CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
    Leggi l’articolo
  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Brasile, scandalo Petrobras: Lula rilasciato dopo l’interrogatorio. L’ex presidente: “Non…

Posted by on 9:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Brasile, scandalo Petrobras: Lula rilasciato dopo l’interrogatorio. L’ex presidente: “Non…

Brasile, scandalo Petrobras: Lula rilasciato dopo l’interrogatorio. L’ex presidente: “Non…

[Di Alberto Custodero su Repubblica.it] SAN PAOLO – Accompagnamento coatto perché s’era rifiutato di deporre. Ha risposto alle domande e non è stato incriminato. Pm: “Prove di tangenti”. Scontro tra manifestanti sotto casa, tre fermi. Il Partito dei Lavoratori: “Prigioniero politico”. Il colosso petrolifero statale accusato di aver distribuito oltre 2 miliardi di dollari in mazzette. Dieci fermi e 32 perquisizioni in tre Stati. La presidente Rousseff convoca una riunione d’emergenza con alcuni ministri. Accompagnamento coatto per l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, il leader più carismatico del Brasile contemporaneo. In mattinata la polizia ha perquisito la sua casa e il suo ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sullo scandalo Petrobras (il caso lava jato, operazione autolavaggio). L’ accompagnamento coatto è stato disposto perché Lula si era rifiutato di andare a deporre: non è in stato di fermo, né di arresto. Fatto salire su un’auto senza insegne della polizia, Lula è stato condotto presso gli uffici della polizia federale all’aeroporto di Congonhas. L’ex presidente ha accolto con calma gli agenti che hanno bussato alla sua porta alle sei del mattino. I dieci agenti incaricati del suo trasferimento per l’interrogatorio sono arrivati a bordo di quattro veicoli. la moglie di Lula, Mariza Leticia, che si trovava in casa, non è stata portata via per essere interrogata. Ha risposto a tutte le domande del pm Igor Romario (“È tranquillo e non ha avuto alcuna reazione rabbiosa”, ha detto il magistrato), e la sua testimonianza, cominciata alle 8 locali (le 12 in Italia), si è conclusa. La folla lo acclama. Terminata la deposizione, l’ex presidente brasiliano Lula si è fatto accompagnare dalla polizia federale nella sede del Partito del lavoratori, nel centro di San Paolo. Davanti all’edificio lo hanno accolto un centinaio di sostenitori, con bandiere del partito di sinistra. E lui si difende. “Non ho nulla da temere – ha detto Lula dalla sede del suo partito – perché non ho fatto niente di male. Se i magistrati mi avessero mandato a chiamare sarei andato, come ho fatto lo scorso 5 gennaio a Brasilia, e si sarebbe evitata questa operazione inutile e spettacolare, questo show”. Mandato d’arresto, invece, per il braccio destro di Lula, Paulo Okamoto, attuale presidente dell’Istituto Lula. Altri dieci fermi. Altri dieci fermi e 32 perquisizioni sono stati condotti complessivamente in tre Stati, Bahia e Rio de Janeiro oltre a quello paulista. Nel mirino degli inquirenti è finito tutto il “cerchio magico” dell’ex leader socialista: fra gli indagati figurano infatti anche la moglie Marisa Letícia e i figli Sandro Luis, Fabio Luis (la sua casa è stata perquisita), Marcos Claudio e Luis Claudio, oltre ad altri comunque vicini al Partito dei Lavoratori. Fra questi, il direttore dell’istituto Lula, Paulo Okamotto, la direttrice Clara Ant, che fu assistente speciale di Lula ai tempi della sua presidenza e José de Filippi jr, segretario del prefetto Fernando Haddad, membro del partito. Prove di tangenti a Lula. Carlos Fernando dos Santos Lima, il procuratore federale che dirige l’inchiesta, spiega che “grandi compagnie edilizie” pagavano forti cifre in nero pur di ottenere appalti. “Approssimativamente”, ha proseguito il magistrato, le aziende coinvolte “misero a disposizione 30 milioni di real (equivalenti in euro a oltre 7,4 milioni, ndr) tra donazioni e compensi per conferenze”. “Ci sono elementi di prova che l’ex presidente Lula abbia ricevuto denaro proveniente...

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Trivelle: Petroceltic e Shell dicono addio al petrolio del mar Jonio. Spaventati dal referendum?

Posted by on 4:30 pm in Notizie | Commenti disabilitati su Trivelle: Petroceltic e Shell dicono addio al petrolio del mar Jonio. Spaventati dal referendum?

Trivelle: Petroceltic e Shell dicono addio al petrolio del mar Jonio. Spaventati dal referendum?

[Di Roberta De Carolis su Greenbiz.it] Referendum trivelle: confermato il 17 aprile nonostante le proteste. Nel frattempo però Petroceltic e Shell rinunciano ai nostri mari, la prima al golfo di Taranto, l’altra al largo delle isole Tremiti, a causa delle instabilità politiche che ruotano attorno alla vicenda, come la decisione del Mise di rigettare tutte le istanze entro 12 miglia dalla costa e la possibilità che il referendum blocchi tutte le operazioni. Greenpeace aveva già dichiarato l’inutilità economica di una simile operazione, data la scarsità del quantitativo di petrolio presente nei nostri mari, accusando apertamente il Governo di non lavorare per il Paese ma per le lobby delle fonti fossili, e nei riguardi di Petroceltic era già stata l’interrogazione parlamentare di Giovanni Paglia, deputato di Sel-Sinistra italiana, che riteneva la società non economicamente in grado di portare avanti il progetto. Scarsi giacimenti + instabilità = rinuncia, dunque? Ecco cosa ne pensano autorità e associazioni: Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico: “Spero adesso che, grazie anche a questa scelta, venga messa una volta per tutte la parola fine ad alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione, dopo la decisione della Petroceltic”. Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia: “Prendiamo atto con soddisfazione che, dove non era arrivato il buon senso di alcuni, è invece arrivata la saggezza della società Petroceltic che ha deciso di rinunciare al permesso di ricerca a largo delle Isole Tremiti. Scopriamo oggi dal comunicato della Petroceltic che anche per loro l’operazione non era economicamente conveniente, come avevamo sostenuto in tanti all’epoca in cui il permesso di ricerca era stato rilasciato. Adesso andiamo avanti, più forti di prima, verso il referendum”. Edoardo Zanchini, Vicepresidente e responsabile energia di Legambiente: “Le trivellazioni nei mari italiani non hanno oggi il futuro che si immaginava il Governo Renzi due anni fa con lo Sblocca Italia. Perché gli italiani non vogliono le trivelle, come dimostra la protesta di tutti i territori. E poi per il basso prezzo di gas e petrolio, in un mercato quanto mai incerto? per le vicende geopolitiche, che toglie ogni certezza agli investimenti. Per queste ragioni non si comprende perché il Governo insista con la politica delle trivelle, tanto che il 17 aprile si svolgerà un referendum su questo tema che si sta cercando di boicottare in ogni modo. Renzi avrebbe la possibilità di risolvere il problema, cambiando la legge e fermando le trivelle, in modo da evitare così il referendum, facendo risparmiare 360 milioni di euro allo Stato. Le rinunce di Shell e Petroceltic sono due buone notizie, su cui hanno pesato i fattori che ho citato: le proteste che hanno creato problemi rispetto all’iter di approvazione e l’incertezza internazionale sui prezzi. Inoltre non essendo i giacimenti italiani particolarmente consistenti, il rischio di impresa era davvero molto alto a fronte di un probabile stop finale”. Nonostante le dichiarazioni del Ministero, dunque, il dubbio che l’operazione, probabilmente antieconomica anche per le stesse compagnie petrolifere, fosse guidata da altri interessi che prescindono da quelli del Paese, resta ed è concreto. Così come resta una data apparentemente illogica, il 17 aprile, per un referendum che, vista la delicatezza della problematica, avrebbe dovuto puntare ad un’ampia informazione in modo da assicurare la potenza democratica della consultazione....

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Trivelle fuorilegge

Posted by on 1:09 pm in Notizie | Commenti disabilitati su Trivelle fuorilegge

Trivelle fuorilegge

[Di redazione su Greenpeace.org] Sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimità di piattaforme offshore presenti in Adriatico, spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge. Lo rivela il rapporto “Trivelle fuorilegge” pubblicato oggi da Greenpeace in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all’inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari. Secondo quanto rilevato da Greenpeace, laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, le trivelle assai spesso non li rispettano. Ci sono contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani. Nei pressi delle piattaforme monitorate si trovano abitualmente sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro. Una situazione che si ripete di anno in anno. Nonostante questo, non risulta che siano state ritirate licenze, revocate concessioni o che il Ministero abbia preso altre iniziative per tutelare i nostri mari. Alla scarsa trasparenza del Ministero e al quadro ambientale critico si aggiunge il fatto che i monitoraggi sono stati eseguiti da ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su committenza di ENI, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. In pratica, l’organo istituzionale (ISPRA) chiamato a valutare i risultati del monitoraggio sul mare che circonda le piattaforme offshore – e di conseguenza verificare la non sussistenza di pericoli per l’ambiente e gli ecosistemi marini – opera su committenza della società che possiede le piattaforme oggetto d’indagine (ENI), cosicché il controllore è a libro paga del controllato.   Scarica il report “Trivelle fuorilegge” Scarica la mappa delle piattaforme analizzate     Pubblicato su Greenpeace.org il 3 marzo 2016...

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Conferenza ENTITLE: Undisciplined Environments

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Conferenza ENTITLE: Undisciplined Environments

CONFERENZA ENTITLE: AMBIENTI INDISCIPLINATI Conferenza internazionale del Network europeo di Ecologia Politica – ENTITLE Stoccolma, 20-23 Marzo 2016 Energia e conflitti sono al centro dei cambiamenti socio-ambientali, ma le conoscenze esistenti e le istituzioni di istruzione superiore sono mal equipaggiate per affrontarli. La maggior parte delle ricerche ambientali socialmente rilevanti si svolge all’interno di ambiti isolati e hanno un orientamento disciplinare. Le domande sono formulate in relazione alle tradizioni accademiche, non in termini di struttura dei problemi e dei conflitti a portata di mano, che trascendono la convenzionale divisione in dipartimenti. Al contrario, siccome viviamo in un ambiente “indisciplinati”, abbiamo bisogno di pensare in maniera non rigidamente strutturata. Per discutere le possibilità di una ecologia politica non rigidamente strutturata, la rete europea lancia la Conferenza Internazionale “Ambienti indisciplinati”, co-organizzato dal Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra e il Laboratorio di lettere ambientali del KTH Reale Istituto di Tecnologia di Stoccolma.   Sessioni plenarie La conferenza offrirà tre sessioni plenarie, centrate ciascuna su un dialogo tra due relatori provenienti da diversi ambienti geografici e disciplinari:   Ecologia Politica post-coloniale: Il colonialismo aleggia ancora nelle interazioni sociali, culturali, economiche ed ecologiche, non solo come un processo strutturale, ma anche informando il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri esseri viventi umani e non umani. Questa sessione aprirà il convegno con un dibattito su come l’ecologia politica possa interagire con discussioni riguardanti gli studi indigeni, post-coloniali e di genere, così come nel pensiero politico e sociale di emancipazione, contribuendo così alla decolonizzazione del sapere sociale e ambientale. Relatori principali: Kim Tallbear, Università del Texas ad Austin Ailton Krenak, capo Krenaki e intellettuale pubblico, Brasile   Ecologie post-capitaliste: Andando oltre il concetto di umanità raffigurata come Uomo Bianco Universale, si aprirà un dibattito sull’Antropocene come materialità radicale contemporanea, che ci invita a immaginare le possibilità di emancipazione di una situazione apocalittica. Nonostante le molte critiche accademiche, le idee tradizionali di conservazione, sostenibilità e crescita verde continuano a dominare l’arena della politica ambientale. Se l’Antropocene è l’età del capitalismo, come possiamo immaginare uno scenario post-capitalista della liberazione ecologica? Come possiamo parlare di un radicale democrazia post-umanistica basata sulle trasformazioni egualitarie di relazioni socio-ecologiche? Relatori principali: Catherine Larrère, Université de Paris I-Panthéon-Sorbonne. Noel Castree, Università di Manchester   Limitazioni Vs. Comunità: Dal Chiapas a Rojava e Gezi, dal giardinaggio urbano alla giustizia climatica globale, i beni comuni sono diventati l’oggetto di buona parte del discorso ecologico radicale e della pratica sociale odierna. Secondo molti studiosi, stiamo assistendo a una fase di “nuove recinzioni”, testimoniata dalla recrudescenza dell’accaparramento delle terre nelle zone rurali e sgomberi delle case in città, così come la mercificazione del clima e della vita stessa. Questa sessione invita a riflettere su come l’Ecologia Politica può contribuire ad aprire il dibattito sui ‘beni comuni’ oltre i confini disciplinari, e tra le varie scale spaziali e organizzative. Che cosa implicherebbe per l’Ecologia Politica abbracciare attivamente una rinnovata ecologia politica dei beni comuni? Relatori principali: Nancy Peluso, Università della California a Berkeley Ugo Mattei, International University College, Torino   Commissione organizzatrice e scientifica Marco Armiero, Stefania Barca (chair), Laura Centemeri, Santiago Gorostiza, Lucie Greyl, Emanuele Leonardi, Susanna Lidstrom, Felipe Milanez, Irina Velicu, Christos Zografos, Amita Baviskar, Maria Kaika, Giorgos Kallis, Joan Martinez Alier, Stephanie Roth, Boaventura de Sousa Santos, Erik Swyngedouw.   Leggi il programma Registrati alla conferenza Visita il sito della conferenza...

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L’Ecuador sta pagando il prezzo della crisi petrolifera

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L’Ecuador sta pagando il prezzo della crisi petrolifera

[Di Luca Cafagna su Dinamopress.it] Gli effetti del crollo del greggio in un paese a trazione petrolifera. Già annunciati tagli alla ricerca e all’insegnamento delle scienze sociali. Un paio di settimane fa, di fronte al crollo verticale (e continuo) del prezzo del greggio, Arabia Saudita, Venezuela, Russia e Qatar avevano annunciato una riduzione congiunta della produzione per ridurre l’offerta e far salire i prezzi. L’impatto dell’iniziativa è stato minimo e il prezzo al barile si aggira ancora attorno ai 32$. Se i prezzi non torneranno a salire molti paesi dell’America Latina, tra cui l’Ecuador, saranno costretti a rivedere nuovamente le loro previsioni di crescita e a mettere mano al welfare e agli investimenti pubblici. All’origine di quella che è stata definita “la peggior crisi petrolifera dagli anni ‘80” ci sono diversi fattori. Il rallentamento dell’economia cinese, che ha fatto scendere, e di molto, la domanda globale di petrolio. E l’operazione messa in campo dall’Arabia Saudita, che ha inondato il mercato di petrolio per mettere in difficoltà l’espansione dei produttori americani. Un mercato già saturo, che sta per venire inondato da un ulteriore milione di barili al giorno, non appena le sanzioni economiche imposte all’Iran verranno definitivamente revocate. A ricordare che il prezzo del petrolio continuerà ad essere estremamente volatile ci ha pensato un paio di settimane fa il responsabile della ricerca sulle commodity di Goldman Sachs Jeffrey Currie. Aggiungendo che c’è la possibilità che il prezzo del petrolio scenda ancora, fino a 20$ al barile. In Ecuador attualmente l’estrazione di un barile di petrolio costa più o meno 39 dollari e attorno all’oro nero gira ancora gran parte dell’economia del paese, nonostante il governo di Rafael Correa abbia investito miliardi nella trasformazione e diversificazione produttiva. Il più importante di questi progetti è la “città della conoscenza” di Yachay, una sorta di Silicon Valley ecuadoriana, dal costo previsto – sinora – di circa 1.040 milioni di dollari; cui si aggiungono gli 1,3 miliardi investiti nel settore idroelettrico, che nei prossimi anni garantiranno al paese una maggiore autonomia energetica. Ma la nuova crisi è arrivata troppo presto, costringendo il governo a rivedere i suoi piani. In un paese in cui oltre il 50% delle risorse statali è legato al petrolio, la variazione tra il prezzo previsto al barile di 79,7 dollari per il 2015 e i 35 dollari per il 2016 (dati di ottobre) può avere effetti devastanti. Nonostante il governo abbia dichiarato a più riprese di voler assicurare la continuità dei progetti sociali, nell’ultima settimana si sono cominciati a ventilare tagli alla formazione universitaria. Nell’occhio del ciclone sono finite la Universidad Andina Simón Bolívar (UASB) e la Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (Flacso), punte d’eccellenza nelle scienze sociali. Il dibattito lo ha aperto lo stesso Correa, lamentando il costo elevato di “università che non sono per i poveri” dato che si occupano prevalentemente di master (a pagamento) e ricerca. E si è chiuso definitivamente il 2 marzo, quando il presidente ha annunciato un taglio di 32 milioni di euro per i due istituti. Comunque vada a finire è certo che l’Ecuador non potrà resistere a lungo se qualcosa non cambierà, mentre l’opposizione neoliberale sta approfittando della crisi per iniziare la campagna elettorale. Nel 2017 ci saranno le elezioni e Rafael Correa ha già dichiarato di non voler ripresentarsi, ma buona...

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UNDISCIPLINED ENVIRONMENTS – Conferenza Internazionale della Rete europea di Ecologia Politica

Posted by on 12:10 pm in News | Commenti disabilitati su UNDISCIPLINED ENVIRONMENTS – Conferenza Internazionale della Rete europea di Ecologia Politica

UNDISCIPLINED ENVIRONMENTS –  Conferenza Internazionale della Rete europea di Ecologia Politica

UNDISCIPLINED ENVIRONMENTS – La Conferenza Internazionale della Rete europea di Ecologia Politica Circa 400 studiosi, attivisti e artisti si riuniranno a Stoccolma dal 20 al 24 marzo per discutere sulle  possibilità di una ecologia politica oltre i confini disciplinari. La rete europea di ecologia politica (ENTITLE) ha lanciato il programma preliminare per la Conferenza internazionale “Undisciplined Environmets”,  la prima grande conferenza internazionale che si terrà in Europa nel settore emergente dell’ecologia politica, che si terrà dal 20 al 24 Marzo 2016 allo Students Union House (Karen) del KTH Royal Istitute of  Tecnology di Stoccolma. Co-organizzata dal Centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra (Portogallo) e KTH Environmentl Humanities Laboratory, con il sostegno del KTH Sustainability Office. Attraverso 90 sessioni parallele (pannelli, tavole rotonde e sessioni sperimentali), e una serie di incursioni artistiche (film, foto e mostre d’arte visiva, poesia e spettacoli teatrali), la conferenza si baserà su una metodologia interdisciplinare di scambi peer-to-peer tra le varie forme di conoscenza, e su una significativa partecipazione di relatori indigeni. Ha come obiettivo l’ampliamento delle possibilità dell’ ecologia politica  di comprendere e invertire i fenomeni legati all’attuale crisi ecologica, promuovendo al contempo la giustizia ambientale e l’empowerment dei movimenti di base. Sessioni plenarie e Undisciplined Activism Workshop Le tre sessioni plenarie saranno caratterizzate da un dialogo tra due relatori provenienti da diversi ambienti geografici e disciplinari :  Decolonial Political Ecology: Prof. Kim Tallbear, University of Alberta e Ailton Krenak, intellettuale pubblico ( rappresentante delle comunità indigene del Brasile);  Postcapitalist Ecologies: Prof. Catherine Larrère, Université de Paris I-Panthéon-Sorbonne, e il Prof. Alf Hornborg, Università di Lund; Enclosures vs. Commoning: Prof. Nancy Peluso, Università della California a Berkeley, e il Prof. Ugo Mattei, International University College, Torino. La conferenza si concluderà con il “Undisciplined Activism Workshop”, un ulteriore spazio di riflessione su come praticare attivismo ambientale nelle istituzioni, nelle organizzazioni, nella ricerca e nell’arte, con il contributo del Prof. Amita Baviskar, dell’Istitute of Economic Growth di Delhi, e dell’attivista franco-svizzero Stop-TTIP e premio Goldman Stephanie Roth. Questo workshop è co-sponsorizzato da ‘Transformations to Sustainability’ (T2S) e Programme of the International Social Science Council (ISSC) , con il sostegno del Segretariato svedese per Scienze della Terra (SSEESS). La rete T2S ospiterà una sessione durante la conferenza. Interventi di rappresentati delle comunità Indigene durante la conferenza La conferenza sarà un luogo di scambi interculturali su ecologia indigena e resistenza. Oltre alla sessione plenaria “Decolonial Political Ecology”, studiosi indigeni e attivisti interverranno in diversi pannelli e nella tavola rotonda ” Decolonial Thoughts: What Can Be Changed “, con i relatori Kim TallBear, Ailton Krenak, May Britt Ohman,  Cabildo de León leader del popolo Kuna e  Tonico Benites studioso e leader del gruppo etnico Kaiowá Guarani . Quest’ultimo parlerà per conto dell’organizzazione Aty Guasu con un approfondimento sulla violenza perpetrata contro i Guaraní negli ultimi anni (classificato come “genocidio” da parte della Commissione Inter-Americana sui Diritti Umani della Organizzazione degli Stati Americani). Durante l’ Undisciplined Activism Workshop sarà presente anche una forte partecipazione di studiosi, artisti e attivisti della comunità Sami indigena della Svezia settentrionale. Tale grande partecipazione di relatori indigeni è data dalle collaborazioni scientifiche in corso della rete ENTITLE con il progetto di ricerca “Sweden and the origins of global resource colonialism”, guidata dal Prof. Per Högselius (finanziato dal Consiglio svedese della ricerca), e il Dipartimento...

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A call for action and volunteering!

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A call for action and volunteering!

Conferenza Internazionale: Undisciplined Environments! KTH, Stoccolma 20-23 Marzo 2016 Hai a cuore le tematiche legate alla giustizia ambientale e sociale ? Hai voglia di partecipare ad un evento unico dove si confronteranno studiosi e attivisti provenienti da tutto il mondo per riflette su sostenibilità e conflittualità ambientale ? Puoi far parte della nostra squadra ! Leggi la call completa in...

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[By Alejandro Colsa Perez, Bernadette Grafton, Paul Mohai, Rebecca Hardin, Katy Hintzen and Sara Orvis on Iopscience.iop.org] ABSTRACT – To complement a recent flush of research on transnational environmental justice movements, we sought a deeper organizational history of what we understand as the contemporary environmental justice movement in the United States. We thus conducted in-depth interviews with 31 prominent environmental justice activists, scholars, and community leaders across the US. Today’s environ-mental justice groups have transitioned from specific local efforts to broader national and global mandates, and more sophisticated political, technological, and activist strategies. One of the most significant transformations has been the number of groups adopting formal legal status, and emerging as registered environmental justice organizations (REJOs) within complex partnerships. This article focuses on the emergence of REJOs, and describes the respondents’ views about the implications of this for more local grassroots groups. It reveals a central irony animating work across groups in today’s movement: legal formalization of many environmental justice organizations has made the movement increasingly internally differentiated, dynamic, and networked, even as the passage of actual national laws on environmental justice has proven elusive.   Keywords: environmental justice movement, environmental justice organizations, environmental justice activism, nonprofit organizations, organizational change.   Read more, here.     Posted by Iopscience.iop.org on October 13,...

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Ilva, arsenico e centrale Enel di Brindisi: troppi morti e malati in Salento

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Ilva, arsenico e centrale Enel di Brindisi: troppi morti e malati in Salento

[Di Tiziana Colluto su Ilfattoquotidiano.it] Per la prima volta l’azienda sanitaria locale nel “Report ambiente e salute” mette per iscritto la necessità di decarbonizzare. Ben al di sopra delle medie italiane e meridionali è l’incidenza di neoplasie al polmone e alla vescica, potenzialmente correlabili più di altre ai fattori ambientali. Emiliano: “Ma Renzi non risponde alla nostra proposta di riconversione”. La sovraesposizione del Salento ai fumi industriali dell’Ilva di Taranto e della centrale Enel di Brindisi porta per la prima volta la Asl di Lecce a mettere per iscritto la necessità di non usare più carbone. È il cuore del primo “Report ambiente e salute” provinciale, fresco di stampa. Troppe le morti e troppi i malati di tumore: nella sola provincia leccese, si viaggia al ritmo di 4.129 nuovi casi all’anno, 2.084 decessi e una probabilità di contrarre il cancro pari al 26,5 per cento. Ben al di sopra delle medie italiane e meridionali è l’incidenza di neoplasie al polmone e alla vescica, potenzialmente correlabili più di altre ai fattori ambientali. Sono dati epidemiologici pesanti, certificati dal Registro tumori, numeri che costringono a chiedere un cambio di rotta. “Ma il premier Renzi da due mesi non risponde alla nostra proposta di convertire Ilva e Cerano a gas”, dice il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Le prove dell’inquinamento – “Una eventuale decarbonizzazione non avrebbe effetti positivi solo sui cambiamenti climatici, ma anche sulla salute delle popolazioni con notevoli benefici economici che compenserebbero peraltro i maggiori costi di altre fonti energetiche alternative ma meno inquinanti”. Lo afferma Giovanni De Filippis, direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl salentina. E lo fa mostrando una modellistica che costituirebbe la prova madre del cortocircuito sul territorio: elaborata da Arpa Puglia e riferita al 2013, dimostra quanto sia elevata la concentrazione media annua Pm10 e Pm2.5, cancerogeni certi per l’uomo, prodotti principali della combustione del carbone e delle biomasse legnose. È come se per tutto l’anno, in ogni parte della provincia di Lecce, oltre che a Brindisi e a Taranto, si respirasse la stessa aria colma di smog di una grande città. Lì e solo lì. Non anche nel nord della Puglia né nelle aree non urbane del resto del Sud. Poi ci sono gli altri macro e microinquinanti che ricadono sul territorio: le simulazioni di Arpa, contenute nel rapporto di Valutazione del danno sanitario dell’area industriale di Brindisi, dimostrano come, complici i venti dominanti da nord, soprattutto diossine e metalli pesanti sfondino – e di molto – la linea leccese. Si tratta di sostanze emesse non solo da Enel, ma anche da Enipower, Versalis, Basell, Sanofi, Sfir e Agusta (vedi gallery). A destare maggiore preoccupazione è il dato dell’arsenico: nel 2010, Arpa stimava 72,2 kg/anno prodotti nella centrale Federico II, una “incongruenza”, secondo la Asl, se si confrontano le produzioni di altre centrali termoelettriche a carbone italiane. Quella di Fusina, in Veneto, ne produrrebbe in media 354 kg/anno; quella toscana di Piombino 121; quella di Fiumesanto 147, mentre l’impianto del Sulcis 240. Per questo l’azienda sanitaria locale ha chiesto ad Arpa di rafforzare i monitoraggi su questo metallo dalla centrale di Cerano e dall’Ilva di Taranto. Ammalarsi a norma di legge – I valori di quelle emissioni, pur essendo sotto la soglia di legge, sono comunque più elevati rispetto al tetto che l’Organizzazione...

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Trivelle, cosa cambia in Sicilia dopo le modifiche di Renzi

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Trivelle, cosa cambia in Sicilia dopo le modifiche di Renzi

[Di Andrea Turco su Meridionews.it] Il governo nazionale, dopo le modifiche alla legge di stabilità, ha rigettato 27 richieste di autorizzazioni per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi entro le 12 miglia. Ma in Sicilia sono più le aree circoscritte che quelle cancellate. Molti pozzi rimangono: da Gela a Pozzallo, passando per Licata e Sciacca. In Sicilia, si sa, tutto è più complicato. Anche sul fronte delle trivellazioni a mare. Da un lato il governo nazionale, lo scorso 31 gennaio, ha rigettato 27 richieste di autorizzazioni per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi entro le 12 miglia. Dall’altro in Sicilia, ma non solo, ha rimodulato le istanze solo parzialmente ricadenti entro il limite delle 12 miglia. Sull’ultimo bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle risorse si apprende così che nel Canale di Sicilia, nel tratto del mar Mediterraneo che si affaccia sull’Agrigentino, un permesso di ricerca datato 2009 e suddiviso al 50 per cento tra la società irlandese Petroceltic e l’inglese Northem Petroleum è stato interamente rigettato dal ministero dello Sviluppo Economico, in attuazione delle recenti norme contenute nella legge di Stabilità. A saltare allo stesso tempo è anche una richiesta congiunta ENI-Edison di concessione di coltivazione a largo di Pantelleria. Rimangono però due permessi di ricerca, con l’utilizzo di pozzi preliminari, di fronte la città di Sciacca, per una superficie complessiva di 394 chilometri (a fronte dei previsti 986). Anche a Gela resta un permesso di ricerca da parte di Eni che riguarda 121 chilometri di mare. In più si salva, anche se solo parzialmente, un altro permesso a firma della Transunion Petroleum che si estende dalla città di Rosario Crocetta fino a Pozzallo per oltre 70 chilometri. A Licata, invece, ci sarà spazio per il pozzo esplorativo Lince 1, che ricade oltre le 12 miglia per un’area complessiva di 41 chilometri invece dei precedenti 142. Per quanto riguarda il progetto dell’offshore ibleo, esso non è citato in nessuna delle 27 istanze rigettate in toto o solo in parte, e rimane in piedi per una serie di motivi. Sia perchè è economicamente blindato dal protocollo d’intesa del 6 novembre 2014 – che prevede la creazione di una nuova piattaforma, la Prezioso K che dovrebbe sorgere accanto alla sorella Prezioso che sta a metà tra Gela e Licata , sia perché i due giacimenti a metano, Argo e Cassiopea, sono uno appena dentro le 12 miglia e l’altro oltre. Per ENI il progetto dell’offshore ibleo «porterà ad una produzione cumulativa di gas naturale di oltre 10 miliardi di metri cubi in un periodo di circa 14 anni» e «rappresenta attualmente la più importante iniziativa industriale offshore in Italia». Le esplorazioni però non sono ancora partite perché sull’intero progetto pendono due spade di Damocle: il ricorso al Consiglio di Stato da parte delle associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente e Greenpeace (dopo la bocciatura la scorsa estate da parte del Tar Lazio); e il referendum sulle trivellazioni che, se accettato, rimetterebbe in discussione la durata delle concessioni. Il bilancio per Legambiente Sicilia in ogni caso non è positivo. Come abbiamo visto, su sette istanze siciliane due sono quelle interamente ricadenti entro le 12 miglia marine e quindi rigettate, cinque sono parzialmente ricadenti entro le 12 miglia e rigettate solo per la parte interferente. «Non è vero che ci sono tutte queste...

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