Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Stop al geocidio
Appello verso Rio+20 Siamo alla vigilia di un altro importante appuntamento per salvare il pianeta terra: ”RIO+20”, che si terrà a Rio dal 20 al 25 giugno 2012.Nel 1992 infatti l’ONU aveva convocato a Rio de Janeiro una Conferenza sul Pianeta Terra. Purtroppo alle tante speranze suscitate sono seguiti vent’anni di amare delusioni che hanno portato all’attuale e grave crisi ecologica. Particolarmente amari i fallimenti delle conferenze sul clima di Copenhagen (2009), di Cancun (2010) e di Durban (2011). Siamo sull’orlo dell’abisso. Per questo l’ONU ha nuovamente invitato i governi e le organizzazioni popolari a Rio per trovare una risposta. Ma non ci saranno risposte adeguate se non si capisce che dietro alla crisi ecologica ci sta una profonda crisi antropologica. La Mercificazione dell’umano che sta avvenendo sotto i nostri occhi ha come conseguenza la mercificazione della Madre Terra. Viviamo dentro un Sistema che ha come unico scopo il profitto, per cui riduciamo sia le persone come il Pianeta Terra a Merce. “Oggi potremo dire che la più significativa divisione tra gli esseri umani – scrive il teologo americano Thomas Berry – non è basata né su nazionalità né sulla razza , né sulla religione, ma piuttosto è una divisione fra coloro che dedicano la loro vita a sfruttare la Terra in maniera deleteria, distruggendola e coloro che si dedicano a preservare la Terra in tutto il suo splendore”. E questo grande teologo aggiunge amaramente: ”Moralmente noi abbiamo sviluppato una risposta al suicidio, omicidio, genocidio, ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidioe il geocidio, l’uccisione del pianeta Terra nelle sue strutture vitali e funzionali. Queste opere sono un male maggiore di quanto abbiamo conosciuto fino al presente, male per il quale non abbiamo principi né etici né morali di giudizio”. E il biocidio e il geocidio sono sotto i nostri occhi. E la situazione diventa sempre più drammatica. Nel silenzio quasi totale dei grandi media sia cartacei come televisivi che sono nelle mani dei potentati economico-finanziari. E’ un silenzio voluto e comperato come appare nel libro inchiesta “Private Empire” del noto giornalista Steve Coll che dimostra come la Exxon, la più grande compagnia petrolifera, abbia falsificato, finanziando studi e ricerche,i dati scientifici sui cambiamenti climatici. La situazione è ormai insostenibile. Gli scienziati temono ormai che il Pianeta subirà , per la fine del secolo, un aumento della temperatura di 3-4 gradi! E’ un aumento drammatico questo! Il riscaldamento del Pianeta sta avvenendo molto più in fretta di quanto previsto ed è tale da innescare un processo irreversibile di cambiamento del clima. E questo molto più velocemente di quanto si pensasse. E l’opinione scientifica è ormai concorde: la colpa è dell’uomo. “Viviamo in un modo che non può continuare per generazioni” – ha detto Jorgen Randers, presentando il suo notevole studio 2052: A global forecast for the Next Forty Years – “L’umanità ha ormai superato la disponibilità di risorse della Terra. Emettiamo due volte la quantità di gas serra in un anno che può essere assorbita dalle foreste e dagli oceani del pianeta”. Purtroppo non possiamo aspettarci soluzioni dai nostri governi prigionieri sia dei potentati economico-finanziari che dei potentati agro-industriali che traggono enormi profitti da questo Sistema. Purtroppo la dittatura finanziaria sotto cui viviamo (il governo Monti ne è una splendida esemplificazione) ha deciso di fare della crisi...
read moreLa posta in gioco a Rio+20
Bollettino informativo del Gruppo di coordinamento internazionale del Vertice dei popoli per la Giustizia Sociale e Ambientale. Per l’unità e la mobilitazione dei popoli in difesa della vita e dei beni comuni, della giustizia sociale e ambientale, contro la mercificazione della natura e l’“economia verde”. A un mese dalla conferenza delle Nazioni Unite Rio +20, noi popoli del mondo non vediamo venir fuori alcun risultato positivo dal processo di mediazione all’interno della conferenza ufficiale. Non vi è alcuna discussione riguardo un bilancio del rispetto degli accordi presi a Rio ’92 né su come cambiare le cause della crisi. Il fulcro della discussione è incentrato su un pacchetto di proposte chiamato ingannevolmente “economia verde” e sull’istituzione di un nuovo sistema di governo ambientale internazionale che lo favorisca. La vera causa strutturale delle crisi multiple è il capitalismo, con le sue forme classiche e rinnovate di dominazione, che concentra la ricchezza e produce disuguaglianze sociali, disoccupazione, violenza contro le popolazioni, criminalizzazioni di chi le denuncia. L’attuale sistema di produzione e di consumo – rappresentato dalle grandi multinazionali, dai mercati finanziari e dai governi che garantiscono il suo mantenimento – produce e aumenta il riscaldamento globale e la crisi climatica, la fame e la denutrizione, la perdita dei boschi e della diversità biologica e socioculturale, l’inquinamento chimico, la carenza di acqua potabile, l’aumento della desertificazione dei suoli, l’acidificazione degli oceani, l’occupazione delle terre e la mercificazione di tutti gli aspetti della vita nelle città e nelle campagne. L’“economia verde”, al contrario di ciò che vorrebbe suggerire il termine, è un’altra fase del processo di accumulazione capitalistica. Non vi è niente nell’“economia verde” che metta in discussione o sostituisca l’economia dell’estrattivismo e dei combustibili fossili, né i modelli di consumo e produzione industriale. Al contrario, essa estende a nuovi ambiti un’economia incentrata sullo sfruttamento della gente e dell’ambiente, alimentando il mito della crescita economica infinita. L’ormai fallito modello economico, adesso mascherato di verde, prevede la sottomissione di tutti i cicli vitali della natura alle regole del mercato e al dominio della tecnologia, la privatizzazione e la mercificazione della natura e delle sue funzioni, così come delle conoscenze tradizionali, accrescendo i mercati finanziari speculativi tramite la vendita di crediti di carbonio, di servizi ambientali, di compensazioni per la perdita di biodiversità e il meccanismo REDD+ (Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado delle foreste). Piante transgeniche, fitofarmaci, la tecnologia Terminator, biocombustibili, nanotecnologia, biologia sintetica, la vita artificiale, la geo-ingegneria e l’energia nucleare, tra le altre cose, sono presentate come ”soluzioni tecnologiche” ai limiti naturali del pianeta e alle crisi multiple, senza però far fronte alle cause reali che le provocano. Inoltre si promuove l’ampliamento del sistema alimentario agroindustriale, che rappresenta una delle cause scatenanti delle crisi climatiche, ambientali, economiche e sociali, accrescendo la speculazione sugli alimenti e favorendo gli interessi delle multinazionali dell’agribusiness a scapito della produzione locale, contadina, familiare e della salute di tutti i popoli indigeni e di tutte le popolazioni tradizionali. Tra le strategie di negoziazione nella conferenza Rio +20, alcuni governi dei Paesi ricchi stanno pensando di ritirare i principi di Rio ’92, come il principio di responsabilità comune ma differenziata, il principio di precauzione, il diritto all’informazione a alla partecipazione. Rimettono in discussione anche diritti già consolidati, come quelli dei popoli indigeni e delle popolazioni tradizionali, dei contadini e...
read moreSocio-ecological transitions and ecological justice
Twenty years after Rio, the victories of Sustainable Development and, now, the Green Economy, are more noticeable in the field of rhetoric than in reality. The indicators as regards climate change and the loss of biodiversity have steadily worsened at world level since 1992. However, some things have improved. There is a new and wide agreement that ecological functions are important in themselves and also for the human economy. Thus, international awareness of the role of environmental products and services has been pushed by the MA (2005) and TEEB (2010). Awareness of climate change was increased by the agreements in Rio de Janeiro of 1992 and Kyoto in 1997, and by the work by the IPCC. Moreover, the dependence of the economy not only on current products and services from “funds” but also on exhaustible stocks of fossil fuels is more widely recognised. The debate on Hubbert’s peak oil and the decreasing EROI of new sources of energy reaches occasionally even the financial press. Any day now, also FAO will recognize that the EROI of modern agriculture and food system has declined compared to traditional agriculture, and that Via Campesina is right when claiming that “peasant agriculture cools down the Earth”. The methodology for doing accounts of Material Flows in the economy has been established. Such research is done to give empirical proof to claims of relative or even absolute dematerialization of the economy, including consideration of trade flows. This research is also useful to see the links between increased social metabolism and the growing number of environmental conflicts. At world level, the material intensity of the economy does not seem to decline. UNEP has published such material flow accounts. There is an international failure (because of distributional obstacles) to agree on objectives for reduction of carbon dioxide emissions. There is also a failure to agree on objetives for decreasing the HANPP (as an indicator of pressure on biodiversity). On the contrary there is a wave of land grabbing, and more environmentally and socially damaging uses of the land for tree plantations and other monocultures for animal feed and for agrofuels. In the European Union it is rhetorically agreed that political objetives should move “beyond GDP” forty years after Sicco Mansholt, as president of the Commission, agreed to “below zero growth”in 1972 (after reading the Meadows report). The idea of “prosperity without growth” appeals to public opinion. Physical objectives such as the EU 20-20-20 energy policy are accepted by policy makers. But the main political discussion is on financial debts and unemployment, as in the United States. A socio-ecological transition must be guided by agreed physical objectives. The economy has three levels: the financial level, the real or so-called productive level, and the real-real level. First, the financial level can grow exponentially for a while as it did before 2008; second, the so-called real, productive economy of car production, building houses, medical services, is now stalled as a whole in OECD countries although some sectors (informatics, renewable energies) are growing; third, the “real-real” economy, namely the entry of energy and materials and exit of waste including carbon dioxide in excessive amounts. Among economists in Europe and the United States the only worry is on the first two levels. There are two main schools at present. Keynesians argue that the...
read morePerù: due morti nelle proteste contro la miniera. Dichiarato lo stato di emergenza.
Oltre a due morti, gli scontri con la polizia hanno causato decine di feriti e portato il governo di Ollanta Humala a dichiarare lo stato di emergenza {Oltre a due morti, gli scontri con la polizia hanno causato decine di feriti e portato il governo di Ollanta Humala a dichiarare lo stato di emergenza, che prevede che per 30 giorni la polizia diventi responsabile dell’ordine pubblico. La popolazione chiede la chiusura della miniera Xstrata Tintaya e il ripristino dell’ambiente. } 29/05/2012. Il governo peruviano ha dichiarato lo stato d’emergenza in una provincia meridionale del Paese a seguito della morte di due persone negli scontri tra la polizia e la popolazione che da giorni protesta contro una compagnia mineraria. Oltre a due morti, gli scontri con la polizia hanno causato decine di feriti e portato il governo di Ollanta Humala a dichiarare lo stato di emergenza, che prevede che per 30 giorni la polizia diventi responsabile dell’ordine pubblico. La popolazione della provincia di Espinar, nella regione di Cuzco, esige che sia avviata un’inchiesta in merito a presunti danni ambientali causati dalla miniera di rame Tintaya – gestita dalla compagnia mineraria svizzera Xstrata – e che il contributo per lo sviluppo versato dall’impresa alle autorità locali aumenti dall’attuale 3% al 30%. Due persone sono morte negli scontri con la polizia, apparentemente per colpi di arma da fuoco, e decine di civili e agenti feriti sono stati trattati in modo molto diverso. “Ci sono due morti, una persona che è stata trasferita in condizioni molto gravi e molti feriti, tutto per via dell’incapacità dell’esecutivo di comprendere le vere problematiche di Espinar”, ha dichiarato il sindaco della città, Oscar Mollohuanca. Anche se il sindaco ha dichiarato di non conoscere l’identità delle vittime, egli ha confermato di aver visto i loro corpi all’obitorio locale, mentre il canale N della tv locale ha identificato uno dei morti come Florecindo Mamani Puma, di 27 anni. Secondo i suoi famigliari, l’uomo è stato colpito da un’arma da fuoco, mentre si trovava su una collina vicina a seguire gli scontri, senza però parteciparvi. Calle afferma che lunedì 30 poliziotti sono rimasti feriti, andando a sommarsi con i 46 di domenica. Il ministro degli Interni, Wilver Calle, ha confermato le due morti e ha affermato che la polizia ha dovuto rispondere ad “attacchi, provocazioni e prove di forza, come il rogo dei pascoli e il lancio di pietre” da parte dei manifestanti. “Hanno usato proiettili di gomma e quando si è trovata in pericolo la polizia ha dovuto rispondere all’attacco (i morti) sono stati la conseguenza dell’atteggiamento assunto dalla popolazione”, ha affermato. Dopo la conferma della morte dei due uomini, i manifestanti hanno attaccato alcuni veicoli sulla strada tra Cuzco e Espinar e hanno sequestrato un procuratore che si dirigeva verso quella zona. Dopo averlo fatto camminare senza scarpe per diverse ore, i manifestanti lo hanno rilasciato su richiesta del Vicariato Apostolico. La soluzione ufficiale : lo stato di emergenza La situazione ha spinto il governo peruviano a dichiarare lo stato di emergenza (eccezione) a Espinar, e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Oscar Valdés, ha invitato la popolazione locale ad elevare i suoi strumenti di resistenza e a riavviare il dialogo. Secondo un decreto letto in sede di governo, lo stato di emergenza è stato dichiarato per garantire la sicurezza...
read moreWhat is at stake at Rio+20. people’s summit’s Views
For Unity and Mobilization of peoples For Life and Commons, social and environmental Justice Against Commodification of Nature and « Green economy One month before the United Nations Conference Rio+20, peoples of the world don’t see any positive advances in the negotiation process going on within the Official Conference. Indeed, neither the balance of agreements concluded in Rio 92 nor the ways to work on the crises’ causes, have been discussed. The discussions focus on a set of fake proposals called « Green economy » and on the implementation of a new international environmental governance, that would facilitate their setting-up. The real structural cause of the crises is capitalism, with its classical and new forms of domination, that concentrates wealth and products social inequalities, unemployment, violence against people, criminalization of those who denounce it. The current production and consummation system – represented and imposed by corporations, financial markets and governments – products and accelerates global warming, hunger and malnutrition, extinction of forests and biological, social and cultural diversity, chemical contamination, drinking water depletion, oceans acidification, land grabbing and commodification of all areas of life in towns and countries. The « Green economy », contrary to what its name suggests, is one more stage of capitalistic accumulation. Nothing in the « Green economy » questions or substitutes the economy based on extraction of fossil fuels, or the models of consumption and industrial production. On the contrary, this economy opens new territories to the economy that exploits people and environment, increasing the myth that unlimited economic growth is possible. The failed economic model that has been dressed in green, aims at submitting all the vital cycles of nature to the market’s rules and to the domination of technology, privatization and commodification of nature and of its vital functions, as well as traditional knowledge, strengthening speculative financial markets through carbon markets, environmental services, compensations for biodiversity and REDD+ mechanism (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation) Transgenics, agro-toxics, terminator technology, agro-fuels, nanotechnology, synthetic biology, artificial life, geo-engineering and nuclear energy, among others, are described as “technological solutions” to the natural limits of the planet and the multiple crises, even though they do not address the real causes that trigger them. Furthermore, the expansion of agro-industrial food system,one of the biggest causes of climate, environmental, economic and social crises, is promoted, deepening speculation about food, and promoting the interests of global agribusiness industry at the expense of local, peasant, family and indigenous peoples production, thus affecting the health of all. Negotiation strategy in the Rio+20 Conference, is for some rich-country governments to propose a regression from the principles agreed at Rio 92, such as the principle of common but differentiated responsibility, the precautionary principle, the right to information and participation. They threaten the rights already acquired, such as the right of indigenous peoples, the right of peoples and nations and farmers, the right to water, the rights of working men and women, migrant rights, the right to food, housing, the city, the rights of youth and women, the right to health concerning sexuality and reproduction, education and cultural rights. There are attempts to establish such Sustainable Development Goals (SDGs) which will be used to promote “Green economy”, weakening further the Millennium Development Goals (MDGs), already inadequate. The formal process proposes to implement forms...
read moreStop ENEL – Per un nuovo modello energetico
L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani. Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti. Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia. ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El...
read moreFirma la petizione per Salvare Hasankeyf in Mesopotamia!
L’incredibile patrimonio culturale e naturale della Mesopotamia è in grave pericolo a causa della costruzione della diga di Ilisu, sul tratto turco del fiume Tigri. L’incredibile patrimonio culturale e naturale della Mesopotamia è in grave pericolo a causa della costruzione della diga di Ilisu, sul tratto turco del fiume Tigri. Secondo il progetto, la diga occuperà un’area di oltre 310 km2, incidendo sul diritto al cibo e all’acqua di migliaia di persone all’interno e nelle vicinanze del bacino progettato, così come a valle. Il progetto mette a rischio anche preziosi ecosistemi fluviali, che ospitano numerose specie in via di estinzione, centinaia di siti archeologici, tra cui l’antica città di Hasankeyf in Turchia, così come le paludi mesopotamiche in Iraq. Siamo profondamente preoccupati per gli impatti del progetto di costruzione della diga di Ilisu sul fiume Tigri da parte del governo turco. Per questo motivo vi chiediamo di firmare questa petizione rivolta al Comitato per il Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO per esortarlo a prendere provvedimenti contro la costruzione della diga di Ilisu. La lettera di petizione è disponibile in diverse lingue: Inglese Arabo Turco Spagnolo Per la raccolta di firme “offline” la Lista Firme è scaricabile qui Invita altre persone a questo evento Facebook Se desiderate inserire la vostra organizzazione nella lista in qualità di sostenitore, scrivete a: petition@gegenstroemung.org Maggiori informazioni sul progetto della diga di Ilisu e su Hasankeyf sono disponibili qui: – Scheda del [CDCA->https://www.cdca.it/spip.php?article915] – http://www.gegenstroemung.org/drupal/sites/default/files/Ilisu_UNESCO_Petition_2012_Background.pdf – http://m-h-s.org/ilisu/front_content.php?client=5&changelang=8&parent=&subid=&idcat=113 – http://www.hasankeyfgirisimi.com/en/index-Dateien/unesco-file_engl.pdf Promotori della petizione – Initiative to Keep Hasankeyf Alive, Batman/Turchia, – ICSSI – Iraq Civil Society Solidarity Initiative – CDO – Civil Development Organisation, Sulaimaniah/Iraq-KRG, – CENESTA – Centre for Sustainable Development, Teheran/Iran, Comunicato stampa dei promotori: Inglese, Arabo, Turco Organizzazioni sostenitrici Internazionali – A Sud, Italy? – CounterCurrent, Potsdam/Germany? – Berne Declaration, Zurich/Switzerland? – ECA-Watch, Vienna/Austria? – The Corner House, London/UK? – International Rivers, Berkeley/USA? – BankTrack, Amsterdam/Netherlands? – Bianca Jagger Human Rights Foundation, London/UK ? – Both Ends, Amsterdam/Netherlands? – BUND (Friends of the Earth Germany)? – CENI – Kurdish Women Office for Peace, Düsseldorf/Germany ? – Center for Human Rights and Environment (CEDHA), Argentina – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CIVAKA AZAD – Kurdish Centre für Public Relations, Germany? – Comnité de Solidaritat amb els Pobles Indígenes d´Amèrica, Barcelona/Spain? – CRBM – Campaign for the Reform of the World Bank, Italy? – Dersim Freiheitsinitiative, Berlin/Germany? – East-West Diwan, Köln/Germany? – ECA Watch Global? – EcoDoc Africa, South Africa ?- Ecologistas en Accion, Spain? – Ecomujer e.V., Düsseldorf/Germany – Fairfin, Brussels/Belgium? – FIOM-CGIL, Italy ? – Forum Umwelt & Entwicklung, Berlin/Germany? – Friends of the Earth, USA?- Garifuna people of Honduras, Honduras? – Green Watershed China? – Himalayan and Peninsular Hydro-Ecological Network-HYPHEN? – Institute for Ecology and Action Anthropology (infoe), Cologne/Germany – Insurrección Autónoma, Honduras? – International Accountability Project, San Francisco/USA,? – International Support Kurds in Syria Association – SKS? – Kurd-Akad – Network of Kurdish Graduates, Germany ? – Les Amis de la Terre (Friends of the Earth France)?- Mezopotamian Development Society (MESOP), Germany?- NABU – Naturschutzbund, Berlin/Germany?- Observatori del Deute en la Globalització (ODG – Debtwatch Spain), Barcelona/Spain?- Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH), Honduras?- Repsolmata, Barcelona/Spain?- Setem, Madrid/Spain?- Un Ponte Per, Italy?- Urgewald, Berlin/Germany?- Ver.di, Germany?- Water and Energy Users’ Federation-Nepal (WAFED)?- XNCA – Network for a New Water Culture Catalunya, Catalonia/Spain?- YEK-KOM...
read moreInternational campaign against ENEL’s energy model
ENEL is the largest Italian energy utility and second in Europe by installed capacity. In 1999 it underwent privatization ENEL is the largest Italian energy utility and second in Europe by installed capacity. In 1999 it underwent privatization, and it is now listed on the Stock Exchange and counts 1.2 million shareholders. It partially remains a public company since it is owned for the 31% by the Italian Ministry of Economy and Finance, hence by the Italian citizens. Nowadays Enel operates in the electricity and gas sectors in 40 countries. In 2009, following the final acquisition of the Spanish electric company Endesa, Enel inherited facilities and projects in many Latin American countries. Unfortunately, these projects are tied together by a common thread of a colonial legacy, which include anti-democratic national legislations and clearly deficient environmental evaluation systems, biased towards the corporate sector. This can be highlighted by the severity of their socio-environmental impacts and the harsh attitude of the company towards the involved communities. Also in Italy ENEL’s arrogance has manifested harshly towards the territories involved in its projects and the local population. Despite the green image and the commitment to sustainability the Italian multinational company continues to declare through its promotional messages, the reality is quite different. ENEL continues to build coal plants in spite of all the commitments to reduce greenhouse gas emissions, meantime using a misleading terminology such as “clean coal”. This is made possible thanks to the so-called Kyoto Protocol’s flexible mechanisms, that allow companies to continue to pollute, assigning out-and-out emission permits in exchange for the construction of renewable energy facilities. But energy can be considered “green” only under specific conditions. Neither when it threatens to destroy pristine ecosystems as in the case of the HydroAysèn project in Chilean Patagonia and the foreseen projects in the Italian Alps, nor when it tramples on people’s rights, threatens local economies and restricts the access to water to farmers communities and indigenous communities in violation of ILO’s 169 Convention as it happens in Guatemala, Colombia and Chile. Energy cannot be considered as green or renewable, when its production causes aquifers to drain away and results in the emission of substances which may harm people’s health or expose the population to incalculable risks as in the case of Mount Amiata geothermal plant and nuclear power plants in Slovakia or Russia. ENEL is therefore responsible for the promotion in Italy and the exportation abroad of an unsustainable and obsolete energy model, compounded by an authoritarian and disrespectful attitude towards local territories. A model based on a centralized production by means of large plants, imposed on local communities and clouded by financial compensation paid to accommodating municipalities or governments, often hidden behind corporate social responsibility policies which divide entire communities. A model fostering major building projects which thrive corruption, speculation, conflict of interest and produce greater profits at the expenses of the environment and local communities’ rights. A production model aiming not at improving citizens’ quality of life and ensuring their energy supply, but mostly at feeding the mining industry and an economy based on looting and unlimited exploitation of resources. A model that is inevitably creating environmental and social conflicts with local communities. Worldwide, the main social and environmental conflicts with ENEL are unfolding in Chile and specially in...
read moreSave World Heritage on the Tigris River in Mesopotamia
The tremendous cultural and natural heritage of Mesopotamia is in great danger due to the construction of the Ilisu Dam on the Turkish stretch of the Tigris River. The tremendous cultural and natural heritage of Mesopotamia is in great danger due to the construction of the Ilisu Dam on the Turkish stretch of the Tigris River. Designed to impound an area of more than 310 km², it would impact the right to food and water of thousands of people in and around the planned reservoir as well as downstream. It also threatens precious riverine ecosystems hosting numerous endangered species, hundreds of archaeological sites including the ancient town of Hasankeyf in Turkey, as well as the Mesopotamian Marshes in Iraq. ?We are deeply concerned about the impacts of the Ilisu Dam Project constructed on the Tigris River by the Turkish government. ?This is why we ask you to sign this petition to the UNESCO World Heritage Committee to urge them totake action against the construction of the Ilisu Dam. The petition letter can be found in several languages here For offline signatures a Signature List can be downloaded here Invite people to this facebook event If you want to list your organization as a supporter, please write to petition@gegenstroemung.org More information on the the Ilisu Dam Project and Hasankeyf can be found here: ? http://www.gegenstroemung.org/drupal/sites/default/files/Ilisu_UNESCO_Petition_2012_Background.pdf http://m-h-s.org/ilisu/front_content.php?client=5&changelang=8&parent=&subid=&idcat=113 http://www.hasankeyfgirisimi.com/en/index-Dateien/unesco-file_engl.pdf Initiatiators of the petition? – Initiative to Keep Hasankeyf Alive, Batman/Turkey, www.hasankeyfgirisimi.com ? – ICSSI – Iraq Civil Society Solidarity Initiative, www.iraqicivilsociety.org and http://icssi08.ning.com/ ? – CDO – Civil Development Organisation, Sulaimaniah/Iraq-KRG, www.cdo-iraq.org ? – CENESTA – Centre for Sustainable Development, Teheran/Iran, www.cenesta.org Press Release of the Initiators: English, Arab, Turkish Supporting organisations International – A Sud, Italy?- CounterCurrent, Potsdam/Germany?- Berne Declaration, Zurich/Switzerland?- ECA-Watch, Vienna/Austria?- The Corner House, London/UK?- International Rivers, Berkeley/USA?- BankTrack, Amsterdam/Netherlands?- Bianca Jagger Human Rights Foundation, London/UK ?- Both Ends, Amsterdam/Netherlands?- BUND (Friends of the Earth Germany)?- CENI – Kurdish Women Office for Peace, Düsseldorf/Germany ?- Center for Human Rights and Environment (CEDHA), Argentina – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CIVAKA AZAD – Kurdish Centre für Public Relations, Germany?- Comnité de Solidaritat amb els Pobles Indígenes d´Amèrica, Barcelona/Spain?- CRBM – Campaign for the Reform of the World Bank, Italy?- Dersim Freiheitsinitiative, Berlin/Germany?- East-West Diwan, Köln/Germany?- ECA Watch Global?- EcoDoc Africa, South Africa?- Ecologistas en Accion, Spain?- Ecomujer e.V., Düsseldorf/Germany?- Fairfin, Brussels/Belgium?- FIOM-CGIL, Italy ?- Forum Umwelt & Entwicklung, Berlin/Germany?- Friends of the Earth, USA?- Garifuna people of Honduras, Honduras?- Green Watershed China?- Himalayan and Peninsular Hydro-Ecological Network-HYPHEN?- Institute for Ecology and Action Anthropology (infoe), Cologne/Germany?- Insurrección Autónoma, Honduras?- International Accountability Project, San Francisco/USA,?- International Support Kurds in Syria Association – SKS?- Kurd-Akad – Network of Kurdish Graduates, Germany ?- Les Amis de la Terre (Friends of the Earth France)?- Mezopotamian Development Society (MESOP), Germany?- NABU – Naturschutzbund, Berlin/Germany?- Observatori del Deute en la Globalització (ODG – Debtwatch Spain), Barcelona/Spain?- Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH), Honduras?- Repsolmata, Barcelona/Spain?- Setem, Madrid/Spain?- Un Ponte Per, Italy?- Urgewald, Berlin/Germany?- Ver.di, Germany?- Water and Energy Users’ Federation-Nepal (WAFED)?- XNCA – Network for a New Water Culture Catalunya, Catalonia/Spain?- YEK-KOM – Federation of Kurdish Associations in Germany, Düsseldorf/Germany ?- YXK – Association of Students from Verband Kurdistan e.V., Germany From Turkey? – Allianoi Initiative Group, Izmir/Turkey?- Cilo Nature Association, Hakkari/Turkey?- Initiative to Conserve Culture, Cizre/Turkey?- Munzur Nature...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.