CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
    Leggi l’articolo
  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
    Guarda la diretta
  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

I pannelli solari hanno già estinto il loro debito ambientale

Posted by on 10:34 am in Notizie | Commenti disabilitati su I pannelli solari hanno già estinto il loro debito ambientale

I pannelli solari hanno già estinto il loro debito ambientale

[di Claudia Grisanti su internazionale.it] I pannelli solari hanno già ripagato le emissioni di gas serra di cui sono stati responsabili. I pannelli fotovoltaici trasformano l’energia solare in energia elettrica e sono quindi importanti per la sostituzione dei combustibili fossili e la lotta al cambiamento climatico. Quando viene prodotto, il pannello fotovoltaico comporta un dispendio di energia e l’emissione di gas a effetto serra. Nel corso della sua vita, che dura circa trent’anni, il costo energetico della produzione di un pannello viene ripagato più volte. Anche le emissioni dovute alla produzione vengono compensate dal risparmio dovuto al minore consumo dei combustibili fossili, come il carbone. Tuttavia, quando si producono e si installano migliaia di pannelli, il “debito” ambientale può aumentare rapidamente. La capacità fotovoltaica tra il 1975 e il 2015 è cresciuta del 45 per cento, ma in realtà non bisogna preoccuparsi. Infatti, Atse Louwen e colleghi hanno calcolato che i pannelli in produzione probabilmente hanno già ripagato l’energia e le emissioni dovute alla loro produzione. Secondo i ricercatori, il punto di pareggio potrebbe essere avvenuto nel 1997 e al più tardi sarà nel 2018. Secondo lo studio pubblicato su Nature Communications, il punto di pareggio si è avvicinato rispetto alle attese perché la produzione è diventata più efficiente, riducendo i costi ambientali. Pubblicato il...

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I Piedi Neri riconquistano le loro terre sacre. Vinta la battaglia contro petrolio e gas

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su I Piedi Neri riconquistano le loro terre sacre. Vinta la battaglia contro petrolio e gas

I Piedi Neri riconquistano le loro terre sacre. Vinta la battaglia contro petrolio e gas

[su greenreport.it] Mentre i Sioux di Standing Rock continuano a protestare contro l’oleodotto che dovrebbe attraversare le loro terre sacre, un altro popolo di nativi americani, i Piedi Neri, festeggiano una vittoria contro l’industria dei combustibili fossili: l’11 novembre, subito dopo l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America e al termine di due anni di intensi negoziati, il segretario uscente Usa agli interni, Sally Jewell, il senatore Jon Tester, il presidente della Nazione Blackfeet Harry Barnes e il presidente della Devon Energy David Hager Jewell, hanno annunciato insieme che il Bureau of Land Management (Blm) ha annullato 15 licenze per estrarre petrolio e gas nella Badger-Two Medicine Area, nella  Lewis and Clark National Forest, nel nord-ovest del Montana, sottolineando che cessano così le preoccupazioni riguardanti il potenziale sviluppo di gas e petroli in questa zona culturalmente ed ecologicamente importante. La Jewell ha spiegato che la decisione «Rende onore alle ricche risorse culturali e naturali della Badger-Two Medicine Area e farà in modo che sia protetta per le generazioni future. Siamo orgogliosi di aver lavorato a fianco della Nazione Blackfeet (i Piedi Neri, ndr), dell’US Forest Service e di Devon Energy per raggiungere questo importante traguardo, riportando indietro di decenni le vecchie concessioni e rafforzare l’importanza di sviluppare le risorse nel modo giusto e al posto giusto». Tyson Running Wolf , segretario del Blackfeet Tribal Council, spiega a Living on Earth che «La Badger-Two Medicine è un’area collocate a sudovest della riserva Blackfeet e a Sud del Glacier National Park. Copre circa 168.000 acri ed include molte delle nostre aree spirituali per il popolo  Blackfeet». La Badger-Two Medicine Area si estende lungo il Rocky Mountain Front all’interno della Lewis and Clark National Forest, amministrata dall’US Forest Service. L’area è circondata dal Glacier National Park, dalla Wilderness Bob Marshall e dalla riserva indiana dei Piedi Neri e fa parte di un distretto Traditional Cultural District riconosciuto. Queste caratteristiche nel 2006 avevano portato  il Congresso Usa ad escludere qualsiasi sviluppo minerario nell’area. Le concessioni annullate erano state rilasciate negli anni ’80, ma da allora nessuno aveva avuto il coraggio di trivellare l’area. Tester ha sottolineato che «In questo mondo Ci sono luoghi speciali in cui noi non dovremmo trivellare e il  forare, e la Badger-Two Medicine è uno di quei posti. Questa regione svolge un grande culturale e storico significato per la tribù Blackfeet tribù e questo annuncio  farà in modo che la Badger-Two Medicine rimarrà intatta sia per la tribù che per le persone che amano cacciare, fare escursioni e pescare vicino al Glacier Park e alla Wilderness Bob Marshall». L’annullamento rispetta le raccomandazioni dell’U.S. Forest Service e dell’Advisory council on historic preservation e le preoccupazioni espresse dalla tribù dei Piedi Neri  e le molte osservazioni presentate dalle persone interessate. E’ anche coerente con la decisione del Blm di quest’anno di annullare la licenza detenuta dalla Solonex LLC.  Dato che i contratti della Devon non sono mai stati sviluppati, l’area è rimasta indisturbata. L’annullamento delle licenze dà diritto alla Devon a un rimborso per  gli  affitti e i bonus pagati: circa 200.000 dollari. Nella  Badger-Two Medicine Area restano ancora due licenze estrattive. Anche Hager sembra convinto della scelta: «Siamo lieti e orgogliosi di celebrare la collaborazione che ci ha portato a questo accordo. Sappiamo quanto questo sia importante per il popolo dei Piedi Neri e apprezziamo il...

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La risposta dell’economia circolare contro cambiamenti climatici e inquinamento

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La risposta dell’economia circolare contro cambiamenti climatici e inquinamento

[di Luca Aterini su greenreport.it] L’economia circolare rappresenta un nuovo modello di produzione e consumo, dove non ci sono sprechi e l’utilità delle risorse impiegate è mantenuta, rinnovata nel tempo. Oltre a fronteggiare l’inevitabile scarsità di materie prime, in concreto questo per l’Italia significherebbe creare oltre 500 mila nuovi posti di lavoro, con importanti benefici per l’ambiente e il sistema produttivo; allargando lo sguardo all’intera Europa, la Commissione Ue include nei benefici risparmi pari a 600 miliardi di euro per le imprese (l’8% del fatturato annuo) e una riduzione delle emissioni di gas serra pari a 450 milioni di tonnellate l’anno, un contributo formidabile per la lotta ai cambiamenti climatici. L’Italia, estremamente vulnerabile sotto questo fronte come purtroppo dimostra la cronaca di questi giorni, rappresenta al contempo la seconda potenza manifatturiera d’Europa, e avrebbe tutto da guadagnare a spingere in direzione circolare il proprio sviluppo. Come? L’Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – ha riunito ieri a Roma esponenti di istituzioni (quali presidenza del Consiglio, ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico insieme a un ricco) pool di imprese per proporre un Piano di azione disegnato proprio per favorire la transizione verso l’economia circolare made in Italy, attraverso un percorso sviluppato in quattro punti. Al primo c’è «la creazione di un’Agenzia nazionale per l’uso efficiente delle risorse», sul modello tedesco e giapponese; al momento l’Italia non ha neanche una strategia nazionale dedicata, ma solo esperienze locali per quanto virtuose, come l’Agenzia regionale recupero risorse attiva in Toscana. A ruota, l’Enea indica la necessità impellente di una «semplificazione normativa, con un focus specifico sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti»; che si tratti di Pmi, grandi aziende o ambientalisti, l’appello alla chiarezza e stabilità normativa per spingere l’economia circolare è difatti una costante, puntualmente ignorata dalle istituzioni. Infine, l’Enea sottolinea la necessità di maggiore «sinergia tra Pa, ricerca e imprese», insieme al «trasferimento di tecnologie per l’innovazione del sistema produttivo nazionale». «Istituzioni, enti di ricerca e imprese – commenta Roberto Morabito, direttore del dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’Enea – sono già attivi in questo ambito con numerose iniziative, che restano però troppo spesso isolate». Le singole eccellenze difatti non mancano, in Italia. A darne un’importante rassegna ci ha pensato oggi la prima edizione toscana del “Forum del Riciclo”, organizzato da Legambiente a Firenze con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di Publiambiente, Revet (per la quale ha partecipato il presidente Alessandro Canovai) e Rimateria (presente Valerio Caramassi, presidente). Un incontro pensato per fare il punto sulla gestione sostenibile dei flussi di materia e sul riciclo partendo proprio dalle esperienze imprenditoriali e amministrative maturate in Toscana, regione che si candida a divenire un traino per l’economia circolare a livello europeo, e che arriva insieme alla chiusura della Settimana della qualità organizzata da Toscana Ricicla, piattaforma di comunicazione creata dalle aziende di igiene urbana della Toscana su coordinamento Revet. «Le esperienze virtuose messe in campo – ha dichiarato oggi a Firenze Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – dimostrano che l’economia circolare è già in parte in atto nel nostro Paese», e che per incentivarla occorra« come prima misura – ha sottolineato Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – aiutare il decisore pubblico a promuovere e incentivare le filiere industriali del post raccolta». A guadagnarci è la nostra società, la nostra economia e non da ultimo il...

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Trasporto marittimo nell’Ue: il nuovo regolamento per la verifica delle emissioni di anidride carbonica

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Trasporto marittimo nell’Ue: il nuovo regolamento per la verifica delle emissioni di anidride carbonica

[di Eleonora Santucci su greenreport.it] E’ arrivato il regolamento europeo relativo alle attività di verifica e all’accreditamento dei verificatori per le emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo. Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea di sabato la Commissione europea attua le disposizioni del regolamento del 2015 sul monitoraggio, sulla comunicazione e sulla verifica delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo. Il regolamento del 2015, infatti, stabilisce, che la Commissione adotti atti delegati al fine di specificare ulteriormente le regole che disciplinano le attività di verifica e le modalità di accreditamento dei verificatori. Del resto il regolamento del 2015 stabilisce norme per il monitoraggio, la comunicazione e la verifica accurati delle emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altre informazioni pertinenti in relazione alle navi che arrivano, circolano o partono da porti sotto la giurisdizione di uno Stato membro, al fine di promuovere in modo efficace dal punto di vista dei costi la riduzione delle emissioni di CO2 derivanti dal trasporto marittimo. Però, l’applicazione delle disposizioni necessita di un quadro complessivo di norme per garantire che la valutazione dei piani di monitoraggio e la verifica delle relazioni siano effettuate in modo armonizzato da verificatori in possesso delle competenze tecniche per svolgere in modo indipendente e imparziale i compiti loro affidati. Così come necessita di garantire la sinergia fra il quadro generale di accreditamento istituito e le caratteristiche specifiche delle attività di verifica e accreditamento applicabili alle emissioni di CO2 generate dal trasporto marittimo. Quindi, per garantire il sistema di verifica e di accreditamento deve evitare inutili duplicazioni delle procedure e delle organizzazioni costituite a norma di altri strumenti giuridici dell’Unione, in quanto creerebbero un maggiore onere per gli Stati membri o gli operatori economici. Per questo deve basarsi sulle migliori pratiche risultanti dall’applicazione delle norme armonizzate adottate dal Comitato europeo per la normalizzazione sulla base di un mandato rilasciato dalla Commissione. Le norme armonizzate per la valutazione dei piani di monitoraggio, la verifica delle relazioni sulle emissioni e il rilascio dei documenti di conformità da parte dei verificatori definisco chiaramente le responsabilità e le attività dei verificatori. Nel valutare un piano di monitoraggio, i verificatori devono svolgere una serie di attività per stabilire la completezza, la pertinenza e la conformità delle informazioni presentate dalla società in questione per quanto riguarda il processo di monitoraggio e comunicazione della nave al fine di poter stabilire se il piano è conforme al regolamento. Al momento di presentare il piano di monitoraggio della nave, le società possono fare riferimento alle informazioni sulle procedure e i controlli esistenti della nave contemplati dalle pertinenti norme armonizzate di qualità, tutela ambientale e gestione dell’energia, dal codice internazionale di gestione della sicurezza o dal piano di gestione per l’efficienza energetica delle navi. La fornitura di documenti e lo scambio di informazioni tra le società e i verificatori sono essenziali per tutti gli aspetti del processo di verifica, in particolare per la valutazione del piano di monitoraggio, l’esecuzione della valutazione del rischio e la verifica della relazione sulle emissioni. Per questo il regolamento stabilisce una serie di requisiti armonizzati per la fornitura di informazioni e documenti da mettere a disposizione del verificatore prima che inizi le attività di verifica e in altri momenti nel corso della verifica. Così come prevede che il verificatore adotti un approccio basato sul rischio per la...

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SEGNALI 2016 – Verso una mobilità pulita e intelligente

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SEGNALI 2016 – Verso una mobilità pulita e intelligente

[da eea.europa.eu] I trasporti collegano persone, culture, città, nazioni e continenti. Sono uno dei pilastri principali della società e dell’economia moderna, in quanto permettono ai produttori di vendere i propri prodotti in tutto il mondo, e ai viaggiatori di scoprire posti nuovi. Le reti di trasporto garantiscono inoltre l’accesso a servizi pubblici cruciali, come l’educazione e l’assistenza sanitaria, contribuendo a migliorare la qualità della vita. Il collegamento a reti di trasporto aiuta a stimolare l’economia in aree remote, creando lavoro e ricchezza. I trasporti hanno un ruolo decisivo anche nel plasmare il modo in cui viviamo: il cibo, il vestiario, i rifiuti domestici devono tutti essere trasportati. I trasporti hanno un impatto sulla disponibilità dei prodotti e su quello che consumiamo; e tutti noi adoperiamo sistemi di trasporto per andare al lavoro, a scuola, a teatro e in vacanza. Oggi i collegamenti ferroviari ad alta velocità rendono possibile percorrere quotidianamente tratte molto lunghe, permettendo alle persone di vivere a centinaia di chilometri di distanza dal luogo in cui lavorano. Tuttavia, il nostro attuale modello dei trasporti presenta dei lati negativi. Il settore dei trasporti ha un notevole impatto negativo sull’ambiente e sulla salute umana. I trasporti generano un quarto delle emissioni di gas serra dell’Unione europea e causano inquinamento atmosferico e acustico e frammentazione degli habitat. Più concretamente, quello dei trasporti è l’unico settore economico principale in Europa nel quale i gas serra sono aumentati dal 1990, e contribuisce inoltre in maniera preponderante all’emissione di ossidi di azoto, nocivi per l’ambiente e per la salute umana. Analogamente, il trasporto su strada è una delle principali fonti di inquinamento acustico ambientale in Europa. Scarica il Rapporto   (Pubblicato il 25 novembre...

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Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016

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Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016

[da isprambiente.gov.it] Il Rapporto Rifiuti Speciali, giunto alla sua quindicesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Servizio Rifiuti dell’ISPRA, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del d.lgs. n. 152/2006. Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive. Il Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016 fornisce i dati, all’anno 2014, sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale; e sull’import/export. Pubblicazione disponibile solo in formato elettronico Scarica la pubblicazione (pdf – 13 Mb) ISPRA Rapporti 246/2016...

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Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2016

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Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2016

[da isprambiente.gov.it] La terza edizione del Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, oltre a fornire un quadro aggiornato e nuovi indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze dei processi di trasformazione del nostro territorio, inquadra il tema del consumo di suolo all’interno di un più ampio sistema territoriale in veloce evoluzione. Il rapporto introduce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale del suolo, che causa la perdita di una risorsa fondamentale, così come delle sue funzioni e dei relativi servizi ecosistemici. Il Rapporto presenta anche una prima mappatura nazionale e una valutazione, anche economica, della perdita dei principali servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo degli ultimi tre anni. Dati completi del rapporto in open data Pubblicazione disponibile solo in formato elettronico Scarica la pubblicazione(pdf – 22 Mb) ISPRA Rapporti 248/2016...

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Pacchetto energia UE: il giudizio delle associazioni ambientaliste

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  Maxi-pacchetto energia Ue, Legambiente: «Persa importante occasione. Proposte inadeguate»[da greenreport.it] La  Commissione europea ha adottato il pacchetto“energia pulita per tutti gli europei” che include 8 proposte legislative con le quali si intende riformare la politica energetica europea,  e il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, non nasconde la sua delusione: «Le proposte della Commissione Ue, presentate oggi con il cosiddetto Pacchetto di inverno, non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050 e sono in piena contraddizione con gli impegni assunti a Parigi e ribaditi solo pochi giorni fa a Marrakech. Per poter contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C, secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, serve un cambio di rotta per stare al passo con il resto del mondo accompagnato da obiettivi climatici ed energetici europei più ambiziosi, a partire da rinnovabili ed efficienza energetica, insieme a efficaci misure attuative a livello nazionale per dare fiducia a cittadini ed imprese sempre più interessati a investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica». Il  maxi-pacchetto varato oggi non convince il Cigno Verde: « L’aumento dal 27 al 30% dell’obiettivo proposto dalla Commissione per l’efficienza energetica è un primo insufficiente passo nella giusta direzione. Come anche il riconoscimento dell’importanza delle “comunità energetiche” e del ruolo dei “prosumers”. Per le rinnovabili, invece, la Commissione fissa il target comunitario ad appena il 27%. Obiettivo fortemente inadeguato, se si tiene conto che il suo trend attuale è del 24%». Ma quel che preoccupa soprattutto Legambiente è che «viene eliminata la priorità di dispacciamento delle rinnovabili (ad eccezione dei piccoli impianti), architrave dell’attuale politica europea che consente la priorità di accesso alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonte fossili, consentendone di fatto un loro rilancio. Proprio quando la transizione globale verso un sistema energetico efficiente e 100% rinnovabile sta vivendo una forte accelerazione». Zanchi conclude: «L’Europa rischia così di perdere il treno verso il futuro, rinunciando a tutti quei benefici che l’abbandono delle fonti fossili può portare alla nostra economia, all’occupazione e alla salute dei cittadini. Non sono più ammessi ritardi, serve dunque un segnale forte È in gioco lo sviluppo di un’economia libera finalmente dalle fonti fossili. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire.  Molti governi hanno compreso che le fonti fossili non hanno futuro. A Marrakech, con uno storico impegno, 48 paesi in via di sviluppo, raggruppati nel Climate Vulnerable Forum, si sono impegnati a raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050. La Commissione, invece, con queste proposte fortemente inadeguate “strizza” ancora l’occhio ad alcuni governi che continuano a guardare al passato offrendo un salvagente ai dinosauri delle fonti fossili. E mentre nel resto del mondo gli investimenti nelle rinnovabili sono triplicati nel corso degli ultimi 10 anni, in Europa si sono ridotti per quattro anni di fila. Con queste proposte, l’Europa rischia di perdere la storica opportunità di invertire questo trend ed essere a capo della rivoluzione energetica dei prossimi anni, divenendo “numero uno al mondo” nelle rinnovabili, come promesso dal Presidente della Commissione Juncker al momento del suo insediamento». Il pacchetto “Clean Energy for All Europeans” convince solo in parte anche  il Board of Directors dell’ European alliance...

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Rapporto Ue: “467mila morti l’anno in Europa per smog e inquinamento”

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Rapporto Ue: “467mila morti l’anno in Europa per smog e inquinamento”

[su Ilfattoquotidiano.it] “In Europa 467mila morti l’anno per smog e inquinamento”. E’ quanto afferma il rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016“, pubblicato stamattina dall’Agenzia europea per l’ambiente(Eea). Nonostante la qualità dell’aria nel Vecchio continente stia migliorando, “l’inquinamento atmosferico resta il principalefattore ambientale di rischio per la salute delle persone”, abbassa la qualità della vita. Proprio su questi temi, oggi il Parlamento europeo in seduta plenaria ha votato per “imporre limiti più bassi ai principali inquinanti per abbassarne entro il 2030 la quantità nell’atmosfera sotto i livelli del 2005?.  Le particelle incriminate vanno dal biossido di zolfo, causa delle piogge acide, al particolato che può causare malattie respiratorie e cardiovascolari Lo studio presenta una panoramica aggiornata e un’analisi per il periodo 2000-2014 sulla base di dati provenienti da stazioni di monitoraggio dell’aria ufficiali, tra cui più di 400 città in tutta Europa. Tra gli altri risultati, risulta che nel 2014 circa l’85% della popolazione urbana nell’Unione europea sono stati esposti a particolato fine (PM2.5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dallaOrganizzazione Mondiale della Sanità. “La riduzione delle emissioni ha portato a miglioramenti della qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili per la salute umana e l’ambiente”, ha detto Hans Bruyninckx, a capo dell’Agenzia europea per l’ambiente con sede a Copenhagen. Sono necessari – ha aggiunto – maggiori sforzi da parte delle autorità pubbliche e delle imprese, così come dei cittadini e ricercatori. Il report definisce l’inquinamento da particolato come una miscela di minuscole particelle e goccioline liquide composte da diversi elementi tra cui acidi, metalli, particelle di suolo o polvere. Fonte principale è la combustione di carbone e biomassa da parte di industrie, centrali elettriche e famiglie. Altre fonti di inquinamento sono i trasporti, l’agricoltura e l’incenerimento dei rifiuti. “E’ chiaro che i governi locali e regionali svolgono un ruolo centrale nella ricerca di soluzioni” al problema, ha commentato il commissario europeo all’ambiente Karmenu Vella, auspicando per oggi un voto positivo del Parlamento europeo sui Nuovi tetti alle emissioni inquinanti (Nec). Il commissario ha accennato alla necessità di “aiutare i diversi livelli di governo a lavorare meglio insieme” alludendo al fatto che a volte le istituzioni locali hanno strategie più ambiziose dei governi in tema di riduzione delle emissioni. (Pubblicato il 23 novembre...

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Cosa prevede l’accordo sui tagli alla produzione globale di petrolio

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Cosa prevede l’accordo sui tagli alla produzione globale di petrolio

[Su Internazionale.it] Dopo l’intesa preliminare raggiunta a settembre ad Algeri, il 30 novembre i rappresentanti dell’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio (Opec) hanno negoziato un accordo per limitare la produzione globale di petrolio a partire dal 1 gennaio 2017. È la prima volta in otto anni che l’Opec riesce a stipulare un’intesa per far risalire il prezzo del petrolio, che è sceso drasticamente dalla metà del 2014 e ha danneggiato gravemente le economie di paesi che dipendono strettamente dalle esportazioni di greggio, come l’Arabia Saudita e il Venezuela. Alla notizia dell’accordo le quotazioni del greggio Brent sono salite del 10 per cento, raggiungendo i 51,94 dollari al barile, e quelle del greggio statunitense del 9 per cento, fino a 49,53 dollari al barile. Nel giugno del 2014 il petrolio costava 115 dollari al barile, mentre nel gennaio di quest’anno ha toccato i livelli più basi scendendo sotto i trenta dollari. Se l’accordo sarà rispettato, si prevede che il barile di greggio tornerà a costare più di sessanta dollari. Il tetto alla produzione Se i paesi dell’Opec manterranno gli impegni presi ieri a Vienna, da gennaio la produzione mondiale di greggio calerà di 1,2 milioni di barili al giorno, attestandosi a 32,5 milioni di barili al giorno, contro la media dei 33,64 milioni estratti quotidianamente a ottobre. Superando le sue divergenze con l’Iran, l’Arabia Saudita ha accettato di tagliare 500mila dei 10,5 milioni barili che estrae abitualmente (una riduzione del 4,5 per cento). Allo stesso tempo ha permesso a Teheran di aumentare lievemente la sua produzione, che si sta lentamente riprendendo dopo la fine delle sanzioni occidentali e sta tornando ai livelli precedenti al 2012. Come l’Iran, anche la Libia e la Nigeria saranno esentate dai tagli per le loro difficoltà economiche. Nella riunione si è deciso inoltre che l’Indonesia lascerà nuovamente l’Opec, dov’era recentemente rientrata, perché è diventata un importatore netto di petrolio. Mohammed bin Saleh al Sada, il presidente dell’Opec, ha annunciato che anche i paesi produttori che non fanno parte dell’organizzazione collaboreranno allo sforzo, tagliando 600mila barili al giorno. Al Sada ha aggiunto che la Russia è pronta a tagliare 300mila barili dei più di 10 milioni che estrae quotidianamente. Tuttavia Mosca non ha confermato. Misure necessarie per l’Arabia Saudita Secondo il Financial Times, Riyadh e i suoi alleati del golfo Persico, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sopporteranno il peso maggiore dei tagli. Ma questi governi contano su un rapido aumento del prezzo del greggio, che andrà a pareggiare le perdite in termini di vendite. I sacrifici per Iran e Iraq, invece, saranno minori. In ogni caso l’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di petrolio, aveva urgentemente bisogno di fare qualcosa per raddrizzare la sua situazione finanziaria. Nel 2015 il suo deficit aveva raggiunto i 98 miliardi di dollari, il 14 per cento del pil. Il governo di Riyadh era stato costretto a ridurre gli stipendi dei funzionari pubblici per la prima volta nella storia del regno e aveva annunciato un piano per diversificare l’economia. Secondo la Bbc, ci è voluto molto tempo per raggiungere l’accordo perché l’Arabia Saudita sperava, con i prezzi bassi, di infliggere un danno all’industria statunitense di estrazione del petrolio di scisto. Ma la strategia di Riyadh non ha funzionato: nel 2016 l’industria estrattiva negli Stati Uniti ha registrato un calo nel 2016, ma è comunque cresciuta rispetto al 2014. La speranza del...

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