Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
Ascolta l’episodio
- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
Guarda la diretta
- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
La Campagna Giudizio Universale in azione
Il 25 settembre, a Roma, Napoli, Genova, Colleferro, Lanciano, Palermo e Venezia attivisti in piazza con ombrelloni, maschera e boccaglio nel giorno in cui l’IPCC lancia il nuovo report sugli oceani: “Portiamo l’Italia in tribunale per non finire sott’acqua”. Decine di attivisti della campagna “Giudizio Universale” hanno posato in costume da bagno nei luoghi simbolo di 7 città italiane. Il flashmob, organizzato nell’ambito della settimana di mobilitazioni del movimento Fridays For Future e nel giorno di lancio del nuovo rapporto dell’IPCC sull’innalzamento dei mari, vuole creare attenzione intorno ai disastri cui l’Italia e il mondo vanno incontro se la politica non cambia la direzione dello sviluppo. Fra sedie sdraio, ombrelloni, maschere e boccagli, gli attivisti di Giudizio Universale a Roma, Napoli, Genova, Palermo e Venezia hanno lanciato un messaggio allo Stato italiano, che nei prossimi mesi sarà bersaglio di una causa legale per il suo immobilismo davanti al cambiamento climatico: senza un’azione radicale per evitare l’aumento delle temperature oltre gli 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, intere città saranno sommerse dall’aumento del livello dei mari o sferzate da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e intensi. Le conclusioni del rapporto IPCC diffuso oggi non lasciano spazio agli equivoci: anche con un aumento di soli 2 °C delle temperature medie planetarie, si rischia la scomparsa di una parte consistente della fauna marina, la migrazione di oltre 280 milioni di persone per l’innalzamento del livello dei mari e la fusione di un terzo del permafrost nell’emisfero nord. Centinaia di città costiere in tutto il mondo finiranno sommerse entro fine secolo, mentre entro il 2100 i danni da alluvione aumenteranno di 2-3 ordini di grandezza, ovvero fra le 100 e le 1.000 volte. Gli oceani e la criosfera forniscono ossigeno e acqua dolce, regolano i modelli meteorologici e aiutano a mitigare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici. Gli oceani sono infatti sia uno straordinario serbatoio di carbonio – perché assorbono un quarto della CO2 emessa dall’uomo – che un fondamentale regolatore della temperatura: dal 1970 ad oggi hanno sottratto all’atmosfera oltre il 90% del calore aggiuntivo generato dalle emissioni di gas serra. Senza queste “spugne marine”, il riscaldamento globale avrebbe già reso la superficie della Terra intollerabilmente calda per la nostra specie. “Abbiamo una scelta chiara davanti a noi – commentano gli attivisti di Giudizio Universale – Restare a guardare mentre le nostre comunità rischiano di finire sott’acqua o agire subito per migliorare la salute degli oceani, proteggere le persone e l’ambiente. I rischi che affrontiamo sono reali e avranno conseguenze disastrose per milioni di persone e per gli ecosistemi più vulnerabili del pianeta. L’Italia finora non ha fatto abbastanza, per questo faremo causa allo Stato con l’intento di costringerlo a rispettare il diritto umano al clima”. La Campagna Giudizio Universale Giudizio Universale è il titolo della campagna che porterà al deposito della prima causa legale contro lo Stato italiano per le sue inadempienze in tema di politiche climatiche. Attraverso un processo civile, i promotori – 50 associazioni, comitati e organizzazioni – vogliono ottenere una condanna dell’Italia per la violazione del diritto umano al clima. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C. Serve...
read moreRASSEGNA STAMPA – settembre 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 30 SETTEMBRE 2019 DAI TERRITORI: CLIMA: Ultimi giorni di questo clima ancora estivo, infatti un’improvvisa migrazione verso il Regno Unito dell’alta pressione attualmente sull’Italia, favorirà la discesa di una massa d’aria fredda di origine polare. Articolo su Repubblica CONFEDERALISM:Il 5 e 6 ottobre al Teatro Palladium a Gabatella avrà luogo la Conferenza internazionale sul Confederalismo democratico, in cui intellettuali e attivisti con diverso background, provenienti da tutto il mondo discuteranno di scienze politico-sociali, capitalismo e nuove prospettive per il Kurdistan e il Medio Oriente. Tutte le info su Confederalism ACQUA: L’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene così prezioso.Tutti i governi che dal Referendum del 2011 si sono succeduti in questo paese (centro-destra, centro–sinistra e giallo-verde) non hanno recepito questa decisione del popolo italiano. Come si comporterà il cosidetto Governo Giallo-Rosso? Articolo su ComuneInfo RIFIUTI: – Lo scontro tra Comune e Regione si riaccende, dopo un periodo di distensione forse frutto del nuovo clima collaborativo tra M5s e Pd a palazzo Chigi. Nelle prossime ore arriverà dalla Pisana la nuova ordinanza, una proroga della precedente emanata il 5 luglio. Video manifestazione di Rocca Cencia e Articolo su RomaToday – Il business dell’immondizia in Italia vale 28 miliardi. Ed è in mano a società controllate da poche famiglie che prosperano quando scoppia l’allarme. Articolo su Repubblica APPROFONDIMENTI: Diritti umani e ambiente, una battaglia comune. Articolo su Left GLOBAL STRIKE: Migliaia di giovani sono scesi e scese in piazza in tutta Italia. Ma più dei numeri contano creatività, innovazione e carica di questo nuovo movimento ecologista che sta scuotendo il pianeta. Le foto e le diretta da Roma, Trento, Taranto e Bologna su DinamoPress FINANZA: Oltre trenta tra banche centrali e autorità di regolamentazione hanno unito le proprie forze nel nuovo “Network for Greening and Financial System”, pronte a rilanciare investimenti finanziari sul “verde”. Non si tratta naturalmente di salvare il pianeta, ma di salvare il capitalismo facendo finta di salvare il pianeta. Articolo su ComuneInfo DAL MONDO: OCEANI:. Uno studio del 2017 pubblicato su Nature che ha utilizzato modelli climatici, ha rivelato che nei prossimi decenni la quantità di acqua sciolta potrebbe rallentare l’Amoc, nota anche come Corrente del Golfo. Articolo su BusinessInsider ALBERI: Oltre la metà delle specie di alberi endemici d’Europa rischia di sparire. È la preoccupante conclusione a cui arriva l’ultimo rapporto dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), organizzazione non governativa internazionale che si occupa di valutare lo stato delle specie di animali e vegetali conosciute. Articolo su Repubblica GIUSTIZIA AMBIENTALE: . Un sindacalismo per la giustizia climatica potrebbe usare le disposizioni in materia di istruzione, salute e sicurezza dei contratti collettivi per migliorare le competenze dei lavoratori e ristrutturare le aziende, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbone e migliorare le norme sul lavoro. Articolo su DinamoPress ESA: Dallo spazio attraverso i satelliti, che sono anche europei, arrivano una valanga di dati preziosi per l’ambiente. Intervista a Simonetta Cheli, capo delle strategie e dei programmi dell’osservazione della terra dell’Agenzia spaziale europea (Esa) su LaStampa BRASILE: – il focus ecologista del Sinodo indetto da Papa Francesco, ha scatenato una tempesta politica in Brasile, che controlla il 60 per cento circa della regione amazzonica e che...
read moreRacconto di viaggio per l’Italia avvelenata
[Maura Peca per il CDCA] Gela la riconosci sempre, da qualsiasi punto la osservi. Siamo a Niscemi affacciati dal belvedere, guardando la luce delle stelle proiettate sul buio del territorio circostante, ma una fiammella, in lontananza, coglie la mia attenzione. La stessa luce scostante dalle sfumature gialle, arancioni e rosse, continua a catturare il mio sguardo lungo la strada del ritorno che ci conduce a Gela. Un punto di riferimento se ti perdi. Un traguardo da raggiungere. Una costante presenza. Una luce calda che illumina le notti gelesi (e a volte anche le giornate), identificando la città. “È la torcia di scarico della raffineria”, mi spiega la mia guida, distogliendo un attimo gli occhi dalla strada mentre guida, guardandomi osservare autisticamente quella fiammella colorata. Torcia di scarico: come una definizione può non rendere giustizia all’immagine che si osserva. Di fatto quello che stavo guardando quella sera – e man mano che ci avvicinivamo aggiungevo contorni e forme – era un fuoco vivo che fuoriusciva da una cappa. Come la fiammata di un accendino continuativamente sfregato, così maestosa da essere visibile dal belvedere di una cittadina a 20 chilometri da Gela. Durante il toxic tour che Andrea* mi farà fare il giorno dopo, mi spiegherà che quel mostro mangia fuoco di solito sputa le sostanze più tossiche e si attiva quando gli impianti si bloccano, di solito per sovraccarico. È iniziato così il mio viaggio a Gela, in una tra le più impopolari mete turistiche estive. Ci vogliono almeno 2 – 3 ore se vogliamo vedere tutto, mi dice Andrea. Conosce da tempo a memoria il tour della contaminazione della città. Percorriamo il lungomare e mentre sulla destra bagnanti rumorosi assaporano il sapore dell’acqua salata, sullo sfondo la stessa fiaccola della sera precedente sfiamma un fuoco caldo. Siamo già in raffineria, mi dice subito dopo, mentre percorriamo la strada che ci conduce all’impianto industriale. Mi fa sorridere l’espressione, come se un impianto potesse dare un nome a un intero quartiere e non identificare semplicemente una struttura. E forse è un po’ così visto che tecnicamente non siamo dentro la raffineria eppure il campo visivo è ingombrato da elementi che riconducono alla presenza industriale: torri, tubature, trivelle. Siamo in raffineria senza esserne dentro. Arriviamo finalmente all’ingresso principale, scendiamo, e subito gli occhi della vigilanza si rivolgono a me che, con una risata sommessa, sto fotografando il cartello sopra un cestino per i rifiuti lì davanti: Raffineria di Gela Mantieni Pulito l’Ambiente. La mancata punteggiatura lascia spazio all’immaginazione: è un monito rivolto a essi stessi o è davvero un messaggio per far in modo che le persone centrino correttamente il cestino? Idrocarburi Policiclici Aromatici, canestro! Andiamocene dai, prima che ci seguano, che non voglio rogne oggi mi intima Andrea. Mi rimetto in macchina. La raffineria è ufficialmente chiusa dal 2014 eppure il polo produttivo è in parte attivo sebbene l’auspicata riconversione in green refinery sia ancora un miraggio. I lavori dovevano concludersi nel 2017 ma quel timing è stato sforato, così come quello di giugno 2019 annunciato durante l’assemblea degli azionisti Eni di quest’anno. Ad oggi non c’è nessuna nuova data da poter trasgredire, secondo fonti Eni infatti a giugno sono state avviate solo le prime attività produttive (in realtà solo il piccolo impianto Steam Reforming, alimentato a idrogeno). Non si conosce inoltre il destino degli impianti dismessi, né quello...
read more“I pesticidi nel bacino del Po”: rifornisce 20 milioni di italiani
[di Pietro Mecarozzi per il Fatto Quotidiano, 26 agosto 2019] Dai nostri rubinetti, nella frutta e nella verdura che mangiamo, forza trainante nella produzione sia industriale sia agricola. L’acqua dolce, quella ricavata dalle falde e dalle acque superficiali, ha un ruolo fondamentale nella nostra vita e pertanto deve rispettare determinati standard igienici e qualitativi. In Italia, molto spesso, questo non accade. Dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) arrivano dati inquietanti: il bacino demografico dipendente dalle acque del Po, circa 20 milioni di persone, attinge da falde contaminate da pesticidi. Dello stesso parere è anche l’Agenzia europea dell’ambiente, che evidenzia un’elevata percentuale delle acque di falda non in buone condizioni, mentre Greenpeace individua tra le principali minacce le grandi quantità di pesticidi, nitrati, fertilizzanti e antibiotici provenienti dagli allevamenti intensivi. Come se non bastasse, 350 mila persone delle province venete, stanno vivendo una vera contaminazione da Pfas, o acidi perfluoroacrilici, dopo che quest’ultimo ha inquinato in profondità la seconda falda più grande d’Europa. L’acqua che esce dai rubinetti viene dalle falde e dai fiumi italiani. Per la potabile vengono effettuati ulteriori controlli e applicati filtri, anche se in passato più volte è accaduto che sulle tavole di milioni di cittadini è arrivata acqua contaminata. C’è poi il dossier di Viterbo, ben noto alla Commissione europea tornata a bacchettare l’Italia a inizio 2019 in quanto sono stati “disattesi gli obblighi imposti dal diritto Ue sulla qualità delle acque destinate al consumo umano”. Sono circa 100 mila gli ignari abitanti dei comuni limitrofi che hanno bevuto per anni acqua con arsenico e fluoruri, in alcuni casi, come nel comune di Farnese, con valori due volte superiori ai limiti di legge. Cambiando regione, ai piedi del Gran Sasso due gli elementi potenzialmente inquinanti: i laboratori sotterranei dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e la galleria autostradali da oltre 10 km, minacciano l’acquifero che rifornisce circa 700mila persone tra L’Aquila, Pescara e Teramo con composti chimici di varia natura. Secondo il rapporto European Waters, un terzo delle falde acquifere in Italia è in pessime condizioni: solo il 58% di quelle sotterranee sono in buono stato, contro la media Ue del 74%, di cui il 34% è considerato “povero”, ovvero bisognoso di interventi per migliorarne la struttura chimica. Fra tutte il caso più grave è l’acqua del Po. L’arteria principale del Paese vanta un reticolo idrico, per concentrazione di popolazione e cluster industriali, tra i più capienti d’Italia, ma non per questo tra i più sicuri. “Quando i pesticidi giungono in falda, il processo di deterioramento si annulla, facendo sì che la contaminazione difficilmente possa essere rimossa”, spiega Pietro Paris, responsabile della Sezione Sostanze Pericolose dell’Ispra. “Dal bacino del Po si riforniscono circa 20 milioni di persone: vivendo, alimentandosi e facendo uso agricolo e industriale dell’acqua sotterranea”. Il risultato pertanto è di facile lettura: “Abbiamo riscontrato valori altamente sopra i limiti, sia nel fiume sia nelle riserve del sottosuolo. Prendiamo il caso dell’atrazina, vietata in Italia dal 1992: la concentrazione di questo erbicida è contenuta in superficie, mentre i dati riguardanti la falda evidenziano un tasso superiore di ben quattro volte rispetto ai limiti di legge”. Quindi il moto naturale del corso d’acqua ne limita effetti e durata, mentre l’immobilismo e la tenuta stagna della falda conserva le proprietà dei pesticidi da almeno...
read moreRassegna Stampa – Agosto 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 26 AGOSTO 2019 DAI TERRITORI: ROMA: – Secondo l’organizzazione umanitaria “Medici per i diritti umani”, che fornisce gratuitamente assistenza medica e sanitaria con il suo presidio mobile in diverse zone di Roma, gli ultimi sgomberi hanno reso la situazione esplosiva portando ad un aumento delle malattie psicologiche e mentali, dovuto all’estrema precarietà sia abitativa che lavorativa in cui queste persone si trovano a vivere. Articolo su IlFattoQuotidiano – Nonostante l’annuncio dell’avvio del cantiere per lo smantellamento della sopraelevata che corre lungo stazione Tiburtina, ancora non v’è traccia a causa dell’analisi sui materiali che potrebbero essere caratterizzati dalla presenza di amianto e di altri materiali tossici. Articolo su RomaToday ECONOMIA: L’unione Europea ha il curioso “dono” di produrre i problemi e le diseguaglianze che dice di voler superare, come ad esempio le diseguaglianze e le asimmetrie economiche tra i vari paesi europei. Ma è proprio l’imposizione delle stesse politiche economiche e monetarie a paesi con struttura economico-finanziaria diversi che ha generato maggiori asimmetrie. Da qui nasce il paradosso italiano secondo il quale l’Italia ha ogni anno un avanzo primario ma vede il proprio debito aumentare altrettanto costantemente. Articolo su Contropiano JERRY MASSLO: L’assassinio nel 1989 di Jerry Masslo, il bracciante sudafricano che era sfuggito dall’apartheid del suo paese, rivelò cosa stava accadendo ai nuovi schiavi in Italia. Ma trent’anni dopo la segregazione reale, sul lavoro e nella vita quotidiana, è perfino peggiorata. Articolo su L’Espresso CINEMA: A settembre arriverà nelle sale di tutta Italia Antropocene – L’epoca umana, il film che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta, frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i registi pluripremiati Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Articolo su Pressenza BOLOGNA: Dopo il quinto giorno di sciopero della fame da parte di un’attivista di Extinction Rebellion per l’inazione sulle politiche contro i cambiamenti climatici, l’attivista verrà ricevuto oggi dall’Assessore all’Ambiente del Comune di Bologna per discutere la proposta di Emergenza Climatica ed Ecologica del gruppo bolognese del movimento ambientalista. Articolo su Pressenza DAL MONDO: FRIDAYSFORFUTURE: Dal 5 al 9 agosto si è svolto a Losanna il vertice dei FradaysforFuture che ha prodotto il primo documento del movimento, i cui punti più importanti vanno dal contenimento della temperatura media globale entro gli 1,5°C alla giustizia climatica. Articolo su Repubblica BRASILE: -Di fronte alle catastrofiche immagini degli incendi in Amazzonia il ministro delle finanze della Finlandia chiede alle istituzioni europee di agire immediatamente contro la politica scellerata di deforestazione del presidente Bolsonaro proponendo il blocco dell’importazione di carne bovina dal Brasile, poiché favorisce proprio questo tipo di attività. Articolo su GreenMe -Le impressionanti foto dell’astronauta italiano sulla stazione spaziale internazionale che testimoniano l’estensione per miigliaia di chilometri, di decine e decine di incendi dolosi nella foresta amazzonica. Articolo su LaRepubblica USA: Molte associazioni ambientaliste americane hanno presentato una causa contro il presidente Trump per la rottamazione della legge sulla protezione delle specie a rischio di estinzione. Mentre l’agroindustria, petrolieri e multinazionali minerarie esultano per la cancellazione di questa legge che rappresentava un vincolo alla loro espansione, la comunità scientifica e l’opinione pubblica sono seriamente preoccupati per le...
read moreGiornata Internazionale del Mediterraneo
Oggi è la Giornata Internazionale del Mediterraneo. La percentuale di plastica è pari al 95%, e sono presenti 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato. Inquinamento, sfruttamento ittico e climatechange ne determineranno il futuro. Entro il 2100 in Italia più di 5.600 chilometri quadrati di costa, di cui oltre 385 chilometri di spiagge, rischiano di essere sommersi. Leggi l’articolo su...
read moreReport Legambiente sulle Ecomafie
Secondo il dossier di Legambiente crescono i rifiuti illegali. La maglia nera va alla Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Anche il fenomeno dell’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese, che nel 2018 è stato anche segnato dal vergognoso condono edilizio per Ischia. Continua a leggere...
read moreSi sposta un fiume per una strada diretta in discarica
[di Alessandro Coltrè per A Sud] Spostare di cinquanta metri il corso naturale di un fiume per realizzare una strada vicino una discarica. Succede a Roccasecca, in provincia di Frosinone, dove da fine giugno il Melfa, affluente del fiume Liri, per colpa di ruspe e macchine movimento terra ha smesso di scorrere nel suo letto originale. In quel tratto ora c’è una strada sterrata che conduce alla discarica di rifiuti urbani di proprietà della società Mad Srl. Un episodio ancora senza responsabili e che, dopo il sequestro dell’area da parte dei vigili urbani, è ora al centro di un’indagine della procura di Cassino. A diffondere l’accaduto è stato Mauro Marsella, presidente del Comitato per la tutela e la salvaguardia del fiume Melfa che il 29 giugno, dopo aver visitato l’area sotto sequestro, ha racconto la situazione sui social: “Il corso del fiume è stato modificato artificialmente attraverso opere di contenimento e di riempimento ed è stato deviato l’alveo naturale del fiume, che adesso corre sulla sponda opposta. Si è trattato di un atto che ha snaturato l’immensa bellezza di quei luoghi, fino a dieci giorni fa intatti, e ne ha violentato le sue intrinseche caratteristiche naturali”. La mobilitazione dei cittadini contro l’ampliamento della discarica Il 2 luglio, le associazioni ambientaliste e gli amministratori locali hanno organizzato un sit-in davanti i cancelli della discarica, per contestare le operazioni che hanno deturpato il corso del Melfa e per confermare tutte le criticità del sito di smaltimento rifiuti. Una lotta, quella contro la discarica di Roccasecca, che va avanti da più di dieci anni, e che nei mesi scorsi ha portato in strada migliaia di persone contro la sopraelevazione provvisoria di venti metri di una parte della discarica, nel bacino 4. Lo scenario dell’ampliamento della discarica si è delineato con l’aggravarsi della crisi rifiuti romana: il sito di Roccasecca infatti, oltre ad accogliere i rifiuti provenienti dalla provincia di Frosinone, riceve anche i rifiuti della Capitale. Questo flusso di immondizia romana ha occupato molte delle volumetrie disponibili all’interno della discarica. A ottobre del 2018 la Mad Srl presenta quindi un progetto per una sopraelevazione con una capacità di 750 mila tonnellate. Numeri troppo grandi, contestati soprattutto per un fattore: l’autosufficienza. L’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Giuseppe Sacco, durante le conferenze dei servizi e negli incontri in Regione Lazio, ha fatto presente che la provincia di Frosinone potrebbe chiudere autonomamente il ciclo dei rifiuti senza aver bisogno di smaltire un tale quantitativo in discarica. Le mobilitazioni in tutta la Ciociaria hanno lanciato un messaggio chiaro: “Non siamo la pattumiera di Roma”. Comitati e Sindaci della zona hanno contrasto il nuovo palazzone dei rifiuti anche con un ricorso al Tar del Lazio, ottenendo all’inizio una sospensiva dell’ampliamento, poi rigettata e alla fine, dopo una lotta costante, si è arrivati a una riduzione di 10 metri della sopraelevazione e a un dimezzamento delle volumetrie. Per i prossimi 14 mesi i rifiuti di Roma continueranno ad arrivare comunque a Roccasecca, perché la Capitale è in emergenza, gli impianti in sofferenza e la monnezza deve viaggiare. Per i prossimi 14 mesi il fiume Melfa e la popolazione della Ciociaria dovranno continuare a lottare contro questa assenza di programmazione. I vincoli ambientali e la distanza tra la discarica e il fiume Sull’ultimo attacco al Melfa, Tommasino Marsella, consigliere comunale di Roccasecca con delega all’ambiente, ai...
read moreRASSEGNA STAMPA – Luglio 2019
Sguardo A Sud è la rassegna stampa quotidiana su ambiente e territori, in Italia e nel mondo. Vuoi riceverla anche tu? Iscriviti cliccando qui per la rassegna quotidiana, e qui per quella settimanale. RASSEGNA STAMPA 31 LUGLIO 2019 DAI TERRITORI: ROMA: – Mettendo assieme le occupazioni di suolo pubblico, rilasciate ai ristoratori in cambio di progetti di restyling delle vie, e un iter procedurale più snello per ottenerle, accentrato nelle mani del Campidoglio, ecco che l’invasione di tavolini e dehors nelle strade Unesco del cuore di Roma, rischia di diventare realtà. Il tutto contenuto in due distinte proposte di delibera – una del Pd municipale, l’altra dei Cinque Stelle comunale. Articolo su RomaToday – L’Amministrazione di Roma Capitale è chiamata a fermare la realizzazione di un Mc Drive alle terme di Caracalla. Oltre allo scempio architettonico, sarebbe uno sfregio alla cultura italiana e mediterranea: la cultura del benessere, del vivere lentamente, del mangiare sano e con piacere, uno stile di vita di cui l’Italia è maestra nel mondo. Articolo su ComuneInfo DL SICUREZZA: – Negare l’iscrizione all’anagrafe di un richiedente asilo lede i diritti e potrebbe essere costituzionalmente illegittimo. È quanto ha deciso la prima sezione civile del Tribunale di Ancona di fronte al caso di un richiedente asilo a cui è stata negata l’iscrizione all’elenco secondo la norma contenuta nel Decreto Sicurezza. Articolo su IlFattoQuotidiano – Meno lavoro, più irregolari, danni erariali e settore in mano ai big for profit. Le riforme volute da Salvini si stanno rivelando un boomerang antieconomico. Articolo su Valori PAESAGGIO: La Convenzione europea del paesaggio, sottoscritta a Firenze dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 20 ottobre 2000, si prefissava di promuovere la protezione, la gestione e la pianificazione dei paesaggi europei e italiani. I Piani paesaggistici regionali (Ppr), previsti dall’ex Codice Urbani (anche in base al primo e secondo correttivo al decreto legislativo n.42/2004) restano però ancora sulla carta, con sole tre Regioni italiane ad aver adottato il Ppr. Il caso Basilicata su TerreDiFrontiera ACQUA: Dopo tre mesi di audizioni in Commissione la Legge doveva arrivare in Parlamento entro la prima settimana di marzo. Invece è stata sommersa da una valanga di emendamenti , soprattutto della Lega, per snaturarla, ed è stata attaccata pesantemente dai media nazionali. Articolo su ComuneInfo GHIACCIAI: Quello che dovrebbe essere il simbolo dei ghiacciai di ogni gruppo montuoso, ossia il loro splendore, sembra essere sempre più offuscato dai cambiamenti climatici. In uno studio dal titolo “New evidence of glacier darkening in the Ortles-Cevedale group from Landsat observations”, risulta che i ghiacciai del gruppo dell’Ortles-Cevedale, nel Parco Nazionale dello Stelvio, sono sempre più “neri” e questo li rende, secondo i ricercatori, più vulnerabili al cambiamento climatico. Articolo su Businessinsider INQUINAMENTO: Una realtà amara e impietosa quella recentemente fotografata dal quinto rapporto del progetto Sentieri, lo Studio epidemiologico dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che analizza periodicamente lo stato di salute dei quarantacinque Siti d’interesse nazionale (Sin) presenti in Italia, tra cui la Valle del Basento. Articolo su TerreDiFrontiera DAL MONDO: LIBIA: Il gruppo internazionale Europe Zarzis Afrique a breve raggiungerà la Tunisia, ai confini con la Libia. Una carovana per denunciare gli orrori cui sono sottoposti i migranti ed avviare progetti di solidarietà. Alla carovana partecipano Dossier Libia, Carovane Migranti, Melting Pot e di Ya Basta Êdî Bese. Articolo su GlobalProject AMAZZONIA: L’estrazione illegale di oro è una piaga per l’Amazzonia: oltre a devastare laforesta, implica l’utilizzo di grandi...
read moreRapporto Unicef e Oms
Il nuovo rapporto dell’Unicef e dell’Oms evidenzia forti disuguaglianze nell’accessibilità, disponibilità e qualità dell'”Oro blu”. Miliardi di persone nel mondo stanno continuando a soffrire a causa dello scarso accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in sicurezza, 4,2 miliardi non hanno bagni gestiti in sicurezza e 3 miliardi non hanno dei servizi di base per lavarsi le mani. Continua a leggere la notizia su...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.