CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
    Leggi l’articolo
  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Oklahoma: capitale mondiale dei terremoti, grazie alle trivelle

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Oklahoma: capitale mondiale dei terremoti, grazie alle trivelle

[Di Maria Rita D’Orsogna su Dorsogna.blogspot.it] Il 2016, per l’Oklahoma, si apre come si era chiuso il 2015: con terremoti senza sosta, a causa dell’attività estrattiva. La prima settimana di Gennaio infatti ha portato ad almeno 12 terremoti secondo la Oklahoma Corporation Commission. La magnitudo massima è stata in questa settimana di 4.2 Richter. L’epicentro a Edmond, non lontano da Oklahoma City dove sorgono vari pozzi della cosiddetta Pedestal Oil Company. Come risultato è stato ordinato ai petrolieri di ridurre i volumi di acqua di scarto pompata nel sottosuolo o di chiudere i pozzi. Ma non si sa bene cosa altro fare e quindi chiedono ai geologi di aiutarli a capire. Come sempre: prima del fracking 2 terremoti in media l’anno. Nel 2015 i terremoti sono arrivati a 900. Il 19 Novembre un altro violento terremoto in Oklahoma, stato che finora non era particolarmente noto per la sua sismicità. La scossa questa volta è stata di magnitudo 4.7 ed ha colpito la città di Cherokee alle due di notte circa. Il terremoto è stato cosi violento che tutti gli uccelli sono volati via. Enormi stormi sono comparsi sui radar di Oklahoma e del vicino Kansas. L’epicentro era ad profondità circa 4 miglia. La gente ripensa al 2011 quando Prague, non lontano, venne colpita da un altro terremoto di intensità 5.6. Questi eventi sono un triste segnale per i residenti che l’Oklahoma ha avuto, finora almeno, la più alta densità di terremoti del pianeta nel 2015 grazie alle trivelle e alla reiniezione da fracking. Lo dice Matt Skinner, rappresentante della Oklahoma Corporation Commission che regolamenta il reparto oil and gas dello stato. Basti solo dire che durante il fine settimana del 7-8 Novembre di terremoti ce ne sono stati 15. L’ente di Skinner ha identificato le zone più vulnerabili, zone dove le scosse hanno magnitudo minima 3.2 e viene fuori che queste aree coprono quasi 23mila chilometri quadrati e cioè quasi tutto lo stato dell’Oklahoma. E quindi, non ci si puo’ piu’ nascondere dietro un dito: e’ arci-stabilito che la causa di questi tremori è dei pozzi di reniezione nello stato, dove finiscono gli scarti delle operazioni di fracking. Dai due terremoti l’anno nel 2009, si è adesso passati a due terremoti al giorno. Nel 2015, finora ci sono stati almeno 700 terremoti di magnitudo 3 o maggiore. E siccome non si può più negare l’innegabile sono stati chiusi almeno 500 pozzi di “smaltimento rifiuti” nello stato, inclusi alcuni vicino alla città di Cushing dove c’è il deposito petrolifero nazionale degli USA. Hanno scelto Cushing perchè era al centro geografico esatto della nazione. In totale l’Oklahoma ha 4,500 pozzi di reinizione di cui 3,500 attivi. In Agosto, anche il governatore dello stato, Mary Fallin aveva ammesso che c’era una diretta correlazione fra questi pozzi di reiniezione e i terremoti dello stato. Ma questo non le ha fatto cambiare idea sul fracking fatto in casa. Mary Fallin continua, stoltamente, a ripetere e a pensare che si, tutto si può fare in maniera “saggia”. Ma saggezza o non saggezza, i terremoti continuano. Purtroppo la dinamica del sottosuolo è già stata perturbata e anche se ci dovesse fermare con la reiniezione non è detto che magicamente e subito la sismicità si fermerà. E cosa dice allora Ms. Fallin ai suoi residenti? Di parlare...

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Grecia, la vittoria dei “No Tav” ellenici: via i canadesi che volevano estrarre oro

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Grecia, la vittoria dei “No Tav” ellenici: via i canadesi che volevano estrarre oro

[Di Francesco De Palo su Ilfattoquotidiano.it] Dopo le proteste dei comitati locali e lo stop del governo la Eldorado Gold, attiva in una miniera nel nord del Paese, ha deciso di fare i bagagli lasciando a casa 2mila dipendenti. Kyriakos Mitsotakis (Nea Dimokratia): “Tsipras bastona gli unici che hanno qualche euro da spendere”. Mentre la troika si appresta a iniziare il primo check up dell’anno sui conti greci, con alcune indiscrezioni che parlano di insoddisfazioni sulla riforma della previdenza, ecco che gli investitori di Eldorado Gold, i canadesi che tentavano di estrarre oro da una miniera nel nord del Paese, hanno deciso di fare bagagli. Via dalla Grecia, lasciando a casa 2mila dipendenti. Si tratta di una società presente nel Paese da alcuni anni, che sotto i governi greci dal 2003 in poi aveva avuto il nulla osta per estrarre il prezioso materiale. Falso, sostengono gli aderenti al comitato del no, secondo cui la società vuole costruire arricchirsi nonostante non abbia ottenuto nessuna licenza, come dimostra l’interruzione dei lavori di costruzione del giugno 2013. Tra l’altro l’opera era stata osteggiata dal movimento Nominiera, composto da cittadini e attivisti ambientalisti, secondo cui le schiume rosse e il costante inquinamento nel ruscello di Karatzàs erano direttamente riconducibili all’attività della Eldorado Gold. Da quando tredici anni fa lo Stato decise per il sì alla cessione delle aree estrattive il loro valore si è moltiplicato fino alla cifra di 2 miliardi di euro. Ma nessun governo si è impegnato a pattuire una remunerazione sui materiali, accusano gli oppositori. Nell’anno della crisi, il governo all’epoca guidato da Antonis Samaras aveva difeso a spada tratta la presenza dei canadesi, convinto che l’azione di facoltosi investitori andasse protetta senza se e senza ma. Nel frattempo però i residenti avevano strappato a Syriza la promessa di un appoggio. Così nel 2015, salito al potere Alexis Tsipras, è arrivato il no dell’allora ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis allo “sfruttamento di un pezzo della nostra terra a tutto vantaggio di una multinazionale”. La “guerra dell’oro” in Grecia dura dal 1978, quando i minatori di Bodossakis avevano bloccato le strade per protesta: chiedevano salari più alti e il diritto a respirare aria pulita nelle gallerie. Ma le prime mobilitazioni organizzate contro l’estrazione dell’oro si verificarono nel 1996 quando la società Tvx oro aveva deciso di investire in un impianto di trasformazione. La Tvx aveva acquistato le miniere dallo Stato, che a sua volta le aveva rilevate a seguito del fallimento di un’altra società. Il progetto fu “congelato” a causa di forti proteste dei residenti e della caduta del prezzo dell’oro a livello internazionale. Poiché questa situazione continuò sino al 2002, nel febbraio 2003 la società fallì. Il movimento “nominiera” festeggiò per una battaglia vinta, ma l’intera regione registrò l’impennarsi del tasso di disoccupazione a causa della chiusura. Così pochi mesi dopo, l’allora governo presieduto dal socialista Kostas Simitis decise la messa sul mercato delle azioni della Tvx oro: la parte da leone la fece la Aktor dell’oligarca Iorgos Bobolas, proprietario tra l’altro del quotidiano Ethnos, della Pegasus Publishing, del canale televisivo Mega Channel, della piattaforma satellitare Nova e del 49% del casinò di Parnitas… Bobolas nel 2007 trasferì la maggior parte delle sue azioni alla European Goldfields. Per arrivare nel 2012 alla canadese Eldorado Gold. Oggi il ministero dell’industria di Atene,...

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Ilva, arriva il bando per l’acquisizione: i candidati

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Ilva, arriva il bando per l’acquisizione: i candidati

[Di redazione su Ambientequotidiano.it] Arriva il bando per l’Ilva e crescono i candidati della cordata italiana. Si sono dichiarati interessati gli Arvedi e i Marcenadla con Eusider e Trasteel. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha firmato infatti il decreto per la cessione del gruppo siderurgico. Ci sarà tempo sino al 10 febbraio 2016, per l’invito alla manifestazione di interesse e poi entro il 30 giugno l’Ilva, prima appartenente allo Stato e poi al gruppo Riva, cambierà proprietario. Il governo spera che l’acquisizione venga completata da una cordata italiana, ancora da formare in realtà, al fine soprattutto di ostacolare concretamente l’offerta della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal. Chiunque diverrà proprietario dell’azienda, che ha ancora un altoforno sequestrato, avrà vincoli rigidissimi per il rispetto dell’ambiente.     Pubblicato su Ambientequotidiano.it il 5 gennaio 2016...

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Processo rifiuti bis, Marrazzo si “salva”. Sottile alla sbarra ma l’udienza salterà

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Processo rifiuti bis, Marrazzo si “salva”. Sottile alla sbarra ma l’udienza salterà

[Di redazione su Affaritaliani.it] “La giustizia perde la testa”. Il prossimo 11 marzo due udienze in parallelo: la “preliminare” per l’eventuale rinvio a giudizio di Marrazzo, Sottile, Hermanin, Giovannetti e Fegatelli e l’udienza per l’inchiesta madre. E gli avvocati sono gli stessi. Rischio prescrizioni e doppie udienze messe in calendario lo stesso giorno e alla stessa ora. Sul maxiprocesso ai rifiuti di Roma la giustizia sembra perdere la testa. Infatti è stata fissata all’11 marzo l’udienza preliminare che dovrà decidere sul rinvio a giudizio degli indagati per “Monnezzopoli parte seconda”, il nuovo fascicolo del pm Alberto Galanti che ha analizzato la rete di rapporti e appoggi che avrebbe favorito e consentito il business del “Supremo” Manlio Cerroni. Nelle carte ci sono nomi eccellenti, come quello dell’ex governatore Piero Marrazzo, dell’ex prefetto Goffredo Sottile, dell’ex presidente di Ama ed ex assessore di Walter Veltroni, Giovanni Hermanin, dell’ex capo di segreteria dell’assessore regionale ai rifiuti Paolo Di Paolantonio, Romano Giovannetti fino all’ex dirigente regionale Luca Fegatelli. Qualora il giudice stabilisse il rinvio a giudizio, si profilerebbe un procedimento parallelo a quello principale che si sta svolgendo lentissimamente con il rito immediato. L’ultima udienza che si è tenuta giovedì 14 gennaio è stata aggiornata all’11 marzo. Ecco quindi il primo pasticcio: nella stessa data, infatti, si dovrebbe svolgere sia l’udienza del processo “madre” che quella preliminare. Cosa pressoché impossibile, tanto che con tutta probabilità uno delle due sedute verrà rinviata. Se non altro perché gli avvocati sono gli stessi e non possono presenziare a due udienze contemporanee. Poi c’è il secondo “pasticcio”: alcuni dei reati contestati dalla Procura per questo secondo filone sono già ad un passo dalla prescrizione. Come quello per abuso d’ufficio e falso attribuito a Piero Marrazzo, che va in prescrizione il mese successivo a quello dell’udienza preliminare. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex presidente della Regione Lazio avrebbe prolungato l’autorizzazione per il termovalorizzatore di Albano Laziale garantendo un illecito vantaggio al re di Malagrotta. In particolare, firmando in qualità di commissario straordinario ai rifiuti nell’ottobre 2008, quando cioè il suo mandato era ormai scaduto, il via libera alla società Colari, avrebbe permesso a Cerroni di mantenere il diritto ad alcuni incentivi pubblici.     Pubblicato su Affaritalini.it il 15 gennaio...

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Trivelle selvagge, Emiliano: “Ministro Guidi chieda scusa a Puglia e pugliesi”

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Trivelle selvagge, Emiliano: “Ministro Guidi chieda scusa a Puglia e pugliesi”

[Di Lorenzo Galeazzi su Ilfattoquotidiano.it] Il governatore contro la concessione del Mise alla Petroceltic di ispezionare i fondali al largo delle isole Tremiti: “In confusione mentale chi pensa all’arcipelago come potenziale sito di estrazione di idrocarburi”. Avanti col conflitto di attribuzione davanti alla Consulta: “Lo Stato non può esautorare il volere di cittadini ed enti locali”. “Scegliere le Tremiti, patrimonio naturalistico che il mondo ci invidia, come potenziale sito di estrazione del greggio la dice lunga sullo stato di confusione mentale che regna”. Il presidente della regione Puglia Michele Emiliano non ha ancora digerito la sorpresa di Natale, quando il 22 dicembre la titolare dello Sviluppo economico Federica Guidi firma una serie di decreti favorevoli agli interessi delle società petrolifere. Giusto un giorno prima del sì a quella legge di Stabilità che fissava paletti più stringenti alle trivelle accogliendo in parte le rimostranze di regioni e comitati No Triv. Una concessione in particolare fa saltare la mosca al naso al governatore: quella data alla Petroceltic di ricercare idrocarburi al largo delle isole Tremiti, ma il ministro risponde che la sua è una polemica strumentale perché sono state autorizzate prospezioni e non scavi. “Ho preso atto dalla Guidi che la tempistica sospetta è stata frutto del caso. Così come che i permessi riguardano solo le ispezioni – concede Emiliano – Ma chi cerca petrolio non lo fa per curiosità o per gioco come fosse una caccia al tesoro. Lo cerca per estrarlo. E per estrarlo bisogna trivellare”. Anche se la capa del Mise parla di navi oceanografiche che fanno innocue ricerche sottomarine, mappare 370 chilometri quadrati ha un forte impatto sull’ambiente e un nome sinistro: air gun. In parole povere lo scoppio di cannonate d’aria compressa che rimbalzando sui fondali descrivono la composizione del sottosuolo. Secondo gli esperti, il rumore delle esplosioni per intensità può essere paragonato a terremoti o eruzioni vulcaniche e ha conseguenze devastanti sulla fauna sottomarina. “Un metodo di ricerca talmente poco invasivo che lo si voleva inserire come reato nel codice ambientale”, fa notare sarcastico l’ex sindaco di Bari che subito dopo torna serio: “Ricerche o trivelle, giacimenti o meno, deve passare il concetto che il mare delle Tremiti, un dono del creato, non può essere trivellabile. Anche solo l’idea di provare a cercare combustibili fossili in quel territorio è un’assurdità”. “Pregiudizi”, taglia corto il ministro, ma Emiliano non ci sta a passare come uno del partito del No, o peggio da gufo: “Tutti i siti di estrazione di idrocarburi già esistenti in Italia sono frutto della concertazione fra potere centrale ed enti locali. Ciò nonostante in un primo momento il governo ha deciso di inserire nello ‘Sblocca Italia’ una norma che consente allo Stato di agire in autonomia senza sentire il parere delle regioni”. Poi, come è noto, c’è stata la parziale marcia indietro della maggioranza con l’introduzione in legge di Stabilità del divieto di perforare entro le 12 miglia marine dalle coste nazionali e di altre norme che hanno disinnescato i referendum delle dieci regioni ribelli (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise). Tant’è che di sei quesiti la Cassazione ne ha accolto solo uno. “Quello sulla durata delle concessioni – spiega il governatore pugliese – che il governo vuole fino a esaurimento del pozzo, mentre noi chiediamo una durata...

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Milleproroghe, pubblicate in Gazzetta le norme su energia e ambiente

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Milleproroghe, pubblicate in Gazzetta le norme su energia e ambiente

[Di Eliana Barbarulo su Ambientequotidiano.it] Lo scorso 30 dicembre 2015, come tradizione vuole a fine anno, il Consiglio dei Ministri ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale i cosiddetti “Milleproroghe”, i decreti-legge salva scadenze di fine anno.   Ecco quali sono le novità, o meglio le proroghe, che riguardano il settore energetico e quello ambientale:   Proroga per l’accisa agevolata riservata alla cogenerazione Fino al 31 dicembre 2016 si continuerà ad applicare la metodologia di calcolo stabilita Delibera Aeegsi 16/98, con la riduzione del 12% dei parametri. Questa proroga è dovuta al ritardo nell’emanazione di un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico per definire i nuovi coefficienti per il loro calcolo delle accise agevolate per i carburanti destinati alla produzione elettrica, atteso per il 2012.   Proroga per gli impianti a rinnovabili colpiti dal sisma del 2012 Un anno di tempo in più per l’entrata in esercizio degli impianti fotovoltaici situati su edifici colpiti dal terremoto del 2012 e che ha interessato zone dell’Emilia, del Veneto e della Lombardia. Questi impianti potranno entrare in esercizio entro il 31 dicembre 2016, beneficiando degli incentivi cui avevano diritto alla data dell’8 giugno 2012 (Quarto Conto energia – DM 5 maggio 2011). Per gli impianti a rinnovabili già autorizzati al 30 settembre 2012 nelle medesime zone, il Milleproroghe ha stabilito che, se entrano in esercizio entro fine 2016, potranno beneficiare degli incentivi vigenti al 6 giugno 2012: Quarto Conto energia nel caso di impianti FV e Tariffa onnicomprensiva – DM Sviluppo Economico del 18 dicembre 2008 – nel caso di impianti alimentati da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico.   Altre proroghe: superinterrompibilità Sardegna e Sicilia ed emissioni industrie Viene prorogato per due anni il servizio di superinterrompibilità elettrica per Sardegna e Sicilia: un’agevolazione simile alla interrompibilità (cioè gli sconti ad alcuni grandi consumatori elettrici in cambio alla disponibilità di farsi interrompere la fornitura in caso di necessità) ma con remunerazione economica doppia che vale solo per le isole Sicilia e Sardegna. Slitta al 1° gennaio 2017 il termine per l’applicazione dei limiti di emissione per gli impianti industriali per consentire l’aggiornamento dell’autorizzazione da parte dell’Autorità competente.   Decreto-Legge 30 dicembre 2015, n. 210 “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”     Pubblicato su Ambientequotidiano.it il 7 gennaio 2016...

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Il Big bang del petrolio

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Il Big bang del petrolio

[Di Rachele Gonnelli su Ilmanifesto.info] La battaglia dell’energia. Il principe Salman sfodera la privatizzazione del colosso Aramco. Nello scontro economico e finanziario con l’Iran (l’embargo petrolifero finirà il 16 gennaio), gli sceicchi di Riyhad hanno deciso di «sparare» un’atomica: annunciare la vendita di un pezzo della società statale, primo produttore al mondo di greggio, terremotando i listini e l’Opec. Altro che Rolex: i «piccoli» cadeaux offerti dagli ospiti sauditi ai funzionari italiani dell’ultimo viaggio d’affari del premier Matteo Renzi a Riyadh. Tutto torna e presto ci sarà un grande banchetto finanziario nella capitale del Regno wahabita. Un banchetto a base di petrodollari. Il vice principe ereditario che detiene lo scettro del comando, Mohammad bin Salman bin Abdul Aziz, di fronte al grosso buco di bilancio da 90 miliardi di dollari conseguente al ribasso del prezzo del greggio – passato in meno di un anno dai 100 agli attuali 34 dollari a barile, il più basso da 12 anni – e alle misure di austerity necessarie a contenerlo che rischiavano di indebolire il Regno sul fronte interno, ha deciso due giorni fa di mettere in ballo, cioè in vendita, una parte della Aramco, la società controllata dallo Stato che detiene il secondo più grande giacimento di petrolio al mondo ed è già il più grande esportatore mondiale di greggio. Roba da far impallidire i due primi colossi già quotati — l’americana Exxon Mobil e la russa Rosneft — visto che ciò che conta è la valutazione delle riserve e la Aramco da sola ne stima per 267 miliardi di barili, pari a un quarto delle riserve mondiali — durevoli per almeno un altro secolo — con una capacità estrattiva di 12,5 milioni di barili al giorno, persino incrementabili. I termini dello sbarco sul mercato borsistico internazionale di questo mastodonte petrolifero sono ancora allo studio – come si sono affrettati a precisare ieri i vertici del gruppo — ma anche solo l’annuncio di questa gigantesca operazione di privatizzazione è per l’agenzia di stampa Bloomberg da segnare sul calendario come «il Big bang dell’Arabia saudita». Questione di mesi, da quanto si capisce nell’intervista rilasciata dal principe saudita all’Economist. Secondo gli analisti economici, la Aramco potrebbe rivaleggiare con la Apple come la più grande società quotata al mondo. Un vero terremoto per i listini. Va da sé che questo scardinerà prima di tutto il sistema attuale dei prezzi dei combustibili fossili e in particolare è possibile che sia il colpo di grazia per l’Opec. Secondo Bob McNally, consulente della Casa Bianca per il mercato petrolifero, «l’Arabia saudita si prepara a cavalcare il prezzo del petrolio sulle montagne russe, non a controllarlo». McNally non ha difficoltà a definire il passaggio «epocale», forse gravido di maggiori conseguenze economiche di quando lo stesso regno saudita nazionalizzò le sue risorse nel 1970 provocando un’onda lunga nelle economie maggiormente energivore a cominciare dalla Gran Bretagna di Margaret Thatcher. Ora gli effetti più rilevanti sono attesi sull’economia della Cina, che è ancora il più grande importatore di petrolio e anche il primo acquirente di quello saudita ma anche una locomotiva già rallentata della crescita mondiale. Secondo indiscrezioni dell’Economist l’offerta iniziale potrebbe riguardare il 5% della società ma l’operazione di vendita potrebbe poi proseguire con cessioni più consistenti, incluso delle società controllate dal gruppo, sempre mantenendo però la proprietà statale...

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Ambiente, governo sotto accusa: “Continuano a trivellare”

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Ambiente, governo sotto accusa: “Continuano a trivellare”

[Di Mariangela Tessa su Wallstreetitalia.com] New York (WSI) – Ancora un nuovo duro attacco dell’Enpa, Ente nazionale per la protezione animali, nei confronti del governo in merito all’assenza di politiche per la salvaguardia dell’ambiente. “A neanche un mese dalla conclusione della Conferenza di Parigi, una volta tornato a casa, il nostro Governo mostra il suo vero impegno contro il surriscaldamento globale: uno sfrenato proliferare di trivelle, da Nord a Sud, in terra e in mare nei luoghi più belli del Paese, nei santuari più preziosi della natura, nei simboli stessi del turismo appassionato al paesaggio e alla biodiversità”, ha detto Annamaria Procacci, responsabile Enpa per la biodiversità e i cambiamenti climatici. “Già durante la discussione e l’approvazione dell’infelice decreto ‘Sblocca Italia’, oltre un anno fa, insieme a tutto il mondo della associazioni ambientaliste e animaliste, denunciammo pubblicamente il rischio gravissimo che la prospezione, l’estrazione e la coltivazione degli idrocarburi comporta per la fauna e l’ambiente”. Per le creature marine – prosegue Procacci – denunciammo lo sconquasso causato sulle loro capacità di vita e di riproduzione, anche sotto il profilo del rumore, dovuto al ‘martellamento’ dei fondali. In particolare per i cetacei, per i quali, come più volte da noi sottolineato, esso rappresenta una probabile causa di perdita dell’orientamento, di spiaggiamento e di morte”. Infine un appello, “l’ennesimo, al Governo e al Parlamento, affinché fermino lo scempio: l’Italia non merita questo. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno alle Regioni e i cittadini che si sono in modo generoso e civile mobilitati per la difesa del nostro territorio attraverso una iniziativa referendaria che non deve essere tradita”. Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha fatto sapere che “non c’è alcun trivellamento nell’Adriatico”. Non meno di un mese fa Procacci aveva da una parte lodato la decisione dell’esecutivo di ripristinare il limite costiere delle 12 miglia per l’estrazione di idrocarburi in Adriatico, dall’altra aveva tuttavia sottolineato che l’emendamento del Governo alla legge di stabilità non era abbastanza. “Non si può, come sembra voler fare il ministro dell’Ambiente, esaltare da un lato l’accordo di Parigi e poi, non appena tornati a casa, “prendere tempo” su uno dei punti qualificanti di quell’intesa; vale a dire il progressivo abbandono dei combustibili fossili”.     Pubblicato su Wallstreetitalia.com l’11 gennaio...

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In Sicilia via a nuovi pozzi di petrolio e trivellazioni, scoppia la polemica

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In Sicilia via a nuovi pozzi di petrolio e trivellazioni, scoppia la polemica

[Di Antonio Fraschilla su Repubblica.it] Dopo il caso delle Tremiti il ministero pronto a dare l’ok anche a ricerche nel mare di Pantelleria, mentre la Regione sta dando il via libera ad altri due impianti a Gela. Il sindaco dell’isola: “Una vergogna”. Il deputato regionale Musumeci: “Pronti a grande mobilitazione popolare” . Nuove trivelle in mare e terra di Sicilia e anche qui scoppia la polemica. Oltre al caso delle isole Tremiti in Puglia, il ministero dello Sviluppo accoglie la domanda di estensione del campo di perforazione fatta dalla multinazionale Schlumberger a Pantelleria, mentre sono alla firma dell’assessore regionale Maurizio Croce due nuove autorizzazioni di perforazioni in terra presentate dall’Enimed a Gela: “Queste devono essere autorizzate, fanno parte del protocollo Eni firmato nel 2014 per salvare i posti di lavoro della raffineria”, dicono dall’assessorato Ambiente. Insomma, la corsa all’oro nero nel sottosuolo siciliano è ripartita. A premere per cercare petrolio in Sicilia sono in tanti. Secondo le stime dei tecnici, nel sottosuolo dell’Isola e al largo della costa ci sono almeno sei milioni di tonnellate di oro nero e 1,6 milioni di metri cubi di gas che sulla carta valgono oltre due miliardi di euro. Un fiume di denaro che fa gola a tanti: da qui il pressing insistente per il via libera a nuove ricerche e all’incremento delle estrazioni già autorizzate. Non a caso la quantità di petrolio prodotto in Sicilia è raddoppiata negli ultimi cinque anni. Una scelta, quella di autorizzare le trivellazioni, che solleva polemiche. A insorgere è il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele: “La ripresa di perforazioni nel mediterraneo e a Pantelleria  ci lascia increduli e sbigottiti . E’ una vergogna che il ministro Guidi abbia autorizzato trivellazioni il 22 dicembre, giorno precedente all’approvazione definitiva della legge di stabilità che all’art. 239 prevede il divieto di trivellazioni nelle zone di mare entro le 12 miglia dalla costa lungo l’intero perimetro nazionale prorogando i titoli abilitativi rilasciati. E ciò solo per bloccare i referendum prendendo in giro gli Italiani. Consideriamo inaccettabile la posizione della Regione siciliana dinnanzi ad una crescente e propositiva azione da parte di cittadini, movimenti contro le trivellazioni non rivedere la propria posizione, oltretutto oggi neanche più sostenuta da un rilancio delle raffinerie siciliane, una revisione totale dei piani industriali che si stanno indirizzando verso la Green economy e la bonifica dei siti”, conclude il primo cittadino annunciando battaglia in piazza. A sostenere la protesta anche il deputato Nello Musumeci, leader del movimento #DiventeràBellissima: “Siamo stati i primi a denunciare la vergognosa scelta del governo Crocetta sulle trivelle, una scelta che ci è subito apparsa come atto di sudditanza alle lobbies. Adesso siamo pronti a una grande mobilitazione popolare. Se c’è chi pensa a sfruttare il territorio senza rispettarlo, troverà la nostra ferma opposizione”. “Oggi Repubblica Palermo – ha proseguito Musumeci – ci informa che sarebbe pronto anche un progetto per Gela, la città di Crocetta, ma soprattutto quella dove insiste un polo petrolchimico che non ha mai davvero iniziato la sua riconversione”. Secondo Musumeci “la Sicilia sta perdendo grandissime opportunità anche lavorative, mentre l’indotto di tutti i poli petrolchimici isolani, esattamente come accaduto con Termini Imerese, assomiglia già ad un deserto carsico”. “Inutile girarci attorno: la Regione – conclude Musumeci – è stata incapace di un piano di sviluppo sostenibile e di...

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California, Porter Ranch: impianto stoccaggio perde metano

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California, Porter Ranch: impianto stoccaggio perde metano

[Di Maria Rita D’Orsogna su Ilfattoquotidiano.it] Succede a Porter Ranch, nella San Fernando Valley di Los Angeles. Sorge qui un impianto di stoccaggio di gas, risalente al 1972. A Ottobre una fuga di metano che nessuno sa fermare. E cosi perdite e puzza invadono Porter Ranch da un mese, per ora senza soluzione. L’impianto si chiama Aliso Canyon Storage Facility e le perdite risalgono al 23 Ottobre 2015. E’ stata una fessura lungo un tubo che scorre a 3 chilometri sottoterra a portare alla fuga di gas in superficie. Non si sa bene dove sia questa fessura, si sa però che la tubatura, di 20 centimetri di diametro circondato da uno strato protettivo di altri 30, ha ceduto. Dal sottosuolo arrivano in superficie la bellezza di 50 mila chilogrammi di metano l’ora, pari al 25% di tutte le emissioni dell’intero stato della California. Una quantità enorme. Oltre al metano, dal sottosuolo arrivano mercaptani, additivi che sanno di zolfo e che causano problemi di nausea, svenimenti, bruciore agli occhi, mal di testa e perdite di sangue dal naso, come i residenti di Porter Ranch ben sanno. Quanto tempo ci vorrà per sistemare la perdita? Non si sa. Forse uno, due, tre mesi, o almeno questo è quello che dice la Southern California Gas Company che gestisce lo stoccaggio di Aliso Canyon. Hanno provato a fermare le perdite pompando fluidi nel sottosuolo ma non ci sono riusciti. Si pensa di trivellare un nuovo pozzo per fermare o per convogliare il metano altrove, ma ci vorranno molti mesi per completare l’opera. Il supervisore della città Micheal Antonovich dice che il fatto che non si sappia quando si tornerà alla normalità è “insensato ed irresponsabile”. La Southern California Gas Company però cerca di tranquillizzare tutti perché la puzza e le perdite non rappresentano, secondo loro, un pericolo “imminente”. Si, certo, perché non devono respirare loro ne metano ne mercaptani! Oltre a queste sostanze, nella zona sono stati registrati alti tassi di benzene, un carcerogeno e di etano e propano. I livelli di metano sono di 616 parti per milione, contro i 2 che vengono normalmente registrati. Le autorità hanno ordinato alla Southern California Gas Company di rendere pubblici tutti i dati sulle perdite, fornendo video e dati strutturali. Oltre ad Aliso Canyon Storage Facility la ditta in questione gestisce altri tre campi di stoccaggio di gas nella California del Sud. Quello di Porter Ranch è un campo dismesso di petrolio. Ma la gente protesta e non ci sta a respirare aria fetida e così la Southern California Gas Company ha evacuato circa 130 famiglie con altre 550 richieste da processare. Verranno mandati in alberghi nei dintorni e pagati un massimo di $250 per stanza per notte, più vitto e tasse. Le multe potrebbero arrivare a 75,000 dollari al giorno. Arrivano volantini e rassicurazioni. Le proteste non si placano. Finora l’unica soluzione che hanno trovato è stata di spruzzare dei deodoranti in città, idea che i residenti hanno immediatamente bocciato – già ne basta una di puzza. E’ una storia di cui non conosciamo ancora il finale. Anche in Italia ci viene detto che tutti gli impianti di stoccaggio sono sicuri, e che mai e poi mai potranno avere perdite, o problemi di alcun genere. Anzi, secondo chi li gestisce sono pure a prova...

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