Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Progetto SIGAS – Collabora con il nuovo sportello ambientale: candidati entro il 15 Settembre!
CDCA e A Sud offrono a 10 giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni la possibilità di svolgere un periodo di volontariato nel campo dei conflitti ambientali. Cogli questa opportunità per aggiungere un’esperienza di grande valore al tuo percorso formativo! Invia la tua candidatura entro il 15 Settembre! Il progetto Sportello Informativo Giustizia Ambientale e Sociale – SIGAS, finanziato grazie ai fondi per il volontariato messi a disposizione dal Ministero del Lavoro, consiste nell’istituzione e nella gestione di uno Sportello ambientale, attraverso il quale portare avanti attività di ricerca-azione e di comunicazione sui temi della salute e dell’ambiente, tra loro strettamente interconnessi. Lo sportello ambientale è pensato per essere un servizio a disposizione della cittadinanza in relazione ai conflitti ambientali presenti nella Provincia di Roma e nel Lazio: un luogo di ascolto e di scambio che possa offrire ai singoli e ai comitati informazioni aggiornate e attendibili sulla situazione socio-ambientale ma che possa anche facilitare la tessitura di una rete di contatti e di collaborazioni tra comitati, associazioni, enti locali, esperti, tecnici ed altri attori operanti nel contesto ambientale ed agevolare infine i cittadini nell’avere accesso a questi contatti. Qui di seguito pubblichiamo la descrizione del progetto, il profilo dei volontari e le attività proposte. Descrizione del progetto Mediante la promozione di forme di volontariato che prevedano il coinvolgimento dei giovani in esperienze formative e di partecipazione sociale, il progetto SIGAS vuole mettere a disposizione della cittadinanza gli strumenti teorici e pratici per comprendere l’attuale crisi socio-ambientale e per farvi fronte, garantendo così la necessaria disponibilità di risorse a sostegno del territorio e di chi lo abita. Il progetto è funzionale alla creazione e all’implementazione di uno sportello informativo, volto a fornire ai cittadini della Provincia di Roma, ed in particolare a chi vive in zone di degrado ambientale, uno spazio di ascolto, di informazione e di affiancamento con riguardo alle criticità ambientali presenti sul territorio. Tale servizio verrà affidato a 10 giovani volontari, che saranno previamente formati sui temi ambientali dal CDCA e dall’associazione A Sud, per realizzare una fase di ricerc’azione funzionale alla creazione dello sportello e finalizzata alla mappatura delle criticità ambientali del territorio e all’elaborazione di casi studio tematici relativi alla Provincia di Roma, oltre che all’individuazione delle informazioni e dei servizi già esistenti in materia. L’esperienza di ricerc’azione verrà ulteriormente arricchita con la partecipazione dei volontari ad assemblee e eventi pubblici del CDCA e dell’associazione A Sud e degli attori sociali del territorio impegnati sulle questioni socio-ambientali. I volontari in questo modo non solo avranno la possibilità di accrescere ulteriormente le loro competenze personali e sociali, ma potranno anche aggiornare e rendere ancor più attendibili e complete le loro ricerche sulla base delle conoscenze e delle riflessioni elaborate in seguito alla partecipazione attiva ai dibattiti e alle azioni programmate dalla società civile sui temi in oggetto. Realizzeranno inoltre attività di investigazione e ricerca mediante interviste agli attori locali (comitati, associazioni, esperti del settore) che costituiranno la rete privilegiata da cui potranno pervenire informazioni aggiornate ed attendibili sulle questioni socio-ambientali. Per coinvolgere e formare la cittadinanza e favorire una maggiore consapevolezza sui dibattiti in corso e sulle scelte che riguardano il territorio della Provincia di Roma, e con la finalità di pubblicizzare e rendere disponibili all’opinione pubblica i servizi offerti dallo...
read moreCrimini ambientali – Comunità e tutela del territorio
Martedì 25 giugno alle 17.30 presso il nostro Centro confronto con il Procuratore ambientale argentino Antonio Gustavo Gomez. Martedì 25 giugno ospiteremo al CDCA un incontro di confronto con il Procuratore ambientale argentino Antonio Gustavo Gomez sulla necessità di strumenti penali per la tutela delle comunità dai reati ambientali e sulle strategie legali di difesa del territorio. Antonio Gustavo Gomez è Procuratore della Provincia di Tucuman nel Nord dell’Argentina. Gomez è impegnato da decenni nell’accompagnamento legale delle comunità colpite da devastazione ambientale legata allo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali. Gomez è membro delle Rete Latino Americana dei procuratori contro i crimini ambientali e promotore a livello internazionale della campagna per il riconoscimento del Crimine Ambientale come reato e per l’istituzione di un Tribunale Penale Internazionale per i Crimini Ambientali. Il procuratore collabora da anni con A Sud e il CDCA e è membro dell’equipe di ricerca del progetto europeo [EJOLT-> https://www.cdca.it/spip.php?article2002]. Dopo l’incontro è previsto un aperitivo. Martedì 25 Giugno ore 17.30 – 19.30 c/o Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali Viale del Giardino Zoologico, 1 Bioparco di Roma, Villa Borghese Info e contatti:...
read moreTurkey’s Tree Revolution – part 2: Everyday I’m chapulling*
From the EJOLT Project team, the second part of the Turkey’s “tree revolution”. How the Gezi Park case is linked to other environmental conflicts in Turkey? I’m Chapulling!* *(Turkish word now meaning “fighting for your rights”) The lack of consultation, the aggressive police intervention and the conversion of public space into private space explain why the occupation of Gezi park is not just meant to save trees, but to save Turkey’s democracy. But while that story covers the fast growth from a demonstration in a park in Istanbul to a nationwide revolt, it also hides a different reason for unrest: the nationwide assault on the environment. Here we will focus on the environmental justice angle of the protests. The Gezi Park case is linked to other environmental conflicts in Turkey over urban enclosures and mega-projects (e.g. dam building, the third bridge, and the canal project) as well as over mining conflicts, nuclear conflicts and environmental degradation—many in areas that are ecologically quite sensitive and/or have high conservation value. No doubt, these conflicts, including the Gezi Park resistance, should be situated within the broader context of Turkey’s industrial metabolism, structural change and growth dynamics—which is one of EJOLT’s ultimate objectives. But let us first look at how events unfolded in the last two weeks. How did it all start at Gezi Park? For months now, a group of academics, architects, environmentalists and rights-based non-governmental organisations—known as the Taksim-Solidarity—have been protesting the plans to redesign Taksim Square under the rubric of a pedestrianisation project, and rebuild the Ottoman Military Barracks (Topçu K??las?) that were once in Gezi Park and demolished in the 1930s. Gezi Park is the only green space left in Taksim, the busy centre of Istanbul’s European side. When news spread that bulldozers were moving in to uproot the park’s trees in preparation of the construction of the barracks, a group of activists occupied the park with tents and launched the hashtag #occupygezi on twitter calling out for support. More and more people joined the protestors in the park, which turned the Park into a socially and ideologically diverse solidarity arena. The tension suddenly amplified on the third and fourth days of the peaceful sit-in (30-31 May, 2013) when police charged the protestors at 5 AM both mornings, dismantling and burning their tents, and attacking them with teargas. The violent attack was filmed by one of the protestors and immediately shared on social media. The sheer brutality and oppression of the police and the shameful silence of the mainstream media provoked the general public, and within hours, a peaceful sit-in to prevent the destruction of trees snowballed into a nationwide anti-government protest. Crowds chanted “everywhere is Taksim, resistance everywhere” while being subjected to water cannons, pepper spray and teargas. In the absence of conventional media coverage, the usage of social media soared. Twitter proved itself as the main platform to share ideas, images, and uncensored information, and helped protestors secure strategic positions in clashes against the police. Certain statistics show that 2 million tweets were sent in 8 hours on May 31, and by Wednesday, June 5, a total of 14 million tweets had been sent. One graffiti in particular describes the situation and twitter as being the only remaining tool for protesters to access correct information: “The revolution...
read moreFracking: activists occupy Chevron in Poland
Peasants from local communities are occupying a piece of land to prevent the installation of Chevron for the exploration and exploitation of shale gas in the region of Zurawlow, Poland. The Polish shale-gas reserves used to be the most promising in the EU. But exploration results have so far disappointed Polish ambitions to free itself from its energy dependence on Russia. Recent weeks have seen companies such as Canadian Talisman and US Marathon leave the country after failure to find commercially viable hydrocarbon reserves. But some companies, such as Chevron, refuse to give up despite widespread grassroots resistance to the social and environmental impacts related to Fracking Since June 3, the farmers and residents of the Polish town of Zurawlow are facing down Chevron’s attempt to drill in their community. In March 2012, Chevron gave up its first attempts to install a borehole on their municipality. But now they’re back. The first battle was recently seen on Arte in a documentary called the [“shale-gas: an energy that divides” Lech Kowalski->http://www.arte.tv/fr/interview-de-lech-kowalski/7258938,CmC=7264274.html], the director, is now in Zurawlow for what seems to become a sequel of the battle. Under the protection of state security forces, Chevron has taken possession of a parcel located on the concession Grabowiec to install a fence and eventually drill on the site. According to the locals, this concession will be valid until December 6, 2013 for seismic testing only. The authorization for drill testing was canceled in June 2012. [Chevron therefore has no legitimacy to carry out this work->http://www.reporterre.net/spip.php?article4368], they argue. The people resisting the drill for shale gas say that it could lead to the contamination of their water and their land. In earlier seismic tests, the explosives used had already caused water pollution, making it unfit for consumption. A group of more than 150 people occupied the space for 24 hours, demanding Chevron to stop this project. One person was wounded and had to be hospitalized after being hit by a security vehicle. EJOLT wants to express full solidarity with the people and the farmers in Zurawlow who legitimately oppose any exploration and exploitation of shale gas on their territory. As we have written in this blog, in this report and in this policy brief: any shale-gas exploration is a crime against the climate, the water and the people depending on that water. Resistance to shale-gas has been fierce in France, Bulgaria, the UK and the Basque country, sometimes leading to a permanent or temporary moratorium on the dangerous drilling technique, such as in Bulgaria and France. Meanwhile, people in Northern Ireland are also mobilising against a bill that would make fracking easy. A new planning bill will make it possible to base planning decisions on economics alone, excluding community or environmental factors. It will allow fracking to be fast-tracked. This short video explains it in 3 minutes and provides all the necessary links. The bill will be discussed on June 24 and civil society from Northern Ireland is urgently calling for outside pressure. Another case of a fracking conflict in Europe is developing in Romania. At present, EJOLT is gathering facts and details on all these conflicts, adding them to an ever growing database. Results will be presented later this year. Meanwhile, the people from Poland and Northern Ireland should know that they’re...
read moreParma – 15 giugno: Game Over Inceneritori!
Appello per la manifestazione del 15 giugno a Parma contro gli inceneritori. In questo momento, problema fondamentale e sentito a Parma è l’avvio dell’ inceneritore, opera fortemente osteggiata negli anni dai cittadini che vivono questo territorio.(fra l’altro nel bel mezzo della food valley dei prodotti agricoli e alimentari di qualità!) Impianto che sembra debba partire, nonostante anni di proteste, di iniziative, di mobilitazioni e nonostante il comune a 5 stelle, vera novità di questa città, abbia fatto della promessa a non attivarlo, il vero baluardo della campagna elettorale (compresi gli slogan di Grillo: “dovranno passare sul corpo di Pizzarotti”). Da un anno a questa parte abbiamo quindi dato vita ad un’assemblea permanente aperta, che togliesse la parola “ormai” quando si parlava dell’accensione di questo impianto. Abbiamo ritenuto fosse necessario avviare un processo di lotta capace di bloccare, di chiudere “il mostro”. Un percorso dal basso che vuol parlare direttamente della sottrazione agli interessi privatistici e speculativi, dei beni comuni (ambientali e non) e che avrà un passaggio fondamentale in una grande manifestazione indetta per il 15 giugno, tappa di un iter che si darà un respiro ampio, congiungendo tutti quei movimenti che si oppongono alla distruzione dell’ambiente, alla sospensione democratica nel nostro paese e connettendo le lotte terriatoriali dal Nord al Sud per la difesa e la ripubblicizzazione dei servi locali. Per questo chiediamo di firmare l’appello sottostante e di girarlo a tutte le altre realtè (associazioni, comitati, etc.) che lottano sulla questione ambiente, democrazia e beni comuni. Per aderire scrivi a: spam_parma@yahoo.it 15 Giugno 2013 – Game Over Inceneritori: per salvaguardia dei beni comuni e la chiusura degli inceneritori L’emergenza rifiuti e la proliferazione di impianti mortiferi come inceneritori, gassificatori e discariche su tutto il territorio attestano l’insostenibilità di un modello di sviluppo che fa del saccheggio di diritti e risorse il suo paradigma costituente.? _ Impianti che celano un vero e proprio attentato alla democrazia, escludendo di fatto le comunità locali dai processi decisionali che interessano i propri territori, e creando quelle lacerazioni nel tessuto socio-economico, sede di incubazione per speculazioni ambientali ed ecomafie.? _ Le manovre speculative per la messa a profitto delle risorse naturali, costituiscono un attacco indiscriminato al diritto alla salute di tutti e tutte.? _ Una strategia ben illustrata nel piano energetico nazionale varato del governo precedente, in cui si individua nei rifiuti (nel concetto includiamo anche biogas e biomasse) una fonte primaria di produzione energetica, dando il via alla disseminazione di rigassificatori e liberalizzando le trivellazioni di idrocarburi.? _ In una regione come l’Emilia Romagna, che ad oggi risulta tra i territori più inquinati d’Europa, e in una città come Parma, la food valley “maglia nera” per inquinamento atmosferico, l’accensione dell’inceneritore è un fatto inaccettabile. _ Questo impianto, pianificato e fortemente voluto dagli ambienti politici e finanziari bipartisan (PD e PDL in primis), uniti in un connubio di interessi e poteri, è figlio di una partitocrazia malata e di un settore economico deviato, fatti di speculazioni a danno dei cittadini che ripagheranno il debito attraverso le tariffe dei servizi pubblici, mentre a pieni polmoni inaleranno la miscela di diossine, polveri sottili e metalli pesanti.? _ Un pungolo per la novella amministrazione a cinque stelle, che della promessa di chiusura dell’impianto ha fatto il grimaldello della sua campagna elettorale, salvo poi rimanere intrappolata...
read more“Sogniamo l’Aquila per bimbi e famiglie”
Domani 15 Giugno nella sede del consiglio comunale dell’Aquila la conferenza stampa del Palco a Pedali. Intanto, i camminanti sono in viaggio e noi ci prepariamo…. ROMA – Una marcia dei cittadini emiliani colpiti dal sisma è già partita. Una carovana in bicicletta partirà da Roma: si incontreranno il 22 giugno ai piedi del centro storico per entrare con i cittadini e le associazioni aquilane. Fino a piazza Duomo per un concerto dei Têtes de Bois e Francesco Di Giacomo Sono partiti da Novi di Modena, nel cuore delle zone terromotate dell’Emilia. Una “lunga marcia” che arriverà il 22 giugno ai piedi dell’Aquila “per portare la nostra solidarietà, ma soprattutto per raccontare le nostre esperienze di testimoni e spiegare l’importanza di una buona ricostruzione”. Lì incontreranno una carovana che arriverà da Roma in bicicletta, o i tanti che vorranno essere lì con le loro bici. Ma soprattutto le associazioni e i cittadini dell’Aquila, gli “ospiti” che apriranno il centro storico e che sognano la loro città ricostruita a misura d’uomo. Una scommessa fatta di tante battaglie, e non potevano non chiamare i tanti che della vita e dei tempi a misura d’uomo sono da sempre convinti. “Un palco a pedali per L’Aquila, una grande sfida. Transumanza a Pedali è la sua migrazione appassionata. Venerdì 21 giugno, noi partiremo in bicicletta diretti a L’Aquila, da Roma, via Rieti, dal Nord e quindi attraverso Terni, dall’Adriatico. Vi invitiamo a venire con le vostre bici, bici più treno ad esempio e, se non avete altro modo, vi invitiamo a farvi trovare alle porte della città con le persone che amate di più per proseguire insieme verso la piazza. Sogniamo L’Aquila invasa di biciclette”. E’ il messaggio del gruppo dei Têtes de Bois al concerto in piazza Duomo, il loro invito. Due giorni di viaggio, anzi “un pellegrinaggio d’amore” in bici e anche a piedi, da Roma e dal nord Italia: meta finale, la città ferita da ormai quattro anni e non ancora curata, L’Aquila. Il gruppo musicale Têtes de Bois hanno chiamato a raccolta attivisti della bicicletta, del movimento lento e della decrescita felice per un solo, semplice e sentito gesto: “Andiamo a L’Aquila per abbracciare i suoi abitanti” (su Facebook), come dice il cantante e leader del gruppo, Andrea Satta. Partenza da Roma il 21 giugno e arrivo, dopo 144 chilometri di percorso in due tappe, il giorno dopo in piazza del Duomo, dove la band si esibirà con il suo particolarissimo palco a pedali, esemplare finora unico al mondo di ‘meccanismo artistico’ che trae la sua energia da 128 dinamo collegate ad altrettante biciclette: sarà il pubblico in sella a dare energia elettrica a luci e amplificatori della band. Ospiti speciali della serata, Francesco Di Giacomo, storica voce del Banco del Mutuo Soccorso, e Pino Marino. Il concerto, naturalmente gratuito, è solo una sorta di scusa, avverte Satta, per dare un appuntamento aperto a tutti al centro della città. In realtà la spedizione ha un obiettivo diverso: “Andiamo a L’Aquila perché lo vogliono gli aquilani – ha detto Satta, che insieme ai comitati locali e ai cicloattivisti romani sta organizzando ormai da mesi la ‘missione’-. Diremo con loro che la città può rappresentare un modello nuovo di vita comune. Dovendo essere ripristinata totalmente, può diventare una scelta per il mondo,...
read moreBuon Compleanno, Referendum!
Il 12 e 13 Giugno 2011, dopo molti anni, i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce. Due anni dopo, un compleanno per richiedere il rispetto della democrazia Il 12 e 13 Giugno 2011 la maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani si è espresso a favore della fuoriuscita dell’acqua e dei servizi pubblici locali da una logica di mercato e di profitto. Le iniziative messe in campo in questi due anni per l’attuazione dei referendum, a partire dalla Campagna di Obbedienza Civile, passando per le manifestazioni nazionali del 26 novembre 2011, quella del 2 giugno e del 15 dicembre 2012, per finire ai diversi percorsi di ripubblicizzazione aperti nei territori, oltre al fatto che la lotta per l’acqua si è sempre più intrecciata con le altre vertenze per la difesa dei beni comuni e contro le speculazioni, dimostrano la persistenza del movimento dell’acqua e le ragioni profonde che hanno portato alla vittoria refendaria del 2011. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua da sempre sostiene che il rispetto dell’esito referendario non può essere in nessun caso considerata mero adempimento tecnico, bensì elemento sostanziale di rispetto del voto democratico della maggioranza assoluta del popolo italiano. Su questa base in occasione del 2° anniversario dei referendum, oltre a mettere in campo diverse iniziative diffuse sui territori, abbiamo deciso di sollecitare i parlamentari affinchè s’impegnino in un’iniziativa politica per costruire un “intergruppo dei parlamentari per l’acqua bene comune” che si ponga l’obiettivo di intraprendere un percorso legislativo per giungere ad una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato e a garantire il diritto all’acqua. In merito il primo atto che dovrà intraprendere tale intergruppo è la sottoscrizione e il deposito del testo della proposta di legge d’iniziativa popolare promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. La costituzione dell’intergruppo dei parlamentari per l’acqua bene comune avverrà il 12 giugno a partire dalle ore 11.00 con un’assemblea pubblica in Piazza Montecitorio promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua la quale si pone l’obiettivo di dare un segnale forte affinchè si dia seguito al mandato ricevuto dalle elettrici e dagli elettori a due anni dai referendum. L’invito a tutte e tutti è quello di partecipare alle iniziative in programma in occasione del 2° anniversario dei referendum e alle attività dei comitati territoriali, perchè oggi ancor più di ieri, si scrive acqua e si legge democrazia! Per approfondimenti clicca qui Guarda il video “Due anni vissuti pericolosamente” [Visualizza l’elenco delle iniziative in...
read moreNoGrandiNavi | La lotta per la tutela dei territori e dei beni comuni
Il CDCA e A Sud hanno partecipato alla tre giorni No Grandi Navi / No Grandi Opere tenutasi e Venezia il 7,8 e 9 Giugno. Una cronaca del fine settimana di lotta per la tutela dei territori e dei beni comuni: riprendiamoci la terra, riprendiamoci il mare Si è conclusa domenica a Venezia la tre giorni contro le Grandi navi e le Grandi opere, che minacciano la preservazione della laguna e del territorio veneziano; un momento di lotta e di resistenza attiva per proporre un modello di sviluppo diverso, realmente democratico e partecipato, e finalmente improntato alla difesa dei beni comuni. Il CDCA e A Sud hanno partecipato alle tre giornate internazionali di condivisione e di mobilitazione “No Grandi Navi”, che hanno visto il culmine proprio ieri pomeriggio, quando i manifestanti sono salpati a bordo di un esercito di piccole barche e sono infine riusciti a bloccare per qualche ora il transito delle Grandi Navi all’interno della città di Venezia. “Cari turisti, state calmi. Le grandi navi non partiranno: né stamattina, né oggi pomeriggio. Andate a farvi un giro per Venezia, mangiatevi un gelato, noi stiamo difendendo la laguna!” Così ieri mattina una ragazza del Comitato NO GRANDI NAVI urlava al megafono, mentre comitati, associazioni e cittadini cercavano di impedire l’imbarco e ritardare le partenze delle navi da crociera dal Porto di Venezia. Una manifestazione pacifica e colorata (al contrario di quanto detto dai giornali di oggi), quella a cui A Sud ha partecipato ieri, i cui slogan richiamavano alla difesa di un territorio martoriato negli anni da questi mostri del mare che, per garantire ai loro passeggeri una vista esclusiva della città, attraversano ogni giorno i canali veneziani mettendo in serio pericolo il delicatissimo ecosistema lagunare. Navi che arrivano a 330 metri di lunghezza e a 130 mila tonnellate di stazza. Nonostante gli ultimi incidenti (quelli dell’isola del Giglio e del porto di Genova) abbiano dimostrato la pericolosità delle manovre di questi colossi del mare, le grandi compagnie turistiche sembrano non preoccuparsi dei potenziali e gravissimi danni che causano. L’affare turistico e gli interessi economici anche a Venezia vengono prima della difesa del territorio, dei fondali scavati dall’acqua, dell’inquinamento atmosferico e del diritto della popolazione locale di poter vivere in un ambiente sano e protetto. La tre giorni organizzata dal Comitato No Grandi Navi ha visto la presenza di centinaia di attivisti provenienti da tutta Italia al campeggio allestito a Sacca Fisola, dove la mattina di sabato 8 si è tenuta una grande e partecipata assemblea dei vari comitati veneti in difesa del territorio e il pomeriggio un altro dibattito di respiro internazionale. Al dibattito sono intervenute differenti realtà, ribadendo la necessità di costruire un percorso comune a livello nazionale che guardi alla difesa dei beni comuni e dei territori contro le grandi opere e le iniziative di privatizzazione portate aventi dai poteri forti e dalle lobbies finanziarie. Dai comitati siciliani No MUOS, al Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, ai Comitati contro gli inceneritori, i NO TAV, i No Dal Molin, il Teatro Valle, re-Common e numerosi movimenti che hanno lanciato appuntamenti importanti che riempiranno l’estate e l’autunno prossimo di date per tracciare momenti di riflessione e costruzione di percorsi comuni. Tra questi, gli appuntamenti della Costituente dei Beni Comuni, vista come interessante cornice di approfondimento giuridico...
read morePerdita petrolio da raffineria Eni di Gela
Da questa notte si sta verificando uno sversamento di petrolio in mare dalla raffineria Eni di Gela, in Sicilia. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Gela ha disposto il sequestro dell’impianto. PALERMO – Una consistente perdita di petrolio da una tubazione dell’impianto Topping, nella raffineria Eni di Gela, ha fatto scattare ieri mattina l’emergenza ambientale: il greggio, riversatosi sul canale di scarico dell’acqua marina usata per il raffreddamento di talune apparecchiature della fabbrica, ha raggiunto la foce del fiume Gela. Una colata di poltiglia nera rischia di inquinare il mare e la spiaggia a est della citta’. La Capitaneria di porto ha mobilitato le imbarcazioni antinquinamento che hanno disteso le panne galleggianti per impedire al petrolio di espandersi nelle acque attorno alla foce del fiume e, con le idrovore lo stanno recuperando a bordo dei natanti appositamente attrezzati. La situazione sembra sotto controllo. Una parte di greggio pero’ era stata gia’ trascinata dalla corrente prima che intervenissero i mezzi per la bonifica e si cerca di eliminarla. Mobilitate le squadre della sicurezza aziendale. All’interno dell’impianto Topping, operai e tecnici della manutenzione hanno bloccato la perdita e stanno cercando di appurare la causa che l’ha determinato. Un’indagine e’ stata avviata dalla direzione aziendale. La procura della Repubblica del tribunale di Gela, informata dell’episodio, ha aperto un’inchiesta. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Gela, Lucia Lotti, ha disposto il ”sequestro per esigenze probatorie e di cautela” dell’impianto ”Topping 1”, presso la raffineria dell’Eni, dove stamani e’ avvenuta la perdita di ”non meno di una tonnellata petrolio”. Le indagini, avviate dalla direzione aziendale e dalla capitaneria di porto, hanno permesso di accertare una serie di concause all’origine del disservizio. Una nota della procura riferisce dell’avvenuta ”rottura di uno scambiatore di calore asservito all’impianto” con conseguente ”fuoriuscita dell’emulsione (misto di acqua e greggio) dallo scarico”. A questo si sarebbe aggiunto ”il mancato funzionamento della valvola di sicurezza destinata ad impedire la fuoriuscita dell’emulsione stessa, nonche’ il difetto, nel loro complesso, delle manovre di sicurezza. ”Solo il fermo totale dell’impianto, avvenuto a distanza di circa un’ora dal verificarsi del problema – scrive il procuratore – ha posto fine allo sversamento”. Sono ancora al lavoro i mezzi per il disinquinamento delle acque del fiume Gela e del mare, assieme alla pulizia del tratto di costa antistante la foce. Il procuratore, Lotti, ha reso noto che ”in relazione ai fatti di inquinamento delle acque e dell’habitat del fiume, si procede per i reati previsti dal codice dell’ambiente, nonche’ per danneggiamento aggravato e disastro innominato colposo”. Fonte:...
read moreL’Europa dei veleni, l’Italia del fracking: Eni capofila dei lobbisti
Fracking, shale gas, coal ben methane, tight gas: Eni capofila dell’azione di lobby sull’Ue per promuovere nuovi investimenti su stoccaggio di energia, gas di scisto cattura e stoccaggio di Co2. Intanto, l’Agenzia internazionale per l’energia “stima” le riserve mondiali e quelle del Vecchio Continente. L’analisi dell’autore di “Trivelle d’Italia” L’ ad di Eni, Paolo Scaroni ha sottoscritto – insieme agli amministratori delegati di altre 7 multinazionali del gas, Enel, Gasterra, Gdf Suez, Iberdrola, Eni, Rwe, E.On, Gasnatural Fenosa- un appello indirizzato il 21 maggio scorso all’Unione europea, auspicando tra le altre cose “un rafforzamento del quadro politico che porti a investimenti in tecnologie promettenti, come lo stoccaggio di energia, nuove rinnovabili, la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, reti e contatori intelligenti e il gas di scisto”. Un assist raccolto dal premier Enrico Letta che – intervenendo in Senato lo stesso giorno – ha auspicato “un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa come lo shale gas”, come riportato dall’Agi (l’Agenzia giornalistica italiana controllata dall’Eni dal 1965). Il giorno dopo, 22 maggio, l’apertura allo sfruttamento di shale gas sarebbe stato oggetto di discussione anche nel Consiglio europeo, nel corso di una riunione che ha posto le basi per una regolamentazione della controversa tecnica del fracking, necessaria per estrarre gas non convenzionale. In due giorni, insomma, il tema caldo sull’asse Eni-Italia-Europa è stato quello dello shale gas. La presa di posizione del nostro primo ministro sembrerebbe ben ponderata, perché in Italia -e lontano dai riflettori- le discussioni sull’argomento esistono, come dimostra uno studio sugli sviluppi nazionali del mercato del gas pubblicato -a marzo- da Cassa depositi e prestiti, che dedica una significativa appendice ai giacimenti di gas non convenzionale. Nel rapporto emergono i motivi principali per i quali negli ultimi anni numerosi Paesi si sono dimostrati possibilisti nello sfruttamento: da una parte “l’avanzamento tecnologico dei processi di estrazione del gas sta contribuendo a ridurre in modo significativo i costi di produzione”; dall’altra, invece, “alla luce dell’esperienza statunitense è emerso in modo evidente che lo sviluppo del settore del gas non convenzionale può avere un impatto molto significativo in termini di sicurezza degli approvvigionamenti energetici e di maggiore disponibilità di risorse, sia per l’impiego all’interno del territorio nazionale sia, ove sussistano le condizioni, per l’eventuale esportazione”. Ancora una volta contenimento dei costi, sicurezza degli approvvigionamenti ed esportazione. A questo puntano, da sempre, le più grandi compagnie petrolifere del mondo che oggi vorrebbero mettere le mani, ed in tempi brevissimi, sulle ingenti riserve mondiali di gas non convenzionale. Per gas non convenzionale si intende tight gas (gas di sabbie compatte), coal bed methane (metano dagli strati di carbone) e principalmente shale gas (gas di scisto). L’Agenzia internazionale dell’energia ha stimato che -su un “patrimonio” mondiale di 421 mila miliardi di metri cubi- le riserve di gas non convenzionale ancora da estrarre ammonterebbero a 331 mila miliardi di metri cubi, di cui il 63% di shale gas (208mila miliardi di metri cubi), il 23% di tight gas (76mila miliardi di metri cubi) e il restante 14% di coal ben methane (47mila miliardi di metri cubi). Gli Stati Uniti rappresentano la patria delle risorse tecnicamente estraibili in un lasso di tempo ristretto, in linea con il loro trend produttivo del 2010, anno in cui il 76% del...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.