Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
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- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Politiche energetiche e nuovi venti di protesta in Bulgaria
In Europa e nel mondo pare che ci siano nuovi venti di protesta. Venti che arrivano da popolazioni oppresse da politiche antidemocratiche ed economicamente insostenibili che stanno alzando la testa. Così in Brasile, Turchia e da poco in Bulgaria, il paese più impoverito d’Europa. Proprio in Bulgaria A Sud ed il CDCA hanno avuto l’opportunità la settimana scorsa di incontrare alcuni dei rappresentanti della società civile impegnata nelle ultime proteste, organizzazioni partner del progetto europeo Cinergy (1), il cui obiettivo è quello di costruire reti europee che scambino buone pratiche in merito a produzione, gestione, distribuzione e consumo di energia in un’ottica post carbon. Neanche a farlo apposta, proprio in quest’ultimo mese la società civile bulgara è di nuovo in piena mobilitazione contro la corruzione e le decisioni del governo, anche sul piano energetico. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare alcuni esponenti di associazioni bulgare occupate sul fronte dell’energia, che ci hanno aiutato a comprendere la natura delle proteste che da quest’inverno vedono coinvolti migliaia di cittadini bulgari, con uno scarsissimo riscontro sui nostri media. Può essere utile partire da una rapida analisi del contesto storico-energetico di questo paese: Da 50 anni la Bulgaria si trova a dover dipendere energeticamente dall’influenza e dal potere delle imprese russe, da cui il paese dell’ex blocco sovietico prende circa il 75% delle strutture necessarie alla produzione energetica. Ancora oggi in Bulgaria non è permesso importare sistemi di trivellazione al di fuori di quelli provenienti da mamma Russia. La Commissione Europea ha più volte ricordato alla Bulgaria di aver implementato solo parzialmente la direttiva europea sul trasporto di gas ed elettricità e ha proposto il pagamento di un’ammenda giornaliera pari ad 8.488 euro. I costi dell’energia sono altissimi: un cittadino bulgaro spende dal 40 all’80% del suo salario (circa 400€) per il consumo di energia domestica. Secondo i distributori nazionali dell’energia elettrica gli alti costi sarebbero legati al fatto che pochi consumatori “onesti” pagano le bollette. Quando il governo ha approvato l’ennesimo rialzo delle bollette, le proteste si sono diffuse in tutto il paese. Ciliegina sulla torta, l’aumento del 15% sul prezzo dell’energia proveniente dalla risorse rinnovabili. Il governo bulgaro, infatti, non vede di buon occhio l’impegno nella realizzazione di sistemi di energia che emanciperebbero il paese sia dalla dipendenza da risorse fossili che dalle riserve russe. Fino al 1985, non era possibile effettuare nessun tipo di ricerca sul potenziale energetico del paese poiché il tutto dipendeva dalla madre patria sovietica. Ma oggi? Se le rinnovabili vengono ostacolate e le risorse tradizionali costano troppo, su quale punto fa perno il mercato dell’energia bulgaro? Le compagnie transnazionali puntano al gas di scisto, il famoso gas proveniente dalla fatturazione idraulica – o “fracking” – per il quale hanno finora ottenuto solo il permesso di condurre studi di prospezione. Nel gennaio 2012 la Bulgaria è diventata però il secondo paese d’Europa dopo la Francia a vietare la trivellazione esplorativa del gas tramite fracking e ha ritirato un permesso di esplorazione concesso al colosso americano Chevron. Ma anche Gazprom, il gigante russo dell’energia, è coinvolto nei processi esplorativi legati al gas di scisto, sebbene la forte pressione esercitata sui cittadini bulgari non permetta di manifestarne apertamente le attività. Il contrasto Est/Ovest è insomma ancora vivo e vegeto e si gioca sulla scacchiera dell’energia, dove però entrambi gli attori...
read moreSave Ro?ia Montan? Movement: 15-18 Agosto in Romania
L’invito del Save Ro?ia Montan? Movement al FânFest: in Romania contro lo sfruttamento minerario in Europa! A Ro?ia Montan?, in Romania, da anni si sta svolgendo una lotta popolare contro il più grande progetto di miniera d’oro dell’Europa. Per sostenere questa battaglia e per dire no allo sfruttamento del suolo, Save Ro?ia Montan? Movement invita a partecipare all’8a edizione del FânFest, un forum sociale contro la devastazione ambientale messa in atto dalle grandi imprese transnazionali. Qui di seguito pubblichiamo l’INVITO del Save Ro?ia Montan? Movement a partecipare il 15-18 agosto 2013 al FânFest in Transilvania Cari amici, il Save Ro?ia Montan? Movement della Romania sta organizzando una nuova edizione del FânFest Festival il 15-18 agosto 2013. Ro?ia Montan? è un luogo con una storia di resistenza iniziata nel 2000, contro lo sviluppo del più grande progetto di sfruttamento minerario in Europa, proposto da Gabriel Resources una società con sede in Canada. FânFest è un DIY festival di protesta,nato nel 2004 dalla necessità di creare solidarietà per difendere Ro?ia Montan?. FânFest rappresenta uno sforzo comune tra i contadini di Rosia Montana e gli attivisti di tutta la Romania. Il Social Forum degli attivisti è la parte più importante del programma del FânFest, farà incontrare gruppi, campagne e lotte di tutta l’Europa. Considerato che parteciperemo Stuttgart al Forum 2013 contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e considerato che diventa sempre più evidente che stiamo combattendo, la stessa battaglia, pensiamo che la vostra presenza al Forum sia necessaria, per scambiare esperienze ed imparare gli uni dagli altri. Inoltre, Ro?ia Montan? si trova in un momento critico, il Governo rumeno ha dichiarato chiaramente che in autunno darà tutti i permessi necessari alla compagnia affinché si inizino i lavori. Questo Forum, il festival e la campagna sono parte del nostro sforzo di portare avanti una lotta non violenta contro un progetto illegale, nel corso di questi anni. Tra i protagonisti più importanti di questa battaglia c’è la comunità locale, gente che non lascerà le proprie case e la propria terra. Abbiamo bisogno di una solidarietà internazionale e che l’Europa riconosca il problema Ro?ia Montan?. La gente di Ro?ia Montan? ha bisogno del vostro aiuto per vincere questa lotta in modo nonviolento. Questo messaggio è un INVITO a partecipare al Social Forum e contribuire al programma con presentazioni/workshop/ discussioni al programma del Forum. Il programma non è definitivo, al momento stiamo lavorando sulle adesioni al Forum. Il Forum è strutturato sui seguenti temi: · Lotte contro le miniere d’oro · Alternative e soluzioni per le comunità rurali · Eredità e protezione del Patrimonio Culturale · Campagne e movimenti sociali in tutto il mondo · Gruppi dal basso dalla Romania · Workshop · Atti di protesta – Salva Ro?ia Montan? – Fermiamo la miniera d’oro {Salva Ro?ia Montan?} Per maggiori informazioni visita il sito del FânFest...
read moreTumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l’inquinamento
La ricerca del Lancet Oncology conferma: la presenza delle polveri sottili tossiche nell’aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare Su Lancet l’esito della maxiricerca condotta su 300mila persone di 9 paesi europei, seguite per tredici anni di fila: la presenza delle polveri sottili tossiche nell’aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare, soprattutto per quanto riguarda l’adenocarcinoma. Per l’Italia sono stati monitorati cittadini di Torino, Varese e Roma e la situazione è risultata tra le peggiori d’Europa Arriva la prima conferma della stretta relazione fra inquinamento atmosferico e tumori del polmone. Il risultato si deve a una ricerca europea pubblicata sulla rivista Lancet Oncology alla quale partecipa anche l’Italia con un gruppo di ricerca dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, guidato da Vittorio Krogh. Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. La ricerca mostra che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Inoltre dalla misurazione delle polveri sottili, l’Italia è risultata essere tra i paesi europei più inquinati. Svolto su oltre 300.000 persone residenti in 9 paesi europei, lo studio è il primo lavoro sulla relazione tra inquinamento atmosferico e tumori al polmone che interessa un numero così elevato di persone, sottolinea l’Istituto nazionale dei tumori, con un’area geografica di tale estensione e un rigoroso metodo per la misurazione dell’inquinamento. E’ stato misurato in particolare l’inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell’aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5) dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali. Lo studio ha permesso di concludere che, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell’aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma, l’unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori. Inoltre si è visto che se nell’arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l’elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma. Le attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 stabiliscono che il particolato presente nell’aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm 2,5. Questo studio, tuttavia, sottolinea l’Istituto nazionale dei tumori, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l’effetto presente anche al di sotto di tali valori. Il lavoro ha riguardato persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da: Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate dal monitoraggio sono state Torino, Roma, Varese. Le persone sono state reclutate negli anni Novanta e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. Fonte:...
read moreCrisi economica ed energetica in Grecia. Un Futuro nero come il petrolio
Gli scenari speculativi che si stanno aprendo sul fronte energetico ed estrattivo in Grecia, paese vessato dalla crisi economica e laboratorio prescelto per l’attuazione delle politiche economico-finanziarie di austerity volute dalla Troika, dove si tiene in questi giorni il meeting del progetto europeo Marie Curie ENTITLE. Mentre il paese si appresta a ricevere ulteriori 6,8 miliardi di euro di bailout dall’Europa, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale, viene dato all’Energean Oil e all’Hellenic Petroleum il via libera alle trivellazioni esplorative nelle vicinanze di Patrasso e Ioannina per un guadagno previsto di circa 11 miliardi, secondo le ultime dichiarazioni del Ministro dell’Energia Maniatis. In un Paese come la Grecia, martoriato dalle politiche di austerity, dove la disoccupazione si aggira attorno al 27%, ogni giorno è scandito da notizie come quella della recente approvazione da parte della Commissione Europa della privatizzazione della compagnia di treni greca TRAINOSE o delle manifestazioni degli ultimi giorni, cui hanno partecipato migliaia di lavoratori del settore pubblico minacciati da nuovi licenziamenti di massa. In questo contesto, sono sintomatiche le notizie che rimarcano l’accelerazione dell’espansione della frontiera estrattiva. La settimana scorsa, la DESFA – compagnia greca di trasporto di gas – ha firmato un accordo per la gestione della parte greca del gasdotto con il TAP – Gasdotto Trans Adriatico che attraverserà Grecia, Albania, Italia per il trasporto di gas prodotto in Azerbaijan fino al resto di Europa. Negli stessi giorni, la compagnia Norvegese PGS presentava al Ministero dell’Ambiente greco i primi risultati dei sondaggi preliminari effettuati su un’area sismica di 12.500 km nel mare ionico e a sud di Creta, annunciando che i risultati definitivi – rimangono 6.000 km da sondare – saranno pronti per l’inizio del 2014 così da poter iniziare le trivellazioni esplorative a partire della seconda metà del 2014. Per Haris Konstantatos, Referente Ambiente e Ecologia di Syriza, tali politiche di ipersfruttamento si inseriscono nell’ambito del solco delle inadeguate risposte date da governi e istituzioni internazionali (a partire da BCE, Comm. UE e FMI, la cosiddetta Troika) per far fronte alla grave crisi in atto ovunque e con particolare virulenza nella penisola greca. Il sovrasfruttamento delle risorse, il bassissimo costo imposto alla mano d’opera, la fallace ove non del tutto mancante regolamentazione ambientale, l’inerzia succube del governo e l’appetibilità dei profitti provenienti dall’estrazione aprono una pericolosa breccia verso lo sfruttamento di risorse fino ad ora non sfruttate per difficoltà logistiche, gravità degli impatti ambientali e valutazioni di opportunità economica. “Sono scelte operate da tecnocrati che favoriscono precisi interessi che a loro volta implicano l’uso di tecnologie estere, come l’investimento e l’accumulazione intensivi di capitali lasciando fuori da ogni redistribuzione la popolazione”, spiega Konstantatos, “decisioni che confliggono con possibili scelte diverse, come quella dello sviluppo locale, basate sui bisogni e le capacita delle persone e non sullo sfruttamento illimitato dei territori e delle risorse”. Vicina l’analisi del Prof. Kallis dell’Istituto di Scienze e Tecniche Ambientali dell’Università Autonoma di Barcelona, coordinatore del progetto europeo Marie Curie ENTITLE, – See more at: http://asud.net/crisi-economica-ed-energetica-in-grecia-un-futuro-nero-come-il-petrolio/#sthash.2M8SGvzY.dpuf che sottolinea la dimensione europea del fenomeno. Non solo estrazioni off-shore di idrocarburi e gas fraking, ad esempio, che sono oggi tecnologicamente ed economicamente più accessibili ma, nel caso della Grecia, “l’abbassamento dei salari, le pressioni esercitate sulle regolamentazioni ambientali, sociali e lavorative nel contesto della crisi, portano il governo ad usare...
read moreMuos, è arrivato lo stop del Tar
Bocciato il ricorso del Ministero della Difesa contro la Regione: stop definitivo alla costruzione del MUOS. Secondo gli attivisti i lavori continuano! È arrivato lo stop del Tar di Palermo ai lavori del Muos. Bocciato il ricorso del Ministero della Difesa contro la Regione che aveva revocato le autorizzazioni per il sistema di comunicazione satellitare in costruzione in contrada Ulmo a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. ?Ottimisti fino a pochi minuti prima della decisione del Tribunale amministrativo i legali dei comitati ambientalisti. ”L’avvocatura dello Stato ha insistito per una sospensiva parziale – aveva raccontato Sebastiano Papandrea ai giornalisti – con cui potrebbero continuare i lavori di costruzione della stazione militare statunitense, pur senza l’autorizzazione a collocare le antenne. Ma noi non capiamo perché si dovrebbero far proseguire i lavori se l’opera è illegittima nel suo complesso”. Ed ecco quindi lo stop definitivo ai lavori di costruzione del Muos, che comunque, secondo gli attivisti non si sarebbero mai fermati del tutto e starebbero proseguendo con la realizzazione di una nuova torretta. ?”Secondo noi esistono i motivi per un rigetto”, aveva spiegato il legale Paola Ottaviano. Gli avvocati dei comitati No Muos sostengono che il Muos è interamente illegittimo e va quindi definitivamente soppresso. Il Tar, tuttavia, non è entrato nel merito e i giudici si sono limitati a rigettare la richiesta di sospensiva. Dovranno ora fissare un’udienza per la discussione del ricorso del ministero della Difesa, che chiede, tra l’altro, alla Regione un risarcimento di 25 mila euro per ogni giorno di fermo dei lavori, ritenuti di interesse strategico nazionale. ?Sugli effetti delle emissioni del Muos per la salute sono in corso, frattanto, accertamenti dell’Istituto superiore di Sanità. “È una grande vittoria, non è una notizia da niente. Evidentemente le nostre motivazioni erano fondate”, ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta. “Questa vicenda l’ho affrontata con coraggio fin dall’inizio e non è stato facile – ha aggiunto Crocetta. – Mi sono trovato contro gli Stati Uniti d America, lo Stato italiano. Sul Muos abbiamo un disegno di legge quasi pronto e questa cosa ci consentira’ di risolvere normativamente la questione”. “Adesso ci aspettiamo – affermano i parlamentari M5S della commissione Difesa – che il ministro Mauro sia meno cieco del suo predecessore Di Paola e ritiri il ricorso di merito sulla costruzione del Muos. Sarebbe un atto di saggezza rispettoso delle prerogative delle comunita’ locali, che devono poter decidere sulla propria salute, sul proprio ambiente e sul proprio territorio”. Intanto gli attivisti No Muos presenti davanti al Tar di Palermo hanno contestato il questore e il Prefetto di Caltanissetta per i fatti accaduti lo scorso 19 giugno, quando alcuni militanti avevano impedito l’uscita di un gruppo di giornalisti dalla base militare. In quell’occasione gli attivisti furono multati con sanzioni tra i 2.500 e i 10.000 euro per blocco stradale. Riguardo l’attività repressiva, varie Associazioni, Enti e Comitati, stanno sottoscrivendo una petizione per chiedere la rimozione per incompatibilità ambientale del Prefetto e del Questore di Caltanissetta. Il GIP di Caltagirone ha respinto le tre misure cautelari su due attivisti che il 22 giugno si sono introdotti nella base arrampicandosi sulle antenne NTRF-8 della Marina Militare America. I due sono stati poi rilasciati in stato di libertà e senza alcuna misura cautelare; viene quindi respinte: la convalida di arresto, l’obbligo di...
read more10-14 Luglio | Incontro Nazionale di Movimenti e Comitati sul Monte Amiata
Dal 10 al 14 Luglio incontro nazionale per la difesa del territorio e beni comuni! Dal 10 al 14 Luglio si terrà un incontro nazionale sul monte Amiata, un momento in cui confrontarsi tra differenti battaglie per la difesa del territorio e la riappropriazione dei beni comuni, un’occasione per costruire un processo collettivo di confronto e per sostenere la lotta territoriale in Amiata contro la geotermia. Tutte le informazioni alla pagina: http://campeggioamiata.noblogs.org/ Appello per un incontro nazionale di comitati e movimenti: LA LEVA DI ARCHIMEDE | Sul Monte Amiata per rimetterci in comune: come costruire la nostra leva? Dal 10 al 14 Luglio, intendiamo costruire un incontro nazionale sul monte Amiata, un momento in cui confrontarsi tra differenti battaglie per la difesa del territorio e la riappropriazione dei beni comuni, un’occasione per costruire un processo collettivo di confronto, oltre che un appuntamento per sostenere la lotta territoriale in Amiata contro la geotermia. La crisi è il pane quotidiano delle nostre giornate. Ma siamo di fronte ad una crisi o ad una nuova e più aggressiva fase di accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi? Una nuova fase in cui questo Stato ed il blocco economico-politico dominante compiono costanti imposizioni nei confronti degli individui e delle comunità. Questo è il nuovo assetto che governa le nostre vite basato su un saccheggio sistematico che produce costante erosione della ricchezza sociale e dei diritti conducendo alla precarietà e alla povertà, individuale e sociale. Un modello destinato ad aggredire i territori con sempre maggior violenza e ad utilizzare strumenti come le privatizzazioni e la finanziarizzazione per saccheggiare beni e servizi comuni. In Italia come in Grecia, Turchia, Brasile e via dicendo. Su questi temi nel nostro paese si è aperto un importante fronte di resistenza, duraturo, radicato e radicale che, a sua volta, ha consentito di costruire una prospettiva alternativa sulla gestione dei territori, i meccanismi partecipativi e gli strumenti di finanza, accompagnato anche da un ragionamento di indirizzo normativo. Le battaglie a difesa dei territori e dei beni comuni rappresentano uno dei più importanti ostacoli all’aggressione dei processi di privatizzazione e finanziarizzazione. Sono relazioni ed alleanze che si pongono su un piano avanzato, innovativo, passando dalla posizione di trincea ad un vero e proprio rilancio di alternative e di nuovi assetti economici e sociali. Il referendum sull’acqua è stato vinto nel 2011 grazie alla capacità di costruire un’alleanza sociale dal basso che ha dettato una nuova agenda e imposto all’opinione pubblica il tema dei beni comuni, oggi scippato e vituperato dai partiti politici e non solo, ma non per questo svuotato di significato. Un’agenda che ha al centro, in maniera ogni giorno più stringente, la questione della democrazia. Ovvero chi decide sul futuro dei nostri territori e delle nostre vite e come costruire nuovo modelli di organizzazione sociale ed economica che pongano al centro le comunità e la loro partecipazione diretta alle decisioni. Ma per aprire questo spazio politico è necessario trovare strategie comuni per contrastare la finanziarizzazion dei beni comuni, delle risorse naturali e dei territori e la rottura democratica che questo comporta, dettata dalle dinamiche di un nuovo e più aggressivo capitalismo improntato sulla speculazione sui beni collettivi necessari alla vita. La proposta di quest’incontro nasce dalla necessità di condividere riflessioni, esperienze, prospettive e strategie con movimenti e comitati che...
read moreUncontacted Waorani in the Yasuní Biosphere Reserve: Geographical Validation of the Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT)
A group of GIS experts adopting geographical approaches for mapping the Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT) in the Yasuní Biosphere try to explain how necessary is to recognize the indigenous right to their liveable territories. The Tagaeri Taromenane are two indigenous groups living in “Voluntary Isolation” in the Napo Moist terrestrial ecoregion, located in the western Amazon rainforest. This ecoregion is one of the most biologically and culturally diverse areas on the planet,representing an extraordinary richness across several taxa (amphibian, mammal, bird and plants), a high level of regional endemism, and is home to several indigenous ethnic groups including some of the world’s last uncontacted peoples. The Tagaeri Taromenane are settled in the Ecuadorean Amazon Region between the Yasuní and Curaray rivers and within the ancestral territory of the Waorani (or Huaorani) indigenous first nation. To protect the territory of these uncontacted indigenous people in the Yasuní Biosphere Reserve, the national government declared (1999) and mapped (2007), through two Presidential Decrees, the “No-Go-Zone” called Intangible Zone or Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT). Decree 2187 of 2007 represents the first official text that uniquely gives, using a geographical language, spatially explicit information to define the perimeter of ZITT. The boundary of the ZITT is clamped onto 17 univocal points geographically expressed by pairs of metrical coordinates declared in the Decree 2187. To map the borders of the ZITT it is required to join the pairs of coordinates by rectilinear segments and by sections of river courses according to the geomorphological descriptions included in the Decree 2187. Due to different interpretations of the geographical references expressed in the Decree 2187 and to the complex geomorphological characteristics of the Amazon sub-basins, different map representations of the ZITT are demarcated both in the official and unofficial cartography of the Yasuní Biosphere Reserve. Several studies about the ZITT and the issue on the uncontacted indigenous groups have been produced using mainly social and anthropological approaches. No geographical studies and GIS spatial analysis on the ZITT have been produced in the scientific literature. Fieldwork activities in the Yasuní Biosphere Reserve, geographical analysis of the Decree 2187, and studies on geomorphological characteristics of the area suggested the hypothesis that the official boundary of the ZITT is cartographically inaccurate with serious geographical inconsistencies along the perimeter. Crucial geographical inconsistencies seem localized between points No. 6 and No. 7 and between No.7 and No. 8. The general aim of this paper is to validate the boundary using the geographical references expressed in the Decree 2187 of 2007 by analyzing the geomorphological characteristics of the area in order to re-map the perimeter of the ZITT through spatial and remote sensing analysis. The GIS analysis results clearly show geographical incoherencies in two hotspots of the Yasuní and unequivocally demonstrate the impossibility to map the perimeter of the ZITT. Analyses of both anthropological geospatial data about the Tagaeri Taromenane and their spatial relationships with extractive activities and roads confirm the existence of uncontacted groups in a wider area crossing oil fields and farmer settlements outside the same boundary of the Zona Intangible. Furthermore, violent contacts between Tagaeri Taromenane group and external mestizo farmers within the territory district of Dayuma (close to the Hormiguero extractive platform and the Armadillo oil field in 2009) and maybe with Waorani relative (in 2013 within oil...
read moreSicilia | Comitato Stoppa La Piattaforma: altri tre permessi di ricerca nei nostri mari
L’appello del Comitato Stoppa La Piattaforma per fermare altri tre permessi di trivellazioni petrolifere nel mare siciliano. Entro il 6 Luglio per limitare l’assalto ai mari! Qui di seguito pubblichiamo l’appello del Comitato Stoppa La Piattaforma, gruppo siciliano impegnato per fermare l’assalto ai mari da parte delle società petrolifere. Sul fronte trivellazioni, noi Siciliani, e non solo, stiamo vivendo un estate rovente. Complice il decreto Passera che ha di fatto eliminato per le domande antecedenti il 2010 il limite delle 12 miglia, uno sciame di società petrolifere si sono avventate nei nostri mari. Lo scopo è chiaro. Le società petrolifere vogliono farsi autorizzare i progetti, prima che il limite delle 12 miglia sia ripristinato. Ed in questo la politica gli sta dando una mano, infatti i disegni di legge presentati per ricostituire quella protezione di 12 miglia alle nostre coste, istituita col decreto Prestigiacomo, sono ben lontani dall’essere approvati. Sono già quattro le richieste di ricerca e trivellazione che abbiamo dovuto esaminare nelle settimane scorse. Ed altre tre sono in Scadenza in questi giorni: 1) Istanza d 33 G.R. AG Società pronente ENI, scadenza per l’invio delle osservazioni il 6 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d 33 GR AG 2) Istanza d 28 G.R. AG Società pronente ENI, scadenza per l’invio delle osservazioni il 9 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d28 GR AG 3) Istanza d 361 C.R. TU Società pronente Transunion Petroleum Italia s.r.l., scadenza per l’invio delle osservazioni il13 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d361 CR TU Noi del Comitato Stoppa La Piattaforma, faremo del nostro meglio, stiamo già studiando la documentazione ed invieremo le nostre osservazioni al Ministero dell’Ambiente. Ma c’è bisogno dell’aiuto di tutti. DOBBIAMO FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE Invito la popolazione tutta a compilare le opposizioni predisposte in questo file Osservazioni ed inviarle secondo le istruzioni contenute nel file stesso, entro il 6 Luglio al Ministero dell’Ambiente. Fare sentire la nostra voce è importante. Invito inoltre professionisti, biologi, avvocati, e gente di buona volontà a leggersi la documentazione completa e ad inviare suggerimenti per le opposizoni che invieremo come Comitato Stoppa La Piattaforma. Potete dare il vostro aiuto inviando una email a: stoppalapiattaforma@gmail.com Dobbiamo ribellarci a quest’assalto, non possiamo permettere di farci espropriare del nostro mare, della nostra terra, di tutto ciò che da millenni fa della nostra Sicilia un luogo meraviglioso dove vivere. Fonte:Mario Di...
read moreL’Aquila | Appello per la ricostruzione sostenibile del nostro territorio
CDCA e A Sud invitano a sostenere l’Appello per la ricostruzione sostenibile dell’Aquila! Dopo la [Transumanza a pedali IO&L’AQUILA->https://www.cdca.it/spip.php?article2309] ed il Palco a Pedali che ci hanno riportato all’Aquila per parlare di sostenibilità, ricostruzione e restituzione degli spazi pubblici, CDCA e A Sud invitano a sostenere l’Appello per la ricostruzione sostenibile dell’Aquila. Riprendendo le parole dei promotri dell’appello, qui di seguito pubblichiamo il comunicato e vi invitiamo a sostenerlo! {“A chi sente che oggi abbiamo la responsabilità di dimostrare di essere all’altezza di chi nei secoli ci ha preceduto e rifondare una città migliore. Con tutto il coraggio di cui siamo capaci”.} Appello per l’Aquila 2013: per la ricostruzione sostenibile In questi giorni si parla molto dello stallo della ricostruzione, della mancanza di fondi e dell’abbandono del centro storico. Non si parla quasi mai però di come vogliamo ricostruire e soprattutto di come si sta ricostruendo, nelle periferie e nelle aree esterne alla zona rossa. Si è sottolineata in numerose occasioni, da più parti, l’importanza di una ricostruzione che sfrutti le tecnologie per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili, per garantire un risparmio nelle bollette future e un ambiente più sano. Questi interventi sono obbligatori in base alla normativa nazionale in materia (L. 10/1991, D.Lgs. 192/2005 e D.Lgs. 28/2011) e al “Regolamento edilizio – Allegato per l’edilizia sostenibile ed il risparmio energetico” del Comune dell’Aquila nel quale si individuano i parametri da valutare e i limiti da rispettare per garantire il miglioramento delle caratteristiche energetiche del patrimonio edilizio nuovo e ristrutturato. Invece, nella gran parte degli interventi di ricostruzione non vi è traccia di solare termico, fotovoltaico, cisterna di recupero delle acque piovane, né di quanto altro prevede la normativa di settore. Le stesse modalità di rendicontazione dei lavori di ricostruzione non sono chiare rispetto alle opere destinate al miglioramento dell’efficienza energetica. Tra l’altro il Comune dell’Aquila aderendo al Patto dei Sindaci, un anno fa ha approvato il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, impegnandosi a diminuire le proprie emissioni di anidride carbonica del 21,57% entro il 2020. Come sarà possibile se si sta ricostruendo praticamente come prima in un territorio in cui, tra l’altro, anche le emissioni da traffico aumentano in ragione della dispersione urbana? Come si può parlare di smart city, se non si riesce nemmeno a dare attuazione allo stesso Regolamento comunale per il risparmio energetico e a inserirne le prescrizioni nel processo di ricostruzione? Di seguito, le nostre richieste e proposte in merito: – Maggiori controlli da parte del Comune sull’applicazione delle norme in materia di risparmio energetico, sia in sede di approvazione dei progetti che in fase esecutiva – Migliore informazione e chiarezza per i cittadini, i tecnici e le imprese, su finanziamenti e modalità di rendicontazione degli interventi – Possibilità di interventi volti al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili anche per i centri storici, compatibilmente con le esigenze di sicurezza e tutela del patrimonio storico-artistico – Attivazione di sinergie tra i possibili investitori (ESCo, imprese, privati) e i cittadini che vogliono dotarsi di queste tecnologie, anche al di fuori degli interventi di ricostruzione post-sisma – Promozione di un indotto economico legato al risparmio energetico, all’utilizzo di fonti rinnovabili e alla tutela dell’ambiente – Percorsi di rete e di scambio tra le varie esperienze e i progetti virtuosi...
read moreRepsol can drill for oil in a protected area of the Amazon rainforest of Peru
A region inhabited by indigenous people extremely vulnerable to any contact with outsiders is now under extreme threat. Repsol has been given the go-ahead by Peru’s ministry of energy and mines (MEM) to explore for oil in one “protected” and one proposed reserve in the north of the country in the remote Amazon rainforest bordering Ecuador. According to an environmental impact assessment ([EIA) of the company’s plans initially submitted to MEM in 2011 and approved last month, exploration will involve 3D seismic tests across a 680sqkm area and drilling at least 21 wells. Although Repsol doesn’t acknowledge it, all the tests and 20 of the 21 wells fall within a proposed reserve for indigenous peoples who live in what Peruvian law calls “voluntary isolation” and are extremely vulnerable to any kind of contact with outsiders. The creation of this reserve was proposed by regional indigenous organisation ORAI in 2003 in order to protect the region and prohibit loggers, miners and oil and gas companies – like Repsol – from operating there. Last December the Inter-American Development Bank agreed to give $1m to Peru with the stated aim of protecting the country’s “isolated” indigenous peoples – some of which was scheduled to be spent on turning the proposed reserve in this region into a real one. In 2007 national indigenous organisation AIDESEP appealed to the Inter-American Commission on Human Rights ([IACHR) to help stop Repsol, but Peru’s ministry of justice and human rights is casting doubt on the “isolated” peoples’ existence and urging the IACHR to close the case. In a letter to the IACHR in April last year, forwarded to AIDESEP this January, the ministry wrote: “The amount of time that has gone by (more than four years) since the appeal was made (August 2007) suggests that the situation is not a serious or urgent one, or that, in the hypothetical case it was ever serious or urgent, it isn’t any longer. … It is essential to highlight that the existence of the [indigenous] people [in voluntary isolation] is not even certain”. According to the EIA – prepared by Repsol together with a consultancy called Gema – the seismic tests will require detonating explosives underground, 42 camps, 75 “heliports”, over 1,300 workers, 3,800 “drop-zones”, and 2,343 miles (3,770kms) of 1.5 metre-wide paths cut out of the forest. These tests are due to take place in the heart of the proposed reserve very near an area where, according to a map sent by regional indigenous organisation ORPIO to the IACHR last year, “isolated” people were spotted in 2008. Six of the wells – each one requiring 247 workers – will be inside the Pucacuro National Reserve, a supposedly “protected” 637,953 hectare area created three years ago which would be partially overlapped by the “isolated” peoples’ reserve if it was established. The Pucacuro Reserve’s stated aim is to protect “one of the most important areas for biodiversity conservation at the global level,” according to the government department responsible, SERNANP, and is renowned for its “exceptional richness of species.” David Freitas, from ORPIO, condemns Repsol’s plans to operate in this region: “The consequences for the isolated indigenous peoples could be fatal. This is a brutal, unwitting way of making sure they disappear – for nothing more than outside economic interests. Ten years...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.