CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoro

L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
  • Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
    Leggi l’articolo /Ascolta su Scanner

 

  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner

Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
    Leggi l’articolo
  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
    Guarda la diretta
  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
    Leggi l’articolo
  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
    Leggi l’articolo
    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

Leggi l’articolo

 

  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
Leggi l’articolo

  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
    Leggi l’articolo
  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
    Leggi il comunicato
  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
    Leggi l’articolo
  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
    Leggi l’articolo
  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
    Leggi l’articolo
  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
    Leggi l’articolo
  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
    Leggi l’articolo
  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
    Leggi l’articolo
  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
    Guarda la diretta
  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
    Leggi l’articolo
  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
    Leggi l’articolo
  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
    Leggi l’articolo
  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Pet coke, dal ’91 lotta di carte bollate tra ambientalisti e privati per il deposito di Caserta

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Pet coke, dal ’91 lotta di carte bollate tra ambientalisti e privati per il deposito di Caserta

Pet coke, dal ’91 lotta di carte bollate tra ambientalisti e privati per il deposito di Caserta

[Di Luisiana Gaita su Ilfattoquotidiano.it] A Sessa Aurunca il sito (all’aperto) in cui viene stoccato lo scarto del petrolio è al centro di una disputa decennale. Per le associazioni ambientaliste ci sono stati “25 anni di irregolarità” tra autorizzazioni parziali, ordini di demolizione da parte del Comune e rimpalli di competenze territoriali. Per l’azienda è tutto a norma di legge. Il 18 dicembre scorso, però, un decreto del ministero dello Sviluppo economico ha regolarizzato tutto, a favore dell’imprenditore accusato di inquinare. Si chiama pet coke. È lo scarto dell’oro nero. Prima era un rifiuto tossico, poi è diventato una risorsa. Inquinante. A Sessa Aurunca, Caserta, è al centro di una polemica. Per via del deposito lungo la statale Appia, in località Cancello, che da anni è al centro di una disputa tra ambientalisti e Interport srl. Per le associazioni e il Comune è abusivo. Per Regione e proprietario è tutto regolare. Una battaglia a colpi di carte bollate iniziata nel 1991 e finita, forse, il 18 dicembre scorso. Quando il ministero dello Sviluppo economico all’epoca guidato da Federica Guidi con apposito decreto ha autorizzato a ridurre la capacità di stoccaggio del deposito, legittimando le attività e, secondo le associazioni, “mettendo una toppa a 25 anni di irregolarità” tra autorizzazioni parziali, ordini di demolizione e rimpalli di competenze territoriali. Legambiente denuncia da anni (anche alla Commissione Ue) lo “stoccaggio a cielo aperto e il trasporto con livelli inadeguati di prevenzione dell’inquinamento”, il tutto in mancanza di Valutazione di impatto ambientale e di titolo edilizio, in un’area agricola. Vicina al fiume Garigliano, a due passi da campi a coltivazione intensiva, pascoli e allevamenti di bufale. Chiede di far luce sulla vicenda anche la portavoce dell’Assemblea Popolare del Golfo di Gaeta, Paola Villa: “Il materiale per decenni è stato disperso lungo la strada, prima dell’entrata in vigore di un regolamento, mai rispettato fino in fondo, che impone una serie di obblighi sul trasporto a bordo dei camion”. L’ultima interrogazione è dei giorni scorsi. L’ha firmata Vincenzo Viglione (consigliere regionale M5S e membro della Commissione Ambiente) ed è diretta ai vertici della Regione. Il sospetto è che per molti anni si siano chiusi gli occhi sull’attività della Interport (che fa capo a Intergroup) presieduta da Nicola Di Sarno, per il quale a marzo scorso è stato chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di corruzione e concorso in una serie di reati ambientali. Sessa Aurunca non c’entra: l’inchiesta è quella sui presunti trattamenti di favore tra pubblico e privato al porto di Gaeta. Il gip deciderà il 13 giugno. Fatto sta che proprio dal porto di Gaeta arriva il pet coke. In Italia fino a qualche anno fa era vietato utilizzarlo come combustibile, perché considerato scarto tossico. Poi nel 2002 il governo Berlusconi cambia le carte in tavola. Utilizzato soprattutto nei cementifici, è un carbone ottenuto durante la distillazione del petrolio ad alta concentrazione di zolfo e metalli pesanti, alcuni dei quali cancerogeni. A Sessa Aurunca tutto inizia nel 1991, quando il sindaco rilascia un’autorizzazione sanitaria a Di Sarno per scarico e deposito di carbone, secondo la normativa vigente, ovvero la ‘Disciplina su produzione e vendita di alimenti e bevande’. Per Giulia Casella, presidente del locale circolo Legambiente, nella concessione ci sono tre vizi di forma. “Il carbone non è pet coke...

read more

Ecoballe, ci vogliono 2 anni e mezzo per spostarle

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Ecoballe, ci vogliono 2 anni e mezzo per spostarle

Ecoballe, ci vogliono 2 anni e mezzo per spostarle

[Di redazione su Giuseppemanzo.wordpress.com] Terra dei fuochi. Oggi alla presenza del Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca è stata rimossa la prima ecoballa. Per De Luca è la “giornata storica, l’inizio della soluzione al problema Terra dei Fuochi”. Giubilo sui social network e c’è chi trasferisce il merito direttamente a Renzi. Ovviamente siamo in campagna elettorale è la potenza di una foto o di un video servono, eccome. Poi bisogna spiegare bene di cosa si tratta. È giustificato tutto questo ottimismo? Non proprio. Lo stesso governatore ammette: “Ci vorranno due anni e mezzo per togliere tutte le balle”. Intanto sono 742.000 metri quadrati di sito tra Masseria del Re e Masseria lo Spesso da bonificare completamente. Ora si iniziano i lavori di rimozione dei rifiuti imballati e stoccati dei primi 2 lotti n. 5/6 di Lo Spesso, aggiudicati alla società Vibeco srl che ha realizzato l’impianto di trattamento, confezionamento e pesa ecoballe. Il cantiere è stato preparato dalla società I.A. Consulting srl, che ha progettato l’allestimento del cantiere con la predisposizione delle macchine di lavorazione: macchina per la pesa, portale radio metrico, impianto di trattamento per la filmatura e la pressatura delle ecoballe, oltre che l’allestimento degli uffici. Questo permetterà la sana e corretta funzione dell’impianto, in quanto grazie a queste macchine i camion prima di uscire dall’impianto passeranno per la pesa e il portale radio metrico per verificare l’eventuale presenza di materiale radioattivo. A questo punto verranno smistati in due destinazioni finali: una nazionale per alimentare gli impianti del cementificio, divenendo così combustibili solidi secondari (prassi solita in Europa ma rara in Italia – dati statistici parlano del 16%) e una estera con l’invio delle balle rifilmate e impacchettate via nave verso la Spagna. Per il direttore tecnico della I.A. Consulting srl Raffaele Iorio si tratta di “un mezzo miracolo”. Eppure restano tanti nodi prima di cantare vittoria nella Terra dei fuochi. Innanzitutto ci sono davanti ancora 2 anni e mezzo prima che esca l’ultima ecoballa; poi occorre capire bene circa il capitolo bonifiche dove recenti inchieste dimostrano la capacità di “riciclo” delle ditte mafiose; resta tutta aperta la partita su ciclo dei rifiuti mentre occorre capire quali sono i controlli nei cementifici dove finirà parte della monnezza e con quale impatto ambientale. Infine, restano tutti i nodi relativi ai roghi, alle discariche, allo screening sanitario e alla prevenzione. Insomma, più che una giornata storica oggi è stata solo sollevata una ecoballa nella terra del disastro ambientale.     Pubblicato su Giuseppemanzo.wordpress.com il 30 maggio 2016...

read more

Rifiuti a Taranto e provincia: salute sempre più a rischio e illegalità dilagante

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Rifiuti a Taranto e provincia: salute sempre più a rischio e illegalità dilagante

Rifiuti a Taranto e provincia: salute sempre più a rischio e illegalità dilagante

[Di Nicola Sammali su Inchiostroverde.it] Nella provincia di Taranto la situazione dei rifiuti si starebbe aggravando a tal punto che l’emergenza non sarebbe più soltanto ambientale ma soprattutto sanitaria. Una realtà drammatica che è la somma dell’azione di numerosi impianti tra discariche e inceneritori presenti sul territorio, che vivono da tempo al limite della legalità, tra autorizzazioni e raddoppi che non tengono conto delle ripercussioni sulla salute dei cittadini. Miasmi che ammorbano l’aria, esalazioni che non feriscono solo le narici, una puzza irrespirabile che lentamente contamina il corpo. Tutto avviene nel silenzio delle amministrazioni, della politica, e l’assenza del dibattito che ne deriva è colmata dall’impegno dal basso dei comitati, pronti a sollevare la questione, raccogliere dati e informazioni e ricostruire le zone d’ombra di una gestione che mostra pericolose falle. Come hanno fatto oggi (30 maggio 2016, ndr), per esempio, Beni Comuni Taranto – Vigiliamo per la Discarica Grottaglie – Comitato No al raddoppio dell’Inceneritore Massafra – Isde Medici per l’Ambiente – Comitato Madre Terra Massafra – Attiva Lizzano – Comitato Territorio Bene Comune San Marzano e il giornalista Gaetano de Monte, che hanno presentato un documento indirizzato al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in cui ricostruiscono la mappa dei veleni e i rischi connessi per la popolazione. La denuncia dei comitati territoriali della Provincia di Taranto e dei medici Isde evidenzia come “la Puglia è una Regione che non adeguandosi alle leggi in materia di rifiuti, in quanto non raggiunge il 65% di raccolta differenziata previsto entro il 31 dicembre 2012, vive in costante emergenza”. La provincia che più di altre subisce questa emergenza è quella di Taranto dove “l’amministrazione provinciale ha autorizzato un numero di impianti di gran lunga superiore al proprio fabbisogno”. Nel 2014 – si legge – sono stati smaltiti in provincia di Taranto oltre 1,12 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e speciali: di questi, 618.982 tonnellate sono di rifiuti urbani smaltiti, mentre solo 205mila sono quelli prodotti dal territorio tarantino. La provincia di Taranto “nonostante produca meno rifiuti rispetto ad altre – spiega Giovanni Vianello di Beni Comuni Taranto – è quella in cui vengono smaltiti il maggior numero di rifiuti urbani”. La situazione si starebbe aggravando, aggiunge l’attivista, perché “temiamo che in seguito alla chiusura delle discariche di Giovinazzo, di Cavallino, della Nubile nel brindisino, i rifiuti – vedendo le ordinanze di questi ultimi mesi – vengano conferiti tutti a Taranto”. Timori giustificati dal numero elevato di impianti autorizzati “soprattutto dall’ente Provincia da dieci anni a questa parte: discariche, inceneritori, procedure di raddoppi come Italcave a Statte, oppure a Grottaglie, a Massafra per quanto riguarda l’inceneritore”. Ecco, dunque, che “siamo in una situazione di illegalità diffusa dovuta al comportamento dei Comuni” sul fronte della raccolta differenziata. Le conseguenze non sono – come detto – solo sanitarie e ambientali ma ricadono anche sulle tasche dei cittadini. “A Belluno, dove si fa oltre il 70% di differenziata, una famiglia di 3 persone per 100 metri quadrati di casa, paga all’incirca 170 euro l’anno di tassa sui rifiuti. Da noi una famiglia arriva a pagare oltre i 300 euro annui”. Torniamo all’allarme per la salute, ormai alto e preoccupante. Gianfranco Orbello, presidente Isde Taranto, si rivolge al sindaco Stefàno perché “non capisco come voglia aprire, solo per colmare i disavanzi dell’Amiu, un altro...

read more

Muos, perché è stato confermato il sequestro. Non basta il Cga per dire che non è abusivo

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Muos, perché è stato confermato il sequestro. Non basta il Cga per dire che non è abusivo

Muos, perché è stato confermato il sequestro. Non basta il Cga per dire che non è abusivo

[Di Salvo Catalano su Meridionews.it] Il Tribunale di Caltagirone ha nuovamente detto no alla richiesta di dissequestro avanzata dal ministero della Difesa, attraverso l’Avvocatura dello Stato. Nelle motivazioni il giudice sottolinea che «occorrerà verificare in sede dibattimentale la legittimità dei provvedimenti di autorizzazione». Non c’è sentenza amministrativa che tenga. Il Muos di Niscemi rimane sotto sequestro. Per la terza volta un giudice afferma che i sigilli – apposti al cantiere della base militare Usa dove sorgono le parabole satellitari nell’aprile del 2015 – devono rimanere. Stavolta a dirlo è, di nuovo, il Tribunale di Caltagirone. Era stato il ministero della Difesa, attraverso l’Avvocatura dello Stato, a chiedere la revoca del provvedimento. Negata. La nuova richiesta era partita dopo le recenti sentenze del Consiglio di giustizia amministrativa che hanno dichiarato il Muos non nocivo. «Pur interessando i provvedimenti amministrativi (e in particolare le autorizzazioni paesaggistiche) – scrive il Tribunale riferendosi proprio alle sentenze del Cga – non sono idonee a determinare l’automatica insussistenza del carattere abusivo delle opere». Insomma, secondo il giudice, l’iter che ha portato alla costruzione dell’impianto di telecomunicazione va esaminato in altra sede. «Occorrerà verificare in sede dibattimentale la legittimità dei provvedimenti di autorizzazione alla costruzione del Muos anche in rapporto a eventuali profili di illegittimità che non è possibile valutare in fase procedimentale».     Pubblicato su Meridionews.it il 7 giugno 2016...

read more

Posted by on 9:00 am in News | Commenti disabilitati su

[By Paul Brown on Climatenewsnetwork.net] Analysts say tackling climate change is a more difficult and expensive challenge for governments than achieving the unconnected goal of being self-reliant for energy needs. For many governments aiming to reduce their import bills and avoid being reliant for fuel on potentially hostile or unstable foreign powers, energy independence is the ultimate goal. But international economists have published a report warning that it is false to believe the policy will also help to stave off climate change. New research by the International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) shows that there is no real link between the two issues, despite the fact that politicians in many countries have claimed otherwise while trying to cut imports of oil, coal and gas. Among the countries that have tried to merge the two issues is the US, where there has been a big drive to boost domestic supplies of oil, gas and biofuels in order to avoid reliance on the Middle East suppliers. Eastern European governments also have sought to ally to two ideas, partly because they want to cut the use of Russian gas. Global temperatures But the latest analysis says it easier and cheaper to achieve the goal of energy independence than to reduce emissions low enough to keep global temperatures below 2°C. The study published in the Nature Energy journal says that ambitious climate policies would have the effect of lowering imports, since less fossil fuel would be needed, but the two policies are not otherwise linked. Previous research has shown that climate policies would bring benefits for other areas, including improved energy security and reduced air pollution. The new study, led by IIASA researcher Jessica Jewell, explored how policies focused on energy security would affect greenhouse gas emissions. “We know that if we were to radically reduce greenhouse gas emissions, fossil fuel imports would fall,” Jewell says. “But we found that the opposite isn’t true. Restricting energy imports would have a very small impact on emissions.” Although not cited in the report, an example of this is the UK, where the government is increasing subsidies for North Sea oil and encouraging fracking for gas in the name of reducing reliance on imported fossil fuels, while at the same time cutting support for onshore wind and solar energy. Economic models The IISA study used five different global energy and economic models to test policies aimed at cutting energy imports and compared them with policies for combating climate change. It showed that restricting imports to achieve energy independence would cut emissions only between 2% and 15% by the end of the century and allow temperatures to rise between 3.5°C and 4°C over pre-industrial levels. Policies focused on climate change mitigation require much more fundamental changes in the energy system, cutting emissions by 70% to keep temperatures below the 2°C target set by politicians. Cutting emissions also costs at least three times as much, and in some cases 20 times. David McCollum, an IIASA researcher and one of the study’s co-authors, says that the reason for this is that “climate policies would stimulate domestic renewables and energy efficiency much more than policies focused on reducing energy imports”. The researchers say that further work is required to identify policies that will achieve both objectives at the same...

read more

Le balle di Taverna del Re e la memoria corta

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Le balle di Taverna del Re e la memoria corta

Le balle di Taverna del Re e la memoria corta

[Di Salvatore De Rosa su Napolimonitor.it] Le vecchie contusioni tornano doloranti alla vista delle insegne istituzionali, di camionette della polizia, frotte di telecamere telecomandate e drappelli di funzionari condiscendenti che affollano le stradine della cittadella della monnezza di Taverna del Re, tra Giugliano e Villa Literno. Vengono alla mente simili cerimonie in terra campana, nelle quali il rappresentante istituzionale del momento raccoglie meriti, dispensa giudizi, affabula, recrimina e dà inizio alle danze. Viene alla mente il 26 marzo del 2009, Berlusconi che preme il pulsante di “accensione” dell’inceneritore (ci vorranno due anni di collaudi e riparazioni prima che cominci a bruciare a pieno ritmo), Bertolaso che gongola, le scenografie d’occasione e il cordone di polizia a tenere lontani gli acerrani. Quella volta senza menarli troppo. Ieri (30 maggio 2016, ndr), il refrain della vittoria del fare, snocciolato stavolta dal governatore De Luca e amplificato per via mediatica e telematica, orientava gli occhi degli astanti e degli utenti verso il braccio meccanico di una gru scintillante nell’atto di afferrare l’ecoballa fossilizzata. La rimozione del deposito di immondizia imbustata più grande della Campania srotolava così il copione preparato per l’occasione, moltiplicando dichiarazioni di rinascita, della fine dell’umiliazione inferta al paesaggio. A mantenere a debita distanza gli attivisti giuglianesi, le solite divise. Sgusciati chissà come tra le forze dell’ordine, alcuni dei lavoratori del Consorzio Unico di Bacino – i guardiani dei siti di stoccaggio disseminati in regione, da quarantatre mesi senza stipendio – sono riusciti ad attirare l’attenzione per qualche istante, salendo sulle montagne ricoperte da teli neri. Era il febbraio 2016 quando l’ennesimo suicidio per esasperazione di un lavoratore del CUB (il sesto per motivi economici secondo una nota degli otto sindacati autonomi che tutelano i lavoratori) attraversava la cronaca senza far rumore. Ma i CUB sono stati scaricati ormai, le operazioni di rimozione essendo state affidate alle ditte private vincitrici del bando approntato dalla Regione nel 2015. All’orizzonte, promesse di corsi di formazione per i CUB e di lavoro nella raccolta differenziata. D’accordo, ma quando il versamento degli stipendi dovuti? De Luca ha arringato l’uditorio. Grazie a lui, ha detto, Renzi ha orientato quasi cinquecento milioni di euro per la rimozione delle ecoballe: un festival di appalti per far viaggiare l’immondizia in Italia (Lombardia e Calabria) e all’estero e, dopo vagliatura, per ricomporre qualche cava-discarica. La camorra dei rifiuti è stata sconfitta, ha aggiunto. La Terra dei fuochi sarà un lontano ricordo, ha rincarato. E così le responsabilità passate e le necessità reali di questo pezzo di Campania si sublimano in proclami. Scolorano nel vogliamoci-bene perché ora-si-cambia-passo. Le contusioni che molti si portano addosso, e che riprendono a far male ogni volta che si annunciano miracoli, raccontano altro. Ricordano a chi ce le ha addosso perché quelle ecoballe sono lì, tanto per dirne una. Sono lì, perché i commissari all’emergenza Rastrelli e Bassolino hanno permesso a FIBE-Impregilo di trattare la totalità dei rifiuti prodotti in regione al fine di trasformarli in combustibile derivato da rifiuti (CDR) – poi rivelatosi fuori norma – da bruciare negli inceneritori che avrebbero dovuto costruire. E ciò in violazione delle ordinanze che normavano il piano di smaltimento rifiuti per la Campania (possibilità di trasformazione in CDR fino al cinquanta per cento dell’immondizia totale prodotta in regione; obbligo di smaltimento in altri impianti italiani a carico...

read more

Posted by on 9:00 am in News | Commenti disabilitati su

[By Tim Radford on Climatenewsnetwork.net] Melting sea ice is affecting the closely-linked Arctic climate in a feedback that will speed up warming there, scientists say. Scientists have established at least one factor in the record melting of northern Greenland in 2015. The Arctic itself played a hand in what happened. In a process that engineers call positive feedback, high atmospheric pressure and clear skies over the Arctic region practically committed the northwest of Greenland to an episode of melting at record rates. And because the Arctic is the fastest-warming region on Earth, and because atmosphere and ocean influence each other, the steady loss of sea ice each year has forced a change in wind patterns. This in turn has played back into the climatic machinery, according to a new study in Nature Communications. “How much and where Greenland melts can change depending on how things change elsewhere on Earth,” said Marco Tedesco, of Columbia University’s Lamont-Doherty Earth Observatory, who led the research. “If loss of sea ice is driving changes in the jet stream, the jet stream is changing Greenland, and this, in turn, has an impact on the Arctic system as well as the climate. It’s a system, it is strongly interconnected, and we have to approach it as such.” Worldwide impact Greenland’s burden of ice is the greatest in the northern hemisphere, and second only to Antarctica’s. If Greenland’s ice all melted, sea levels would rise worldwide by seven metres. So what scientists call “Arctic amplification” isn’t just a bit of climate science jargon, it is also a phenomenon that matters immensely to humans everywhere. The process works like this. The Arctic is warming faster as the sea ice disappears. This is because solar radiation which would have been reflected by a sheet of ice is being absorbed by blue water, which speeds up the warming further. And since the temperature difference between the Arctic and the tropics is narrowing, and since it’s the temperature difference that drives wind and ocean currents, then the jet stream that normally whizzes around the Arctic circle – thus keeping frozen air in one place and separating it from the warm breezes of the south – is, the theory goes, slowing, thus allowing warm moist air to penetrate into the north. And, it seems, to melt even more of Greenland. Professor Tedesco has been observing the intricate interplay of snow, ice, wind and sunlight in Greenland for years. Last year he and others examined the record melt of 2012 to piece together the rate of flow of water to the seas. Earlier this year he and others pinpointed a change in albedo – a measure of the reflectivity of snow on the island – that suggested that melting might accelerate. The latest study doesn’t declare the process of Arctic amplification guilty as charged: science proceeds cautiously and the researchers say only that the melting process observed in 2015 is “consistent” with the hypothesis of Arctic amplification. In fact, the jet stream swung north to latitudes never before observed at that time of year; the winds during July reversed their normal pattern, and southern Greenland – where melting has been at record levels for most of the decade – actually saw more snowfall and lower melting in 2015. Climate change is happening,...

read more

‘Concordia’ ad Augusta: tutti pronti per l’affare del gas liquido

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su ‘Concordia’ ad Augusta: tutti pronti per l’affare del gas liquido

‘Concordia’ ad Augusta: tutti pronti per l’affare del gas liquido

[Di Gianmarco Catalano su Isiciliani.it] A quattro anni dalla scampata minaccia di un rigassificatore, dopo la resa di Erg e Shell, lo spettro di un terminal del gas liquefatto è tornato a sorvolare le banchine del porto di Augusta. Lì dove, intanto, la Procura di Potenza continua a indagare sugli affari al petrolio orditi dal “quartierino” di Gianluca Gemelli, il compagno dell’ex ministra Federica Guidi. Tra raffinerie, basi e ordigni militari, inceneritori, cementifici riciclatori di petcoke e discariche di rifiuti tossici. La terra di frontiera più saccheggiata del sud Europa. Nessun progetto è stato ancora ufficialmente presentato, e difficilmente lo si farà prima dei decreti sblocca-miliardi promessi dal governo Renzi. Così, nell’attesa, si prepara il terreno del consenso, sciorinando analisi “green” unite a ipotesi infrastrutturali, grafici 3d e previsioni di mercato. Una cordata d’industriali incontra sindaci e dirigenti portuali nei convegni organizzati da comitati di propaganda lobbystica, spacciati per “iniziative indipendenti”, sotto l’egida della Marina militare italiana. Alleanze trasversali sotto il segno del GNL «Le analisi sul potenziale di mercato del GNL (gas naturale liquefatto, ndr) nel Canale di Sicilia sono davvero confortanti. Il solo porto di Augusta ne potrebbe utilizzare per 500 mila tonnellate. Anche pensando ad un 10% di trasformazioni all’anno si giustifica un deposito da 5-10 mila metri cubi di capacità, che avrebbe un costo abbastanza contenuto, sui 30-40 milioni di euro». A parlare è Diego Gavagnin, consulente e coordinatore scientifico di ConferenzaGNL, un comitato che dal 2013 gira l’Italia perorando la causa della “rivoluzione GNL”, attraverso fiere e workshop finanziati dai big dell’industria dei combustibili fossili e del settore navale, civile e militare. Dalle transnazionali Eni e Wartsila, passando per i colossi del metano Polargas, Gas and Heat, Ham Italia e Liquigas, fino all’ingegneristica di Vanzetti e Mes. Un lungo elenco in cui, come “sponsor Platinum”, figura pure Caronte&Tourist del duo Franza-Matacena, monopolista del traghettamento sullo Stretto di Messina e socia del consorzio Sicilia Navtec. Come evidenziato dal giornalista Antonio Mazzeo, ciò che più salta all’occhio di questo consorzio sono i legami trasversali con gli ambienti politici. Il presidente del suo consiglio d’amministrazione, ad esempio, è Gaetano Cacciola, vicesindaco nella giunta messinese capitanata da Renato Accorinti. Amministratore delegato è, invece, Daniele Noè, stretto congiunto di Marina Noè, l’ex assessore all’Industria della giunta di Totò Cuffaro e candidata nelle file dell’Udc alle elezioni europee del 2008 al fianco del fu governatore Raffaele Lombardo. Petrolio, discariche, rifiuti Ilva… Sempre dentro Sicilia Navtec, restando tra le imprese megaresi, si trova anche la Nico, azienda di bonifica industriale, attiva per conto delle grandi compagnie petrolchimiche, ereditata dai fratelli G. B. e P. B. Un gioiello di famiglia fondato nel 1977 dal padre Giovanni, oggi defunto, che compare nella lista dei presunti affiliati alle logge massoniche diffusa nel 2009 dalla storica rivista d’antimafia “La Voce delle voci”. Oggi entrambi i suoi figli siedono in seno al comitato portuale di Augusta guidato, fino a qualche giorno fa, dall’ex commissario straordinario Alberto Cozzo, che è accusato dalla magistratura lucana di aver spalleggiato Gemelli nell’occulta operazione volta ad accaparrarsi il pontile di punta Cugno per lo stoccaggio del petrolio proveniente dalla Basilicata. Ma G.B. è anche amministratore unico della società La Ginestra, socia al 12,5% di Cisma, impresa di gestione dell’omonima discarica di rifiuti speciali ubicata a Melilli. Qui, a febbraio dello scorso...

read more

Perché un modello di «economia circolare» farebbe correre Pil e reddito delle famiglie europee

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Perché un modello di «economia circolare» farebbe correre Pil e reddito delle famiglie europee

Perché un modello di «economia circolare» farebbe correre Pil e reddito delle famiglie europee

[Di Enrico Marro su Ilsole24ore.com] C’era una volta (e c’è ancora) l’“economia lineare”, nata dalla Rivoluzione industriale tra Settecento e Ottocento. Un modello forgiato all’insegna del “prendere, fare e smaltire”. Ma la storia insegna come l’economia lineare abbia creato vaste conseguenze sia sul piano ambientale che sociale. Il consumo di massa, l’utilizzo di combustibili fossili, l’urbanizzazione e il trasporto globale hanno contributo a produrre pesanti effetti. Per questo il futuro sarà invece dell’“economia circolare”: «Per sua natura, un’economia di recupero – come spiegano sull’Harvard Business Review i docenti universitari Mark Esposito, Terence Tse e Khaled Soufani – in cui non si tratta tanto di “fare di più con meno” ma, piuttosto, di fare di più con ciò di cui già disponiamo».   Capitale naturale in via di esaurimento Un’utopia? Macché, una necessità reale, spiegano gli autori del saggio, consapevoli del rapido esaurimento del capitale naturale esistente, o almeno di quello di facile reperibilità . Dagli anni Settanta del secolo scorso, l’incremento della produttività delle colture di cereali ha infatti subito una diminuzione del 66%, nonostante i progressi delle tecniche di fertilizzazione e di irrigazione. Lo sfruttamento minerario sta diventando più costoso: le percentuali medie dei metalli ricavati dalle estrazioni sotterranee sono in netto calo, sia in termini di concentrazione che di qualità. Allo stesso tempo, secondo l’Ocse, la classe media globale raddoppierà entro il 2030. «Queste cifre servono da monito sul fatto che non possiamo continuare a crescere come specie continuando a godere di un’elevata qualità della vita senza cambiare il nostro modo di fare le cose», spiega Mark Esposito, docente di Strategia economica presso la Harvard University Extension e la Grenoble School of Management. Per fortuna le attuali politiche messe in atto dalla Commissione Europea, in particolare dal vicepresidente Katainen, sembrano muoversi davvero a favore di una rivoluzione in termini di economia circolare, che sta anzi diventando uno dei punti cardini dell’agenda politica dell’Unione.   I benefici economici In Europa un sistema circolare creato grazie a nuove tecnologie e nuovi materiali sarebbe in grado di aumentare fino al 3% la produttività delle risorse, stima lo studio Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe, realizzato dal McKinsey Center for Business and Environment in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation e il Sun (Stiftungsfonds für Umweltökonomie und Nachhaltigkeit). Questo modello – che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e nel quale le risorse vengono costantemente riutilizzate – genererebbe per le economie del Vecchio Continente un risparmio in termini di costi di produzione e utilizzo delle risorse di base pari a 1.800 miliardi di euro l’anno entro il 2030, che si tradurrebbe in una crescita del Pil fino a 7 punti percentuali e in più alti livelli di occupazione. Con il reddito disponibile delle famiglie europee che potrebbe risultare superiore di ben l’11% rispetto al percorso di sviluppo attuale.   Le inefficienze attuali L’economia europea di oggi si fonda infatti su un sistema di creazione di valore molto inefficiente e continua a operare secondo il modello lineare “estrazione, produzione, consumo, smaltimento”, spiega ancora lo studio uscito sull’Harvard Business Review. Nel 2012, in Europa, sono state utilizzate in media 16 tonnellate di materiali per abitante: il 60% degli scarti è finito nelle discariche o negli inceneritori, mentre solo il 40%...

read more

Energia per l’Europa: Sfidare la cooperazione transfontaliera

Posted by on 10:15 am in News, Notizie | Commenti disabilitati su Energia per l’Europa: Sfidare la cooperazione transfontaliera

Energia per l’Europa: Sfidare la cooperazione transfontaliera

Che cosa implica la cooperazione transfrontaliera  per i paesi UE, per i paesi dell’Europa orientale e del Nord Africa ? Che cosa è la finanziarizzazione e quali impatti può avere nel contesto delle infrastrutture energetiche? Come questi temi si legano alla giustizia climatica e alla democrazia ? E come la popolazione dei diversi paesi può cooperare al fine di istituire una rete di attivismo transfrontaliero  e promuovere “lo sviluppo”? L’ODG offre un corso on-line su questi argomenti per 40 partecipanti provenienti da diversi paesi . Il corso offre un’analisi critica della recente tendenza di finanziarizzazione delle infrastrutture energetiche e la creazione del debito illegittimo.   Di seguito la descrizione e le indicazioni in Inglese: The course stimulates participants to critically evaluate how the EU, through its external politics -in the form of free trade agreements, energy security policies and the involvement of public banks-, promotes a development model that generates social, economic and environmental impacts. Case studies in Europe and neighbouring countries will be used to illustrate these impacts. The course highlights some initiatives of activism undertaken in Spain and pays special attention to critical cartography as a tool for cross border activism. Students are encouraged to investigate case studies related to the topic, and possibilities for joint activist initiatives. Participating in the course will allow you to: Build critical knowledge on the concepts: financialization of energy infrastructure and illegitimate debt Deepen your understanding of current policies and developments in the EU and its neighbouring countries in Eastern Europe and North Africa regarding energy infrastructure Understand the role of EU, development banks public institutions and other actors in infrastructural energy projects Analyse diverse visions on development and related challenges Get to know case studies of infrastructural projects and its impacts Get to know cases of activism that are challenging large energy infrastructure projects Understand how critical cartography can be used as a tool for activism Build solidarity with other activists from Europe and neighbouring countries concerned with the impact of large energy infrastructure projects in the region Learn new insights and local cases from experts and peer activists Have the possibility to jointly elaborate activist initiatives for cross border activism Keywords: free online course, energy, infrastructure, EU, financialization, public-private partnerships, illegitimate debt, sustainability, transparency, inequality, environment, European investment banks, critical cartography, projects of common interests (PCI), development, peer learning, activism. Practical: the course offers three modules during a period of four weeks; from Monday July 4th to Friday July 29th. Each module consists of a Webinar delivered by an ODG expert, studying literature and other materials, and assignments. This program takes place in a participatory online learning environment, and assignments include students’ participation and exchange in a discussion forum. After successful participation and a final assignment, ODG will hand out a certificate of successful participation. Applying for the course? The Debt Observatory in Globalisation welcomes students, activists, people working in NGOs and other interested people from EU countries, Eastern Europe (especially from Armenia, Azerbaijan, Belarus, Georgia, Moldova and Ukraine), and North Africa (especially from Algeria, Egypt, Israel, Jordan, Lebanon, Libya, Morocco, Palestine, Syria and Tunisia) to apply. A maximum amount of 40 participants will be selected to participate in the free online course. The basic requirements for participation are: Being available for at least 8 hours per week to...

read more