Osservatorio Eni

Un osservatorio permanente monitorerà le attività di esplorazione, estrazione e trasformazione delle fonti fossili. Esaminerà anche la responsabilità sociale di impresa di Eni. Studierà gli impatti sociali e ambientali generati. Valuterà le reazioni delle istituzioni e della società civile, sia in Italia che nel mondo.

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Osservatorio Eni è la campagna permanente di A Sud e del CDCA per monitorare le attività di Eni. Attraverso ricerca, reporting e azionariato critico, lavoriamo per denunciare gli impatti di Eni su ambiente, clima e diritti umani. Facciamo informazione e lobbying per indurre Eni a cambiare le sue politiche aziendali.

SU COSA LAVORA OSSERVATORIO ENI

Eni è l’azienda fossile più grande d’Italia e una delle maggiori compagnie energetiche a livello globale. Opera in oltre 60 paesi, non solo con un impatto emissivo enorme a livello globale  ma anche un impatto ambientale, sociale e culturale nei territori in cui lavora.

LE RESPONSABILITÀ CLIMATICHE

Il core business di Eni riguarda principalmente lo sfruttamento di idrocarburi, soprattutto petrolio e gas. Le emissioni prodotte sono nell’ordine di decine di milioni di tonnellate di CO?. Se consideriamo anche le emissioni indirette, dovute all’impiego dei prodotti di Eni, i livelli salgono a centinaia di milioni di tonnellate. Questi livelli sono superiori a quelli dell’intera Italia.

Eni è dunque la principale responsabile della crisi climatica a livello nazionale e uno dei soggetti con maggiori responsabilità climatiche a livello globale.

 

LE RESPONSABILITÀ CLIMATICHE

Il core business di Eni è lo sfruttamento di idrocarburi: petrolio e gas. Le sue emissioni dirette sono nell’ordine di decine di milioni di tonnellate di CO?; se includiamo quelle indirette, generate dall’uso dei suoi prodotti, si arriva a centinaia di milioni di tonnellate, più delle emissioni dell’intera Italia.

Non è un’eccezione, è un modello. Secondo il Carbon Major Database, l’80% delle emissioni globali fossili dal 2016 è attribuibile a 57 società. Tra le 122 principali responsabili, la maggioranza ha aumentato la produzione. Eni è dentro questa classifica: 33ª al mondo, 9ª tra le aziende private per gas serra prodotti dal 2016.

Transizione energetica: parole vs. fatti

Nonostante la retorica sulla transizione e gli investimenti nelle rinnovabili, Eni continua a puntare sui combustibili fossili, contribuendo in modo rilevante alle emissioni di gas serra. Gran parte delle sue operazioni si concentra in Paesi del Sud globale, dove l’estrazione ha impatti pesanti sui territori, sugli ecosistemi e sui diritti delle comunità locali.

A questa realtà corrisponde un racconto aziendale pericolosamente edulcorato. Non è un caso se il marketing di Eni è sempre più verde. Il Cane a sei zampe si presenta come soggetto responsabile e alleato della transizione, mentre le trivelle continuano a estrarre petrolio e gas. Questa distanza tra ciò che viene raccontato e ciò che accade ha un nome preciso: greenwashing.

LE POLITICHE ENERGETICHE NAZIONALI

Pur comportandosi come una multinazionale energetica quotata in borsa, Eni è partecipata dallo Stato, che detiene la maggioranza relativa delle azioni. Invece di essere influenzata da politiche nazionali per la decarbonizzazione, Eni condiziona le politiche energetiche nazionali.

Questo crea un circolo vizioso impossibile da interrompere. Nonostante la crisi climatica e gli allarmi della comunità scientifica, l’azienda continua ad aumentare anno dopo anno la quantità di idrocarburi estratti. Sta sviluppando nuovi progetti di perforazione per sfruttare idrocarburi, sia all’estero che in Italia. Dalla Val d’Agri in Basilicata a Taranto e Gela in Sicilia, diverse zone subiscono l’impatto disastroso del cane a sei zampe.

IL COLONIALISMO ENERGETICO

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha reso palese il potere di Eni sulle politiche energetiche italiane. Dietro la retorica della “transizione”, l’azienda ha rafforzato il fossile, inaugurando una nuova stagione di colonialismo energetico: via il gas russo, dentro quello di regimi autoritari come Algeria e Qatar. Nessuna svolta, solo emergenze usate come alibi.

In questo quadro si inserisce il Piano Mattei per l’Africa: presentato come cooperazione e sviluppo, ma nei fatti opaco e neocoloniale. Un progetto che riproduce logiche estrattiviste, piegando territori e comunità agli interessi energetici dell’Occidente. Non è un piano di giustizia climatica e sociale. È un piano di potere.

LA CULTURA

E a proposito di greenwashing, Eni investe anche nella cultura, ma non lo fa per amore dell’arte, ma per costruirsi una maschera. Sfrutta il suo potere economico per colonizzare l’immaginario collettivo, insinuandosi nei musei, nei festival, nei teatri.

Invece di sostenere la cultura indipendente, promuove una narrazione addomesticata, che legittima il suo ruolo nella transizione ecologica. Così, chi inquina diventa mecenate, e la cultura si trasforma in vetrina per interessi fossili. Il risultato è un paesaggio culturale sempre più complice, svuotato di conflitto, critica e verità.


Visita del rappresentante di ERA Nigeria in Val D’agri

STRUMENTI

  • Ricerca e informazione
    Studiamo, approfondiamo e pubblichiamo articoli su diverse testate per informare sulle condotte di Eni e sulle sue responsabilità ambientali e climatiche
  • Reporting e dossier
    Redigiamo, pubblichiamo e diffondiamo report su diversi aspetti legati alle attività d’impresa (sono tutti scaricabili in calce alla pagina)
  • Azionariato critico
    Partecipiamo alle assemblee degli azionisti di Eni come azionisti critici, elaboriamo domande al Cda sui temi di nostro interesse e facilitiamo la partecipazione di comitati locali italiani ed esteri
  • Advocacy e lobbying
    Portiamo avanti campagne e attività di pressione per indurre l’impresa a migliorare le proprie politiche
  • Networking
    Facciamo rete con comitati, organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano di giustizia ambientale e climatica, per spingere assieme verso la decarbonizzazione dell’economia
  • Supporto a territori
  • Supportare le comunità locali impattate da Eni, dando voce a comitati, attivist? e cittadin? colpit? dall’estrattivismo e costruendo strumenti di lotta e incidenza collettiva.

ARTICOLI E APPROFONDIMENTI

Di seguito gli ultimi articoli pubblicati dall’Osservatorio nel corso del 2024.

Leggi tutti gli articoli

REPORT

Tutti i report di A Sud sono gratuitamente scaricabili dal sito e di libera consultazione. Ciascuno è una pubblicazione monografica che approfondisce specifici aspetti su cui l’Osservatorio porta avanti attività di analisi e monitoraggio delle condotte aziendali.

 

La decarbonizzazione secondo ENI – Il boom dei biocarburanti e i suoi effetti sui territori

/ 2026

Nel Factsheet 2026 dell’Osservatorio Eni smontiamo il mito dei biocarburanti: una falsa soluzione climatica che scarica costi ambientali e sociali sui territori. Non una risposta alla crisi climatica, ma un problema in più per comunità ed ecosistemi.

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ENI e il boom del GNL in Italia

/ 2026

Tutto quello che c’è da sapere sul GNL: il Gas Naturale Liquefatto viene venduto come soluzione temporanea alla crisi energetica, ma sta bloccando l’Italia in una nuova dipendenza fossile. Questo factsheet smonta la narrazione del “gas pulito” e mostra chi davvero guadagna dal boom del GNL.

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La cultura a sei zampe

/ 2024

Come, dove e perchè Eni finanzia la cultura in Italia. Il dossier approfondisce il legame tra Eni e il mondo della cultura, evidenziando come il colosso petrolifero si presenti come promotore di numerose iniziative culturali in Italia. Attraverso un’attenta disamina, il report Cultura a sei zampe esplora le strategie di “cultural washing” attuate dall’azienda.

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La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

/ 2024

Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti. Questi vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano problemi di efficienza e impatto. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili, derivano da fonti di energia che non si esauriscono e mirano a ridurre le emissioni di gas serra. In Italia, Eni spinge la diffusione dei biocarburanti.

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La decarbonizzazione secondo Eni – CCS

/ 2023

Nel nostro Factsheet 2023, smascheriamo la strategia climatica di Eni: gas fossile e CCS come “soluzioni” alla crisi climatica. Entro il 2050, Eni continuerà a puntare sul gas, uno dei principali responsabili del riscaldamento globale (fonte UNEP). Parallelamente investe nella CCS (cattura e stoccaggio della CO?).

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GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

/ 2022

Un report che ripercorre e racconta le condotte di greenwashing della principale multinazionale petrolifera italiana
Sessant’anni dopo la morte del fondatore Enrico Mattei, Eni ha visto nel 2022 un ritorno alle origini. La multinazionale del fossile è tornata a influenzare il governo, soprattutto con l’avvio della guerra in Ucraina.

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Follow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti

/ 2020

Se si dà un’occhiata, in un giorno qualsiasi, all’homepage del sito di Eni, quasi non c’è traccia di petrolio. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale di Eni inondano quasi tutte le testate nazionali. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci?
Il dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” risponde alla domanda sul greenwashing a sei zampe.

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Il paese a sei zampe

/ 2019

Il Paese a sei zampe: la questione energetica e il punto di vista dei territori: un report sulle politiche di Eni, tra dark economy e green washing. Oggi si assiste a una nuova espansione della frontiera estrattiva, inclusa l’estrazione offshore. Ci sono anche progetti controversi di riconversione di vecchi impianti dell’industria fossile e chimica.Questi casi sono documentati nel nuovo dossier del CDCA. Nonostante le dichiarazioni delle istituzioni nazionali sui cambiamenti climatici e l’impegno dell’Italia per una azione di contrasto efficace, né nella SEN del 2017 né nella bozza del Piano Energia e Clima del 2018 ci sono misure ambiziose per la decarbonizzazione.

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Speciale Ikebiri

/ 2018

Nel 2018 la comunità nigeriana Ikebiri ha citato Eni e la sua controllata NAOC presso il Tribunale di Milano, chiedendo un risarcimento per un grave disastro ambientale: il 5 aprile 2010 un oleodotto NAOC esplose vicino al fiume della comunità, contaminando il territorio e mettendo a rischio la sopravvivenza di chi vive di agricoltura e pesca.

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REPORTAGE

I territori in cui opera Eni, e le voci delle comunità locali raccontate attraverso il video reportage

GELA: CICATRICI AMBIENTALI E RESISTENZE TERRITORIALI

Video reportage, Giugno 2022   [Durata: 7?]

Gela è un osservatorio urbano privilegiato per comprendere in che modo le politiche energetiche a livello nazionale si traducono in conflitti e impatti sul territorio. Petrolio e gas hanno radicalmente cambiato la storia della città e sebbene l’arrivo di Eni sia datato fine anni ‘50 ad oggi il ruolo che il cane a sei zampe ha in città è ancora centrale: dai nuovi progetti industriali ai progetti culturali e sociali che la stessa impresa propone sul territorio per edulcorare gli impatti negativi. Ma Gela non è solo un territorio che vive in maniera passiva le conseguenze che questa industrializzazione senza sviluppo ha portato sul territorio. Realtà attive, associazioni e cittadini stanno immaginando nuove possibilità di rigenerare vivibilità, proponendo un’altra visione di città che parte dalla cura delle aree naturali e immagina e mette in campo nuovi scenari, anche dal punto di vista lavorativo.

Credits:

  • Videomaker: Andrea Giannone
  • Hanno partecipato: Andrea Turco (giornalista), Emilio Giudice (Riserva del Bivere), Manuel Zafarana (Geloi Wetland). Con la collaborazione di: Università di Catania, in particolare Elisa Privitera e a Alessandro Lutri

FOSSIL FREE SCHOOL IN VAL D’AGRI

Video reportage, Giugno 2022   [Durata: 5.30?]

In Val D’Agri è attivo da oltre venti anni il più grande polo estrattivo in terra ferma d’Europa. La Valle, con storica vocazione agricola e di turismo culturale ed eno gastronomico, è stata travolta dall’arrivo dell’industria pesante. Attraverso le attività nelle scuole, A Sud e l’Ossevatorio Eni hanno lavorato con docenti e studenti e studentesse sulla percezione del rischio e dell’impatto dell’attività petrolifera sul territorio.

Credits:

  • Videomaker: Alessandro Bernardini
  • Hanno partecipato: Marica Di Pierri e Maura Peca per A Sud, Isabella Abate per l’Osservatorio Popolare Val D’Agri

 

Tutti i video dell’Osservatorio Eni:

Archivio Video

Focus Eni in Val D’Agri


Informazioni e contatti

 

Info e contatti con l’Osservatorio Eni:

maricadipierri@asud.net

Osservatorio Eni è sostenuto dai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e dal  Patagonia International Grants Program

La decarbonizzazione secondo Eni – CCS e false soluzioni alla crisi climatica

Posted by on 8:55 am in News, Notizie, Osservatorio Eni, Pubblicazioni del CDCA | Commenti disabilitati su La decarbonizzazione secondo Eni – CCS e false soluzioni alla crisi climatica

La decarbonizzazione secondo Eni – CCS e false soluzioni alla crisi climatica

A SUD – CDCA / 2023 Nel Factsheet 2023 del progetto Osservatorio Eni analizziamo le strategie di decarbonizzazione secondo Eni, la CCS e le false soluzioni alla crisi climatica Da qui al 2050 Eni, una delle principali aziende italiane nonché il principale emettitore di gas serra a livello nazionale e la multinazionale a cui si è affidato lo Stato per la diversificazione energetica dopo la guerra in Ucraina, ha deciso di affidarsi al gas come fonte energetica primaria – pur se il metano è uno dei principali responsabili della crisi climatica (fonte UNEP) – e a progetti di CCS, ovvero di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica. Entro il 2050 l’azienda prevede di garantire una capacità totale di stoccaggio di 50 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, Eni intende sviluppare un progetto di CCS a Ravenna, città eletta nel discorso pubblico ad hub energetico del Mediterraneo. Qui, insieme alla società di trasporto del gas Snam, Eni prevede raggiungere una capacità di stoccaggio di 500 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050. La CCS è un tecnologia imperfetta che solleva non poche problematiche. La stessa IEA, Agenzia Internazionale per l’Energia, nell’aggiornamento 2023 del report “Net Zero Roadmap: A Global Pathway to Keep the 1.5 °C Goal in Reach” ha tagliato del 40% il contributo stimato del ccs alla roadmap declassandone il ruolo come soluzione efficace a livello climatico. Dopo anni di esiti tutt’altro che soddisfacenti, sembra suggerire l’Agenzia, sarebbe bene concentrarsi su altro. A cura di: A Sud odv e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone SCARICA IL FACTSHEET Il factsheet contiene un’analisi delle strategie di decarbonizzazione secondo Eni, della CCS e delle false soluzioni alla crisi climatica SCARICA LE INFOGRAFICHE Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni nel mondo SCARICA LE INFOGRAFICHE Al loro interno i dati aggregati sulle attività di Eni in Italia e in Europa Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...

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Osservatorio Eni 2023

Posted by on 4:35 pm in Osservatorio Eni, Progetti, Ricerca | Commenti disabilitati su Osservatorio Eni 2023

Osservatorio Eni 2023

L’obiettivo generale del progetto è di aumentare la visibilità degli impatti provocati in Italia dall’industria fossile e di supportare la partecipazione dei cittadini mobilitati contro progetti contaminanti. Nello specifico, il progetto vuole: 1. Sviluppare e promuovere informazioni dal basso riguardo le responsabilità dell’ENI; 2. Connettere e sviluppare mutualismo tra le comunità colpite o a rischio di inquinamento in relazione alle attività dell’ENI e di altri attori privati del settore degli idrocarburi e del petrolchimico; 3. Rafforzare la partecipazione delle comunità e le opportunità di advocacy verso l’impresa. Partner: CDCA Destinatari: cittadini, comunità colpite, attivisti Ente finanziatore: Patagonia Environmental...

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Le risposte di Eni alle domande di A Sud

Posted by on 2:36 pm in News, Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Le risposte di Eni alle domande di A Sud

Le risposte di Eni alle domande di A Sud

Abbiamo presentato le nostre domande a Eni, partecipando all’assemblea annuale degli azionisti. Ecco cosa (non) ci hanno detto. Anche quest’anno, attraverso Fondazione Finanza Etica, A Sud ha partecipato all’assemblea degli azionisti di Eni. Lo abbiamo fatto, per il quarto anno consecutivo, in maniera virtuale: sì, perché mentre nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’emergenza internazionale per la pandemia di Covid-19, il cane a sei zampe si è appigliato a un regalo del governo Meloni e ha chiuso nuovamente le porte agli azionisti critici, scegliendo di deliberare sul bilancio a porte chiuse. Impedita persino la possibilità di partecipare in streaming, abbiamo solamente potuto presentare le nostre domande sull’operato dell’azienda. Ecco cosa (non) ci hanno detto. Passano gli anni ma Eni resta sempre la stessa: una multinazionale che fa dell’annuncio il perno delle politiche aziendali. Convinta com’è di irretire in questo modo le azioniste e gli azionisti nonché l’opinione pubblica, Eni si rifugia in quello che l’anno scorso abbiamo definito “un linguaggio formale, pieno di tecnicismi e risposte dilatorie”. È l’analoga sensazione che ne abbiamo ricavato tra ieri e oggi, quando abbiamo esaminato le risposte che l’azienda ha fornito alle domande che abbiamo posto prima dell’assemblea degli azionisti, che per il quarto anno consecutivo si terrà a porte chiuse, impedendo la partecipazione, sia fisica che virtuale, degli azionisti. Come A Sud, abbiamo inoltrato una serie di quesiti specifici dai luoghi in cui Eni opera, per verificare tra ciò che Eni dice di fare e ciò che Eni fa realmente. Ancora una volta spiace constatare che perfino la trasparenza, tanto decantata nei discorsi del cane a sei zampe, è un’utopia. Di più: per Eni le domande che arrivano dalla carne viva dei territori sono solamente l’ennesima occasione per ribadire che va tutto bene, che tutto è stato condotto nel migliore dei modi, che gli impatti ambientali, sociali ed economici di un’azienda fortemente ancorata alle fonti fossili sono quasi nulli. Riportiamo qui alcune delle risposte che meno ci hanno convinto (seguirà una seconda parte). GELA Partiamo da uno dei territori più emblematici di come Eni intende la propria attività industriale. Sono passati quasi 10 anni dalla chiusura dell’ex raffineria, l’ultimo residuo degli impianti voluti da Enrico Mattei in persona. A fronte dei lasciti rimasti irrisolti – le bonifiche non attuate, i drammatici dati sulla salute della popolazione (con picchi di tumori e malformazioni), la mancata riconversione dei lavoratori – gli interessi economici dell’azienda sono sulla bioraffineria, attiva dal 2019, e sul gasdotto Argo-Cassiopea. Eni ci ha confermato che la produzione di gas sarà attiva dalla prima metà del 2024. E pazienza se, dalle prime autorizzazioni risalenti al 2014, si sono susseguiti gli appelli dell’IPCC e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia a bloccare nuovi impianti di petrolio e gas. Nello specifico, poi, sul golfo di Gela uno studio del 2018 ha rilevato “perturbazioni nell’ambito degli ecosistemi marini da parte delle attività industriali presenti a Gela” e concentrazioni preoccupanti di uranio 238 e di torio 234. Per Eni quel che conta è che le varie autorizzazioni di questi anni  “confermano la piena compatibilità ambientale del progetto”. La crisi climatica e le preoccupazioni della popolazione possono attendere. Nessuna fretta, invece, per le prescrizioni ambientali sancite dal Comune di Gela a seguito del rilascio delle autorizzazioni su Argo-Cassiopea. Queste, infatti, “vanno avanti in parallelo ai lavori di realizzazione dell’impianto”, mentre sarebbe stato auspicabile, e...

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GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

Posted by on 5:21 pm in News, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

GreENIwashing: un report che ripercorre e racconta le condotte di greenwashing della principale multinazionale petrolifera italiana A cura di: Andrea Turco e Maura Peca Sessant’anni dopo la morte del suo fondatore Enrico Mattei, per ENI il 2022 ha significato un ritorno alle origini. La multinazionale del fossile è tornata a dettare la linea al governo, soprattutto con l’avvio della guerra in Ucraina. Le “nuove” rotte del gas, così come la vicenda degli extraprofitti, confermano che la transizione ecologica continua a passare dagli interessi dell’azienda fossile. Diventa dunque ancora più fondamentale analizzare i tentativi di far diventare verde il cane a sei zampe. Lo ha fatto il giornalista ambientale Andrea Turco in questo dossier, curato da A Sud, che raccoglie e amplia una serie di contributi pubblicati in questi mesi presso alcune delle più importanti testate ambientali. “Lo dobbiamo – si legge nel dossier – a quei territori cannibalizzati e marginalizzati dalla presenza dell’industria fossile, violati nel loro diritto alla salute e a una vita salubre, condannati alla dipendenza economica, occupazionale e culturale da un solo padrone” Scarica il dossier Il Report è stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio Eni di A Sud e CDCA, finanziato da 8×1000 Chiesa Valdese e da...

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GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

Posted by on 2:38 pm in News, Notizie, Osservatorio Eni, Pubblicazioni del CDCA | Commenti disabilitati su GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

GreENIwashing: il greenwashing di Eni e altre storie

GreENIwashing: un report che ripercorre e racconta le condotte di greenwashing della principale multinazionale petrolifera italiana A cura di: Andrea Turco e Maura Peca Sessant’anni dopo la morte del suo fondatore Enrico Mattei, per ENI il 2022 ha significato un ritorno alle origini. La multinazionale del fossile è tornata a dettare la linea al governo, soprattutto con l’avvio della guerra in Ucraina. Le “nuove” rotte del gas, così come la vicenda degli extraprofitti, confermano che la transizione ecologica continua a passare dagli interessi dell’azienda fossile. Diventa dunque ancora più fondamentale analizzare i tentativi di far diventare verde il cane a sei zampe. Lo ha fatto il giornalista ambientale Andrea Turco in questo dossier, curato da A Sud, che raccoglie e amplia una serie di contributi pubblicati in questi mesi presso alcune delle più importanti testate ambientali. “Lo dobbiamo – si legge nel dossier – a quei territori cannibalizzati e marginalizzati dalla presenza dell’industria fossile, violati nel loro diritto alla salute e a una vita salubre, condannati alla dipendenza economica, occupazionale e culturale da un solo padrone”   Scarica il dossier Il Report è stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio Eni di A Sud e CDCA, finanziato da 8×1000 Chiesa Valdese e da...

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Follow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti

Posted by on 5:25 pm in Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Follow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti

Follow the green: la narrazione di Eni alla prova dei fatti

Se si dà un’occhiata, in un giorno qualsiasi, all’homepage del sito di Eni, quasi non c’è traccia di petrolio. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale di Eni inondano quasi tutte le testate nazionali. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci? A cura di: A Sud e CDCA  Spesso l’apertura del sito è dedicata alla riconversione ecologica di uno dei leader indiscussi sul fronte energetico, che ancora oggi opera in 66 Paesi, conta 32mila dipendenti, produce 1,871 milioni di barili di greggio al giorno e vende 73 miliardi di metri cubi di gas all’anno. I messaggi promozionali circa la sostenibilità ambientale e la cura dell’ecosistema da parte del cane a sei zampe, inondano quasi tutte le testate nazionali, facendoci credere che Eni sta davvero cambiando rotta. Ma cosa c’è oltre la patina degli annunci? Il dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti” – mira a rispondere a questa domanda, focalizzandosi sul greenwashing a sei zampe. Tutti i temi trattati nella pubblicazione – le fonti fossili (capitolo 2), i cambiamenti climatici (capitolo 3), l’economia circolare (capitolo 4), i territori su cui Eni lavora (capitolo 5), il caso emblematico di Gela (capitolo 6) – sono raccontati per mezzo di una lente bifocale. Per ogni tema, da una parte c’è la visione da lontano, quella di Eni, che viene raccontata per mezzo dell’analisi di interviste, pubblicità, podcast, video, targate Eni; dall’altra parte, per mezzo della lente per la presbiopia, si racconta la visione da vicino che mostra come sono le cose davvero, una visione articolata dall’analisi approfondita dei documenti prodotti da Eni ma anche da studi di ONG, enti istituzionali, inchieste condotte e studi scientifici.   Scarica il dossier Scarica l’executive summary Scarica le infografiche La pubblicazione sarà presentata il 14 maggio alle 18:30 per mezzo del webinar di #Pillolaverde in diretta sui nostri canali...

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Il paese a sei zampe

Posted by on 5:32 pm in Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Il paese a sei zampe

Il paese a sei zampe

Il Paese a sei zampe: la questione energetica e il punto di vista dei territori: un report sulle politiche di Eni, tra dark economy e green washing. A cura di: A Sud  Si assiste oggi ad una nuova espansione della frontiera estrattiva (incluso estrazioni offshore) e all’insorgere di contestabili progetti di riconversione di vecchi impianti dell’industria fossile/chimica. In questo contesto, il principale attore nel paese è l’ENI – Ente Nazionale Idrocarburi. Fra i casi più emblematici di attività contaminante nel paese:la Val D’Agri, Taranto, Gela ed estrazione offshore Ibleo a Licata, documentate nel nuovo dossier del CDCA. Nonostante le sbandierate preoccupazioni delle istituzioni nazionali per la minaccia rappresentata dai cambiamenti climatici e le dichiarazioni rese a livello nazionale ed internazionale sull’impegno che l’Italia avrebbe messo in campo per una azione di contrasto efficace, ne? nella SEN del 2017 ne? nella bozza del nuovo Piano Energia e Clima del 2018 sono contenute misure sufficientemente ambiziose per il disegno di una road map verso la decarbonizzazione della nostra economia. Le attivita? estrattive sono un tema particolarmente caldo per la quantita? degli impatti e dei conflitti ambientali prodotti. Tuttavia, esse rappresentano solo la prima fase del lungo processo che porta alla commercializzare del prodotto finito. Scarica il...

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Speciale Ikebiri

Posted by on 5:35 pm in Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Speciale Ikebiri

Speciale Ikebiri

La causa Ikebiri contro ENI, il primo giudizio intentato in Italia da un ricorrente straniero contro una multinazionale italiana per una condotta commessa all’estero. A cura di: Marica Di Pierri e Livia D’Ambrosio Il 9 gennaio 2018 si è aperto presso il Tribunale di Milano il processo civile che vede coinvolte da una parte la multinazionale petrolifera ENI e la sua controllata nigeriana NAOC, Nigerian Agip Oil Company Limited, e dall’altra la comunità nigeriana Ikebiri, composta da diversi villaggi situati nella regione del delta del Niger. Oggetto della causa è la richiesta di risarcimento avanzata dalla comunità indigena contro ENI per il forte danno ambientale prodotto al loro territorio dalle attività estrattive della controllata locale NOAC. I fatti contestati risalgono a otto anni fa: il 5 aprile del 2010 l’oleodotto della NAOC esplose a 250 metri dal fiume situato nell’area nord del territorio Ikebiri. La contaminazione prodotta dall’incidente ha messo da allora gravemente a rischio la sopravvivenza della popolazione locale, la cui sussistenza dipende principalmente dall’agricoltura e dalla pesca. La prima richiesta di risarcimento avanzata all’ENI si risolse nell’offerta, da parte della multinazionale, di 22 mila euro (4,5 milioni di naira) e fu rifiutata dal Re, autorità locale della comunità, perché ritenuta irrisoria e del tutto insufficiente alla compensazione del danno prodotto. Di fronte alla difficoltà di ottenere giustizia presso le corti nigeriane, la comunità ha avviato, con il sostegno della ong internazionale Friends of the Earth – FoE, l’iter per la citazione in giudizio nel paese di provenienza della multinazionale, ovvero in Italia. La causa è rappresentata nel nostro paese dall’avvocato Luca Saltalamacchia ed è iscritta presso il tribunale di Milano che risulta foro competente rispetto alla sede legale della compagnia petrolifera, sita nel comune di San Donato milanese. La richiesta di risarcimento ammonta a due milioni di euro (700 milioni di naira). La cifra è stata calcolata tenendo conto degli standard applicati dai giudici nigeriani e degli otto anni trascorsi dall’incidente senza che sia stata avviata alcuna procedura di bonifica. Oltre alla richiesta di risarcimento, i ricorrenti chiedono all’impresa la bonifica del territorio contaminato. La causa Ikebiri contro ENI segna un precedente della massima importanza per l’accertamento delle responsabilità delle imprese italiane all’estero. Il processo di Milano è infatti il primo giudizio intentato in Italia da un ricorrente straniero contro una multinazionale italiana per una condotta commessa all’estero.   Scarica il...

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