CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

BP Summoned to answer for assault on Mother Earth

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BP Summoned to answer for assault on Mother Earth

The defence of the rights of the sea as an integral part of Mother Earth is being pursued in Ecuador using the Rights of Nature recognised in 2008 Ecuadorian Constitution. This epic action is against the oil company BP that is responsible for the massive environmental disaster inflicted on the Gulf of Mexico starting from 20 April 2010. A collective nine plaintiffs from five countries presented the suit initially in the Constitutional Court of Ecuador in November 2010. The 26th of July, it was admitted as suit No. No. 0523-2012 under the Juzgado segundo de Pichincha. A major hurdle towards holding the oil company BP accountable for the assault on the Gulf of Mexico, with its clear global implications and impacts has been crossed by the acceptance of the Second Labour Court Of Pichincha, Quito on Thursday 26 July 2012 to proceed with the case. The court ruled that it has the competence to try the case and accordingly issued summons dated 26 July 2012 to Messrs Nathan Block and John L. Gilbert, representatives of the BP to appear in court for a public hearing on 3 August 2012. Esperanza Martinez of Oilwatch International/Accion Ecologica will represent the plaintiffs at this court in the epochal hearing for the defence of Mother Earth. Before issuing the summons the Second Labour Court agreed that the suit as filed was “complete and fulfils all other legal requirements, the procedure established in Article 86 number 2 and Articles 71, 72, 75 and 88 of the Constitution, as well as Article 7 of the Organic Law on Jurisdictional Guarantees and Constitutional Oversight. The Ecuadorian legal procedure requires that Second Labour Court should handle the case as a court of first instance. Defenceless persons, including Mother Earth, have a right for constitutional protection under Article 88 of the Ecuadorean Constitution that establishes “Protection proceedings shall be aimed at ensuring the direct and efficient safeguard of the rights enshrined in the Constitution and can be filed whenever there is a breach of constitutional rights as a result of deeds or omissions by any non-judiciary public authority against public policies when they involve removing the enjoyment or exercise of constitutional rights; and when the violation proceeds from a particular person, if the violation of the right causes severe damage, if it provides improper public services, if it acts by delegation or concession, or if the affected person is in a status of subordination, defencelessness or discrimination.” In the suit the plaintiffs demand, among other things, actions on release of information, restoration, compensation and a guarantee of non-recurrence. With regard to compensation, the demands are that “British Petroleum be ordered to commit to leaving untapped an equivalent amount of oil to the oil spilled in the Gulf”. Secondly, that “British Petroleum be ordered to redirect investment earmarked for further exploration towards strategies aimed a leaving oil underground as a more effective mechanism for compensating nature for the current impact on its climate cycles due to oil production.” With the scramble for fossil fuels and penetration into more fragile ecosystems the threat to Mother Earth and the survival of humanity and all beings dependent on her has never been more serious. A public hearing on this case is an important step towards ensuring that the planet is preserved and...

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Colombia, indigeni Nasa sotto attacco

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Colombia, indigeni Nasa sotto attacco

Stella Spinelli su E-il mensile / Oltre settecento persone della comunità indigena Nasa del Nord del Cauca sono state costrette a lasciare le proprie case e i propri resguardos a causa dei continui scontri fra la forza pubblica e la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Da sempre territorio caldo perché situato in una zona molto appetibile dal punto di vista naturalistico, l’area ancestrale riconosciuta agli indigeni da accordi nazionali e internazionali è molto spesso teatro di sanguinose battaglie che provocano morti, feriti e tanta rabbia in questa grande popolazione che non ha comunque intenzione di chinare la testa. E’ dall’inizio di luglio che è ricominciata insistente la guerra sopita da mesi e i Nasa non ci stanno. “Non accetteremo mai che i militari invadano i nostri villaggi – spiegano dall’Acin, l’associazione dei Cabildos indigeni – Averli nelle nostre strade e nelle nostre piazze significa portarsi la guerra in casa. Siamo stanchi. E sia chiaro che non condividiamo nemmeno il modus operandi delle Farc che, scendendo nei nostri villaggi pretendono che ci disperdiamo per avere campo libero contro i militari. Non resteremo a mani in mano a guardare le due parti in lotta che rovinano il nostro territorio e i nostri progetti di vita. Marceremo in lungo e largo ovunque si schiereranno gli attori armati per dire loro che non li vogliamo, che se ne devono andare, che devono lasciarci vivere in pace. E se resteremo uniti, ce la faremo”. I Nasa da sempre vanno rivendicando il loro no alle armi e alla violenza. Da anni, infatti, l’unico corpo di sicurezza incaricato di mantenere l’ordine e di far fronte ad esercito e Farc armate fino ai denti è la guardia indigena, uomini armati di solo bastone che fanno del dialogo e del rispetto dei principi Nasa le loro difese. E ogni volta che c’è stato da trattare con la guerriglia questo tipo di approccio è funzionato. E’ per questo che stanno chiedendo a gran voce in primis al governo di smilitarizzare il loro territorio: la presenza dei militari dà adito ad attacchi guerriglieri e le guardi indigene perdono ogni forza di contrattazione. Ma il presidente della repubblica Juan Manuel Santos – nonostante abbia visitato Toribio, cuore del territorio Nasa, ammettendo così l’emergenza in atto – non ha ascoltato le richieste di ritirare l’esercito. Per questo è stato chiamato – grazie ai contatti che i Nasa hanno con la comunità internazionale – un mediatore d’eccezione che ha il compito di convincere Palazzo Narino: Baltazar Garzón, l’ex magistrato dell’Audiencia Nacional spagnola e attuale esponente del Tribunale internazionale dell’Aja. Garzón è già arrivato nel Nord del Cauca dove si è riunito con i capi indigeni e ha visitato le oltre cento famiglie desplazadas. Al centro delle richieste è una soluzione politica al conflitto, passando per il ritorno del controllo del territorio Nasa in mano alla guardia indigena, unica maniera per ristabilire l’autonomia governativa riconosciuta anche dalla Costituzione colombiana. _ IL VIDEO DELLA DENUNCIA _ Sito web del CRIC – Consiglio Regionale Indigena del Cauca _ Sito web dell’ACIN – Associazione di Cabildos Indígena de Nord del Cauca...

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Solidarietà con il portavoce di Asoquimbo

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Solidarietà con il portavoce di Asoquimbo

Rilanciamo l’Appello, promosso da molti sindacati, movimenti sociali e organizzazioni per la difesa dei diritti umani, insegnanti, studiosi, ricercatori, scienziati colombiani e internazionali in solidarietà a Miller Armin Dussan Calderón, professore dell’Università Surcolombiana e portavoce di ASOQUIMBO, associazione dei comitati e movimenti di resistenza alla costruzione della diga El Quimbo, contro il quale lo scorso 28 maggio la Procura Regionale di Huila ha aperto un’indagine per il suo impegno al fianco delle popolazioni colpite dal progetto idroelettrico. Contemporaneamente è anche stato avviato nei suoi confronti un accertamento disciplinare in ambito universitario su sollecitazione di EMGESA, cosa che evidenzia l’intenzionalità di intimidire il professor Miller Dussán e chiunque denunci le irregolarità di queste grandi opere devastanti per i territori e le comunità. Appello al Presidente della Repubblica di Colombia Signor Juan Manuel Santos Calderón Presidente della Repubblica di Colombia Oggetto: {Azione urgente a favore del professore e ricercatore dell’Università Surcolombiana MILLER ARMÍN DUSSÁN CALDERÓN. Preallarme per situazioni di vulnerabilità e rischio di violazione dei Diritti Umani della popolazione civile organizzata e degli accademici dediti all’indagine relazionata ai conflitti ambientali in Colombia.} Noi diversi gruppi d’indagine, organizzazioni sindacali, sociali e difensori dei Diritti Umani; professori, accademici, ricercatori, scienziati nazionali e internazionali che firmiamo quest’appello, vogliamo manifestare la nostra preoccupazione, sostegno e solidarietà al professore, ricercatore, leader sociale dell’Università Surcolombiana, MILLER ARMIN DUSSAN CALDERÓN, contro il quale, lo scorso 28 maggio, la Procura Regionale di Huila ha aperto un’indagine. Nella presente azione urgente e di preallarme sosteniamo che: 1. Il professore e ricercatore MILLER DUSSAN CALDERON è laureato in Linguistica e Letteratura all’Università Surcolombiana -USCO- , è Specialista in Istituzioni Giuridico Politiche e Diritto Pubblico all’Università Nazionale di Colombia, Magister in Sviluppo Educativo e Sociale all’Università Pedagogica, Master in Educazione e Società, ed è Dottore in Educazione e Società con la qualifica di eminente (cum laude), questi due ultimi titoli conseguititi all’Università Autonoma di Barcellona. Attualmente lavora come professore alla USCO, attività che svolge dal 1993, orientando le cattedre di Pedagogia, Epistemologia, Filosofia e Storia dell’Educazione, Soluzioni di Conflitti, Assessorato di Pratiche Pedagogiche. Ha lavorato come ricercatore nel Centro de Estudios e Investigaciones Docentes Ceid-Fecode e collabora con la Rivista Educación y Cultura, sulla quale si basa il Movimiento Pedagógico. Ha rappresentato i docenti nel Consiglio Superiore della USCO e ha lavorato per la qualità dei processi educativi e per il benessere della comunità universitaria in generale. Nel 1997, quando ha rivestito l’incarico di vicerettore della UCSO, ha contribuito alla proposta della Rete di Università per la Pace e la Convivenza Nazionale. È stato ricercatore per sette anni, integrante del Gruppo Interuniversitario di Lavoro d’Educazione Popolare per Adulti insieme ad altri colleghi delle università di Antioquia, Valle, Cauca e dell’Università Pedagogica Nazionale. Ha lavorato con l’equipe di ricercatori del gruppo delle Università delle Ande, Colciencias, Università di Harvard, Red Prodepaz, Fundaciones Petroleras e Universidad Surcolombiana, nel contesto del progetto “Empoderamiento de las comunidades desde los programas de desarrollo y paz y las fundaciones petroleras”. Il lavoro del professor Dussán è ampiamente conosciuto a livello nazionale e internazionale ed i suoi studi e argomentazioni sugli impatti e i conflitti generati dalle costruzioni di centrali idroelettriche sono stati pubblicati in libri, riviste e portali e diffusi in forum accademici e sociali di diverse parti del mondo. Prodotto delle sue analisi, le denunce argomentate e...

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Solidarietà con il popolo Mapuche contro le violenze della polizia

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Solidarietà con il popolo Mapuche contro le violenze della polizia

Inoltriamo l’appello in solidarietà al popolo mapuche in Cile, vittima di brutali raid e di un inasprimento delle violenze perpetrate dalla polizia. Ai Signori Rappresentanti Al Consiglio e al Parlamento Europeo, Agli Organismi internazionali di Diritti Umani e Indigeni, Alle organizzazioni per la Pace e la non Violenza, Alla società civile e alle istituzioni pubbliche L’Associazione Nazionale Italiana per il Sostegno ai Nativi Americani “IL CERCHIO ONLUS”, la Commissione Europea dei Diritti Umani e Popoli Ancestrali svedese “HARALD EDELSTAM”, MARICHIWEU Associazione culturale tedesca per i Diritti Umani del Popolo Mapuche e organizzazioni europee di sostegno ai popoli indigeni, riferiscono che diverse Comunità Mapuche che rivendicano storicamente diritti territoriali sono vittime di brutali raid e di un inasprimento delle violenze perpetrate dalla polizia. La violazione di domicilio, secondo il Diritto Internazionale, è il reato che commette colui che, senza abitare in essa, entra o permane nell’abitazione altrui contro la volontà del suo occupante. In Cile sono dei veri e propri raid e rappresentano una pratica dittatoriale che i governi, ancor oggi, continuano a mettere in atto contro i Mapuche. La polizia irrompe nelle abitazioni indigene violando i diritti e le garanzie civili di base. Tra i 100 e i 200 agenti in uniforme svolgono incursioni nella Comunità, utilizzando diversi mezzi a motore: blindati, camionette, autobus, idranti, elicotteri. Sono dotati di fucili antisommossa, armi e munizioni di diverso calibro, incluso la mitraglietta UZI (considerata arma da guerra), lacrimogeni e altri armamenti. La violenza della polizia viene esercitata sin dal suo ingresso nella Comunità o nell’abitazione. Gli agenti sparano a bruciapelo alle persone che vi vivono, ferendo, con munizioni solitamente di piombo, viso e corpo di bambini e adulti. Gli abusi vanno dalla distruzione di mobilio e utensili, alle razzie di strumenti da lavoro e animali, sino alla distruzione di elementi culturali o sacri come il Rewe (altare, albero sacro). Tutto questo, secondo quanto denunciano le stesse vittime, in assenza di un mandato scritto di perquisizione, registrazione, arresto o indagine, giustificato ed emesso da un giudice competente. La violenza culmina con l’arresto preventivo di una o più persone sulla base di accuse di testimoni anonimi, applicando “misure speciali” permesse dalla Ley 18.314 la così detta Ley Antiterrorista (legge antiterrorismo), creata durante il regime dittatoriale. { La situazione attuale } Vogliamo richiamare l’attenzione sulle zone di Ercilla e Malleco dove la polizia fa irruzione regolarmente in Comunità Mapuche come Temucuicui, Wente Winkul Mapu, Rekem Pillan, Loloko, Cacique José Guiñón, Vilcún. Le famiglie sono vittime di brutali raid, e costanti persecuzioni giudiziali. Ragione per cui, lo stesso Defensor Nacional (difensore penale pubblico), Georgy Schuber, ha definito “smisurata” l’azione delle Forze Speciali dei Carabineros e ha chiamato il Pubblico Ministero a valutare “il comportamento del PM Luis Chamorro”, presente a tutte le violazioni di domicilio ([1->http://ecomapuche.com/ecomapuche/index.php?option=com_content&view=article&id=505:stop-alla-violenza-e-raid-in-comunita-mapuche&catid=32:languages&Itemid=47#_edn1]). VEDI: Lo sconvolgente reportage di Chilevisión sulla Comunità Mapuche Wente Winkul Mapu- Giugno 2012 ([2->http://ecomapuche.com/ecomapuche/index.php?option=com_content&view=article&id=505:stop-alla-violenza-e-raid-in-comunita-mapuche&catid=32:languages&Itemid=47#_edn2]) Denunciamo inoltre una forte campagna, da parte dei mezzi di comunicazione nazionali cileni, di criminalizzazione dei Mapuche che rivendicano diritti territoriali. Questi sono vittime di sentenze mediatiche che denigrano l’onore e la dignità umana ([3->http://ecomapuche.com/ecomapuche/index.php?option=com_content&view=article&id=505:stop-alla-violenza-e-raid-in-comunita-mapuche&catid=32:languages&Itemid=47#_edn3]). Ancor più grave è il fatto che questa campagna mediatica porti a legittimare l’attuale creazione di gruppi armati di agricoltori e di corpi di vigilanza che organizzano ronde per “difendere le proprietà”. È preoccupante che le autorità e il...

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Colombia: Solidarity with Asoquimbo spokesman

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Colombia: Solidarity with Asoquimbo spokesman

We forward the international call in solidarity with Miller Armin Dussan Calderón, ASOQUIMBO spokesman, struggler in defence of the the Quimbo territories against the ENEL hydroelectric project “El Quimbo”, investigated by the Huila Regional Procuration for its commitment with the affected communities. Call for action in solidarity with Miller Armin Dussan Calderón President of the Republic of Colombia Juan Manuel Santos Calderón. Issue: {Urgent Action for the protection of Professor and Investigator of the South Colombian University (USCO) MILLER ARMIN DUSSAN CALDERON} This is an early warning of the situation of vulnerability and risk off human rights violations of the organized civilian population and the academic scholars dedicated to research related to environmental conflicts in Colombia. The different research groups, unions, human rights advocates, educators, academics, researchers, national and international scientists and the undersigned wish to express our concern, support and solidarity with the educator, social researcher and leader of the USCO MILLER ARMIN DUSSAN CALDERON, who on May 28th the Regional Attorney General´s Office of Huila opened an investigation against. The context of this early warning and urgent action is based on the following facts: 1. The professor and researcher MILLER DUSSAN CALDERON, has a degree in Linguistics and Literature from the South Colombian University-USCO and has a Specialty in Judicial Institutions, Public Policy and Law from the National University of Colombia. DUSSAN CALDERON, also has a Masters in Educational and Social Development from the Pedagogical University, and both a Masters and a PhD in Education and Society with a rating of outstanding (cum laude), from the Autonomous University of Barcelona. He currently serves as professor of the USCO, a position he has held since 1993 teaching courses within the fields of Pedagogy, Epistemology, Philosophy, History of Education, Conflict Resolution and Counseling Educational Practices. He worked as a researcher at the Center for Educator Studies and Investigations CEID-FECODE and collaborates with the magazine “Education and Culture”, from which he orients the Pedagogical Movement. He was a faculty representative in the USCO´s Governing Council and has worked for the over-all quality of educational processes and for the well-being of the University community in general. In 1997 he served as the Vice-President of the USCO and was a major contributor to the proposal of the University Network for National Peace and Coexistence. He was involved as a researcher for seven years in the Inter-University Working Group for Adult Popular Education with colleagues from the Universities of Antioquia, Valle, Cauca and National Pedagogical University and worked on the team of researchers as part of an alliance between the Andes University, Colciencias, Harvard University, Red Prodepaz, Petroleum Foundation and the South Colombian University on the project “Empowerment of communities: Programs for development, peace and oil.” The work of Professor Dussan regarding the impacts and conflicts generated with Hydroelectric Dams is well known nationally and internationally and his studies and arguments have been published in books, magazines and websites and have been widespread in social and academic forums all over the world. As a result of his statements, denouncements and the social protests of the affected communities against the construction of the Quimbo Dam; the Comptroller General of the Republic, the National Anti-Corruption Unit and the new Unit of Crimes against the Environment of the Attorney General´s Office have monitored and researched the...

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Cajamarca, Peru: Brutale repressione delle proteste contro la megamineria

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Cajamarca, Peru: Brutale repressione delle proteste contro la megamineria

Di seguito, gli aggiornamenti sulla violenta repressione in corso in Cajamarca, Perù della protesta delle comunità che resistono contro il progetto di megamineria Conga. Tale repressione a già provocato la morte di 5 attivisti, numerosi feriti e arresti. Perú: Smisurata violenza poliziesca uccide un giovane a Bambamarca Il padre e leader ambientalista Marco Arana è stato aggredito (dalla polizia) mentre stava seduto su una panchina, e malgrado sia una persona conosciuta e rispettata. Si può immaginare come vengano trattati dalla polizia agli umili abitanti delle altre zone di Cajamarca. Il clima di violenza e aggressività poliziesca scatenatosi a Cajamarca ha fatto una nuova vittima: Joselito Vásquez Jambo, di 28 anni, è morto oggi per un colpo sparatogli in pieno petto nella provincia di Bambamarca. Joselito, che si dedicava al trasporto via terra sul percorso Bambamarca-Chota, lascia un bimbo di due anni; è stato colpito mentre stava correndo, secondo quanto hanno dichiarato i suoi familiari a   radio Coremarca. Originario de San Antonio Alto, Joselito è arrivato all’ospedale ancora vivo ma poi è deceduto per la gravità della ferita. Oggi ci sono stati numerosi scontri tra la popolazione di Bambamarca, che rifiuta il mega progetto minerario, e le forze di sicurezza che sono arrivate cercando di disperdere ad ogni costo le aggruppazioni di persone. Molti abitanti di questa località sono stati aggrediti malgrado camminassero pacificamente, ed altri sono stati attaccati con bombe lacrimogene solo per andare in giro in piccoli gruppi. Radio Charles di Bambamarca oggi ha dato notizia di molte azioni di provocazione poliziesca contro la popolazione civile indifesa e in attitudine pacifica. Oltre all’omicidio di Joselito sono state identificate sette persone ferite gravemente. Sono: Santos Lucano, Edgar Blanco, Aurelino Bustamante, Héctos Campos, Belermino Vásquez, Carmen Aguilar, Eladio Huamán e un membro dell’esercito. Santos Lucano è stato portato all’ospedale di Chota, gli altri all’ospedale di Bambamarca. Si ha anche notizia dell’esistenza di molti feriti nascosti nelle proprie case, che non si sono potuti recare all’ospedale perché sorpresi dall’inizio del coprifuoco. {pubblicato su Servindi il 4 luglio 2012} * * * Cajamarca, nonostante il coprifuoco la protesta continua Nonostante l’entrata in vigore del coprifuoco, sono proseguite ieri le proteste contro il mega progetto minerario ‘Conga’, nella regione settentrionale di Cajamarca, dove tre manifestanti sono stati arrestati dalle forze di polizia intervenute per disperdere un gruppo di attivisti. Tra questi c’è uno dei leader del movimento, l’ex sacerdote Marco Arana, dirigente del partito ambientalista Terra e libertà. Sono contrastanti le notizie diffuse sulle sue condizioni di detenzione in una stazione di polizia di Cajamarca. Arana ha sostenuto che gli agenti lo hanno picchiato mentre fonti governative citate dal quotidiano locale ‘El Comercio’ hanno assicurato che la “sua integrità fisica è stata rispettata” e che l’attivista potrebbe essere trasferito in un altro centro nelle prossime ore. Dopo le violente proteste di martedì, che si sono concluse con tre morti e una ventina di feriti, il governo di Lima ha decretato l’entrata in vigore di uno stato di emergenza, con una durata di 30 giorni, nelle provincie di Celendín, Hualgayoc e Cajamarca. Le manifestazioni sono cominciate più di otto mesi fa per bloccare il mega progetto di ‘Conga’, di un valore di circa 4,8 miliardi di dollari, gestito dall’azienda Yanacocha, filiale della statunitense Newmont. Alla fine del 2011 i detrattori del più grande investimento...

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Brutal repression of communities resistence against megamining project in Cajamarca, Peru

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Brutal repression of communities resistence against megamining project in Cajamarca, Peru

Update on the violent repression of communities protest against megamining project in Cajamarca, Peru that costed the lives of 5 activists, numerous injured and arrests. Fifth fatality in Cajamarca: police denied medical care José Antonio Sánchez Huamán (29) died this morning in a Cajamarcan hospital. He was shot by police forces during an anti-Conga protest in Celendín two days ago. This morning, he died from his injuries. The circumstances of his death are scandalous, and a violation of fundamental human rights. The victim was shot, the bullet penetrated his upper-neck. Together with other demonstrators the victim was arrested by the police and denied any medical care. Instead of bringing him to the local hospital in the city of Celendín, the detainees were put in a police car. They were brought to the city of Cajamarca, a four hour drive. There, they would be transported to Chiclayo, in Chiclayo protesters are being charged officially. Though, the victim was in critical condition when they arrived in Cajamarca. There, four hours later, the victim was brought to a hospital where he got in a coma. Two days later, on the fifth of July, he died in the morning. Today, at 6 pm, there was a memorial service in the San Francisco church at the main square in Cajamarca. The church was filled with mourning citizens, the service was peacefully and took little more than 1 hour. Leaving the church, the priest asked to ignore the police that had shown up in great numbers. Today, it also became clear that the lawyers of Marco Arana were abused at the police station; they were hit frequently while demanding the immediate release of the Father yesterday. In the early morning Marco Arana was set free, at 11 am he spoke to the press about the circumstances of his arrest. “I asked the police officers to stop hitting me, but they continued.” He added that “they knocked me to the ground, and kicked me from behind.” He asked that the violence and the police brutality would stop and demanded that operations at the mining zone would be suspended. The head of the Peruvian National Police, Raúl Salazar Salazar, said during a press conference that demonstrators were warned three times that they had to leave the square. According to him Marco Arana refused, than police officers decided to arrest him. “They were no intentions to do harm to Marco Arana”, he added. Different videos showing the arrest of Father Marco Arana contradict these statements. Police forces brutally, and without any warning, arrested him and mistreated the leader of the green party Tierra y Libertad. The Peruvian National Police will investigate the case. {published on Conga Europa on the 6 July 2012} * * * Again 1 protester killed – Indignation and solidarity all over Peru One day after three civilians were killed in the city of Celendín, during a manifestation against the Conga mining project, one protester was assassinated in Bambamarca. Joselito Vásquez Jambo, 28 years of age, died in the local hospital after he was shot in the chest. Bringing the total to 4 deaths. On the first day of the state of emergency, which was declared in the provinces Celendín, Cajamarca and Hualgayoc-Bambamarca, police occupied the main square in the city of Cajamarca. As people...

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Rio +20 – A failed Summit

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Rio +20 – A failed Summit

[by Giuseppe De Marzo for Il Manifesto of 22 June] Elusive, with no ambition, no concrete commitments and no funding. This is the future that we don’t want, but that they would like to impose. Rio minus 20, and nothing like Rio +20. The International Earth Summit gave birth to a final document that gave satisfaction only to big corporations that are responsible for environmental destruction. A victory for liberal governance and a defeat for all humanity. The frustration of Ban Ki Moon and the continous calls that felt on deaf ears have definitely certified the death of multilateralism on themes that are essential for everyone. And there are already others who start to bring back negationist arguments, saying that climate change is an invention and that the global economic crisis is caused by the social movements that have tried to block the freedom of markets. The climate of democracy looks more and more like the climate of the planet: awful. The limits are exceeded one after the other. The Earth does not take it anymore, neither does its children, impoverished and precarious. The anthropocentric radicalism of the capitalist model has reached its climax. The outcomes of World Summit on Sustainable Development are the ultimate proof of it. The official documents show the emptiness and indifference with which liberalism addresses social and environmental sustainability. Guiding a socio-ecological transition without any real commitment looks like an intolerable mockery, especially for the millions of victims affected by this hypocrisy. Repeated empty promises during twenty years of meetings and official encounters that invariably failed, but that were always well attended by the international bureaucracy. In the same way, the lobbying strategies of large NGO have failed, as they preferred to stay in the official conferences, ignoring the social movements and social realities that in recent years have courageously moved to build alternatives. International reformism also has failed, showing its complete sterility in front of the most serious crisis that humanity has ever faced. The classic forms of the politics are insufficient. In many cases, they are even accomplices of the work councils of banks and corporations. The left, excluding the Latin American left, gets out of Rio disintegrated, unable to understand the historical changes taking place and responsible for having given up its mission of emancipation. The financialisation of nature is the big business of tomorrow. The trojan horse is called the “green economy”. The last ground of cognitive capture is precisely this one, while so many people blindly rely on its healing powers, including different realities of environmentalism, now subordinated to a logic stating that there are no alternative to liberalism. Relying on the invisible hand of the market to allow the miracle of perfect allocation of resources, we are at the prehistory of the economic thought and at the darkest crisis of political thought. The social movements for environmental and social justice that have gathered in the People’s Summit constitute the last bulwark against the expansion of the capitalistic frontier. They are the ones who resist in every angle of the world, defending common goods, supporting agro-ecology, preventing privatisations, promoting forms of participatory and communitarian democracy, creating new tools and ecological indicators, fighting for the rights of workers and for industrial and energy conversion. Those social movements for environmental justice...

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Rio, Brazil: Killing of human rights defenders

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Rio, Brazil: Killing of human rights defenders

On 24 and 25 June 2012 the bodies of human rights defenders Mr Almir Nogueira de Amorim and Mr João Luiz Telles Penetra were found following their disappearance on 23 June 2012. Almir Nogueira de Amorim and João Luiz Telles Penetra, or “Pituca” as he was known, were both leaders of the Associação Homens do Mar – AHOMAR (Association of Sea Men) which was set up in 2009 to defend the rights of the fisher-folk working in Rio de Janeiro, and particularly those affected by the construction of a gas pipeline for Petrobras. Since the founding of the organisation its members have reported being subjected to death threats, physical attacks and killings. According to AHOMAR’s members, the attacks are perpetrated by people linked to death squads, security guards hired by the companies in charge of building pipelines and militias operating in the region. On the afternoon of 25 June 2012, João Luiz Telles Penetra’s body was found on the banks of Guanabara Bay by employees of a shipyard. The fisherman’s corpse was bound at his hands and feet by rope. The previous day, at around midday, the body of Almir Nogueira de Amorim was found tied to his boat. He had bruises on his neck and the boat had several holes in the hull. On 22 June 2012, at approximately 4:00pm, Almir Nogueira de Amorim went to João Luiz Telles Penetra’s home in Ilha de Paquetá, a neighbourhood in Rio de Janeiro, to collect him to go fishing. It is common practice for fishermen in the region to go at that time and return late at night or early the following day. When they had not returned by the following day, local fishermen and fire fighters began a search of the Guanabara Bay. Almir Nogueira de Amorim was a founding member and vocal activist of AHOMAR. João Luiz Telles Penetra was the leader of the association in Ilha de Paquetá and had been a key figure in a new campaign launched by the organisation. He led the struggle against Petrobras’ construction plans in Guaxindiba river, located within the Área de Proteção Ambiental Guapimirim (Environmental Protected Area of Guapimirim). The oil company wants to deepen the river to create a waterway, which would eliminate any possibility of fishing in these waters. Almir Nogueira de Amorim and João Luiz Telles Penetra are not the first members of AHOMAR to be murdered. On 19 January 2010, fisherman and human rights defender Marcio Amaro was assassinated one day after a demonstration organised by AHOMAR took place in front of the Petrobras headquarters in downtown Rio de Janeiro. Prior to his killing Marcio Amaro had filed a formal complaint concerning the presence of unlawfully armed men in Petrobras construction sites in Guanabara Bay. On 22 May 2009 Paulo César dos Santos Souza, former treasurer of the association, was killed in front of his wife and children after being shot in the head five times. The crime occurred six hours after a government inspection decided to stop the pipeline construction due to irregularities. To date no one has been brought to justice for these killings. The president of AHOMAR Mr Alexandre Anderson de Souza, has been under the National Protection Programme for Human Rights Defenders for the past three years. However he, and his family,...

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Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile”

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Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile”

Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile. Speculazioni e resistenze sociali a Roma. 5 casi di conflitto ambientale” CONFERENZA STAMPA _ {Lancio della pubblicazione} CAPITALE IMMOBILE _ {Speculazioni e resistenze sociali a Roma 5 casi di conflitto ambientale} ROMA _ martedì 3 luglio / ore 11.30 _ Sala del Carroccio Campidoglio _ La pubblicazione descrive e documenta 5 casi di conflitto socio-ambientale ubicati nella zona urbana di Roma, ed inerenti aspetti diversi della gestione del territorio: mobilita’, infrastrutture, edilizia, riqualificazione urbana, inquinamento e contaminazione. Nella stesura della mappatura sono stati recepiti gli studi esistenti realizzati da centri di ricerca, universita’, enti pubblici etc. prevedendo inoltre il coinvolgimento in via diretta dei comitati locali nati attorno ai singoli casi di conflitto socioambientale. In tal senso, la pubblicazione ha un duplice obiettivo: richiamare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sui casi descritti e elaborare uno strumento divulgativo che raccolga e sistematizzi le informazioni esistenti su ogni singolo conflitto rendendole accessibili ad un ampio bacino di utenza. COMUNICATO STAMPA INTERVENGONO: _ Andrea Alzetta – Consigliere Comunale Roma in Action _ Marica Di Pierri – presidente CDCA _ Gabriele Contenti – ricercatore cooperativa l’Arancia _ Valentina Vivona – ricercatrice CDCA Intervengono inoltre i rappresentanti dei comitati: _ Comitato No Masterplan di Torbellamonaca, Comitato Aereoporto di Ciampino, Comitato “no al corridoio per la metropolitana leggera”, Coordinamento comitati No PUP, Comitato Bambini senza Onde * * * Una pubblicazione di: _ Cooperativa Sociale L’Arancia e CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali * * * Realizzata nell’ambito del progetto: _ Libro Bianco su Conflitti socio-ambientali e Buone pratiche nel Comune di Roma _ Finanziato da: “Dipartimento tutela Ambiente e del verde -protezione civile” – con D.D. 2796 del 31.12.2010 di Roma Capitale * * * Ricerche e redazione schede a cura di: _ Gabriele Contenti / Cooperativa Sociale l’Arancia _ Valentina Vivona / CDCA * * * Coordinamento pubblicazione: _ Marica Di Pierri – Presidente CDCA / Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali * * * Con il contributo di: _ Angela D’Alessandro / Società Cooperativa Stand Up * * * Foto di: _ Ruggero Delfini / http://rogerodelfini.viewbook.com * * * Editing e stampa a cura di: _ Wolf soluzioni digitali Soc.Coop.a r.l. * * * SCARICA LA PUBBLICAZIONE * * * Info e contatti: _ Marica Di Pierri _ +39.348.6861204 _...

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