Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoroL’agenda della COP30
A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
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- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Fukushima, dove il tempo si è fermato
[Di Robert Hunziker su Comune-info.net] In tutto il mondo il termine “Fukushima” è diventato sinonimo di disastro nucleare e di assenza di soluzione dei problemi. Ai giorni nostri Fukushima è probabilmente una delle catastrofi meno comprese poiché nessuno sa né come riparare al danno né la vera entità del problema stesso. Essa si trova infatti in un territorio pressoché inesplorato dove la fusione del nocciolo regna indisturbata. Come un genitore eccessivamente premuroso la Tepco si limita a monitorare la situazione continuando però a compiere errori. Col passare del tempo emergono lentamente frammenti d’informazione dalla prefettura di Fukushima. Recentemente, per esempio, la città è stata visitata da Arkadiusz Podniesinski, il noto fotografo documentarista di Chernobyl e le immagini da lui scattate ritraggono uno scenario di distruzione preoccupante che non lascia alcuna speranza per il futuro. La fatiscente centrale nucleare di Fukushima Daiichi si staglia sinistramente sullo sfondo delle nostre vite al pari dell’immagine della distruzione impersonificata da Godzilla col suo “soffio atomico.” Nel commento di Podniesinski (dicembre 2015) sono evidenti le responsabilità dell’incidente nucleare: “non sono né i terremoti né gli tzunami i responsabili del disastro alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, l’errore è umano. Il rapporto redatto dal comitato eletto dal parlamento giapponese incaricato di investigare sul disastro non lascia dubbi a riguardo. L’incidente si poteva prevedere ed evitare. Come nel caso di Chernobyl è stato principalmente un errore umano la causa della devastazione”. Quattro anni dopo l’incidente oltre 120.000 residenti non possono ancora tornare alle loro case. Le aree radioattive sono contrassegnate dal colore rosso che indica il più alto livello di contaminazione, la zona rossa >50mSv/y, all’interno di essa non c’è in atto nessuna opera di decontaminazione. È impensabile che i vecchi abitanti della città possano mai ritornarvi, anche se il governo lascia intendere diversamente. Le radiazioni si accumulano. In linea di massima un essere umano è in grado di sopravvivere per un’ora all’esposizione di 1 Sv/h o 1000 mSv/h. Il livello di radiazioni massimo raccomandato agli esseri umani è inferiore a 500 mSv. Una radiografia al torace per intenderci produce 0,10 mSv. Il limite standard mondiale per coloro che operano nel nucleare è di 20mSv/annui (Fonte: manuale di sopravvivenza alle radiazioni). Eppure a Fukushima, a causa dell’emergenza, i lavoratori sono esposti fino a 100 mSv prima di abbandonare il sito. Nelle zone contrassegnate dal colore arancione i livelli di radiazioni sono compresi tra i 20 e 50mSv/annui, valori troppo alti per ripopolare la zona, anche se un’opera di decontaminazione è già in corso. Agli antichi residenti è permesso visitare le proprie case per qualche ora, rigorosamente di giorno, ma di gente non se ne vede poi molta. Parte dei suoi vecchi abitanti non intende farvi ritorno e gran parte delle case in legno di città e villaggi sono totalmente abbandonate a loro stesse. Le aree meno contaminate sono contrassegnate dalla zona verde (<20mSv/annui). Qui l’opera di decontaminazione è stata ultimata e l’ordine di evacuazione verrà presto revocato. Circa 20.000 lavoratori ripuliscono terreno e strade, strofinano manualmente le pareti, i tetti e le grondaie casa per casa e il materiale radioattivo e contaminato viene stoccato in grossi sacchi neri accatastati nella campagna circostante. I sacchi neri radioattivi vengono caricati sui camion e scaricati nei sobborghi dove si aggiungono ad altre migliaia e migliaia di sacchi neri impilati....
read moreTrivelle in mare, anche la Croazia si ferma
[Di redazione su Qualenergia.it] Il nuovo premier Oreskovic annuncia una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico. Una notizia significativa nel dibattito italiano in corso verso il referendum No Triv. Soddisfazione dalle regioni anti-trivelle: “anche Renzi ora sia chiaro”. La Croazia intende proclamare “una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi” in Adriatico. L’annuncio è arrivato venerdì dal primo ministro Tihomir Oreskovic, durante la presentazione in Parlamento del programma di Governo del nuovo esecutivo di centrodestra nato dall’alleanza post-elettorale fra i conservatori del partito Hdz e la formazione indipendente Most. Il governo uscente del socialdemocratico Zoran Milanovic aveva rinviato a dopo le elezioni ogni pronunciamento sul progetto delle trivellazioni in Adriatico, che in Croazia aveva registrato la forte opposizione da parte di una larga parte dell’opinione pubblica. La Croazia non teme di danneggiare Eni e le altre La decisione del Premier Croato Oreškovi? avrà ripercussioni importanti sui piani di investimento che le compagnie petrolifere, tra cui l’Eni, hanno portato avanti per diversi anni. Il nuovo clima, sfavorevole allo sviluppo delle attività petrolifere off shore, renderà meno attrattivo l’Adriatico agli occhi degli investitori stranieri. La Croazia intanto non sembra temere le eventuali azioni legali da parte delle compagnie petrolifere. Secondo quanto riferito da fonti croate, il direttore dell’Agenzia degli Idrocarburi, Barbara Doric, ritiene infatti che i progetti siano ancora nella loro fase embrionale e che eventuali pretese risarcitorie da parte delle società dell’Oil & Gas non avrebbero alcun fondamento giuridico. “In una situazione identica a quella croata di oggi, invece, nel 2012 il Governo Monti, proprio con l’art. 35 comma 1 del Decreto Sviluppo che è oggetto del referendum abrogativo No Triv, fece esattamente il contrario: salvò le istanze per la ricerca e la coltivazione di gas e petrolio in mare che erano in corso all’entrata in vigore del Decreto Prestigiacomo”, osserva Federico Cuscito del Coordinamento Nazionale No Triv. “La Croazia pensa a salvare le proprie coste e l’Adriatico. In Italia nel 2012 si usò il pretesto di tutelare il legittimo affidamento per salvare decine di progetti e per salvaguardare gli interessi delle compagnie petrolifere – continua – la maggior parte di quei progetti sono andati avanti fino ad oggi”. Il commento del Coordimento No Triv A differenza del nostro Presidente del Consiglio – dichiara Roberta Radich del Coordinamento Nazionale No Triv – il Primo Ministro croato conosce bene la geografia e conosce bene i rischi connessi allo sviluppo delle attività petrolifere in un mare chiuso come l’Adriatico”. Il Governo croato fa dunque dietro-front e decide di lasciare in fondo al Mare Adriatico croato, già spezzettato in 29 concessioni, qualcosa come 3.000.000.000 di barili, si legge in una nota del Coordinamento. Resterà deluso Romano Prodi che, in un’intervista di qualche tempo fa, sosteneva che ‘La gran parte delle trivellazioni si trova lungo la linea di confine delle acque territoriali italiane, al di qua delle quali ogni attività di perforazione è bloccata. Si tratta di giacimenti che si estendono nelle acque territoriali di entrambi i paesi ma che, se non cambierà la nostra strategia, verranno sfruttati dalla sola Croazia’. La soddisfazione delle Regioni italiane anti-trivelle L’annuncio del nuovo esecutivo croato è stato accolto con entusiasmo dai presidenti dei consigli regionali di Veneto, Marche e Puglia, tra le Regioni promotrici del referendum No Triv. “Il potenziale...
read morePartecipate pubbliche, Corte dei Conti: “Governo cambi il decreto”
[Di redazione su Ilfattoquotidiano.it] L’associazione dei magistrati contabili contro le nuove regole per le società di Stato ed enti locali. In base alle bozze del testo atteso in Consiglio dei ministri mercoledì, consiglieri e sindaci saranno “soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali”. In più ad attivare il ricorso dovrebbero essere i soci. I magistrati della Corte dei Conti contro la riforma delle partecipate pubbliche che il governo punta a varare nel Consiglio dei ministri di mercoledì. La nuova normativa, stando alle bozze dei decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, prevede infatti tra il resto che consigli di amministrazione e sindaci rispondano per danno erariale solo al giudice ordinario. Saranno “soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali”, si legge nel testo. In più ad attivare il ricorso dovrebbero essere gli enti pubblici soci. I magistrati contabili, che pure più volte hanno messo in luce i pesanti esiti della malagestione delle aziende controllate dagli enti locali, non ci stanno. Ed esprimono in una nota “forte preoccupazione per le predette disposizioni che incidono negativamente sulle funzioni giurisdizionali e di controllo in tale materia”. “Nel ribadire che la Corte dei conti ha sempre denunciato gli sprechi, le cattive gestioni ed i gravi abusi che si sono verificati nel settore”, sottolinea l’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, “con danni per diversi milioni di euro, adoperandosi efficacemente per il recupero delle risorse pubbliche ed il risarcimento dei danni, l’Associazione richiama l’attenzione sulla circostanza che molti dei settori affidati alle predette società, come quello dei rifiuti e del loro smaltimento, sono particolarmente esposti a fenomeni di corruzione e di malaffare“. “Nell’attuale situazione nella quale, a causa della limitatezza delle risorse si comprimono bisogni essenziali della collettività è imprescindibile l’esigenza, anche per realizzare quell’indispensabile effetto di deterrenza, che la tutela sia posta in essere attraverso un’azione efficace a carattere pubblico, quale è quella del Pm contabile, sì da evitare che lo schema e il modello privatistico diventino il mezzo attraverso il quale venga meno, sostanzialmente, il risarcimento, spesso di rilevante entità, del danno erariale che resterebbe affidato, esclusivamente all’azione dei soci”. I magistrati sottolineano infine che “l’azione contabile presenta caratteri di maggiore speditezza rispetto a quella ordinaria, perché affidata ad un giudice specializzato che con tempestività può operare in tale settore”. Pubblicato su Ilfattoquotidiano.it il 18 gennaio 2016...
read more“Il radar Usa è abusivo”, la Cassazione conferma il sequestro
[Di redazione su Lastampa.it] L’impianto in costruzione nella riserva del Sughereto di Niscemi (Caltanissetta), la Corte ha dato ragione al sindaco che aveva bloccato i lavori. Resta sotto sequestro l’impianto di comunicazioni satellitare militare Usa Muos realizzato nella riserva del Sughereto di Niscemi (Caltanissetta). Lo si apprende da fonti giudiziarie. È l’effetto della decisione della Cassazione che ha rigettato il ricorso dell’avvocatura dello Stato per conto del ministero della Difesa. Rimane vigente l’ordinanza emessa il 1 aprile del 2015 dal Gip di Caltagirone, confermata poi dal Tribunale per il Riesame di Catania, su richiesta del procuratore Giuseppe Verzera, che ha bloccato la prosecuzione dei lavori per la realizzazione dell’impianto di Telecomunicazione nella base americana. La Cassazione ha anche condannato il ministero della Difesa al pagamento della spese processuali. Nell’area protetta non si costruisce Il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, competente per territorio su Niscemi, ritiene che il sistema di comunicazione del dipartimento della Difesa Usa, Mobile user objective system, il famoso Muos del Sughereto di Niscemi, sia sottoposto ai vincoli di rispetto ambientali perché realizzato in un’aerea protetta con inedificabilità assoluta. Tesi condivisa dal Gip Salvatore Ettore Cavallaro che il 1 aprile del 2015 ha disposto il sequestro della struttura. Il provvedimento, che era stato eseguito dal nucleo di polizia giudiziaria della Polizia municipale e dai carabinieri della Procura, era stato confermato il 27 aprile del 2015 dal Tribunale del riesame di Catania, presieduto da Maria Grazia Vagliasindi. Le autorizzazioni annullate dal Tar Un sequestro del Muos era stato adottato nell’ottobre del 2012 su richiesta dell’allora procuratore Francesco Paolo Giordano che aveva ritenuto illegittime le autorizzazioni concesse dalla Regione Siciliana, ma era stato poi annullato dal Tribunale del riesame di Catania che invece valutava validi gli atti del governo dell’isola. Ma nel febbraio 2015, il Tar di Palermo, accogliendo il ricorso del Comune di Niscemi, ha annullato tutte le autorizzazioni delle Regione, imponendo il blocco dei lavori. Su questo fronte è ancora pendente un ricorso al Consiglio di giustizia amministrativo di Palermo. Ma per la Procura di Caltagirone è stata la svolta giudiziaria: non si è posto più il problema sulla legittimità delle autorizzazioni, perché non esistono più e quindi, per l’accusa, il «Muos è abusivo». Pubblicato su Lastampa.it il 25 gennaio...
read moreOklahoma: capitale mondiale dei terremoti, grazie alle trivelle
[Di Maria Rita D’Orsogna su Dorsogna.blogspot.it] Il 2016, per l’Oklahoma, si apre come si era chiuso il 2015: con terremoti senza sosta, a causa dell’attività estrattiva. La prima settimana di Gennaio infatti ha portato ad almeno 12 terremoti secondo la Oklahoma Corporation Commission. La magnitudo massima è stata in questa settimana di 4.2 Richter. L’epicentro a Edmond, non lontano da Oklahoma City dove sorgono vari pozzi della cosiddetta Pedestal Oil Company. Come risultato è stato ordinato ai petrolieri di ridurre i volumi di acqua di scarto pompata nel sottosuolo o di chiudere i pozzi. Ma non si sa bene cosa altro fare e quindi chiedono ai geologi di aiutarli a capire. Come sempre: prima del fracking 2 terremoti in media l’anno. Nel 2015 i terremoti sono arrivati a 900. Il 19 Novembre un altro violento terremoto in Oklahoma, stato che finora non era particolarmente noto per la sua sismicità. La scossa questa volta è stata di magnitudo 4.7 ed ha colpito la città di Cherokee alle due di notte circa. Il terremoto è stato cosi violento che tutti gli uccelli sono volati via. Enormi stormi sono comparsi sui radar di Oklahoma e del vicino Kansas. L’epicentro era ad profondità circa 4 miglia. La gente ripensa al 2011 quando Prague, non lontano, venne colpita da un altro terremoto di intensità 5.6. Questi eventi sono un triste segnale per i residenti che l’Oklahoma ha avuto, finora almeno, la più alta densità di terremoti del pianeta nel 2015 grazie alle trivelle e alla reiniezione da fracking. Lo dice Matt Skinner, rappresentante della Oklahoma Corporation Commission che regolamenta il reparto oil and gas dello stato. Basti solo dire che durante il fine settimana del 7-8 Novembre di terremoti ce ne sono stati 15. L’ente di Skinner ha identificato le zone più vulnerabili, zone dove le scosse hanno magnitudo minima 3.2 e viene fuori che queste aree coprono quasi 23mila chilometri quadrati e cioè quasi tutto lo stato dell’Oklahoma. E quindi, non ci si puo’ piu’ nascondere dietro un dito: e’ arci-stabilito che la causa di questi tremori è dei pozzi di reniezione nello stato, dove finiscono gli scarti delle operazioni di fracking. Dai due terremoti l’anno nel 2009, si è adesso passati a due terremoti al giorno. Nel 2015, finora ci sono stati almeno 700 terremoti di magnitudo 3 o maggiore. E siccome non si può più negare l’innegabile sono stati chiusi almeno 500 pozzi di “smaltimento rifiuti” nello stato, inclusi alcuni vicino alla città di Cushing dove c’è il deposito petrolifero nazionale degli USA. Hanno scelto Cushing perchè era al centro geografico esatto della nazione. In totale l’Oklahoma ha 4,500 pozzi di reinizione di cui 3,500 attivi. In Agosto, anche il governatore dello stato, Mary Fallin aveva ammesso che c’era una diretta correlazione fra questi pozzi di reiniezione e i terremoti dello stato. Ma questo non le ha fatto cambiare idea sul fracking fatto in casa. Mary Fallin continua, stoltamente, a ripetere e a pensare che si, tutto si può fare in maniera “saggia”. Ma saggezza o non saggezza, i terremoti continuano. Purtroppo la dinamica del sottosuolo è già stata perturbata e anche se ci dovesse fermare con la reiniezione non è detto che magicamente e subito la sismicità si fermerà. E cosa dice allora Ms. Fallin ai suoi residenti? Di parlare...
read moreGrecia, la vittoria dei “No Tav” ellenici: via i canadesi che volevano estrarre oro
[Di Francesco De Palo su Ilfattoquotidiano.it] Dopo le proteste dei comitati locali e lo stop del governo la Eldorado Gold, attiva in una miniera nel nord del Paese, ha deciso di fare i bagagli lasciando a casa 2mila dipendenti. Kyriakos Mitsotakis (Nea Dimokratia): “Tsipras bastona gli unici che hanno qualche euro da spendere”. Mentre la troika si appresta a iniziare il primo check up dell’anno sui conti greci, con alcune indiscrezioni che parlano di insoddisfazioni sulla riforma della previdenza, ecco che gli investitori di Eldorado Gold, i canadesi che tentavano di estrarre oro da una miniera nel nord del Paese, hanno deciso di fare bagagli. Via dalla Grecia, lasciando a casa 2mila dipendenti. Si tratta di una società presente nel Paese da alcuni anni, che sotto i governi greci dal 2003 in poi aveva avuto il nulla osta per estrarre il prezioso materiale. Falso, sostengono gli aderenti al comitato del no, secondo cui la società vuole costruire arricchirsi nonostante non abbia ottenuto nessuna licenza, come dimostra l’interruzione dei lavori di costruzione del giugno 2013. Tra l’altro l’opera era stata osteggiata dal movimento Nominiera, composto da cittadini e attivisti ambientalisti, secondo cui le schiume rosse e il costante inquinamento nel ruscello di Karatzàs erano direttamente riconducibili all’attività della Eldorado Gold. Da quando tredici anni fa lo Stato decise per il sì alla cessione delle aree estrattive il loro valore si è moltiplicato fino alla cifra di 2 miliardi di euro. Ma nessun governo si è impegnato a pattuire una remunerazione sui materiali, accusano gli oppositori. Nell’anno della crisi, il governo all’epoca guidato da Antonis Samaras aveva difeso a spada tratta la presenza dei canadesi, convinto che l’azione di facoltosi investitori andasse protetta senza se e senza ma. Nel frattempo però i residenti avevano strappato a Syriza la promessa di un appoggio. Così nel 2015, salito al potere Alexis Tsipras, è arrivato il no dell’allora ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis allo “sfruttamento di un pezzo della nostra terra a tutto vantaggio di una multinazionale”. La “guerra dell’oro” in Grecia dura dal 1978, quando i minatori di Bodossakis avevano bloccato le strade per protesta: chiedevano salari più alti e il diritto a respirare aria pulita nelle gallerie. Ma le prime mobilitazioni organizzate contro l’estrazione dell’oro si verificarono nel 1996 quando la società Tvx oro aveva deciso di investire in un impianto di trasformazione. La Tvx aveva acquistato le miniere dallo Stato, che a sua volta le aveva rilevate a seguito del fallimento di un’altra società. Il progetto fu “congelato” a causa di forti proteste dei residenti e della caduta del prezzo dell’oro a livello internazionale. Poiché questa situazione continuò sino al 2002, nel febbraio 2003 la società fallì. Il movimento “nominiera” festeggiò per una battaglia vinta, ma l’intera regione registrò l’impennarsi del tasso di disoccupazione a causa della chiusura. Così pochi mesi dopo, l’allora governo presieduto dal socialista Kostas Simitis decise la messa sul mercato delle azioni della Tvx oro: la parte da leone la fece la Aktor dell’oligarca Iorgos Bobolas, proprietario tra l’altro del quotidiano Ethnos, della Pegasus Publishing, del canale televisivo Mega Channel, della piattaforma satellitare Nova e del 49% del casinò di Parnitas… Bobolas nel 2007 trasferì la maggior parte delle sue azioni alla European Goldfields. Per arrivare nel 2012 alla canadese Eldorado Gold. Oggi il ministero dell’industria di Atene,...
read moreIlva, arriva il bando per l’acquisizione: i candidati
[Di redazione su Ambientequotidiano.it] Arriva il bando per l’Ilva e crescono i candidati della cordata italiana. Si sono dichiarati interessati gli Arvedi e i Marcenadla con Eusider e Trasteel. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha firmato infatti il decreto per la cessione del gruppo siderurgico. Ci sarà tempo sino al 10 febbraio 2016, per l’invito alla manifestazione di interesse e poi entro il 30 giugno l’Ilva, prima appartenente allo Stato e poi al gruppo Riva, cambierà proprietario. Il governo spera che l’acquisizione venga completata da una cordata italiana, ancora da formare in realtà, al fine soprattutto di ostacolare concretamente l’offerta della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal. Chiunque diverrà proprietario dell’azienda, che ha ancora un altoforno sequestrato, avrà vincoli rigidissimi per il rispetto dell’ambiente. Pubblicato su Ambientequotidiano.it il 5 gennaio 2016...
read moreProcesso rifiuti bis, Marrazzo si “salva”. Sottile alla sbarra ma l’udienza salterà
[Di redazione su Affaritaliani.it] “La giustizia perde la testa”. Il prossimo 11 marzo due udienze in parallelo: la “preliminare” per l’eventuale rinvio a giudizio di Marrazzo, Sottile, Hermanin, Giovannetti e Fegatelli e l’udienza per l’inchiesta madre. E gli avvocati sono gli stessi. Rischio prescrizioni e doppie udienze messe in calendario lo stesso giorno e alla stessa ora. Sul maxiprocesso ai rifiuti di Roma la giustizia sembra perdere la testa. Infatti è stata fissata all’11 marzo l’udienza preliminare che dovrà decidere sul rinvio a giudizio degli indagati per “Monnezzopoli parte seconda”, il nuovo fascicolo del pm Alberto Galanti che ha analizzato la rete di rapporti e appoggi che avrebbe favorito e consentito il business del “Supremo” Manlio Cerroni. Nelle carte ci sono nomi eccellenti, come quello dell’ex governatore Piero Marrazzo, dell’ex prefetto Goffredo Sottile, dell’ex presidente di Ama ed ex assessore di Walter Veltroni, Giovanni Hermanin, dell’ex capo di segreteria dell’assessore regionale ai rifiuti Paolo Di Paolantonio, Romano Giovannetti fino all’ex dirigente regionale Luca Fegatelli. Qualora il giudice stabilisse il rinvio a giudizio, si profilerebbe un procedimento parallelo a quello principale che si sta svolgendo lentissimamente con il rito immediato. L’ultima udienza che si è tenuta giovedì 14 gennaio è stata aggiornata all’11 marzo. Ecco quindi il primo pasticcio: nella stessa data, infatti, si dovrebbe svolgere sia l’udienza del processo “madre” che quella preliminare. Cosa pressoché impossibile, tanto che con tutta probabilità uno delle due sedute verrà rinviata. Se non altro perché gli avvocati sono gli stessi e non possono presenziare a due udienze contemporanee. Poi c’è il secondo “pasticcio”: alcuni dei reati contestati dalla Procura per questo secondo filone sono già ad un passo dalla prescrizione. Come quello per abuso d’ufficio e falso attribuito a Piero Marrazzo, che va in prescrizione il mese successivo a quello dell’udienza preliminare. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex presidente della Regione Lazio avrebbe prolungato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano Laziale garantendo un illecito vantaggio al re di Malagrotta. In particolare, firmando in qualità di commissario straordinario ai rifiuti nell’ottobre 2008, quando cioè il suo mandato era ormai scaduto, il via libera alla società Colari, avrebbe permesso a Cerroni di mantenere il diritto ad alcuni incentivi pubblici. Pubblicato su Affaritalini.it il 15 gennaio...
read moreTrivelle selvagge, Emiliano: “Ministro Guidi chieda scusa a Puglia e pugliesi”
[Di Lorenzo Galeazzi su Ilfattoquotidiano.it] Il governatore contro la concessione del Mise alla Petroceltic di ispezionare i fondali al largo delle isole Tremiti: “In confusione mentale chi pensa all’arcipelago come potenziale sito di estrazione di idrocarburi”. Avanti col conflitto di attribuzione davanti alla Consulta: “Lo Stato non può esautorare il volere di cittadini ed enti locali”. “Scegliere le Tremiti, patrimonio naturalistico che il mondo ci invidia, come potenziale sito di estrazione del greggio la dice lunga sullo stato di confusione mentale che regna”. Il presidente della regione Puglia Michele Emiliano non ha ancora digerito la sorpresa di Natale, quando il 22 dicembre la titolare dello Sviluppo economico Federica Guidi firma una serie di decreti favorevoli agli interessi delle società petrolifere. Giusto un giorno prima del sì a quella legge di Stabilità che fissava paletti più stringenti alle trivelle accogliendo in parte le rimostranze di regioni e comitati No Triv. Una concessione in particolare fa saltare la mosca al naso al governatore: quella data alla Petroceltic di ricercare idrocarburi al largo delle isole Tremiti, ma il ministro risponde che la sua è una polemica strumentale perché sono state autorizzate prospezioni e non scavi. “Ho preso atto dalla Guidi che la tempistica sospetta è stata frutto del caso. Così come che i permessi riguardano solo le ispezioni – concede Emiliano – Ma chi cerca petrolio non lo fa per curiosità o per gioco come fosse una caccia al tesoro. Lo cerca per estrarlo. E per estrarlo bisogna trivellare”. Anche se la capa del Mise parla di navi oceanografiche che fanno innocue ricerche sottomarine, mappare 370 chilometri quadrati ha un forte impatto sull’ambiente e un nome sinistro: air gun. In parole povere lo scoppio di cannonate d’aria compressa che rimbalzando sui fondali descrivono la composizione del sottosuolo. Secondo gli esperti, il rumore delle esplosioni per intensità può essere paragonato a terremoti o eruzioni vulcaniche e ha conseguenze devastanti sulla fauna sottomarina. “Un metodo di ricerca talmente poco invasivo che lo si voleva inserire come reato nel codice ambientale”, fa notare sarcastico l’ex sindaco di Bari che subito dopo torna serio: “Ricerche o trivelle, giacimenti o meno, deve passare il concetto che il mare delle Tremiti, un dono del creato, non può essere trivellabile. Anche solo l’idea di provare a cercare combustibili fossili in quel territorio è un’assurdità”. “Pregiudizi”, taglia corto il ministro, ma Emiliano non ci sta a passare come uno del partito del No, o peggio da gufo: “Tutti i siti di estrazione di idrocarburi già esistenti in Italia sono frutto della concertazione fra potere centrale ed enti locali. Ciò nonostante in un primo momento il governo ha deciso di inserire nello ‘Sblocca Italia’ una norma che consente allo Stato di agire in autonomia senza sentire il parere delle regioni”. Poi, come è noto, c’è stata la parziale marcia indietro della maggioranza con l’introduzione in legge di Stabilità del divieto di perforare entro le 12 miglia marine dalle coste nazionali e di altre norme che hanno disinnescato i referendum delle dieci regioni ribelli (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). Tant’è che di sei quesiti la Cassazione ne ha accolto solo uno. “Quello sulla durata delle concessioni – spiega il governatore pugliese – che il governo vuole fino a esaurimento del pozzo, mentre noi chiediamo una durata...
read moreMilleproroghe, pubblicate in Gazzetta le norme su energia e ambiente
[Di Eliana Barbarulo su Ambientequotidiano.it] Lo scorso 30 dicembre 2015, come tradizione vuole a fine anno, il Consiglio dei Ministri ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale i cosiddetti “Milleproroghe”, i decreti-legge salva scadenze di fine anno. Ecco quali sono le novità, o meglio le proroghe, che riguardano il settore energetico e quello ambientale: Proroga per l’accisa agevolata riservata alla cogenerazione Fino al 31 dicembre 2016 si continuerà ad applicare la metodologia di calcolo stabilita Delibera Aeegsi 16/98, con la riduzione del 12% dei parametri. Questa proroga è dovuta al ritardo nell’emanazione di un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico per definire i nuovi coefficienti per il loro calcolo delle accise agevolate per i carburanti destinati alla produzione elettrica, atteso per il 2012. Proroga per gli impianti a rinnovabili colpiti dal sisma del 2012 Un anno di tempo in più per l’entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici situati su edifici colpiti dal terremoto del 2012 e che ha interessato zone dell’Emilia, del Veneto e della Lombardia. Questi impianti potranno entrare in esercizio entro il 31 dicembre 2016, beneficiando degli incentivi cui avevano diritto alla data dell’8 giugno 2012 (Quarto Conto energia – DM 5 maggio 2011). Per gli impianti a rinnovabili già autorizzati al 30 settembre 2012 nelle medesime zone, il Milleproroghe ha stabilito che, se entrano in esercizio entro fine 2016, potranno beneficiare degli incentivi vigenti al 6 giugno 2012: Quarto Conto energia nel caso di impianti FV e Tariffa onnicomprensiva – DM Sviluppo Economico del 18 dicembre 2008 – nel caso di impianti alimentati da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico. Altre proroghe: superinterrompibilità Sardegna e Sicilia ed emissioni industrie Viene prorogato per due anni il servizio di superinterrompibilità elettrica per Sardegna e Sicilia: un’agevolazione simile alla interrompibilità (cioè gli sconti ad alcuni grandi consumatori elettrici in cambio alla disponibilità di farsi interrompere la fornitura in caso di necessità) ma con remunerazione economica doppia che vale solo per le isole Sicilia e Sardegna. Slitta al 1° gennaio 2017 il termine per l’applicazione dei limiti di emissione per gli impianti industriali per consentire l’aggiornamento dell’autorizzazione da parte dell’Autorità competente. Decreto-Legge 30 dicembre 2015, n. 210 “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative” Pubblicato su Ambientequotidiano.it il 7 gennaio 2016...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.