Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Is the world sleepwalking into a crisis? Global risks are intensifying but the collective will to tackle them appears to be lacking. Instead, divisions are hardening. The world’s move into a new phase of strongly state-centred politics, noted in last year’s Global Risks Report, continued throughout 2018. The idea of “taking back control”—whether domestically from political rivals or externally from multilateral or supranational organizations—resonates across many countries and many issues. The energy now expended on consolidating or recovering national control risks weakening collective responses to emerging global challenges. We are drifting deeper into global problems from which we will struggle to extricate ourselves. During 2018, macroeconomic risks moved into sharper focus. Financial market volatility increased and the headwinds facing the global economy intensified. The rate of global growth appears to have peaked: the latest International Monetary Fund (IMF) forecasts point to a gradual slowdown over the next few years.1 This is mainly the result of developments in advanced economies, but projections of a slowdown in China—from 6.6% growth in 2018 to 6.2% this year and 5.8% by 2022—are a source of concern. So too is the global debt burden, which is significantly higher than before the global financial crisis, at around 225% of GDP. In addition, a tightening of global financial conditions has placed particular strain on countries that built up dollar-denominated liabilities while interest rates were low. Geopolitical and geo-economic tensions are rising among the world’s major powers. These tensions represent the most urgent global risks at present. The world is evolving into a period of divergence following a period of globalization that profoundly altered the global political economy. Reconfiguring the relations of deeply integrated countries is fraught with potential risks, and trade and investment relations among many of the world’s powers were difficult during 2018. Against this backdrop, it is likely to become more difficult to make collective progress on other global challenges—from protecting the environment to responding to the ethical challenges of the Fourth Industrial Revolution. Deepening fissures in the international system suggest that systemic risks may be building. If another global crisis were to hit, would the necessary levels of cooperation and support be forthcoming? Probably, but the tension between the globalization of the world economy and the growing nationalism of world politics is a deepening risk. Environmental risks continue to dominate the results of our annual Global Risks Perception Survey (GRPS). This year, they accounted for three of the top five risks by likelihood and four by impact. Extreme weather was the risk of greatest concern, but our survey respondents are increasingly worried about environmental policy failure: having fallen in the rankings after Paris, “failure of climate-change mitigation and adaptation” jumped back to number two in terms of impact this year. The results of climate inaction are becoming increasingly clear. The accelerating pace of biodiversity loss is a particular concern. Species abundance is down by 60% since 1970. In the human food chain, biodiversity loss is affecting health and socioeconomic development, with implications for well-being, productivity, and even regional security. Technology continues to play a profound role in shaping the global risks landscape. Concerns about data fraud and cyber-attacks were prominent again in the GRPS, which also highlighted a number of other technological vulnerabilities: around two-thirds of respondents expect the risks associated with fake news and identity theft to increase in...
read moreDossier Conflitti ambientali
CONFLITTI AMBIENTALI, il DOSSIER. MAPPE, SAPERI E STRUMENTI PER LE ECOLOGIE DI DOMANI © Copyright 2019 Scarica il report Dopo oltre 10 anni di lavoro sul campo il CDCA presenta il suo nuovo dossier dal titolo “Conflitti ambientali. mappe, saperi e strumenti per le ecologie di domani”, dedicato a raccontare le battaglie territoriali in corso nel paese. Poli estrattivi, produttivi, centrali per la produzione di energia, grandi infrastrutture, siti per lo smaltimento dei rifiuti sono alla base di molteplici vertenze popolari in difesa dell’ambiente e dei diritti delle comunità residenti. Leggendone dinamiche, evoluzioni e istanze di difesa sottese è possibile evidenziare elementi comuni che confermano l’esistenza di nessi causali tra conflitti sociali e attività d’impresa, contaminazione e salute pubblica, efficacia degli istituti di partecipazione e qualità della democrazia. Attraverso mappe, infografiche, casi studio, informazioni e dati statistici il Dossier Conflitti Ambientali intende contribuire alla comprensione del fenomeno e del suo portato politico e sociale. Il Dossier è diviso in una parte introduttiva e in quattro capitoli, dedicati ciascuno ad un focus specifico: Atlante dei conflitti ambientali, Terra dei fuochi, Attività estrattive Eni in Italia e Economia Circolare. La pubblicazione è stata presentata in anteprima il 9 marzo a Roma durante l’Atlante Fest promosso da A Sud e CDCA ed è scaricabile gratuitamente al link di seguito. Scarica il...
read moreAtlante Fest: mappe, saperi e strumenti per le ecologie di domani
Mappe, saperi e strumenti per le ecologie di domani ROMA 8 – 9 – 10 marzo 2019 “Atlante per duro fato dell’ampio cielo porta il peso, ai confini della terra, dalle Esperidi che hanno altissime voci, lo regge con la testa e con le mani instancabili, perché questa sorte fu fissata per lui dal pensiero di Zeus” Atlante, dopo aver guidato la rivolta dei Titani contro gli dei dell’Olimpo, viene punito da Zeus e condannato a portare sulle spalle il peso della volta celeste. Ciò che per il Titano fu punizione, è per la nostra specie responsabilità: l’assedio dell’Olimpo è concluso e il fallimento di Atlante e dei suoi sodali richiama noi all’azione. Si è imposto il predominio di una specie che non ha saputo sostenere il Pianeta, che ha curvato le spalle e piegato le ginocchia; resta poco tempo per risollevare la volta celeste e non servono Titani né eroi, ma donne e uomini coraggiosi che insieme ne condividano il peso. Abbiamo deciso di dedicare il nostro festival ad Atlante: atlanti sono gli strumenti con cui portiamo avanti il nostro lavoro, dall’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali a quello dell’economia circolare, a quello fotografico dell’Italia dei veleni; il disegno del mondo intero si chiama Atlante, come la prima vertebra, quella che regge le nostre teste. Lo abbiamo fatto perché siamo convinte che questo sia il tempo delle responsabilità, quello in cui porre i problemi e imporre le soluzioni. Chi governa il Pianeta è affannato nella difesa di interessi e valori che, lungi dal sollevarlo, lo hanno portato sull’orlo del collasso, ma ovunque esistono persone e comunità che hanno in testa un altro mondo possibile, che offrono soluzioni grandi e piccole cui occorre dare voce e spazio, che hanno idee da raccontare e obiettivi da perseguire. Non abbiamo la presunzione di averle raccolte tutte ma, negli ultimi quindici anni, ne abbiamo incontrate tantissime, che proviamo a sostenere con i nostri strumenti, nel nostro piccolo, ogni giorno: ve le racconteremo a Roma, l’8, 9 e 10 marzo. PROGRAMMA Un premio dedicato alle donne in prima linea nelle battaglie a tutela del territorio, giunto alla sua fortunata, VIII edizione. Quattro panel tematici su conflitti ambientali, cambiamenti climatici, economia circolare, ambiente e salute. Due pubblicazioni che raccontano l’Italia dei veleni e il fenomeno delle migrazioni ambientali. E gli strumenti – i nostri progetti – pensati per dare gambe al modello di società che vogliamo. Una tre giorni attraversata da scienziati, esperti, attivisti per confrontarci sulle ecologie del domani. Scarica il programma completo _________________________________________________________________________________ Venerdì 8 marzo Ore 20.00 Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai VIII edizione Il premio dedicato alle donne in prima linea in difesa dell’ambiente e dei diritti. Durante la serata saranno consegnati i quattro premi Terra, Acqua, Aria e Fuoco più il premio Speciale Bertha Caceres a cinque attiviste italiane protagoniste di altrettante battaglie popolari a tutela del proprio territorio Presenta: Michela Murgia Introduce: Marica Di Pierri C/o Teatro Centrale Preneste – Via Alberto da Giussano n.58 – ROMA _________________________________________________________________________________ Sabato 9 marzo Ore 10:00 Conflitti ambientali e comunità resilienti Dai rifiuti alle grandi opere, dall’estrattivismo all’imprenditoria criminale: mappa della devastazione in Italia Verso la manifestazione nazionale per la giustizia ambientale e climatica e contro le grandi opere del 23 marzo 2019 a Roma. Ne parliamo con attivisti, giornalisti, ricercatori...
read moreRassegna Stampa – Marzo 2019
La rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 29 Marzo 2019 DAI TERRITORI: ENERGIA: L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano esamina i fattori che caratterizzano il sistema energetico nazionale, per valutare le tendenze relative alle tre dimensioni della politica energetica: decarbonizzazione, sicurezza e costo dell’energia. E le notizie dell’ultima, pubblicata da Enea, non sono buone: «Consumi di energia ancora in aumento nel 2018 in Italia (+1% rispetto all’anno precedente) sostanzialmente sulla spinta dei trasporti. Articolo su GreenReport ROMA: -Difendere i casali all’interno del parco di Aguzzano e chiedere, con sempre più forza, un processo di partecipazione dal basso anche nelle decisioni che riguardano la gestione delle strutture, questi gli obiettivi del corteo di sabato 30 marzo. L’appuntamento per il corteo è fissato alle ore 15.30 di sabato 30 marzo alla stazione metro Rebibbia. Articolo su RomaToday -Via Sansoni (Tor Sapienza) fa discutere ormai da settimane. Chiusa al traffico per il rischio di allagamenti alla fine del 2018, dopo un primo stop alla circolazione tra settembre e ottobre, in poco tempo la strada è diventata una vera e propria discarica a cielo aperto, luogo di roghi ora limitati dalla presenza dell’esercito che chiude il blocco. Articolo su RomaToday LIGURIA: Genova, L’incendio è stato completamente domato. Ma quattro giorni dopo resta solo la cenere nel bosco di Cogoleto. Video su Corriere LAVORO: Le paghe dei lavoratori italiani sono sotto la media europea, e l’Italia è al quinto posto nell’Unione per quota di working poors, e cioè di persone che hanno un lavoro ma ciononostante vivono sotto la soglia della povertà. Articolo su Internazionale LOMBARDIA: A Mariano Comense l’incendio è stato spento. Resta comunque alta l’allerta per evitare il rischio di altri eventuali focolai. Attesa per i risultati del rilevamento condotto dall’Arpa regionale al fine di verificare la qualità dell’aria. Articolo su LifeGate FOSSILI: L’Iea stima in almeno 300 miliardi di dollari il valore complessivo dei sussidi alle fonti fossili nel 2017, una cifra cresciuta di 30 milioni di dollari rispetto al 2016. Il 45% del totale è andato a sostegno del petrolio, quasi 137 miliardi di dollari. Per Legambiente «sono circa 18,8 i miliardi di euro che sono arrivati in un anno in Italia al settore delle fonti fossili, tra sussidi diretti e indiretti al consumo o alla produzione di idrocarburi». Articolo su GreenReport STUDENTI: i liceali di oggi rappresentano la “generazione antropocene”. Ovvero la prima ad essere cresciuta in un’era “nella quale le conoscenze scientifiche permettono di affermare che le attività umane colpiscono in modo sensibile gli equilibri del nostro pianeta”. È per questa ragione che “non fornire loro le chiavi per comprendere l’evoluzione del clima e della biodiversità sarebbe disastroso”. Articolo su LifeGate FRIDAYSFORFUTURE: -Gli studenti rispondono agli scienziati e lanciano l’assemblea nazionale di #FridaysforFuture Italia, che si terrà a Milano il 12-13 aprile. Pubblicata su FFFI -Si dice che il successo faccia male. Con la marcia per il clima, Greta si è portata a casa in modo ingiustificato critiche e offese da una parte di haters della rete, mentre lo spirito autentico con cui è nato il Fridays For Future ha rischiato di essere messo in crisi da chi forse avrebbe voluto trarne una fonte di profitto. Articolo su Ohga EX-ILVA: Tra i cittadini tarantini si respira anche paura e un gran senso di solitudine, perché...
read more[posted on Time by Ciara Nugent – Hamburg, October 5, 2018 Climbing a snowcapped mountain in the predawn light, Saúl Luciano Lliuya says he could sense something changing. All his life, pristine glaciers have nestled between the peaks surrounding his hometown in the Cordillera Blanca region of the Peruvian Andes, providing water, work and beauty. “Now you can see it,” he says. “They’re disappearing.” The region’s glaciers are receding rapidly; as temperatures rise, thanks to greenhouse gases trapping heat in the earth’s atmosphere, ice accumulated over thousands of years has melted away in a single generation. Between 30% and 50% of glaciers in the tropical Andes have disappeared since 1976. As they melt, they are dumping water into the Palcacocha lake, a few thousand feet uphill from the city of Huaraz, creating a troubling flood risk. In 1941, when a huge chunk of glacier broke off and plunged into the Palcacocha, it created a wave that swept 1,800 people to their deaths. The level of the lake is now higher than it was then, and 50,000 now live directly in the water’s anticipated path. Angry about the risks facing his community, in 2015, Lliuya took a drastic step. He traveled 6,600 miles to Essen, Germany, and filed a lawsuit against energy company RWE, Europe’s largest carbon emitter. “We were paying for something we didn’t cause,” he says, sitting in his lawyers’ bright and airy offices in Hamburg. Lliuya claims that because research by the Carbon Disclosure Project and the Climate Accountability Institute says RWE is responsible for 0.5% of global greenhouse-gas emissions, it should pay for 0.5% of the cost of flood defenses for Huaraz: about $20,000. The suit was initially dismissed in Essen. But in November, a higher court in Germany ruled he was on sound legal ground and agreed to hear the case. The lawsuit has turned Lliuya, a mountain guide and farmer, into the reluctant public face for a burgeoning climate-justice movement. For years, communities and NGOs have been suing governments for failing to regulate carbon emissions. But over the past two years, legal challengers have begun taking the fight directly to energy companies, arguing that an industry that has created vast wealth by exploiting natural resources should use some of its revenues to help mitigate the human consequences of its activity. “Global warming is happening, and we are seeing the effects more and more every day,” says Mojib Latif, a meteorologist and author for the Intergovernmental Panel on Climate Change. “At some point you have to ask the question: Who is responsible? Who is going to pay?” In the U.S. alone, 13 cases have been filed since 2017. Plaintiffs tend to be communities or large organizations; in California two counties and a city are suing Chevron. In the Netherlands, charity Friends of the Earth says it will take legal action against Shell. So far, Lliuya is the only one going it alone. Before he flew to Hamburg in 2015, Lliuya had never set foot outside Peru. Three years later he and his wife Lydia seemed a little out of place as they sat in the bright yellow halls of a high school in the German city of Kassel on a mild September Saturday afternoon—him in a hiking jacket zipped up to his chin, her in...
read moreRassegna stampa-Febbraio 2019
La rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 28 Marzo 2019 DAI TERRITORI: VERONA: Questa edizione del Congresso, la tredicesima, segna un passaggio decisivo per il WFC: per la prima volta si svolge in un paese fondatore dell’Unione europea con il patrocinio di una parte consistente del governo in carica, alla vigilia delle elezioni europee di maggio. Articolo su Internazionale CAMPANIA: Continuano le indagini sull’acqua marrone a Lago Patria. I Carabinieri del gruppo sommozzatori, Arpac e Guardia Costiera per tentare di comprendere il motivo (naturale o doloso) di tale fenomeno. Articolo su NapoliToday BIKE PRIDE: “Pedalare non è reato” scenderà in piazza giovedì 28 marzo a Torino e in altre 6 città Italiane alle 19.00: agli eventi hanno aderito migliaia di persone e decine di sigle. Il presidio simbolico vuole dare voce ad un sentimento e un impulso comune che si è sollevato dopo i fatti di giovedì scorso a Torino. Articolo su EcodalleCittà INQUINAMENTO: Trend in diminuzione per PM10, PM2,5 e NO2 tra il 2008-2017, ma continuano i superamenti in molte zone del paese. È la tendenza evidenziata dall’ISPRA nello studio”Analisi dei trend dei principali inquinanti atmosferici in Italia 2008-2017″ nel quale si valuta l’esistenza di un trend temporale significativo nelle serie di dati dei principali inquinanti atmosferici. Articolo su EcodalleCittà AUTONOMIA: La proposta di concedere ad alcune regioni settentrionali uno status analogo a quello delle regioni a statuto speciale, include come corollario non marginale l’abolizione delle soprintendenze dipendenti dal MIBAC a tutela del patrimonio artistico, naturale e culturale. Appello su MountainWilderness ARMI: La riforma dell’art. 52 del codice penale sulla legittima difesa in Italia, approdata ieri in Senato, renderà tutti meno sicuri: maggiore diffusione delle armi e più reati in primo piano e, sullo sfondo, gli interessi dei produttori di armi e quelli elettorali. Articolo su OsservatorioDiritti API: Moria di api sul Montello, sotto accusa i vigenti ma non solo. Silvano Lazzarin, noto apicoltore di Giavera, che porta le sue sue arnie anche sul Montello, denuncia la gravità della situazione: “Anch’io come altri apicoltori ho subito nel tempo un considerevole avvelenamento a causa dei pesticidi e dato che oramai ci sono soprattutto vigneti è facile intuirne l’origine”. Articolo su OggiTreviso BASILICATA: Grazie ad una modifica del vigente Piano di indirizzo energetico ambientale regionale (Piear), la potenza nominale eolica installabile passa da 891 MW a 1.962 MW, senza limiti temporali e fino all’approvazione del nuovo Piano. Articolo su TerreDiFrontiera CARBONE: Secondo un dossier Legambiente non solo, in Italia, non si riducono le emissioni, ma le spese superflue finiscono anche in bolletta. Dai contributi per le trivelle alle esenzioni: gli aiuti accumulati nel tempo diventano un freno all’innovazione. Articolo su IlFattoQuotidiano TOSCANA: Il Mise non inserisce la produzione elettrica da fonte geotermica nel sistema incentivante previsto dal decreto FER 1, in questi giorni in discussione in Commissione Ue. I sindacati dichiarano percorsi di mobilitazione a tutela di un’attività estrattiva che definiscono “pulita” e da inserire tra i procedimenti di produzione dell’energia “rinnovabile”. Articolo su 9Firenze ECONOMIA GREEN: Entro il 2023 l’economia verde sarà in grado di creare mezzo milione di posti di lavoro. Anzi, già oggi vale il 2,4 per centodel Prodotto interno lordo. A sostenerlo è un focus di Censis eConfcooperative (“Smart&green, l’economia che genera futuro”). Articolo su IlFattoQuotidiano EX-ILVA: Approvata in Consiglio comunale...
read moreby Andrea Zinzani and Enrico Curzi An analysis of the socio-environmental conflict in the course of the regeneration process of Prati di Caprara in Bologna (Italy): how urban political ecology can help us framing the politics and nature of urban forests. At the end of November the first World Forum on Urban Forests, promoted by the Food and Agriculture Organization (FAO) and organized by local institutions and academic organisations, was held in the italian town of Mantova. The event included three days of conferences, debates and meetings to discuss the strategic role of forests, woods and green areas in urban spaces worldwide. Moreover, the relevance of these entities with regard to climate change mitigation, biophysical, ecologic and health benefits was highlighted together with an emphasis on sustainable development and green growth. It is relevant to reflect on the fact that, despite the widespread awareness of socio-ecological benefits of urban forests emerged during the Forum, urban transformations over the last decade have been mostly oriented towards the development of new infrastructures – such as residential, trading areas and business districts – rather than towards the preservation and (re)creation of woods and green areas. When considering the strategic nature of urban space, in terms of commercial value and capital investment, it is useful to reflect on how urban transformation processes embody power relations, political visions and interests. Therefore, the preservation of an urban forest, rather than the construction of a shopping mall in urban strategic areas, is a highly political issues. Indeed, it is not by chance that these reconfigurations often lead to urban socio-environmental conflicts. In the framework of the Mantova’s Forum, dominated by architects, urban planners and forestry experts, the political nature of urban forests was not deepened enough. Here, I turn to the approach of urban political ecology to enable a critical reflection on urban regeneration processes, their inherently political and power-laden nature, and the related socio-ecological dimensions and struggles. By applying this approach, urban forests could be considered as the materialization, on the one hand, of complex bio-physical processes, and, on the other, of multi-scalar socio-political and economic dynamics, as argued bySandberg et al. (2015) in their recently published monograph. By adopting this approach, the next section explores the socio-environmental conflict emerged in relation to the urban forest of Prati di Caprara in Bologna (Italy). The urban forest of Prati di Caprara: between regeneration and conflict The area of Prati di Caprara is located in the western part of Bologna, the capital town of Emilia-Romagna region (Northern Italy), not far from the city centre. Over the last century, Prati di Caprara, which measures 47 hectares and is divided into two parts, east and west, has gone through heterogeneous transformations. Whereas at the very beginning of the XX century it was used for agriculture, since the 1940s the area became a military site progressively abandoned during the 1970s. Over the last four decades Prati di Caprara has been characterized by a significant renaturalization process, which enabled the growth of a urban forest covering today the majority of the eastern side and part of the western one. Due to complex historical, political and socio-ecological process, the urban forest represents today a great example of a socio-environmental entity within the urban space. Whereas for decades Prati di Caprara has been not considered by...
read moreSpeciale Ikebiri
La causa Ikebiri contro ENI, il primo giudizio intentato in Italia da un ricorrente straniero contro una multinazionale italiana per una condotta commessa all’estero. A cura di: Marica Di Pierri e Livia D’Ambrosio Il 9 gennaio 2018 si è aperto presso il Tribunale di Milano il processo civile che vede coinvolte da una parte la multinazionale petrolifera ENI e la sua controllata nigeriana NAOC, Nigerian Agip Oil Company Limited, e dall’altra la comunità nigeriana Ikebiri, composta da diversi villaggi situati nella regione del delta del Niger. Oggetto della causa è la richiesta di risarcimento avanzata dalla comunità indigena contro ENI per il forte danno ambientale prodotto al loro territorio dalle attività estrattive della controllata locale NOAC. I fatti contestati risalgono a otto anni fa: il 5 aprile del 2010 l’oleodotto della NAOC esplose a 250 metri dal fiume situato nell’area nord del territorio Ikebiri. La contaminazione prodotta dall’incidente ha messo da allora gravemente a rischio la sopravvivenza della popolazione locale, la cui sussistenza dipende principalmente dall’agricoltura e dalla pesca. La prima richiesta di risarcimento avanzata all’ENI si risolse nell’offerta, da parte della multinazionale, di 22 mila euro (4,5 milioni di naira) e fu rifiutata dal Re, autorità locale della comunità, perché ritenuta irrisoria e del tutto insufficiente alla compensazione del danno prodotto. Di fronte alla difficoltà di ottenere giustizia presso le corti nigeriane, la comunità ha avviato, con il sostegno della ong internazionale Friends of the Earth – FoE, l’iter per la citazione in giudizio nel paese di provenienza della multinazionale, ovvero in Italia. La causa è rappresentata nel nostro paese dall’avvocato Luca Saltalamacchia ed è iscritta presso il tribunale di Milano che risulta foro competente rispetto alla sede legale della compagnia petrolifera, sita nel comune di San Donato milanese. La richiesta di risarcimento ammonta a due milioni di euro (700 milioni di naira). La cifra è stata calcolata tenendo conto degli standard applicati dai giudici nigeriani e degli otto anni trascorsi dall’incidente senza che sia stata avviata alcuna procedura di bonifica. Oltre alla richiesta di risarcimento, i ricorrenti chiedono all’impresa la bonifica del territorio contaminato. La causa Ikebiri contro ENI segna un precedente della massima importanza per l’accertamento delle responsabilità delle imprese italiane all’estero. Il processo di Milano è infatti il primo giudizio intentato in Italia da un ricorrente straniero contro una multinazionale italiana per una condotta commessa all’estero. Scarica il...
read more30 mamme NOPfas parleranno ai 30 Ministri Europei dell’Ambiente
E’ previsto per gennaio 2019 presso il Parlamento Europeo l’incontro tra i Ministri dell’Ambiente dei 30 Paesi dell’Unione Europea. Fra le varie tematiche in discussione, vi è la Rifusione della Direttiva Europea concernente la qualità dell’acqua destinata al consumo umano. Dopo essere state a Bruxelles (19 giugno 2018) e a Strasburgo (22-23 ottobre 2018), le Mamme No Pfas delle tre Province del Veneto (Padova, Verona e Vicenza-Italia), interessate dalla più grande contaminazione da Pfas in Europa, si rivolgono ora ai Ministri dell’Ambiente. I Pfas sono sostanze artificiali bioaccumulabili, persistenti, tossiche che agiscono come interferenti endocrini e sono potenzialmente cancerogene. Sono un inquinante “perfetto” perché inodore, insapore e incolore. Viste le loro caratteristiche di resistenza al calore, idrorepellenza e oleorepellenza, sono impiegate come rivestimenti antiaderenti, impermeabili e antimacchia, refrigeranti, ritardanti di fiamma, schiume ignifughe, tensioattivi, prodotti per la pulizia, vernici ecc. COMUNICATO STAMPA Veneto, ITALIA Dicembre 2018 I PFAS e noi La nostra situazione di contaminati vuole essere da stimolo ai politici affinché riflettano sull’importanza del loro voto per la tutela dell’acqua e della salute dei cittadini di tutta Europa. Quello che è accaduto a noi potrebbe potenzialmente ripetersi in altri Paesi. La nostra falda è stata contaminata da un’azienda chimica che produce i Pfas e, tramite i pozzi e gli acquedotti, distribuita ad una vasta popolazione. Per 40 anni ci siamo bevuti quest’acqua, l’abbiamo usata per irrigare gli orti, i campi per i prodotti agricoli, e abbiamo abbeverato gli animali per la produzione di latte e di carne. Queste sostanze non erano normate e tantomeno ricercate nelle analisi per la potabilità dell’acqua. In quanti altri luoghi d’Europa sta avvenendo una contaminazione da Pfas? Chiediamo a gran voce che per queste sostanze vengano posti dei limiti il più vicino possibile allo ZERO. Ci riferiamo sia ai Pfas a catena lunga, alcuni dei quali sono attualmente fuori produzione per la loro tossicità, che quelli a catena corta, attualmente in produzione e uso. Queste sostanze entrano nel nostro corpo e si sostituiscono agli ormoni interferendo con il normale funzionamento del nostro organismo e predisponendo gli individui esposti all’insorgenza di molte patologie come, ipercolesterolemia, diabete mellito, alterazioni del metabolismo dell’acido urico, ipertensione, tumori al rene e al testicolo… Come mamme siamo molto preoccupate per la salute dei nostri figli: noi, involontariamente e inconsapevolmente, abbiamo avvelenato i nostri bambini fin dal grembo materno: Pfoa e Pfos infatti possono attraversare la placenta. La cosa che ancora di più ci addolora è che, pensando di dar loro il meglio, li abbiamo nutriti al seno, e noi madri abbiamo ceduto i nostri Pfas ai nostri bambini tramite il latte. Tutto quello che normalmente appare sano, da noi non lo è più: avvelenando l’acqua ci hanno tolto la dignità della vita. L’appuntamento è per il 15 dicembre 2018: L’uscita del nostro video! Mamme NoPfas Genitori attivi – Area contaminata Guarda la scheda del conflitto sull’Atlante Italiano dei Conflitti...
read moreCambiamento climatico e migrazioni di massa
Quante persone saranno costrette a emigrare da qui al 2100 per ragioni climatiche? Alcuni scienziati portano la stima a un miliardo, in un mondo che sarà abitato da 10 miliardi di individui. Per prevenire l’emigrazione climatica, bisogna innanzitutto limitare il cambiamento climatico, proteggendo i permafrost che si stanno disintegrando, riducendo le emissioni di anidride carbonica e prestando particolare attenzione alla fauna: in Siberia, il visionario del clima Nikita Zimov ha dimostrato che gli animali che popolano le regioni fredde sono in grado, calpestando la neve, di far scendere la temperatura dei permafrost. Questo documentario analizza i rischi e le ingiustizie del cambiamento climatico, dall’Artide all’Africa, passando per l’Indonesia, la cui capitale Jakarta sta ormai sprofondando in mare. Guarda qui il video del...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.