CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
    Leggi l’articolo
  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

What is at stake at Rio+20. people’s summit’s Views

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What is at stake at Rio+20. people’s summit’s Views

For Unity and Mobilization of peoples For Life and Commons, social and environmental Justice Against Commodification of Nature and « Green economy One month before the United Nations Conference Rio+20, peoples of the world don’t see any positive advances in the negotiation process going on within the Official Conference. Indeed, neither the balance of agreements concluded in Rio 92 nor the ways to work on the crises’ causes, have been discussed. The discussions focus on a set of fake proposals called « Green economy » and on the implementation of a new international environmental governance, that would facilitate their setting-up. The real structural cause of the crises is capitalism, with its classical and new forms of domination, that concentrates wealth and products social inequalities, unemployment, violence against people, criminalization of those who denounce it. The current production and consummation system – represented and imposed by corporations, financial markets and governments – products and accelerates global warming, hunger and malnutrition, extinction of forests and biological, social and cultural diversity, chemical contamination, drinking water depletion, oceans acidification, land grabbing and commodification of all areas of life in towns and countries. The « Green economy », contrary to what its name suggests, is one more stage of capitalistic accumulation. Nothing in the « Green economy » questions or substitutes the economy based on extraction of fossil fuels, or the models of consumption and industrial production. On the contrary, this economy opens new territories to the economy that exploits people and environment, increasing the myth that unlimited economic growth is possible. The failed economic model that has been dressed in green, aims at submitting all the vital cycles of nature to the market’s rules and to the domination of technology, privatization and commodification of nature and of its vital functions, as well as traditional knowledge, strengthening speculative financial markets through carbon markets, environmental services, compensations for biodiversity and REDD+ mechanism (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation) Transgenics, agro-toxics, terminator technology, agro-fuels, nanotechnology, synthetic biology, artificial life, geo-engineering and nuclear energy, among others, are described as “technological solutions” to the natural limits of the planet and the multiple crises, even though they do not address the real causes that trigger them. Furthermore, the expansion of agro-industrial food system,one of the biggest causes of climate, environmental, economic and social crises, is promoted, deepening speculation about food, and promoting the interests of global agribusiness industry at the expense of local, peasant, family and indigenous peoples production, thus affecting the health of all. Negotiation strategy in the Rio+20 Conference, is for some rich-country governments to propose a regression from the principles agreed at Rio 92, such as the principle of common but differentiated responsibility, the precautionary principle, the right to information and participation. They threaten the rights already acquired, such as the right of indigenous peoples, the right of peoples and nations and farmers, the right to water, the rights of working men and women, migrant rights, the right to food, housing, the city, the rights of youth and women, the right to health concerning sexuality and reproduction, education and cultural rights. There are attempts to establish such Sustainable Development Goals (SDGs) which will be used to promote “Green economy”, weakening further the Millennium Development Goals (MDGs), already inadequate. The formal process proposes to implement forms...

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Stop ENEL – Per un nuovo modello energetico

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Stop ENEL – Per un nuovo modello energetico

L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani. Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti. Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia. ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El...

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Firma la petizione per Salvare Hasankeyf in Mesopotamia!

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Firma la petizione per Salvare Hasankeyf in Mesopotamia!

L’incredibile patrimonio culturale e naturale della Mesopotamia è in grave pericolo a causa della costruzione della diga di Ilisu, sul tratto turco del fiume Tigri. L’incredibile patrimonio culturale e naturale della Mesopotamia è in grave pericolo a causa della costruzione della diga di Ilisu, sul tratto turco del fiume Tigri. Secondo il progetto, la diga occuperà un’area di oltre 310 km2, incidendo sul diritto al cibo e all’acqua di migliaia di persone all’interno e nelle vicinanze del bacino progettato, così come a valle. Il progetto mette a rischio anche preziosi ecosistemi fluviali, che ospitano numerose specie in via di estinzione, centinaia di siti archeologici, tra cui l’antica città di Hasankeyf in Turchia, così come le paludi mesopotamiche in Iraq. Siamo profondamente preoccupati per gli impatti del progetto di costruzione della diga di Ilisu sul fiume Tigri da parte del governo turco. Per questo motivo vi chiediamo di firmare questa petizione rivolta al Comitato per il Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO per esortarlo a prendere provvedimenti contro la costruzione della diga di Ilisu. La lettera di petizione è disponibile in diverse lingue: Inglese Arabo Turco Spagnolo  Per la raccolta di firme “offline” la Lista Firme è scaricabile qui Invita altre persone a questo evento Facebook Se desiderate inserire la vostra organizzazione nella lista in qualità di sostenitore, scrivete a: petition@gegenstroemung.org   Maggiori informazioni sul progetto della diga di Ilisu e su Hasankeyf sono disponibili qui: – Scheda del [CDCA->https://www.cdca.it/spip.php?article915] – http://www.gegenstroemung.org/drupal/sites/default/files/Ilisu_UNESCO_Petition_2012_Background.pdf – http://m-h-s.org/ilisu/front_content.php?client=5&changelang=8&parent=&subid=&idcat=113 – http://www.hasankeyfgirisimi.com/en/index-Dateien/unesco-file_engl.pdf   Promotori della petizione – Initiative to Keep Hasankeyf Alive, Batman/Turchia, – ICSSI – Iraq Civil Society Solidarity Initiative – CDO – Civil Development Organisation, Sulaimaniah/Iraq-KRG, – CENESTA – Centre for Sustainable Development, Teheran/Iran, Comunicato stampa dei promotori: Inglese, Arabo, Turco    Organizzazioni sostenitrici Internazionali – A Sud, Italy? – CounterCurrent, Potsdam/Germany? – Berne Declaration, Zurich/Switzerland? – ECA-Watch, Vienna/Austria? – The Corner House, London/UK? – International Rivers, Berkeley/USA? – BankTrack, Amsterdam/Netherlands? – Bianca Jagger Human Rights Foundation, London/UK ? – Both Ends, Amsterdam/Netherlands? – BUND (Friends of the Earth Germany)? – CENI – Kurdish Women Office for Peace, Düsseldorf/Germany ? – Center for Human Rights and Environment (CEDHA), Argentina – Centro di Documentazione sui  Conflitti Ambientali – CIVAKA AZAD – Kurdish Centre für Public Relations, Germany? – Comnité de Solidaritat amb els Pobles Indígenes d´Amèrica, Barcelona/Spain? – CRBM – Campaign for the Reform of the World Bank, Italy? – Dersim Freiheitsinitiative, Berlin/Germany? – East-West Diwan, Köln/Germany? – ECA Watch Global? – EcoDoc Africa, South Africa ?- Ecologistas en Accion, Spain? – Ecomujer e.V., Düsseldorf/Germany – Fairfin, Brussels/Belgium? – FIOM-CGIL, Italy ? – Forum Umwelt & Entwicklung, Berlin/Germany? – Friends of the Earth, USA?- Garifuna people of Honduras, Honduras? – Green Watershed China? – Himalayan and Peninsular Hydro-Ecological Network-HYPHEN? – Institute for Ecology and Action Anthropology (infoe), Cologne/Germany – Insurrección Autónoma, Honduras? – International Accountability Project, San Francisco/USA,? – International Support Kurds in Syria Association – SKS? – Kurd-Akad – Network of Kurdish Graduates, Germany ? – Les Amis de la Terre (Friends of the Earth France)?- Mezopotamian Development Society (MESOP), Germany?- NABU – Naturschutzbund, Berlin/Germany?- Observatori del Deute en la Globalització (ODG – Debtwatch Spain), Barcelona/Spain?- Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH), Honduras?- Repsolmata, Barcelona/Spain?- Setem, Madrid/Spain?- Un Ponte Per, Italy?- Urgewald, Berlin/Germany?- Ver.di, Germany?- Water and Energy Users’ Federation-Nepal (WAFED)?- XNCA – Network for a New Water Culture Catalunya, Catalonia/Spain?- YEK-KOM...

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International campaign against ENEL’s energy model

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International campaign against ENEL’s energy model

ENEL is the largest Italian energy utility and second in Europe by installed capacity. In 1999 it underwent privatization ENEL is the largest Italian energy utility and second in Europe by installed capacity. In 1999 it underwent privatization, and it is now listed on the Stock Exchange and counts 1.2 million shareholders. It partially remains a public company since it is owned for the 31% by the Italian Ministry of Economy and Finance, hence by the Italian citizens. Nowadays Enel operates in the electricity and gas sectors in 40 countries. In 2009, following the final acquisition of the Spanish electric company Endesa, Enel inherited facilities and projects in many Latin American countries. Unfortunately, these projects are tied together by a common thread of a colonial legacy, which include anti-democratic national legislations and clearly deficient environmental evaluation systems, biased towards the corporate sector. This can be highlighted by the severity of their socio-environmental impacts and the harsh attitude of the company towards the involved communities. Also in Italy ENEL’s arrogance has manifested harshly towards the territories involved in its projects and the local population. Despite the green image and the commitment to sustainability the Italian multinational company continues to declare through its promotional messages, the reality is quite different. ENEL continues to build coal plants in spite of all the commitments to reduce greenhouse gas emissions, meantime using a misleading terminology such as “clean coal”. This is made possible thanks to the so-called Kyoto Protocol’s flexible mechanisms, that allow companies to continue to pollute, assigning out-and-out emission permits in exchange for the construction of renewable energy facilities. But energy can be considered “green” only under specific conditions. Neither when it threatens to destroy pristine ecosystems as in the case of the HydroAysèn project in Chilean Patagonia and the foreseen projects in the Italian Alps, nor when it tramples on people’s rights, threatens local economies and restricts the access to water to farmers communities and indigenous communities in violation of ILO’s 169 Convention as it happens in Guatemala, Colombia and Chile. Energy cannot be considered as green or renewable, when its production causes aquifers to drain away and results in the emission of substances which may harm people’s health or expose the population to incalculable risks as in the case of Mount Amiata geothermal plant and nuclear power plants in Slovakia or Russia. ENEL is therefore responsible for the promotion in Italy and the exportation abroad of an unsustainable and obsolete energy model, compounded by an authoritarian and disrespectful attitude towards local territories. A model based on a centralized production by means of large plants, imposed on local communities and clouded by financial compensation paid to accommodating municipalities or governments, often hidden behind corporate social responsibility policies which divide entire communities. A model fostering major building projects which thrive corruption, speculation, conflict of interest and produce greater profits at the expenses of the environment and local communities’ rights. A production model aiming not at improving citizens’ quality of life and ensuring their energy supply, but mostly at feeding the mining industry and an economy based on looting and unlimited exploitation of resources. A model that is inevitably creating environmental and social conflicts with local communities. Worldwide, the main social and environmental conflicts with ENEL are unfolding in Chile and specially in...

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Save World Heritage on the Tigris River in Mesopotamia

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Save World Heritage on the Tigris River in Mesopotamia

The tremendous cultural and natural heritage of Mesopotamia is in great danger due to the construction of the Ilisu Dam on the Turkish stretch of the Tigris River. The tremendous cultural and natural heritage of Mesopotamia is in great danger due to the construction of the Ilisu Dam on the Turkish stretch of the Tigris River. Designed to impound an area of more than 310 km², it would impact the right to food and water of thousands of people in and around the planned reservoir as well as downstream. It also threatens precious riverine ecosystems hosting numerous endangered species, hundreds of archaeological sites including the ancient town of Hasankeyf in Turkey, as well as the Mesopotamian Marshes in Iraq. ?We are deeply concerned about the impacts of the Ilisu Dam Project constructed on the Tigris River by the Turkish government. ?This is why we ask you to sign this petition to the UNESCO World Heritage Committee to urge them totake action against the construction of the Ilisu Dam. The petition letter can be found in several languages here For offline signatures a Signature List can be downloaded here Invite people to this facebook event If you want to list your organization as a supporter, please write to petition@gegenstroemung.org   More information on the the Ilisu Dam Project and Hasankeyf can be found here: ? http://www.gegenstroemung.org/drupal/sites/default/files/Ilisu_UNESCO_Petition_2012_Background.pdf http://m-h-s.org/ilisu/front_content.php?client=5&changelang=8&parent=&subid=&idcat=113 http://www.hasankeyfgirisimi.com/en/index-Dateien/unesco-file_engl.pdf   Initiatiators of the petition? – Initiative to Keep Hasankeyf Alive, Batman/Turkey, www.hasankeyfgirisimi.com ? – ICSSI – Iraq Civil Society Solidarity Initiative, www.iraqicivilsociety.org and http://icssi08.ning.com/ ? – CDO – Civil Development Organisation, Sulaimaniah/Iraq-KRG, www.cdo-iraq.org ? – CENESTA – Centre for Sustainable Development, Teheran/Iran, www.cenesta.org Press Release of the Initiators: English, Arab, Turkish  Supporting organisations International – A Sud, Italy?- CounterCurrent, Potsdam/Germany?- Berne Declaration, Zurich/Switzerland?- ECA-Watch, Vienna/Austria?- The Corner House, London/UK?- International Rivers, Berkeley/USA?- BankTrack, Amsterdam/Netherlands?- Bianca Jagger Human Rights Foundation, London/UK ?- Both Ends, Amsterdam/Netherlands?- BUND (Friends of the Earth Germany)?- CENI – Kurdish Women Office for Peace, Düsseldorf/Germany ?- Center for Human Rights and Environment (CEDHA), Argentina – Centro di Documentazione sui  Conflitti Ambientali – CIVAKA AZAD – Kurdish Centre für Public Relations, Germany?- Comnité de Solidaritat amb els Pobles Indígenes d´Amèrica, Barcelona/Spain?- CRBM – Campaign for the Reform of the World Bank, Italy?- Dersim Freiheitsinitiative, Berlin/Germany?- East-West Diwan, Köln/Germany?- ECA Watch Global?- EcoDoc Africa, South Africa?- Ecologistas en Accion, Spain?- Ecomujer e.V., Düsseldorf/Germany?- Fairfin, Brussels/Belgium?- FIOM-CGIL, Italy ?- Forum Umwelt & Entwicklung, Berlin/Germany?- Friends of the Earth, USA?- Garifuna people of Honduras, Honduras?- Green Watershed China?- Himalayan and Peninsular Hydro-Ecological Network-HYPHEN?- Institute for Ecology and Action Anthropology (infoe), Cologne/Germany?- Insurrección Autónoma, Honduras?- International Accountability Project, San Francisco/USA,?- International Support Kurds in Syria Association – SKS?- Kurd-Akad – Network of Kurdish Graduates, Germany ?- Les Amis de la Terre (Friends of the Earth France)?- Mezopotamian Development Society (MESOP), Germany?- NABU – Naturschutzbund, Berlin/Germany?- Observatori del Deute en la Globalització (ODG – Debtwatch Spain), Barcelona/Spain?- Organización Fraternal Negra Hondureña (OFRANEH), Honduras?- Repsolmata, Barcelona/Spain?- Setem, Madrid/Spain?- Un Ponte Per, Italy?- Urgewald, Berlin/Germany?- Ver.di, Germany?- Water and Energy Users’ Federation-Nepal (WAFED)?- XNCA – Network for a New Water Culture Catalunya, Catalonia/Spain?- YEK-KOM – Federation of Kurdish Associations in Germany, Düsseldorf/Germany ?- YXK – Association of Students from Verband Kurdistan e.V., Germany From Turkey? – Allianoi Initiative Group, Izmir/Turkey?- Cilo Nature Association, Hakkari/Turkey?- Initiative to Conserve Culture, Cizre/Turkey?- Munzur Nature...

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