CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Colombia: Solidarity with Asoquimbo spokesman

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Colombia: Solidarity with Asoquimbo spokesman

We forward the international call in solidarity with Miller Armin Dussan Calderón, ASOQUIMBO spokesman, struggler in defence of the the Quimbo territories against the ENEL hydroelectric project “El Quimbo”, investigated by the Huila Regional Procuration for its commitment with the affected communities. Call for action in solidarity with Miller Armin Dussan Calderón President of the Republic of Colombia Juan Manuel Santos Calderón. Issue: {Urgent Action for the protection of Professor and Investigator of the South Colombian University (USCO) MILLER ARMIN DUSSAN CALDERON} This is an early warning of the situation of vulnerability and risk off human rights violations of the organized civilian population and the academic scholars dedicated to research related to environmental conflicts in Colombia. The different research groups, unions, human rights advocates, educators, academics, researchers, national and international scientists and the undersigned wish to express our concern, support and solidarity with the educator, social researcher and leader of the USCO MILLER ARMIN DUSSAN CALDERON, who on May 28th the Regional Attorney General´s Office of Huila opened an investigation against. The context of this early warning and urgent action is based on the following facts: 1. The professor and researcher MILLER DUSSAN CALDERON, has a degree in Linguistics and Literature from the South Colombian University-USCO and has a Specialty in Judicial Institutions, Public Policy and Law from the National University of Colombia. DUSSAN CALDERON, also has a Masters in Educational and Social Development from the Pedagogical University, and both a Masters and a PhD in Education and Society with a rating of outstanding (cum laude), from the Autonomous University of Barcelona. He currently serves as professor of the USCO, a position he has held since 1993 teaching courses within the fields of Pedagogy, Epistemology, Philosophy, History of Education, Conflict Resolution and Counseling Educational Practices. He worked as a researcher at the Center for Educator Studies and Investigations CEID-FECODE and collaborates with the magazine “Education and Culture”, from which he orients the Pedagogical Movement. He was a faculty representative in the USCO´s Governing Council and has worked for the over-all quality of educational processes and for the well-being of the University community in general. In 1997 he served as the Vice-President of the USCO and was a major contributor to the proposal of the University Network for National Peace and Coexistence. He was involved as a researcher for seven years in the Inter-University Working Group for Adult Popular Education with colleagues from the Universities of Antioquia, Valle, Cauca and National Pedagogical University and worked on the team of researchers as part of an alliance between the Andes University, Colciencias, Harvard University, Red Prodepaz, Petroleum Foundation and the South Colombian University on the project “Empowerment of communities: Programs for development, peace and oil.” The work of Professor Dussan regarding the impacts and conflicts generated with Hydroelectric Dams is well known nationally and internationally and his studies and arguments have been published in books, magazines and websites and have been widespread in social and academic forums all over the world. As a result of his statements, denouncements and the social protests of the affected communities against the construction of the Quimbo Dam; the Comptroller General of the Republic, the National Anti-Corruption Unit and the new Unit of Crimes against the Environment of the Attorney General´s Office have monitored and researched the...

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Cajamarca, Peru: Brutale repressione delle proteste contro la megamineria

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Cajamarca, Peru: Brutale repressione delle proteste contro la megamineria

Di seguito, gli aggiornamenti sulla violenta repressione in corso in Cajamarca, Perù della protesta delle comunità che resistono contro il progetto di megamineria Conga. Tale repressione a già provocato la morte di 5 attivisti, numerosi feriti e arresti. Perú: Smisurata violenza poliziesca uccide un giovane a Bambamarca Il padre e leader ambientalista Marco Arana è stato aggredito (dalla polizia) mentre stava seduto su una panchina, e malgrado sia una persona conosciuta e rispettata. Si può immaginare come vengano trattati dalla polizia agli umili abitanti delle altre zone di Cajamarca. Il clima di violenza e aggressività poliziesca scatenatosi a Cajamarca ha fatto una nuova vittima: Joselito Vásquez Jambo, di 28 anni, è morto oggi per un colpo sparatogli in pieno petto nella provincia di Bambamarca. Joselito, che si dedicava al trasporto via terra sul percorso Bambamarca-Chota, lascia un bimbo di due anni; è stato colpito mentre stava correndo, secondo quanto hanno dichiarato i suoi familiari a   radio Coremarca. Originario de San Antonio Alto, Joselito è arrivato all’ospedale ancora vivo ma poi è deceduto per la gravità della ferita. Oggi ci sono stati numerosi scontri tra la popolazione di Bambamarca, che rifiuta il mega progetto minerario, e le forze di sicurezza che sono arrivate cercando di disperdere ad ogni costo le aggruppazioni di persone. Molti abitanti di questa località sono stati aggrediti malgrado camminassero pacificamente, ed altri sono stati attaccati con bombe lacrimogene solo per andare in giro in piccoli gruppi. Radio Charles di Bambamarca oggi ha dato notizia di molte azioni di provocazione poliziesca contro la popolazione civile indifesa e in attitudine pacifica. Oltre all’omicidio di Joselito sono state identificate sette persone ferite gravemente. Sono: Santos Lucano, Edgar Blanco, Aurelino Bustamante, Héctos Campos, Belermino Vásquez, Carmen Aguilar, Eladio Huamán e un membro dell’esercito. Santos Lucano è stato portato all’ospedale di Chota, gli altri all’ospedale di Bambamarca. Si ha anche notizia dell’esistenza di molti feriti nascosti nelle proprie case, che non si sono potuti recare all’ospedale perché sorpresi dall’inizio del coprifuoco. {pubblicato su Servindi il 4 luglio 2012} * * * Cajamarca, nonostante il coprifuoco la protesta continua Nonostante l’entrata in vigore del coprifuoco, sono proseguite ieri le proteste contro il mega progetto minerario ‘Conga’, nella regione settentrionale di Cajamarca, dove tre manifestanti sono stati arrestati dalle forze di polizia intervenute per disperdere un gruppo di attivisti. Tra questi c’è uno dei leader del movimento, l’ex sacerdote Marco Arana, dirigente del partito ambientalista Terra e libertà. Sono contrastanti le notizie diffuse sulle sue condizioni di detenzione in una stazione di polizia di Cajamarca. Arana ha sostenuto che gli agenti lo hanno picchiato mentre fonti governative citate dal quotidiano locale ‘El Comercio’ hanno assicurato che la “sua integrità fisica è stata rispettata” e che l’attivista potrebbe essere trasferito in un altro centro nelle prossime ore. Dopo le violente proteste di martedì, che si sono concluse con tre morti e una ventina di feriti, il governo di Lima ha decretato l’entrata in vigore di uno stato di emergenza, con una durata di 30 giorni, nelle provincie di Celendín, Hualgayoc e Cajamarca. Le manifestazioni sono cominciate più di otto mesi fa per bloccare il mega progetto di ‘Conga’, di un valore di circa 4,8 miliardi di dollari, gestito dall’azienda Yanacocha, filiale della statunitense Newmont. Alla fine del 2011 i detrattori del più grande investimento...

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Brutal repression of communities resistence against megamining project in Cajamarca, Peru

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Brutal repression of communities resistence against megamining project in Cajamarca, Peru

Update on the violent repression of communities protest against megamining project in Cajamarca, Peru that costed the lives of 5 activists, numerous injured and arrests. Fifth fatality in Cajamarca: police denied medical care José Antonio Sánchez Huamán (29) died this morning in a Cajamarcan hospital. He was shot by police forces during an anti-Conga protest in Celendín two days ago. This morning, he died from his injuries. The circumstances of his death are scandalous, and a violation of fundamental human rights. The victim was shot, the bullet penetrated his upper-neck. Together with other demonstrators the victim was arrested by the police and denied any medical care. Instead of bringing him to the local hospital in the city of Celendín, the detainees were put in a police car. They were brought to the city of Cajamarca, a four hour drive. There, they would be transported to Chiclayo, in Chiclayo protesters are being charged officially. Though, the victim was in critical condition when they arrived in Cajamarca. There, four hours later, the victim was brought to a hospital where he got in a coma. Two days later, on the fifth of July, he died in the morning. Today, at 6 pm, there was a memorial service in the San Francisco church at the main square in Cajamarca. The church was filled with mourning citizens, the service was peacefully and took little more than 1 hour. Leaving the church, the priest asked to ignore the police that had shown up in great numbers. Today, it also became clear that the lawyers of Marco Arana were abused at the police station; they were hit frequently while demanding the immediate release of the Father yesterday. In the early morning Marco Arana was set free, at 11 am he spoke to the press about the circumstances of his arrest. “I asked the police officers to stop hitting me, but they continued.” He added that “they knocked me to the ground, and kicked me from behind.” He asked that the violence and the police brutality would stop and demanded that operations at the mining zone would be suspended. The head of the Peruvian National Police, Raúl Salazar Salazar, said during a press conference that demonstrators were warned three times that they had to leave the square. According to him Marco Arana refused, than police officers decided to arrest him. “They were no intentions to do harm to Marco Arana”, he added. Different videos showing the arrest of Father Marco Arana contradict these statements. Police forces brutally, and without any warning, arrested him and mistreated the leader of the green party Tierra y Libertad. The Peruvian National Police will investigate the case. {published on Conga Europa on the 6 July 2012} * * * Again 1 protester killed – Indignation and solidarity all over Peru One day after three civilians were killed in the city of Celendín, during a manifestation against the Conga mining project, one protester was assassinated in Bambamarca. Joselito Vásquez Jambo, 28 years of age, died in the local hospital after he was shot in the chest. Bringing the total to 4 deaths. On the first day of the state of emergency, which was declared in the provinces Celendín, Cajamarca and Hualgayoc-Bambamarca, police occupied the main square in the city of Cajamarca. As people...

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Rio +20 – A failed Summit

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Rio +20 – A failed Summit

[by Giuseppe De Marzo for Il Manifesto of 22 June] Elusive, with no ambition, no concrete commitments and no funding. This is the future that we don’t want, but that they would like to impose. Rio minus 20, and nothing like Rio +20. The International Earth Summit gave birth to a final document that gave satisfaction only to big corporations that are responsible for environmental destruction. A victory for liberal governance and a defeat for all humanity. The frustration of Ban Ki Moon and the continous calls that felt on deaf ears have definitely certified the death of multilateralism on themes that are essential for everyone. And there are already others who start to bring back negationist arguments, saying that climate change is an invention and that the global economic crisis is caused by the social movements that have tried to block the freedom of markets. The climate of democracy looks more and more like the climate of the planet: awful. The limits are exceeded one after the other. The Earth does not take it anymore, neither does its children, impoverished and precarious. The anthropocentric radicalism of the capitalist model has reached its climax. The outcomes of World Summit on Sustainable Development are the ultimate proof of it. The official documents show the emptiness and indifference with which liberalism addresses social and environmental sustainability. Guiding a socio-ecological transition without any real commitment looks like an intolerable mockery, especially for the millions of victims affected by this hypocrisy. Repeated empty promises during twenty years of meetings and official encounters that invariably failed, but that were always well attended by the international bureaucracy. In the same way, the lobbying strategies of large NGO have failed, as they preferred to stay in the official conferences, ignoring the social movements and social realities that in recent years have courageously moved to build alternatives. International reformism also has failed, showing its complete sterility in front of the most serious crisis that humanity has ever faced. The classic forms of the politics are insufficient. In many cases, they are even accomplices of the work councils of banks and corporations. The left, excluding the Latin American left, gets out of Rio disintegrated, unable to understand the historical changes taking place and responsible for having given up its mission of emancipation. The financialisation of nature is the big business of tomorrow. The trojan horse is called the “green economy”. The last ground of cognitive capture is precisely this one, while so many people blindly rely on its healing powers, including different realities of environmentalism, now subordinated to a logic stating that there are no alternative to liberalism. Relying on the invisible hand of the market to allow the miracle of perfect allocation of resources, we are at the prehistory of the economic thought and at the darkest crisis of political thought. The social movements for environmental and social justice that have gathered in the People’s Summit constitute the last bulwark against the expansion of the capitalistic frontier. They are the ones who resist in every angle of the world, defending common goods, supporting agro-ecology, preventing privatisations, promoting forms of participatory and communitarian democracy, creating new tools and ecological indicators, fighting for the rights of workers and for industrial and energy conversion. Those social movements for environmental justice...

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Rio, Brazil: Killing of human rights defenders

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Rio, Brazil: Killing of human rights defenders

On 24 and 25 June 2012 the bodies of human rights defenders Mr Almir Nogueira de Amorim and Mr João Luiz Telles Penetra were found following their disappearance on 23 June 2012. Almir Nogueira de Amorim and João Luiz Telles Penetra, or “Pituca” as he was known, were both leaders of the Associação Homens do Mar – AHOMAR (Association of Sea Men) which was set up in 2009 to defend the rights of the fisher-folk working in Rio de Janeiro, and particularly those affected by the construction of a gas pipeline for Petrobras. Since the founding of the organisation its members have reported being subjected to death threats, physical attacks and killings. According to AHOMAR’s members, the attacks are perpetrated by people linked to death squads, security guards hired by the companies in charge of building pipelines and militias operating in the region. On the afternoon of 25 June 2012, João Luiz Telles Penetra’s body was found on the banks of Guanabara Bay by employees of a shipyard. The fisherman’s corpse was bound at his hands and feet by rope. The previous day, at around midday, the body of Almir Nogueira de Amorim was found tied to his boat. He had bruises on his neck and the boat had several holes in the hull. On 22 June 2012, at approximately 4:00pm, Almir Nogueira de Amorim went to João Luiz Telles Penetra’s home in Ilha de Paquetá, a neighbourhood in Rio de Janeiro, to collect him to go fishing. It is common practice for fishermen in the region to go at that time and return late at night or early the following day. When they had not returned by the following day, local fishermen and fire fighters began a search of the Guanabara Bay. Almir Nogueira de Amorim was a founding member and vocal activist of AHOMAR. João Luiz Telles Penetra was the leader of the association in Ilha de Paquetá and had been a key figure in a new campaign launched by the organisation. He led the struggle against Petrobras’ construction plans in Guaxindiba river, located within the Área de Proteção Ambiental Guapimirim (Environmental Protected Area of Guapimirim). The oil company wants to deepen the river to create a waterway, which would eliminate any possibility of fishing in these waters. Almir Nogueira de Amorim and João Luiz Telles Penetra are not the first members of AHOMAR to be murdered. On 19 January 2010, fisherman and human rights defender Marcio Amaro was assassinated one day after a demonstration organised by AHOMAR took place in front of the Petrobras headquarters in downtown Rio de Janeiro. Prior to his killing Marcio Amaro had filed a formal complaint concerning the presence of unlawfully armed men in Petrobras construction sites in Guanabara Bay. On 22 May 2009 Paulo César dos Santos Souza, former treasurer of the association, was killed in front of his wife and children after being shot in the head five times. The crime occurred six hours after a government inspection decided to stop the pipeline construction due to irregularities. To date no one has been brought to justice for these killings. The president of AHOMAR Mr Alexandre Anderson de Souza, has been under the National Protection Programme for Human Rights Defenders for the past three years. However he, and his family,...

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Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile”

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Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile”

Lancio della pubblicazione “Capitale Immobile. Speculazioni e resistenze sociali a Roma. 5 casi di conflitto ambientale” CONFERENZA STAMPA _ {Lancio della pubblicazione} CAPITALE IMMOBILE _ {Speculazioni e resistenze sociali a Roma 5 casi di conflitto ambientale} ROMA _ martedì 3 luglio / ore 11.30 _ Sala del Carroccio Campidoglio _ La pubblicazione descrive e documenta 5 casi di conflitto socio-ambientale ubicati nella zona urbana di Roma, ed inerenti aspetti diversi della gestione del territorio: mobilita’, infrastrutture, edilizia, riqualificazione urbana, inquinamento e contaminazione. Nella stesura della mappatura sono stati recepiti gli studi esistenti realizzati da centri di ricerca, universita’, enti pubblici etc. prevedendo inoltre il coinvolgimento in via diretta dei comitati locali nati attorno ai singoli casi di conflitto socioambientale. In tal senso, la pubblicazione ha un duplice obiettivo: richiamare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sui casi descritti e elaborare uno strumento divulgativo che raccolga e sistematizzi le informazioni esistenti su ogni singolo conflitto rendendole accessibili ad un ampio bacino di utenza. COMUNICATO STAMPA INTERVENGONO: _ Andrea Alzetta – Consigliere Comunale Roma in Action _ Marica Di Pierri – presidente CDCA _ Gabriele Contenti – ricercatore cooperativa l’Arancia _ Valentina Vivona – ricercatrice CDCA Intervengono inoltre i rappresentanti dei comitati: _ Comitato No Masterplan di Torbellamonaca, Comitato Aereoporto di Ciampino, Comitato “no al corridoio per la metropolitana leggera”, Coordinamento comitati No PUP, Comitato Bambini senza Onde * * * Una pubblicazione di: _ Cooperativa Sociale L’Arancia e CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali * * * Realizzata nell’ambito del progetto: _ Libro Bianco su Conflitti socio-ambientali e Buone pratiche nel Comune di Roma _ Finanziato da: “Dipartimento tutela Ambiente e del verde -protezione civile” – con D.D. 2796 del 31.12.2010 di Roma Capitale * * * Ricerche e redazione schede a cura di: _ Gabriele Contenti / Cooperativa Sociale l’Arancia _ Valentina Vivona / CDCA * * * Coordinamento pubblicazione: _ Marica Di Pierri – Presidente CDCA / Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali * * * Con il contributo di: _ Angela D’Alessandro / Società Cooperativa Stand Up * * * Foto di: _ Ruggero Delfini / http://rogerodelfini.viewbook.com * * * Editing e stampa a cura di: _ Wolf soluzioni digitali Soc.Coop.a r.l. * * * SCARICA LA PUBBLICAZIONE * * * Info e contatti: _ Marica Di Pierri _ +39.348.6861204 _...

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Launch of CDCA’s new pubblication “Capitale Immobile”

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Launch of CDCA’s new pubblication “Capitale Immobile”

Launch of the publication “Capitale Immobile. Speculazioni e resistenze sociali a Roma. 5 casi di conflitto ambientale” PRESS CONFERENCE _ {Launch of the publication} CAPITALE IMMOBILE {Speculazioni e resistenze sociali a Roma 5 casi di conflitto ambientale} ROME tuesday, 3rd of July / 11.30 am Carroccio room, City Hall, Campidoglio The publication describes and documents 5 socio-environmental conflicts in the Roman urban area and their related charateristics in terms of transport, infrastructures, buildings, urban requalification, contamination and pollution. The publication gathers both researchs from research centres, universities, local authorities, etc. and the direct contributions of local committees involved in those specific conflicts. In that sense, the publication has a double objective: to call the attention of the media and the public opinion on those cases and to elaborate a tool for dissemination gathering and systematizing existing information regarding those cases so to ease the access to information of a larger public. ITALIAN PRESS RELEASE SPEAKERS: _ Andrea Alzetta – City councellor _ Marica Di Pierri – CDCA president _ Gabriele Contenti – researcher cooperativa l’Arancia _ Valentina Vivona – researcher CDCA * * * A publication by: _ Cooperativa Sociale L’Arancia, and _ CDCA – Documentation Centre on Environmental Conflicts * * * Realized through the project: _ Libro Bianco su Conflitti socio-ambientali e Buone pratiche nel Comune di Roma _ Funded by: “Dipartimento tutela Ambiente e del verde -protezione civile” – con D.D. 2796 del 31.12.2010 di Roma Capitale * * * Research and Production: _ Gabriele Contenti / Cooperativa Sociale l’Arancia _ Valentina Vivona / CDCA * * * Publication Coordination : _ Marica Di Pierri – CDCA President * * * With the contribution of: _ Angela D’Alessandro / Società Cooperativa Stand Up * * * Photo by: _ Ruggero Delfini / http://rogerodelfini.viewbook.com * * * Editing and printed by: _ Wolf soluzioni digitali Soc.Coop.a r.l. * * * DOWNLOAD THE PUBLICATION * * * Info and contact: _ Marica Di Pierri _ +39.348.6861204 _...

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Diari da Rio+20, Giuseppe De Marzo, L’Unità

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Diari da Rio+20, Giuseppe De Marzo, L’Unità

Big killer. Il grande assassino. Lo chiamano così gli scienziati dell’Ocse che hanno studiato gli effetti dell’inquinamento planetario. Di seguito i diari da Rio+20 sull’Unità, di Giuseppe De Marzo, portavoce dell’associazione A Sud e direttore scientifico del CDCA L’aria inquinata sarà il Big killer dei prossimi 30 anni [{di Giuseppe De Marzo su l’Unità del 14 giugno}] Big killer. Il grande assassino. Lo chiamano così gli scienziati dell’Ocse che hanno studiato gli effetti dell’inquinamento planetario. Il più letale assassino al mondo nei prossimi trenta anni sarà l’aria inquinata. Mieterà 3,6 milioni di esseri umani all’anno. Già adesso è di circa un milione il bilancio delle vittime per malattie causate dall’aria sporcata da attività industriali inquinanti. Il rapporto OCSE sottolinea come da qui in avanti il numero di morti supererà quelle legate alla mancanza di servizi igienici e di acqua. Nei prossimi trenta anni la scienza non ha dubbi su quelli che saranno gli effetti per salute dei cittadini del pianeta se non si cambierà immediatamente rotta. Appena il 2% della popolazione che vive nella grandi città potrà sperare di non ammalarsi. Solo questa piccolissima parte della popolazione mondiale respira concentrazioni di pm10 inferiori ai 20 microgrammi per metro cubo, indicata come soglia limite. Per il 70% della popolazione che vive nelle città invece il futuro è nerissimo. La cifra di pm10 è di oltre 70 microgrammi e tenderà a crescere nei prossimi anni. La mannaia dell’inquinamento non risparmierà nessuno. I morti in Asia saranno maggiori, ma anche l’occidente vivrà l’emergenza, a partire soprattutto dalla popolazione anziana. I morti per l’innalzamento del livello di ozono nelle città saliranno da 385 a 800 mila ogni anno. Anche il livello di ossido di zolfo e di azoto è destinato ad aumentare del 90 e del 50%. Il rapporto Ocse lancia l’allarme anche sulla perdita della biodiversità causata dall’aumento dei gas serra e dall’aumento del consumo di acqua. Simon Upton, direttore della sezione ambiente dell’Ocse, parla di problemi connessi tra loro che “non possono essere risolti uno alla volta”. Abbiamo bisogno di politiche che analizzino e rispondano in modo multidimensionale e interconnesso. I drammatici dati del rapporto sembrano non turbare i sonni della politica, grande assente qui a Rio de Janeiro nel dibattito mondiale sul futuro del pianeta e sulle alternative al modello liberista ed alla debitocrazia. G. D. M. *** Il mondo ci guarda Ma il summit sul clima è disertato dai Grandi: Hollande sì, Merkel no [{di Giuseppe De Marzo sul l’Unità del 16 giugno}] «Dobbiamo accelerare il lavoro. Abbiamo solo tre giorni per farlo, altrimenti falliremo. Abbiamo una grande responsabilità sulle nostre spalle. Il mondo intero ci guarda». Queste le parole del segretario generale della conferenza di Rio+20, nonché sottosegretario generale per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite Sha Zukang, che ha aperto l’ultima tornata negoziale preparatoria prima dell’incontro finale che si terrà dal 20 al 22 giugno. «Il futuro che vogliamo», è il documento su cui da mesi stanno lavorando le delegazioni governative ed i major groups, multinazionali, sindacati ed ong. Gli sforzi di mediazione hanno prodotto un documento rimaneggiato rispetto alle intenzioni iniziali. Il potere delle corporations, gli enormi interessi economici e l’assenza della politica hanno fatto si che dei 312 paragrafi iniziali solo su 70 si trovasse un accordo. L’agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite...

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Rio+20 – Un Summit fallimentare

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Rio+20 – Un Summit fallimentare

[di Giuseppe De Marzo su il Manifesto del 22 giugno] Vago, senza ambizioni, impegni concreti e finanziamenti. Questo è il futuro che non vogliamo, ma che vorrebbero imporre. Rio meno 20, altro che Rio+20. La conferenza mondiale sulla Terra ha partorito un documento finale che fa contenti solo le grandi corporations responsabili della distruzione ambientale. Una vittoria per la governance liberista ed una sconfitta per tutta l’umanità. La frustrazione di Ban Ki Moon ed i continui appelli caduti nel vuoto, certificano definitivamente la morte del multilateralismo sui temi fondamentali per tutti. E c’è già chi inizia a ritirare fuori le tesi negazioniste, affermando che i cambiamenti climatici sono un’invenzione e che la crisi economica mondiale è causata dai movimenti colpevoli di bloccare la libertà dei mercati. Il clima della democrazia assomiglia sempre di più a quello del pianeta: pessimo. I limiti stanno saltando uno dopo l’altro. La terra non ce la fa più, come i suoi figli, impoveriti e precari. Il radicalismo antropocentrico del modello capitalista è arrivato al suo acme. Gli esiti del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile ne sono la prova finale. I documenti ufficiali esprimono la vacuità ed il disinteresse con cui il liberismo affronta la sostenibilità sociale ed ambientale. Guidare una transizione socio ecologica senza nessun impegno concreto equivale ad una presa in giro insopportabile, specie per le milioni di vittime colpite da questa ipocrisia. Promesse vane ripetute in venti anni di meeting ed incontri ufficiali puntualmente falliti, ma sempre molto partecipati dalla burocrazia internazionale. Così come falliscono le strategie di lobbying delle grandi ong che hanno preferito stare nelle conferenze ufficiali, ignorando i movimenti e le realtà sociali che in questi anni si sono coraggiosamente messe in marcia per costruire l’alternativa. Fallisce anche il riformismo internazionale, dimostrando la sua completa sterilità di fronte alla crisi più grave che l’umanità abbia mai affrontato. Le forme classiche della politica sono insufficienti. In molti casi sono addirittura complici dei comitati di affari di banche e multinazionali. La sinistra, se si esclude quella latinoamericana, esce disintegrata da Rio, incapace di comprendere i mutamenti epocali in atto e colpevole di aver rinunciato alla sua missione emancipatrice. La finanziarizzazione della natura è il grande business del domani. Il cavallo di troia si chiama “green economy”. L’ultimo terreno di cattura cognitiva è proprio questo, nel cui potere taumaturgico confidano acriticamente in tanti, incluso diverse realtà dell’ambientalismo, ormai subalterne alla logica per la quale non esistono alternative possibili al liberismo. Affidarsi alla mano invisibile del mercato per consentire il miracolo della perfetta allocazione delle risorse. Siamo alla preistoria del pensiero economico ed alla crisi più nera del pensiero politico. Sono i movimenti per la giustizia ambientale e sociale, quelli riuniti nella cupola dei popoli, a costituire l’ultimo argine all’espansione della frontiera capitalista. Sono loro a resistere in tutti i territori del globo, a difendere i beni comuni, sostenere l’agroecologia, impedire le privatizzazioni, promuovere forme di democrazia partecipata e comunitaria, creare nuovi strumenti e indicatori ecologici, lottare per la difesa dei diritti dei lavoratori e per la riconversione industriale ed energetica. Sono i movimenti per la giustizia ambientale che indicano la necessità urgente di costruire non solo un altro modello economico bensì un nuovo paradigma di civilizzazione, una nuova etica. Per avanzare, oltre che resistere, abbiamo bisogno di una relazione nuova tra giustizia...

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L’alternativa ecologista

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L’alternativa ecologista

[da Rio de Janeiro, Marica Di Pierri su il Manifesto del 22 giugno] Dopo giorni di inutili negoziazioni il documento finale è arrivato. La montagna ha partorito un topolino, perdipiù rachitico. Le previsioni grigie della vigilia hanno lasciato il posto alla nera conferma di un fallimento tanto atteso quanto totale. Un documento che per essere approvato ha rinunciato a tutti i punti su cui non è stato possibile trovare consenso, accontentandosi di un testo definito “senza sostanza né ambizione”. Nessun impegno concreto, nessun imperativo. Un trionfo di condizionali e di vaghezza che ha fatto guadagnare al Summit Onu il significativo soprannome di Rio -20. Nei due km di campus del Summit dei popoli per la Giustizia Ambientale e Sociale, allestiti di fronte alla spiaggia di Aterro do Flamengo, la notizia è accolta senza sorpresa. Non stupisce nessuno la conferma dell’inadeguatezza, quella della politica, ormai sussunta dagli interessi economici e finanziari, a far fronte a una emergenza che è sotto gli occhi di tutti. Nei tendoni gremiti di persone, negli oltre 1200 panel autorganizzati, attivisti arrivati da tutti i continenti discutono di alternative reali, in marcia da anni in molti paesi con l’obiettivo di ricostruire un paradigma di civilizzazione nuovo. Il punto di partenza: la consapevolezza che quello attuale è entrato in una crisi profonda. Una crisi verticale che oltre al modello di sviluppo ci spinge a dover ricostruire un senso nuovo, nel campo dell’etica e delle relazioni sociali, prima ancora che delle relazioni economiche. A sedersi attorno al tavolo, nell’assemblea affollatissima di ieri mattina, organizzata dall’associazione italiana A Sud, alcuni dei pensatori che da decenni accompagnano e ispirano il cammino dei movimenti sociali. Il tema: la giusta sostenibilità e la democratizzazione dello sviluppo come condizioni per la costruzione di un paradigma nuovo. Boaventura de Sousa Santos è il sociologo portoghese tra i maggiori teorici del Forum Sociale Mondiale. Dall’università di Coimbra, ha messo nero su bianco e sistematizzato molti dei contenuti emersi nel cammino dei movimenti negli ultimi anni. Secondo de Sousa “A Riocentro (dove si tiene il vertice ufficiale, ndr) i negoziatori discutono di come costruire l’ennesimo cavallo di troia, la cortina fumogena di turno, che hanno chiamato Green Economy. Ma non è possibile risolvere i problemi generati dal capitalismo con più capitalismo: la necessità è quella di rendere plurali le forme di economia come le forme di democrazia. Economia pubblica, privata, sociale, cooperativa, solidaria. Democrazia rappresentantiva, partecipativa e comunitaria. Giacchè la risposta non è né può essere una sola”. In questo senso, continua de Sousa “l’unico modo di stimolare un cambiamento vero è partire dalla società civile. Le piazze e le strade sono ormai l’unico luogo pubblico non colonizzato dal capitale finanziario: la sfera dei valori politici, in teoria non vendibili e non comprabili, si è fusa alla sfera dei valori economici. Oggi tutto si compra e si vende”. Da qui la necessità, richiamata più volte nelle discussioni di questi giorni, di lavorare alla costruzione di forme concrete di articolazione dal basso. Al tavolo anche Joan Martinez Alier, uno dei padri dell’economia ecologica, che da anni lavora per mettere in relazione il mondo accademico con le organizzazioni sociali che operano sul campo. Alier ha avvertito: “Il tentativo in corso di dare un valore di mercato ai servizi forniti gratuitamente dalla natura è la strada sbagliata di affrontare...

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