Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
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- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta
UNA RIFLESSIONE DI ANDREA TURCO ALLA VIGILIA DELL’ASSEMBLEA ANNUALE DEGLI AZIONISTI Come arriva Eni all’assemblea degli azionisti 2024, che si terrà il prossimo 15 maggio? Ancora affamata, dopo i lussuriosi pasti a base di gas degli scorsi anni. La più importante azienda energetica italiana si presenta all’appuntamento annuale con i suoi azionisti col petto in fuori per i lauti bilanci conseguiti negli ultimi anni. Dal 2021 al 2023 Eni ha conseguito utili per una cifra di circa 35 miliardi euro. Si tratta di una cifra mostruosa: per capirci è più di quanto spende lo Stato italiano in un anno per la manovra finanziaria. E la tendenza, seppure al ribasso, è confermata anche dal primo trimestre 2024: in appena tre mesi l’utile netto adjusted (cioè depurato dalle spese straordinarie) è stato di 1,58 miliardi di euro Il motivo principale, come è ormai noto, è l’aumento dei prezzi del gas sul mercato TTF di Amsterdam (soltanto nel 2022, l’anno principale della crisi energetica, Eni ha conseguito utili per 20,4 miliardi). Non sorprende, dunque, che nel Piano 2024-2027 l’azienda abbia comunicato di voler continuare a estrarre petrolio e gas, a un tasso medio annuo di crescita del 3-4%, spostando il “picco di crescita di un ulteriore anno rispetto al Piano precedente”. I business del cane a sei zampe, insomma, vanno benone. E l’assemblea di maggio sarà la restituzione di questo periodo favorevole. Che importa se il mese di aprile è stato il più caldo mai registrato a livello globale, superando tutti i dati precedenti? Che importa se aprile è l’undicesimo mese consecutivo in cui si registrano temperature da record? Che importa se le temperature di aprile 2024 sono state di ben 1,58°C più calde rispetto alla media di aprile del periodo pre-industriale, sforando l’obiettivo degli Accordi di Parigi? L’ultimo rapporto di Copernicus (C3S), il servizio meteorologico dell’Unione europea che analizza dati provenienti da miliardi di misurazioni raccolte da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche in tutto il mondo, segnala un trend sempre più allarmante. Mica l’assemblea degli azionisti della più importante azienda fossile italiana, le cui responsabilità sulla crisi climatica sono accertate, può diventare il luogo di confronto per una delle questioni più urgenti del nostro tempo, no? Meglio parlare di affari. D’altra parte è stato lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi a lasciarsi sfuggire una frase rivelatrice, in occasione del Piano 2024-2027. “Riteniamo che la transizione energetica possa essere realizzabile se genera ritorni adeguati e sostenibili, e pone le basi per nuove e profittevoli forme di business. Ed è proprio quello che stiamo facendo” ha detto Descalzi. “Stiamo valorizzando il nostro ampio portafoglio di attività in modo disciplinato, bilanciando gli investimenti con maggiori ritorni per gli azionisti” ha aggiunto successivamente. Saranno contenti gli azionisti – lo Stato italiano al 32,3% (Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti) e i privati per le quote restanti – con una presenza crescente dei fondi azionari. Lo saranno molto meno i territori impattati direttamente dalle attività di Eni e più in generale il pianeta. Allo scopo di dare voce alle istanze e alle esigenze delle persone e dell’ambiente anche quest’anno A Sud ha presentato, nella solita veste di azionista critico, un lungo e dettagliato elenco di domande sui principali interessi a sei zampe. Per provare a diradare la cortina fumogena del greenwashing di Eni e porre al centro la necessaria riconversione del modello di sviluppo, che...
read moreLa decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana
Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti, che vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano notevoli problemi in termini di efficienza e di impatto su ambiente e comunità locali. I biocarburanti sono carburanti combustibili, liquidi o gassosi, utilizzati per il trasporto e prodotti da biomasse, inclusi rifiuti e sottoprodotti. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili in quanto derivanti da fonti di energia che non si esauriscono e hanno l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti in Europa. In Italia è soprattutto la multinazionale Eni a spingerne la diffusione all’interno della propria strategia di decarbonizzazione, con due bio raffinerie attive e una via in via di realizzazione sul territorio nazionale e una serie di progetti in corso in tutto il mondo.Secondo il GSE, in Italia si consumano circa 1,6 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti. Ma come vengono prodotte? E con quali materie prime? Proprio la filiera dell’olio vegetale utilizzato da Eni per “un approvvigionamento sostenibile delle bioraffineria in Italia” – così come viene definito dall’azienda – genera impatti ambientali e sociali negativi nei Paesi, soprattutto africani, in cui sono stati avviati progetti di “agri-hub” con cui vengono raccolte le materie di scarto o coltivate le piante necessarie alla produzione di biocarburanti. Dal punto di vista dell’efficacia, inoltre, gli elevati costi per una produzione su larga scala rendono questi carburanti una soluzione incerta. Lo dimostrano le numerose analisi pubblicate dall’ultima direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili in cui sono inclusi i biocarburanti e in particolare una relazione speciale della Corte dei Conti di dicembre 2023. Il report contiene un Case study a cura di Giorgio Vitali “Il racconto dei contadini del Kenya”, che ha partecipato al “Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale” organizzato da A Sud, CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali ed EconomiaCircolare.com, in collaborazione con IRPI MEDIA, Fandango e Centro di Giornalismo Permanente. Il caso studio racconta l’incontro del dicembre 2023 con i contadini di Mbegi, uno dei villaggi dove comincia la filiera dei biocarburanti di Eni. L’incontro è avvenuto nel contesto di un laboratorio universitario organizzato dalla facoltà di Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio dell’Università Statale di Milano. Dalle testimonianze dirette dei contadini, che sono stati convinti a destinare parte dei loro terreni prevalentemente alla pianta del ricino, emergono molti elementi in contraddizione con la narrazione di Eni per quanto riguarda gli impatti della filiera dei biocombustibili sulle comunità locali. A cura di: A Sud e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Con un contributo di: Giorgio Vitali Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone Scarica il Factisheet La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...
read moreLa decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana
A SUD – CDCA / 2024 Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti, che vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano notevoli problemi in termini di efficienza e di impatto su ambiente e comunità locali. I biocarburanti sono carburanti combustibili, liquidi o gassosi, utilizzati per il trasporto e prodotti da biomasse, inclusi rifiuti e sottoprodotti. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili in quanto derivanti da fonti di energia che non si esauriscono e hanno l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti in Europa. In Italia è soprattutto la multinazionale Eni a spingerne la diffusione all’interno della propria strategia di decarbonizzazione, con due bio raffinerie attive e una via in via di realizzazione sul territorio nazionale e una serie di progetti in corso in tutto il mondo.Secondo il GSE, in Italia si consumano circa 1,6 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti. Ma come vengono prodotte? E con quali materie prime? Proprio la filiera dell’olio vegetale utilizzato da Eni per “un approvvigionamento sostenibile delle bioraffineria in Italia” – così come viene definito dall’azienda – genera impatti ambientali e sociali negativi nei Paesi, soprattutto africani, in cui sono stati avviati progetti di “agri-hub” con cui vengono raccolte le materie di scarto o coltivate le piante necessarie alla produzione di biocarburanti. Dal punto di vista dell’efficacia, inoltre, gli elevati costi per una produzione su larga scala rendono questi carburanti una soluzione incerta. Lo dimostrano le numerose analisi pubblicate dall’ultima direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili in cui sono inclusi i biocarburanti e in particolare una relazione speciale della Corte dei Conti di dicembre 2023. Il report contiene un Case study a cura di Giorgio Vitali “Il racconto dei contadini del Kenya”, che ha partecipato al “Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale” organizzato da A Sud, CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali ed EconomiaCircolare.com, in collaborazione con IRPI MEDIA, Fandango e Centro di Giornalismo Permanente. Il caso studio racconta l’incontro del dicembre 2023 con i contadini di Mbegi, uno dei villaggi dove comincia la filiera dei biocarburanti di Eni. L’incontro è avvenuto nel contesto di un laboratorio universitario organizzato dalla facoltà di Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio dell’Università Statale di Milano. Dalle testimonianze dirette dei contadini, che sono stati convinti a destinare parte dei loro terreni prevalentemente alla pianta del ricino, emergono molti elementi in contraddizione con la narrazione di Eni per quanto riguarda gli impatti della filiera dei biocombustibili sulle comunità locali. A cura di: A Sud e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Con un contributo di: Giorgio Vitali Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone SCARICA IL FACTSHEET La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...
read moreLE PAROLE GIUSTE – Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale
Le Parole Giuste Festival del giornalismo d’inchiesta ambientale 22-24 marzo a Industrie fluviali – Roma Oltre 80 tra giornaliste e giornalisti, scrittrici e scrittori approdano nell’hub culturale di Industrie fluviali per tre giorni di dibattiti, spettacoli, workshop e documentari dedicati all’inchiesta ambientale, al racconto della crisi climatica e al giornalismo d’approfondimento. Qui il programma completo Il festival ideato dall’organizzazione A Sud punta lo sguardo sui conflitti ambientali e sulle sfide del nostro tempo, grazie a chi racconta la crisi climatica, la transizione ecologica e il mondo che cambia, usando “Le Parole Giuste”. Roma 26 febbraio 2024. “Trovare le parole giuste”. Questa la sfida lanciata dalla prima edizione del festival di giornalismo d’inchiesta ambientale che si terrà a Roma da venerdì 22 a domenica 24 marzo a Industrie fluviali, storico lanificio recuperato nel quartiere Ostiense. Con linguaggi e voci differenti l’appuntamento intreccia le sfide ambientali al mondo dell’informazione, in una preziosa occasione di confronto sui tempi lunghi del giornalismo d’inchiesta, sulla divulgazione scientifica e sull’attivismo ecologista. Come si racconta la crisi climatica? Cosa vuol dire realizzare una giusta transizione ecologica? Come si indaga un disastro ambientale? Con quali strumenti? “Stiamo attraversando periodi di sconvolgimenti globali, tra conflitti per le risorse, disuguaglianze e venti di guerra e continuiamo a posticipare un cambio di rotta che sarà inevitabile. Ma per una virata occorre individuare gli strumenti giusti, costruire immaginari diversi – spiega Laura Greco, presidente di A Sud – È questo che puntiamo a fare con il festival: chiamare le cose col proprio nome. Insieme a chi racconta, studia e partecipa alle sfide del nostro tempo”. IL PROGRAMMA In cartellone oltre 30 tra talk, laboratori, proiezioni ma anche spettacoli, spazio libri, mostre fotografiche e attività per bimbi e bimbe, ragazze e ragazzi. Nelle sale dell’hub romano si alterneranno oltre 80 speakers. Tra i nomi Alberto Nerazzini direttore del DIG Festival; Giulia Innocenzi autrice di “Food for Profit”, il documentario investigativo sugli allevamenti intensivi, Francesco Cancellato, Direttore di Fanpage.it, e ancora: Valentina Petrini, Ferdinando Cotugno, Stefano Liberti, Teresa Paoli assieme a tanti e tante altre. In collegamento da Boston interverrà Elena Kostjucenko, reporter di Novaja Gazeta, tra le più importanti giornaliste d’inchiesta russe. In cartellone anche il nuovo spettacolo di Giulio Cavalli, Seveso, dedicato alla memoria di uno dei più grandi disastri ambientali italiani, opera inedita co-prodotta da A Sud e Fandango libri. Alcuni degli appuntamenti in programma sono accreditati dall’Ordine dei Giornalisti e validi per i crediti della formazione professionale. “Parole Giuste” si concluderà domenica 24 mattina, quando sul palco principale di Industrie fluviali verranno annunciati i nomi delle vincitrici della X edizione del premio Wangari Maathai, ambientalista e biologa keniota, premio nobel per la pace nel 2005. Da più di dieci anni A Sud premia donne e collettivi di donne che lottano per la difesa dell’ambiente e che in modo diverso spezzano poteri fossili, sfidando vecchi e nuovi patriarcati. NETWORK Il festival è realizzato da A Sud in partnership con EconomiaCircolare.com, Voxeurop, Fandango Libri, Centro di documentazione sui conflitti ambientali e in collaborazione con DIG Festival, Fada Collective, ISFCI e Sveja podcast, con il sostegno del MASE. Una sezione del festival è a cura della testata EconomiaCircolare.com, con il format dei Circular Talk “Dagli strumenti anti-greenwashing all’analisi delle filiere fino ai linguaggi inclusivi e innovativi, metteremo a disposizione la nostra cassetta...
read moreLa decarbonizzazione secondo Eni – CCS e false soluzioni alla crisi climatica
Nel Factsheet 2023 del progetto Osservatorio Eni analizziamo le strategie di decarbonizzazione secondo Eni, la CCS e le false soluzioni alla crisi climatica Da qui al 2050 Eni, una delle principali aziende italiane nonché il principale emettitore di gas serra a livello nazionale e la multinazionale a cui si è affidato lo Stato per la diversificazione energetica dopo la guerra in Ucraina, ha deciso di affidarsi al gas come fonte energetica primaria – pur se il metano è uno dei principali responsabili della crisi climatica (fonte UNEP) – e a progetti di CCS, ovvero di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Entro il 2050 l’azienda prevede di garantire una capacità totale di stoccaggio di 50 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, Eni intende sviluppare un progetto di CCS a Ravenna, città eletta nel discorso pubblico ad hub energetico del Mediterraneo. Qui, insieme alla società di trasporto del gas Snam, Eni prevede raggiungere una capacità di stoccaggio di 500 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050. La CCS è un tecnologia imperfetta che solleva non poche problematiche. La stessa IEA, Agenzia Internazionale per l’Energia, nell’aggiornamento 2023 del report “Net Zero Roadmap: A Global Pathway to Keep the 1.5 °C Goal in Reach” ha tagliato del 40% il contributo stimato del ccs alla roadmap declassandone il ruolo come soluzione efficace a livello climatico. Dopo anni di esiti tutt’altro che soddisfacenti, sembra suggerire l’Agenzia, sarebbe bene concentrarsi su altro. A cura di: A Sud odv e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone Scarica il Factsheet Il factsheet contiene un’analisi delle strategie di decarbonizzazione secondo Eni, della CCS e delle false soluzioni alla crisi climatica Scarica le infografiche Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni nel mondo Scarica le infografiche Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni in Italia e in Europa Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...
read moreLa decarbonizzazione secondo Eni – CCS e false soluzioni alla crisi climatica
A SUD – CDCA / 2023 Nel Factsheet 2023 del progetto Osservatorio Eni analizziamo le strategie di decarbonizzazione secondo Eni, la CCS e le false soluzioni alla crisi climatica Da qui al 2050 Eni, una delle principali aziende italiane nonché il principale emettitore di gas serra a livello nazionale e la multinazionale a cui si è affidato lo Stato per la diversificazione energetica dopo la guerra in Ucraina, ha deciso di affidarsi al gas come fonte energetica primaria – pur se il metano è uno dei principali responsabili della crisi climatica (fonte UNEP) – e a progetti di CCS, ovvero di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Entro il 2050 l’azienda prevede di garantire una capacità totale di stoccaggio di 50 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, Eni intende sviluppare un progetto di CCS a Ravenna, città eletta nel discorso pubblico ad hub energetico del Mediterraneo. Qui, insieme alla società di trasporto del gas Snam, Eni prevede raggiungere una capacità di stoccaggio di 500 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050. La CCS è un tecnologia imperfetta che solleva non poche problematiche. La stessa IEA, Agenzia Internazionale per l’Energia, nell’aggiornamento 2023 del report “Net Zero Roadmap: A Global Pathway to Keep the 1.5 °C Goal in Reach” ha tagliato del 40% il contributo stimato del ccs alla roadmap declassandone il ruolo come soluzione efficace a livello climatico. Dopo anni di esiti tutt’altro che soddisfacenti, sembra suggerire l’Agenzia, sarebbe bene concentrarsi su altro. A cura di: A Sud odv e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone SCARICA IL FACTSHEET Il factsheet contiene un’analisi delle strategie di decarbonizzazione secondo Eni, della CCS e delle false soluzioni alla crisi climatica SCARICA LE INFOGRAFICHE Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni nel mondo SCARICA LE INFOGRAFICHE Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni in Italia e in Europa Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...
read moreArriva Poderosa – Il podcast femminista, sostenibile, circolare
Realizzato in collaborazione tra A Sud e Tuba srl, Poderosa è tra le serie che inaugurano la nuova piattaforma di Fandango Podcast. Il nuovo podcast è dedicato alle storie di protagonismo femminile e di ecologia, storie di imprese o associazioni che lavorano ogni giorno per trasformare quartieri, città, paesi in un’ottica circolare. Ascolta il trailer su Spotify Dal 17 novembre su tutte le piattaforme audio arriva Poderosa – femminista, sostenibile, circolare, un podcast di A Sud e della libreria femminista Tuba, prodotto dal Centro di documentazione sui conflitti ambientali e da Fandango, in collaborazione con EconomiaCircolare.com. Sei puntate per sei storie di vita che intrecciano il protagonismo delle donne con percorsi collettivi di ricerca, di economia civile e di recupero di filiere. La prospettiva di genere incontra l’ambientalismo e disegna un racconto corale composto da ricercatrici, attiviste, artigiane e imprenditrici che lottano contro vecchi e nuovi patriarcati. Ai microfoni di Poderosa ci sono Laura Greco, fondatrice dell’organizzazione ecologista A Sud e Barbara Leda Kenny, fondatrice della libreria Tuba a Roma. “Le storie raccontate nel podcast racchiudono narrazioni collettive, donne che rivendicano scelte professionali e di vita e pongono con forza la necessità di cambiare paradigma produttivo. Le voci raccolte ci fanno conoscere nuovi modelli di produzione che spezzano gerarchie e logiche patriarcali nelle accademie, nei ristoranti, nelle aziende agricole, nel mondo del design e nei territori”, spiega Laura Greco. “Registrare questo podcast – continua Barbara Leda Kenny – ci ha dato modo di esplorare le convergenze tra femminismo, ecologia, scienza, innovazione, impresa, territori, attraverso storie che danno visibilità all’agire e all’immaginario che le donne stanno costruendo intorno alla connessione tra genere e ambiente inventando nuovi modi di pensare, di vivere, di produrre. ” Le storie poderose ci portano a Palermo, nel quartiere Albergheria, dove Margherita Sauro – per tutti Cetty – racconta la rigenerazione e il rilancio del mercato dell’usato attraverso le attività dell’associazione Sbaratto. Tra le poderose troviamo anche Chiara Pavan, cheffe (è la definizione che dà di sé) veneziana, alla guida del ristorante Venissa, premiata con la stella verde Michelin per la sua cucina sostenibile e Chiara Boschis, viticoltrice che produce Barolo biologico in una storica azienda delle Langhe. Si fa rotta poi verso le aree interne, dove Benedetta Morucci, designer che ha deciso di rimettere in piedi la filiera della lana abruzzese. Le ultime due poderose sono scienziate: Cristina Mangia, ricercatrice del CNR e docente dell’ Università di Lecce, fisica dell’atmosfera che si occupa delle conseguenze delle contaminazioni ambientali sulla salute delle donne. E poi Silvia Bodoardo, docente del Politecnico di Torino, nominata da Wired tra le 20 scienziate che hanno rivoluzionato il mondo della ricerca per i suoi studi sui materiali per il riutilizzo e lo smaltimento delle batterie elettriche. Tutte e sei sono storie che lavorano per cambiare il modo di fare economia, cercando soluzioni alle crisi ambientali, dimostrando che forme diverse di organizzazione del lavoro, della ricerca e dei saperi sono praticabili. E che a indirizzarci verso questo cambiamento è proprio il protagonismo delle donne. Per chi volesse approfondire, oltre al podcast A Sud e Tuba animano l’omonimo percorso di narrazione femminista ed ecologista che è diventato una rubrica all’interno del magazine EconomiaCircolare.com. Approfondimenti dedicati all’imprenditoria femminile, al gender gap, alle città escludenti, alle pratiche femministe sono elementi attraverso cui concretizzare una conversione ecologica giusta. Poderosa inaugura una collaborazione tematica tra Fandango e A Sud. A Sud curerà infatti l’hub di Fandango Podcast dedicato alle questioni ambientali, alla trasformazione ecologica e al racconto della crisi climatica. LA PIATTAFORMA FANDANGO PODCAST Poderosa è tra le serie che lanciano il...
read moreLavora con noi!
Posizione aperta: Esperto informatico per la costruzione di un sistema di mappatura georeferenziata in merito al progetto “Sentinelle Climatiche. In movimento per la difesa del clima” Codice AID: 012618/03/9 Sede di lavoro: On line con occasionali riunioni in presenza presso la sede dell’associazione a Roma Data inizio incarico: gennaio 2024 Tipo e Durata del contratto: libero professionista Presentazione domande: entro e non oltre il giorno 18 novembre 2023 Per dichiarazione di interesse inviare il proprio Curriculum Vitae e una breve lettera di presentazione in cui si evidenzi come le competenze e le esperienze pregresse del candidato o della candidata siano in linea con il profilo ricercato. Le candidature dovranno essere inviate all’indirizzo nicolemarcellini@asud.net Vision e mission dell’organizzazione: A Sud Ecologia e Cooperazione ODV è un’associazione che sviluppa programmi formativi per le scuole incentrati sulle questioni ambientali e climatiche utilizzando in particolare lo strumento della Citizen Science (Scienza Aperta) con la realizzazione di monitoraggi sulla qualità ambientale dei territori e su impatti e eventi estremi legati ai cambiamenti climatici. Proponiamo percorsi formativi per docenti e percorsi in classe con attività esperienziali in aula e outdoor rivolti alle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado. RESPONSABILITÀ Il/la candidata dovrà realizzare un sistema di mappatura georeferenziata partecipativa all’interno del progetto finanziato dall’AICS dal titolo “Sentinelle Climatiche. In movimento per la difesa del clima” AID 012618/03/9. Nel dettaglio il sistema di mappatura dovrà essere realizzato in modo da includere tutto il territorio nazionale con 3 focus su altre regioni del mondo: Colombia, Iraq, Antartide. Il sistema di mappatura verrà utilizzato per caricare il materiale elaborato dalle scuole e dai partner di progetto in relazione al monitoraggio degli eventi estremi legati ai cambiamenti climatici. Si richiede al/alla candidata di occuparsi inoltre delle questioni tecniche legate allo spazio di archiviazione e alla predisposizione dell’apertura dei dati raccolti, nel corso dei mesi di progetto del caricamento dei dati e dell’aggiornamento dei dati e del...
read moreSentinelle climatiche: al via il corso docenti
Sei un* docente o lavori nel modo dell’educazione? Questo è il corso che fa per te! “Sentinelle Climatiche. In movimento per la difesa del clima” è un progetto che ha l’obiettivo di accrescere la sensibilità e rafforzare le conoscenze e le competenze di insegnanti, giovani, comunità educanti e istituzioni, per una cittadinanza globale attiva nel contrasto e l’adattamento al cambiamento climatico. Attraverso il corso di formazione si intende fornire ai docenti e alle docenti, agli operatori e alle operatrici strumenti e metodologie per parlare in modo innovativo di cambiamenti climatici ed eventi estremi. I moduli formativi offriranno un approfondimento delle tematiche con il contributo di esperti del settore e metteranno a disposizione attività pratiche da realizzare con gli studenti e le studentesse per un coinvolgimento in attività esperienziali in grado, non solo di aumentare competenze e conoscenze, ma di innescare processi di attivazione civica. Il corso è aperto a tutt3 ma sarà focalizzato sull’insegnamento per la scuola secondaria di primo grado. Il corso prenderà avvio il 12 ottobre 2023. Iscrizioni entro il 10 ottobre 2023 a questo LINK Programma del corso Modulo 1: 12 ottobre 2023 ore 17.00-19.00 Presentazione del progetto, Nicole Marcellini, responsabile Area Formazione A Sud I cambiamenti climatici: giustizia climatica e approccio sistemico, Marica di Pierri Modulo 2: 19 ottobre 2023 ore 17.00-19.00 Politiche di mitigazione e adattamento: dagli accordi internazionali ai piani nazionali, Sara Cozzone Modulo 3: 25 ottobre 2023 ore 17.00-19.00 Cambiamenti climatici e misure di protezione civile, Sara Vegni Modulo 4: 2 novembre 2023 ore 17.00-19.00 Scienza del clima: tendenze e scenari emissive rispetto agli obiettivi internazionali, Lucie Greyl Scienza del clima e eventi estremi, Luca Mercalli Modulo 5: 9 novembre 2023 ore 17.00-19.00 Resilienza climatica: buone pratiche dall’Italia – La tropicalizzazione del Mediterraneo e le conoscenze ecologiche delle comunità locali Gianpaolo Rampini e Ernesto Azzurro – biologo marino CNR-IRBIM (Ancona) Resilienza climatica: buone pratiche dall’estero, Tiziano Rugi Modulo 6: 16 novembre 2023 ore 17.00-19.00 Conflitti ambientali e cambiamento climatico, Andreea Damitrascu e Sara Cozzone Modulo 7: 23 novembre 2023 ore 17.00-19.00 Conflitti ambientali: Amazzonia e popoli custodi, Roberto Bensi Conflitti ambientali: il caso Iraq, Filippo Cravero e Ettore Acocella Modulo 8: 30 novembre 2023 ore 17.00-19.00 Memoria storica, storytelling e cambiamenti climatici. Presentazione del kit didattico, Marco Armiero Modulo 9: 7 dicembre 2023 ore 17.00-19.00 Buone pratiche per una scuola circolare, Andreea Dumitrascu Patti educativi di comunità: strumenti di partecipazione per coinvolgere la comunità, Nicole Marcellini Modulo 10: 14 dicembre 2023 ore 17.00-19.00 Educazione ecologista e metodologie didattiche (Scienza Aperta) con presentazione di strumenti didattici per l’educazione ambientale, Nicole Marcellini Presentazione del kit didattico sugli strumenti di allerta tempestiva e i giusti comportamenti da attuare in caso di eventi estremi, Sara Vegni Per ottenere il certificato di frequenza sarà necessario frequentare almeno 7 moduli con la possibilità di accedere ad alcuni di essi in modalità on...
read moreCorso online di giornalismo d’inchiesta ambientale
40 ORE DI FORMAZIONE CON GIORNALISTE, GIORNALISTI, ESPERTE ED ESPERTI DI GIORNALISMO D’INCHIESTA E TEMI AMBIENTALI. A Sud, Economia Circolare.com e Cdca, in collaborazione con IRPI MEDIA, Fandango e il Centro di Giornalismo Permanente, lanciano l’ottava edizione del corso di giornalismo dedicato all’inchiesta ambientale e all’economia circolare Formare giornaliste e giornalisti su tematiche ambientali e dell’economia circolare, offrendo strumenti teorici e pratici per condurre un’inchiesta giornalistica. È con questo obiettivo che A Sud, EconomiaCircolare.com e CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – in collaborazione con Irpi Media, Fandango e il Centro di Giornalismo Permanente – lanciano l’ottava edizione del “Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale”, in partenza Lunedì 16 Ottobre 2023 e fino al 20 Dicembre 2023, ogni Lunedì e Mercoledì, dalle 18.00 alle 20.00. Un’occasione formativa consolidata che in questi anni, attraverso i programmi delle scorse edizioni, ha coinvolto centinaia di aspiranti giornaliste e giornalisti, ricercatrici e ricercatori interessati a indagare le questioni ambientali e dell’economia circolare. Il corso, fruibile in modalità online, prevede 40 ore di formazione – suddivise tra 36 ore di teoria e 4 ore di workshop finale con la redazione di EconomiaCircolare.com. Durante i moduli formativi chi partecipa al corso svilupperà competenze innovative nel settore dell’informazione ambientale, con approfondimenti mirati all’elaborazione di prodotti giornalistici adatti a diverse tipologie di media: dalla carta stampata alle testate online fino al giornalismo radiofonico e all’ideazione di podcast. Il percorso formativo guiderà ragazze e ragazzi attraverso la conoscenza approfondita di strumenti e metodi per raccontare le sfide ambientali, dalla deontologia all’ideazione di un’inchiesta giornalistica, fino all’elaborazione dei dati e alle principali tecniche per raccontare fenomeni attuali e di grande importanza come l’economia circolare, il greenwashing, i conflitti ambientali. Un corpo docente d’eccellenza rappresentato in primis dai giornalisti di EconomiaCircolare.com: Raffaele Lupoli, Daniele di Stefano, Andrea Turco, Luigi Politano insieme a giornaliste e giornalisti con esperienza pluriennale nel campo del giornalismo d’inchiesta ambientale: Giulio Rubino – direttore di Irpi Media – Investigative Reporting Project Italy, Carlotta Indiano e Francesca Cicculli – giornaliste di Irpi Media, Madi Ferrucci – giornalista del Centro di Giornalismo Permanente, Assunta Corbo e Mariagrazia Villa – giornaliste del Constructive Network, Barbara Leda Kenny, giornalista e caporedattrice di InGenere, Stefano Liberti – giornalista e filmmaker, collabora con diverse testate tra cui Internazionale, Giuseppe Ungherese – campaigner di Greenpeace Onlus, Cristina da Rold – giornalista scientifica e data-journalist, collabora con diverse testate tra cui il Sole 24 Ore, Florinda Fiamma – giornalista, conduttrice e ufficio stampa di Rai Radio3, Vins Gallico – scrittore e responsabile podcast di Fandango, Teresa Paoli – giornalista e regista, collabora con il programma Presa Diretta, Marica Di Pierri e Alessandro Coltrè, giornalisti ambientali dell’associazione A Sud accompagneranno studentesse e studenti durante i 15 moduli del corso. Per il direttore editoriale di EconomiaCircolare.com Raffaele Lupoli: “come in tutti i periodi di grandi trasformazioni, il ruolo di chi fa informazione oggi è particolarmente complesso. Da una parte è sempre più necessario monitorare e approfondire l’evoluzione dei processi sociali e produttivi, soprattutto alla luce della crisi climatica e dei danni enormi prodotti dal sovrasfruttamento delle risorse naturali; dall’altra parte bisogna contribuire all’individuazione delle migliori soluzioni con un approccio rigoroso, ancorato alla scienza, dialettico e al contempo costruttivo. È questa la sfida che vogliamo condividere con le persone che decideranno di partecipare dal nostro Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale, quella di dar vita a un’informazione al tempo stesso analitica e trasformativa, dunque in grado di uscire dalla cerchia ristretta degli addetti ai lavori. E lo faremo confrontandoci sui temi e sperimentando sul campo, attraverso un’attività laboratoriale svolta a stretto contatto con la redazione, con l’obiettivo di produrre contenuti speciali che saranno valutati, pubblicati e presentati...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.