CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
    Guarda la diretta
  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo (2016)

Posted by on 10:47 am in in Evidenza, Pubblicazioni, Pubblicazioni del CDCA | Commenti disabilitati su Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo (2016)

Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo (2016)

Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo VII Edizione (2016) Informazioni: Il costo del volume, disponibile nelle librerie di tutta Italia, è di 20 euro E’ possibile acquistare l’Atlante direttamente sul sito www.atlanteguerre.it Pagina Facebook Dal 2014 il CDCA Centro Documentazione Conflitti Ambientali è tra le realtà che collaborano alla redazione dell’Atlante dei Conflitti, giunto alla sua 7° edizione. L’Atlante dei conflitti è un dossier annuale sullo stato dell’arte dei conflitti nel mondo, strutturato attraverso schede conflitto e focus tematici. E’ pensato per essere diffuso e compreso da tutti: dai ragazzi delle scuole agli addetti ai lavori. L’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo elaborato da Associazione Culturale 46° Parallelo, nella sua VII edizione aggiornata è ormai un testo che ha fatto scuola su un argomento drammatico come quello della situazione delle guerre al momento in atto sul pianeta. Ideato da Raffaele Crocco, giornalista Rai, scrittore e documentarista e creato dall’Associazione 46° Parallelo in collaborazione con il Premio Ilaria Alpi, l’Atlante delle guerre e dei conflitti ospita dal 2014 una sezione “Speciale conflitti ambientali” curata dal CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali. La novità di questa VII edizione è la presenza di ben 14 infografiche in luogo dell’unica mappa tematica presente fino alla scorsa edizione. I temi affrontati dalle varie infografiche sono: Atlante commercio armi Atlante della pirateria Atlante conflitti ambientali fonti fossili Atlante land-grabbing Atlante conflitti ambientali acqua Le strade dei migranti Atlante dei beni distrutti Atlante spesa sanitaria Atlante scolarizzazione Atlante diritti infanzia Atlante donne e guerra Atlante libertà di stampa Atlante muri del mondo Atlante delle religioni Il progetto L’intento del libro è quello di spiegare le ragioni di tutte le guerre in corso, capire perché si combatte e chi sono gli attori. Con foto e illustrazioni viene raccontato lo stato delle guerre in atto narrate in “schede conflitto” suddivise per continente, con cartografia Onu, tavola riassuntiva della situazione profughi, sintesi dei dati del territorio. Le schede, compilate da giornalisti di varie testate italiane hanno in premessa un rapporto a cura di Amnesty International sulla stato dei diritti civili e umani e i rapporti sulle missioni Onu in corso, sulla situazione della tutela dei beni artistici e ambientali distrutti dalla guerra a cura di Unesco, e sulla situazione dei profughi e rifugiati a cura di Unhcr. L’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo è un annuario aggiornato dei conflitti in atto sul pianeta pensato, nella sua struttura, come un vero e proprio atlante. Ottimo strumento per uso didattico o approfondimento personale. Uno sguardo aggiornato sulla situazione geopolitica del mondo, per capire dove sono i conflitti in corso e quali saranno gli scenari futuri. Con foto, illustrazioni, mappe e “schede conflitto” suddivise per continente. Il mondo è in guerra. Dei 193 paesi membri dell’Onu, uno su cinque è in conflitto. Il 90% delle vittime sono civili, donne e bambini soprattutto. I danni causati dai conflitti ai beni artistici e ambientali sono incalcolabili. Molti di questi conflitti sono però “dimenticati” dall’informazione. L’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo cerca di colmare questo vuoto e raccontarvi anche quest’anno lo stato delle guerre sul pianeta. Il volume è un annuario ideato da Raffaele Crocco, giornalista Rai, scrittore e documentarista e creato dall’Associazione 46° Parallelo in collaborazione con il Premio Ilaria Alpi e le edizioni AAM Terra Nuova di Firenze. Lo scopo del volume è quello informare sulle guerre in...

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Stato e Regioni tra potere sostitutivo, chiamata in sussidiarietà e clausola di supremazia

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Stato e Regioni tra potere sostitutivo, chiamata in sussidiarietà e clausola di supremazia

Stato e Regioni tra potere sostitutivo, chiamata in sussidiarietà e clausola di supremazia

+ Consulta il focus sulla riforma [di Cristina Bertolino su federalismi.it] Il progetto di riforma costituzionale ‘Renzi-Boschi’, approvato il 12 aprile 2016 in seconda lettura dalla Camera dei Deputati, tra altre novità prevede l’introduzione della c.d. clausola di supremazia dello Stato. L’art. 31 del progetto dispone infatti che «su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale». Il presente contributo intende riflettere su tale clausola e, nell’ipotesi di esito positivo del referendum costituzionale di quest’autunno, comprenderne la natura e la portata, specie in rapporto ai poteri sostitutivi dello Stato di cui agli artt. 117 e 120 Cost., in parte oggetto di modifica, e rispetto alla c.d. chiamata in sussidiarietà introdotta dalla Corte costituzionale, a partire dalla sent. 303/2003. Si vuole in particolare mettere in luce come l’introduzione di tale clausola, seppure avvenga in un ordinamento in cui si prospetta una significativa riduzione di competenze delle Regioni e del sistema locale, sia rilevante e come, pur essendovi già, nel sistema vigente, strumenti e procedure a garanzia dell’unità nazionale, essa sia non solo differente rispetto ad essi, ma anche essenziale per la ‘tenuta’ del sistema complessivo… (segue)...

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La riforma delle società pubbliche e dei servizi di interesse economico generale: letture incrociate

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La riforma delle società pubbliche e dei servizi di interesse economico generale: letture incrociate

[di Alberto Lucsrelli su federalismi.it] Come è noto, sono in corso di approvazione la legge per il governo e la gestione del servizio idrico integrato ed il decreto delegato sui servizi pubblici locali (cd. testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale). Due testi che hanno ad oggetto entrambi la disciplina di servizi a rete di interesse economico generale (il primo di settore, il secondo di carattere generale) e che, pertanto, vanno letti ed interpretati congiuntamente. Ma l’auspicio, innanzitutto, è che il legislatore ordinario ed il legislatore delegato provvedano a redigere testi armonici e coordinati tra loro. In questo scenario in itinere in data 10 agosto u.s. è stato approvato dal Consiglio dei ministri il cd. decreto Madia, d.lgs. n. 175/2016, pubblicato in G.U. n. 210 del 8 settembre 2016, che ridisegna il settore normativo che regola le società pubbliche (testo unico in materia di società a partecipazione pubblica). E’ evidente che tale testo, ancorché avente ad oggetto la natura giuridica dei soggetti-gestori piuttosto che le modalità di affidamento, influenzerà, pur sempre, la governance del servizio pubblico locale. Se è dato rinvenire un fil rouge all’interno di tali interventi normativi, questo è rappresentato, sullo sfondo, dalla volontà di determinare ed attuare un indirizzo politico del governo non sintonico con gli esiti del referendum del 2011, relativo ai servizi pubblici locali di rilevanza economica. Più in generale, il quadro d’insieme delle suddette normative pone in essere un modello politico-legislativo incentrato sulla regola della concorrenza e sulle privatizzazioni o, comunque, in senso più ampio, sull’obiettivo, anche indotto da esigenze di natura finanziaria, di ridurre gli spazi ai soggetti di diritto pubblico, alle società pubbliche, agli affidamenti diretti; di limitare la possibilità per le amministrazioni locali di derogare alla gara, tenendo conto, “caso per caso”, come previsto dal diritto europeo, della peculiarità del servizio erogato, in ordine ad esigenze economiche, sociali, territoriali. Tra gli obiettivi, in maniera più o meno esplicita, del disegno normativo complessivo vi è quello di condurre prioritariamente la gestione dei servizi di interesse economico generale nell’alveo del mercato e della concorrenza, privilegiando gestioni che valorizzino imprese private scelte con gara europea. Sintomatico è il portato dell’art. 33 dello schema di decreto legislativo sui servizi pubblici locali di interesse economico che considera il ricorso al mercato come un criterio di preferenza per l’attribuzione di risorse pubbliche. E’ in corso, dunque, un ampio processo normativo che inciderà sulla natura giuridica dei soggetti, sulle procedure di affidamento e sulle modalità di gestione dei servizi pubblici locali. I tre testi, presi in esame nell’articolo in oggetto, risulterebbero ispirati dagli stessi principi, quali la liberalizzazione, la concorrenza, le privatizzazioni, configurando, nel loro complesso, un modello tendenzialmente omogeneo, ma antinomico rispetto alle aspettative post-referendarie e agli scenari non mercantili da essi disegnati… (segue scaricando il documento integrale qui). Pubblicato il...

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L’estrazione di petrolio ha provocato terremoti in California tra il 1920 e il 1933

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L’estrazione di petrolio ha provocato terremoti in California tra il 1920 e il 1933

[da greenreport.it]  Lo  studio “Potentially Induced Earthquakes during the Early Twentieth Century in the Los Angeles Basin”, pubblicato sul Bulletin of the Seismological Society of America dimostra «un possibile legame tra la produzione di petrolio e una manciata di terremoti dannosi che hanno avuto luogo nel bacino di Los Angeles durante il suo boom petrolifero nei primi anni del XX secolo. I due scienziati dell’U.S. Geological Survey che hanno pubblicato lo studio, Susan Hough e Morgan Page, si sono occupati in particolare del terremoto di Inglewood nel 1920, e di quelli di Whittier nel 1929 sisma, di Santa Monica nel 1930 e di Long Beach nel 1933 e dicono che «Potrebbero essere stati indotti dalle attività di produzione di petrolio che hanno avuto luogo tempo prima degli eventi sismici». Il loro studio è uno dei primi a cercare le prove di  terremoti causati dalle attività petrolifere nella regione di Los Angeles prima di 1935. All’epoca le pratiche di produzione di petrolio e gas erano significativamente diverse da quelle attuali e i ricercatori sottolineano che i loro risultati «Non necessariamente implicano un elevato rischio di terremoti indotti attualmente», nel bacino di Los Angeles. Altri studi hanno concluso che non c’era nessuna prova significativa di terremoti indotti nell’area dopo il 1935, mentre altre ricerche in alcuni Stati Usa hanno determinato una relazione tra il fracking e i terremoti locali. La Hough è convinta che “Con l’avvento del water flooding  e di altri cambiamenti nelle pratiche dell’industria, non si possono trovare questo tipo di terremoti indotti dopo il 1935. E’ possibile che fosse un fenomeno riguardante solo i primi anni del XX secolo». Ma se i ricercatori possono confermare che alcuni di questi grandi terremoti  – quello di Long Beach  aveva una magnitudine 6.4  – sono stati causati dall’uomo, i risultati potrebbero obbligare i sismologi a ricalcolare il tasso di attività sismica naturale nel bacino. La Hough  evidenzia: «Se si prendono i nostri 4 terremoti  del 1920, 1929, 1930 e 1933 come indotti o potenzialmente indotti, questo non mette davvero in discussione il tasso dei terremoti naturali nel bacino di Los Angeles. Ma forse il bacino di LA come unità geologica è più sismicamente stabile di quanto avessimo  stimato». A Los Angeles il boom del petrolio ebbe inizio nel 1892, quando fu scoperto l’oro nero vicino all’attuale Dodger Stadium e nel 1923 il bacino LA rappresentava quasi il 20% per cento della produzione mondiale di greggio- dal 1923. Nonostante questa massiccia produzione, non  sembra che i terremoti indotti fossero   comuni nel bacino durante i primi anni del XX secolo. Mettere insieme i dati per studiare la questione è stato un compito complicato per Hough e Page: hanno dovuto mettere insieme un elenco di tutte le scosse di terremoto sentite nel bacino di Los Angeles durante quel periodo di tempo, utilizzando i rapporti sulle scosse e sui danni alla proprietà per calcolare gli epicentri dei terremoti e la magnitudo di sisma registrati da pochi sismografi o da nessuno. Scavando negli archivi del Cal Tech, la Hough ha scoperto  gioielli storici, come le note inedite del famoso sismologo Charles Richter sul terremoto di Whittier nel 1929 che racconta i suoi studi sul campo.  I precedenti studi della Hough sui terremoti storici indotti in Oklahoma le hanno dato l’idea di guardare le licenze petrolifere e altri dati online sull’industria estrattiva e...

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Clima, livelli record di anidride carbonica nel 2015: “E’ iniziata una nuova era”

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Clima, livelli record di anidride carbonica nel 2015: “E’ iniziata una nuova era”

[di Luisiana Gaita su ilfattoquotidiano.it] Il rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale. “La concentrazione media di Co2 resterà sopra la soglia delle 400 parti per milione per molte generazioni”. E l’effetto più diretto è il surriscaldamento globale. È l’inizio di una nuova era climatica. Non solo per la prima volta a livello globale, nel 2015 la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto il traguardo di 400 parti per milione e nel 2016 resterà stabilmente sopra quella soglia, ma i valori non scenderanno sotto a quel livello per molte generazioni. Ad annunciarlo è l’Organizzazione meteorologica mondiale che conferma quanto anticipato dagli esperti negli ultimi mesi. E spiega anche la relazione tra nuovi record nella concentrazione di anidride carbonica con il fenomeno ciclico conosciuto come El Niño dovuto all’interazione tra atmosfera e oceano. La crescita sostenuta di CO2 è stata sì alimentata da questo evento climatico che, con l’aumento della siccità nelle regioni tropicali, ha ostacolato la capacità della vegetazione di assorbire anidride carbonica, ma mentre El Niño è scomparso, i cambiamenti climatici restano” ha affermato il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas. “Il 2015 – ha aggiunto – resterà nella storia”. I dati sono quello forniti dal Wmo Greenhouse gas bulletin, attraverso cui le Nazioni Unitecertificano le previsioni dei climatologi della National Oceanic and Atmospheric Administration. Più vicini al punto di non ritorno I livelli di CO2 avevano già raggiunto la soglia dei 400 ppm, ma per alcuni mesi dell’anno e in determinate aree geografiche. A fine settembre, normalmente, la concentrazione di anidride carbonica è al minimo: è il punto più basso della Mauna Loa CO2 curve. Cade in genere l’ultima settimana di settembre, ma varia leggermente di anno in anno. Eppure quest’anno i valori non sono scesi al di sotto di 400 parti per milione e le cose non sono andate meglio a ottobre. E gli esperti lo avevano anticipato, anche perché negli ultimi 20 anni, solo nel 2002, 2008, 2009 e 2012 il valore del mese di ottobre è stato inferiore (e di poco) rispetto a quello di settembre. “Mai prima d’ora questi livelli sono rimasti alti su una base media globale per l’intero anno” spiega l’Omm. L’ultima volta che l’anidride carbonica nell’area aveva raggiunto i valori attuali è stato circa 5 milioni di anni fa, mentre nel 1800 la concentrazione era di 280 parti per milione. D’altro canto l’inquinamento da carbonio è in continuo aumento dall’inizio della rivoluzione industriale. Stando alle previsioni della più vecchia stazione di sorveglianza dei gas ad effetto serra, le concentrazioni resteranno al di sopra di 400 ppm per l’intero 2016 e, soprattutto, non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni. Superata la soglia critica delle 400 ppm, siamo più vicini a quello che gli scienziati ritengono il punto di non ritorno (ossia le 450 ppm), superato il quale sarebbe impossibile mantenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi. L’anno più caldo La concentrazione di CO2 in atmosfera è un forte indicatore dell’andamento del riscaldamento globale. Commentando l’allarme dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Coldiretti ha infatti ricordato che “allo sforamento dei limiti dianidride carbonica ha fatto seguito un 2016 che si classifica come l’anno più caldo di sempre a livello mondiale”. Da 137 anni fa, quanto sono iniziate le rilevazioni. Per l’associazione la temperatura media registrata nei primi nove mesi dell’anno sulla superficie della terra e degli oceani, superiore di 0,89 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, conferma della tendenza al surriscaldamento climatico contro il quale è stata firmato il 22 aprile scorso all’Onu lo storico accordo in occasione della giornata della Terra. L’appello: “Anidride carbonica è inizio e fine di tutto”...

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Biocarburanti, Oxfam: “La politica Ue affama il pianeta”.

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Biocarburanti, Oxfam: “La politica Ue affama il pianeta”.

“Ci sono prove evidenti dei danni che l’attuale politica europea ha arrecato alle persone nei Paesi in via di sviluppo e al clima, in pieno contrasto con l’Accordo di Parigi sul clima”. Con il report “Terra che brucia, clima che cambia” l’organizzazione rivela come la potente lobby dei grandi produttori stia fortemente influenzando la riforma della legislazione europea [da ilfattoquotidiano.it] La politica dell’Unione europea sui biocarburanti affama il pianeta. Oxfam pubblica il report Terra che brucia, clima che cambia e rivela come la potente lobby dei grandi produttori di biocarburanti stia “fortemente influenzando la riforma della legislazione europea” sul tema “a spese delle comunità locali in molti Paesi poveri”. Un sistema che, ad oggi, consente alle grandi corporation una produzione fondata essenzialmente su combustibili derivanti da colture ad uso alimentare, su una scarsa attenzione per l’impatto sull’ambiente e sull’espropriazione di terra ai danni di migliaia di piccoli contadini. “Ci sono prove evidenti dei danni che l’attuale politica europea sui biocarburanti ha arrecato alle persone nei Paesi in via di sviluppo, al clima e alle prospettive di sviluppo sostenibile della stessa Europa, in pieno contrasto con l’Accordo di Parigi sul clima e con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile“. Il rapporto li documenta attraverso le esperienze dirette in tre continenti. Solo l’anno scorso i vari attori della filiera dei biocarburanti, dai coltivatori di materia prima ai produttori finali, hanno speso oltre 14 milioni di euro e ingaggiato quasi 600 persone per svolgere attività di lobbying presso l’Ue, sette lobbisti per ogni funzionario europeo. Un’azione di lobby che, oltre a contrastare una corretta riforma del settore, sta lavorando per un’ulteriore sviluppo della politica sui biocarburanti attuata sino ad ora. Un trend che, oltre a danneggiare il clima e la vita di migliaia di persone, secondo le stime pubblicate nel Registro per la trasparenza dell’Unione europea sta già costando ai cittadini europei tra i 5,5 e i 9,1 miliardi di euro ogni anno (in termini di esenzioni fiscali e sussidi pubblici alle imprese finanziati attraverso tasse, bollette e rincari alla pompa dei carburanti pagati da cittadini).”Un investimento dei soli produttori di biocarburanti pari a quello della lobby del tabacco. I decisori politici europei – afferma Oxfam – devono liberarsi dalla morsa dei potenti gruppi societari e scegliere fonti energetiche veramente sostenibili e rinnovabili per onorare gli impegni assunti al 2030 su clima ed energia”. La crescente richiesta di biocarburanti in Europa priva intere comunità del diritto alla terra– Lo studio di Oxfam riporta casi emblematici di intere comunità private dei propri diritti e rimaste vittime dell’esproprio di terre abitate per generazioni in Tanzania, Perù e Indonesia. Una conseguenza della crescente domanda di materie prime agricole per produrre bioenergia in Europa. Per questo motivo, Oxfam lancia un appello urgente affinché l’Unione europea presenti entro un mese un piano di riforma della legislazione che consente l’utilizzo di biocarburanti ottenuti da colture alimentari e energetiche, sottratte alla produzione di cibo nei paesi poveri. “Le decisioni volte a diversificare le fonti energetiche e a tagliare i combustibili fossili, sono spesso prese dai paesi dell’Unione europea senza attente valutazioni sulla sostenibilità sociale e ambientale delle fonti alternative utilizzate. In tal modo l’Ue si fa responsabile – direttamente o indirettamente – di espropri di terre determinando povertà e fame nei paesi più vulnerabili; oltre che di un aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera“, dichiara Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia. “Così facendo l’Unione europea lascia campo libero a forze di mercato che ignorano totalmente la sostenibilità dell’intero pianeta”. La produzione...

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Corso di comunicazione e giornalismo d’inchiesta ambientale

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Corso di comunicazione e giornalismo d’inchiesta ambientale

CORSO DI COMUNICAZIONE E GIORNALISMO D’INCHIESTA AMBIENTALE Teorie e tecniche per l’informazione e la comunicazione in campo ambientale   8, 15, 22, 28, 29 Ottobre | 4, 5, 11, 12, 18, 19, 25, 26 Novembre | 2, 3, 9, 10, 16, 17 Dicembre Università Roma Tre Facoltà di Lettere e Filosofia – Via Ostiense 234, 00146 Roma   Università Roma Tre A Sud CDCA – Centro di documentazione conflitti ambientali Scarica la locandina (web) (stampa) Diffondi su Facebook   IL CORSO In collaborazione con l’Università Roma Tre, A Sud e il Cdca – Centro Documentazione Conflitti Ambientali continuano la propria offerta formativa nel campo del giornalismo d’inchiesta e della comunicazione ambientale. Il Corso di comunicazione e giornalismo d’inchiesta ambientale, all’interno del Master di I Livello dell’Università Roma Tre in Studi del Terriotrio Environmental Humanities, è un percorso didattico ampio, che spazia dalla proposta e costruzione di un’inchiesta alla ricerca delle fonti, dalla carta stampata alla scrittura per il web, fino al linguaggio video e alla fotografia, per finire con le nuove forme espressive del visual journalism e delle narrazioni interattive, di quel nuovo modo di documentare e raccontare con le immagini che è il web documentary. Non verrà tralasciata l’analisi dei dati scientifici su inquinamento, cambiamento climatico e impatti sulla salute. Centralità infine verrà data anche all’incontro con esperienze di attivismo territoriale in difesa dell’ambiente e all’applicazione di teorie e tecniche di comunicazione nell’ambito della promozione di esperienze di amministrazione virtuosa in campo ambientale. Il programma del corso prevede inoltre momenti di incontro e dibattito pubblico con la presentazione di libri, documentari e web doc, occasione di confronto con chi lavora nel campo dell’informazione ambientale. Questa terza edizione del Corso di comunicazione e giornalismo d’inchiesta ambientale di A Sud e del CDCA, realizzata stavolta in collaborazione con l’Università Roma Tre, all’interno del percorso didattico del Master di I livello in Studi del territorio – Environmental Humanities, vedrà tra i docenti: Salvatore Altiero (A Sud e CDCA, giornalista pubblicista e dottore in diritto ambientale, Italian Offshore premio DIG 2015, blogger per la testata online Il Fatto Quotidiano, nel 2016 cura e scrive per A Sud e il CDCA Crisi ambientale e migrazioni forzate), Federico Fierli (CNR, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima), Roberta Pirastu (Studio S.E.N.T.I.E.R.I., Sapienza Università di Roma), Pietro Comba (Istituto Superiore di Sanità), Antonio Musella (giornalista di Fanpage.it), Massimo Berruti (www.massimoberruti.net, fotografo Agenzia Contrasto, L’Espresso, Paris Match, The Independent, Internazionale, La Repubblica, World Press Photo 2007), Amalia De Simone (Giornalista professionista e videoreporter, Corriere della Sera); Giuseppe Manzo (Giornalista e scrittore. direttore del quotidiano on line www.nelpaese.it, redattore economico del Giornale Radio Sociale), Giulia Tornari (Editor dell’agenzia Contrasto, IED Roma), Vincenzo Tosti (attivista del Coordinamento Comitati della Terra dei Fuochi), Eleonora De Majo (Consigliere al Comune di Napoli, dottore in European Cultural Studies, ha scritto per la rivista DWF e fa parte della redazione del Network Nazionale d’Informazione Indipendente GlobaProject.info, attivista dei dei comitati ambientali Campani); Egidio Giordano (attivista dei comitati campani); Marica Di Pierri (Presidente del CDCA, ricercatrice e giornalista), Manuele Bonaccorsi (Italian Offshore premio DIG 2015, inviato di La7), Claudio Marciano (Dottore di ricerca in Comunicazione e ricerca sociale, assessore alla Sostenibilità urbana del Comune di Formia), Raphael Rossi (esperto in progettazione di sistemi virtuosi di gestione rifiuti, amministratore di aziende per la gestione dei...

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Il referendum costituzionale e l’ambiente

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Il referendum costituzionale e l’ambiente

[di Giovanni Carrosio e Giorgio Nebbia su ecologiapolitica.org] I cambiamenti della Costituzione che siamo chiamati a confermare o declinare nel referendum del 4 dicembre si basano sulla convinzione che per stare al passo con i tempi, le democrazie debbano velocizzare l’azione dei Governi, rendendoli più liberi di agire grazie al labile controllo di una sola camera: il principio che consegna nelle mani del Parlamento il potere legislativo viene così rovesciato. Allo stesso modo, l’equilibrio del potere legislativo garantito dalla presenza di due Camere che si controllano reciprocamente (il Senato avrebbe dovuto rappresentare un’assemblea di persone più anziane, possibilmente più sagge; negli Stati Uniti una Camera può avere maggioranza democratica e l’altra repubblicana; in Inghilterra la Camera dei Lord era pensata per temperare le intemperanze della Camera dei Comuni) viene eliminato, mettendo la Camera dei deputati al centro del processo legislativo, mentre viene riservato al Senato un ruolo assolutamente secondario. La Camera, così configurata, diviene un luogo di ratifica della decretazione governativa, anziché il luogo in cui le azioni del Governo vengono ponderate e gli errori vengono evitati. I Governi, infatti, possono commettere molti errori. Pensiamo ai programmi governativi nucleari sbagliati, al deposito di scorie di Scanzano, al finanziamento di fabbriche che non hanno mai prodotto niente o hanno prodotto merci pericolose, agli interventi militari. E più di recente ai progetti governativi di completare il Mose di Venezia nonostante la sua evidente e comprovata inutilità, al ponte dello Stretto di Messina, alle opere sbagliate, eccetera. Una riforma nell’interesse dei cittadini dovrebbe rafforzare il controllo del Parlamento sul modo in cui il Governo ‘esegue’ i suoi ordini, piuttosto che dare mano libera al Governo di incedere a tappe forzate con scelte sbagliate e ostili all’ambiente. Che sia meglio ridurre il numero dei parlamentari, rafforzare il legame fra eletti e elettori – farli sentire responsabili verso il proprio collegio elettorale – sono questioni da riforma elettorale, per le quali non era necessario modificare la Costituzione. La riforma che siamo chiamati a giudicare parte dal presupposto della governabilità, ovvero dalla convinzione che soltanto Governi ai quali venga garantita la possibilità di governare indipendentemente dalle intemperie parlamentari possano agire nel bene del Paese. Si dà per scontato perciò che le decisioni del Governo siano sempre giuste e proprio per questo il Parlamento deve approvarle. Al di là del tema puramente democratico, di assoluta importanza di per sé, ci chiediamo se la governabilità sia capace di affrontare le questioni ambientali più urgenti: cambiamento climatico, inquinamento e depauperamento dei suoli, dissesto idrogeologico, conversione ecologica della produzione di beni, transizione energetica, ecc. Se guardiamo i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, la risposta non può che essere negativa. I Governi hanno sempre rappresentato gli interessi di grandi gruppi industriali e hanno utilizzato la spesa pubblica non per una grande opera di ripristino ambientale del Paese, ma per opere inutili e dannose. A ben guardare, però, anche l’attuale assetto istituzionale non è stato capace di garantire che la questione ambientale divenisse tema di interesse prioritario del potere legislativo. Per portare l’ambiente al centro dell’agenda politica abbiamo bisogno di Parlamenti sensibili alla questioni ambientali, che esprimano Governi capaci di fare scelte radicali e necessarie. Bicameralismo o monocameralismo, governo del premier o parlamentarismo, sembrano essere entrambi incapaci di affrontare le vere questioni del nuovo millennio. Forse non è...

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Unicef: “Aria tossica contribuisce alla morte di 600mila bambini all’anno”

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Unicef: “Aria tossica contribuisce alla morte di 600mila bambini all’anno”

[di Luisiana Gaita per Ilfattoquotidiano.it] Ogni anno l’inquinamento contribuisce alla morte di 600mila bambini sotto i 5 anni, mentre sono 300 milioni nel mondo, uno su sette, quelli che respirano aria tossica perché vivono in aree con i più alti livelli di inquinamento esterno, 6 o 7 volte maggiori rispetto alle linee guida internazionali dettate dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Il rapporto dell’Unicef Clear the Air for Children, utilizzando immagini satellitari, ha mostrato per la prima volta quanti bambini sono più esposti all’inquinamento esterno e dove vivono in tutto il mondo. Nella fattispecie, sono 2 miliardi quelli che abitano in aree dove si respira aria pessima a causa di molti fattori, tra cui emissioni di veicoli, ampio uso di carburanti fossili, polvere e incendi di rifiuti. La mappa del pericolo – In Asia del Sud si trova il numero più alto di bambini a rischio, 620 milioni. In Africa sono 520 milioni. Nella regione dell’Asia dell’Est e del Pacifico, invece, 450 milioni. In Europa sono 120 milioni i piccoli che vivono in aree che superano i limiti compresi nelle linee guida, 20 milioni quelli che risiedono in zone dove questi limiti sono superati di ben due volte. Oltre a contribuire ogni anno alla morte di 600mila bambini sotto i 5 anni, l’inquinamento minaccia le vite di altri milioni ogni giorno. “Gli agenti inquinanti non solo danneggiano il loro sviluppo polmonare – ha dichiarato Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef – ma possono superare la barriera emato-encefalica e danneggiare permanentemente il cervello e il loro futuro. Nessuna società può ignorare l’inquinamento dell’aria”. Le cause e le conseguenze – Lo studio esamina anche le conseguenze dell’inquinamento all’interno (soprattutto delle abitazioni), comunemente causate dall’uso di carburanti come carbone e legna da ardere, che colpisce maggiormente i bambini nei Paesi a basso reddito e nelle aree rurali. L’inquinamento all’interno e all’esterno sono direttamente legati alla polmonite e ad altre malattie respiratorie che causano la morte di circa 1 bambino su 10 sotto i 5 anni di età, rendendo l’aria malsana uno dei principali pericoli per la salute dei bambini, molto più sensibili rispetto agli adulti sia perché i loro polmoni, il loro cervello e il sistema immunitario si devono ancora sviluppare in maniera completa, sia perché respirano anche più velocemente e inspirano più aria rispetto al loro peso corporeo. L’appello dell’Unicef – I dati sono stati lanciati una settimana prima del COP22 che si terrà a Marrakech, in Marocco, dove l’Unicef chiederà ai leader del mondo di intraprendere azioni urgenti per tagliare l’emissione di agenti inquinanti nei propri paesi. Il primo passo è quello di ridurre l’inquinamento: “Tutti i Paesi – sottolinea l’Unicef – dovrebbero lavorare per rispettare le linee guida globali sulla qualità dell’aria dell’Oms e, per raggiungere questo obiettivo, i governi dovrebbero adottare misure come il taglio delle combustioni di carburanti fossili e investire in fonti di energia efficienti e rinnovabili”. Un’altra priorità è quella di ridurre al minimo l’esposizione dei bambini. “Le fonti di inquinamento come le industrie – spiega il rapporto – non dovrebbero essere collocate vicino alle scuole e ai parchi giochi, mentre una migliore gestione migliore dei rifiuti può ridurre la quantità di rifiuti bruciati all’interno delle comunità”. L’Unicef, ad esempio, sostiene la distribuzione e l’utilizzo di fornelli più puliti in Bangladesh, Zimbawbe e altri Paesi del mondo. “Noi proteggiamo i nostri figli quando proteggiamo la qualità dell’aria che respiriamo. Entrambi sono fondamentali per il nostro futuro” ha concluso Lake.   (Pubblicato il 31 ottobre...

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L’Italia vista da Parigi: il nuovo dossier di A Sud e CDCA

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L’Italia vista da Parigi: il nuovo dossier di A Sud e CDCA

L’ITALIA VISTA DA PARIGI Impegni internazionali e politiche nazionali per la lotta ai cambiamenti climatici   Lunedì 7 novembre alle ore 13.00, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, A Sud e il CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali presentano il dossier “L’Italia vista da Parigi. Impegni internazionali e politiche nazionali per la lotta ai cambianti climatici”.   SCARICA LA PUBBLICAZIONE   Nel giorno dell’avvio dei lavori della COP22 di Marrakech e a tre giorni dall’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, il dossier è l’occasione per fare il punto sulle ultime evidenze scientifiche, sul futuro dell’Accordo e sull’adeguatezza delle politiche messe in campo dall’Italia rispetto agli impegni assunti in sede internazionale. La presentazione del report sarà un’occasione per discutere delle reali possibilità di affrontare la più grave delle crisi ambientali in atto, quella climatica, attraverso lo studio e il confronto di dati e analisi. All’incontro interverranno rappresentanti parlamentari membri della Commissione Ambiente e dell’intergruppo Globe Italia, attivo sulle negoziazioni climatiche. Interverrà inoltre una rappresentante della Coalizione Clima, rete di associazioni impegnate sulle questioni climatiche, che sarà presente a Marrakech con una delegazione e illustrerà durante la Conferenza le attività promosse dalle realtà italiane durante le giornate di lavoro in Marocco. Obiettivo dell’iniziativa è richiamare l’attenzione di media, cittadinanza e politica rispetto all’importanza di una azione concreta di contrasto ai cambiamenti climatici; valorizzare il lavoro di documentazione, ricerca e advocacy che le associazioni svolgono dando contributi di analisi e indirizzo e promuovere occasioni di divulgazione dei temi legati al cambiamento climatico.   PARTECIPAZIONE E ACCREDITI STAMPA   Troupe televisive e videoreporter devono accreditarsi presso l’ufficio stampa della Camera dei Deputati. I giornalisti di altre testate o agenzie e i partecipanti non appartenenti a testate giornalistiche possono accreditarsi inviando mail con oggetto “Accredito conferenza stampa 7 novembre” a: segreteria.on.pellegrino@gmail.com   INFO E CONTATTI   Marica Di Pierri Tel. +39.348.6861204 maricadipierri@asud.net   SINOSSI   A un anno dalla firma dello storico Accordo di Parigi, il mondo non sembra essere sul punto di compiere la svolta a U necessaria a riscrivere i destini climatici del pianeta con un lieto fine. Già ratificato da un numero di Parti tale da permetterne l’entrata in vigore anticipala, l’Accordo rappresenta senza dubbio un fondamentale punto di partenza per costruire un quadro di riferimento globale e vincolante nella lotta contro il tempo per scongiurare la più grande catastrofe che pende sull’umanità: quella climatica. Le questioni aperte restano tuttavia numerose, alcune delle quali dirimenti, e vanno sciolte quanto prima per dare al framework legale la possibilità di incidere concretamente sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. La presente pubblicazione intende contribuire al dibattito pubblico sul tema, attraverso l’analisi di una corposa letteratura di report scientifici, documenti istituzionali e dossier statistici elaborati da centri di ricerca internazionali. Obiettivo è fare il punto sulle ultime evidenze scientifiche, sullo stato di avanzamento delle negoziazioni, sugli impegni presi dai singoli Paesi e sull’adeguatezza delle politiche messe in campo dall’Unione Europea e dall’Italia rispetto agli obiettivi fissati in sede internazionale. Da questo punto di vista, le contraddizioni risultano ancora molteplici ed evidenti.  Come vedremo, per il nostro paese l’obiettivo di riduzione del 33% delle emissioni entro il 2030 non è accompagnato da politiche adeguate: la moltiplicazione degli investimenti in progetti di sfruttamento di energie fossili, in infrastrutture per il trasporto su...

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