Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
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- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
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- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
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read moreSta arrivando il Giudizio Universale
Al via la prima causa legale contro lo Stato sui cambiamenti climatici: anche l’Italia chiede giustizia e politiche più ambiziose. Quale regalo migliore potevano fare associazioni, cittadini e comitati territoriali attivi da anni sulle questioni ambientali per il giorno mondiale dell’ambiente, se non annunciare l’avvio della prima causa legale contro lo Stato Italiano per l’inazione rispetto ai cambiamenti climatici? In questi mesi, mentre i politici italiani facevano battute sul riscaldamento globale confondendo meteo e clima e mettendo in mostra la propria ignoranza a suon di tweet, i promotori della Campagna Giudizio Universale, comprendendo la situazione di emergenza climatica esistente, hanno individuato i responsabili e hanno deciso di sfidarli per chiedere il riconoscimento dei rischi che i cambiamenti climatici pongono al rispetto dei diritti umani fondamentali. In continuità con gli oltre mille contenziosi climatici presenti a livello globale – si pensi per esempio al caso olandese in cui i cittadini e la fondazione Urgenda hanno vinto il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna, imponendo al governo di rivedere le proprie politiche climatiche – i cittadini italiani hanno deciso di fare lo stesso. Gli studi scientifici e gli stessi documenti ministeriali italiani parlano chiaro: non prenderli sul serio sarebbe un errore di sottovalutazione irrimediabile. L’Italia, che è parte del cosiddetto gruppo dei Paesi sviluppati, e che è quindi tra i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra a livello globale, nel 2017 aveva ridotto le proprie emissioni di appena il 17.4% rispetto al 1990. Dal 2015, le nostre emissioni stanno diminuendo talmente poco da sembrare pressoché stabili. È di pochi mesi fa la pubblicazione di ISPRA che specifica che, con le politiche attuali, l’Italia non riuscirà a raggiungere neanche l’obiettivo (poco ambizioso) definito in ambito europeo per il nostro Paese, ovvero di ridurre entro il 2030 del 33% le emissioni di gas serra del settore non-ETS rispetto al 2005. E se per le istituzioni la soluzione sono la SEN (Strategia Energetica Nazionale, 2017) e la proposta di Piano Energia e Clima (2018), dobbiamo essere ancora più preoccupati. I target di riduzione delle emissioni elaborati nei due documenti per il futuro sono del tutto insufficienti rispetto a quanto la comunità scientifica ci chiede per sperare di avere qualche probabilità di mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia cruciale di +1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo l’analisi commissionata dalla European Climate Foundation, anche la proposta di Piano Nazionale Energia e Clima infatti, ultimo documento strategico in termini di politiche climatiche, è di gran lunga troppo poco ambiziosa. Eppure, gli impatti dei cambiamenti climatici sono sempre più tangibili. Alberi caduti a terra come tessere del domino, precipitazioni così intense da creare disagi su tutto il territorio, trombe d’aria che evocano uragani di terre lontane: sono queste le immagini che mostrano l’effettiva vulnerabilità dell’Italia ai cambiamenti climatici. E cosa ci aspetta per il futuro? Secondo quanto specificato dallo stesso Ministero dell’Ambiente nel Rapporto sullo stato delle conoscenze scientifiche su impatti, vulnerabilità ed adattamento ai cambiamenti climatici in Italia l’incremento delle temperature, la maggior frequenza di eventi meteorologici estremi e la riduzione delle precipitazioni annuali medie e l’innalzamento dei mari, si tradurranno sia sui territori in termini di perdita di aree costiere, di ghiacciai e di copertura nevosa, sia in impatti diretti su specifici settori come l’agricoltura, la produzione alimentare, il turismo e il patrimonio culturale. Anche...
read moreLe città in pericolo a causa del climatechange
Sai che entro il 2100 al alcune delle nostre città più belle potrebbero scomparire a causa dei Cambiamenti climatici? Sono in pericolo anche siti archeologici come Paestum, Pompei, Siracusa, Noto e gli scavi dell’antica città di Efeso, in Turchia. Scopri cosa puoi fare GiudizioUniversale...
read moreGiudizio Universale: Facciamo Causa
Prende il via oggi 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo” che precede il deposito, previsto in autunno, della prima causa legale intentata in Italia contro lo Stato per l’inazione di fronte ai cambiamenti climatici. Giudizio Universale è una campagna promossa da movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini, nata per preparare il terreno ad un processo senza precedenti nel nostro paese, che ha l’obiettivo di chiedere ai giudici di condannare lo Stato per la violazione del diritto umano al clima. Il livello della minaccia rappresentata dagli stravolgimenti climatici e la debolezza delle misure messe in atto dagli Stati destano una crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, che si organizza attraverso mobilitazioni sempre più intense a livello internazionale. Il movimento per la giustizia climatica rappresenta oggi uno dei fenomeni più rilevanti sulla scena internazionale, denunciando senza sosta l’immobilismo dei poteri pubblici nella protezione dei diritti umani connessi al clima. Da questo punto di vista, l’Italia non fa eccezione. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C. Serve un deciso cambio di passo per invertire la rotta nei prossimi 11 anni, o gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità. A soffrirne maggiormente saranno le comunità più deboli ed emarginate, ma anche il mondo occidentale è destinato a fare i conti con pesanti perdite economiche e con ricadute sociali, sanitarie e ambientali. Anche in Italia, infatti, si rischia un innalzamento eccezionale delle temperature (soprattutto in estate), l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, episodi di precipitazioni intense) e una riduzione delle precipitazioni medie annue e dei flussi fluviali. Di qui nasce il boom di contenziosi – ad oggi più di 1000 in tutto il mondo – che vedono la società civile in oltre 25 paesi portare alla sbarra lo Stato, le imprese o singoli progetti dal forte impatto sul clima. In Olanda, nel 2015, un migliaio di persone hanno fatto causa allo Stato per le scarse politiche climatiche, vincendo il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna che impongono al governo di rivedere i suoi piani. È giunto il momento di fare lo stesso in Italia. In autunno, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese: la campagna Giudizio Universale è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnate in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata. Per saperne di più...
read moreRassegna Stampa – Giugno 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 28 GIUGNO 2019 DAI TERRITORI: SEA WATCH: -Una decina di attivisti della rete Restiamo umani, in mobilitazione permanente da tre giorni per manifestare la propria contrarietà alla linea dura dei porti chiusi, con la nave della Ong tedesca, capitanata da Carola Rakete, ferma ad un miglio davanti al porto di Lampedusa. Video su RomaToday – Nel quindicesimo giorno in mare, a bordo della nave della ong rimangono ancora 40 persone. Con naufraghi ed equipaggio anche la delegazione di parlamentari. Intanto, un barchino con 16 tunisini a bordo è sbarcato a Lampedusa. Articolo su IlFattoQuotidiano -Carola Rackete potrebbe essere accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma per il momento non è stata aperta alcuna inchiesta giudiziaria. D’altro canto tutto è avvenuto alla luce del sole e anche in passato questo tipo di accuse è stato archiviato. Un’altra accusa che potrebbero muovere contro la comandante è quella di non essersi fermata all’alt delle autorità italiane. Articolo su Internazionale GRANDI OPERE: Marco Ponti, capo della task force di esperti economisti incaricati di redigere l’analisi costi-benefici dei progetti delle infrastrutture del paese, ha scaricato Danilo Toninelli, che lo aveva ingaggiato. Articolo su IlFattoQuotidiano PONTE MORANDI: Con un sordo boato, la dinamite e il plastico collocati su piloni e stralli delle pile 10 e 11 dell’ex viadotto Morandi hanno fatto collassare la struttura. A 11 mesi dalla tragedia che ha sconvolto Genova, nella zona est del cantiere lungo il fiume Polcevera può definitivamente partire la ricostruzione. Articolo e video su Tgcom24 RIFIUTI: Il costo di smaltimento dei rifiuti in discarica è oggi di circa 110 euro a tonnellata, una somma “troppo bassa” secondo Legambiente che nel presentare il rapporto “Rifiuti zero, impianti mille” ha ricordato che in Italia nel 2017 c’erano 383 discariche rispetto a 1.700 impianti della filiera del riciclo. Articolo su Ansa G20: Se il vertice organizzato a margine del G20 di Osaka, si incaglierà sul tema del commercio, al centro di un negoziato ormai da mesi, l’escalation della tensione tra la Cina e gli Stati Uniti andrà avanti e coinvolgerà altri ambiti. Le conseguenze colpiranno il mondo intero a causa delle dimensioni dei due paesi e della destabilizzazione che ne seguirà. Articolo su Internazionale CIBO: Niente più aste sul cibo. La norma, votata ieri alla Camera, passa ora all’esame del Senato. Un testo che l’associazione Terra! ha fortemente promosso per cancellare una pratica che impoverisce l’agricoltura e crea le precondizioni perché si verifichino fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato. Articolo su LaStampa CALDO: L’Europa e ,in particolare l’Italia, ribolle. Nei prossimi giorni le temperature nel Nord Ovest toccheranno i 42-43 gradi, mentre nel Nord e nel Centro i 39-40 gradi. Allarme per i 50mila senza tetto. A rischio, secondo il ministero della Salute, anche” persone sane e attive e non solo i gruppi a rischio come bambini, anziani e malati”. Articolo su IlFattoQuotidiano DAL MONDO: USA: il Dipartimento della Difesa Usa è uno dei maggiori emettitori di gas nocivi al mondo. Supera, da solo, molti Paesi anche di media grandezza. Una delle cause risiede nei maxi contingenti all’estero. Articolo su LaStampa TURCHIA: Un’intervista a Serena Tarabini sulla vittoria a Istanbul di Imamo?lu, candidato dell’opposizione a Erdo?an. La...
read moreUn milione di specie a rischio
Oltre un milione di specie a rischio: il rapporto ONU è la prima valutazione globale sulla biodiversità, frutto di tre anni di censimenti, analisi di dati da parte di diverse centinaia di esperti. Negli ultimi secoli per mano dell’uomo sono già scomparse 680 specie di vertebrati, e tante altre le stiamo perdendo. Tra le cause principali, oltre al clima, ci sono i comportamenti dell’uomo e gli scarsi interventi politici per regolamentare lo sfruttamento delle terre e delle risorse naturali. La perdita di biodiversità avrà un impatto diretto su ciascuno di noi: dal cibo all’energia, dall’acqua potabile alla produzione di farmaci fino all’assorbimento del CO2. C’è bisogno di rispettare il pianeta per farlo sopravvivere...
read moreRassegna Stampa – Maggio 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 31 MAGGIO 2019 DAI TERRITORI: CBD: Cannabis light, per la Cassazione è reato il commercio dei derivati. La sentenza delle sezioni unite penali è destinata ad avere un impatto enorme: il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro in crescita a tassi del 100% l’anno. Articolo su RomaToday ACQUA: “Intendiamo denunciare un servizio che descrive una realtà distorta e riporta una serie di dati e notizie che non hanno alcun fondamento ma che hanno acquisito credito solo perchè diffusi dai media mainstream su impulso di Utilitalia, ovvero l’associazione delle società che gestiscono il servizio idrico.” Comunicato del Forum dei movimenti per l’Acqua Pubblica MIGRANTI: Sono rimasti in carcere per 10 mesi con l’accusa di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma ieri il Tribunale di Trapani ha assolto i due migranti, Ibrahim Tijani Bushara, sudanese di 31 anni, e Ibrahim Amid, 26enne ghanese, che nel luglio 2018 avevano dirottato il rimorchiatore civile Vos Thalassa che li stava riportando in Libia. Articolo su IlFattoQuotidiano AMIANTO: “In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto e questa situazione sta provocando un fenomeno epidemico con 6.000 decessi ogni anno di mesotelioma (1.900), asbestosi (600), e tumori polmonari (3.600)”. Articolo su Repubblica ILVA: Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha disposto il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale dell’ex Ilva diTaranto per “introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie”. Articolo su IlFattoQuotidiano STADIO AS ROMA: Stadio della Roma: da Tor di Valle a Fiumicino? Torna in auge la candidatura avanzata nel 2017 dalla città aeroportuale che dispone di collegamenti stradali e ferroviari già a regime e di aree, edificabili, che non sono soggette a vincoli. Articolo su RomaToday OLIO: Secondo i dati diffusi oggi da CircOILeconomy, nel 2017 in Veneto sono state raccolte 27.122 tonnellate di olio lubrificante usato, il 99% delle quali sono state avviate a riciclo tramite rigenerazione. Ciò ha comportato un significativo risparmio sulle importazioni di petrolio del Paese pari a circa 10 milioni di euro (circa il 15% del totale nazionale). Articolo su Rinnovabili SARNO: Bottiglie, flaconi, bicchieri, buste, confezioni per alimenti e tanti altri contenitori e imballaggi in plastica usa e getta sommergono l’area marina in prossimità della foce del fiume Sarno in Campania. È quanto emerge dalle attività di ricerca e documentazione svolte da Greenpeace e Castalia nell’ambito del Tour MayDaySOSPlastica. Articolo su Open MARE: Almeno 33 città stanno rischiando l’immersione visto andamento all’aumento di 30 cm del Mediterraneo nel corso degli ultimi 1000 anni e che nei prossimi 100 potrebbe triplicare. Articolo su GloboChannel DAL MONDO: CITTA’ FANTASMA: Ordos è la più grande città fantasma della Cina. Venne costruita nei primi anni 2000 con la speranza di creare un nuovo epicentro per la cultura, la politica e l’economia, ma così non è accaduto. Video su BusinessInsider COSTARICA: Il primo paese al mondo ad annunciare di volersi liberare dell’uso della plastica entro il 2021 a tutela della biodiversità che ospita (6% di quella mondiale) e da re un’indirizzo all’ecoturismo. Articolo su GloboChannel GRETA: L’attivista Greta Thunberg ha incontrato a Vienna il segretario generale dell’Onu, António Guterres, e l’attore (ambientalista) Arnold Schwarzenegger. Insieme hanno parlato di come affrontare la crisi climatica. Articolo su LifeGate FISCAL COMPACT: Nel...
read moreRassegna Stampa – Aprile 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 30 APRILE 2019 DAI TERRITORI: AMIANTO: il Tavolo presieduto da Raffaele Guariniello, che produrrà un testo unico sull’Amianto, potrà essere un po’ il punto di riferimento che Costa dice di voler presentare entro la fine dell’estate alla presidenza del Consiglio dei ministri per l’approvazione e andare poi in Parlamento. Articolo su Ansa NON UNA DI MENO: Non Una di Meno Roma è scesa in piazza la scorsa settimana per difendere gli spazi femministi della città mentre la sindaca Raggi veniva travolta dall’ennesimo scandalo per nuove intercettazione telefoniche. La mobilitazione era stata lanciata durante le giornate di Verona «per difendere gli spazi femministi, aprirne di nuovi e risignificare tutto lo spazio che attraversiamo». Articolo su DinamoPress ABRUZZO: E se chiudessero il traforo del Gran Sasso? A decidere il blocco del traffico sull’autostrada A24 è stato l’ente Strade dei Parchi di fronte all’accusa di non aver effettuato gli interventi necessari per la messa in sicurezza del tunnel. L’ente ha respinto ogni responsabilità e ha risposto decidendo la chiusura del traforo dal 19 maggio, a tempo indeterminato. Articolo su LaStampa CASA: Il presidente dell’INPS ha incontrato una delegazione di Asia/USB per discutere il tema della dismissione che sta tenendo col fiato sospeso molte famiglie a Magliana e Dob Bosco. Fascetti: “Avviato il confronto, ora si deve andare avanti”. Articolo su RomaToday ACCOGLIENZA: Le misure legislative volute da Salvini distruggeranno gli Sprar e la buona accoglienza, produrranno migliaia di licenziamenti e consegneranno le vite di decine di migliaia di migranti nelle mani di tre multinazionali dedite solo al profitto. La rete Restiamo Umani chiama a mobilitarsi a Roma, venerdì 3 maggio, sotto la sede di una di queste: la Ors. Articolo su DinamoPress. Evento delle Rete Restiamo Umani di venerdì 3 maggio a Roma DEBITO: Una settimana di polemiche sul cosiddetto «salva-Roma» ha infiammato il dibattito sui giornali su un problema che non c’è. E ha fatto dimenticare il problema che c’è. Quello che non c’è è una presunta crisi del debito comunale, la cui esplosione metterebbe in pericolo i conti pubblici. Il problema che c’è, praticamente ignorato negli ultimi giorni nonostante la fulminea passione generalizzata per la finanza locale, è invece il peso del debito sui bilanci di molti piccoli Comuni sotto i 5.000 abitanti. Articolo su IlSole24Ore RIFIUTI: Il costo della gestione dei rifiuti aumenta dello 0,6%; tra il 2017 e il 2018 l’indice cresce anche perché trainato dagli acquisti di beni e servizi (più 1,4%), a fronte di riduzioni per le spese del personale (meno 1,2%) e del costo d’uso del capitale (meno 1%). Così l’Istat nell’aggiornamento al 2018 degli indici annuali dei costi di gestione dei rifiuti. Articolo su Ansa DISOCCUPAZIONE: L’ufficio statistico dell’Ue ha censito 280 Regioni europee e ha constatato che trenta di queste hanno un tasso di disoccupazione di almeno il 13,8%, pari cioè al doppio della media comunitaria. Di queste 12 si trovano in Grecia, 8 in Spagna, 5 in Francia e altre cinque in Italia e sono tutte del sud. Articolo su EuToday SPAZI SOCIALI: La lista degli sgomberi stilata dal Viminale contro le occupazioni non è solamente l’ultimo atto di una storia di ritorsioni contro la realtà autogestite romane. E neanche...
read moreLa crisi e il sonnambulo
[di Cecilia Erba per CDCA] “Stiamo camminando come sonnambuli verso una crisi?”. Con questa domanda inizia l’edizione 2019 dell’annuale Rapporto sui Rischi Globali, redatto dal Forum Economico Mondiale (World Economic Forum – WEF). Il rapporto viene sviluppato sulla base di una indagine sulla percezione dei rischi di circa 1000 decisori del settore pubblico, privato, accademico e della società civile, rischi che “si stanno intensificando, ma non sembra esserci volontà collettiva di affrontarli”. La top five dei rischi sia in termini di probabilità che in termini di impatto è dominata, ormai da quasi dieci anni, da fenomeni legati all’ambiente e al clima, dalla perdita di biodiversità, agli eventi meteorologici estremi, passando per catastrofi naturali, crisi del sistema idrico, ma anche fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Queste vulnerabilità sono chiaramente strettamente collegate ad altri possibili fenomeni sociali, economici e geopolitici, come la crisi alimentare, la diffusione rapida di malattie infettive, i gravi shock dei prezzi energetici, i conflitti tra Stati, l’aumento delle disuguaglianze. Ogni aspetto della nostra vita in realtà potrebbe potenzialmente essere influenzato dalla crisi ambientale e climatica. Non sorprende che queste preoccupazioni siano in cima alla lista, visto il tragico bilancio del 2018: Dagli incendi che hanno distrutto la California e la Grecia, agli uragani che hanno imperversato sulle coste statunitensi, delle filippine e delle Hawaii, l’ondata di calore in Pakistan, fino alle inondazioni in Corea del Nord, Nigeria, Giappone e India, l’ultimo anno ha reso evidente che non siamo più sull’orlo di una crisi climatica, ormai ci siamo entrati dentro. Dall’altro lato, il mondo sembra essere “fuori controllo”, come recita l’azzeccato sottotitolo del rapporto di quest’anno: Perseguire obiettivi comuni diventa sempre più complicato nell’attuale scenario di frammentazione del panorama internazionale e della società civile, accompagnata dall’ascesa di forze politiche estremiste e populiste. L’indebolimento del multilateralismo e degli accordi internazionali, in favore della cieca rivendicazione di quelle che vengono percepite come priorità per lo Stato, rende sempre più difficile affrontare in maniera coordinata ed efficace sfide che necessitano di una risposta globale, come quella del cambiamento climatico. Il clima continua infatti a scivolare sempre più in basso nelle agende nazionali, a partire da quella americana, con il Presidente Trump, che deride l’argomento (notevole il tweet durante l’ondata di gelo negli Stati Uniti dello scorso gennaio, “Ci vorrebbe un po’ del caro, vecchio riscaldamento globale”) e rilancia l’industria dei combustibili fossili, o nel Brasile di Bolsonaro, che ha definito il cambiamento climatico “un complotto marxista per reprimere la crescita economica nei Paesi capitalisti democratici e favorire la Cina”. Né va tanto meglio in Italia, tra l’attacco agli “ambientalisti da salotto” di Salvini, dopo i grossi danni inferti dal maltempo nel bellunese, e il negazionismo climatico del Movimento Cinque Stelle. E così continuiamo a camminare dentro la crisi, invece che cercare di uscirne. Tuttavia, tutt’altro che sonnambuli erano il milione di giovani dei 112 Paesi che hanno preso parte, lo scorso 15 marzo, allo sciopero globale per il clima, rispondendo all’appello di Greta Thunberg, la quindicenne svedese che a partire dall’agosto del 2018, ogni venerdì ha saltato la scuola per scioperare di fronte al Parlamento, e del movimento giovanile internazionale che è nato da questa protesta, il #FridaysForFuture. Ed erano ben sveglie le oltre 100.000 persone che il 23 marzo sono scese in piazza in Italia sull’onda di questo movimento, per continuare a chiedere politiche di...
read moreL’Economia Circolare in Italia e il sostegno alle imprese innovative del Sud: con mappatura e networking si scrive il futuro
[di Alessandra Gasco] Quante imprese sul territorio italiano si sono orientate a una produzione sostenibile? Le ragioni dell’economia possono sposarsi alle istanze ormai non più rinviabili di protezione dell’ambiente? A dare una risposta a queste domande contribuisce un’iniziativa ambiziosa che intende agire su più fronti: l’Atlante dell’Economia Circolare, progetto avviato da Ecodom e CDCA poco più di un anno fa e che già sta portando risultati degni di nota. Il primo: dimostrare che l’Economia Circolare in Italia è una realtà viva e in continua crescita, presente su tutto il territorio nazionale seppur con numeri e concentrazioni diverse. Il secondo: la creazione di un network tra queste imprese, che spesso non sono neanche consapevoli dell’esistenza di altre realtà che si basano sugli stessi principi e con le quali è possibile creare sinergie volte alla crescita e al rafforzamento del proprio mercato. E più queste realtà crescono in numero e dimensioni, più fanno rete, più diventano un interlocutore forte e presente, più anche la politica deve – o dovrà – rendersi conto della loro esistenza e predisporre gli strumenti che le supportino: se infatti i dati dimostrano come l’Italia sia un esempio virtuoso in Europa per quanto riguarda l’Economia Circolare, dall’altra parte sembra che proprio l’assenza di specifici strumenti legislativi sia uno dei motivi principali della difficoltà di queste aziende nel ritagliarsi un ruolo di rilievo nel tessuto economico. Situazione in cui non aiuta anche lo storico e ormai noto “nanismo” dell’impresa italiana, frammentata in una miriade di iniziative lodevoli e lungimiranti, ma che non presentano le dimensioni necessaire a far sentire la propria voce in modo forte e coordinato. L’Economia Circolare in Italia: un Atlante variegato La mappatura delle esperienze di Economia Circolare è ormai giunta a circa 200 realtà inserite nell’Atlante ed è in costante aumento: alla base del progetto, un Comitato Scientifico composto da esperti di settore nel campo dell’economia ambientale e della sostenibilità, che ha individuato precise linee guida e un codice etico, che diventano conditio sine qua non per far parte di questo parterre di imprese virtuose. “Nel processo di mappatura delle realtà italiane – afferma Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – ci siamo resi conto che agroalimentare e sociale rappresentano le espressioni più naturali di economia circolare: food sharing contro lo spreco alimentare, filiere agroalimentari circolari, cibo recuperato, tutela del km zero sono solo alcuni esempi. Questo dimostra che l’Italia è un paese capace di valorizzare le risorse del suo territorio privilegiando un modello rigenerativo che punta alla circolarità: è quello che vogliamo raccontare con la nostra piattaforma”. A guidare la classifica delle imprese mappate è la Lombardia (20,6%), quindi Lazio (17%), Toscana (12%), Emilia Romagna (8%) e Veneto (5,3%): per quanto riguarda le singole città, il primo gradino del podio è occupato da Roma (27 realtà di economia circolare mappate), seguita da Milano (25), Bologna e Firenze a pari merito (8). Nonostante esperienze di questo genere siano state mappate anche nelle regioni del Sud Italia, proprio il meridione sembra fare più fatica a far proprio questo modello economico e sociale: il che indica la necessità di iniziative rivolte proprio a questi territori. Colmare il divario tra settentrione e meridione: il progetto CircularSud “Promuovere sistemi di produzione e consumo responsabili in Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna attraverso iniziative di scambio di esperienze tra realtà...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.