CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Solidarietà a Miller Dussán e Asoquimbo attivisti contro il progetto idroelettrico El Quimbo di Enel-Emgesa

Posted by on 12:02 pm in Notizie | Commenti disabilitati su Solidarietà a Miller Dussán e Asoquimbo attivisti contro il progetto idroelettrico El Quimbo di Enel-Emgesa

Solidarietà a Miller Dussán e Asoquimbo attivisti contro il progetto idroelettrico El Quimbo di Enel-Emgesa

Riceviamo e diffondiamo l’appello alla solidarietà da parte di Asoquimbo e Miller Dussán, in risposta alle accuse ricevute da Enel- Emgesa. Dopo anni di mobilitazione e resistenza nel Dipartimento di Huila in Colombia per la difesa dell’ambiente e delle comunità locali, l’associazione Asoquimbo e il suo rappresentante Miller Dussán sono vittime della criminalizzazione messa in atto dall’Emgesa S.A. ESP. Miller rischia fino a 12 anni di reclusione per avere difeso il suo territorio. Per denunciare e dare visibilità a quest’ulteriore attacco ai difensori della giustizia ambientale, si è sviluppata una campagna di solidarietà internazionale per chiedere: alla corte di Garzon l’archiviazione dei processi contro Miller e Asoquimbo, all’ENEL EMGESA di ritirare i 2 processi, smettere le sue azioni di persecuzione giudiziaria contro i difensori della giustizia ambientale e ritirare i suoi progetti sull’idroelettrico in America Latina. A Sud e CDCA-Centro Documentazione Conflitti Ambientali si uniscono alle tante organizzazione che in giro per il mondo si stanno mobilitando per denunciare quanto sta accadendo in Colombia e per manifestare solidarietà a Miller e Asoquimbo. LINK UTILI Leggi e condividi il manifesto in spagnolo, in inglese Firma il manifesto qui Scopri il caso di conflitto ambientale relativo all’idroelettrico El Quimbo sull’EJATLAS Leggi il profilo del caso giudiziario realizzato da Business and Human Rights e delle persecuzioni giudiziarie subite da Miller Dussan e realizzato da Frontline...

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Battaglia dell’acqua, cos’è cambiato a sei anni dal referendum?

Posted by on 8:47 am in Notizie | Commenti disabilitati su Battaglia dell’acqua, cos’è cambiato a sei anni dal referendum?

Battaglia dell’acqua, cos’è cambiato a sei anni dal referendum?

[su RaiPlay] Un viaggio tra centro e sud dell’Italia per scoprire come, a 6 anni di distanza dal referendum sull’acqua pubblica in cui gli italiani votarono in massa per dire si all’acqua pubblica, non solo l’acqua non è tornata al pubblico, ma si è aperta una nuova frontiera per lo sfruttamento privato di questo bene essenziale. La nuova frontiera è stata soprannominata la “battaglia per le fonti”. In regioni come la Sicilia, la Calabria o la Campania l’acqua è stata privatizzata due volte, a valle e a monte. I grandi gestori privati infatti possiedono la rete idrica e anche le fonti, possono quindi vendere l’acqua ad altri gestori privati che a loro volta la rivendono e la distribuiscono ai cittadini. E il costo delle bollette lievita. Ma c’è anche chi ha trovato il modo di ribellarsi alle gestioni costose e inadempienti. Clicca qui per vedere il servizio di Alessandro Macina – La battaglia dell’Acqua – Rai 3 – Presa Diretta, del 30 gennaio...

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Oltre un secolo di riscaldamento globale in un’animazione della Nasa

Posted by on 8:58 am in Notizie | Commenti disabilitati su Oltre un secolo di riscaldamento globale in un’animazione della Nasa

Oltre un secolo di riscaldamento globale in un’animazione della Nasa

[di Gianluca Dotti su Wired] Il 2016 è stato l’anno più caldo e anche il terzo di fila in cui il record di temperatura media mondiale viene superato. Quasi tutti gli anni bollenti sono dal 2001 a oggi. Dall’inizio del secolo scorso gli scienziati hanno stimato che la temperatura media mondiale si è alzata di circa 1,1 °C. E il 2016 non è stato solo l’anno più caldo di tutti, ma si tratta del terzo anno consecutivo in cui il record di temperatura viene battuto, all’interno di un trend di continuo riscaldamento che dura ormai da alcuni decenni. Gli scienziati della Nasa tengono monitorata la temperatura globale grazie al Goddard Institute for Space Studies (Giss), che si occupa di analizzare le temperature di oltre 6mila località sparse per il globo. Anche se i dati hanno un minimo di incertezza sperimentale, si può affermare con certezza che il riscaldamento maggiore si è verificato negli ultimi 35 anni. Dal 2001 a oggi sono stati registrati 16 dei 17 anni più caldi degli ultimi secoli. A volte un’animazione di 40 secondi può raccontare più di mille parole, facendo riflettere su quale sia stato l’impatto delle attività umane sull’atmosfera. Per approfondire, la Nasa ha raccolto qui tutti i dati con il punto della situazione. (Nasa) (Pubblicato il 23 gennaio...

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La natura incontaminata è in pericolo

Posted by on 8:37 am in Notizie | Commenti disabilitati su La natura incontaminata è in pericolo

[di Claudia Grisanti su Internazionale] Il pianeta sta perdendo le ultime aree di natura selvaggia. Secondo uno studio, tra il 2000 e il 2013 è andato perso il 7,2 per cento delle aree naturali ancora integre. Basandosi su su dati satellitari, Peter Potapov e colleghi hanno studiato le aree ifl, intact forest landscapes. Si tratta di aree in parte coperte da boschi, che misurano almeno 500 chilometri quadrati e che sono prive di attività umana. Le aree ifl sono diminuite in tutti i continenti. Considerando le percentuali, la diminuzione è stata maggiore in Australia, che ha perso quasi il 22 per cento delle sue aree ifl, in America settentrionale, che ha perso oltre il 15 per cento delle sue foreste, e nell’Asia sudorientale, che ha perso circa il 14 per cento. Nei tre paesi che rappresentano quasi i due terzi dell’area ifl mondiale – Russia, Brasile e Canada – si è avuta una diminuzione rispettivamente del 6,5 per cento, 6,3 per cento e 4,7 per cento. Secondo lo studio pubblicato su Science Advances, i motivi principali della distruzione della natura sono lo sfruttamento forestale di tipo industriale, l’espansione dell’agricoltura, gli incendi e l’estrazione di materie prime. I motivi che spingono verso la distruzione dell’ambiente dipendono però dalla regione geografica considerata. Per esempio, in America Latina l’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento è la motivazione principale, mentre in Africa il motivo principale è lo sfruttamento forestale. Nelle foreste boreali del Nordamerica gli incendi sono la causa principale di distruzione. Spesso la costruzione delle strade è il primo passo verso la distruzione di un’area. Gli ifl sono importanti per motivi diversi, per esempio il mantenimento della biodiversità, la regolazione dei fiumi e dei laghi, la lotta al cambiamento climatico. (Pubblicato il...

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Antartide: al via l’avventura polare del Cmcc

Posted by on 8:58 am in Notizie | Commenti disabilitati su Antartide: al via l’avventura polare del Cmcc

Antartide: al via l’avventura polare del Cmcc

[su CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici] Cosa succedeva nei secoli passati tra i ghiacci del Polo Sud? Come rispondeva la calotta polare a periodi particolarmente caldi? Com’era la situazione in Antartide quando la CO2 in atmosfera era superiore a quella che c’è oggi? Queste alcune domande a cui cercherà di rispondere la  32esima Spedizione Italiana in Antartide che vedrà la partecipazione della Fondazione CMCC grazie al lavoro della ricercatrice Florence Colleoni. Finanziata dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), la campagna prevede sia misurazioni a terra, presso la stazione Mario Zucchelli e la base italo-francese Concordia, e campagne oceanografiche a bordo delle due navi di ricerca Italica e OGS Explora. La Fondazione CMCC è coinvolta in particolare in due progetti del PNRA, realizzati in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste e coordinati dalle ricercatrici OGS L. De Santis e C. Sauli. Scopo principale dei progetti: la realizzazione di rilievi geofisici della morfologia dei fondali oceanici, utilizzando tecniche di sismica marina multicanale. I rilievi saranno effettuati nella zona orientale e occidentale del Mare di Ross (vicino alla stazione italiana Mario Zucchelli). Le operazioni di rilievo saranno condotte a bordo della nave di ricerca OGS Explora, che imbarcherà un equipaggio di 40 persone (22 fra scienziati e tecnici). L’intento è quello di capire la vulnerabilità attuale dell’Antartide, l’entità del ritiro dei ghiacci e monitorare lo stato di salute del Mare di Ross. I ricercatori cercheranno in particolare di comprendere come la calotta polare antartica rispondesse a condizioni climatiche più calde di quelle del periodo pre-industriale, in cui la concentrazione di CO2 atmosferica era leggermente più alta di quella attuale (pari a circa 500 ppm). In particolare, i rilievi geofisici che saranno effettuati a bordo di OGS Explora dovrebbero permettere di localizzare la posizione della linea di ancoraggio della calotta polare antartica nel corso di questi periodi più caldi del passato, in una regione che ha mostrato di essere stata frequentemente destabilizzata dai cambiamenti climatici nel corso della sua evoluzione. Saranno inoltre prelevati dei campioni dalla colonna d’acqua a diverse profondità in varie zone del Mare di Ross. Tutto ciò permetterà di stimare l’ampiezza dello scioglimento attualmente in atto nella regione. “Questi rilievi sono cruciali per noi esperti di modellistica del clima e delle calotte polari”, spiega Florence Colleoni, ricercatrice della Fondazione CMCC in partenza per l’Antartide. “Al contrario della Groenlandia, la calotta glaciale antartica si è sviluppata in un contesto climatico molto più caldo. I dati raccolti ci aiuteranno a ricostruire come si sono svolte esattamente le cose. Simulare le condizioni climatiche di un passato molto remoto, e la risposta della calotta polare antartica a queste condizioni, in modo che siano in accordo con questi dati, rappresenta una sfida per la comunità internazionale polare. Lo studio coinvolge tutte le discipline del clima e implica quindi la massima collaborazione e sinergia tra i vari gruppi di ricerca internazionali. La collaborazione CMCC-OGS è per me un esempio stimolante e ben riuscito di sinergia tra esperti di modellistica, geologi e geofisici. Sono sicura che questa campagna permetterà di rafforzare e allargare a future cooperazioni sia a livello nazionale che internazionale”. ?L’interesse per il paleoclima è cresciuto molto nel corso degli ultimi anni. “In particolare”, racconta la Dott.ssa Colleoni, “da quando si è capito che il suo studio permette di calibrare i...

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[posted by Nina Lakhani on The Guardian, 18 January 2017] Goldman prize winner Isidro Baldenegro López, who was known for his activism against illegal logging, was shot dead months after Berta Cáceres was murdered. An indigenous Mexican activist who received the prestigious Goldman environmental prize for his crusade against illegal logging has been shot dead, the second award-winner to have been murdered in less than 12 months. Isidro Baldenegro López, a subsistence farmer and leader of the Tarahumara community in the country’s northern Sierra Madre mountain region, was shot at a relative’s home on Sunday. Baldenegro received the Goldman prize in 2005 for his non-violent campaign to protect ancient forests from deforestation in a region plagued by violence, drug trafficking and corruption. According to local reports the indigenous leader, who was in his 50s, had only recently returned to his community Coloradas de la Virgen in Chihuahua after a long period in exile due to threats against him and his family. Baldenegro’s murder is yet another grave reminder of the dangers faced by environmental and land activists in the region. The Honduran indigenous leader, Berta Cáceres who received the Goldman prize in 2015, was murdered in March 2016 after years of death threats and intimidation linked to her campaign against an internationally financed hydroelectric dam. Her death came after at least 122 activists were murdered in Latin America in 2015 while trying to protect natural resources from environmentally destructive mega-projects such as dams, mines, tourist resorts and logging, according to research by the NGO Global Witness. In all, 2015 was the deadliest year on record for environmental activists globally with at least 185 killed. “The threats Isidro Baldenegro López faced for his resistance are emblematic of those suffered by countless others who take a stand against the theft of their land and destruction of the environment. Nowhere is it deadlier to do so than in Latin America,” said Global Witness campaigner Ben Leather. “The Mexican authorities must act with conviction, prosecuting those responsible for Isidro’s murder and protecting his family and colleagues. Failing to do so will only encourage future violence,” Leather added. The western Sierra Madre mountain range in northern Mexico hosts one of the world’s most biodiverse ecosystems, which includes four colossal canyons each bigger than the Grand Canyon, and is the ancestral land of the Tarahumara people. The forests have long been targeted by illegal loggers abetted by corrupt officials and landowners, forcing the Tarahumara into progressively smaller and more isolated areas. As a young boy, Baldenegro witnessed the assassination of his father after he took a stand against logging. But despite the serious risks, Baldenegro dedicated his life to defending the forest and the lands inhabited by his community for hundreds of years. In 1993 he founded a grassroots NGO to fight deforestation which attracted national attention. In 2002, he organised a series of blockades and marches which forced the government to temporarily suspend logging. The following year a protest headed by the wives of murdered community leaders led to a court ruling banning logging. But his efforts angered the powerful network of state officials, landowners and criminal bosses involved in logging, and in 2003 he was imprisoned for 15 months on false charges of arms and drugs possession. His illegal detention triggered widespread international condemnation from groups like Amnesty International, which eventually helped secure his...

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Il commercio mondiale minaccia la biodiversità

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[di Claudia Grisanti su Internazionale] È stata creata una mappa che collega il commercio globale alla perdita di biodiversità. In questo modo i ricercatori hanno individuato l’origine geografica delle minacce agli hotspot, le aree più ricche di specie viventi. Daniel Moran e Keiichiro Kanemoto hanno unito i dati sul commercio mondiale delle materie prime a quelli sulla vulnerabilità biologica. Hanno così ottenuto una mappa del pianeta che mostra le minacce alla biodiversità. Per esempio, i consumi dell’Unione europea minacciano la biodiversità delle aree marine nel Sudest asiatico, a causa della pesca, dell’inquinamento e dell’acquacoltura, oltre ad avere un impatto sull’habitat di Réunion, Mauritius e le Seychelles. I consumi degli Stati Uniti minacciano le specie terrestri nel Sudest asiatico, ma anche nell’Europa meridionale, nel Sahel, lungo le coste meridionali del Messico, in America centrale, in Asia centrale e Canada meridionale. I consumi in Giappone incidono soprattutto sulle aree terrestri e marine del Pacifico. Lo studio, pubblicato su Nature Ecology & Evolution, potrebbe aiutare a ridisegnare le politiche commerciali, in modo che siano più rispettose della natura. Pubblicato il...

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[posted on ToxicLeaks, 19 January 2017] Domestic media reported that a red-mud reservoir at Sanmenxia in Mianchi County failed at approximately half past six in the afternoon of December 15th. The reservoir, operated by East Hope Sanmenxia Aluminum Co., Ltd. reportedly flooded the area with toxic tailings, leading to the immediate death of at least two individuals. Local emergency-management officials, including representatives from the occupational safety bureau, the health department, and local law enforcement, organized a response shortly after the dam’s failure. The latest reports available indicate that such personnel are continuing the emergency response and initiating disaster-mitigation operations. This is not the first red-mudslide to occur in the area in recent months. Another such incident occurred in early August in another location in Mianchi County, at the Henan Xiangjiang Wanji Aluminum Co., Ltd. The plant was shut down only days before due to the weakening of the dam holding in the substantial reservoir, and three hundred residents were evacuated from the area. The county government called in industry experts to inspect all four red-mud reservoirs in the area after the spill, and prompted local metals firms Sanmenxia Aluminum Co. and Yixiang Aluminum Co. as well as local municipal governments to conduct inspections of their own as well, with orders to report back with their findings. What’s more, in July 2016, the government of Mianchi Country checked East Hope’s red mud field following reports about ground water contamination. The company was exonerated shortly afterwards, after local officials found no proof for the complaint For the massive, deadly pollution released last month by East Hope, the firm has so far not been held responsible for its gross negligence. According to Chinese law (specifically the Regulation on Reporting and Investigation and Handling of Production Safety Accidents), any accident in which there are fewer than three deaths is classified as an “ordinary” accident, and such apparently run-of-the-mill incidents go no further than the municipal government. Further, according to the ponderously titled Interim Provisions on Penalty Penalties for the Regulations on the Reporting and Investigation and Handling of Production Safety Accidents, municipal governments may fine a company whose actions lead to casualties the paltry sum of between ¥100,000 and ¥200,000 ($14,600 and $29,000), or the more substantial penalty of a fine equal to between 40% and 80% of the company’s total income the previous year. As of the last reports available, no indication that such a fine has been levied appears in notices on either Sanmenxia’s or Mianchi County’s websites. The problem of red mud and its disposal will only become more of an issue, especially in China. Between one and one-and-a-half tons of red mud is produced per ton of aluminium when using the Bayer Process for separating aluminium from bauxite ore. The estimated global annual production of red mud in recent years is 150 million metric tons, much of which is produced by China’s thirty aluminium refineries. In addition to these active sites, China is believed to have another fifty closed sites with red mud reservoirs. The problem is only going to get worse because of China’s continuing irresponsible growth in aluminium production. In 2000 China produced a rather paltry 2.5 million metric tons of alumina. Since then, and thanks to a shot in the arm in the form of massive subsidies from Beijing, China’s...

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Glifosato: Verdi Ue chiedono all’Efsa nuovo accesso agli atti

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Glifosato: Verdi Ue chiedono all’Efsa nuovo accesso agli atti

[su repubblica.it] Per gli ecologisti i dati sugli studi realtivi all’erbicida più diffuso al mondo, anche quelli coperti da segreto industriale, sono “inutilizzabili”. Quattro eurodeputati dei Verdi europei hanno chiesto nuovamente all’Efsa l’accesso a tutti gli studi sul glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, inclusi quelli coperti da segreto industriale, che hanno portato l’Autorità europea per la sicurezza alimentare Ue a concludere che il prodotto è “probabilmente non cancerogeno”. In risposta a una prima richiesta, in dicembre l’Efsa aveva reso disponibili i dati grezzi degli studi secretati, per rendere possibile a scienziati di parti terze un esame in profondità del parere Efsa. “Si tratta di dati scientificamente inutilizzabili”, accusa Michèle Rivasi, che insieme a tre colleghi di partito (Hautala, Javor e Staes), ha chiesto nuovamente all’Efsa la pubblicazione degli studi coperti da segreto. (Pubblicato...

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Habitat europei a rischio scomparsa

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Habitat europei a rischio scomparsa

[di Luisiana Gaita su Il Fatto Quotidiano] Più di 300 esperti hanno contribuito a produrre per la prima volta, in modo analogo a quanto da anni si fa con le specie, una valutazione del livello di minaccia. Tra i fenomeni più preoccupanti che riguardano l’Italia c’è quello della perdita di prateria dovuto all’abbandono della montagna che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Sono a rischio scomparsa oltre un terzo degli habitat terrestri, ma anche quasi un terzo di tutti quelli marini presenti nel Mar Mediterraneo, quasi un quarto nell’Atlantico nord-orientale. È quanto emerge dalla prima ‘Lista rossa europea degli habitat’, un documento che fornisce un quadro attuale dello stato di 490 habitat (sia terrestri che marini) in 35 Paesi europei, dal Circolo Polare Artico fino al Mar Nero e al Mar Mediterraneo. Più di 300 esperti hanno contribuito a produrre per la prima volta, in modo analogo a quanto da anni si fa con le specie, una valutazione del livello di minaccia degli habitat europei. L’Italia ha contribuito ai lavori partecipando con un gruppo coordinato dalla botanica Daniela Gigante, ricercatrice dell’Università di Perugia (Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie) e composto da altri 15 esperti provenienti da diverse università italiane e istituzioni ambientali. “Alla lista si è lavorato due anni tra il 2014 e il 2015 – ha spiegato la coordinatrice del team a ilfattoquotidiano.it – e viene pubblicata in contemporanea in tutti i Paesi europei. Diversi i fenomeni preoccupanti che riguardano da vicino il nostro Paese”. GLI HABITAT A RISCHIO – “I risultati sono abbastanza desolanti” spiegano i ricercatori. Oltre un terzo degli habitat terrestri, infatti, rischia di scomparire: in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere, più della metà degli habitat erbacei e quasi la metà di laghi, fiumi e coste. Le foreste, le brughiere e gli habitat rocciosi, invece, mostrano un livello di minaccia meno marcato, ma destano comunque grande preoccupazione. “Nell’ambiente marino – si spiega nel documento – i banchi di molluschi, le praterie di fanerogame marine e gli estuari sono ovunque minacciati”. Preoccupante anche la situazione degli habitat marini. Nel Mar Mediterraneo, ad esempio, quasi un terzo di tutti gli habitat è a rischio di collasso, mentre nell’Atlantico nord-orientale, quasi un quarto. Di grande interesse è il gran numero di habitat marini di cui sappiamo ancora troppo poco, soprattutto nel Mar Nero. I FATTORI DI MINACCIA – Gli habitat europei sono in declino in estensione e qualità per diverse ragioni, e molte minacce stanno avendo impatti sempre più grandi. Per gli esperti tra i fattori che continuano a rappresentare pericoli per gli habitat terrestri ci sono “l’agricoltura intensiva, l’abbandono del pascolo e delle tradizionali attività agro-pastorali, l’alterazione degli equilibri idrici, l’inquinamento, l’invasione di specie vegetali e animali aliene, l’urbanizzazione e lo sviluppo di infrastrutture”. Nell’ambiente marino le cause di minaccia principali e di maggior impatto sono “l’inquinamento, l’arricchimento di nutrienti, le pratiche di pesca distruttive e lo sviluppo costiero”. Alcuni effetti dannosi del cambiamento climatico sono già evidenti sia nei sistemi marini che in quelli terrestri e rischiano di peggiorare. “Questi habitat – si sottolinea nello studio – formano il ricco arazzo dei numerosi e variegati paesaggi europei”. Ospitano molte migliaia di piante e animali e svolgono importanti funzioni per l’eco-sistema: la protezione del suolo, il sequestro del carbonio, il contrasto al riscaldamento globale. “Questi habitat – spiegano i ricercatori – contribuiscono a produrre colture di pregio, a sostenere l’allevamento e la pesca, a...

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