CDCA e A Sud alla COP30 a Belém

La voce di A Sud dalla COP30 di Belém (Brasile) e le iniziative in Italia

Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.

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L’agenda della COP30

A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.

Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale.  Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.

La Cupula dos povos

La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.

Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.

La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.

Dichiarazione della Cupula Dos Povos

Perché A Sud e CDCA alla COP?

Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.

Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.

Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.

Per costruire e rafforzare alleanze internazionali

Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.

Per portare una visione radicale dentro la COP

Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.


Diario dalla COP30

  • Giorno 12 – 24 novembre 2025
    Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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  • Giorno 11 – 21 novembre 2025
    Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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  • Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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  • Giorno 9 – 19 novembre 2025
    Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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  • Giorno 7 – 17 novembre 2025
    Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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  • Giorno 6 – 15 novembre 2025
    Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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  • Giorno 5 – 14 novembre 2025
    Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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  • Giorno 4 – 13 novembre 2025
    A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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  • Giorno 3 – 12 novembre 2025
    Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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  • Giorno 2 – 11 novembre 2025
    Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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  • Giorno 1 – 10 novembre 2025
    Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30

  • Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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  • Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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  • La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
    Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
    Ascolta su Il Sole 24 ore
  • “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
    Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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  • La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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    • Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
      Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30

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  • Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025

Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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  • Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
    Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
  • Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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  • COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
    Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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  • A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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  • Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
    Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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  • Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
    Ascolta su Lifegate
  • Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
    Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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  • Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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  • Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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  • Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
    Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
    Ascolta su Radio Rai1
  • In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
    Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
    Guarda la diretta
  • Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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  • Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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  • L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
    Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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  • La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
    Ascolta l’episodio
  • Road to Belém – 7 novembre 2025Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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  • Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
    Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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  • A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
    A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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  • A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos  – 5 settembre 2025
    Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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  • Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
    A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
    Leggi l’articolo

Racconteremo le negoziazioni

Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop

Sveleremo le contraddizioni

Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni

Daremo voce alle comunità

Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie


INFO E CONTATTI

Per contatti e interviste con la delegazione:

Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
55 21 967071220

Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184

Dossier ENI: La cultura a sei zampe

Posted by on 2:08 pm in Cultura Sostenibile, Notizie, Osservatorio Eni, Pubblicazioni del CDCA, Report di Progetto | Commenti disabilitati su Dossier ENI: La cultura a sei zampe

Dossier ENI: La cultura a sei zampe

Come, dove e perché Eni finanzia la cultura in Italia Un report a cura di A Sud e CDCA Testi di Andrea Turco, con il contributo di Laura Greco Leggi il Dossier Eni: La Cultura A Sei Zampe Questo dossier approfondisce il legame tra Eni e il mondo della cultura. Evidenzia come il colosso petrolifero si presenti come promotore di numerose iniziative culturali in Italia. Attraverso un’attenta disamina, il report Cultura a sei zampe esplora le strategie di “cultural washing” attuate dall’azienda. Eni mira a ripulire la propria immagine sfruttando il finanziamento alla cultura. In questo modo, cerca di allontanare l’attenzione dalle proprie attività legate al petrolio e, soprattutto, al gas. Cultural Washing: Strategie per ripulire l’immagine L’operazione di Eni è una sofisticata forma di distrazione di massa. Mira a deviare l’attenzione dalle gravi responsabilità ambientali dell’azienda. Allo stesso tempo, tenta di costruire un’immagine di vicinanza alle comunità locali. Promuove narrazioni di sostenibilità e sostegno alla bellezza artistica italiana. Tuttavia, questa visione nasconde un’eredità tossica lasciata in molti territori italiani. Le bonifiche promesse non si sono mai concretizzate. In sostanza, Eni rimuove il suo immaginario “nero” e propone un’immagine falsamente green. Rafforza l’idea che solo i grandi attori economici possano guidare la transizione verso un futuro sostenibile. Ignora, però, le responsabilità che essi stessi hanno nel compromettere il nostro futuro. Il Ruolo delle Grandi Aziende nella Cultura: Un pericolo per l’indipendenza Il report evidenzia quanto sia urgente riconsiderare i legami tra il mondo della cultura e le grandi aziende come Eni. Le loro sponsorizzazioni mettono a rischio l’indipendenza culturale. Questi finanziamenti nascondono spesso obiettivi speculativi. Lungi dal promuovere un reale cambiamento sostenibile, fungono piuttosto da schermo per le pratiche distruttive di queste multinazionali.   Leggi il Dossier Eni: La Cultura A Sei Zampe Il report fa parte della campagna Osservatorio Eni e del programma Cultura Sostenibile di A...

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Relazione di impatto emissivo del festival Le Parole Giuste

Posted by on 2:44 pm in Cultura Sostenibile, News, Notizie, Pubblicazioni, Report di Progetto | Commenti disabilitati su Relazione di impatto emissivo del festival Le Parole Giuste

Relazione di impatto emissivo del festival Le Parole Giuste

Alleghiamo e condividiamo la relazione d’impatto emissivo svolto durante il festival Le Parole Giuste, organizzato da A Sud. La raccolta dati e la misurazione sono state svolte all’interno del programma Cultura Sostenibile. Scarica la relazione Nell’ambito del programma Cultura Sostenibile abbiamo svolto un assessement del Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale Le Parole Giuste. Abbiamo raccolta i dati del festival e li abbiamo sistemizzati e analizzati al fine di misurare e poi creare una relazione d’impatto emissivo dell’evento, attraverso la metodologia LCA. Ideato da A Sud, Le Parole Giuste è stato il primo festival di giornalismo dedicato all’inchiesta ambientale. Con linguaggi e voci differenti, ha puntato lo sguardo sui conflitti ambientali e sulle sfide del nostro tempo. Grazie a chi racconta la crisi climatica, la transizione ecologica e il mondo che cambia. Negli spazi di Industrie Fluviali, storico lanificio recuperato nel quartiere Ostiense di Roma, il festival si è articolato in tre giorni di talk, laboratori, proiezioni ma anche spettacoli, spazio libri, mostre fotografiche e attività per più giovani dedicate all’intreccio tra le sfide ambientali e il mondo dell’informazione. Il festival ha contato più di 500 ingressi, di cui circa 150 giornalist? presenti e 250 partecipanti agli eventi formativi. 5 tra i panel organizzati erano corsi accreditati dall’Ordine dei giornalisti, 5 laboratori formativi, 4 documentari d’inchiesta proiettati e 2 spettacoli teatrali tutti Sold out. Relazione d’impatto emissivo Non limitandoci a raccontare la sostenibilità, con il festival abbiamo cercato innanzitutto di metterla in pratica a monte, durante l’organizzazione, scegliendo una filiera corta e una logistica che riducesse le emissioni di viaggi e accomodation. LOGISTICA Gli alloggi de? relator? e dello staff si trovano tutti in prossimità della location per ottimizzare i trasferimenti. La maggior parte degli spostamenti da e verso il festival sono gestiti attraverso mezzi pubblici. CATERING I catering delle giornate sono certificati a filiera corta, biologici e vegani per minimizzare l’impatto ambientale e climatico dei pasti. I pasti vengono serviti con stoviglie riutilizzabili noleggiate dalla Stoviglioteca Romana. DEMATERIALIZZAZIONE Il programma del festival è disponibile in digitale e accessibile tramite Qr code. Abbiamo stampato l’indispensabile in carta riciclata esponendolo su supporti riutilizzabili. La campagna di diffusione è invece completamente dematerializzata. I badge dei relatori e delle relatrici sono realizzati con speciale carta che contiene semi e dopo l’uso, si pianta. CARBON FOOTPRINT Le emissioni prodotte vengono calcolate e, sulla base dei risultati, saranno pianificate ulteriori iniziative di riduzione per le prossime edizioni. La Carbon Footprint ci permette di identificare le attività, le sorgenti e l’intensità delle emissioni dirette e indirette di gas climalteranti legate al festival: una fotografia per comprendere dove intervenire per ridurre ulteriormente le emissioni di tali gas, partecipando attivamente alla transizione ecologica. Categorie di emissioni Le categorie rendicontate all’interno di questo studio, in conformità alla norma UNI EN ISO 14064-1:2019, sono le seguenti: Emissioni e rimozioni dirette di GHG Emissioni indirette di gas serra da energia importata Emissioni indirette di gas serra da trasporto Emissioni indirette di gas serra da prodotti utilizzati dall’organizzazione Nell’inventario oggetto del presente report sono stati utilizzati esclusivamente fattori di emissione misurati in modo affidabile, in quanto i data set utilizzati derivano da un database internazionalmente riconosciuto (ecoinvent 3.10 e Agribalyse 3.1) presente nel software utilizzato per il calcolo dell’inventario, il SimaPro. NET ZERO IS NOT ZERO Per la nostra organizzazione è importante avviare un processo di riduzione...

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Online il nuovo glossario ecologista di A Sud

Posted by on 9:29 am in in Evidenza, News, Notizie, Progetti, Pubblicazioni del CDCA | Commenti disabilitati su Online il nuovo glossario ecologista di A Sud

Online il nuovo glossario ecologista di A Sud

Le parole giuste per il clima che cambia: in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, A Sud lancia il Glossario Ecologista, un dizionario web, gratuito, rivolto al mondo dell’informazione per raccontare le sfide ambientali usando le parole giuste VAI AL GLOSSARIO Raccontare le crisi ecologica e climatica è una sfida quotidiana che si scontra con un discorso pubblico disattento e un lessico spesso impreciso, con un ritorno drammatico del negazionismo e con l’incapacità dei media e della politica di ricollegare i fenomeni alle responsabilità che li causano e alle soluzioni che sarebbero necessarie. Per rispondere a questa esigenza, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, A Sud lancia un Glossario Ecologista on line rivolto al mondo dell’informazione, ma anche alla società civile e ai policy maker. L’obiettivo è individuare e declinare le parole necessarie a una radicale trasformazione in senso ecologico dell’economia e della società, mettendo a disposizione di chi lavora sulle questioni ambientali strumenti, nozioni e concetti chiave. Il Glossario è diviso in quattro sezioni tematiche: crisi climatica, giustizia ambientale, educazione ecologista, economia circolare. I lemmi sono navigabili per temi, in ordine alfabetico o tramite ricerca libera. Spiegare bene concetti complessi come antropocene, gentrificazione, giustizia climatica, epidemiologia ambientale, greenwashing, estrattivismo, ecoansia, e assieme semplificare termini tecnici come Loss&Damage, LCA, CCS, attribution science, per far solo alcuni esempi, è un esercizio utile per affrontare le sfide del nostro tempo. Il Glossario si configura come lavoro corale: nasce grazie all’impegno di tante persone che hanno messo a disposizione di A Sud la loro professionalità e le loro conoscenze. Una pluralità di voci di scienziat?, giornalist?, attivist?, ricercator?, studios? — come Cristina Mangia e Marco Cervino del CNR, Paola Sposato di Enea, i docenti universitari Michele Carducci e Marco Armiero, Paola Mercogliano, climatologa e meteorologa del CMCC – Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, la scrittrice Rahma Nur, realtà sociali come Terra!, Scosse, Rete Stop Biocidio, giornalist? come Lorenzo Fargnoli, Letizia Palmisano, Daniele Di Stefano e Antonio Pergolizzi , assieme a tante e tanti altri — ha dato vita a un strumento prezioso di orientamento e approfondimento; un invito a leggere il mondo che cambia da un punto di vista ecologista e circolare. SCOPRI IL GLOSSARIO QUI   Il glossario è stato realizzato nell’ambito delle iniziative a supporto dell’attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, con il sostegno del...

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Eni e la cultura del gas

Posted by on 9:38 am in News, Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su Eni e la cultura del gas

C’è un passaggio rivelatorio tra le risposte, spesso fumose, che Eni fornisce ogni anno poco prima dell’assemblea degli azionisti. Da quando nel 2020 l’emergenza si è fatta sistema, rendendo impossibile la partecipazione dal vivo, l’unico strumento di pressione degli azionisti critici sulle politiche aziendali del cane a sei zampe è quello dell’invio delle domande scritte, alle quali la multinazionale energetica è costretta a rispondere. Associazioni come A Sud ne approfittano perciò per chiedere ragione degli investimenti fatti, verificare le segnalazioni ricevute dai territori dove Eni opera, incrociare i dati con le indagini giornalistiche. Pur se l’azienda troppo spesso si rende poco chiara, qualcosa riesce comunque a emergere. Come, appunto, il passaggio citato all’inizio, che riguarda la possibile trasformazione dell’azienda dall’attuale formula della società per azioni (nota con l’acronimo s.p.a.) a quella di società benefit: se nel primo caso l’unico scopo resta la distribuzione dei dividendi agli azionisti, nel secondo caso si integra nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, anche l’impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Riportiamo il passaggio qui di seguito: Eni in passato ha considerato la possibilità di qualificarsi come “società benefit” o certificarsi come benefit corporation, ma ha ritenuto che non fosse necessario per perseguire scopi di utilità sociale. Alcuni tra i principali investitori istituzionali di Eni, interpellati sul punto, non avevano espresso favore per l’assunzione della qualifica. La non assunzione della qualifica di “società benefit” non preclude ad Eni di perseguire scopi di utilità sociale. Il messaggio è chiarissimo: Eni va dove la portano i soldi e pazienza per il resto. Ma la vita del pianeta e delle persone non può più aspettare. In un altro passaggio, nel quale A Sud chiede una verifica su un report pubblicato a maggio 2023 dall’Oil & Environment Commission sulle fuoriuscite di petrolio in Nigeria, l’azienda risponde piccata e conclude: Non c’è nulla di più lontano dalla nostra cultura aziendale che l’accusa di razzismo ambientale. Quel che  emerge però dalla lettura delle 124 pagine delle domande e risposte pre-assemblea è che la cultura aziendale di Eni è incentrata sul gas. Ancora una fonte fossile, ancora la riproposizione delle false soluzioni, come le abbiamo definite in due report che potete trovare qui e qui. UN AFFARE CHE CONVIENE A POCHE PERSONE E NE DANNEGGIA MOLTE Come abbiamo ripetuto più volte, in appena tre anni Eni ha conseguito utili per una cifra di circa 35 miliardi euro. Chi ne ha beneficiato? Di sicuro, anche se di poco, i circa 20mila dipendenti dell’azienda in Italia, che hanno ottenuto una serie di benefici: bonus carburanti, bonus energia e aumento del ticket per chi lavora da casa. Un esborso però di appena 85 milioni. E la gran parte dei soldi rimasti? Non certo per colmare l’enorme ritardo dell’azienda sul fronte delle rinnovabili, dove si registra un eccesso di ottimismo: Eni è impegnata a sviluppare i business low carbon per raggiungere massa critica e dimensioni sempre più rilevanti. In questi anni Eni ha già investito in maniera significativa in questi business. Plenitude a fine 2023 ha raggiunto l’obiettivo di 3 GW di capacità installata rinnovabile, in aumento di oltre il 35% rispetto al 2022 (e di 10 volte rispetto al 2020), presenta una rete di ricarica per veicoli elettrici di circa 19 mila unità, in aumento del 45% rispetto al 2022 e al contempo ha consolidato...

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I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta

Posted by on 4:53 pm in News, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta

I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta

Una riflessione di Andrea Turco alla vigilia dell’assemblea annuale degli azionisti Come arriva Eni all’assemblea degli azionisti 2024, che si terrà il prossimo 15 maggio? Ancora affamata, dopo i lussuriosi pasti a base di gas degli scorsi anni. La più importante azienda energetica italiana si presenta all’appuntamento annuale con i suoi azionisti col petto in fuori per i lauti bilanci conseguiti negli ultimi anni. Dal 2021 al 2023 Eni ha conseguito utili per una cifra di circa 35 miliardi euro. Si tratta di una cifra mostruosa: per capirci è più di quanto spende lo Stato italiano in un anno per la manovra finanziaria. E la tendenza, seppure al ribasso, è confermata anche dal primo trimestre 2024: in appena tre mesi l’utile netto adjusted (cioè depurato dalle spese straordinarie) è stato di 1,58 miliardi di euro Il motivo principale, come è ormai noto, è l’aumento dei prezzi del gas sul mercato TTF di Amsterdam (soltanto nel 2022, l’anno principale della crisi energetica, Eni ha conseguito utili per 20,4 miliardi). Non sorprende, dunque, che nel Piano 2024-2027 l’azienda abbia comunicato di voler continuare a estrarre petrolio e gas, a un tasso medio annuo di crescita del 3-4%, spostando il “picco di crescita di un ulteriore anno rispetto al Piano precedente”. I business del cane a sei zampe, insomma, vanno benone. E l’assemblea di maggio sarà la restituzione di questo periodo favorevole. Che importa se il mese di aprile è stato il più caldo mai registrato a livello globale, superando tutti i dati precedenti? Che importa se aprile è l’undicesimo mese consecutivo in cui si registrano temperature da record? Che importa se le temperature di aprile 2024 sono state di ben 1,58°C più calde rispetto alla media di aprile del periodo pre-industriale, sforando l’obiettivo degli Accordi di Parigi? L’ultimo rapporto di Copernicus (C3S), il servizio meteorologico dell’Unione europea che analizza dati provenienti da miliardi di misurazioni raccolte da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche in tutto il mondo, segnala un trend sempre più allarmante. Mica l’assemblea degli azionisti della più importante azienda fossile italiana, le cui responsabilità sulla crisi climatica sono accertate, può diventare il luogo di confronto per una delle questioni più urgenti del nostro tempo, no? Meglio parlare di affari. D’altra parte è stato lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi a lasciarsi sfuggire una frase rivelatrice, in occasione del Piano 2024-2027. “Riteniamo che la transizione energetica possa essere realizzabile se genera ritorni adeguati e sostenibili, e pone le basi per nuove e profittevoli forme di business. Ed è proprio quello che stiamo facendo” ha detto Descalzi. “Stiamo valorizzando il nostro ampio portafoglio di attività in modo disciplinato, bilanciando gli investimenti con maggiori ritorni per gli azionisti” ha aggiunto successivamente. Saranno contenti gli azionisti – lo Stato italiano al 32,3% (Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti) e i privati per le quote restanti – con una presenza crescente dei fondi azionari. Lo saranno molto meno i territori impattati direttamente dalle attività di Eni e più in generale il pianeta. Allo scopo di dare voce alle istanze e alle esigenze delle persone e dell’ambiente anche quest’anno A Sud ha presentato, nella solita veste di azionista critico, un lungo e dettagliato elenco di domande sui principali interessi a sei zampe. Per provare a diradare la cortina fumogena del greenwashing di Eni e porre al centro la necessaria riconversione del modello di sviluppo, che...

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I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta

Posted by on 9:36 am in News, Notizie, Osservatorio Eni | Commenti disabilitati su I profitti di Eni contro la salute e la pace del pianeta

UNA RIFLESSIONE DI ANDREA TURCO ALLA VIGILIA DELL’ASSEMBLEA ANNUALE DEGLI AZIONISTI Come arriva Eni all’assemblea degli azionisti 2024, che si terrà il prossimo 15 maggio? Ancora affamata, dopo i lussuriosi pasti a base di gas degli scorsi anni. La più importante azienda energetica italiana si presenta all’appuntamento annuale con i suoi azionisti col petto in fuori per i lauti bilanci conseguiti negli ultimi anni. Dal 2021 al 2023 Eni ha conseguito utili per una cifra di circa 35 miliardi euro. Si tratta di una cifra mostruosa: per capirci è più di quanto spende lo Stato italiano in un anno per la manovra finanziaria. E la tendenza, seppure al ribasso, è confermata anche dal primo trimestre 2024: in appena tre mesi l’utile netto adjusted (cioè depurato dalle spese straordinarie) è stato di 1,58 miliardi di euro Il motivo principale, come è ormai noto, è l’aumento dei prezzi del gas sul mercato TTF di Amsterdam (soltanto nel 2022, l’anno principale della crisi energetica, Eni ha conseguito utili per 20,4 miliardi). Non sorprende, dunque, che nel Piano 2024-2027 l’azienda abbia comunicato di voler continuare a estrarre petrolio e gas, a un tasso medio annuo di crescita del 3-4%, spostando il “picco di crescita di un ulteriore anno rispetto al Piano precedente”. I business del cane a sei zampe, insomma, vanno benone. E l’assemblea di maggio sarà la restituzione di questo periodo favorevole. Che importa se il mese di aprile è stato il più caldo mai registrato a livello globale, superando tutti i dati precedenti? Che importa se aprile è l’undicesimo mese consecutivo in cui si registrano temperature da record? Che importa se le temperature di aprile 2024 sono state di ben 1,58°C più calde rispetto alla media di aprile del periodo pre-industriale, sforando l’obiettivo degli Accordi di Parigi? L’ultimo rapporto di Copernicus (C3S), il servizio meteorologico dell’Unione europea che analizza dati provenienti da miliardi di misurazioni raccolte da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche in tutto il mondo, segnala un trend sempre più allarmante. Mica l’assemblea degli azionisti della più importante azienda fossile italiana, le cui responsabilità sulla crisi climatica sono accertate, può diventare il luogo di confronto per una delle questioni più urgenti del nostro tempo, no? Meglio parlare di affari. D’altra parte è stato lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi a lasciarsi sfuggire una frase rivelatrice, in occasione del Piano 2024-2027. “Riteniamo che la transizione energetica possa essere realizzabile se genera ritorni adeguati e sostenibili, e pone le basi per nuove e profittevoli forme di business. Ed è proprio quello che stiamo facendo” ha detto Descalzi. “Stiamo valorizzando il nostro ampio portafoglio di attività in modo disciplinato, bilanciando gli investimenti con maggiori ritorni per gli azionisti” ha aggiunto successivamente. Saranno contenti gli azionisti – lo Stato italiano al 32,3% (Ministero dell’Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti) e i privati per le quote restanti – con una presenza crescente dei fondi azionari. Lo saranno molto meno i territori impattati direttamente dalle attività di Eni e più in generale il pianeta. Allo scopo di dare voce alle istanze e alle esigenze delle persone e dell’ambiente anche quest’anno A Sud ha presentato, nella solita veste di azionista critico, un lungo e dettagliato elenco di domande sui principali interessi a sei zampe. Per provare a diradare la cortina fumogena del greenwashing di Eni e porre al centro la necessaria riconversione del modello di sviluppo, che...

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La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

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La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti,  che vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano notevoli problemi in termini di efficienza e di impatto su ambiente e comunità locali. I biocarburanti sono carburanti combustibili, liquidi o gassosi, utilizzati per il trasporto e prodotti da biomasse, inclusi rifiuti e sottoprodotti. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili in quanto derivanti da fonti di energia che non si esauriscono e hanno l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti in Europa. In Italia è soprattutto la multinazionale Eni a spingerne la diffusione all’interno della propria strategia di decarbonizzazione, con due bio raffinerie attive e una via in via di realizzazione sul territorio nazionale e una serie di progetti in corso in tutto il mondo.Secondo il GSE, in Italia si consumano circa 1,6 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti. Ma come vengono prodotte? E con quali materie prime? Proprio la filiera dell’olio vegetale utilizzato da Eni per “un approvvigionamento sostenibile delle bioraffineria in Italia” – così come viene definito dall’azienda – genera impatti ambientali e sociali negativi nei Paesi, soprattutto africani, in cui sono stati avviati progetti di “agri-hub” con cui vengono raccolte le materie di scarto o coltivate le piante necessarie alla produzione di biocarburanti. Dal punto di vista dell’efficacia, inoltre, gli elevati costi per una produzione su larga scala rendono questi carburanti una soluzione incerta. Lo dimostrano le numerose analisi pubblicate dall’ultima direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili in cui sono inclusi i biocarburanti e in particolare una relazione speciale della Corte dei Conti di dicembre 2023. Il report contiene un Case study a cura di Giorgio Vitali “Il racconto dei contadini del Kenya”, che ha partecipato al “Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale” organizzato da A Sud, CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali ed EconomiaCircolare.com, in collaborazione con IRPI MEDIA, Fandango e Centro di Giornalismo Permanente. Il caso studio racconta l’incontro del dicembre 2023 con i contadini di Mbegi, uno dei villaggi dove comincia la filiera dei biocarburanti di Eni. L’incontro è avvenuto nel contesto di un laboratorio universitario organizzato dalla facoltà di Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio dell’Università Statale di Milano. Dalle testimonianze dirette dei contadini, che sono stati convinti a destinare parte dei loro terreni prevalentemente alla pianta del ricino, emergono molti elementi in contraddizione con la narrazione di Eni per quanto riguarda gli impatti della filiera dei biocombustibili sulle comunità locali. A cura di: A Sud e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Con un contributo di: Giorgio Vitali Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone   Scarica il Factisheet La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...

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La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

Posted by on 9:05 am in News, Notizie, Osservatorio Eni, Pubblicazioni del CDCA | Commenti disabilitati su La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana

A SUD – CDCA / 2024 Un report che analizza la strategia di Eni sui biocarburanti,  che vengono considerati climaticamente neutri, ma presentano notevoli problemi in termini di efficienza e di impatto su ambiente e comunità locali. I biocarburanti sono carburanti combustibili, liquidi o gassosi, utilizzati per il trasporto e prodotti da biomasse, inclusi rifiuti e sottoprodotti. Nascono come alternativa rinnovabile ai combustibili fossili in quanto derivanti da fonti di energia che non si esauriscono e hanno l’obiettivo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti in Europa. In Italia è soprattutto la multinazionale Eni a spingerne la diffusione all’interno della propria strategia di decarbonizzazione, con due bio raffinerie attive e una via in via di realizzazione sul territorio nazionale e una serie di progetti in corso in tutto il mondo.Secondo il GSE, in Italia si consumano circa 1,6 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti. Ma come vengono prodotte? E con quali materie prime? Proprio la filiera dell’olio vegetale utilizzato da Eni per “un approvvigionamento sostenibile delle bioraffineria in Italia” – così come viene definito dall’azienda – genera impatti ambientali e sociali negativi nei Paesi, soprattutto africani, in cui sono stati avviati progetti di “agri-hub” con cui vengono raccolte le materie di scarto o coltivate le piante necessarie alla produzione di biocarburanti. Dal punto di vista dell’efficacia, inoltre, gli elevati costi per una produzione su larga scala rendono questi carburanti una soluzione incerta. Lo dimostrano le numerose analisi pubblicate dall’ultima direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili in cui sono inclusi i biocarburanti e in particolare una relazione speciale della Corte dei Conti di dicembre 2023. Il report contiene un Case study a cura di Giorgio Vitali “Il racconto dei contadini del Kenya”, che ha partecipato al “Corso di giornalismo d’inchiesta ambientale” organizzato da A Sud, CDCA – Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali ed EconomiaCircolare.com, in collaborazione con IRPI MEDIA, Fandango e Centro di Giornalismo Permanente. Il caso studio racconta l’incontro del dicembre 2023 con i contadini di Mbegi, uno dei villaggi dove comincia la filiera dei biocarburanti di Eni. L’incontro è avvenuto nel contesto di un laboratorio universitario organizzato dalla facoltà di Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio dell’Università Statale di Milano. Dalle testimonianze dirette dei contadini, che sono stati convinti a destinare parte dei loro terreni prevalentemente alla pianta del ricino, emergono molti elementi in contraddizione con la narrazione di Eni per quanto riguarda gli impatti della filiera dei biocombustibili sulle comunità locali. A cura di: A Sud e Centro di documentazione dei conflitti ambientali Testi di: Carlotta Indiano e Andrea Turco Con un contributo di: Giorgio Vitali Supervisione Editoriale: Marica Di Pierri Impaginazione e grafiche: Chiara Arnone SCARICA IL FACTSHEET La decarbonizzazione secondo Eni – Biocarburanti, una partita italiana Il Factsheet e? stato realizzato nell’ambito del progetto Osservatorio ENI grazie al supporto del fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese e di...

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LE PAROLE GIUSTE – Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale

Posted by on 3:09 pm in News, Notizie | Commenti disabilitati su LE PAROLE GIUSTE – Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale

LE PAROLE GIUSTE – Festival di giornalismo d’inchiesta ambientale

Le Parole Giuste  Festival del giornalismo d’inchiesta ambientale 22-24 marzo a Industrie fluviali – Roma Oltre 80 tra giornaliste e giornalisti, scrittrici e scrittori approdano nell’hub culturale di Industrie fluviali per tre giorni di dibattiti, spettacoli, workshop e documentari dedicati all’inchiesta ambientale, al racconto della crisi climatica e al giornalismo d’approfondimento. Qui il programma completo Il festival ideato dall’organizzazione A Sud punta lo sguardo sui conflitti ambientali e sulle sfide del nostro tempo, grazie a chi racconta la crisi climatica, la transizione ecologica e il mondo che cambia, usando “Le Parole Giuste”.  Roma 26 febbraio 2024. “Trovare le parole giuste”. Questa la sfida lanciata dalla prima edizione del festival di giornalismo d’inchiesta ambientale che si terrà a Roma da venerdì 22 a domenica 24 marzo a Industrie fluviali, storico lanificio recuperato nel quartiere Ostiense. Con linguaggi e voci differenti l’appuntamento intreccia le sfide ambientali al mondo dell’informazione, in una preziosa occasione di confronto sui tempi lunghi del giornalismo d’inchiesta, sulla divulgazione scientifica e sull’attivismo ecologista. Come si racconta la crisi climatica? Cosa vuol dire realizzare una giusta transizione ecologica? Come si indaga un disastro ambientale? Con quali strumenti?  “Stiamo attraversando periodi di sconvolgimenti globali, tra conflitti per le risorse, disuguaglianze e venti di guerra e continuiamo a posticipare un cambio di rotta che sarà inevitabile. Ma per una virata occorre individuare gli strumenti giusti, costruire immaginari diversi – spiega Laura Greco, presidente di A Sud – È questo che puntiamo a fare con il festival: chiamare le cose col proprio nome. Insieme a chi racconta, studia e partecipa alle sfide del nostro tempo”.  IL PROGRAMMA In cartellone oltre 30 tra talk, laboratori, proiezioni ma anche spettacoli, spazio libri, mostre fotografiche e attività per bimbi e bimbe, ragazze e ragazzi. Nelle sale dell’hub romano si alterneranno oltre 80 speakers. Tra i nomi Alberto Nerazzini direttore del DIG Festival; Giulia Innocenzi autrice di “Food for Profit”, il documentario investigativo sugli allevamenti intensivi, Francesco Cancellato, Direttore di Fanpage.it, e ancora:  Valentina Petrini, Ferdinando Cotugno, Stefano Liberti, Teresa Paoli assieme a tanti e tante altre. In collegamento da Boston interverrà Elena Kostjucenko, reporter di Novaja Gazeta, tra le più importanti giornaliste d’inchiesta russe.  In cartellone anche il nuovo spettacolo di Giulio Cavalli, Seveso, dedicato alla memoria di uno dei più grandi disastri ambientali italiani, opera inedita co-prodotta da A Sud e Fandango libri. Alcuni degli appuntamenti in programma sono accreditati dall’Ordine dei Giornalisti e validi per i crediti della formazione professionale. “Parole Giuste” si concluderà domenica 24 mattina, quando sul palco principale di Industrie fluviali verranno annunciati i nomi delle vincitrici della X edizione del premio Wangari Maathai, ambientalista e biologa keniota, premio nobel per la pace nel 2005. Da più di dieci anni A Sud premia donne e collettivi di donne che lottano per la difesa dell’ambiente e che in modo diverso spezzano poteri fossili, sfidando vecchi e nuovi patriarcati.  NETWORK Il festival è realizzato da A Sud in partnership con EconomiaCircolare.com, Voxeurop, Fandango Libri, Centro di documentazione sui conflitti ambientali e in collaborazione con DIG Festival, Fada Collective, ISFCI e Sveja podcast, con il sostegno del MASE. Una sezione del festival è a cura della testata EconomiaCircolare.com, con il format dei Circular Talk “Dagli strumenti anti-greenwashing all’analisi delle filiere fino ai linguaggi inclusivi e innovativi, metteremo a disposizione la nostra cassetta...

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Sentenza Giudizio Universale: Il tribunale di Roma decide di non decidere

Posted by on 12:07 pm in Giudizio Universale, News, Notizie | Commenti disabilitati su Sentenza Giudizio Universale: Il tribunale di Roma decide di non decidere

Sentenza Giudizio Universale: Il tribunale di Roma decide di non decidere

Pubblicata la sentenza del primo contenzioso climatico contro lo Stato Italiano: la causa è inammissibile per difetto di giurisdizione. Così la giudice evita di entrare nel merito delle richieste presentate dai 203 attori A Sud, primo ricorrente: “Secondo il tribunale nessun giudice italiano può tutelare i diritti fondamentali minacciati dalla inefficienza delle politiche climatiche dello Stato, come avvenuto in molti paesi europei. È una scelta di retroguardia. Continueremo a batterci per vedere le nostre istanze accolte e il diritto al clima riconosciuto” La Causa Roma, 06 marzo 2024 – Si è chiuso con una pronuncia di inammissibilità il primo grado di giudizio nella causa climatica intentata nel 2021 contro lo Stato italiano da 203 attori tra cui 24 associazioni e 179 individui. Una decisione che la Giudice Assunta Canonaco, della Seconda Sezione del Tribunale Civile di Roma avrebbe potuto assumere, come di prassi, nel 2022, ovvero subito dopo la prima udienza. Dopo più di due anni e mezzo di udienze e migliaia di pagine di documentazione prodotta, era lecito aspettarsi che il tribunale entrasse nel merito del giudizio. La scelta stride particolarmente con l’oggetto stesso della causa, che riguarda l’urgenza di un’azione efficace contro i cambiamenti climatici, la cui accelerazione rappresenta una minaccia per il godimento di tutti i diritti umani riconosciuti e tutelati dal nostro ordinamento. Con la causa si chiedeva al giudice – considerata l’esistenza di un preciso dovere dello Stato nell’agire efficacemente per rispettare gli impegni assunti in ambito climatico e tutelare i diritti fondamentali minacciati dagli stravolgimenti climatici – di riconoscere che l’insufficienza delle politiche climatiche in campo minaccia il godimento dei diritti fondamentali e, di conseguenza, di imporre allo Stato di rivedere al rialzo gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Nella scarna sentenza si afferma, in sostanza, che il tribunale adito non ha competenza per esprimersi. O meglio: che in Italia non esistono tribunali in grado di decidere su questo tipo di domanda, segnando una distanza siderale rispetto ad altri Stati Europei in cui cause analoghe, con analoghi costrutti, basate su simili istituti giuridici di diritto civile, si sono concluse con importanti sentenze di accoglimento. Un’occasione persa “Si tratta di una occasione persa per le istanze sociali ed ambientali nel nostro paese”: spiega Marica Di Pierri, portavoce di A Sud e co-coordinatrice della campagna Giudizio Universale, “ma la volontà di non esprimersi del tribunale di Roma non comporta che non ci siano i presupposti per una condanna dello Stato. Secondo il tribunale nessun giudice italiano può tutelare i diritti fondamentali minacciati dalla inefficienza delle politiche climatiche dello Stato, come avvenuto in molti paesi europei. È una scelta di retroguardia. Non possiamo negare di essere delusi dall’esito del processo ed è certo che impugneremo la decisione”. – continua Di Pierri. “Teniamo in conto che la strada per ottenere giustizia in tribunale può essere lunga, basti pensare al cammino che hanno dovuto percorrere le cause contro l’amianto.  Siamo forti del fatto di aver contribuito a mettere in moto un movimento globale di persone che si rivolgono alla giustizia per proteggere il loro diritto a un clima stabile.  Soprattutto, siamo dalla parte giusta della storia. Siamo dalla parte della scienza, dalla parte dei diritti. E non ci fermeremo: continueremo a batterci per vedere le nostre istanze accolte e il diritto al clima riconosciuto.”. Secondo il team legale...

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