CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

Iscriviti al bollettino Sostieni il nostro lavoro

L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
  • Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
    Leggi l’articolo
  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
    Leggi l’articoloAscolta su Scanner
  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
    Leggi l’articolo /Ascolta su Scanner

 

  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner
  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
    Leggi l’articolo / Ascolta su Scanner

Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
    Leggi l’articolo
  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
    Guarda la diretta
  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
    Leggi l’articolo
  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
    Leggi l’articolo
    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

Leggi l’articolo

 

  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
Leggi l’articolo

  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
    Leggi l’articolo
  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
    Leggi il comunicato
  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
    Leggi l’articolo
  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
    Leggi l’articolo
  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
    Leggi l’articolo
  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
    Leggi l’articolo
  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
    Leggi l’articolo
  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
    Leggi l’articolo
  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
    Leggi l’articolo
  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
    Guarda la diretta
  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
    Leggi l’articolo
  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
    Leggi l’articolo
  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
    Leggi l’articolo
  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Diritto all’acqua | Il 13 gennaio decidi da che parte stare

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Diritto all’acqua | Il 13 gennaio decidi da che parte stare

Diritto all’acqua | Il 13 gennaio decidi da che parte stare

Diritto all’acqua: mentre i cittadini chiedono di ripubblicizzare, la giunta capitolina intende privatizzare. Martedì 13 l’assemblea capitolina chiamata a decidere da che parte stare. Tutte e tutti in Campidoglio alle 14.00 Martedì 13 gennaio l’assemblea capitolina discuterà la proposta di inziativa popolare sulla ripubblicizzazione della gestione dell’acqua a Roma, insieme ad altre 3 delibere su scuola, finanza e patrimonio pubblici. Una proposta dal basso, nata per attuare la volontà popolare espressa nei referendum di giugno 2011 e ripresa dalla legge regionale n°5: fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua. Tra i provvedimenti recentemente approvati dalla giunta in tema di bilancio compare però la vendita del 3,54% di ACEA ATO2 S.p.A.. Questo significa che il Comune di Roma non avrebbe più la maggioranza delle azioni del gestore idrico della città: mentre I cittadini chiedono di ripubblicizzare, la giunta intende privatizzare. La domanda quindi è: l’assemblea capitolina saprà cogliere quest’occasione, schierandosi dalla parte dei cittadini o si mostrerà schiava delle logiche di mercato che governano ACEA? Non si tratta solo (si fa per dire) di ideologia, perchè ACEA in questi ultimi mesi ha saputo dimostrare ai romani cosa significa gestire l’acqua in forma privatistica: migliaia di distacchi a settimana, anche per piccole morosità, senza alcuna salvaguardia per bambini, anziani o disabili. Per questo diversi cittadini hanno scelto di rivolgersi a Super Mario: l’idraulico che riporta l’acqua a chi viene colpito dai distacchi di ACEA. Ma se questo non basta, ecco arrivare l’accordo con Equitalia per la riscossione delle bollette insolute. Un’ulteriore operazione vessatoria nei confronti degli utenti, accompagnata dai pesantissimi conguagli che molti cittadini si sono visti recapitare a fine 2014. ACEA ATO2 si è infatti accorta di aver incassato meno di quanto previsto, anche perchè i romani hanno imparato a consumare meno acqua. La soluzione? Far pagare questa differenza agli utenti, partendo addirittura dalle somme relative al 2006! Un giochetto che farà entrare nelle casse di Acea circa più di 50 milioni di euro nel solo 2015. Ma come vengono usati questi soldi? Investiti per migliorare il servizio o le condizioni dei lavoratori? Utilizzati per tutelare le fasce più deboli? O per migliorare la depurazione? Sembrerebbe di no, date le continue lamentele non solo degli utenti, ma anche dei Sindaci della provincia di Roma, che segnalano decine di opere promesse e mai concluse. Quelli che certamente godono di ottima salute sono i profitti degli azionisti, in continuo aumento. E allora il Comune di Roma ha il dovere di esercitare il suo potere, politico e societario, per garantire il diritto all’acqua e alla salute, oggettivamente messo in discussione dall’attuale gestione. Per far sì che la voce dei cittadini venga ascoltata, tutte e tutti al Campidoglio martedì 13 Gennaio alle 14.00 per assistere alla presentazione delle 4 delibere d’iniziativa popolare. Roma, 12 Gennaio 2015 { Coordinamento Romano Acqua Pubblica } Guarda e condividi l’evento facebook Visita il sito Crap...

read more

Nebraska court approves controversial Keystone XL pipeline route

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Nebraska court approves controversial Keystone XL pipeline route

Nebraska court approves controversial Keystone XL pipeline route

</>Ruling from state supreme court clears one of the last remaining obstacles before President Obama is forced to make a decision on the pipeline by {Suzanne Goldenber } on [The Guardian] A Nebraska court has signed off on the proposed route for the Keystone XL, bringing the controversial project a crucial step closer to reality after six years of legal and political fighting. The Nebraska supreme court said the state’s governor, Dave Heineman, had indeed acted within his authority in January 2013 when he approved the pipeline’s route. Four judges on the seven-member court agreed with the landowners, but a super-majority of five was needed to strike down the plan. “The legislation must stand by default,” the court said. A lower court had ruled that Heineman should have consulted Nebraska’s public service commission, an obscure body which regulates grain bins, taxi cabs, and mobile homes among other things. The state supreme court ruling clears one of the last remaining obstacles before Barack Obama is forced to render his decision on the future of Keystone, a controversial pipeline designed to deliver crude from the tar sands of Alberta to refineries on the Texas Gulf coast. The decision is one of the most loaded of his presidency – and Obama has repeatedly deferred his determination, claiming he wants to let the process play out. Now, after six years of delays, that procedure is all but exhausted. With the Nebraska route settled, the State Department is expected to come out with its final decision on whether the pipeline is in the national interest. Then it is down to Obama. The Senate energy committee voted 13-9 on Thursday in favour of a bill that would force construction of the Keystone XL, moving the measure towards the Senate floor. Advertisement The committee vote all but ensures that the pipeline will be the first substantial order of business for the new Republican-controlled Congress. Obama has said he would veto any legislation that attempts to circumvent the process now under way in the Nebraska courts and the State Department. The White House said it was studying the decision on Friday. “The State Department is examining the court’s decision as part of its process to evaluate whether the Keystone XL Pipeline project serves the national interest. As we have made clear, we are going to let that process play out,” White House spokesman Eric Schultz said in a statement. House speaker John Boehner said the ruling means Obama can no longer delay the project. “President Obama is now out of excuses for blocking the Keystone pipeline and the thousands of American jobs it would create,” Boehner said in a statement. TransCanada said it hoped that Obama would render his decision quickly – possibly within the first quarter of the year – and that he would approve the pipeline. “The delay is getting to the point where there is no longer any reason for delay in reaching a decision,” said Mark Cooper, a spokesman for TransCanada, the company building the pipeline. “Our hope is that the decision will be made quickly and that the decision wil be positive because not only has this project been studied totally, it has the consistent support of two-thirds of Americans,” he said. The court decision was a disappointment to the coalition of...

read more

Shell to pay out $83 million to settle Nigeria oil spill claims

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Shell to pay out $83 million to settle Nigeria oil spill claims

Shell to pay out $83 million to settle Nigeria oil spill claims

Royal Dutch Shell will pay out 55 million pounds ($83.4 million) in compensation for two oil spills in Nigeria in 2008 after agreeing a settlement with the affected community. [by Julia Payne and Simon Falush on [Reuters->http://www.reuters.com/article/2015/01/07/us-shell-nigeria-spill-idUSKBN0KG00920150107?utm_content=buffer6b5a7&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer]] The largest ever out-of-court settlement relating to oil spills in Nigeria is a step forward for the oil-rich Niger Delta region that has been hit by regular environmental damage, but it is tiny compared with the billions in compensation and fines BP had to pay after the Macondo rig disaster in the Gulf of Mexico in 2010. Though significantly higher than the 30 million pounds Shell had previously said it would be willing to pay, its deal is a fraction of the 300 million pounds-plus originally sought by the Bodo community in the Niger Delta. The payment will be split, with 35 million pounds shared evenly between 15,600 Bodo individuals and the remaining 20 million pounds set aside in a trust fund for projects such as health clinics and schools, said Martyn Day, senior partner at Leigh Day, the British law firm acting for the community. The individuals will each receive about 2,200 pounds, equivalent to a little more than 600,000 naira ($3,249), in the first such case to pay compensation directly to individual community members, Day said. Previous similar claims have tended to go through the Nigerian authorities, resulting in a disbursement to community chiefs, who were then expected to distribute the money. “It’s very unusual to have thousands benefit,” Day said. “The money will go directly to their bank accounts and this will hopefully be a model for future claims.” Armed gangs tapping pipelines have often been blamed for leaks in the region, but Shell accepted that the Bodo spills were caused by corrosion. “From the outset, we’ve accepted responsibility for the two deeply regrettable operational spills in Bodo,” said Mutiu Sunmonu, managing director of Shell Petroleum Development Co, the oil major’s Nigerian joint venture. “We’ve always wanted to compensate the community fairly and we are pleased to have reached agreement.” It is estimated by Leigh Day that the locals, mainly fishermen, have lost up to 300 pounds a year each on average since the spills. Claimants said that the two pipeline spills resulted in the leakage of 500,000 barrels of oil, with Shell initially estimating the volume at about 4,000 barrels. It subsequently accepted that the total may have been higher, though it did not provide a final figure. Shell said that a major remediation operation would take place in the coming months, following an initial clean-up phase, but it did not disclose how long this would take, nor how much it would cost. (Editing by David Goodman) *Published on [reuters.com->http://www.reuters.com/article/2015/01/07/us-shell-nigeria-spill-idUSKBN0KG00920150107?utm_content=buffer6b5a7&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer], Jan 6...

read more

Ciad, il dramma del lago che evapora: più di 15 mln di rifugiati

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Ciad, il dramma del lago che evapora: più di 15 mln di rifugiati

Ciad, il dramma del lago che evapora: più di 15 mln di rifugiati

Il lago Ciad rischia di scomparire dopo aver perso i tre quarti della sua superficie, passando dagli oltre 26.000 km2 degli anni ’60 ai meno di 5.000 km2 di od oggi, e intanto le sue sponde si sono trasformate in una delle aree a massima concentrazione di rifugiati climatici ed ospitano circa la metà dei 30 milioni di abitanti del bacino lacustre. di Umberto Mazzantini su Greenreport Il lago Ciad rischia di scomparire dopo aver perso i tre quarti della sua superficie, passando dagli oltre 26.000 km2 degli anni ’60 ai meno di 5.000 km2 di od oggi, e intanto le sue sponde si sono trasformate in una delle aree a massima concentrazione di rifugiati climatici ed ospitano circa la metà dei 30 milioni di abitanti del bacino lacustre. In un intervista concessa recentemente all’agenzia ufficiale cinese Xinhua, Boubakary Mana, della segreteria esecutiva della Commission du Bassin du Lac Tchad (Cblt), spiega: «E’ anche una zona prediletta dai rifugiati climatici. Oggi, nel lago Ciad si parla di una popolazione di 30 milioni. Direi che la metà sono certamente dei rifugiati climatici. Anche gli altri sono più o meno colpiti nelle loro attività. La popolazione lavora nell’agricoltura, erano pescatori e sono diventati allevatori». La Cblt è stata istituita nel 1964 ed ha sede a N’Djamena, la capitale del Ciad, si tratta di una organizzazione alla quale partecipano Camerun, Libia, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Ciad, in qualche modo interessati dal quello che ormai era il grande bacino del Lago Ciad. I 30° milioni di persone che, nei diversi Paesi, vivono nell’area del lago in continuo regresso sono sotto costante minaccia di siccità e quindi di sussistenza. Mana, coordinatore del progetto di deviazione delle acque del fiume ‘Oubangui verso il lago Ciad, è convinto che si debba parlare di rifugiati climatici perché il global warming è una drammatica realtà della regione: mentre il lago si riduceva ad un quinto della sua superficie originaria, «Le persone hanno naturalmente lasciato la zona; altre sono venute, per esempio gli allevatori alla ricerca di pascolo. Ed abbiamo persone che hanno completamente cambiato professione. Erano pescatori ed oggi sono diventati dei semplici artigiani o dei commercianti che portano i pesci alla città N’Djamena o anche alla città di Maiduguri in Nigeria». Il rappresentante della Banca africana di sviluppo in Camerun, Racine Kane, evidenzia i gravi rischi di una situazione ormai fuori controllo: «Il bacino del lago Ciad è caratterizzato da un degrado degli ecosistemi produttivi e delle risorse naturali e tutti i Paesi sono toccati da gradi diversi di erosione, insabbiamento, siccità, desertificazione e dagli effetti delle azioni antropiche. Secondo diversi studi, il lago Ciad e le zone umide adiacenti classificate come zone ecologiche di importanza internazionale potrebbero scomparire a medio termine se non verranno prese misure energiche di protezione per invertire la tendenza già catastrofica». La Bad è a capo della cordata di finanziatori della Cblt per la salvaguardia degli ecosistemi del bacino del Ciad e dopo un primo finanziamento di 45 milioni di euro nel 2004 per il Programme de développement durable du lac (ancora in corso) ha annunciato lo stanziamento di altri 180 milioni di euro per il 2014 per il Plan d’investissement quinquennal 2013-2017 della Cblt. Ma Kane ha deplorato l’inquietante calo della produzione alieutica in quel che resta del lago: «Più...

read more

Help Mexican citizens fight GM corn

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Help Mexican citizens fight GM corn

Help Mexican citizens fight GM corn

Grrrowd is a new crowdfunding movement supporting legal “David versus Goliath” actions to defend social, environmental and economic rights worldwide. by Nick on [EJOLT] Grrrowd is a new crowdfunding movement supporting legal “David versus Goliath” actions to defend social, environmental and economic rights worldwide. They want to realise “Justice powered by the crowd”. One of their first four crowdfund actions is a case of environmental litigation against the introduction of GM corn in Mexico by Monsanto. EJOLT has written about Monsanto’s activities in Mexico through this 5 page factsheet and in this case in the Atlas of Environmental Justice. Here’s their case: The country where corn was born thousands of years ago is now at risk of losing its unique biodiversity. Big companies like Monsanto are fiercely lobbying their way into Mexico to grow genetically modified corn at a commercial level. So far, a broad coalition of Mexican citizens, farmers and scientists has successfully prevented this from happening. However, their financial resources are limited. Your contribution will give them a fair chance. Powerful multinational GM producers are lobbying in many countries to get market access. Their global ambitions have ignited one of the largest grassroots opposition movements of citizens, farmers and scientists worldwide. These companies face strong resistance from large parts of the population, especially in Mexico. Their spokesman Dr. Raul Hernandez Garciadiego says: “Corn has always been part of the daily lives of all Mexicans. Corn is not only the staple food of Mexico, but also has immense cultural value. Over a period of 8,000 years, Mexicans have cultivated over a thousand types of corn that originated in our country. If GM corn is authorized, this diversity of native Mexican corn is at risk through contamination. Farmers risk being gradually forced to grow GM corn or have their native corn contaminated. Mexicans risk losing their cultural patrimony and way of life.” Mexican food is considered a world heritage and almost every meal is based on native races of corn. A short video and support info is here Legal defense of native corn A broad coalition of Mexican citizens, farmers and scientists has filed a collective lawsuit in order to prevent such harms. The lawsuit has been successful so far. A provisional judicial decision currently prevents Mexican authorities from granting GM corn permits until a final decision on the merits of the case. This decision affects the interests of large agribusiness firms that have plans to grow large expanses of GM corn crops in Mexico. Through 86 appeals and other legal recourses, these companies have used a disproportionate amount of financial resources to fight the court order. Now, the Mexican citizens and farmers need your help to continue and win this legal fight. Crowdfunders This is a Grrrowd project by Environmental Defender Law Center (EDLC) to raise funds and support for Alternativas y Procesos de Participación Social A.C. (Alternativas), a non-profit organization based in Tehuacán, Puebla, Mexico that represents in this Grrrowd project the coalition of Mexican citizens who filed the lawsuit. EDLC works to protect the human rights of individuals and communities in developing countries who are fighting against harm to their environment. On a pro bono basis, EDLC will support Alternativas strategically in executing this legal action. EDLC is a registered 501(c)(3) public charity in the United...

read more

Anti-Cuadrilla group’s fracking protest leaflet misleading, says watchdog

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Anti-Cuadrilla group’s fracking protest leaflet misleading, says watchdog

Anti-Cuadrilla group’s fracking protest leaflet misleading, says watchdog

An anti-fracking brochure produced by activists will no longer be distributed after the UK advertising watchdog decided it was misleading. by {Jamie Merill} on [Indipendent.uk] In a setback for the anti-fracking lobby, the Advertising Standards Authority (ASA) found that sections of the leaflet from the Residents Action On Fylde Fracking (Raff) protest group misinterpreted scientific data around shale gas extraction and exaggerated the size and scale of planned fracking operations in the region. Energy firm Cuadrilla hopes to use the controversial technique, which involves water, sand and what it claims is a non-hazardous chemical being pumped into shale rock at high pressure to extract gas, in up to four test wells planned in the Lancashire Bowland basin. The firm believes the proposed sites could help the area become the UK’s leading shale gas resource. A decision is expected by local planning authorities by the end of the month amid fierce local opposition over pollution and earthquake fears. Raff says fracking has been associated with air and water pollution, radioactive waste and despoliation of vast tracks of land in the US. However, the informal ASA decision upheld a number of complaints in a flyer handed out at a meeting last summer. These included allegations over the size of fracking plans in Lancashire and the nature of the chemicals set to be used. The leaflet, entitled “Shale Gas The Facts…”, was reportedly distributed at village meetings around Inskip in Lancashire, held by Raff in March and again elsewhere in the area in August. It read: “It has become apparent that the UK government and the gas and oil drilling companies have not been honest about the risks involved with shale gas development. PR consultants have been employed to disseminate misleading information to strengthen the case to extract shale gas in the UK.” Ken Wilkinson, who made the complaint to the ASA alongside retired local vicar Michael Roberts, said he was “sick to death of all the nonsense around fracking” and the “scientific drivel spouted” by anti-fracking campaigners. Mr Wilkinson, who worked in the oil and gas industry for 12 years, said: “My view is that if we are going to have a discussion about fracking we should stick to the facts. After that my view is that generating renewable energy is simply nonsense. We haven’t got enough space for the windmills and what happens when the wind isn’t blowing.” Bob Dennett, a member of Raff, said: “Every single claim in that brochure has been substantiated by peer-reviewed science. Ever since we started this campaign we have tried to engage in public debate with the shale gas industry, but they have consistently refused to be involved in that debate.” It is understood that the informal decision by the ASA upheld a number of specific complaints about the brochure, but also found that other claims made in the brochure, including those over burning gas flares and a lack of fracking-specific environmental regulation, were valid. According to Raff, the brochure was “done with” by the time of the ASA complaint and a new version is being prepared. Due to a change in regulations it will not be subject to the same ASA rules. A spokesperson for the ASA said: “The Raff was investigated by the ASA following one complaint about their leaflet, however they...

read more

Winter School

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Winter School

Winter School

Oltre alla Winter School, all’interno della settimana di iniziative sono in programma iniziative pubbliche e un toxic tour nei territori del Biocidio in Campania. Dal 14 al 18 dicembre il CDCA, in collaborazione con A Sud, organizza a Roma una settimana di winter school di Ecologia Politica e di attività pubbliche nel quadro del [progetto Entitle->https://www.cdca.it/spip.php?article2175], un programma di dottorato Europeo finanziato dalla Commissione Europea del quale CDCA è partner. Alla settimana di lavori parteciperanno una ventina di dottorandi provenienti da tutto il mondo e numerosi relatori e docenti universitari da vari paesi Europei. Oltre alla Winter School, all’interno della settimana di iniziative sono in programma iniziative pubbliche e un toxic tour nei territori del Biocidio in Campania. PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE DOMENICA 14 DICEMBRE – Un Biocidio Tour che porterà nei territori della devastazione ambientale in campania la delegazione internazionale 15-16-17 DICEMBRE – Tre giorni di corso di dottorato sui temi della “Ricerca per la società civile“. Il corso si terrà in inglese e verrà aperto gratuitamente su selezione a un numero ridotto di partecipanti esterni con livello minimo di formazione Master/dottorato. Chi è interessato a partecipare può mandare CV e lettera di motivazione in inglese entro il 9 di dicembre a info@cdca.it Tutti i dettagli del corso nel Programma in PDF MARTEDì 16 DICEMBRE h.17.30 – Una conferenza pubblica Geografie del conflitto ambientale: esperienza e saperi dalle eco-resistenze c/o l’università Roma 3 (Metro Marconi). All’evento interverranno, fra gli altri, il premio Goldman 2004 Stephanie Roth impegnata per anni nella vertenza rumena di Rosia Montana e nella campagna europea Stop TTIP e Marco Armiero, Storico ambientale italiano direttore del Environmental Humanities Laboratory di Stoccolma. Vai alla pagina dell’evento GIOVEDI 18 DICEMBRE – La presentazione del libro Teresa e le altre – Storie di donne campane nella guerra dei rifiuti di Marco Armiero Il progetto ENTITLE – European Network for Political Ecology | [ENTITLE->https://www.cdca.it/spip.php?article2175] è una Rete di Formazione Iniziale dei ricercatori (ITN), finanziata dall’Unione Europea, posta all’interno del programma Marie Curie Actions FP7, coordinata da ICTA e dall’Università Autonoma di Barcellona (www.eco2.bcn) con la collaborazione di 8 università, 2 ONG e 1 SME. Obiettivo di ENTITLE è formare 17 ricercatori nel campo emergente e interdisciplinare dell’ecologia politica. Ricerca e formazione si articolano intorno a cinque sotto-programmi chiave riguardanti l’analisi di: conflitti ambientali; movimenti ambientalisti; disastri naturali; beni comuni; giustizia ambientale e democrazia. La ricerca è fondata sull’analisi empirica di un gruppo di casi studio, diversi tra loro per tema e posizione geografica. L’analisi è orientata all’azione e all’elaborazione politica al fine di individuare una serie di raccomandazioni dirette alle organizzazioni di società civile e gli organi decisionali. ENTITLE sviluppa una formazione basata sulla collaborazione continua tra le istituzioni partecipanti al progetto, cooperazione il cui successo che si manifesta attraverso in una serie di apprezzate schools www.environmentalconflicts.com Il progetto vede la collaborazione dei seguenti enti: Università Autonoma di Barcellona (Spagna) ? Centro de Estudos Sociais. Universidade de Coimbra (Portogallo) ? UNIMAM – University of Manchester (Regno Unito) ? University of Lund (Svezia) ? Humboldt University zu Berlin (Germania) ? Harokopio University (Grecia) ? Bogazici Universitesi (Turchia) ? University of Chile (Cile) ? Ent, environment and management (Vilanova i la Geltrú, Spain) ? Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (Italia) ? Water and Environmental Develompent Organisation (Palestina) ENTITLE è un progetto...

read more

Clima, da Lima a Parigi 2015: la farsa dei “vertici” e la roadmap dei movimenti

Posted by on 12:00 am in Notizie | Commenti disabilitati su Clima, da Lima a Parigi 2015: la farsa dei “vertici” e la roadmap dei movimenti

Clima, da Lima a Parigi 2015: la farsa dei “vertici” e la roadmap dei movimenti

Clima e sistema economico. Quale nemico da combattere? di Laura Greco (A Sud) per [asud.net] Quello che sta accadendo dal 1994 ad oggi, nel susseguirsi dei tanti vertici sul cambiamento climatico che vedono la governance mondiale riunirsi da 20 anni per cercare soluzioni ed immaginare strategie per uscire dall’attuale crisi ambientale, è una vera e propria dichiarazione di guerra al clima. Le dichiarazioni di Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, a pochi giorni dall’apertura dei lavori della 20° Conferenza della Parti Onu sui Cambiamenti Climatici, esprimono la sfida esattamente in questi termini: “Credo fermamente che ognuno di noi possa convertirsi in un leader della lotta contro il cambiamento climatico”. Stesso stile hanno tutti i discorsi di funzionari di organismi internazionali e governi convinti unanimemente della necessità di combattere un nemico comune. Come se il cambiamento climatico fosse un nemico naturale, al pari del terrorismo, che dobbiamo combattere tutti partecipando alla crociata globale. Non a caso la Conferenza delle Parti sul Clima (Cop 20) di questi giorni si sta svolgendo al cosiddetto “Piccolo Pentagono” di Lima, la base militare statunitense, a dimostrazione che il climate change rappresenta una vera minaccia alla sicurezza internazionale e va affrontato militarmente. Siccità, alluvioni, migranti ambientali e, soprattutto, la necessità di proteggere le risorse scarse del pianeta, necessitano dell’uso della forza e di interventi decisi e concreti. Segno che è davvero difficile ma sopratutto poco conveniente focalizzare l’attenzione sul vero nemico, un sistema economico ormai al collasso ed un modello di sviluppo che ha portato al surriscaldamento globale e alla drammatica emergenza ambientale e sociale che oggi stiamo vivendo. Meglio trasformare il cambiamento climatico in un cattivo da sconfiggere, rinunciando per sempre alla comprensione profonda del fenomeno. Gli attori del gioco: scienza, governance e lobbies economiche Pur essendo accertate ormai le conseguenze del cambiamento climatico sulle nostre vite, risulta quanto mai necessario che il mondo scientifico ribadisca con forza quale sia l’andamento della temperatura globale e ne chiarisca gli effetti, nel breve, medio e lungo periodo. Il 2 novembre a Copenhagen è stato presentato ufficialmente all’Assemblea dell’ONU il V rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). I risultati della ricerca sottolineano che la temperatura è aumentata di 0,85 °C nella bassa atmosfera terrestre dalla fine del XIX secolo e il livello degli oceani è salito di 19 cm. Per quanto riguarda le indicazioni per il futuro relativamente alle emissioni, non vi sono sconti e la prospettiva si rivela molto più drammatica di quanto non sia mai stato dichiarato nei rapporti precedenti: le emissioni mondiali a effetto serra dovranno diminuire tra il 40 e il 70 per cento entro il 2050 rispetto al 2010, e scomparire totalmente entro il 2100. Nel 2100 inoltre l’energia da fonti fossili dovrà essere eliminata completamente investendo gradualmente tutte le risorse per incentivare l’uso delle energie rinnovabili. Il rapporto indica inoltre che non c’è davvero più tempo, in 15 anni è indispensabile invertire la rotta per cercare di salvare il salvabile. Unica via d’uscita. Senza se e senza ma. È partendo da queste certezze scientifiche che la Cop 20 di Lima dovrebbe impostare i propri lavori puntando alla formulazione di un piano programmatico da presentare ed approvare al più importante e determinante appuntamento del 2015: la Cop 21 di Parigi. Scelte politiche che non dovrebbero essere subordinate al potere di...

read more

WINTER SCHOOL ENTITLE | Political Ecology and Research for Society

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su WINTER SCHOOL ENTITLE | Political Ecology and Research for Society

WINTER SCHOOL ENTITLE | Political Ecology and Research for Society

Entitle Intensive Course, Research for civil society Rome December 2014 WINTER SCHOOL ENTITLE | Political Ecology and Research for Society From 14 to 18 December, the CDCA, in collaboration with A SUD, are organizing in Rome a week of Winter School of Political Ecology and several public activities inside of [ENTITLE PROJECT->https://cdca.it/spip.php?article2176&lang=en]}, the European doctoral program funded by the European Commission which is partner CDCA. At week’s meeting are present more than twenty graduate students from all over the world and numerous speakers and academics from various European countries.   In addition to the Winter School, within the week of initiatives are planned public events and one “Toxic Tour” on the territories of “BIOCIDE” in Campania.   PROGRAM INITIATIVES –14th December, Sunday | Toxic Tour 1 day-visit in Naples: a biocide tour that will take the international delegation in the areas of environmental devastation in Campania (South of Itlay) see the program here –15-16-17 December | Three days of the PhD program on the themes of Research for civil society. The course will be held in English and will be open for free on the selection of a small number of external participants with minimal training Master / PhD. 15th December Understanding the interface between social scientists and civil society actors 16th December The practice of social science-civil society interface on the ground (plus public event Geographies of environmental conflict: experience and knowledge from eco-resistance) 17th December Tools and challenges of the social science-civil society interface and collaboration -Those interested in participating can send CV and motivation letter in English by December 9 to info@cdca.it Full details of the course in the program in PDF –16 December, Tuesday h.17.30 | A public lecture “Geographies of environmental conflict: experience and knowledge from eco-resistance” Location: University Roma 3 (Metro Marconi). Speakers -* Stephanie Roth, Goldman Prize 2004, Stop TTIP campaign -* Marco Armiero, Environme ntal Humanities Laboratory, Royal Institute of Technology, Stockholm -* Federica Giardini, Prof. of Political Philosophy, Roma 3 University -* Christos Zografos, Entitle coordinator, ICTA, Universitat Autònoma de Barcelona Moderation and conclusion by Salvatore Altiero, A Sud/CDCA The conference will be in Italian: English speakers will be translated into Italian The event is open to the public, no registration required. For information write to lucie.cdca@gmail.com –18 December, Thursday | Presentation of the book Teresa and the other – Stories of women in the war bells waste of Marco Armiero Click here to see the agenda of Entitle Intensive Course | Research for civil society This research project is funded by the European Commission’s Seventh Framework Programme (FP7/2007- 2013) Support for training and career development of Researchers (Marie Curie) – Networks for Initial Training...

read more

Why Nicaragua’s canal could spell environmental disaster, and possibly revolution

Posted by on 12:00 am in News | Commenti disabilitati su Why Nicaragua’s canal could spell environmental disaster, and possibly revolution

Why Nicaragua’s canal could spell environmental disaster, and possibly revolution

Construction is about to begin on a massive, Chinese-built canal through the heart of Nicaragua — but there are many people who want to stop it [By Sami Grover on [mnn.com->http://www.mnn.com/earth-matters/wilderness-resources/stories/why-nicaraguas-canal-could-spell-environmental-disaster], 15th december 2014] Lake Nicaragua is the largest reservoir of drinking water in Central America, not to mention an important source of both irrigation water and eco-tourism revenue for one of the poorest nations in the region. For these reasons alone, it would be reasonable to assume that dredging a canal through it would only be done with extreme caution and with careful assessment of the possible environmental and economic interests. Not so, say a growing number of conservationists, scientists, farmers and indigenous rights activists. And with construction on a 173-mile, $50 billion inter-ocean Nicaraguan canal set to begin before the end of December, many fear that time may be running out to stop this mega-project. As reported in a story over at NPR, plans for a canal cutting through Nicaragua and connecting the Pacific and Atlantic oceans have been around since before the Panama Canal was completed in 1914. Due to a combination of engineering challenges, threats from volcanic activity and projected costs — and competition from the Panama Canal — those plans have never came to fruition. With global shipping continuing to grow, however, the Nicaraguan government recently granted rights to a Chinese-based private company, the HK Nicaragua Canal Development Investment Company (operating as the HKND Group), to construct the canal, which will also include a rail line, an oil pipeline and deep water shipping terminals at either end. HKND will retain rights to operate the canal for the next 100 years. On the one hand, the country’s government claims the mega-project could create hundreds of thousands of jobs and kickstart astronomical growth in this cash-poor nation. On the other hand, it could cause ecological disaster and social unrest. As detailed in a recent opinion piece on Nature.com, there have been no independent environmental assessment reports of the proposed canal, and no requirement to make the assessments undertaken by the HKND Group available to the Nicaraguan public, say the authors Axel Meyer, professor of zoology and evolutionary biology at the University of Konstanz, Germany, and Jorge A. Huete-Pérez, director of the Centre for Molecular Biology at the Universidad Cenroamericana, Managua, Nicaragua, and the president of the Nicaraguan Academy of Sciences. Here’s just some of the reasons why Meyer and Huete-Pérez are so concerned: In our view, this canal could create an environmental disaster in Nicaragua and beyond. The excavation of hundreds of kilometres from coast to coast, traversing Lake Nicaragua, the largest drinking-water reservoir in the region, will destroy around 400,000 hectares of rain forests and wetlands. The accompanying development could imperil surrounding ecosystems. Some 240 kilometres north of the most likely route of the canal lies the Bosawas Biosphere Reserve — 2 million hectares of tropical forest that is the last refuge of many disappearing species. Less than 115 kilometres to the south is the Indio Maiz Biological Reserve, with more than 318,000 hectares of tropical dry forest. Worse still, the probable canal route cuts through the northern sector of the Cerro Silva Natural Reserve. They also warn that the canal could lead to saltwater seepage into Lake Nicaragua itself, not to mention the introduction...

read more