Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Uncontacted Waorani in the Yasuní Biosphere Reserve: Geographical Validation of the Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT)
A group of GIS experts adopting geographical approaches for mapping the Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT) in the Yasuní Biosphere try to explain how necessary is to recognize the indigenous right to their liveable territories. The Tagaeri Taromenane are two indigenous groups living in “Voluntary Isolation” in the Napo Moist terrestrial ecoregion, located in the western Amazon rainforest. This ecoregion is one of the most biologically and culturally diverse areas on the planet,representing an extraordinary richness across several taxa (amphibian, mammal, bird and plants), a high level of regional endemism, and is home to several indigenous ethnic groups including some of the world’s last uncontacted peoples. The Tagaeri Taromenane are settled in the Ecuadorean Amazon Region between the Yasuní and Curaray rivers and within the ancestral territory of the Waorani (or Huaorani) indigenous first nation. To protect the territory of these uncontacted indigenous people in the Yasuní Biosphere Reserve, the national government declared (1999) and mapped (2007), through two Presidential Decrees, the “No-Go-Zone” called Intangible Zone or Zona Intangible Tagaeri Taromenane (ZITT). Decree 2187 of 2007 represents the first official text that uniquely gives, using a geographical language, spatially explicit information to define the perimeter of ZITT. The boundary of the ZITT is clamped onto 17 univocal points geographically expressed by pairs of metrical coordinates declared in the Decree 2187. To map the borders of the ZITT it is required to join the pairs of coordinates by rectilinear segments and by sections of river courses according to the geomorphological descriptions included in the Decree 2187. Due to different interpretations of the geographical references expressed in the Decree 2187 and to the complex geomorphological characteristics of the Amazon sub-basins, different map representations of the ZITT are demarcated both in the official and unofficial cartography of the Yasuní Biosphere Reserve. Several studies about the ZITT and the issue on the uncontacted indigenous groups have been produced using mainly social and anthropological approaches. No geographical studies and GIS spatial analysis on the ZITT have been produced in the scientific literature. Fieldwork activities in the Yasuní Biosphere Reserve, geographical analysis of the Decree 2187, and studies on geomorphological characteristics of the area suggested the hypothesis that the official boundary of the ZITT is cartographically inaccurate with serious geographical inconsistencies along the perimeter. Crucial geographical inconsistencies seem localized between points No. 6 and No. 7 and between No.7 and No. 8. The general aim of this paper is to validate the boundary using the geographical references expressed in the Decree 2187 of 2007 by analyzing the geomorphological characteristics of the area in order to re-map the perimeter of the ZITT through spatial and remote sensing analysis. The GIS analysis results clearly show geographical incoherencies in two hotspots of the Yasuní and unequivocally demonstrate the impossibility to map the perimeter of the ZITT. Analyses of both anthropological geospatial data about the Tagaeri Taromenane and their spatial relationships with extractive activities and roads confirm the existence of uncontacted groups in a wider area crossing oil fields and farmer settlements outside the same boundary of the Zona Intangible. Furthermore, violent contacts between Tagaeri Taromenane group and external mestizo farmers within the territory district of Dayuma (close to the Hormiguero extractive platform and the Armadillo oil field in 2009) and maybe with Waorani relative (in 2013 within oil...
read moreSicilia | Comitato Stoppa La Piattaforma: altri tre permessi di ricerca nei nostri mari
L’appello del Comitato Stoppa La Piattaforma per fermare altri tre permessi di trivellazioni petrolifere nel mare siciliano. Entro il 6 Luglio per limitare l’assalto ai mari! Qui di seguito pubblichiamo l’appello del Comitato Stoppa La Piattaforma, gruppo siciliano impegnato per fermare l’assalto ai mari da parte delle società petrolifere. Sul fronte trivellazioni, noi Siciliani, e non solo, stiamo vivendo un estate rovente. Complice il decreto Passera che ha di fatto eliminato per le domande antecedenti il 2010 il limite delle 12 miglia, uno sciame di società petrolifere si sono avventate nei nostri mari. Lo scopo è chiaro. Le società petrolifere vogliono farsi autorizzare i progetti, prima che il limite delle 12 miglia sia ripristinato. Ed in questo la politica gli sta dando una mano, infatti i disegni di legge presentati per ricostituire quella protezione di 12 miglia alle nostre coste, istituita col decreto Prestigiacomo, sono ben lontani dall’essere approvati. Sono già quattro le richieste di ricerca e trivellazione che abbiamo dovuto esaminare nelle settimane scorse. Ed altre tre sono in Scadenza in questi giorni: 1) Istanza d 33 G.R. AG Società pronente ENI, scadenza per l’invio delle osservazioni il 6 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d 33 GR AG 2) Istanza d 28 G.R. AG Società pronente ENI, scadenza per l’invio delle osservazioni il 9 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d28 GR AG 3) Istanza d 361 C.R. TU Società pronente Transunion Petroleum Italia s.r.l., scadenza per l’invio delle osservazioni il13 Luglio 2013, in questo link trovate tutta la documentazione: d361 CR TU Noi del Comitato Stoppa La Piattaforma, faremo del nostro meglio, stiamo già studiando la documentazione ed invieremo le nostre osservazioni al Ministero dell’Ambiente. Ma c’è bisogno dell’aiuto di tutti. DOBBIAMO FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE Invito la popolazione tutta a compilare le opposizioni predisposte in questo file Osservazioni ed inviarle secondo le istruzioni contenute nel file stesso, entro il 6 Luglio al Ministero dell’Ambiente. Fare sentire la nostra voce è importante. Invito inoltre professionisti, biologi, avvocati, e gente di buona volontà a leggersi la documentazione completa e ad inviare suggerimenti per le opposizoni che invieremo come Comitato Stoppa La Piattaforma. Potete dare il vostro aiuto inviando una email a: stoppalapiattaforma@gmail.com Dobbiamo ribellarci a quest’assalto, non possiamo permettere di farci espropriare del nostro mare, della nostra terra, di tutto ciò che da millenni fa della nostra Sicilia un luogo meraviglioso dove vivere. Fonte:Mario Di...
read moreL’Aquila | Appello per la ricostruzione sostenibile del nostro territorio
CDCA e A Sud invitano a sostenere l’Appello per la ricostruzione sostenibile dell’Aquila! Dopo la [Transumanza a pedali IO&L’AQUILA->https://www.cdca.it/spip.php?article2309] ed il Palco a Pedali che ci hanno riportato all’Aquila per parlare di sostenibilità, ricostruzione e restituzione degli spazi pubblici, CDCA e A Sud invitano a sostenere l’Appello per la ricostruzione sostenibile dell’Aquila. Riprendendo le parole dei promotri dell’appello, qui di seguito pubblichiamo il comunicato e vi invitiamo a sostenerlo! {“A chi sente che oggi abbiamo la responsabilità di dimostrare di essere all’altezza di chi nei secoli ci ha preceduto e rifondare una città migliore. Con tutto il coraggio di cui siamo capaci”.} Appello per l’Aquila 2013: per la ricostruzione sostenibile In questi giorni si parla molto dello stallo della ricostruzione, della mancanza di fondi e dell’abbandono del centro storico. Non si parla quasi mai però di come vogliamo ricostruire e soprattutto di come si sta ricostruendo, nelle periferie e nelle aree esterne alla zona rossa. Si è sottolineata in numerose occasioni, da più parti, l’importanza di una ricostruzione che sfrutti le tecnologie per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili, per garantire un risparmio nelle bollette future e un ambiente più sano. Questi interventi sono obbligatori in base alla normativa nazionale in materia (L. 10/1991, D.Lgs. 192/2005 e D.Lgs. 28/2011) e al “Regolamento edilizio – Allegato per l’edilizia sostenibile ed il risparmio energetico” del Comune dell’Aquila nel quale si individuano i parametri da valutare e i limiti da rispettare per garantire il miglioramento delle caratteristiche energetiche del patrimonio edilizio nuovo e ristrutturato. Invece, nella gran parte degli interventi di ricostruzione non vi è traccia di solare termico, fotovoltaico, cisterna di recupero delle acque piovane, né di quanto altro prevede la normativa di settore. Le stesse modalità di rendicontazione dei lavori di ricostruzione non sono chiare rispetto alle opere destinate al miglioramento dell’efficienza energetica. Tra l’altro il Comune dell’Aquila aderendo al Patto dei Sindaci, un anno fa ha approvato il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, impegnandosi a diminuire le proprie emissioni di anidride carbonica del 21,57% entro il 2020. Come sarà possibile se si sta ricostruendo praticamente come prima in un territorio in cui, tra l’altro, anche le emissioni da traffico aumentano in ragione della dispersione urbana? Come si può parlare di smart city, se non si riesce nemmeno a dare attuazione allo stesso Regolamento comunale per il risparmio energetico e a inserirne le prescrizioni nel processo di ricostruzione? Di seguito, le nostre richieste e proposte in merito: – Maggiori controlli da parte del Comune sull’applicazione delle norme in materia di risparmio energetico, sia in sede di approvazione dei progetti che in fase esecutiva – Migliore informazione e chiarezza per i cittadini, i tecnici e le imprese, su finanziamenti e modalità di rendicontazione degli interventi – Possibilità di interventi volti al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili anche per i centri storici, compatibilmente con le esigenze di sicurezza e tutela del patrimonio storico-artistico – Attivazione di sinergie tra i possibili investitori (ESCo, imprese, privati) e i cittadini che vogliono dotarsi di queste tecnologie, anche al di fuori degli interventi di ricostruzione post-sisma – Promozione di un indotto economico legato al risparmio energetico, all’utilizzo di fonti rinnovabili e alla tutela dell’ambiente – Percorsi di rete e di scambio tra le varie esperienze e i progetti virtuosi...
read moreRepsol can drill for oil in a protected area of the Amazon rainforest of Peru
A region inhabited by indigenous people extremely vulnerable to any contact with outsiders is now under extreme threat. Repsol has been given the go-ahead by Peru’s ministry of energy and mines (MEM) to explore for oil in one “protected” and one proposed reserve in the north of the country in the remote Amazon rainforest bordering Ecuador. According to an environmental impact assessment ([EIA) of the company’s plans initially submitted to MEM in 2011 and approved last month, exploration will involve 3D seismic tests across a 680sqkm area and drilling at least 21 wells. Although Repsol doesn’t acknowledge it, all the tests and 20 of the 21 wells fall within a proposed reserve for indigenous peoples who live in what Peruvian law calls “voluntary isolation” and are extremely vulnerable to any kind of contact with outsiders. The creation of this reserve was proposed by regional indigenous organisation ORAI in 2003 in order to protect the region and prohibit loggers, miners and oil and gas companies – like Repsol – from operating there. Last December the Inter-American Development Bank agreed to give $1m to Peru with the stated aim of protecting the country’s “isolated” indigenous peoples – some of which was scheduled to be spent on turning the proposed reserve in this region into a real one. In 2007 national indigenous organisation AIDESEP appealed to the Inter-American Commission on Human Rights ([IACHR) to help stop Repsol, but Peru’s ministry of justice and human rights is casting doubt on the “isolated” peoples’ existence and urging the IACHR to close the case. In a letter to the IACHR in April last year, forwarded to AIDESEP this January, the ministry wrote: “The amount of time that has gone by (more than four years) since the appeal was made (August 2007) suggests that the situation is not a serious or urgent one, or that, in the hypothetical case it was ever serious or urgent, it isn’t any longer. … It is essential to highlight that the existence of the [indigenous] people [in voluntary isolation] is not even certain”. According to the EIA – prepared by Repsol together with a consultancy called Gema – the seismic tests will require detonating explosives underground, 42 camps, 75 “heliports”, over 1,300 workers, 3,800 “drop-zones”, and 2,343 miles (3,770kms) of 1.5 metre-wide paths cut out of the forest. These tests are due to take place in the heart of the proposed reserve very near an area where, according to a map sent by regional indigenous organisation ORPIO to the IACHR last year, “isolated” people were spotted in 2008. Six of the wells – each one requiring 247 workers – will be inside the Pucacuro National Reserve, a supposedly “protected” 637,953 hectare area created three years ago which would be partially overlapped by the “isolated” peoples’ reserve if it was established. The Pucacuro Reserve’s stated aim is to protect “one of the most important areas for biodiversity conservation at the global level,” according to the government department responsible, SERNANP, and is renowned for its “exceptional richness of species.” David Freitas, from ORPIO, condemns Repsol’s plans to operate in this region: “The consequences for the isolated indigenous peoples could be fatal. This is a brutal, unwitting way of making sure they disappear – for nothing more than outside economic interests. Ten years...
read moreProgetto SIGAS – Collabora con il nuovo sportello ambientale: candidati entro il 15 Settembre!
CDCA e A Sud offrono a 10 giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni la possibilità di svolgere un periodo di volontariato nel campo dei conflitti ambientali. Cogli questa opportunità per aggiungere un’esperienza di grande valore al tuo percorso formativo! Invia la tua candidatura entro il 15 Settembre! Il progetto Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale – SIGAS, finanziato grazie ai fondi per il volontariato messi a disposizione dal Ministero del Lavoro, consiste nell’istituzione e nella gestione di uno Sportello ambientale, attraverso il quale portare avanti attività di ricerca-azione e di comunicazione sui temi della salute e dell’ambiente, tra loro strettamente interconnessi. Lo sportello ambientale è pensato per essere un servizio a disposizione della cittadinanza in relazione ai conflitti ambientali presenti nella Provincia di Roma e nel Lazio: un luogo di ascolto e di scambio che possa offrire ai singoli e ai comitati informazioni aggiornate e attendibili sulla situazione socio-ambientale ma che possa anche facilitare la tessitura di una rete di contatti e di collaborazioni tra comitati, associazioni, enti locali, esperti, tecnici ed altri attori operanti nel contesto ambientale ed agevolare infine i cittadini nell’avere accesso a questi contatti. Qui di seguito pubblichiamo la descrizione del progetto, il profilo dei volontari e le attività proposte. Descrizione del progetto Mediante la promozione di forme di volontariato che prevedano il coinvolgimento dei giovani in esperienze formative e di partecipazione sociale, il progetto SIGAS vuole mettere a disposizione della cittadinanza gli strumenti teorici e pratici per comprendere l’attuale crisi socio-ambientale e per farvi fronte, garantendo così la necessaria disponibilità di risorse a sostegno del territorio e di chi lo abita. Il progetto è funzionale alla creazione e all’implementazione di uno sportello informativo, volto a fornire ai cittadini della Provincia di Roma, ed in particolare a chi vive in zone di degrado ambientale, uno spazio di ascolto, di informazione e di affiancamento con riguardo alle criticità ambientali presenti sul territorio. Tale servizio verrà affidato a 10 giovani volontari, che saranno previamente formati sui temi ambientali dal CDCA e dall’associazione A Sud, per realizzare una fase di ricerc’azione funzionale alla creazione dello sportello e finalizzata alla mappatura delle criticità ambientali del territorio e all’elaborazione di casi studio tematici relativi alla Provincia di Roma, oltre che all’individuazione delle informazioni e dei servizi già esistenti in materia. L’esperienza di ricerc’azione verrà ulteriormente arricchita con la partecipazione dei volontari ad assemblee e eventi pubblici del CDCA e dell’associazione A Sud e degli attori sociali del territorio impegnati sulle questioni socio-ambientali. I volontari in questo modo non solo avranno la possibilità di accrescere ulteriormente le loro competenze personali e sociali, ma potranno anche aggiornare e rendere ancor più attendibili e complete le loro ricerche sulla base delle conoscenze e delle riflessioni elaborate in seguito alla partecipazione attiva ai dibattiti e alle azioni programmate dalla società civile sui temi in oggetto. Realizzeranno inoltre attività di investigazione e ricerca mediante interviste agli attori locali (comitati, associazioni, esperti del settore) che costituiranno la rete privilegiata da cui potranno pervenire informazioni aggiornate ed attendibili sulle questioni socio-ambientali. Per coinvolgere e formare la cittadinanza e favorire una maggiore consapevolezza sui dibattiti in corso e sulle scelte che riguardano il territorio della Provincia di Roma, e con la finalità di pubblicizzare e rendere disponibili all’opinione pubblica i servizi offerti dallo...
read moreCrimini ambientali – Comunità e tutela del territorio
Martedì 25 giugno alle 17.30 presso il nostro Centro confronto con il Procuratore ambientale argentino Antonio Gustavo Gomez. Martedì 25 giugno ospiteremo al CDCA un incontro di confronto con il Procuratore ambientale argentino Antonio Gustavo Gomez sulla necessità di strumenti penali per la tutela delle comunità dai reati ambientali e sulle strategie legali di difesa del territorio. Antonio Gustavo Gomez è Procuratore della Provincia di Tucuman nel Nord dell’Argentina. Gomez è impegnato da decenni nell’accompagnamento legale delle comunità colpite da devastazione ambientale legata allo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali. Gomez è membro delle Rete Latino Americana dei procuratori contro i crimini ambientali e promotore a livello internazionale della campagna per il riconoscimento del Crimine Ambientale come reato e per l’istituzione di un Tribunale Penale Internazionale per i Crimini Ambientali. Il procuratore collabora da anni con A Sud e il CDCA e è membro dell’equipe di ricerca del progetto europeo [EJOLT-> https://www.cdca.it/spip.php?article2002]. Dopo l’incontro è previsto un aperitivo. Martedì 25 Giugno ore 17.30 – 19.30 c/o Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali Viale del Giardino Zoologico, 1 Bioparco di Roma, Villa Borghese Info e contatti:...
read moreTurkey’s Tree Revolution – part 2: Everyday I’m chapulling*
From the EJOLT Project team, the second part of the Turkey’s “tree revolution”. How the Gezi Park case is linked to other environmental conflicts in Turkey? I’m Chapulling!* *(Turkish word now meaning “fighting for your rights”) The lack of consultation, the aggressive police intervention and the conversion of public space into private space explain why the occupation of Gezi park is not just meant to save trees, but to save Turkey’s democracy. But while that story covers the fast growth from a demonstration in a park in Istanbul to a nationwide revolt, it also hides a different reason for unrest: the nationwide assault on the environment. Here we will focus on the environmental justice angle of the protests. The Gezi Park case is linked to other environmental conflicts in Turkey over urban enclosures and mega-projects (e.g. dam building, the third bridge, and the canal project) as well as over mining conflicts, nuclear conflicts and environmental degradation—many in areas that are ecologically quite sensitive and/or have high conservation value. No doubt, these conflicts, including the Gezi Park resistance, should be situated within the broader context of Turkey’s industrial metabolism, structural change and growth dynamics—which is one of EJOLT’s ultimate objectives. But let us first look at how events unfolded in the last two weeks. How did it all start at Gezi Park? For months now, a group of academics, architects, environmentalists and rights-based non-governmental organisations—known as the Taksim-Solidarity—have been protesting the plans to redesign Taksim Square under the rubric of a pedestrianisation project, and rebuild the Ottoman Military Barracks (Topçu K??las?) that were once in Gezi Park and demolished in the 1930s. Gezi Park is the only green space left in Taksim, the busy centre of Istanbul’s European side. When news spread that bulldozers were moving in to uproot the park’s trees in preparation of the construction of the barracks, a group of activists occupied the park with tents and launched the hashtag #occupygezi on twitter calling out for support. More and more people joined the protestors in the park, which turned the Park into a socially and ideologically diverse solidarity arena. The tension suddenly amplified on the third and fourth days of the peaceful sit-in (30-31 May, 2013) when police charged the protestors at 5 AM both mornings, dismantling and burning their tents, and attacking them with teargas. The violent attack was filmed by one of the protestors and immediately shared on social media. The sheer brutality and oppression of the police and the shameful silence of the mainstream media provoked the general public, and within hours, a peaceful sit-in to prevent the destruction of trees snowballed into a nationwide anti-government protest. Crowds chanted “everywhere is Taksim, resistance everywhere” while being subjected to water cannons, pepper spray and teargas. In the absence of conventional media coverage, the usage of social media soared. Twitter proved itself as the main platform to share ideas, images, and uncensored information, and helped protestors secure strategic positions in clashes against the police. Certain statistics show that 2 million tweets were sent in 8 hours on May 31, and by Wednesday, June 5, a total of 14 million tweets had been sent. One graffiti in particular describes the situation and twitter as being the only remaining tool for protesters to access correct information: “The revolution...
read moreFracking: activists occupy Chevron in Poland
Peasants from local communities are occupying a piece of land to prevent the installation of Chevron for the exploration and exploitation of shale gas in the region of Zurawlow, Poland. The Polish shale-gas reserves used to be the most promising in the EU. But exploration results have so far disappointed Polish ambitions to free itself from its energy dependence on Russia. Recent weeks have seen companies such as Canadian Talisman and US Marathon leave the country after failure to find commercially viable hydrocarbon reserves. But some companies, such as Chevron, refuse to give up despite widespread grassroots resistance to the social and environmental impacts related to Fracking Since June 3, the farmers and residents of the Polish town of Zurawlow are facing down Chevron’s attempt to drill in their community. In March 2012, Chevron gave up its first attempts to install a borehole on their municipality. But now they’re back. The first battle was recently seen on Arte in a documentary called the [“shale-gas: an energy that divides” Lech Kowalski->http://www.arte.tv/fr/interview-de-lech-kowalski/7258938,CmC=7264274.html], the director, is now in Zurawlow for what seems to become a sequel of the battle. Under the protection of state security forces, Chevron has taken possession of a parcel located on the concession Grabowiec to install a fence and eventually drill on the site. According to the locals, this concession will be valid until December 6, 2013 for seismic testing only. The authorization for drill testing was canceled in June 2012. [Chevron therefore has no legitimacy to carry out this work->http://www.reporterre.net/spip.php?article4368], they argue. The people resisting the drill for shale gas say that it could lead to the contamination of their water and their land. In earlier seismic tests, the explosives used had already caused water pollution, making it unfit for consumption. A group of more than 150 people occupied the space for 24 hours, demanding Chevron to stop this project. One person was wounded and had to be hospitalized after being hit by a security vehicle. EJOLT wants to express full solidarity with the people and the farmers in Zurawlow who legitimately oppose any exploration and exploitation of shale gas on their territory. As we have written in this blog, in this report and in this policy brief: any shale-gas exploration is a crime against the climate, the water and the people depending on that water. Resistance to shale-gas has been fierce in France, Bulgaria, the UK and the Basque country, sometimes leading to a permanent or temporary moratorium on the dangerous drilling technique, such as in Bulgaria and France. Meanwhile, people in Northern Ireland are also mobilising against a bill that would make fracking easy. A new planning bill will make it possible to base planning decisions on economics alone, excluding community or environmental factors. It will allow fracking to be fast-tracked. This short video explains it in 3 minutes and provides all the necessary links. The bill will be discussed on June 24 and civil society from Northern Ireland is urgently calling for outside pressure. Another case of a fracking conflict in Europe is developing in Romania. At present, EJOLT is gathering facts and details on all these conflicts, adding them to an ever growing database. Results will be presented later this year. Meanwhile, the people from Poland and Northern Ireland should know that they’re...
read moreParma – 15 giugno: Game Over Inceneritori!
Appello per la manifestazione del 15 giugno a Parma contro gli inceneritori. In questo momento, problema fondamentale e sentito a Parma è l’avvio dell’ inceneritore, opera fortemente osteggiata negli anni dai cittadini che vivono questo territorio.(fra l’altro nel bel mezzo della food valley dei prodotti agricoli e alimentari di qualità!) Impianto che sembra debba partire, nonostante anni di proteste, di iniziative, di mobilitazioni e nonostante il comune a 5 stelle, vera novità di questa città, abbia fatto della promessa a non attivarlo, il vero baluardo della campagna elettorale (compresi gli slogan di Grillo: “dovranno passare sul corpo di Pizzarotti”). Da un anno a questa parte abbiamo quindi dato vita ad un’assemblea permanente aperta, che togliesse la parola “ormai” quando si parlava dell’accensione di questo impianto. Abbiamo ritenuto fosse necessario avviare un processo di lotta capace di bloccare, di chiudere “il mostro”. Un percorso dal basso che vuol parlare direttamente della sottrazione agli interessi privatistici e speculativi, dei beni comuni (ambientali e non) e che avrà un passaggio fondamentale in una grande manifestazione indetta per il 15 giugno, tappa di un iter che si darà un respiro ampio, congiungendo tutti quei movimenti che si oppongono alla distruzione dell’ambiente, alla sospensione democratica nel nostro paese e connettendo le lotte terriatoriali dal Nord al Sud per la difesa e la ripubblicizzazione dei servi locali. Per questo chiediamo di firmare l’appello sottostante e di girarlo a tutte le altre realtè (associazioni, comitati, etc.) che lottano sulla questione ambiente, democrazia e beni comuni. Per aderire scrivi a: spam_parma@yahoo.it 15 Giugno 2013 – Game Over Inceneritori: per salvaguardia dei beni comuni e la chiusura degli inceneritori L’emergenza rifiuti e la proliferazione di impianti mortiferi come inceneritori, gassificatori e discariche su tutto il territorio attestano l’insostenibilità di un modello di sviluppo che fa del saccheggio di diritti e risorse il suo paradigma costituente.? _ Impianti che celano un vero e proprio attentato alla democrazia, escludendo di fatto le comunità locali dai processi decisionali che interessano i propri territori, e creando quelle lacerazioni nel tessuto socio-economico, sede di incubazione per speculazioni ambientali ed ecomafie.? _ Le manovre speculative per la messa a profitto delle risorse naturali, costituiscono un attacco indiscriminato al diritto alla salute di tutti e tutte.? _ Una strategia ben illustrata nel piano energetico nazionale varato del governo precedente, in cui si individua nei rifiuti (nel concetto includiamo anche biogas e biomasse) una fonte primaria di produzione energetica, dando il via alla disseminazione di rigassificatori e liberalizzando le trivellazioni di idrocarburi.? _ In una regione come l’Emilia Romagna, che ad oggi risulta tra i territori più inquinati d’Europa, e in una città come Parma, la food valley “maglia nera” per inquinamento atmosferico, l’accensione dell’inceneritore è un fatto inaccettabile. _ Questo impianto, pianificato e fortemente voluto dagli ambienti politici e finanziari bipartisan (PD e PDL in primis), uniti in un connubio di interessi e poteri, è figlio di una partitocrazia malata e di un settore economico deviato, fatti di speculazioni a danno dei cittadini che ripagheranno il debito attraverso le tariffe dei servizi pubblici, mentre a pieni polmoni inaleranno la miscela di diossine, polveri sottili e metalli pesanti.? _ Un pungolo per la novella amministrazione a cinque stelle, che della promessa di chiusura dell’impianto ha fatto il grimaldello della sua campagna elettorale, salvo poi rimanere intrappolata...
read more“Sogniamo l’Aquila per bimbi e famiglie”
Domani 15 Giugno nella sede del consiglio comunale dell’Aquila la conferenza stampa del Palco a Pedali. Intanto, i camminanti sono in viaggio e noi ci prepariamo…. ROMA – Una marcia dei cittadini emiliani colpiti dal sisma è già partita. Una carovana in bicicletta partirà da Roma: si incontreranno il 22 giugno ai piedi del centro storico per entrare con i cittadini e le associazioni aquilane. Fino a piazza Duomo per un concerto dei Têtes de Bois e Francesco Di Giacomo Sono partiti da Novi di Modena, nel cuore delle zone terromotate dell’Emilia. Una “lunga marcia” che arriverà il 22 giugno ai piedi dell’Aquila “per portare la nostra solidarietà, ma soprattutto per raccontare le nostre esperienze di testimoni e spiegare l’importanza di una buona ricostruzione”. Lì incontreranno una carovana che arriverà da Roma in bicicletta, o i tanti che vorranno essere lì con le loro bici. Ma soprattutto le associazioni e i cittadini dell’Aquila, gli “ospiti” che apriranno il centro storico e che sognano la loro città ricostruita a misura d’uomo. Una scommessa fatta di tante battaglie, e non potevano non chiamare i tanti che della vita e dei tempi a misura d’uomo sono da sempre convinti. “Un palco a pedali per L’Aquila, una grande sfida. Transumanza a Pedali è la sua migrazione appassionata. Venerdì 21 giugno, noi partiremo in bicicletta diretti a L’Aquila, da Roma, via Rieti, dal Nord e quindi attraverso Terni, dall’Adriatico. Vi invitiamo a venire con le vostre bici, bici più treno ad esempio e, se non avete altro modo, vi invitiamo a farvi trovare alle porte della città con le persone che amate di più per proseguire insieme verso la piazza. Sogniamo L’Aquila invasa di biciclette”. E’ il messaggio del gruppo dei Têtes de Bois al concerto in piazza Duomo, il loro invito. Due giorni di viaggio, anzi “un pellegrinaggio d’amore” in bici e anche a piedi, da Roma e dal nord Italia: meta finale, la città ferita da ormai quattro anni e non ancora curata, L’Aquila. Il gruppo musicale Têtes de Bois hanno chiamato a raccolta attivisti della bicicletta, del movimento lento e della decrescita felice per un solo, semplice e sentito gesto: “Andiamo a L’Aquila per abbracciare i suoi abitanti” (su Facebook), come dice il cantante e leader del gruppo, Andrea Satta. Partenza da Roma il 21 giugno e arrivo, dopo 144 chilometri di percorso in due tappe, il giorno dopo in piazza del Duomo, dove la band si esibirà con il suo particolarissimo palco a pedali, esemplare finora unico al mondo di ‘meccanismo artistico’ che trae la sua energia da 128 dinamo collegate ad altrettante biciclette: sarà il pubblico in sella a dare energia elettrica a luci e amplificatori della band. Ospiti speciali della serata, Francesco Di Giacomo, storica voce del Banco del Mutuo Soccorso, e Pino Marino. Il concerto, naturalmente gratuito, è solo una sorta di scusa, avverte Satta, per dare un appuntamento aperto a tutti al centro della città. In realtà la spedizione ha un obiettivo diverso: “Andiamo a L’Aquila perché lo vogliono gli aquilani – ha detto Satta, che insieme ai comitati locali e ai cicloattivisti romani sta organizzando ormai da mesi la ‘missione’-. Diremo con loro che la città può rappresentare un modello nuovo di vita comune. Dovendo essere ripristinata totalmente, può diventare una scelta per il mondo,...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.