CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Il 21 Maggio si è festeggiato la Giornata Mondiale Anti Chevron-Texaco

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Il 21 Maggio si è festeggiato la Giornata Mondiale Anti Chevron-Texaco

Sabato 21 Maggio 2016, l’Ecuador ed il mondo hanno celebrato la Giornata Internazionale Anti Chevron-Texaco. Attivisti di Francia, Italia, Stati Uniti, Brasile, Canada fra gli altri, 4 giorni prima della riunione annuale degli azionisti della compagnia petrolifera (25 maggio 2016) nella sede di San Ramón, California, hanno lanciato il messaggio “Oggi per l’Amazzonia, domani per il mondo.” Gli attivisti presenti fuori dalla sede della Chevron-Texaco, a San Ramón, hanno consegnato delle lettere agli azionisti della compagnia, contenenti l’articolo 12 del Proxy Statement di Chevron (http://texacotoxico.net/wp-content/uploads/2016/05/chevron-proxy-statement-2016-Item-12.pdf), menzionato nello scritto, e con un annesso che presenta ampiamente il caso, i recenti sviluppi ed i rischi che può causare invertire in Chevron. Pablo Fajardo, avvocato difensore dei più di 30.000 indigeni che chiedono giustizia a Chevron in Ecuador, spiega che scegliendo questa data si è voluto comunicare agli azionisti della compagnia che “il denaro che guadagnano ogni anno come utili è un denaro che genera ingressi a costa della sofferenza e la morte di molte persone, e della contaminazione del pianeta”. Questo messaggio sarà accompagnato tra l’altro, dal lancio di una mappa globale virtuale dei disastri ambientali della compagnia Chevron nel mondo. “Dove c’è Chevron ci sono problemi di Diritti Umani, dell’ecosistema ed incluso tributari”, spiega Fajardo. Francesco Lozzi, uno dei responsabili della comunicazione della UDAPT (Union de Afectados y Afectadas por las operaciones de la Petrolera Chevron Texaco – http://texacotoxico.net/) spiega che la mappatura è nata dalla necessità di raggruppare l’informazione e le testimonianze delle vittime della petroliera di tutto il mondo. Durante vari mesi l’organismo ha raccolto materiale sui danni ambientali e sociali causati da Chevron, ed ora, con un solo “click” del cursore sul paese scelto nella mappa, si avrà acceso a foto, video, e grafici.   Programma della Giornata Anti Chevron-Texaco in Ecuador A causa delle ultime scosse di terremoto registrate nel paese, alcuni eventi in programma per la Giornata Anti Chevron-Texaco sono stati cancellati.   Venerdì 20 maggio 2016: 11.00: Lancio della Mappa Virtuale dei disastri ambientali della compagnia Chevron- Texaco nella sede dellla UDAPT a Quito. 17.00 – 20.00: Flacso: evento-conversazione con un gruppo di avvocati stranieri sul caso ed altre tematiche ambientali. Gli ultimi sviluppi del caso Chevron in Ecuador La mancanza di fondi di attivi della compagnia in Ecuador, e l’esistenza di un debito di 9,5 milioni di dollari di Chevron a favore delle vittime, ha portato i querelanti a cercare paesi in cui esistano fondi di Chevron per far valere la sentenza. Alcuni paesi in cui esiste la stessa figura giuridica e fondi di Chevron sono ad esempio Brasile, Argentina e Canada. È giustamente in Canada che, il 14 settembre 2015, per unanimità, la Corte Suprema di questo paese ha dichiarato che gli attori demandanti della sentenza hanno diritto a realizzare e validare il tramite di omologazione della sentenza nel paese. Dal 12 al 16 settembre del 2016 si compierà il processo in Canada; Fajardo si dice molto positivo sul risultato. “Al vincere di questo processo si presenterebbe una grande opportunità, perché Chevron ha nel Paese fondi pari a 15 milioni di dollari, una cifra che coprirebbe ampiamente il debito (9,5 milioni di dollari) della compagnia in Ecuador”, spiega l’avvocato. I guadagni netti annuali della Chevron-Texaco ammontano a venticinque mila milioni di dollari, una cifra esorbitante che permetterebbe di pagare il debito senza...

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Festa grande nei circoli degli speculatori

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Festa grande nei circoli degli speculatori

[Di Paolo Berdini su Ilmanifesto.info] Le legge appena approvata dalla Camera favorisce l’aggressione di quanto resta dei territori agricoli e lascia mano libera alla grande proprietà immobiliare di approvare interventi di demolizione e ricostruzione con mostruosi incrementi volumetrici. Associazioni come Lipu e «Salviamo il Paesaggio» contro la legge che solo un sfrontata propaganda può gabellarla come un successo. Festa grande nei circoli della speculazione urbanistica e della proprietà edilizia. Ieri (giovedì 12 maggio 2016, ndr) la Camera dei Deputati ha approvato a maggioranza con i voti del gruppo di Verdini e della minoranza del Pd una legge che a dispetto del roboante titolo, «Contenimento del consumo di suolo», favorisce l’aggressione di quanto resta dei territori agricoli e lascia mano libera alla grande proprietà immobiliare di approvare interventi di demolizione e ricostruzione con mostruosi incrementi volumetrici. Prima di descrivere le aberrazioni nascoste nella legge, è però opportuno chiarire che il giudizio negativo non riguarda – come vogliono far credere i commenti trionfali del Pd – la normale dialettica democratica in cui le opposizioni (in questo caso 5 Stelle e Sinistra italiana) criticano i provvedimenti della maggioranza. Molti comunicati emessi dalle associazioni ambientaliste e della tutela – dalla Lipu a Salviamo il Paesaggio – non appena approvata la legge dimostrano che è pessima e solo una sfrontata propaganda può gabellarla come un successo. Le bugie stavolta hanno le gambe corte e inciampano sulla realtà: quelle associazioni hanno collaborato in numerose riunioni e audizioni in Parlamento presentando emendamenti per rendere la legge più efficace. Non è stato concesso loro alcuno spazio e in sede di approvazione in aula sono stati votati articoli che hanno ulteriormente peggiorato la legge rendendola un grande regalo al partito del cemento. La grancassa renziana dirà che si tutelano le aree agricole. L’articolo 6 si intitola al contrario «compendi agricoli neorurali periurbani», una locuzione marinettiana che serve «a favorire lo sviluppo economico sostenibile del territorio» e consente ai proprietari di realizzare in aree agricole «alberghi, case di cura e uffici». È noto a tutti – e dunque anche al legislatore – che l’Italia ha gli indici di consumo di suolo più alti dell’Europa intera: abbiamo cementificato circa l’8% del territorio a fronte della media del 4,7% di Paesi europei (fonte Ispra): la ricetta della maggioranza è invece quella di incrementare ancora la frammentazione territoriale. Ma veniamo al cuore del provvedimento, e cioè l’articolo 5 che porta come titolo «Interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate». Lì è contenuta – come nel caso delle riforma Madia per le amministrazioni pubbliche – la pericolosa delega in bianco all’esecutivo per emanare decreti legislativi per agevolare gli interventi di rigenerazione urbana. In realtà è noto che queste leggi già esistono e non vengono utilizzate proprio perché non permettono di poter aumentare a piacimento le volumetrie da realizzare e obbligano al rispetto degli interessi pubblici. Cose vecchie nella devastante cultura nuovista. Per far capire dove si vuole arrivare, l’aula ha approvato un emendamento del Pd che consente deroghe volumetriche anche per gli interventi in corso. È l’estensione del Piano casa berlusconiano a tutto il territorio. Del resto, a capo dell’associazione dei comuni italiani siede Piero Fassino, esponente Pd, ed è stata proprio l’Anci a chiedere di escludere dalla tutela le aree di completamento urbanistico «anche future»! Altro che riduzione del consumo di suolo:...

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Artico libero dal petrolio: Shell, Eni e le altre se ne vanno

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Artico libero dal petrolio: Shell, Eni e le altre se ne vanno

[Di redazione su Rinnovabili.it] Costa troppo estrarre il petrolio dai fondali dell’Artico. Le grandi compagnie abbandonano l’80% delle concessioni avute nel 2008. Le grandi compagnie del petrolio abbandonano i mari dell’Artico. La Ong Oeana ha scoperto, tramite una richiesta di accesso agli atti, che Shell, Conoco Phillips, Eni e Iona Energy hanno rinunciato a sfruttare 350 concessioni rilasciate dai governi per le trivellazioni in quella fragile area di mondo. Ne è rimasta una nel mare di Chuckchi, di proprietà della Shell, e una manciata in quello di Beaufort. In totale, la società ha speso 2,1 miliardi di dollari dal 2008, quando si è aggiudicata i contratti di locazione. In quell’anno, più di 480 concessioni per circa 1,1 milioni di ettari sono state vendute nel Mare di Chukchi. Dopo le rinunce di questi giorni, ne rimarranno attive meno di 100, che coprono circa il 20% della superficie precedentemente data in affitto. La ragione della fuga è che oggi, con i prezzi del petrolio ai minimi da tempo, la trivellazione in quegli ambienti non è più economicamente sostenibile. Secondo le stime della U.S. Geological Survey, sotto i fondali dell’Artico vi sarebbero riserve recuperabili di petrolio convenzionale pari a 26 miliardi di barili, che rimarranno dove sono finché non converrà estrarli. In misura minore, ma non del tutto trascurabile, avrebbe contribuito la pressione da parte di decine di legislatori statunitensi, democratici e repubblicani, per istituire un divieto di perforazioni in Artico a partire dal prossimo piano quinquennale di rilascio dei permessi, che copre il periodo 2017-2022. L’area è notoriamente esposta a forti rischi climatici, dal momento che l’aumento della temperatura globale incide sullo scioglimento dei ghiacci e sulla vita di balene, orsi polari e foche. Una nuova spinta all’aumento del livello di protezione dell’Artico potrebbe venire dall’incontro che domani Obama ha fissato alla Casa Bianca con i leader di Danimarca, Finlandia, Islanda, Svezia e Norvegia. Si parlerà di sicurezza globale, commercio, ma anche cambiamento climatico. Nel mese di marzo, infatti, il ghiaccio marino al Nord ha raggiunto la sua massima estensione, ma essa si è rivelata la più bassa di sempre. Nello stesso mese, alcune parti dell’Artico hanno registrato temperature di oltre 4 °C superiori alla media storica. In aprile, la copertura nevosa dell’emisfero Nord ha segnato un altro record negativo in quest’area che si sta riscaldando a tassi doppi o tripli rispetto al resto del mondo.     Pubblicato su Rinnovabili.it il 12 maggio...

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Salmone d’allevamento, scienziato USA: ‘Evitatelo come la peste’

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Salmone d’allevamento, scienziato USA: ‘Evitatelo come la peste’

[Di redazione su Scienzanatura.it] Ormai è sempre più difficile pescare salmone selvatico, dato che lo stock dell’Atlantico è in estinzione e quello del Pacifico è in declino. Il salmone che finisce sulle nostre tavole è, quasi sempre, salmone d’allevamento intensivo, che, spiega Slow Food, “non costituisce una buona alternativa, né per noi, né per ambiente ed ecosistemi“. Lo scienziato americano David O. Carpenter (in foto) in un articolo del 2004 affermava che “bisogna evitare il salmone come la peste” e una dottoressa norvegese, Anne-Lise Bjørke Monsen, ha rischiato la carriera per averne sconsigliato il consumo a bambini e mamme. Secondo l’associazione, la cui missione è “ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi” ci sono almeno 10 motivi per cui non dovremmo mangiare salmone d’allevamento. Eccoli di seguito: 1) Negli allevamenti intensivi i reflui non vengono mai lavati via e si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti. Pensateci, è come se non cambiaste mai la sabbietta al vostro gattino… Il risultato sono migliaia di tonnellate di escrementi e rifiuti che si depositano nel fondale intorno agli allevamenti che non vengono mai rimossi. 2) 600.000 salmoni che nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono dall’Atlantico fino al nostro supermercatino sotto casa. 3) Uno scienziato statunitense dopo un lungo studio sugli allevamenti intensivi di salmone ha dichiarato ai media: «Si dovrebbe evitare il salmone di allevamento come la peste». 4) I salmoni di allevamento spesso sono colorati di rosa per imitare i salmoni selvaggi. I produttori utilizzano Salmo Fan per ottenere il colore che il mercato richiede. Come fanno? Aggiungono il colorante nel mangime, facile. 5) Ad aprile 2013, la Norvegia ha ottenuto il consenso dell’Unione Europea per aumentare le quantità di Endosulfano nei mangimi. Sapete che cosa sia? Un pesticida mega tossico bandito in numerosi Paesi. 6) Se il mangime dato ai salmoni contiene derivati animali (soprattutto dai maiali) il salmone affumicato è Kosher? 7) Foche, uccelli e leoni di mare spesso rimangono intrappolati nelle reti che delimitano gli allevamenti. 8) Una cosa che vi ripetiamo sempre: gli allevamenti intensivi non sono assolutamente efficienti e per ottenere un kg di salmone ne servono almeno 5 di altri pesci. E contribuiscono largamente alla riduzione degli stock ittici che sta portando all’estinzione di molte specie. 9) Ovunque ci siano allevamenti di salmone intensivi si è registrato un calo drastico dei salmoni selvatici. 10) I medici norvegesi consigliano alle mamme in attesa di evitare il salmone a causa dell’alto livello di tossine contenute in quelli da allevamento intensivo. Sostanze conosciute per provocare danni allo sviluppo del cervello nei bambini. La dottoressa Anne-Lise Bjørke Monsen ha rischiato la sua carriera per aver divulgato questa informazione. Ma dal momento che migliaia di persone mangiano salmone convinti che faccia bene alla loro salute dovrebbero invece conoscere tutti i rischi collegati.     Pubblicato su Scienzanatura.it 31 gennaio 2016...

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In Sicilia è ‘Rivoluzione agricola’: i contadini tornano ai grani antichi sfidando le multinazionali

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In Sicilia è ‘Rivoluzione agricola’: i contadini tornano ai grani antichi sfidando le multinazionali

[Di redazione su Caterpillar.blog.rai.it] La Sicilia sta tornando ai grani antichi, si sta riappropriando della biodiversità agricola, da troppi anni ridotta a pochissime specie selezionate di frumento. “Ho convertito 100 ettari dell’azienda familiare a grano locale. Sono il custode di Timilia, Maiorca e Strazzavisazz, tre varietà locali”. A raccontarlo è Giuseppe Li Rosi, uno dei più grandi sostenitori del ritorno all’antico in agricoltura. Grazie a uomini come lui la Sicilia sta tornando ai grani antichi, si sta riappropriando della biodiversità agricola, da troppi anni ridotta a pochissime specie selezionate di frumento. Al momento, sono 500 gli ettari ‘ri-convertiti’, ma i dati ufficiosi, nel futuro più prossimo, stimano che si arriverà almeno a 3.000. Sono in tanti i lavoratori della terra che stanno passando al biologico e alla riscoperta delle sementi locali. Questi custodi del patrimonio agricolo siciliano hanno a cuore non solo la purezza dei semi, ma anche la loro ricerca storica. Li Rosi, oltre a discendere da una famiglia contadina, è anche il presidente dell’associazione Simenza: cumpagnia siciliana sementi contadine. L’ente ha raggruppato finora settanta produttori, ma altri, tanti, sono già sono pronti ad entrare. La Cumpagnia non solo si dedica alla conservazione, ma anche alla sperimentazione, sempre con l’obiettivo della qualità: coltiva campi con miscugli di sementi (contrariamente ai processi moderni), ricercando uniformità e standard elevati. Tra i tanti vantaggi della biodiversità, in questo caso, i due principali sono una miglior competitività contro le specie infestanti e un naturale adattamento al mutamento del clima.? Purtroppo, come spesso capita la burocrazia è d’intralcio. Le leggi sulle sementi sono pro multinazionali. Una cerchia ristretta di ditte tiene in pugno quasi il 60% dell’industria sementiera. Tra l’altro il Tips, l’accordo commerciale internazionale, vieta lo scambio di semi tra gli agricoltori. Così è più difficoltoso conservare e tramandare i semi locali. ?Ma questo non ha scoraggiato i ‘custodi’ siciliani. La facoltà di Agraria è una tra le più frequentate e la ricerca non si arresta. Un esempio è Caltagirone dove c’è una Stazione consorziale sperimentale di granicoltura che dipende dall’assessorato regionale all’agricoltura e ha stilato un catalogo di oltre 250 varietà di grano e di 50 leguminose siciliane.?E se cibo e salute vanno a braccetto, anche la medicina si mobilità. Antonio Milici, neurologo e neuropsichiatra, dopo il recente convegno “Grani antichi siciliani: ambiente e salute”, ha detto: “Dalla celiachia alle intolleranze, dal diabete all’ipertensione, ai problemi cardiovascolari, il sistema immunitario è messo a dura prova dalle sostanze che il nostro corpo assume quotidianamente”. Non solo. Gli ultimi studi, a prima vista bizzarri (e solo a prima vista), stanno rilevando che il cibo ha a che fare anche con malattie della mente. “Alcune malattie della psiche – prosegue Milici – possono avere come concausa un’alimentazione basata su cibi non sani o alterati dalla chimica”.   Ascolta il podcast della trasmissione Radio.     Pubblicato su Caterpillar.blog.rai.it il 6 maggio...

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Ilva, l’Italia va a processo alla Corte di Strasburgo. “Non ha protetto la salute dei cittadini di Taranto”

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Ilva, l’Italia va a processo alla Corte di Strasburgo. “Non ha protetto la salute dei cittadini di Taranto”

[Di redazione su Ilfattoquotidiano.it] Nel giorno in cui inizia il processo ai vertici dell’azienda per disastro ambientale, dall’Europa arriva una nuova stangata per il nostro Paese. Secondo l’accusa, lo Stato ha violato il proprio diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, per non avere prevenuto gli effetti dell’inquinamento prodotto dall’impianto siderurgico. Nel giorno in cui inizia il processo ai vertici dell’Ilva per disastro ambientale, dall’Europa arriva una nuova stangata per il nostro Paese. Lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano. A rivolgersi a Strasburgo sono stati, nel 2013 e nel 2015, 182 cittadini che vivono a Taranto e nei comuni vicini. Alcuni rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati. A febbraio, la Corte aveva accettato la domanda di trattazione prioritaria del ricorso collettivo. Nel testo, i ricorrenti affermano che lo Stato ha violato il loro diritto alla vita, all’integrità psico-fisica e al rispetto della vita privata e familiare e che in Italia non possono beneficiare di alcun rimedio effettivo per vedersi riconoscere queste violazioni. Fonti della Corte, citate dall’agenzia Ansa, precisano che la decisione di comunicare i ricorsi al governo significa che le prove presentate dai ricorrenti contro l’operato dello Stato sono molto forti. Nel ricorso, i cittadini di Taranto sostengono che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro conservativo e dei rapporti Sentieri”. Le autorità nazionali e locali, secondo l’accusa, hanno omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva. I ricorrenti contestano inoltre al governo il fatto di aver autorizzato la continuazione delle attività del polo siderurgico attraverso i cosiddetti decreti salva Ilva. Intanto, al Palazzo di giustizia di Taranto ha preso il via la prima udienza del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Alla sbarra ci sono 44 persone fisiche e tre società: tra gli imputati eccellenti, figurano i fratelli Fabio e Nicola Riva della proprietà Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, l’uomo che rubò il microfono a un cronista che chiedeva conto a Emilio Riva dei morti di cancro causati dall’Ilva e ne rideva al telefono insieme a Vendola. Si sono costituite in giudizio circa mille parti civili, tra le quali la Regione Puglia rappresentata in aula dal governatore Michele Emiliano.     Pubblicato su Ilfattoquotidiano.it il 17 maggio...

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Contaminazione acque, mancano dati di 5 Regioni. Arpa Calabria: “Non possiamo, non c’è censimento fiumi e laghi”

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Contaminazione acque, mancano dati di 5 Regioni. Arpa Calabria: “Non possiamo, non c’è censimento fiumi e laghi”

[Di Ilaria Lonigro su Ilfattoquotidiano.it] Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria non hanno inviato a Ispra le informazioni – o lo hanno fatto solo parzialmente – sulla contaminazione di laghi, fiumi e falde acquifere. I dati potrebbero essere quindi molto peggiori di quanto reso pubblico due giorni fa. E le singole Arpa non sanno cosa rispondere (Molise), fanno squillare i telefoni a vuoto (Campania e Basilicata) oppure spiegano che la “risposta è complessa” (Puglia). Cinque regioni non mandano i dati sui pesticidi nelle acque. Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria non hanno inviato a Ispra le informazioni – o lo hanno fatto solo parzialmente – sulla contaminazione di laghi, fiumi e falde acquifere. Potrebbe essere quindi ancora peggiore il quadro già allarmante dato dall’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale presentato due giorni fa, che denuncia una contaminazione da pesticidi nel 63,9% dei laghi e dei fiumi italiani e in un terzo delle acque sotterranee, anche profonde. I dati sono stati rilevati tra il 2013 e il 2014 in 3747 punti di campionamento e, rispetto al biennio precedente, mostrano un aumento delle aree contaminate ma anche delle sostanze ritrovate: 365 molecole diverse, glifosate in testa. Ma all’appello manca il 25% dello Stivale, quasi tutto il Sud, che non ha inviato i dati all’Ispra come dovrebbe fare, per legge, entro il 31 marzo di ogni anno. A stabilirlo è il decreto ministeriale 35 del 22 gennaio 2014, che però non prevede sanzioni per chi non rispetta questo obbligo. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto spiegazioni alle Arpa, le agenzie regionali di protezione ambientale, enti pubblici che, tra i compiti principali, hanno il monitoraggio delle acque. Arpa Calabria, maglia nera insieme al Molise, non ha inviato alcun dato né nel 2013 né nel 2014. “Il monitoraggio non l’abbiamo fatto. Non possiamo finché la Regione non finisce il censimento di laghi, fiumi e acque sotterranee” hanno risposto. Ma sono già state censite e pure classificate a seconda delle zone a rischio, come si legge nel rapporto di sintesi del Piano Tutela Acque della Regione Calabria. “Ma quello è vecchio. Adesso la Regione deve censire di nuovo tutto. Ha affidato il censimento a un soggetto esterno, non a noi. Si chiama Sogesid”. Sogesid è una società per azioni partecipata del Ministero dell’Ambiente (dal 2008 al 2011 ha incassato più di 400 milioni di euro di fondi pubblici e 35 milioni di euro di consulenze, secondo l’Espresso.it). Perché questo doppio lavoro? E quando finirà? Abbiamo provato a chiederlo in Regione, tramite l’ufficio stampa, che non è stato di aiuto: ci ha passato un numero di telefono (di un dirigente) e un’email (del capo ufficio stampa) entrambi inesistenti. Stessa cosa per Arpa Molise. “Non siamo in grado di rispondere” hanno fatto sapere. Arpa Campania ha inviato i dati del 2013 ma nessuno per il 2014. Chiediamo di sapere perché. Orario di ufficio, i telefoni di Arpa Campania suonano a vuoto. Insistiamo e finalmente risponde una centralinista: tutti gli amministrativi e i tecnici, dice, sono fuori per lavoro. Impossibile comunicare con qualcuno. Nemmeno Arpa Basilicata ha mandato dati sulle falde acquifere, né nel 2013 né nel 2014. Sia nella sede centrale che in quella provinciale di Potenza, nessuno alza la cornetta. Risponde solo il distretto provinciale di Matera, da cui fanno sapere che, nella loro provincia, non hanno...

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Rapporto nazionale pesticidi nelle acque. Dati 2013-2014

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Rapporto nazionale pesticidi nelle acque. Dati 2013-2014

[Da www.isprambiente.gov.it] L’ISPRA, l’Istituto Superiore la Protezione e la Ricerca Ambientale, per  realizza il rapporto nazionale sulla presenza di pesticidi nelle acque al fine di fornire su base regolare le informazioni sulla qualità della risorsa idrica in relazione ai rischi di tali sostanze. Il rapporto è il risultato di una complessa attività che coinvolge le Regioni e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, che effettuano le indagini sul territorio e trasmettono i dati all’ISPRA, che a sua volta svolge un compito di indirizzo tecnico-scientifico e valutazione delle informazioni. Il rapporto presenta i risultati del monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterrane svolto negli anni 2013-2014; i risultati nel dettaglio regionale sono esaminati nella seconda parte del rapporto. Oltre ai dati statistici sulla presenza di pesticidi nelle acque, in termini di frequenza di ritrovamento e distribuzione delle concentrazioni, sono valutati i livelli di contaminazione ottenuti per confronto con i limiti di qualità ambientale stabiliti a livello europeo e nazionale. Il rapporto esamina le situazioni più critiche di contaminazione, dovute alla presenza di specifiche sostanze. Analizza l’evoluzione della contaminazione sulla base dei dati raccolti a partire dal 2003. Viene esplorata inoltre la presenza di miscele di sostanze nei campioni, che danno origine al fenomeno della poliesposizione. Il Rapporto include una breve trattazione sull’evoluzione storica dei pesticidi in relazione alla loro modalità di azione e utilizzo. Illustra inoltre le possibili vie di esposizione dell’uomo ai pesticidi, attraverso l’ambiente.     Scarica la Prima parte del Rapporto, sezione Nazionale Scarica la Seconda parte del Rapporto, sezione Regionale     Articolo ripreso da...

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Olio di palma, è arrivata l’ora della verità

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Olio di palma, è arrivata l’ora della verità

[Di Marta Strinati su Ilmanifesto.info] Big Food sapeva da 12 anni che l’olio di palma usato negli alimenti porta con sé contaminanti tossici e cancerogeni. Dai documenti delle autorità e delle multinazionali del cibo emerge chiaramente che i rischi correlati al consumo dello scadente grasso vegetale erano noti. Che se ne è parlato a lungo in quegli ambienti, ma senza porre rimedio. A diffondere le slide del Palma-Leaks è GIFT Great Italian Food Trade, un portale web in 8 lingue, che promuove nel mondo il cibo made in Italy di qualità, sostenibile e accessibile. “Non serve scomodare Julian Assange, basta una breve ricerca sul web per scoprire che Big Food sapeva dei rischi correlati al consumo di olio di palma. Tuttavia, all’insegna del maggior profitto, ne ha incrementato l’utilizzo, raddoppiandolo in pochi anni”, dice il fondatore del portale, Dario Dongo, avvocato esperto di sicurezza alimentare, autore della petizione per bandire l’olio di palma dagli alimenti, lanciata assieme al Fatto alimentare e sostenuta da 176mila firme. Le prove raccolte da GIFT parlano chiaro. La prima traccia sulla tossicità del palma risale al 2004, quando l’Università di Praga descrive la presenza di contaminanti tossici (3-mpcd) negli alimenti trasformati. Dopo tre anni il Centro per la sicurezza alimentare di Stoccarda (CVUA), analizza 400 alimenti e scopre livelli significativi di contaminanti tossici nei prodotti contenenti olio di palma (prodotti per l’infanzia, cracker e barrette). Lo stesso anno, l’Autorità tedesca per la sicurezza alimentare evidenzia la necessità di ridurre le sostanze cancerogene negli alimenti per la prima infanzia. A livello industriale, l’eco si manifesta 7 anni fa. Nel 2009, in due occasioni, i rappresentanti di Nestlé espongono ai convegni di categoria i rischi correlati all’olio tropicale. Gli atti di un convegno organizzato da Ilsi, un centro di ricerca di Bruxelles finanziato dalle multinazionali dell’alimentare, documentano che la presenza di contaminanti tossici è particolarmente elevata nell’olio di palma raffinato. Tutti sapevano. Ma hanno continuato a impiegare dosi sempre maggiori del pericoloso grasso tropicale, senza risolverne le criticità. A farle emergere è stata l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che meno di due settimane fa, il 3 maggio 2016, ha pubblicato un corposo dossier in cui avverte che i contaminanti presenti nell’olio di palma sono cancerogeni e genotossici (i danni al Dna si trasmettono alla eventuale prole). Per uno di questi (3-mcpd) l’Efsa ha fissato una soglia di tollerabilità di 0,38 microgrammi per chilo di peso corporeo: una dose oggi ampiamente superata dalla popolazione, in particolare da bambini, adolescenti e persino lattanti. Dopo gli sforzi e gli investimenti pubblicitari spesi per riabilitare l’olio di palma, l’industria è al capolinea. La combriccola dei produttori asiatici della materia prima e delle multinazionali alimentari che lo impiegano ha pure creato un marchio per l’olio di palma “sostenibile”, di dubbio significato, secondo la ong Supply-Change. Poi ha contrastato l’allarme contro il palma concausa di obesità, sostenendo che la dose fa il veleno, basta mangiare con equilibrio. Ora ha finito gli argomenti. Dopo il parere dell’Efsa ha giocato un ultimo tentativo di disinformazione: i contaminanti di processo sono anche in altri oli vegetali raffinati, ha provato a sostenere. Ma il dossier parla chiaro: nel palma ve ne sono da 6 a 10 volte di più. Per lo scadente grasso tropicale è arrivato il momento della verità. Il primo giro è...

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21 Maggio 2016 Giornata Internazionale AntiChevron

Posted by on 11:22 am in Notizie | Commenti disabilitati su 21 Maggio 2016 Giornata Internazionale AntiChevron

21 Maggio 2016 Giornata Internazionale AntiChevron

L’Unione delle comunità ecuadoriane inquinate dalla Chevron (UDAPT) ha lanciato per il 21 maggio la giornata internazionale #AntiChevron, una grande iniziativa di mobilitazione e sensibilizzazione per denunciare i crimini commessi dalla multinazionale petrolifera nordamericana. Comunità locali vittime degli impatti ambientali, associazioni di solidarietà e difesa dei diritti dei cittadini e organizzazioni per la giustizia ambientale di tutto il mondo daranno vita a momenti di mobilitazione e informazione per rivendicare giustizia e chiedere risarcimento per i crimini e le devastazioni ambientali causati dalla Chevron in decenni di selvaggia estrazione petrolifera in tutti i continenti. Anche in Italia sono previste iniziative e azioni. Ecco cosa puoi fare: PETIZIONE Fai parte di un gruppo informale o di una associazione? ADERISCI ALL’APPELLO “MAI PIU CRIMINI D’IMPRESA” (PDF) Per aderire manda una email a: luciegreyl@asud.net CAMPAGNA INTERNAZIONALE SEGUI LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE ANTI-CHEVRON Scopri la campagna internazionale Sito web Twitter / Facebook Segui la giornata #AntiChevron Sito web Twitter / Facebook INFORMATI ATLANTE GLOBALE DELLA GIUSTIZIA AMBIENTALE Informati sui conflitti ambientali prodotti dalla Chevron in giro per il mondo. Informati sulle responsabilità dell’impresa! PARTECIPA INCONTRO – DIBATTITO Dall’Amazzonia all’Italia: Basta trivelle! Petrolio, giustizia ambientale, modello energetico, accordi commerciali Sabato 21 maggio alle ore 11.00 presso la biblioteca Fabrizio Giovenale, Roma, in concomitanza con la Giornata Internazionale #AntiChevron, discuteremo di modello energetico, giustizia ambientale e diritti con: Centro di Cultura Ecologica, Ass. Casale Podere Rosa, SAL-Solidarietà con l’America Latina, A Sud–Ecologia e Cooperazione, Rete della Conoscenza, Campagna Italiana Stop TTIP, CDCA–Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali, Focsiv, Nuovi Orizzonti Latini. Partecipa e diffondi! Condividi l’evento Facebook! SOSTIENI Sostieni le comunità colpite dalla Chevron! Fai una donazione all’UDAPT Nome Banca: BANCO PACÍFICO Conto corrente n. 7485379 Beneficiario: SERVICIOS FROMBOLIERE CIA LTDA Codice SWIFT:...

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