Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Ancora 5 anni di glifosato. La Commissione europea spiega perché
[su Greenreport] Stopglifosato: hanno prevalso gli interessi dell’industria agrichimica. L’Italia anticipi la sua eliminazione. La Commissione europea ha adottato una comunicazione che risponde all’iniziativa dei cittadini europei (Ice) “Vietare il glifosato e proteggere le persone e l’ambiente dai pesticidi tossici” e si è impegnata a «presentare una proposta legislativa nel 2018 al fine di aumentare ancora la trasparenza e la qualità degli studi utilizzati nella valutazione scientifica delle sostanze». Come spiega la Coalizione italiana #Stopglifosato, che riunisce 51 sigle di Associazioni che si occupano di ambiente e agricoltura, «Ancora cinque anni di glifosato. Nonostante 1,3 milioni di cittadini europei avesse chiesto di eliminare l’erbicida dai campi, la Commissione europea ha formalizzato la decisione di rinnovare la licenza dopo che il 27 novembre i paesi Ue avevano raggiunto la maggioranza qualificata grazie al voto favorevole della Germania. Bruxelles per cercare di rispondere all’iniziativa dei cittadini europei, ha approvato una comunicazione annunciando una proposta legislativa per migliorare l’accesso pubblico ai dati degli studi scientifici presentati dall’industria». Infatti la comunicazione della Commissione Ue, «fornisce una spiegazione particolareggiata delle norme dell’Ue sui pesticidi; annuncia per la primavera del 2018 una proposta legislativa volta ad aumentare la trasparenza, la qualità e l’indipendenza delle valutazioni scientifiche delle sostanze, ad esempio tramite l’accesso del pubblico ai dati grezzi, e annuncia future modifiche della legislazione al fine di rafforzare la governance per l’esecuzione dei pertinenti studi, che potrebbero includere, ad esempio, il coinvolgimento delle autorità pubbliche nel processo di decisione degli studi necessari per un caso specifico». Ecco come la Commissione risponde alle tre richieste dell’Ice: “Vietare gli erbicidi a base di glifosato, una sostanza messa in relazione con il cancro negli esseri umani e con il degrado degli ecosistemi”: gli Stati membri sono responsabili dell’autorizzazione d’uso, e/o del divieto, dei prodotti a base di glifosato sui loro territori. Nell’Ue sono approvate solo sostanze per le quali esistono prove obiettive di sicurezza dell’utilizzo. In seguito a un’approfondita valutazione scientifica di tutti i dati disponibili sul glifosato, giunta alla conclusione che non vi è alcun nesso tra la sostanza e il cancro negli esseri umani, e a un voto favorevole dei rappresentanti degli Stati membri il 27 novembre 2017, la Commissione ha adottato oggi la decisione di rinnovare l’approvazione del glifosato per 5 anni. Il presidente Juncker ha inserito tale questione nell’ordine del giorno del collegio in diverse occasioni al fine di garantire la piena titolarità politica della Commissione al riguardo. In base a queste discussioni politiche, e tenendo conto della posizione del Parlamento europeo, la Commissione ha deciso di ridurre la durata del rinnovo proposto dai normali 15 anni a 5, elemento che ha contribuito a ottenere il sostegno più ampio possibile degli Stati membri. “Garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché dall’industria dei pesticidi”: la Commissione concorda pienamente sul fatto che nelle valutazioni scientifiche e nei processi decisionali la trasparenza è fondamentale per garantire la fiducia nel sistema normativo di sicurezza alimentare. È fondamentale mantenere e migliorare la capacità di eseguire valutazioni scientifiche solide, trasparenti e indipendenti. Entro la primavera 2018 la Commissione avanzerà una proposta legislativa che riguarderà questo ed altri aspetti pertinenti, quali la governance dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La Commissione proporrà di modificare le norme attuali in modo...
read moreUrbanizzazione: fino al 2060 nel mondo si costruirà una Parigi alla settimana
[su Greenreport] Negli ultimi 10 anni nel mondo sono stati cementificati circa 50 miliardi di m2, un Empire State Building ogni 25 minuti. L’accordo di Parigi lo può salvare solo l’efficienza energetica. Presentando il “Global Status Report 2017 – Towards a zero-emission, efficient, and resilient buildings and construction sector”, il direttore esecutivo dell’International energy agency (Iea) Fatih Birol, ha sottolineato che «La crescita mondiale del settore delle costruzioni è senza precedenti e continuerà su questo slancio. Nel corso dei prossimi 40 anni, 230 miliardi di metri quadri si aggiungeranno alle superfici attualmente costruite, Questo equivale a costruire la città di Parigi ogni settimana fino al 2060». Birol avverte che «Questa dinamica non sarà senza conseguenze. Anche se l’intensità energetica del settore delle costruzioni è migliorata in questi ultimi anni, questo non è sufficiente per compensare la crescita dei bisogni energetici. Le emissioni di CO2 del settore delle costruzioni sono aumentate di circa l’1% all’anno dal 2010 e più di 4 milioni di decessi ogni anno sono legati all’inquinamento dell’aria nelle case». Ma il segretario esecutivo dell’Iea aggiunge che «Fortunatamente esistono numerose opportunità per sviluppare l’efficienza energetica e le soluzioni low-carbon per gli edifici e le costruzioni. Queste soluzioni necessitano di maggiori sforzi nell’implementazione di politiche energetiche e di incentivi per cambiare la rapidità e la scala della trasformazione». Il “Global Status Report 2017”, realizzato da Thibaut Abergel, Brian Dean e John Dulac dell’International energy sgency (Iea) per la Global alliance for buildings and construction (Gabc), coordinato dall’United Nations environment programme grazie ai finanziamenti dei governi di Francia e Germania e dall’Agence de l’environnement et de la maîtrise de (Ademe), fa il punto sul settore degli edifici e delle costruzioni dopo la svolta data dall’Accordo di Parigi sancito alla 21esima Conferenza delle parti Unfccc. Il frapporto tiene conto dei molteplici impegni e delle azioni che hanno di fronte governi, amministrazioni cittadine e industrie per mettere il settore dell’edilizia su un percorso sostenibile. Birol però evidenzia che «Questo bilancio mostra chiaramente che, malgrado alcuni progressi globali, è ogni giorno più urgente risolvere le problematiche energetiche e climatiche del settore degli edifici e delle costruzioni. Le politiche e gli investimenti attuali non rispondono agli impegni e alle opportunità che sono associate. Sono necessarie immediatamente delle azioni ambiziose per non condannare gli investitori immobiliari di lunga durata a restare inefficaci per i decenni a venire». La Gabc spiega che «Le emissioni dirette e indirette indotte dal settore degli edifici e delle costruzioni (consumo di energia per il riscaldamento e la climatizzazione, acqua calda e illuminazione; gas Fluorurati, énergia e gas serra “bloccati” nei materiali da costruzione) rappresentano oggi circa il 20% delle emissioni di gas serra mondiali. Inoltre, la superficie al suolo degli edifici costruiti dovrebbe raddoppiare entro il 2050. Il successo dell’attuazione dell’Accordo di Parigi è condizionato dal bisogno di una reale transizione verso un’energia de carbonizzata, dagli edifici a basso consumo, a basse emissioni di gas serra e resilienti». La Gabc sottolinea che «Questa transizione si integra in un nuovo paradigma energetico» che, grazie alle nuove tecnologie e alle energie rinnovabili, rompe con quello predominante basato sui problemi di approvvigionamento da fonti fossili. Ma questo non si limita alla semplice sostituzione dei fossili con le rinnovabili, «necessita di indirizzare le politiche energetiche verso il concetto di servizi energetici e di domanda in...
read moreAmbiente e clima: i fatti salienti del 2017
[di Marta Buonadonna su Panorama] Quasi solo brutte notizie quelle registrate nel corso di quest’anno, tra nuovi record di temperature e CO2 e decisioni politiche catastrofiche. Non è stato un bell’anno per l’ambiente, ma ormai sono diversi anni che tocca constatare la stessa cosa: la salute della Terra peggiora, le sue prospettive si fanno sempre più cupe e la politica è lentissima nel prendere decisioni che possano porre rimedio al problema. La gravante, in questo 2017 che sta per chiudersi, è stata rappresentata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sembra aver dichiarato guerra non al climate change, bensì a chi lo combatte. Caldo record, per l’ennesima volta Il 2017 si è aperto con la notizia, contenuta in un rapporto della Nasa, che il 2016 era stato l’anno più caldo di sempre. L’anno si chiude con la previsione della World Meteorological Organization che il 2017 verrà ricordato come il secondo o il terzo anno più caldo di tutti i tempi. Da gennaio a settembre la temperatura media globale è stata di 1,1 °C sopra i livelli preindustriali. Giova ricordare che il limite che i paesi che hanno firmato l’accordo di Parigi si sono dati è di non superare se possibile 1,5 °C di aumento, una soglia pericolosamente vicina. Oltre alle alte temperature, il 2017 ha avuto anche la sua bella dose di eventi catastrofici, tra cui uragani, inondazioni, ondate di calore e siccità, fanno notare gli esperti del WMO. I cambiamenti climatici possono rendere gli eventi meteorologici più estremi di quanto non sarebbero altrimenti. Ne abbiamo avuto un intero catalogo di esempi quest’anno. Ghiacci ai minimi Nel mese di marzo entrambi i poli terrestri hanno raggiunto il record minimo di ghiaccio. Per gli esperti americani del National Snow and Ice Data Center, negli ultimi 30 anni il Polo Nord si è scaldato più di qualsiasi altra regione del pianeta. Alcuni cambiamenti sono naturali e stagionali, ma le coperture massima e minima registrate nel corso di quest’anno sono le più basse mai viste sia nell’Artico che in Antartide. In particolare nell’Artico la copertura massima dell’anno raggiunta il 7 marzo ed era di 14,4 milioni di chilometri quadrati: la più bassa da quando è cominciata l’osservazione con i satelliti, 38 anni fa. Stiamo parlando di 97.000 chilometri quadrati di ghiaccio in meno rispetto al precedente record negativo del 2015. Non si tratta di singoli anni neri ma di un autentico trend: a partire dal 1979 ogni decennio l’estensione del ghiaccio nell’Artico è calata in media del 2,8%, secondo i dati forniti dalla Nasa. E se consideriamo solo l’estensione massima il calo è ancor più evidente: 13,5% in media per ogni decennio. Nel frattempo al polo opposto, il 3 marzo, che segna la fine dell’estate nell’emisfero Sud, il ghiaccio marino che circonda l’Antartide si è ritirato alla sua misura più bassa mai registrata dai satelliti: 184.000 chilometri quadrati in meno del record negativo precedente, registrato nel 1997. A luglio si è anche staccata dal segmento Larsen C della piattaforma di ghiaccio Larsen della penisola antartica una porzione di ghiaccio grande due volte lo stato del Lussemburgo. E’ uno dei 10 iceberg più grandi mai registrati. Un altro record che però non tutti gli scienziati imputano al riscaldamento. Un mondo di plastica 9 miliardi di tonnellate. E’ una quantità difficile da immaginare, ma pare sia più o meno tutta la plastica che abbiamo prodotto dal 1950 al 2015. Uno studio pubblicato quest’anno ha...
read more[Posted on The Guardian, December 12, 2017] A deadly explosion and fire that ripped through Austria’s main gas pipeline hub has caused Italy to declare a state of emergency due to a lack of supplies. One person was killed and 18 injured in the blast on Tuesday in Baumgarten, eastern Austria. A police spokesman said: “There was an explosion around 8:45am (0745 GMT) and a fire. A wide area has been sealed off and there are expected to be several injured.” In Britain, Europe’s biggest gas market, gas for immediate delivery rose 35% to 92p per therm, its highest level for four years. Gas Connect Austria, which operates the Baumgarten site, said the blaze had been brought under control. Police said the cause was technical in origin. Footage on social and other media showed a column of flames rising from the site. The hub is important for European gas transit, with natural gas transported to Baumgarten through Slovakia and Germany along several pipelines. Gas flows are then delivered throughout Europe via Austria’s transmission network. Gas Connect Austria said deliveries to Austria’s southern and south-eastern borders would be affected until further notice. Italy’s industry minister said the country must grapple with a “serious” energy supply problem. Slovakia’s main gas transit route to Austria was suspended after the fire, said the Slovak pipeline operator, Eustream. Russia’s Gazprom Export said it was trying to redirect gas flows and secure uninterrupted supplies. Gas prices elsewhere in Europe soared on concerns about supply. The Italian wholesale day-ahead price surged 97% to a record high of €47 per megawatt-hour....
read more[posted by Valerie Volcovici and Roberta Ramtpon on Reuters, December 4, 2017] President Donald Trump on Monday shrank two wilderness national monuments in Utah by at least half in the biggest rollback of public land protection in U.S. history, drawing praise from pro-development lawmakers and a lawsuit from environmentalists. Trump’s announcement followed months of review by the Interior Department after he ordered the agency in April to identify which of 27 monuments – protected areas designated by past presidents – should be rescinded or resized to give states and local governments more control of the land. “Some people think that the natural resources of Utah should be controlled by a small handful of very distant bureaucrats located in Washington. And guess what? They’re wrong,” Trump said in the state capitol alongside Utah’s Republican governor, Gary Herbert, the Utah congressional delegation and local county commissioners. Unlike national parks that can only be created by an act of Congress, national monuments can be designated unilaterally by presidents under the century-old Antiquities Act, a law meant to protect sacred sites, artifacts and historical objects. Trump said former presidents abused the Antiquities Act by putting unnecessarily big chunks of territory off limits to drilling, mining, grazing, road traffic and other activities – a headwind to his plan to ramp up U.S. energy output. Trump signed two proclamations after his speech. One would reduce the 1.3-million-acre (0.5 million hectare) Bears Ears National Monument, created in 2016 by then-President Barack Obama in southeastern Utah, by more than 80 percent split into two areas. The other would cut the state’s 1.9-million-acre (768,900-hectare) Grand Staircase-Escalante National Monument, designated by President Bill Clinton in 1996, nearly in half. The landscape of canyons, ridges and rock formations would be split into three zones. While a handful of monuments have been resized in the past, none has been cut back to such an extent, putting the president’s proclamation in uncharted legal territory. Previous presidents including Woodrow Wilson and William Howard Taft reduced some monuments but were never challenged in court. Trump will ask Congress to look at the areas that are being removed from the current monuments to consider legislation designating some as a national conservation or national recreation areas, and create a co-management structure for tribes, an administration official said. He said in his speech that the move was aimed in part at helping local communities access the land for hunting and grazing. “Here, and in other affected states, we have seen harmful and unnecessary restrictions on hunting, ranching and responsible economic development,” Trump said. “We have seen grazing restrictions prevent ranching families from passing their businesses and beloved heritage on to the children.” Grazing and hunting were already permitted in both the Bears Ears and Grand Staircase monuments The results of the Interior Department’s broader review of U.S. national monuments will be published on Tuesday and is expected to outline changes to a number of other sites. Swift legal response The Natural Resources Defense Council, the Center for Biological Diversity, the Sierra Club and other environmental groups sued in federal court in Washington on Monday, asking for a judge to block Trump from shrinking the monuments. “When we see this kind of folly, we will meet it swiftly with a legal complaint,” Sharon Buccino, director of land and...
read more[posted by Jone Stone on the Independent, November 30th, 2017] Italian authorities are using a Mussolini-era law to put an entire town under lockdown while they force through a gas pipeline against the wishes of the local community, activists have said. A so-called “red zone” was declared around Melendugno by the central government’s military police force this month, after months of protests against the effect of the Trans Adriatic Pipeline (TAP) on the local area. Activists on the ground who contacted The Independent say the police swooped in the middle of the night and barred people from leaving their homes, blockaded streets, and fenced off olive farms. “Some locals have been expelled and cannot access Melendugno… for the next three years”, Sabina Giese, one resident of the town said. “We need a pass to use the roads and go home, in the evening there is only police in the roads and everything else is closed and abandoned. People are scared to come to the sea and go in the restaurant. Economy and tourism are affected.” The town, situated in the region of Puglia, in the heel of Italy’s boot, has been a centre of protests against the uprooting of thousands of centuries-old olive trees to make way for the pipeline. The project is opposed by local residents and officials, who have been in a tense stand-off with the central government in Rome over the plans. On the night of 12 November, a local official in Lecce enacted ordinance Decreto Regio (Royal Decree) No 773, which dates back to 1931, to put the territory surrounding TAP construction site “at the availability of the police”. Now a new barbed-wire fence and concrete barriers, as well as security patrols, are making it harder for local residents to move around the area. People who own land inside the so-called “red zone” need special permits to enter, but everyone else is barred – making it difficult to bring labour in to harvest olives inside the zone. Locals have also complained of alleged property damage from the movement of vehicles. Local police could be reached for comment. After progress was slowed by protesters in the spring, the consortium behind the pipeline was forced to wait until the start of November to again begin uprooting the trees – prompting the action of the police a week ago. The pipeline’s proponents say the trees can be re-planted after construction work on the project is finished. TAP is being built to transport natural gas from Greece via Albania to Italy and onto the rest of western Europe. It would connect to another pipeline bringing gas from Azerbaijan. The project’s proponents say it would increase Europe’s energy security and reduce reliance on coal; it is on course to receive funding from the European Investment...
read more[posted by Fanny Malinen and Steve Rushton on Equaltimes, November 15, 2017] A serious man dressed in gákti, a traditional Sami (also Sámi or Saami) costume, speaks on a video on Facebook. “This is a call for help,” he starts. “The governments of Finland and Norway are trying to make salmon fishing illegal for the Sami and give new fishing rights to rich people who have built cabins on our homeland. This is theft in broad daylight. We are being denied the right to our culture, and access to one of the key sources of food in the Arctic.” The man speaking is Aslak Holmberg, vice president of the Sami Council that represents the interests of indigenous Sami people in Finland, Norway, Sweden and Russia. He is also a fisherman from Nuorgam in the northernmost county of the Finnish state, Ohcejohka (Utsjoki in Finnish). “I have fished salmon as long as I can remember with my father and I have learned more from it than I can explain about subsistance, nature, language, culture.” The video was published in March, days before the Finnish government entered an agreement with Norway that dramatically changes the fishing rights in the border river, Deatnu (Teno in Finnish, Tana in Norwegian). The agreement is Norway and Finland’s attempt to protect the salmon as Deatnu hosts one of the most diverse salmon populations in the entire world. But the locals highlight that fishing rights for traditional techniques deployed by the Sami have been disproportionately reduced – by 80 per cent, whereas leisure fishing has seen a cut of 30-40 per cent. “They say they are protecting the salmon from us. From us?! Who are the most dependant on it. This derogatory, paternalistic attitude towards indigenous peoples is common throughout the world and it still seems to be fully acceptable in Norway and Finland,” Holmberg states. “They are ready to sacrifice the entire Sami salmon fishing culture. This agreement is the clearest of violations of indigenous peoples’ right to self-determination, and even consultation.” Europe’s only indigenous people Between 75,000 to 100,000 Sami people live in the Arctic region of Norway, Finland, Sweden and Russia. The majority live in Norway and Sweden with approximately 10 per cent in Finland and around 2,000 in the Russian Federation. They are an indigenous community whose lives are entwined with their homeland, Sápmi (commonly known in English as Lapland). Reindeer husbandry is perhaps the most famous of the traditional Arctic livelihoods, but fishing is another essential part of Sami life. Like indigenous peoples world over, the Sami have faced incursion, colonisation and extractive industries since they were taxed in hides and furs from hunting from the 15th century. In Norway, schooling in Sami language was prohibited from the late 19th century until after the Second World War. Many Sami were also forced to adopt a Norwegian name as a prerequisite for owning land. In Sweden and Finland, these policies were not official, but many older Sami still speak of the shame that was attached to their language and culture. The rights to culture and language are now guaranteed in all of the states where Sami populations live except Russia, but conflicts around fishing and land rights highlight the different understandings of what Western states and indigenous peoples mean by ‘culture’. “Traditional livelihoods and utilisation...
read more[posted by Timothy Gardner on Reuters, November 30, 2017] Eni US could begin work on oil exploration in federal waters off Alaska as soon as next month after the Trump administration on Tuesday approved permits for leases the company has held for a decade, the Interior Department said. The department’s Bureau of Safety and Environmental Enforcement, issued Eni US, a unit of Italy’s Eni, a permit to explore for oil from an artificial island in the Beaufort Sea. Eni is the first company allowed to explore for oil in federal waters off Alaska since 2015. The approval is part of the Trump administration’s policy to maximize output of fossil fuels for domestic use and for exporting. Scott Angelle, the BSEE director, said developing Arctic resources responsibly is a “critical component to achieving American energy dominance.” Environmentalists say exploring for oil in the Arctic is dangerous. “The Trump administration is risking a major oil spill by letting this foreign corporation drill in the unforgiving waters off Alaska,” said Kristen Monsell, the legal director for oceans at the Center for Biological Diversity nonprofit group. Eni wants to drill into the Beaufort from the island using extended wells more than 6 miles (10 km) long. Eni US did not immediately respond to a request for comment about when it would start drilling. In April President Donald Trump signed a so-called America-First Offshore Energy Strategy executive order to extend offshore drilling to areas in the Arctic and other places that have been off limits. Eni’s leases, which were set to expire by the end of the year, were outside of an area protected by former President Barack Obama weeks before he left office. The company’s plan to move ahead with risky and expensive drilling in the Arctic comes despite years of low oil prices and plentiful sources of crude in the continental United States. Royal Dutch Shell Plc quit its exploration quest offshore of Alaska in 2015 after a ship it had leased suffered a gash in mostly uncharted waters and environmentalists discovered an existing law that limited the company’s ability to drill. Republicans are eager to drill elsewhere in Alaska. A tax bill passed by the Senate budget committee Tuesday contained a provision to open drilling in a portion of Alaska’s Arctic National Wildlife Refuge. Conservationists say the refuge is one of the planet’s last paradises. The bill, which Republicans hope to pass in the full Senate this week, faces an uncertain...
read moreGlifosato: altri 5 anni di bestie nere della Monsanto
[di Isaure Magnien, traduzione di Francesca Trevisan su Cafébabel] Bruxelles autorizza l’uso del glifosato per altri 5 anni, Italia e Francia votano no. L’erbicida è denunciato da centinaia di studi, ma l’UE lo dichiara innocuo. Nella lotta che vede protagonisti lobby pro-pesticida, Stati, istituzioni e ONG, un gruppo spicca tra gli altri: persone mascherate da animali, pronte a tutto per vietare il prodotto. Reportage tra i dissidenti. Davanti al palazzo di giustizia di Bruxelles, c’è uno strano raggruppamento: pesci, meduse, renne, orsi, anatre e altri animali si cimentano in un haka, con tanto di urla. Nel frastuono, vengono scanditi slogan come: “Des patates, pas du glyphosate” (Vogliamo patate, non glifosato), “On est plus chaud que le glypho” (Siamo più forti del glifosato), “Solidarité avec les inculpés du monde entier” (Solidarietà agli accusati di tutto il mondo), “Non non non au glyphosate… et au monde de merde qui va avec” (No no no al glifosato…e al mondo di merda che porta). Dietro questo serraglio, si cela il sostegno ai membri del gruppo di attivisti dell’Ensemble Zoologique de Libération de la Nature (EZLN). Nove dei loro membri sono stati incriminati il maggio scorso per aver danneggiato alcuni edifici dell’Associazione europea per la protezione delle colture (ECPA), un gruppo di interesse che riunisce le più grandi industrie dei pesticidi a Bruxelles. I sostenitori del sottocomandante tigre e del sottocomandante gabbia di uccelli sono venuti a manifestare in massa la loro indignazione. Un totale di altre cinquanta organizzazioni hanno dimostrato il proprio appoggio all’EZLN, tra cui Greenpeace, Corporate Europe Observatory, la Lega dei diritti umani eOxfam. Queste ritengono infatti che “le azioni condotte da questo collettivo vertano su un argomento di interesse generale”, in un momento cruciale per l’Unione europea, che “deve prendere la decisione di estendere o meno l’autorizzazione della produzione di glifosato, il componente principale dell’erbicida Roundup”. Il passato tumultuoso del glifosato Non è un caso che l’EZLN abbia scelto di prendersela con l’ECPA. La lobby rappresenta in particolare gli interessi della multinazionale Monsanto, una delle più grandi aziende produttrici di pesticidi, che versa ufficialmente 400mila euro all’anno alla lobby belga. Si tratta di una cifra ben al di sotto di quella reale, secondo quanto stima il Corporate Europe Observatory (Le lobbying de Monsanto : une attaque contre notre planète et la démocratie, 2016 – Il lobbying della Monsanto: un attacco al nostro pianeta e alla democrazia). Negli anni ’70, l’azienda entra in possesso dell’invenzione di un tale Henri Martin, pensata per sgorgare i tubi: il glifosato. Il suo successo verrà però da un utilizzo completamente diverso, cioè come diserbante. In effetti, il prodotto è molto utile: permette di eliminare tutte le erbe cattive (e anche quelle buone), senza effetti sulle colture successive, basta rispettare il tempo di attesa di una settimana. Il prodotto diventa ancora più efficace se abbinato alle sementi geneticamente modificate (OGM) della stessa marca, resistenti alla sostanza. Ogni anno vengono vendute più di 700mila tonnellate di glifosato nel mondo. La molecola è infatti poco costosa e molto efficace. È per questo che dal 2000, quando l’uso esclusivo del brevetto da parte della Monsanto è scaduto, la sostanza è utilizzata da altre 90 aziende. Il glifosato si trova oggi in oltre 750 prodotti, ed è attualmente l’erbicida più diffuso al mondo. Nel 2015, tuttavia, un’ombra oscura il successo del glifosato. Il CIRC, centro di ricerca sul cancro e agenzia dell’ONU con sede a Lione, segnala...
read morePerché a Cosenza manca l’acqua?
Per la quarta di un ciclo di quattro puntate d’inchiesta sulla crisi idrica a Cosenza: Marica Di Pierri, presidente del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali e portavoce di A Sud Onlus. [di Claudio Dionesalvi su Inviato da nessuno] Il finanziamento regionale per la riqualificazione della rete idrica. Il comune di Cosenza ha stipulato con la Regione un Accordo di Programma Quadro (APQ) nell’ambito del quale sono previsti degli interventi per l’ingegnerizzazione del sistema di distribuzione idrica della città, per una cifra che si aggira intorno a 5 milioni di euro. Nell’ambito dell’APQ dovrebbero essere realizzati tutti gli interventi elencati al termine di questa inchiesta. L’APQ è coperto dai fondi POR 2007/2013. Per questioni di mero campanilismo politico, la Regione ha bloccato l’attuazione dell’iter amministrativo a tal punto che sono riusciti a “salvare” quelle risorse facendole confluire nel POR successivo. Nel mese di giugno pare che la questione si sia finalmente concretizzata e nei prossimi mesi dovrebbe partire questo programma di interventi progettato dallo Studio Lotti. Cosa prevede l’accordo tra So.Ri.Cal. e Comune? La situazione di Cosenza è ancora più complessa perché il Comune è anche il soggetto che si occupa della riscossione. A Rende, invece, il servizio di riscossione è affidato ad un terzo soggetto, Acque Potabili. Lo scontro ha avuto origine qualche anno fa, quando Comune e So.Ri.cal. iniziarono a farsi guerra a colpi di carte bollate. All’epoca il tribunale nominò un CTU, il prof Paolo Veltri, preside di Ingegneria all’Unical, che stabilì dei valori di portata e volumi necessari al fabbisogno idrico della città. Davanti al giudice fu concordato che So.Ri.Cal. garantisse al comune di Cosenza una portata pari a 311 l/s. Qui nascono gli equivoci. So.Ri.Cal. sostiene che si tratti di una portata media. Semestrale? Annua? Non si capisce. Il Comune asserisce invece che la portata è istantanea, cioè mai la quantità d’acqua deve scendere sotto quella soglia. A gennaio scorso, vista la carenza idrica, il Comune ha sospettato che So.Ri.Cal. non erogasse il normale quantitativo d’acqua. “Come? Abbiamo fatto tutti quegli interventi, sostituito tubazioni, riparato perdite, e manca l’acqua?”, era il ritornello che si sentiva a Palazzo dei Bruzi. Così il Comune ha chiesto a So.Ri.Cal. di potere installare dei propri contatori nei punti di consegna della risorsa idrica, con precisione: nei punti in cui finisce il confine amministrativo di So.Ri.Cal. e inizia quello del Comune, in modo da poter continuamente verificare questi volumi. So.Ri.Cal. si è rifiutata, impedendo ai tecnici di accedere a un serbatoio solo per verificare se vi fosse lo spazio per mettere questi apparecchi. Bisogna tenere presente che i due contatori devono essere vicini per poter confrontare i dati, poiché il flusso d’acqua risente di gomiti, curve ed innesti che possono incidere sul valore registrato. La guerra è continuata fino all’intervento della Procura e del Prefetto a seguito di un’ordinanza sindacale, poiché si configurava un caso di interruzione di pubblico servizio. Lo scontro è politico. So.Ri.Cal. vanta col Comune un credito di 3 milioni e mezzo di euro e minaccia di chiudere i rubinetti se palazzo dei Bruzi non comincia a pagare. Inoltre, la Regione utilizza So.Ri.Cal. per mettere in difficoltà l’amministrazione che è di “colore politico” opposto. Intanto gli esperti hanno formulato delle proposte, ma finché le istituzzzioni e le azzziende non si metteranno d’accordo, è alquanto improbabile che siano attuate. Quali sono state le proposte formulate da...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.