due bacini fra qualche settimana saranno svuotati. Con effetti che hanno messo in allarme popolazioni e ambientalisti. Da Brescia fino in Sila La società elettrica A2A, con sede a Brescia e affari in Calabria e in mezza Italia, a metà settembre darà avvio a lavori di manutenzione dei laghi silani. Il progetto prevede la fluitazione del livello dei bacini idroelettrici e il loro parziale svuotamento. Gli interventi di manutenzione sono ritenuti necessari per migliorare l’efficienza degli impianti e aumentare la produzione di energia. La società A2A è diventata proprietaria di una parte delle centrali idroelettriche della Sila rilevandola dall’Enel. È una multinazionale ed è una delle aziende leader nel settore dei multiservizi, nata dalla fusione di due tra le più importanti municipalizzate italiane, la Asm spa e Amsa, capace di produrre nel 2012 un fatturato di 6,5 miliardi e un utile di 260milioni, proprietaria del termovalorizzatore di Brescia e dell’inceneritore di Acerra, fautrice del progetto di e-mobility di Milano e Brescia, con interessi miliardari nei Balcani. Insomma, una multinazionale che per sete di profitto non si fa problemi a intervenire in modo invasivo in un parco nazionale, in un’area protetta, in una zona a pro- tezione speciale. «Le modalità di intervento manutentivo di cui si parla – dicono il presidente regionale di Legambiente, Francesco Falco- ne, e il responsabile nazionale Aree protette e biodiversità, Antonio Nicoletti – ci sembrano poco adegua- te al contesto attuale, e il richiamo alla precedente manutenzione avvenuta vent’anni fa non ha senso perché allora il parco nazionale della Sila non era stato ancora istituito. Perciò chiediamo alle autorità competenti – aggiungono – di verificare le proposte della società e in particolare se queste rispondano al- le prassi di intervento in un ambiente montano tutelato, che per oltre l’80% è interessato da foreste, con una forte presenza di elementi naturali quali fiumi e laghi che sono segni distintivi del paesaggio e rappresentano la missione e l’identità naturalistica dell’area protetta. Svuotare i laghi ci sembra un’idea superata, magari possibile nel precedente secolo, ma oggi anacronistica. Per questo, chiediamo con urgenza all’ente parco nazionale della Sila, ad Andrea Orlando e al ministero dell’Ambiente chiarimenti sul progetto della società elettrica A2A. Le notizie, parziali e approssimative, su un intervento che prevede la fluttuazione del livello dei laghi e il parziale svuotamento dei bacini idroelettrici, ci inquietano perché mettono a rischio la conservazione dell’habitat silano». Ecosistema addio? Tra un paio di settimane al massimo si inizierà a svuotare l’Arvo. Le operazioni dovrebbero durare in tutto un paio d’anni. I due laghi so- no uniti da un tunnel che passa sotto monte Nero, partendo da capo Rosa. «Detto impianto – è scritto nella relazione tecnica – fa parte dell’asta silana che comprende altresì gli invasi di Ampollino e Savuto, i bacini di Orichella e Migliarite e le centrali di Orichella, Timpa grande e Calusia». Il metodo di svuotamento che si utilizzerà si chiama «Fluitazione»,...

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Thousands rally in Romania against gold mine

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Thousands rally in Romania against gold mine

Thousands of Romanians across the country rallied to protest against the government’s support for a plan to open Europe’s biggest open-cast gold mine! Thousands of Romanians across the country rallied late on September 1st to protest against the leftist government’s support for a plan to open Europe’s biggest open-cast gold mine in the small Carpathian town of Rosia Montana. The project, which aims to use cyanide to mine 314 tonnes of gold and 1,500 tonnes of silver, has drawn fierce opposition from civic rights groups and environmentalists, who say it would destroy ancient Roman gold mines and villages. It is led by Rosia Montana Gold Corporation, majority-owned by Canada’s Gabriel Resources Ltd with the Romanian government holding roughly 20 percent. The project has been valued at $7.5 billion based on a 2007 study that used an average price of $900 per ounce of gold, with Romania estimated to get about 75 percent of the benefits in taxes, royalties, dividends and jobs. Gold currently trades around $1,390 per ounce. Earlier this week the government approved a draft law enabling Gabriel to open the mine after securing a bigger stake in the project, which has been awaiting a green light for 14 years. Parliament is expected to vote on the law this month. In the capital Bucharest, up to 3,000 protesters marched towards the government headquarters from University Square, the scene of violent anti-austerity protests early last year that toppled a previous government. Protesters held aloft banners saying “United for Rosia Montana” and “Our children don’t want cyanide”. Protesters also gathered in the northwestern Romanian city of Cluj. A separate rally against shale gas exploration, drew another 2,000 people onto the streets in the eastern town of Barlad. “This protest can get people together,” said Ioana Paun, 28, who joined the protest in Bucharest. “From what I am hearing around me, this is only the beginning.” Prime Minister Victor Ponta strongly opposed the project before he took power in May last year yet voted for the draft law enabling the mine, only to tell a local television station that he would vote against the project in parliament. Most Rosia Montana residents hope the project will bring jobs and money to their impoverished town, which suffered when a state-owned gold mine closed in 2006. Only a small number of the town’s of 2,800 residents refuse to sell their property to make way for the mine. The company proposes carving open four quarries over the mine’s lifespan, work that would destroy four mountain tops and wipe out three outlying villages of the 16 that make up Rosia Montana municipality, while preserving the town’s historical centre. Source:...

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Scholar solidarity with NO-Tav movement in Italy in reaction to military repression

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Scholar solidarity with NO-Tav movement in Italy in reaction to military repression

In reaction to the repressive measures adopted by Italian military and police forces in the end of July, Silvia Federici has asked for this statement to be circulated and sign as either individuals or as organizations. It will be a solidarity message to the No Tav movement in the North-West of Italy but also to all groups mobilizing in the country against the rationale behind such project. The Ejolt project supports these claims, which are strongly connected to the critics against many more unnecessary imposed mega projects. Once signed, it is will be sent to a radical Italian paper, Il Manifesto, and to the websites of the No TAV Movement. Send your support to silvia.federici@hofstra.edu NO TAV movement again under attack For twenty years in mountains of North West Italy, not far from Torino, a powerful movement has grown that has resisted the Italian government’s plan to build a high velocity railroad, which in addition to being very costly and economically useless would certainly destroy the mountain environment. Over and over, the NO TAV movement, now well-known throughout Europe, has come under attack by the police and the army, besides being the object of a smear campaign by politicians of almost every political stripe. However, so strong has been the determination of the people of Val di Susa and their many supporters to resist this assault on their land and their lives that so far no real construction has taken place and all that the companies in charge of the project have achieved has been to surround thousands of acres of land, belonging to the local population, with barbed wires and cops. It is now generally recognized, even at the EU level, that the construction of the high velocity railroad is unnecessary, so that some participant countries have already withdrawn from the project. Nevertheless, the Italian government has even further intensified its attack on the resistance to the TAV trains, with the full militarization of Val di Susa. As the villagers of this beautiful historic valley, near the border with France, the center of the partisan resistance to Fascism and Nazism in the ‘40s, have repeatedly denounced, no effort has been spared to repress ideologically and physically the legitimate protest of the residents of the valley who would bear every day the consequences of the TAVS. Already the land of Val di Susa has been drenched with tear gas, and many have been arrested, wounded, and some have even died because of the government’s outrageous determination to complete this work regardless of its devastating consequences for the people of the valley. Now a new violent assault on the No Tav movement is unfolding that demands a clear response by all those in and out of Italy who believe that the systematic destruction of our environment and the violation of people’s most basic needs and demands are crimes that affect us all and we should not tolerate. On Monday morning, July 29, the DIGOS – the political branch of the police – has raided dozens of homes in Torino and in Val di Susa. Twelve comrades have been forced to open their houses to its agents, who have then proceeded to search for incriminating materials, presumably related to their protest against the enclosure of the land of the valley with...

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‘La geotermia scatena il terremoto: stop al progetto!’ Tranquilli amministratori, succede in Svizzera

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‘La geotermia scatena il terremoto: stop al progetto!’ Tranquilli amministratori, succede in Svizzera

Due notizie di questi giorni illustrano meglio di ogni trattato la situazione della geotermia, sui rischi e sulle modalità operative dei ‘saccheggiatori’, nonché sulla miopia degli amministratori. La prima notizia proviene dalla Svizzera (pubblicata sul Corriere della Sera ed altri media) dove un terremoto di 3,6 gradi di magnitudo ha colpito la zona intorno al lago di Costanza, con epicentro a San Gallo, dove c’è una centrale geotermica. Il Servizio Sismico Svizzero (SED) ha tempestivamente indirizzato l’obiettivo sull’attività della vicina centrale; riferisce infatti: ‘Si suppone che l’episodio sia direttamente collegato alle misure di test e di stimolazione impiegate nel pozzo di trivellazione del progetto geotermico di San Gallo. Già nei giorni scorsi erano stati rilevati numerosi microsismi nelle vicinanze della base del pozzo. Le scosse sono aumentate considerevolmente di numero e di intensità nella notte dal 19 al 20 luglio. Una prima scossa di maggiore entità, di magnitudo 2.1, si è verificata alle ore 2:40 del 20 luglio.’. (Strano che non abbiano pensato agli ‘stili di vita’ degli svizzeri…). L’attività, leggiamo, è stata immediatamente sospesa. Non è la prima volta che la Svizzera interviene sui terremoti provocati dalla geotermia; già l’8 dicembre 2006 a Basilea ci fu un terremoto di 3,4 gradi di magnitudo; anche in quel caso vennero sospesi i lavori, mai più ripresi, e i responsabili sono stati processati per avere intenzionalmente causato danni alla popolazione, con il pagamento di risarcimenti per oltre 70 milioni di euro. Questo succede nella vicina Svizzera, mentre in Italia, nonostante le esperienze del passato (in Amiata ricordiamo quello del 1 aprile 2000), la letteratura scientifica e gli allarmi, nulla si fa per prevenire situazioni di rischio sismico, che, ad esempio in Amiata, andrebbero a colpire paesi antichi e sicuramente non adeguati per resistere a forti terremoti. L’altra notizia, uno scoop de Il Fatto Quotidiano->http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/22/enel-cosi-lazienda-organizzava-manifestazioni-spontanee-contro-greenpeace/662574/], denuncia che l’Enel organizzava comitati ‘spontanei’ di lavoratori contro le associazioni ambientaliste che contestavano le sue centrali, con le esatte istruzioni su cosa fare, quali strumenti usare e, addirittura, quanti fischietti portare… In sostanza l’Enel, quasi come una associazione occulta, organizzava il consenso e l’appoggio alla sua politica. Valutando queste notizie con le lenti della nostra realtà ci poniamo (e poniamo ai ns. amministratori) delle domande: – è l’Enel un operatore affidabile a cui, oltre aver lasciato mano libera sulla montagna, abbiamo affidato anche i controlli? – le voci che si levano a difendere la geotermia in Amiata sono sempre spontanee e disinteressate? – ai danni alla salute e alla mortalità accertati, all’inquinamento di aria e acqua, aggiungendo il rischio di una vera e propria catastrofe che verrebbe provocata da un forte terremoto, possibile che la Regione e i suoi vassalli ancora perseverino nello scellerato progetto di raddoppio delle centrali in Amiata, arrivando persino a denunciare chi legittimamente sta informando la popolazione? E’ ora di dire basta, è ora che la popolazione prenda coscienza che siamo (metaforicamente, ma anche realmente) seduti su un vulcano e che occorre un immediato blocco dell’attività geotermica, prima che sia troppo tardi! Fonte: S.O.S. Geotermia...

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Politiche energetiche e nuovi venti di protesta in Bulgaria

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Politiche energetiche e nuovi venti di protesta in Bulgaria

In Europa e nel mondo pare che ci siano nuovi venti di protesta. Venti che arrivano da popolazioni oppresse da politiche antidemocratiche ed economicamente insostenibili che stanno alzando la testa. Così in Brasile, Turchia e da poco in Bulgaria, il paese più impoverito d’Europa. Proprio in Bulgaria A Sud ed il CDCA hanno avuto l’opportunità la settimana scorsa di incontrare alcuni dei rappresentanti della società civile impegnata nelle ultime proteste, organizzazioni partner del progetto europeo Cinergy (1), il cui obiettivo è quello di costruire reti europee che scambino buone pratiche in merito a produzione, gestione, distribuzione e consumo di energia in un’ottica post carbon. Neanche a farlo apposta, proprio in quest’ultimo mese la società civile bulgara è di nuovo in piena mobilitazione contro la corruzione e le decisioni del governo, anche sul piano energetico. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare alcuni esponenti di associazioni bulgare occupate sul fronte dell’energia, che ci hanno aiutato a comprendere la natura delle proteste che da quest’inverno vedono coinvolti migliaia di cittadini bulgari, con uno scarsissimo riscontro sui nostri media. Può essere utile partire da una rapida analisi del contesto storico-energetico di questo paese: Da 50 anni la Bulgaria si trova a dover dipendere energeticamente dall’influenza e dal potere delle imprese russe, da cui il paese dell’ex blocco sovietico prende circa il 75% delle strutture necessarie alla produzione energetica. Ancora oggi in Bulgaria non è permesso importare sistemi di trivellazione al di fuori di quelli provenienti da mamma Russia. La Commissione Europea ha più volte ricordato alla Bulgaria di aver implementato solo parzialmente la direttiva europea sul trasporto di gas ed elettricità e ha proposto il pagamento di un’ammenda giornaliera pari ad 8.488 euro. I costi dell’energia sono altissimi: un cittadino bulgaro spende dal 40 all’80% del suo salario (circa 400€) per il consumo di energia domestica. Secondo i distributori nazionali dell’energia elettrica gli alti costi sarebbero legati al fatto che pochi consumatori “onesti” pagano le bollette. Quando il governo ha approvato l’ennesimo rialzo delle bollette, le proteste si sono diffuse in tutto il paese. Ciliegina sulla torta, l’aumento del 15% sul prezzo dell’energia proveniente dalla risorse rinnovabili. Il governo bulgaro, infatti, non vede di buon occhio l’impegno nella realizzazione di sistemi di energia che emanciperebbero il paese sia dalla dipendenza da risorse fossili che dalle riserve russe. Fino al 1985, non era possibile effettuare nessun tipo di ricerca sul potenziale energetico del paese poiché il tutto dipendeva dalla madre patria sovietica. Ma oggi? Se le rinnovabili vengono ostacolate e le risorse tradizionali costano troppo, su quale punto fa perno il mercato dell’energia bulgaro? Le compagnie transnazionali puntano al gas di scisto, il famoso gas proveniente dalla fatturazione idraulica – o “fracking” – per il quale hanno finora ottenuto solo il permesso di condurre studi di prospezione. Nel gennaio 2012 la Bulgaria è diventata però il secondo paese d’Europa dopo la Francia a vietare la trivellazione esplorativa del gas tramite fracking e ha ritirato un permesso di esplorazione concesso al colosso americano Chevron. Ma anche Gazprom, il gigante russo dell’energia, è coinvolto nei processi esplorativi legati al gas di scisto, sebbene la forte pressione esercitata sui cittadini bulgari non permetta di manifestarne apertamente le attività. Il contrasto Est/Ovest è insomma ancora vivo e vegeto e si gioca sulla scacchiera dell’energia, dove però entrambi gli attori...

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Save Ro?ia Montan? Movement: 15-18 Agosto in Romania

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Save Ro?ia Montan? Movement: 15-18 Agosto in Romania

L’invito del Save Ro?ia Montan? Movement al FânFest: in Romania contro lo sfruttamento minerario in Europa! A Ro?ia Montan?, in Romania, da anni si sta svolgendo una lotta popolare contro il più grande progetto di miniera d’oro dell’Europa. Per sostenere questa battaglia e per dire no allo sfruttamento del suolo, Save Ro?ia Montan? Movement invita a partecipare all’8a edizione del FânFest, un forum sociale contro la devastazione ambientale messa in atto dalle grandi imprese transnazionali. Qui di seguito pubblichiamo l’INVITO del Save Ro?ia Montan? Movement a partecipare il 15-18 agosto 2013 al FânFest in Transilvania Cari amici, il Save Ro?ia Montan? Movement della Romania sta organizzando una nuova edizione del FânFest Festival il 15-18 agosto 2013. Ro?ia Montan? è un luogo con una storia di resistenza iniziata nel 2000, contro lo sviluppo del più grande progetto di sfruttamento minerario in Europa, proposto da Gabriel Resources una società con sede in Canada. FânFest è un DIY festival di protesta,nato nel 2004 dalla necessità di creare solidarietà per difendere Ro?ia Montan?. FânFest rappresenta uno sforzo comune tra i contadini di Rosia Montana e gli attivisti di tutta la Romania. Il Social Forum degli attivisti è la parte più importante del programma del FânFest, farà incontrare gruppi, campagne e lotte di tutta l’Europa. Considerato che parteciperemo Stuttgart al Forum 2013 contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e considerato che diventa sempre più evidente che stiamo combattendo, la stessa battaglia, pensiamo che la vostra presenza al Forum sia necessaria, per scambiare esperienze ed imparare gli uni dagli altri. Inoltre, Ro?ia Montan? si trova in un momento critico, il Governo rumeno ha dichiarato chiaramente che in autunno darà tutti i permessi necessari alla compagnia affinché si inizino i lavori. Questo Forum, il festival e la campagna sono parte del nostro sforzo di portare avanti una lotta non violenta contro un progetto illegale, nel corso di questi anni. Tra i protagonisti più importanti di questa battaglia c’è la comunità locale, gente che non lascerà le proprie case e la propria terra. Abbiamo bisogno di una solidarietà internazionale e che l’Europa riconosca il problema Ro?ia Montan?. La gente di Ro?ia Montan? ha bisogno del vostro aiuto per vincere questa lotta in modo nonviolento. Questo messaggio è un INVITO a partecipare al Social Forum e contribuire al programma con presentazioni/workshop/ discussioni al programma del Forum. Il programma non è definitivo, al momento stiamo lavorando sulle adesioni al Forum. Il Forum è strutturato sui seguenti temi: · Lotte contro le miniere d’oro · Alternative e soluzioni per le comunità rurali · Eredità e protezione del Patrimonio Culturale · Campagne e movimenti sociali in tutto il mondo · Gruppi dal basso dalla Romania · Workshop · Atti di protesta – Salva Ro?ia Montan? – Fermiamo la miniera d’oro {Salva Ro?ia Montan?} Per maggiori informazioni visita il sito del FânFest...

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Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l’inquinamento

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Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l’inquinamento

La ricerca del Lancet Oncology conferma: la presenza delle polveri sottili tossiche nell’aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare Su Lancet l’esito della maxiricerca condotta su 300mila persone di 9 paesi europei, seguite per tredici anni di fila: la presenza delle polveri sottili tossiche nell’aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare, soprattutto per quanto riguarda l’adenocarcinoma. Per l’Italia sono stati monitorati cittadini di Torino, Varese e Roma e la situazione è risultata tra le peggiori d’Europa Arriva la prima conferma della stretta relazione fra inquinamento atmosferico e tumori del polmone. Il risultato si deve a una ricerca europea pubblicata sulla rivista Lancet Oncology alla quale partecipa anche l’Italia con un gruppo di ricerca dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, guidato da Vittorio Krogh. Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. La ricerca mostra che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Inoltre dalla misurazione delle polveri sottili, l’Italia è risultata essere tra i paesi europei più inquinati. Svolto su oltre 300.000 persone residenti in 9 paesi europei, lo studio è il primo lavoro sulla relazione tra inquinamento atmosferico e tumori al polmone che interessa un numero così elevato di persone, sottolinea l’Istituto nazionale dei tumori, con un’area geografica di tale estensione e un rigoroso metodo per la misurazione dell’inquinamento. E’ stato misurato in particolare l’inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell’aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5) dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali. Lo studio ha permesso di concludere che, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell’aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma, l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori. Inoltre si è visto che se nell’arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l’elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma. Le attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 stabiliscono che il particolato presente nell’aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm 2,5. Questo studio, tuttavia, sottolinea l’Istituto nazionale dei tumori, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di tali valori. Il lavoro ha riguardato persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da: Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate dal monitoraggio sono state Torino, Roma, Varese. Le persone sono state reclutate negli anni Novanta e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. Fonte:...

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Crisi economica ed energetica in Grecia. Un Futuro nero come il petrolio

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Crisi economica ed energetica in Grecia. Un Futuro nero come il petrolio

Gli scenari speculativi che si stanno aprendo sul fronte energetico ed estrattivo in Grecia, paese vessato dalla crisi economica e laboratorio prescelto per l’attuazione delle politiche economico-finanziarie di austerity volute dalla Troika, dove si tiene in questi giorni il meeting del progetto europeo Marie Curie ENTITLE. Mentre il paese si appresta a ricevere ulteriori 6,8 miliardi di euro di bailout dall’Europa, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale, viene dato all’Energean Oil e all’Hellenic Petroleum il via libera alle trivellazioni esplorative nelle vicinanze di Patrasso e Ioannina per un guadagno previsto di circa 11 miliardi, secondo le ultime dichiarazioni del Ministro dell’Energia Maniatis. In un Paese come la Grecia, martoriato dalle politiche di austerity, dove la disoccupazione si aggira attorno al 27%, ogni giorno è scandito da notizie come quella della recente approvazione da parte della Commissione Europa della privatizzazione della compagnia di treni greca TRAINOSE o delle manifestazioni degli ultimi giorni, cui hanno partecipato migliaia di lavoratori del settore pubblico minacciati da nuovi licenziamenti di massa. In questo contesto, sono sintomatiche le notizie che rimarcano l’accelerazione dell’espansione della frontiera estrattiva. La settimana scorsa, la DESFA – compagnia greca di trasporto di gas – ha firmato un accordo per la gestione della parte greca del gasdotto con il TAP – Gasdotto Trans Adriatico che attraverserà Grecia, Albania, Italia per il trasporto di gas prodotto in Azerbaijan fino al resto di Europa. Negli stessi giorni, la compagnia Norvegese PGS presentava al Ministero dell’Ambiente greco i primi risultati dei sondaggi preliminari effettuati su un’area sismica di 12.500 km nel mare ionico e a sud di Creta, annunciando che i risultati definitivi – rimangono 6.000 km da sondare – saranno pronti per l’inizio del 2014 così da poter iniziare le trivellazioni esplorative a partire della seconda metà del 2014. Per Haris Konstantatos, Referente Ambiente e Ecologia di Syriza, tali politiche di ipersfruttamento si inseriscono nell’ambito del solco delle inadeguate risposte date da governi e istituzioni internazionali (a partire da BCE, Comm. UE e FMI, la cosiddetta Troika) per far fronte alla grave crisi in atto ovunque e con particolare virulenza nella penisola greca. Il sovrasfruttamento delle risorse, il bassissimo costo imposto alla mano d’opera, la fallace ove non del tutto mancante regolamentazione ambientale, l’inerzia succube del governo e l’appetibilità dei profitti provenienti dall’estrazione aprono una pericolosa breccia verso lo sfruttamento di risorse fino ad ora non sfruttate per difficoltà logistiche, gravità degli impatti ambientali e valutazioni di opportunità economica. “Sono scelte operate da tecnocrati che favoriscono precisi interessi che a loro volta implicano l’uso di tecnologie estere, come l’investimento e l’accumulazione intensivi di capitali lasciando fuori da ogni redistribuzione la popolazione”, spiega Konstantatos, “decisioni che confliggono con possibili scelte diverse, come quella dello sviluppo locale, basate sui bisogni e le capacita delle persone e non sullo sfruttamento illimitato dei territori e delle risorse”. Vicina l’analisi del Prof. Kallis dell’Istituto di Scienze e Tecniche Ambientali dell’Università Autonoma di Barcelona, coordinatore del progetto europeo Marie Curie ENTITLE, – See more at: http://asud.net/crisi-economica-ed-energetica-in-grecia-un-futuro-nero-come-il-petrolio/#sthash.2M8SGvzY.dpuf che sottolinea la dimensione europea del fenomeno. Non solo estrazioni off-shore di idrocarburi e gas fraking, ad esempio, che sono oggi tecnologicamente ed economicamente più accessibili ma, nel caso della Grecia, “l’abbassamento dei salari, le pressioni esercitate sulle regolamentazioni ambientali, sociali e lavorative nel contesto della crisi, portano il governo ad usare...

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Muos, è arrivato lo stop del Tar

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Muos, è arrivato lo stop del Tar

Bocciato il ricorso del Ministero della Difesa contro la Regione: stop definitivo alla costruzione del MUOS. Secondo gli attivisti i lavori continuano! È arrivato lo stop del Tar di Palermo ai lavori del Muos. Bocciato il ricorso del Ministero della Difesa contro la Regione che aveva revocato le autorizzazioni per il sistema di comunicazione satellitare in costruzione in contrada Ulmo a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. ?Ottimisti fino a pochi minuti prima della decisione del Tribunale amministrativo i legali dei comitati ambientalisti. ”L’avvocatura dello Stato ha insistito per una sospensiva parziale – aveva raccontato Sebastiano Papandrea ai giornalisti – con cui potrebbero continuare i lavori di costruzione della stazione militare statunitense, pur senza l’autorizzazione a collocare le antenne. Ma noi non capiamo perché si dovrebbero far proseguire i lavori se l’opera è illegittima nel suo complesso”. Ed ecco quindi lo stop definitivo ai lavori di costruzione del Muos, che comunque, secondo gli attivisti non si sarebbero mai fermati del tutto e starebbero proseguendo con la realizzazione di una nuova torretta. ?”Secondo noi esistono i motivi per un rigetto”, aveva spiegato il legale Paola Ottaviano. Gli avvocati dei comitati No Muos sostengono che il Muos è interamente illegittimo e va quindi definitivamente soppresso. Il Tar, tuttavia, non è entrato nel merito e i giudici si sono limitati a rigettare la richiesta di sospensiva. Dovranno ora fissare un’udienza per la discussione del ricorso del ministero della Difesa, che chiede, tra l’altro, alla Regione un risarcimento di 25 mila euro per ogni giorno di fermo dei lavori, ritenuti di interesse strategico nazionale. ?Sugli effetti delle emissioni del Muos per la salute sono in corso, frattanto, accertamenti dell’Istituto superiore di Sanità. “È una grande vittoria, non è una notizia da niente. Evidentemente le nostre motivazioni erano fondate”, ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta. “Questa vicenda l’ho affrontata con coraggio fin dall’inizio e non è stato facile – ha aggiunto Crocetta. – Mi sono trovato contro gli Stati Uniti d America, lo Stato italiano. Sul Muos abbiamo un disegno di legge quasi pronto e questa cosa ci consentira’ di risolvere normativamente la questione”. “Adesso ci aspettiamo – affermano i parlamentari M5S della commissione Difesa – che il ministro Mauro sia meno cieco del suo predecessore Di Paola e ritiri il ricorso di merito sulla costruzione del Muos. Sarebbe un atto di saggezza rispettoso delle prerogative delle comunita’ locali, che devono poter decidere sulla propria salute, sul proprio ambiente e sul proprio territorio”. Intanto gli attivisti No Muos presenti davanti al Tar di Palermo hanno contestato il questore e il Prefetto di Caltanissetta per i fatti accaduti lo scorso 19 giugno, quando alcuni militanti avevano impedito l’uscita di un gruppo di giornalisti dalla base militare. In quell’occasione gli attivisti furono multati con sanzioni tra i 2.500 e i 10.000 euro per blocco stradale. Riguardo l’attività repressiva, varie Associazioni, Enti e Comitati, stanno sottoscrivendo una petizione per chiedere la rimozione per incompatibilità ambientale del Prefetto e del Questore di Caltanissetta. Il GIP di Caltagirone ha respinto le tre misure cautelari su due attivisti che il 22 giugno si sono introdotti nella base arrampicandosi sulle antenne NTRF-8 della Marina Militare America. I due sono stati poi rilasciati in stato di libertà e senza alcuna misura cautelare; viene quindi respinte: la convalida di arresto, l’obbligo di...

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10-14 Luglio | Incontro Nazionale di Movimenti e Comitati sul Monte Amiata

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10-14 Luglio | Incontro Nazionale di Movimenti e Comitati sul Monte Amiata

Dal 10 al 14 Luglio incontro nazionale per la difesa del territorio e beni comuni! Dal 10 al 14 Luglio si terrà un incontro nazionale sul monte Amiata, un momento in cui confrontarsi tra differenti battaglie per la difesa del territorio e la riappropriazione dei beni comuni, un’occasione per costruire un processo collettivo di confronto e per sostenere la lotta territoriale in Amiata contro la geotermia. Tutte le informazioni alla pagina: http://campeggioamiata.noblogs.org/ Appello per un incontro nazionale di comitati e movimenti: LA LEVA DI ARCHIMEDE | Sul Monte Amiata per rimetterci in comune: come costruire la nostra leva? Dal 10 al 14 Luglio, intendiamo costruire un incontro nazionale sul monte Amiata, un momento in cui confrontarsi tra differenti battaglie per la difesa del territorio e la riappropriazione dei beni comuni, un’occasione per costruire un processo collettivo di confronto, oltre che un appuntamento per sostenere la lotta territoriale in Amiata contro la geotermia. La crisi è il pane quotidiano delle nostre giornate. Ma siamo di fronte ad una crisi o ad una nuova e più aggressiva fase di accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi? Una nuova fase in cui questo Stato ed il blocco economico-politico dominante compiono costanti imposizioni nei confronti degli individui e delle comunità. Questo è il nuovo assetto che governa le nostre vite basato su un saccheggio sistematico che produce costante erosione della ricchezza sociale e dei diritti conducendo alla precarietà e alla povertà, individuale e sociale. Un modello destinato ad aggredire i territori con sempre maggior violenza e ad utilizzare strumenti come le privatizzazioni e la finanziarizzazione per saccheggiare beni e servizi comuni. In Italia come in Grecia, Turchia, Brasile e via dicendo. Su questi temi nel nostro paese si è aperto un importante fronte di resistenza, duraturo, radicato e radicale che, a sua volta, ha consentito di costruire una prospettiva alternativa sulla gestione dei territori, i meccanismi partecipativi e gli strumenti di finanza, accompagnato anche da un ragionamento di indirizzo normativo. Le battaglie a difesa dei territori e dei beni comuni rappresentano uno dei più importanti ostacoli all’aggressione dei processi di privatizzazione e finanziarizzazione. Sono relazioni ed alleanze che si pongono su un piano avanzato, innovativo, passando dalla posizione di trincea ad un vero e proprio rilancio di alternative e di nuovi assetti economici e sociali. Il referendum sull’acqua è stato vinto nel 2011 grazie alla capacità di costruire un’alleanza sociale dal basso che ha dettato una nuova agenda e imposto all’opinione pubblica il tema dei beni comuni, oggi scippato e vituperato dai partiti politici e non solo, ma non per questo svuotato di significato. Un’agenda che ha al centro, in maniera ogni giorno più stringente, la questione della democrazia. Ovvero chi decide sul futuro dei nostri territori e delle nostre vite e come costruire nuovo modelli di organizzazione sociale ed economica che pongano al centro le comunità e la loro partecipazione diretta alle decisioni. Ma per aprire questo spazio politico è necessario trovare strategie comuni per contrastare la finanziarizzazion dei beni comuni, delle risorse naturali e dei territori e la rottura democratica che questo comporta, dettata dalle dinamiche di un nuovo e più aggressivo capitalismo improntato sulla speculazione sui beni collettivi necessari alla vita. La proposta di quest’incontro nasce dalla necessità di condividere riflessioni, esperienze, prospettive e strategie con movimenti e comitati che...

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