Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Atlante: bioraffineria di Livorno
Bioraffineria di Livorno, gassificatore, inceneritore, waste to methanol: diversi sono i nomi che sono stati assegnati al progetto che #Eni vuole realizzare nel SIN di Livorno, vicino la sua raffineria. Alla presentazione del progetto a luglio del 2019 si era parlato di bioraffineria, ma in realtà si tratta di un impianto d rifiuti che desta parecchie preoccupazione a partire dal comitato Collesalviamo l’ambiente che ci ha aiutato a realizzare la nuova scheda dell’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali, consultabile cliccando...
read moreVenezia, una comunità in difesa di Fusina
[di Rebecca Silvagni per CDCA] “Questo inceneritore non brucerà il nostro futuro! Giustizia climatica subito!” Questo il grido di attiviste e attivisti di Fridays for Future che ha risuonato tra le mura della sede centrale di Veritas a Mestre. “Non accettiamo che mentre subiamo fenomeni meteorologici estremi, pandemie globali e incidenti industriali, quando la necessità di invertire la rotta è sempre più evidente, in nome del denaro si continui ad investire su strutture inquinanti che avranno impatti disastrosi per i prossimi decenni” E’ il 5 giugno quando i giovani del movimento ambientalista globale decidono di occupare per alcune ore il quartier generale della multiutility veneta che si occupa della gestione dei rifiuti. L’obiettivo, portato avanti da numerose associazioni della zona, è bloccare il potenziamento dell’inceneritore di Fusina, una frazione della municipalità di Marghera. Quel petrolchimico da tener d’occhio e di cui aver paura Lo storico insediamento metallurgico e petrolchimico è uno tra i più celebri siti d’interesse nazionale d’Italia. Un territorio vessato dall’industria pesante che ha portato a gravi ricadute ambientali e sanitarie, dove il potenziamento del polo industriale di Fusina rappresenta un ulteriore attacco alla salute della popolazione, che nei decenni ha dovuto fare i conti con l’aumento dei tumori causati dall’inquinamento ambientale. Lo dimostra l’ultimo rapporto dello studio S.E.N.T.I.E.R.I. dove si raccomanda di acquisire dati per valutare lo stato attuale della zona e di realizzare programmi di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per i soggetti che hanno lavorato nei diversi impianti produttivi del polo industriale. “L’area – ricorda lo studio – è fortemente contaminata da composti organici persistenti e metalli pesanti. Diversi studi hanno evidenziato la presenza di diossine, idrocarburi policiclici aromatici e pesticidi nei sedimenti e nel biota della laguna che possono essere concause degli eccessi di rischio osservati in entrambi i generi per molte patologie tumorali”. Quella fotografata dall’epidemiologia è l’altra faccia della laguna. Quella di cui Celeste Vanni, protagonista del libro Cracking di Gianfranco Bettin, direbbe “da tenere d’occhio e di cui avere paura”. Ed è proprio Bettin, presidente della municipalità di Marghera, che ha dovuto fare i conti con il volto nero della sua città. Bersaglio di intimidazioni è stato proprio il suo ultimo romanzo, trovato al piano terra del municipio, parzialmente bruciato e imbrattato da svastiche e minacce. Non è escluso che gli attacchi nei confronti del sociologo siano per la sua posizione netta nei confronti del progetto previsto per Fusina. Bettin considera necessaria “l’opposizione a un progetto sbagliato e nocivo, imposto senza confronto, che deve trovare una risposta adeguata da tutta la città e dal più vasto territorio che verrebbe colpito”. A suo avviso l’approvazione del progetto da parte del Comitato di Valutazione d’impatto ambientale regionale -avvenuta il 20 maggio– “dimostra che non c’è mai stata volontà di confronto e che l’obiettivo era ed è solo quello di realizzare un nuovo polo di incenerimento di scala regionale a Fusina”. In Veritas Veritatis Il Gruppo Veritas, tramite la sua controllata pubblico-privata Ecoprogetto, ha richiesto tra aprile e maggio del 2019 di implementare i due inceneritori già presenti nello stabilimento di Fusina e ha richiesto l’autorizzazione alla costruzione di una terza linea. Il progetto intende incrementare la capacità produttiva delle linee di lavorazione del rifiuto urbano residuo da 258.500 a 450.000 tonnellate annue e produrre 150mila tonnellate di CSS Combustibile solido secondario, una quantità...
read moreLe malattie da inquinamento non vanno in lockdown
[di Mamme per la salute e l’ambiente Onlus – Venafro] Cosa sta succedendo allo studio epidemiologico-Eziologico della Valle del Volturno? Da mesi non se ne parla più. E’ vero, vi è stato il lockdown da covid 19, purtroppo per noi però, le patologie da inquinamento non si prendono pause. Fondamentale conoscere le tempistiche dello studio. Necessario e urgente che tutte le forze si attivino affinché lo studio, se fermo, riparta al più presto. Non è più ammessa alcuna sorta d’indugio nelle attività necessarie alla realizzazione dello stesso. In allegato richiesta di accesso agli atti: 20-06-2020 Istanza-accesso-atti_Associazione-Mamme-Venafro_Studio-epimiedologico Per saperne di più visita Mamme per la salute e l’ambiente...
read moreCorso per docenti: outdoor education ed educazione ambientale
Educazione ambientale, cambiamento climatico, outdoor education Le sfide educative all’epoca dell’emergenza sanitaria e climatica A Sud Onlus CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali Il corso è sostenuto da Fondazione Haiku Lugano Settembre – Ottobre 2020 IL CORSO L’eredità dell’esperienza della pandemia e della chiusura delle scuole lascia dietro di sé una profonda maturazione della discussione sull’identità della scuola, i suoi limiti e le sue potenzialità, a partire dalla dicotomia didattica a distanza/outdoor education. Una discussione che, a dire il vero, ha coinvolto più la base che gli apici del sistema scolastico italiano, e che ci ha profondamente interrogato, spingendoci a proporre, a partire dalle nostre competenze, un contributo per supportare le scuole e le istituzioni educative nella ridefinzione di una nuova modalità educativa. L’Associazione A Sud è impegnata da anni sui temi della cooperazione tra nord e sud del mondo, formazione ambientale e interculturale, ricerca sulle questioni legate ai conflitti ambientali, alla riconversione ecologica delle attività produttive e alle economie trasformative come l’economia circolare. Insieme alle realtà incontrate nel suo decennale percorso, propone un corso di formazione che ha come obiettivo il ridisegno della scuola, dell’infanzia, primaria e secondaria, nell’ottica dell’educazione ecologica, della formazione di una generazione che abbia la capacità di sentirsi parte di una complessità fatta di tanti uomini e donne, di altri esseri viventi, di ecosistemi con risorse limitate da tutelare e rispettare. Amare e rispettare il Pianeta, conoscere il senso profondo dei concetti quali ecologia e biodiversità, clima e riscaldamento globale, non può avvenire – tantomeno nell’epoca dell’emergenza sanitaria- seduti su un banco di un’aula, deve essere un processo empatico che parta dall’attraversamento e dalla quotidiana esperienza di educazione all’aperto, in natura, con la natura, per questo affronteremo e condivideremo con esperti i principi dell’outdoor education. Vogliamo costruire un percorso condiviso che accompagni i nostri bambini/e e ragazzi/e a un ritorno alla normalità, ma non quella precedente, una nuova normalità più avanzata, più ricca ed armonica con il mondo naturale, con le risorse del pianeta. SCARICA IL PROGRAMMA ISCRIZIONI FINO AL 7 SETTEMBRE CONTATTI: asud.scuole@gmail.com MODALITÀ E DATE: Durata totale: 20 ore Il corso si articola in 12 ore in modalità formazione on line (6 incontri di 2 ore il giovedì dalle ore 17.30 alle 19.30) e incontro finale di 8 ore di attività outdoor. Il corso è aperto ai docenti, formatori ed educatori di tutta Italia. Per i docenti della Regione Lazio la giornata finale si terrà il 17 ottobre nel parco di Tor Fiscale, Parco Regionale dell’Appia Antica, Roma (M porta Furba). Per i docenti delle altre regioni la giornata di formazione outdoor sarà organizzata al raggiungimento del numero minimo di 15 iscritti provenienti da quella regione. Qualora non si raggiungesse il numero minimo di iscritti, i docenti interessati potranno frequentare la giornata outdoor nella regione più prossima in cui questa si terrà. Altrimenti rimane valida la possibilità di frequentare esclusivamente la formazione on line di 12 ore. COMPILA IL MODULO DI ISCRIZIONE Il corso verrà realizzato al raggiungimento di un minimo di 20 iscritti. Il corso prevede il versamento di un contributo modulato a seconda della Regione di appartenenza. ISCRIZIONE A: Per i docenti/formatori della Regione Lazio (o regioni limitrofe comunque nella possibilità di raggiungere a proprio carico il Parco di Tor Fiscale per la giornata finale) Contributo all’associazione: 30€; Corso di 20 ore con giornata finale outdoor ISCRIZIONE B:...
read moreAtlante: Inceneritore di Fusina
Il comitato OpzioneZero, attivo da anni sul territorio veneziano su molteplici vertenze ambientali, si è mobilitato nell’aprile 2019 per approfondire la questione inerente la riattivazione delle linee di incenerimento presenti a #Fusina, frazione della municipalità di #Marghera, e ha coinvolto numerosi comitati, associazioni e cittadini della Riviera e del Veneziano. Obiettivo principale degli attivisti è stato fin da subito informare la cittadinanza degli aspetti tecnici e legislativi che riguardavano l’impianto, in assenza di un coinvolgimento attivo della popolazione da parte dell’amministrazione comunale. Nonostante le difficoltà del periodo emergenziale in atto hanno mantenuto alta l’attenzione sul tema e proprio oggi alle 18 hanno in programma un’assemblea organizzativa per mobilitare la popolazione e sviluppare un percorso comune con la collettività. Questa mattina inoltre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente gli attivisti e le attiviste di Fridays For Future – Venezia/Mestre hanno occupato la sede direzionale di Veritas, per pretendere il blocco del progetto di ampliamento. Per questa ragione abbiamo inserito una nuova scheda nell’Atlante Italiano dei Conflitti Ambientali per mappare questo nuovo importante caso di mobilitazione. La Scheda sull’inceneritore di Fusina è consultabile cliccando qui. L’Assemblea pubblica del 5 giugno 2020 L’occupazione di Fridays for future del 5 giugno 2020 Leggi l’articolo di Rebecca Silvagni per il...
read moreEconomia circolare, la stai facendo male. La favola di Saxa Gres
[di Alessandro Coltrè per CDCA] Nella categoria innovazione del sito di Acea possiamo trovare una storia catalogata come sostenibilità e territorio: il sampietrino ecologico.“Come una fenice, il sanpietrino rinasce dalle ceneri: non le sue, ma quelle residue dei processi di termovalorizzazione dei rifiuti”. Probabilmente i riferimenti mitologici e il tono usato dal colosso dell’energia riassumono bene l’idea che c’è alla base di questa storia controversa di economia circolare. La storia della Saxa Gres. Il tetto e la piastrella Siamo in Ciociaria, provincia di Frosinone. É in questo territorio che opera il gruppo Saxa Gres – Grestone diretto da Francesco Borgomeo, imprenditore che ha determinato il salvataggio di due stabilimenti, la Ex Marazzi di Anagni e l’Ideal Standard di Roccasecca. Tutto inizia nella città dei Papi, quando nel 2013 Borgomeo decide di rilevare la fabbrica di ceramiche Marazzi per iniziare una riconversione della produzione.“La prima produzione d’avanguardia dello stabilimento – si legge sul sito della Saxa Gres – è la tegola fotovoltaica. “Il sostrato di gres porcellanato resiste alle alte temperature, alla pioggia, all’azione degli agenti atmosferici: su questa tegola innovativa si pone un sottilissimo strato di silicio. Non un pannello sul tetto: è il tetto che produce energia dal sole, perfettamente inserito in ambienti di alto valore architettonico e artistico come i nostri centri storici e i nostri casali. Poi la crisi del fotovoltaico trascina con sé anche il tetto e la piastrella”. Il racconto ufficiale di Saxa Gres parte con questa vicenda, con un progetto finito male che mette a rischio cento operai e la produzione. Nel 2015 arriva un investimento di 15 milioni di euro. L’operazione di ristrutturazione aziendale ha come protagonista Daniele Bartoccioni Menconi, presidente del C.d.a.di Saxa Gres, che lancia un minibond quotato in borsa e venduto a fondi d’investimento inglesi e a imprenditori italiani. Uno storytelling vincente Borgomeo presenta quindi il nuovo progetto: iniziare la produzione di piastrelle in gres porcellanato green. In che modo? Mescolando argille con le scorie di un inceneritore della zona, quello di San Vittore, gestito proprio da Acea. L’idea viene accolta dal mondo imprenditoriale come un’innovazione e un esempio di sostenibilità ambientale. Cominciano i percorsi autorizzativi, e contemporaneamente prosegue lo storytelling di Saxa Gres.“Una storia di successo resa possibile esclusivamente dall’attivazione della circular economy: non ci sono più scarti, solo materie o energia da riutilizzare, con brevetti innovativi e nuovi processi anche economici e finanziari. É l’esempio che si può uscire dalla crisi, soprattutto quella del manifatturiero italiano, con un’innovazione a 360 gradi: ambientale, economica, produttiva”, racconta il comunicato stampa dell’azienda in occasione della partecipazione ad Ecomondo nel 2016. Economia circolare, brevetti, riutilizzo, posti di lavoro. Leggendo le vicende di Saxa Gres; scoprendo l’ambientazione della storia, si ha la sensazione di essere finiti su una pagina positiva, virtuosa ed ecologica dell’imprenditoria italiana. In una provincia del Lazio, saccheggiata dai veleni e dai fallimenti aziendali, Saxa Gres viene associata al riscatto di una terra che torna a vivere grazie all’intuizione e all’innovazione di un imprenditore. La storia diventa vincente perché nel 2018 Saxa Gres rileva nella vicina Roccasecca lo stabilimento dell’azienda Ideal Standard, leader nel settore della ceramica sanitaria. Una situazione difficile: 274 lavoratori in presidio permanente contro una procedura di licenziamento collettivo e la dismissione dell’impianto. Carlo Calenda, al tempo ministro dell’Economia, gestisce la trattativa e con un piano...
read moreFollow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti
Se si dà un’occhiata, in un giorno qualsiasi, all’homepage del sito di Eni, quasi non c’è traccia di petrolio. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale di Eni inondano quasi tutte le testate nazionali. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci? A cura di: A Sud e CDCA Spesso l’apertura del sito è dedicata alla riconversione ecologica di uno dei leader indiscussi sul fronte energetico, che ancora oggi opera in 66 Paesi, conta 32mila dipendenti, produce 1,871 milioni di barili di greggio al giorno e vende 73 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale e la cura dell’ecosistema da parte del cane a sei zampe, inondano quasi tutte le testate nazionali, facendoci credere che Eni sta davvero cambiando rotta. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci? Il dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” – mira a rispondere a questa domanda, focalizzandosi sul greenwashing a sei zampe. Tutti i temi trattati nella pubblicazione – le fonti fossili (capitolo 2), i cambiamenti climatici (capitolo 3), l’economia circolare (capitolo 4), i territori su cui Eni lavora (capitolo 5), il caso emblematico di Gela (capitolo 6) – sono raccontati per mezzo di una lente bifocale. Per ogni tema, da una parte c’è la visione da lontano, quella di Eni, che viene raccontata per mezzo dell’analisi di interviste, pubblicità, podcast, video, targate Eni; dall’altra parte, per mezzo della lente per la presbiopia, si racconta la visione da vicino che mostra come sono le cose davvero, una visione articolata dall’analisi approfondita dei documenti prodotti da Eni ma anche da studi di ONG, enti istituzionali, inchieste condotte e studi scientifici. Scarica il dossier Scarica l’executive summary Scarica le infografiche La pubblicazione sarà presentata il 14 maggio alle 18:30 per mezzo del webinar di #Pillolaverde in diretta sui nostri canali...
read moreFollow the green, il dossier che smaschera il greenwashing di Eni
Comunicato stampa Follow the green, il dossier che smaschera il greenwashing di Eni “Verso una transizione energetica socialmente equa” ma a colpi di aumenti di produzione di petrolio: è uno dei tanti paradossi di Eni, messi alla luce dal dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti”, curato dall’associazione A Sud e dal Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali. Il report accende sulle modalità, spesso mistificatorie, con cui il colosso energetico italiano si racconta su temi sempre più centrali nel dibattito pubblico: economia circolare, cambiamenti climatici, fonti rinnovabili. Da una parte la narrazione, dall’altra la realtà. Mentre si impegna, e impegna milioni, a promuovere un’immagine ecologica delle proprie attività, gli investimenti previsti fino al 2023 per l?esplorazione e la produzione di idrocarburi rappresentano ancora il 74% del totale. “Spesso sono gli stessi numeri forniti dall’azienda a contraddire lo storytelling – afferma Maura Peca, ricercatrice e coautrice del dossier – Solo nel 2019 Eni ha speso in attività di comunicazione 73 milioni di euro. Molte volte si è trattato di vero e proprio greenwashing, come nel caso della campagna pubblicitaria sul Green Diesel, recentemente sanzionata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Tra l’altro quel “biocarburante” è alla base della riconversione delle ex raffinerie di Porto Marghera e di Gela. Abbiamo inoltre scoperto che non solo attualmente i due siti vengono alimentati con olio di palma proveniente dall’Indonesia ma che anche nel caso degli oli esausti questi verranno importati dall’estero. Tutto il contrario della valorizzazione del territorio che è alla base dell’economia circolare”. Nel recente piano strategico a lungo termine l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha disegnato le prospettive dell’azienda fino al 2050: un orizzonte temporale che neanche lo Stato italiano si è dato, e che però prevede sostanzialmente la progressiva sostituzione del petrolio col gas naturale. Da una fonte fossile a un’altra, seppur di minor impatto ambientale: è questa l’idea di transizione energetica di Eni? “È tempo che il cane a sei zampe intraprenda un reale e credibile percorso di decarbonizzazione – osserva Marica Di Pierri, presidente del Cdca – pianificando a tappe serrate l’abbandono delle fonti fossili e la transizione verso fonti energetiche pulite e rinnovabili. L’azienda ha gli strumenti, le risorse economiche e le competenze per farlo. Serve un deciso cambio di rotta. Nel 2019 le emissioni storiche di gas serra hanno già raggiunto (e consumato) il 76% del carbon budget a disposizione per limitare l’incremento della temperatura al di sotto dei 2°C al 2100. Chi lo dice? Non il ministero dell’Ambiente, né l’Istituto Superiore di Sanità, né gli esperti dell’Ipcc né tantomeno le associazioni ambientaliste. È il contenuto delle slides curate da Eni nei corsi di educazione ambientale voluti dall?Associazione Nazionale Presidi”. Le evidenze raccontate nella pubblicazione sarebbero state presentate da A Sud e CDCA, attraverso lo strumento dell’azionariato critico, nel corso dell’assemblea degli azionisti di Eni in programma mercoledi prossimo 13 maggio, se l’azienda non avesse deciso di svolgerla a porte chiuse senza permettere, neppure attraverso gli strumenti telematici, i consueti interventi da parte dei singoli azionisti. Un modo comodo e indolore di escludere il dibattito dall’annuale riunione, che ha visto crescere negli ultimi anni le voci critiche e gli interventi di denuncia. Il dossier “Follow the green – La narrazione di Eni alla prova dei fatti” è disponibile a questo...
read moreFollow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti
LA NARRAZIONE DI ENI ALLA PROVA DEI FATTI © Copyright 2020 CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali Associazione A Sud Se si dà un’occhiata, in un giorno qualsiasi, all’homepage del sito di Eni quasi non c’è traccia di petrolio. Spesso l’apertura del sito è dedicata alla riconversione ecologica di uno dei leader indiscussi sul fronte energetico, che ancora oggi opera in 66 Paesi, conta 32mila dipendenti, produce 1,871 milioni di barili di greggio al giorno e vende 73 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale e la cura dell’ecosistema da parte del cane a sei zampe, inondano quasi tutte le testate nazionali, facendoci credere che Eni sta davvero cambiando rotta. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci? Il dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” – mira a rispondere a questa domanda, focalizzandosi sul greenwashing a sei zampe. Tutti i temi trattati nella pubblicazione – le fonti fossili (capitolo 2), i cambiamenti climatici (capitolo 3), l’economia circolare (capitolo 4), i territori su cui Eni lavora (capitolo 5), il caso emblematico di Gela (capitolo 6) – sono raccontati per mezzo di una lente bifocale. Per ogni tema, da una parte c’è la visione da lontano, quella di Eni, che viene raccontata per mezzo dell’analisi di interviste, pubblicità, podcast, video, targate Eni; dall’altra parte, per mezzo della lente per la presbiopia, si racconta la visione da vicino che mostra come sono le cose davvero, una visione articolata dall’analisi approfondita dei documenti prodotti da Eni ma anche da studi di ONG, enti istituzionali, inchieste condotte e studi scientifici. Scarica la pubblicazione Scarica l’executive summary Scarica le infografiche La pubblicazione sarà presentata il 14 maggio per mezzo del webinar di #Pillolaverde in diretta sui nostri canali...
read moreCorso online di videomaking e giornalismo ambientale d’inchiesta 2020
Corso di videomaking e giornalismo ambientale d’inchiesta 2020 dal 18 maggio al 19 giugno A cura di: A Sud e CDCA In collaborazione con: Associazione Nazionale FILMAKER e Videomaker Italiani CONTATTI: Salvatore Altiero 3342270795 Donatella Liuzzi 3333120854 segreteriacorsiasud@gmail.com MODALITÀ E DATE: Il corso si terrà online, Lunedì – Mercoledì – Venerdì e Sabato dal 18 maggio al 19 giugno in diretta streaming con possibilità di interagire con i docenti. Orario delle lezioni: Lunedì: ore 18:30-20:30 Mercoledì: ore 18:30-20:30 Venerdì: ore 18:30-20:30 Sabato: ore 18:30-20:30 ISCRIZIONI APERTE FINO AL 16 MAGGIO! IL CORSO PARTIRÀ AL RAGGIUNGIMENTO DI ALMENO 10 ISCRITTI COSTI: ISCRIZIONE ALL’INTERO CORSO (15 moduli teorici + 4 moduli di ripresa e montaggio video per il Mobile Journalism): 500 € ISCRIZIONE AI SOLI MODULI TEORICI (con esclusione del modulo di ripresa e montaggio video): 300 € MODALITÀ E DATE: Il corso si terrà online, Lunedì – Mercoledì – Venerdì e Sabato dal 18 maggio al 19 giugno in diretta streaming con possibilità di interagire con i docenti. Orario delle lezioni: Lunedì: ore 18:30-20:30 Mercoledì: ore 18:30-20:30 Venerdì: ore 18:30-20:30 Sabato: ore 18:30-20:30 Scarica il programma IL CORSO In collaborazione con Associazione Nazionale dei Film-makers e Video-makers Italiani, A Sud e il Cdca – Centro Documentazione Conflitti Ambientali continuano la propria proposta formativa nel campo del giornalismo d’inchiesta e della comunicazione ambientale con la quinta edizione del Corso di videomaking e giornalismo ambientale d’inchiesta, per la prima volta in versione online. Un percorso didattico ampio, che spazia dalla proposta e costruzione di un’inchiesta alla ricerca delle fonti, dalla carta stampata alla scrittura per il web e al giornalismo digitale, fino al linguaggio video e al data journalism. Non verrà tralasciata l’analisi del contesto giuridico in materia d’ambiente e dei dati scientifici su inquinamento, cambiamento climatico e impatti sulla salute. Verranno fornite le basi di wordpress per la creazione di un proprio blog su tematiche ambientali e una lezione sarà dedicata all’utilizzo dei social media per la comunicazione in campo ambientale. PROGRAMMA DETTAGLIATO TEORIE E TECNICHE per l’informazione in campo ambientale Lunedì 18 Maggio h. 18:30-20:30 | Strumenti di comprensione: dall’emergenza globale al sintomo locale a cura di A Sud Onlus Temi: L’emergenza globale: • I report dell’IPCC – International Panel on Climate Change ? Il protocollo di Kyoto e la Convenzione quadro sui Cambiamenti climatici ? L’accordo di Parigi ? Il depauperamento delle risorse: land grabbing, consumo idrico, modello energetico, estrattivismo, traffico di rifiuti • Analisi critica di casi studio. L’emergenza italiana: ? La storia dello sviluppo industriale italiano ? I Siti di interesse nazionale per le bonifiche ? Ambiente e salute: lo studio S.E.N.T.I.E.R.I. – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento ? Gli impatti della produzione di energia ? La Strategia Energetica Nazionale ? Gli ultimi anni di legislazione ambientale e lo “Sblocca Italia” ? Analisi critica di casi studio. Gli impatti sui territori: ? La gestione dei rifiuti ? Le grandi opere infrastrutturali ? Le centrali elettriche ? Petrolio e petrolchimica ? Analisi critica di casi studio. Mercoledì 20 Maggio h. 18:30-20:30 | Crisi ambientale e migrazioni forzate. Nuovi esodi al tempo dei cambiamenti climatici. a cura di Salvatore Altiero | Giornalista, Phd in diritto ambientale, collabora con le associazioni A Sud e CDCA Temi: ? I flussi migratori mossi dal cambiamento climatico ? Le altre cause ambientali di migrazione ? Lo spostamento forzato di popolazione a causa dell’impatto delle grandi opere ? La tutela dei migranti ambientali Venerdì 22 Maggio h. 18:30-20:30 | La scienza e le crisi globali: il caso dei cambiamenti climatici Antonello Pasini | CNR – Istituto sull’Inquinamento Atmosferico Temi: Il clima come sistema complesso ? Gli impatti presenti e futuri del riscaldamento globale ? Conseguenze sociali ?...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.