CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

High speed train in Val Susa, Italy. The end of the tunnel?

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High speed train in Val Susa, Italy. The end of the tunnel?

It will be almost 20 years since an entire Italian alpine valley started to resist against the development of a new high-speed train line between Lyon and Turin, the so-called TAV. Decades of resistance characterised by the implementation of multistakeholder cooperation and by the application of the postmodern science as citizenship’s tools for developing alternative proposals for the management of their territory; but also decades of useless spending for infinite infrastructural projects that have never been realized. There is good news from the French border for the No Tav – committee of citizens and local administrations against the Val Di Susa’s High Speed project. On the 5th of November, the French Court of Audit – for the 3rd time this year – expressed in public its perplexities about the High speed project. It evaluates that the cost of the project construction passed from 12 billion Euros – as estimated in 2002 – to 26,1 billion Euros in 2012. Lots of money for Italy, a country in economical recession, knowing that the financial support of the European Union will be minimum[1] and the cost of the Italian part will be major. Moreover, the Court recommends not to exclude the possibility to modernize the existing line. It underlines that the traffic is continuously decreasing while the existing line is under-used and questions past and recent traffic prevision and the real economical opportunity of this project. For the No Tav movement this late statement not only represents a confirmation of their positions regarding the TAV, but it could change the dynamics behind the French support given to the project. But the declaration of the Court contrasts with the declaration of the Italian Premier Mario Monti after its meeting of the 12th november with the French Prime Minister Jean Marc Ayrault. In that occasion, Monti stated that both parties confirmed their will to continue the project. This meeting will be followed in December by a bilateral meeting in Lyon between the Italian and the French governments. The Italo-French agreement Turin-Lyon high speed line is supposed to be one central question to be discussed. No Tav from France and Italy are organising a counter summit on the 30th of November and the 1st of December to inform and to dialogue with citizens and decision makers on the TAV issues. In the mean time, the mobilisation of the Susa Valley continues with daily sit- in, assemblies, marches, road blocks and occupations. Convinced of the economical and political opportunity of such a contested project, the Italian technocrat government continues to respond to the citizens of the valley with the militarisation of the territory, while the drills continues to be installed for evaluation soundings. Just las weel, the hundreds of policemen that were following the transportation of 3 new drills repressed with gas and water the gathering of protesters that was trying to stop the camions. Some might call it another ordinary day of resistance in the valley. Lucie Greyl _ CDCA Coordinator * * * Read more in the CEECEC case studie on the TAV * * * [1] It participated so far with 671 million Euros * * * Sources _ French Court of Audit _ Greenreport _ http://www.notav.eu/ _ http://www.notav.info/ _ http://www.presidioeuropa.net/ _...

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La morte di una cascata? I piani della Posco su Khandadhara

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La morte di una cascata? I piani della Posco su Khandadhara

Per sette anni il riflettore è stato puntato sulle comunità di Jagatsingpur vicino Paradip, sulla costa di Odisha, che hanno resistito ai tentativi della Posco di accaparare le loro terre per la costruzione di un impianto siderurgico ed un porto. Ciò che spesso viene dimenticato è che la merce principale perseguita dalla Posco sin dal 2002 è il ferro di alta qualità di cui sono ricche le montagne di Khandadhar nel distretto di Sundargarh, a nord di Odisha. I diritti sulle riserve di ferro sono stati oggetto di controversia ma stranamente, anche se fuori dai riflettori dei media, questo non ha impedito un estrattivismo sfrenato. La Commissione Shah è riuscita ad ottenere la chiusura di numerose miniere illegali di ferro nei distretti di Karnataka, Goa e Keonjhar nelle vicinanze di Sundargarh; ma perché le miniere di Khandadhara non sono state sottoposte ad indagine? Khandadhara significa ‘spada-flusso’, e la zona è famosa per la sua spettacolare cascata a fianco di montagna. Consacrata in nome della dea Ma Kanteshwari dalla popolazione locale Adivasi, la cascata, alta 270 metri e tra le più alte in India, si colloca tra le meraviglie naturali poco conosciute del paese. Ma il suo flusso è già apparentemente in diminuzione. Una delle ventiquattro vette della catena montagnosa è stata già completamente distrutta delle attività estrattive e la concessione mineraria di Kurmitar copre la maggior parte della catena. Formalmente, la Orissa Mining Corporation (OMC, società pubblica) fa capo ai progetti minerari della zona ma la OMC ha subappaltato questa operazione alla società Kalinga Commercial Corporation Ltd (KCCL), il cui sito vanta di aver superato i suoi obiettivi annui per le sue operazioni iniziate a partire del 2008, con un totale di 2,8 milioni di tonnellate di ferro e minerale di manganese estratto tra il 2011 e il 2012, la cui maggior parte è stata esportata direttamente attraverso i porti di Vishakhapatnam e di Paradip verso la Cina. Gli abitanti nativi di Khandadhara sono molto contrari a questa situazione ed hanno formato un movimento “Khandadhara Surakhya Samiti” per proteggere il loro patrimonio naturale. Questo movimento è composto dalle popolazioni Mundas e Adivasi che abitano Khandadhara solamente di recente, così come dal popolo indigena Bhuiya Pauri. Come i Dongria Konds, i Pauri Bhuiya sono tra i 75 gruppi tribali particolarmente vulnerabili in India (PVTG – una modifica recente al termine ‘gruppi tribali primitivi’). Questo statuto non ha impedito che diverse migliaia di persone venissero forzatamente sfollati dalla montagna da parte dell’Agenzia di Sviluppo Paudi Bhuiya, in collusione con il Dipartimento Forestale, sulla base della ridicola considerazione che il loro tipo di coltivazione tradizionale itinerante stesse distruggendo la foresta. Come i Dongria, coltivano all’interno della foresta il jackfruit (albero di giaca) e molti altri alberi da frutto e hanno sostanzialmente conservato una straordinaria biodiversità che comprende elefanti, gaur (bovino selvatico), leopardi e tigri. Oggi, i Pauri Bhuiya reinsediati in pianura, non solo soffrono della acuta scarsità di acqua ma vivono anche una situazione di shock culturale e le ragioni del loro sfollamento sono strettamente legate al disegno delle compagnie minerarie che hanno già iniziato a distruggere ampiamente la foresta. Se la Posco riuscirà a costruire il suo stabilimento siderurgico a Odisha accelererà ulteriormente il ritmo di questa distruzione anche se la KCCL ha già garantito la massiccia espansione delle attività minerarie...

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South African political economy after Marikana

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South African political economy after Marikana

{EJOLT collaborator Professor Patrick Bond explains the background to the shootings in Marikana where 34 mine workers were shot dead by the police on August 16 and another 270 were arrested and charged of murder.} {He places what happened in a staggering context of a country liberated from official apartheid racism but then soon derailed by neoliberalism and crony capitalism. This blog is a collection of excerpts from his 18-page illustrated article.} This incident not only represents human rights and labor-relations travesties, it offers the potential for a deep political rethink of the liberation movement in South Africa, the African National Congress (ANC). First the facts on the Marikana massacre: South African police ordered thousands of striking platinum mineworkers off a hill more than a kilometer away from Lonmin property. As they left the hill, which the police surrounded with barbed wire, 34 were killed and 78 injured. No police were hurt in the operation. Most were killed while trying to escape. 270 were arrested and state prosecutors charged them with the ‘murder’ of their colleagues (under an obscure apartheid-era doctrine of collective responsibility). This was followed by an embarrassed climb down by the national prosecutor, under pressure most of South African society. President Zuma ordered a judicial commission going beyond the who-shot-who question, in a move to divert anger against him to the company involved. But it took time for society to react, as media bias first allowed the impression to emerge that police were ‘under attack’ by irrational, drugged and potentially murderous men from rural areas. As you can read in the longer article, Lonmin has a long history of bribery, bullying and buying off trade-union leaders. Its operations are typical of the platinum belt, which contributes to the toxicity and overall pollution that means South Africa’s ‘Environmental Performance Index’ has slipped to 5th worst of 133 countries as measured by Yale and Columbia academics this year. Some two-dozen anti-corruption whistleblowers have been killed in recent years, in at least one case arranged by a corrupted mayor. When Zuma’s predecessor Thabo Mbeki took over from Mandela in 1999, Mbeki said, “we must strive to create and strengthen a black capitalist class”. One man who lubricated the process of corrupting the ANC even before that was Tiny Rowland, formerly a member of Hitler Youth in Hamburg and the man that long ruled Lonmin. But while he, the World Bank, ANC cadre and ‘sweetheart’ trade unions are all embarking on a ‘talk left’ in order to ‘walk right’ path, workers are showing signs of resisting. Even after the massacre, the Marikana workers refused to return to their rock drilling jobs until they received a wage increase of 22 percent – which they won after a month’s strike. Inspired, one in five other South African mineworkers quickly embarked upon wildcat strikes, leading in many cases to their own substantial above-inflation pay hikes. Similar militancy was soon evident in trucking, the auto sector, municipal labour and other sectors. What, then, does rising worker confidence mean politically, for the future of the ANC and the crony capitalism it promotes? Based on historic precedent in South Africa, we have to ask: is the disparate resistance signified by Marikana similar to the early 1960s and hence will there be much more repression before a...

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La «green economy» di imprese e banche

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La «green economy» di imprese e banche

{Di Giuseppe De Marzo, su Il Manifesto del 10 novembre 2012} – Il convegno di Rimini, con il ministro Clini, 39 imprese e 1000 esperti, affida ai mercati e agli investitori privati, scelte non solo di politica industriale ma anche energetica senza curarsi delle proposte e della cultura dei movimenti che, in Italia e nel mondo, difendono l’ambiente. A Rimini il 6 e 7 novembre si è tenuta una due giorni che aveva l’obiettivo di lanciare anche in Italia un piano per «un nuovo sviluppo in chiave verde». Messa così il rischio di ingannare qualcuno è forte, specie coloro che con l’acqua alla gola rischiano di aggrapparsi a qualsiasi scialuppa, anche si trattasse del Titanic. Promosso dal ministro Clini e da 39 imprese con l’ausilio di 1000 esperti, questo evento genera più inquietudini e preoccupazioni che speranze. Innanzitutto il metodo: nessuna collaborazione di comitati, reti, associazioni, contadini, movimenti, lavoratori, centri di ricerca che da 20 anni lavorano per difendere i beni comuni, ridurre la nostra impronta ecologica, promuovere altra economia, curare il territorio, garantire le nostre produzioni ed economie locali, lottare contro la svendita delle terre demaniali e delle risorse idriche, offrire prodotti di qualità liberi dall’inquinamento e dallo sfruttamento sul lavoro, studiare ed approfondire la riconversione ecologica del sistema produttivo ed energetico. Le settanta proposte presentate a Rimini sono pensate esclusivamente dal punto di vista delle imprese e delle banche, incapaci per loro stessa natura di affrontare le cause che generano l’insostenibilità sociale ed ambientale. L’idea semplice, che ha già funzionato in passato, è che sfruttando la crisi, in questo caso quella ecologica, si costruisca un «sentire» che legittimi l’ultima ondata di privatizzazioni su beni e settori fondamentali per l’interesse generale, assicurandosi utili da capogiro a cui far seguire l’ennesima bolla speculativa garantita dagli strumenti della finanza. Ai mercati ed agli investitori privati la green economy affida scelte non solo di politica industriale ma anche energetica. Proposta coerente con la “strategia energetica nazionale” del governo Monti che non risponde nemmeno agli obiettivi di decarbonizzazione europei ma addirittura raddoppia la produzione nazionale di idrocarburi, da il via alle perforazioni e vuole trasformare il paese in un «hub» del gas. Cittadini, lavoratori, comunità, cioè i soggetti della democrazia, i detentori della sovranità, cancellati insieme alle loro necessità e proposte. La crisi ecologica come grimaldello per costruire una retorica capace di catturare in termini cognitivi qualsiasi ipotesi di soluzione alternativa al modello economico che l’ha generata. A Rimini, ministri e imprenditori hanno in realtà eluso il problema fondamentale di ogni politica che punti alla sostenibilità: la diminuzione delle quantità delle produzioni e dei consumi e l’equità sociale. Se l’obiettivo è costruire comunità sostenibili, questa green economy non è lo strumento idoneo. Una società sostenibile non può scindere le questioni sociali e le opportunità economiche dai limiti ambientali che devono essere garantiti per sostenere la riproducibilità della vita. La relazione tra ecosistemi e sistemi sociali organizzati misura il livello della sostenibilità, ed il nostro è bassissimo. Analizzandole, è ormai incontrovertibile come vi sia un nesso scientifico tra l’aumento delle diseguaglianze e la distruzione dell’ambiente. La situazione italiana e planetaria certifica il fallimento dell’idea che sia possibile con le attuali politiche ambientali raggiungere la sostenibilità. La necessità della crescita economica teorizzata dall’attuale modello di sviluppo sbatte contro i limiti del pianeta e la...

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Enel-Endesa Emgesa e Mads citate in giudizio per ecocidio

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Enel-Endesa Emgesa e Mads citate in giudizio per ecocidio

ENEL, ENDESA, EMGESA esperte nell’autoproclamarsi aziende esemplari dal punto di vista del rispetto della “responsabilità sociale di impresa”, in connivenza con il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, si trovano sotto processo per responsabilità fiscale da parte della Corte dei Conti della Nazione per un danno patrimoniale che supera i 350.000 milioni di pesos colombiani (circa 200 milioni di dollari). La pratica è stata trasmessa, inoltre, alla Procura Generale per scopi disciplinari e il Procuratore Generale ha avviato un’inchiesta contro le aziende per il reato di “danno ambientale”. I costi dei danni causati (200 milioni di dollari USA) sono superiori all’investimento che Emgesa è obbligata a realizzare a titolo di compensazioni sociali e ambientali ed equivalgono a circa un quarto dell’investimento richiesto dal Progetto Idroelettrico “El Quimbo”, stimato in 830 milioni di dollari.?? Asoquimbo, attraverso studi di monitoraggio e controllo del Progetto idroelettrico “El Quimbo”, aveva dimostrato l’esistenza di una crisi umanitaria, conseguenza della distruzione delle catene produttive e di sicurezza alimentare, dello spostamento coatto delle popolazioni avallato dalle autorità statali, della disoccupazione, del danno causato agli ecosistemi, delle ricadute psicosociali, della rotture delle reti sociali, dei danni al Patrimonio Archeologico e della violazione di tutti i diritti fondamentali delle persone coinvolte, nonché del diritto collettivo a vivere in un ambiente sano.?? In base alla valutazione dei fatti e delle prove, la Corte dei Conti determinerà i risarcimenti per le conseguenze su: “mobilità; perdita di produttività marginale della terra; riversamento di materiali nel fiume Magdalena, mancato compimento delle opere di rinverdimento, ritardi nel reintegro di lavoratori nelle zone produttive e nel ristabilimento dei servizi ambientali dei boschi; impatto ambientale su fauna e flora”.?? Fulvio Conti, Direttore di ENEL-Italia, azionista di Emgesa, ha sostenuto nel corso della recente Riunione Generale degli Azionisti tenutasi a Roma il 30 aprile 2012, che la sua azienda si distingue in quanto socialmente responsabile e rispettosa delle norme contenute nella Licenza Ambientale e delle leggi in materia, ragion per cui il Governo Colombiano è tenuto a garantirle la sicurezza giuridica. Di conseguenza egli afferma di condividere lo sfratto delle persone che, sempre secondo Conti, “stanno invadendo la proprietà privata delle opere del Quimbo”, quando in realtà si tratta di pescatori che lavorano nel loro ambiente naturale, il fiume Magdalena, chiedendo solo che vengano rispettate le disposizioni previste dalla Licenza Ambientale. ?? Ora che sono coinvolte nei processi sulla responsabilità fiscale, disciplinare e penale per ecocidi, ENEL, ENDESA, EMGESA e EL MADS saranno disposte a porre fine al danno ambientale sospendendo definitivamente il progetto idroelettrico e a risarcire lo Stato, il dipartimento di Huila e le comunità? O continueranno le loro opere beffandosi della Costituzione e della legge, rispondendo solo al richiamo del denaro e al lassismo di alti funzionari???Forti dei nostri argomenti e della resistenza civile, Asoquimbo proseguirà nella difesa del Territorio e si impegnerà per una politica minerario-energetica sovrana e autonoma. ??{Miller Armin Dussan Calderòn?Professore e Ricercatore presso l’ Universidad Surcolombiana.?Dottore in Educazione e Società presso l’Universidad Autónoma de Barcelona.?Ricercatore di Asoquimbo?}? http://millerdussan.blogia.com?? Si veda la raccolta di articoli in:?http://www.diariodelhuila.com/site/index.php/menu-actualidad/27251-dano-patrimonial-de-350644-millones-por-el-quimbo ?http://www.opanoticias.com/politica/por-dano-patrimonial-de-$352-mil-millones-contraloria-abre-proceso-fiscal-contra-el-quimbo_15699 Traduzione: Francesca...

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Discover the new EJOLT’s podcasts! Listen to Environmental Justice news whenever you want! This podcasts serie is produced by Firoze Manji for EJOLT, in collaboration with EJOLT partner CCS. All podcasts will be aired on his program Afrobeat, broadcast by WBAI in the US to around 500.000 listeners. GIUSEPPE DE MARZO PRESENTS HIS NEW BOOK “We face the most serious crisis in human history. Never before did these 6 different forms of crisis come together: environment, energy, economy, food, migration and financial.” Giuseppe thinks the time is ripe for a socially and environmentally desirable way out of this. In this podcast he mentions the need to link environmental justice with sustainability. Podcast 1: Play in new window | Download (0.0KB) In this second podcast on his book “anatomy of a revolution”, Guiseppe explains the difference between the kind of democracy we now have and a deliberative democracy, “a process of bottom-up participation and a process in which we learn to recognize that we depend of each other and the environment”. He goes on to explain why he puts his hope in environmental justice movements. Podcast 2: Play in new window | Download (0.0KB) NNIMMO BASSEY ON GREEN ECONOMY Nnimmo Bassey (ERA, FoE Nigeria) will guide you through the seductive ‘green economy’ and explain how the way it is currently promoted by UN agencies such as UNEP is rather giving a cover to continue on a business as usual scenario. Nnimmo Bassey, partner of the EJOLT project, is the elected chair of Friends of the Earth International, a 2009 Time Hero of the environment and a 2010 Right Livelihood Award winner (aka the alternative Nobel Price). Podcast 1: [Play in new window->http://www.ejolt.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/Firoze_NBassy-Part1.mp3] | [Download (0.0KB)->http://www.ejolt.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/Firoze_NBassy-Part1.mp3ù] Podcast 2: [Play in new window->http://www.ejolt.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/Firoze_NBassy-Part2.mp3] | [Download (0.0KB)->http://www.ejolt.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/Firoze_NBassy-Part2.mp3] * * * GODWIN OJO ON KEEPING THE OIL IN THE SOIL Godwin Ojo (Nigeria) will guide you from the slogan “keep oil in the soil” to the alternatives proposed and the ways to achieve a post-oil economy. Debates on biomass and fossil fuel subsidies are some of the subjects talked about in this 16 minute talk between Firoze and Godwin. “At the superficial level, environmental justice is about externalities, but at the deeper level it is about ownership and control of local resources.” Godwin Ojo is a partner in EJOLT, program director of ERA and in the board of Friends of the Earth International. Podcast: Play in new window | Download (0.0KB) * * * ALF HORNBORG ON LAND VS MONEY VALUATION Professor Alf Hornborg is best known for his understanding on the concept of ‘ecological unequal exchange’. He talks on alternative value measurements compared to paper money. “When the UK, in 1850, imported cotton fibre and exported cotton textiles this seemed ‘fair’ but if you quantify the amount of land to produce either of these goods then you find that the UK was depending on 58 hectares of colonies for every hectare of UK soil.” Land and labor used to produce a commodity are highly unequal. Alf further dissects the disorder that capitalism creates at its perifery, proposes a specific type of 2 currencies-economies and calls the whole green economy saga an ideological cover-up. These are the first 15 minutes of their fascinating talk. Professor Alf Hornborg is a partner in EJOLT and works...

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Medha Patkar e 21 attivisti arrestati nello Stato di Madhya Pradesh

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Medha Patkar e 21 attivisti arrestati nello Stato di Madhya Pradesh

Medha Patkar – attivista indiana, fra i principali sostenitori dell’associazione A Sud e madrina del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, impegnata da anni in difesa dell’ambiente e dei diritti umani e conosciuta soprattutto per il suo ruolo nel “Narmada Bachao Andolan”, il movimento che resiste alla costruzione delle dighe nella Valle del Narmada e nel Movimento di Alleanza Nazionale Popolare (NAPM) – è stata arrestata, insieme ad altri 21 attivisti, nel Chinaware (Stato di Madhya Pradesh) domenica, nel corso di una protesta contro il progetto di costruzione di una diga sul fiume Pench per alimentare la centrale elettrica di Adani Pench. Oggi finalmente arriva la notizia del suo rilascio, e della contestuale liberazione degli altri attivisti che erano stati arrestati con lei. Il suo arresto aveva provocato un’ondata di proteste, alle quali si erano uniti con forza anche Anna Hazare (attivista sociale noto per aver partecipato al Movimento anticorruzione indiano del 2011 ) e Arvind Kejriwal (politico indiano membro di India Against Corruption). A Chindwada, le proteste contro i progetti Pench Water Diversion Project (PWDP) e Adani Pench Power Project (APPP) vanno avanti, in modo del tutto pacifico, dal 2004. La PWDP prevede la costruzione di una diga di 51 metri di altezza sul fiume Pench, che provocherà l’inondazione di oltre 5.600 ettari di terreno attualmente utilizzati a scopo agricolo dagli abitanti di 31 villaggi della zona. La popolazione colpita dal progetto ha ripetutamente chiesto al Governo dello Stato di Madhya Pradesh un risarcimento e un alloggio, ma le loro richieste sono mai state prese in considerazione. La situazione nella zona è tesa da tempo a causa dell’imponente dispiegamento di polizia deciso per arginare le proteste di agricoltori, lavoratori e adivasi contro l’inaugurazione illegale delle opere di costruzione della diga. Durante il viaggio intrapreso per raggiungere la zona di costruzione della diga, Medha Patkar era già stata fermata e controllata in pratica ad ogni stazione di polizia ed era stata circondata da 50 poliziotti alla stazione Chindwada, dove funzionari e poliziotti avevano cercato di trattenerla. La Patkar era comunque riuscita ad arrivare sul posto in mattinata per guidare le proteste del Kisan Sangharsh Samiti (Comitato di Lotta degli Agricoltori – KSS) contro gli sfratti richiesti per la costruzione della diga e della centrale elettrica. Alle 11 di sera di domenica, Medha Patkar era infine stata prelevata con la forza e portata via in un furgone insieme ad altri attivisti. Subito condotta dinanzi al giudice, quest’ultimo le aveva negato la cauzione e aveva disposto la sua immediata custodia cautelare nella prigione di Chindwada. Medha aveva dichiarato irregolare il suo arresto e per questo l’attivista aveva iniziato uno sciopero della fame. Le sue condizioni di salute erano rapidamente peggiorate dopo due giorni senza cibo e senza acqua, per questo è con sollievo che le popolazioni coinvolte e tutti coloro che in India si battono per i diritti umani e dell’ambiente, ricevono la notizia del suo rilascio. Ulteriori informazioni _ – Leggi la [scheda del CDCA->https://www.cdca.it/spip.php?article654] sul conflitto ambientale nella Valle del Narmada, India _ – Leggi il comunicato stampa del National Alliance of People’s Movement _ – Leggi il blog di Medha Patkar su...

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Medha Patkar arrested and released unconditionally

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Medha Patkar arrested and released unconditionally

Chindwara, November 7 : Today afternoon, Medha Patkar and others were presented infront of the Judicial Magistrate on charges under Section 188, in a packed Court room in heavy presence of police. The town remained tense due to unavoidable and unnecessary situation created by the District Collector and Superintendent of Police. Medha Patkar, stated to CJM Chindwara that the charges under Section 188 has been promulgated much after, the initial arrest was made under section 151. She recorded her statement in the court and alleged several violations by the police of D K Basu Guidelines : using force while arrest from a peaceful gathering inside a private house late in the night; not producing infront of any executive or judicial magistrate after arrest; not informing the nearest friend or family of arrest or allowing meeting them; putting in jail first and then issuing the arrest memos to many others. She accused the administration of collusion with the government in keeping her in illegal detention and pressuring the Executive Magistrate not to even admit the bail application. It was only after a Habeaus Corpus application moved in Jabalpur High Court that she was produced in Court on trumped up charges. CJM in its order said the alleged violations are beyond the authority of his Court but it is not desirable that the accused be kept in detention any longer and ordered their immediate release. On plea of the Prosecution that they should be further remanded for till 20th November, Judge said there is no ground for that and it will be injustice to them. At 2:30 pm Jabalpur High Court heard the Habeaus Corpus Petition and said since the police has already produced them in Court the HC application’s purpose has been solved, however, applicant is at liberty to add to it all the charges of illegal detention and arrest which will be heard separately. Later at 7:00 pm all the people were released from the Chindwara Jail. Advocate Aradhana Bhargava’s case for hearing will come tomorrow at Chaurai tehsil Court. It needs to be noted that she was arrested from her house in Chindwara however, police has showed in jail diary that she was arrested in Chaurai Tehsil. Today we also learnt that she has been charged with Section 110, for which she can also be debarred from the district. It is extremely shameful and highly condemnable that charges reserved for habitual offenders like history sheeter criminals, rapists and others has been imposed on a committed social activist and lawyer. The administration is certainly acting on behalf of the Adnai Thermal Power Plant and State Governmnt’s who has been threatened by the agitation led by Kisan Sanghrash Samiti under her leadership. NAPM condemns such vindictive move of the administration and will continue to fight the legal battle as well the ground battle in Chindwara. In Pune, today afternoon, all the women prisoners were produced infront of the Executive Magistrate, who released them saying that they can’t be kept any longer in the jail under the current circumstances. Release order was passed and they were released later in the evening at 6:30pm. However, the Pune police which was extremely quick to arrest and put them in jail late in evening could not deliver the release order for all the men...

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Anatomia di una Rivoluzione. Il nuovo libro di Giuseppe De Marzo

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Anatomia di una Rivoluzione. Il nuovo libro di Giuseppe De Marzo

ANATOMIA DI UNA RIVOLUZIONE Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi presenta:   _ ANATOMIA DI UNA RIVOLUZIONE   _ {Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi}   _ ***   _ Un libro di GIUSEPPE DE MARZO Prefazione di MAURIZIO LANDINI | Introduzione di MARCO REVELLI   _ * * * _ [Scopri qui->https://www.cdca.it/spip.php?article2220] le iniziative di presentazione del libro in presenza dell’autore a Roma con Maurizio Landini il 20 novembre e a Milano con M. Revelli e G. Lerner il 21 novembre. _ * * * Questo libro è una sorta di Manifesto per la politica che viene, di cui bisognerà imparare bene a maneggiare le categorie se vogliamo uscire dal labirinto in cui siamo stati gettati. {Marco Revelli} “Anatomia di una Rivoluzione” offre la possibilità di inquadrare in senso ampio tutta la materia ambientale, dello sviluppo economico futuro, con al centro una migliore qualità della vita di tutte le persone. {Maurizio Landini} in tutte le librerie!   Castelvecchi Rx?Pag 240 – Euro 17,50 _ SCARICA LA SCHEDA DEL LIBRO _ SCARICA LA COPERTINA _ VEDI LA VIDEO-INTERVISTA a cura di Globaltvproject SINOSSI Siamo immersi in una delle più gravi crisi della storia contemporanea. Si intrecciano e sommano congiunture economica, finanziaria, ecologica, alimentare, energetica e migratoria. I modelli e le?teorie proposte in passato non sono in grado di affrontare e risolvere la complessità di uno stallo?multiforme e sistemico. C’è dunque bisogno di un cambio di paradigma e la chiave sta nella?relazione tra giustizia e sostenibilità. Il liberismo si fonda, infatti, su uno schema di civilizzazione?che penalizza princìpi come la libertà e l’uguaglianza. Inoltre, la democrazia rappresentativa non?riesce più a dare risposte e appare impotente dinanzi alla più grave minaccia per l’umanità: la crisi ecologica. I cambiamenti nelle politiche ambientali non possono certo arrivare dalle grandi?multinazionali, dagli organismi sovranazionali o dall’accademia ma possono venire solo dai?movimenti per la giustizia ambientale e sociale che stanno mettendo profondamente in discussione il modello di sviluppo. Il questo libro, critico ma anche propositivo, l’economista Giuseppe De Marzo, esamina – a partire dalla crisi e dai limiti dell’ambientalismo e i fallimenti dello sviluppo sostenibile – la nascita dei?movimenti per la giustizia ambientale e come questi abbiano ridefinito termini, immaginario e?prospettive. Affronta le relazioni tra diritti della natura e diritti umani, tra razzismo ambientale e?movimenti, tra democrazia deliberativa e filosofia pluralista. Un saggio di alto livello, un’analisi?profonda che acquista ancora più valore dopo il fallimento dell’attesa Conferenza mondiale delle?Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile di Rio de Janeiro, che ha partorito un documento finale?che giova solo alle grandi corporation e alle banche, responsabili della distruzione ambientale e?fautrici della green economy: un cavallo di Troia che consentirebbe di mettere un prezzo anche alla natura. L’AUTORE GIUSEPPE DE MARZO: economista, giornalista, attivista e scrittore. Ha lavorato per dieci anni?sul campo con i movimenti sociali latinoamericani al fianco delle popolazioni indigene e rurali. In?Italia è attivo e lavora da anni nelle organizzazioni della società civile assieme a comitati,?associazioni, centri di ricerca, sindacati. Tra i coordinatori della campagna referendaria 2011 per?l’acqua pubblica e contro il nucleare, collabora con diverse testate giornalistiche tra cui «l’Unità»,?«il manifesto», «Latinoamerica», ed è membro del Forum di Politiche Economiche della Cgil.? Fondatore e portavoce dell’associazione A Sud, è direttore del Cdca – Centro di...

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Appunti sulla crisi ambientale, il modello di sviluppo e l’etica

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Appunti sulla crisi ambientale, il modello di sviluppo e l’etica

Julio Alegría Galarreta – Lo stile o il modello di sviluppo attuale, impostosi fin dal secolo scorso, non ha risposte per fronteggiare la crisi ambientale, nonostante l’abbia generata. Il sistema richiede una crescita economica continua. L’espansione dell’economia si basa sul consumismo. Ha bisogno di una “società di consumo” e materialistica; quindi, la ricerca del guadagno e l’individualismo sono il combustibile del sistema. La Conferenza Mondiale Rio+20 (20-22 giugno 2012) ha portato alla ribalta non solo la problematica ambientale mondiale. La ricchezza di informazioni, analisi, proposte e decisioni che che si sono date appuntamento a Rio, hanno avuto lo scopo di porre domande sugli aspetti economici, sociali, politici nonché etici, coinvolti nella crisi. Analizzare questi aspetti permetterà di avere una lettura migliore del perché il Summit di Rio è stato ben lontano dal raggiungere l’accordo politico ed economico tra i paesi potenti al fine sostenere lo sviluppo sostenibile dei paesi meno avvantaggiati, nell’ambito della crisi ambientale da tutti avvertita (1). I problemi globali e globalizzati, quali sono, l’esacerbazione degli eventi metereologici estremi, il degrado ambientale, il deterioramento e l’esaurimento delle risorse naturali, la perdita della biodiversità e l’estinzione di ecosistemi fragili, stanno esigendo troppo dalla natura, andando al di là di ogni possibile resilienza e stanno producendo più povertà e morte alle popolazioni nei paesi ambientalmente vulnerabili. Il pianeta è in stato di crisi ambientale, un’emergenza che si deve a: I) il cambiamento climatico generato dall’uomo, che nel corso di questo secolo si aggraverà; II) le attività economiche estrattive, formali e informali, del tutto irresponsabili che impongono esternalità negative all’ambiente e alla società; III) l’uso e l’occupazione del territorio con comportamenti poco attenti ai limiti delle risorse naturali. IV) la cornice legale e le condizioni di governabilità che non facilitano né favoriscono la conservazione delle risorse naturali, la preservazione degli ecosistemi fragili e la riduzione della vulnerabilità ambientale. L’intervento illuminante e ispiratore di don José Mujica (2), Presidente dell’Uruguay, durante la Conferenza Rio +20, ci incentiva a tener presente che se si parla di dicotomia povertà-sviluppo, non si può non riflettere ed elaborare una filosofia della povertà e dello sviluppo. Questo permette di parlare dell’uomo come soggetto e oggetto del suo sviluppo individuale e collettivo, della sua ragion d’essere, della sua realizzazione personale, insomma della sua felicità. Lo stile o il modello di sviluppo attuale, impostosi fin dal secolo passato non ha delle risposte per fronteggiare la crisi ambientale, nonostante l’abbia generata. Il modello richiede una crescita economica continua. L’espansione dell’economia si basa sul consumismo. Ha bisogno di una “società di consumo” e materialistica; quindi, la ricerca del guadagno e l’individualismo sono il combustibile del sistema (3). Il modello porta ad acutizzare le differenze tra ricchi e poveri, cioè tra coloro che si trovano dentro e fuori dal sistema (4). Secondo la Banca Mondiale, negli ultimi 40 anni si sono duplicate le differenze tra i 20 paesi più ricchi e i 20 più poveri del pianeta. La contraddizione e il veleno suicida che ha l’attuale modello consiste nel fatto che è insostenibile. L’ansia di guadagni smisurati e l’avidità dei produttori e fornitori, conduce al tentativo di ampliare la base dei consumatori e di innalzare sempre più i livelli di consumo. E’ insostenibile perché il pianeta non può provvedere, tanto meno mantenere nel tempo le risorse naturali perché tutto il mondo...

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