Dal 10 al 21 novembre 2025 saremo a Belém, in Brasile, per partecipare come osservatori alla 30° Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Racconteremo quanto avviene dentro e fuori le negoziazioni, porteremo e raccoglieremo le voci dei territori in lotta contro l’estrattivismo, contro il greenwashing e per una transizione ecologica realmente giusta.
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A Belém si discuteranno e valuteranno gli NDCs, i nuovi impegni climatici nazionali che stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di ogni paese. Accanto alla mitigazione, l’adattamento sarà uno dei temi centrali attraverso il Global Goal on Adaptation (GGA) e i nuovi Piani nazionali di adattamento. Un altro capitolo chiave sarà quello della finanza per il clima. Tra i punti principali il nuovo obiettivo di finanziamento (NCQG), che punta ad aumentare il sostegno ai Paesi in via di sviluppo da 100 a 300 miliardi di dollari l’anno, e la Roadmap Baku-Belém, che traccia un percorso per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035.
Temi cruciali, che si scontrano con uno scenario geopolitico ostile, segnato dal negazionismo climatico, dai venti di guerra, dalla corsa al riarmo e dalla violenza istituzionale. Non è un caso che in gioco a Belém ci sia più che mai la credibilità della diplomazia climatica e la sua capacità di tradurre le intenzioni in impegni concreti.
La Cupula dos povos
La Cúpula dos Povos è il grande incontro dei movimenti sociali e delle comunità che vivono in prima linea la crisi climatica. Nata nel 1992 come risposta critica alle negoziazioni ufficiali, propone un’alternativa fondata su giustizia climatica, sociale e ambientale, solidarietà e saperi ancestrali.
Dal 12 al 16 novembre 2025, in concomitanza con la COP30 di Belém, riunirà popoli indigeni, comunità quilombola e tradizionali, giovani e lavorator? in marce, dibattiti e azioni culturali.
La Cúpula mette al centro vite, diritti e territori, non statistiche: unisce chi costruisce ogni giorno soluzioni reali, dall’agroecologia alla difesa dei beni comuni, per spingere i governi ad adottare politiche di vera giustizia climatica.
Dichiarazione della Cupula Dos Povos
Perché A Sud e CDCA alla COP?
Nelle Cop si riuniscono i governi dei 197 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992. Ma la COP30 non è solo un vertice diplomatico: è il terreno di confronto (e di scontro) tra attori diversi e diverse visioni del mondo. Da una parte il business as usual che trasforma la crisi climatica in profitto, dall’altra movimenti e territori che lottano per giustizia climatica, autodeterminazione e diritti della Natura.
La COP30 si terrà nel cuore dell’Amazzonia, a Belém do Pará, in Brasile. Non è un dettaglio geografico ma una scelta politica: è nel Sud globale che l’ingiustizia climatica colpisce più duramente mentre il Nord globale continua a negoziare emissioni e interessi fossili.
Qui non si decide solo il futuro del clima: si decide chi avrà diritto a un futuro.
Per raccontare cosa c’è in gioco, e come finisce la partita.
Andiamo alla COP per osservare da vicino i negoziati, capire quali equilibri politici e di potere si stanno ridefinendo, e portare la prospettiva dei territori e dei movimenti che chiedono giustizia climatica.
La partecipazione di A Sud e CDCA serve a connettere le lotte locali con quelle globali, rafforzare alleanze internazionali e raccontare – con sguardo indipendente e critico – come la diplomazia climatica sta affrontando, o eludendo, le proprie responsabilità.
Perché solo intrecciando voci e resistenze dal basso possiamo costruire un futuro giusto per tutt?.
Per costruire e rafforzare alleanze internazionali
Svolgere la COP in Brasile è un segnale che conta: significa rimettere al centro chi la crisi climatica la subisce davvero. Andiamo a Belém per stare con i movimenti globali per la giustizia climatica. In America Latina oggi si gioca una partita enorme: conflitti ambientali, estrattivismo, repressione, lotte indigene e popolari che resistono da decenni. Con tante realtà — dalla Colombia alla Bolivia, fino all’Amazzonia — abbiamo già lavorato, fatto campagne, costruito ponti. Lì ritroviamo compagn? con cui condividiamo visioni e pratiche.
Per portare una visione radicale dentro la COP
Sì, probabilmente sarà l’ennesimo flop diplomatico. Ma proprio per questo dobbiamo esserci, per non lasciare quei tavoli alle lobby fossili e ai governi che parlano di transizione mentre trivellano.
Da dentro vedi meglio le dinamiche, le crepe, le possibilità di alleanze e di conflitto.
Andiamo per portare la prospettiva della giustizia climatica e delle lotte dal basso, che legano crisi climatica, razzismo, patriarcato e disuguaglianze. La COP non è un punto d’arrivo: è un passaggio. Il resto si fa fuori, insieme, ogni giorno.
Diario dalla COP30
- Giorno 12 – 24 novembre 2025
Belém svela il fallimento della diplomazia climatica, ma apre spiragli: una roadmap anti-fossile e nuove alleanze per la giustizia.
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- Giorno 11 – 21 novembre 2025
Penultimo giorno a Belém: incendio in COP30, stalli politici e pressioni crescenti sul BAM e sull’uscita dai fossili.
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- Giorno 10 – 20 novembre 2025A Belém 85 Paesi spingono per uscire dai fossili, mentre Italia e Polonia frenano. La COP30 è al bivio, il tempo è adesso.
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- Giorno 9 – 19 novembre 2025
Belém rilancia la lotta globale ai fossili: la Colombia guida un fronte che vuole uscire davvero dal modello che brucia il pianeta.
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- Giorno 8 – 18 novembre 2025
Alla COP30 la transizione dai combustibili fossili sembra lontana, mentre i fondi dell’adattamento sono sotto il minimo.
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- Giorno 7 – 17 novembre 2025
Belem in rivolta: popoli indigeni e movimenti sociali spingono per una COP30 che dica finalmente basta ai fossili.
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- Giorno 6 – 15 novembre 2025
Anche quest’anno i dati sulla presenza dei lobbisti Gas&Oil alla conferenza di Belém sono alti: su ogni 25 persone accreditate al vertice, uno è un lobbista dei combustibili fossili, in totale sono oltre 1600.
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- Giorno 5 – 14 novembre 2025
Il TFFF entra nella Cupula tra promesse e contraddizioni: fondi incerti, debiti in aumento e movimenti che denunciano l’ennesima falsa soluzione verde.
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- Giorno 4 – 13 novembre 2025
A Belém la protesta indigena irrompe nella COP30 e svela le contraddizioni del Brasile fossile. Intanto la Cupula esplode di mobilitazioni globali.
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- Giorno 3 – 12 novembre 2025
Adattamento al centro della COP30, ma i fondi restano insufficienti. A Belém arrivano movimenti e comunità indigene: la vera pressione viene dai territori.
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- Giorno 2 – 11 novembre 2025
Lula parla di disuguaglianze alla Cop30, ma il Brasile continua a spingere sul fossile. A Belém torna al centro il nodo tra clima e ingiustizia.
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- Giorno 1 – 10 novembre 2025
Dalla Cop30 alla Cúpula dos Povos: a Belém si apre la sfida per la giustizia climatica tra responsabilità globali, diritti dei popoli e resistenza dei territori.
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Articoli di approfondimento alla COP30
- Cosa resta della Cop30, la battaglia per il clima e i diritti è ancora lunga – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Domani – COP30 fallisce su fossili e foreste, ma il Bam e il blocco dei 82 paesi per l’uscita dal fossile aprono spiragli di lotta e nuove alleanze.
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- Sulla fine dei lavori della COP30 – 24 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Cosa è successo alla 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici? Quali sono le grandi vittorie? Quali le sconfitte?
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- La tabella della discordia – cos’è successo alla COP30 – 23 novembre 2025
Laura Greco su Radio24 – COP30 a Belém annuncia impegni su energia, foreste e adattamento, ma senza una vera uscita dal fossile restano promesse vuote da incalzare con lotte dal basso.
Ascolta su Il Sole 24 ore
- “A resposta somos nós”. Ma alla COP30 le richieste dei popoli indigeni non fanno breccia – 23 novembre 2025
Laura Greco su EconomiaCircolare.com – Alla COP30 le voci indigene restano ai margini mentre la foresta corre verso il punto di non ritorno. Senza giustizia, non c’è futuro.
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- La “Dichiarazione di Belém” e il multilateralismo del phase out dai fossili spinto dal basso – 21 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Da Belém arriva una spinta dal basso per uscire dai fossili: governi e movimenti uniscono le voci per un phase out reale, giusto, globale.
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- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri e Laura Greco su Valori – Nonostante le ambiziose premesse il Gender action plan ha trovato diversi ostacoli sui tavoli negoziali della Cop30
- Cop30: senza il Gender action plan ogni azione climatica è limitata – 21 novembre 2025

- Alla Cop30 arrivano le storie di migrazioni climatiche – 21 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30, in vista delle negoziazioni finali, si parla del fenomeno crescente degli sfollamenti forzati dal cambiamento climatico.
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- Belém, la foresta degli indigeni si ribella a Lula – 20 novembre 2025
Laura Greco su Il Manifesto – Le nazionalità dell’Amazzonia denunciano l’inagibilità politica alla Cop e chiedono una mobilitazione internazionale guidata direttamente dai popoli indigeni per proteggere i loro territori e affrontare la crisi climatica alla radice
- Alla Cop 30 i movimenti si riprendono la scena – 20 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Era dalla Cop 26 di Glasgow che non si vedeva così tanta società civile. Accanto al vertice ufficiale, in più di 50 mila hanno animato la «Cupula dos povos» per una svolta vera sul clima e i diritti
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- COP30, BELÉM | Italiani in mobilitazione – 20 novembre 2025]
Il Climate Pride in azione alla COP30: l? attivist? chiedono all’Italia una roadmap chiara e ambiziosa per uscire dai fossili.
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- A Belém torna il protagonismo sociale – 19 novembre 2025
Marica Di Pierri su Collettiva – Alla Cop30 movimenti, organizzazioni, popoli e sindacati riacquistano centralità: proposte e campagne dal basso sono arrivate nelle stanze dei negoziati.
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- Come procede la COP30 in Brasile? Intervista a Laura Greco da Bélem – 19 novembre 2025
Laura Greco su Scienza e Pace Magazine – COP30 tra repressione, lobby fossili e resistenze indigene: la giustizia climatica la costruiscono i territori, non i negoziati.
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- Lifegate dalla COP30 – 18 novembre 2025
Marica Di Pierri su Lifegate – Dalla COP30 il racconto dell’inedita comunicazione tra dentro e fuori la COP, tra le richieste indigene e l’ambiguo governo di Lula.
Ascolta su Lifegate
- Il Fondo per le foreste e la falsa soluzione del biocapitalismo si ripropone alla Cop30 di Belém – 18 novembre 2025
Laura Greco su Altreconomia – Il Tropical forests forever facility lanciato da Lula è l’ennesimo dispositivo finanziario che viene presentato come innovazione.
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- Attivismo e giustizia climatica: se il diritto alla protesta diventa un reato – 17 novembre 2025
Marica Di Pierri su Valori.it – Alla Cop30 emerge un allarme globale: in molti Paesi il diritto alla protesta viene represso e l’attivismo ambientale è sempre più criminalizzato
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- Alla Cop30 di Belèm il fondo per l’adattamento resta senza fondi – 17 novembre 2025]
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – Alla Cop30 fallisce, per il terzo anno di fila, l’obiettivo di raccolta minima per finanziare l’adattamento dei Paesi del Sud globale.
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- Massiccia partecipazione popolare a Belém – 16 novebre 2025
Marica Di Pierri su L’aria Che Respiri – Alla Cúpula dos Povos tantissime voci per reclamare la fine dei combustibili fossili e una giustizia climatica guidata dai popoli, non dalle multinazionali.
Ascolta su Radio Rai1
- In diretta da Bele?m – Aggiornamenti sulla prima settimana di COP30 – 15 novembre 2025
Marica Di Pierri su EconomiaCircolare.com – In diretta da Belém, per raccontare in diretta i lavori della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. ?Foto di Oliver Ninja e Midia Ninja
Guarda la diretta
- Cop30: chi difende i combustibili fossili dentro i negoziati sul clima – 14 novembre 2025
Marica Di Pierri per Altreconomia – Alla Cop30 un lobbista fossile ogni 25 delegat?: il vertice che dovrebbe chiudere l’era fossile continua a farsela scrivere da chi la profitta.
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- Giustizia climatica, questa dimenticata – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri su Il Manifesto – Il legame tra clima e disuguaglianze è ormai assodato. Ma dopo 30 anni di conferenze, i ricchi continuano a fare grandi affari con i fossili.
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- L’adattamento secondo la COP30: “Adattarsi è sopravvivere” – 13 novembre 2025
Marica Di Pierri per EconomiaCircolare.com – COP30 punta a rendere operativo il Global Goal on Adaptation, tra governance multilivello, indicatori, fondi insufficienti e necessità di giustizia climatica.
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- La Cop30 in Brasile e le politiche industriali green – 11 novembre 2025
Marica Di Pierri per Tutta La Città Ne Parla, Radio3 – È iniziata la Cop30 a Belém, 10 giorni in cui si discuterà su come trovare una via d’uscita alla deriva del cambiamento climatico nonostante le difficoltà politiche che ci circondano.
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- Road to Belém – 7 novembre 2025
Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.
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- Da Parigi a Belém, i conti che non tornano – 6 novembre 2025
Marica Di Pierri per Il Manifesto – Tra tensioni e fragili compromessi, i preparativi alla vigilia della Conferenza Onu. A che punto sono gli impegni nazionali di riduzione e i piani di adattamento dei singoli Paesi.
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- A Sud a Belém alla Cop30 – 6 novembre 2025
A Sud seguirà negoziati e mobilitazioni dalla COP30 di Belém, amplificando le voci dei movimenti per giustizia climatica e sociale.
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- A Sud aderisce alla Global Call to Action della Cúpula dos Povos – 5 settembre 2025
Il 15 novembre scendiamo in piazza: basta disuguaglianze e razzismo ambientale, vogliamo giustizia climatica e un mondo dove la vita sia al centro.
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- Vertice dei Popoli Verso la COP30: Manifesto Politico – 13 giugno 2025
A Sud aderisce al Manifesto dei Popoli verso la COP30: un appello globale per giustizia climatica, anticapitalismo e democrazia dal basso.
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Racconteremo le negoziazioni
Per spiegare cosa accade davvero alla COP30, come si muovono i governi e quali interessi guidano le scelte sulla crisi climatica. Vi offriremo una copertura quotidiana per raccontarvi con le nostre parole e con uno sguardo critico, indipendente e radicale, vicino ai movimenti il dentro e fuori la Cop
Sveleremo le contraddizioni
Tra le promesse ufficiali e la realtà, mostrando lo scontro continuo tra lobby fossili e popoli che difendono la vita e i territori. Denunceremo le responsabilità smascherando la falsa transizione energetica e chi continua a inquinare mentre parla di sostenibilità con greenwashing e false soluzioni
Daremo voce alle comunità
Portando le loro storie, le lotte quotidiane e le alternative concrete alla devastazione ambientale, contro colonialismo ed estrazione. Ci collegheremo con l’Italia per connettere istanze e battaglie
INFO E CONTATTI
Per contatti e interviste con la delegazione:
maricadipierri@asud.net
+ 55 21 967071220
Laura Greco
lauragreco@asud.net
+55 21 997673184
Giudizio Universale – Presentazione e flash mob
Al via la prima causa contro lo Stato italiano per !inazione climatica: Oltre duecento ricorrenti citano in giudizio lo Stato italiano per l”assenza di politiche ambientali efficaci nel contrasto al cambiamento climatico. La causa legale, promossa nell’ambito della Campagna Giudizio Universale e coordinata da A Sud, si inserisce tra i contenziosi climatici promossi dalla società civile in oltre 40 paesi di tutto il mondo. La causa è stata presentata il 5 giugno alle ore 11:00 presso l’Hotel Nazionale di Montecitorio con un evento riservato ai giornalisti. Prima dell’evento stampa, i promotori hanno voluto ricordare al Paese la minaccia imminente rappresentata dagli impatti climatici con un flash mob accompagnato dall’arrivo di attivisti dal futuro che hanno fatto il loro ingresso in Piazza Montecitorio per avvertire che il tempo per agire sta per scadere. La causa legale, promossa nell’ambito della Campagna Giudizio Universale e coordinata da A Sud, si inserisce tra i contenziosi climatici promossi dalla società civile in oltre 40 paesi di tutto il mondo. Guarda il video...
read moreParte il progetto ComunitAria!
ComunitAria La Citizen Science arriva a Colleferro Target e finalità Il progetto ComunitAria nasce dalla collaborazione del Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA) di Roma e l’Unione Giovani Indipendenti (UGI) con lo scopo di svolgere attività di monitoraggio ambientale partecipativo nella città di Colleferro, centro nevralgico della Valle del Sacco. L’obiettivo è quello di coinvolgere cittadin?, student?, attivist? interessat? in un’attività aperta e accessibile per raccogliere informazioni sullo stato della qualità dell’aria della città, valorizzando il loro contributo e tenendo alta l’attenzione sulle criticità riscontrate circa la qualità dell’aria e lo sforamento di Pm10 e Pm2,5 (polveri sottili e ultrasottili) attraverso la citizen science, la scienza dai cittadini per i cittadini. Perché partecipare a ComunitAria? Nonostante la dismissione degli impianti di incenerimento e la chiusura della discarica, le criticità rispetto alla qualità dell’aria rimangono un problema notevole a Colleferro. È quindi importante capire quali siano gli altri agenti inquinanti ai quali è dovuto, di concerto, il peggioramento della qualità della vita, della qualità dell’aria e dei cambiamenti climatici. C’è sempre più bisogno di azioni dal basso per raccogliere i bisogni e le informazioni necessarie alle istituzioni per operare piani di gestione efficaci e mirati al benessere collettivo. Attraverso le attività di ComunitAria l? cittadin? potranno aumentare la loro consapevolezza acquisendo conoscenze e raccogliendo dati sulla qualità dell’aria, rafforzando attraverso un percorso partecipativo il proprio senso di appartenenza e la coesione sociale. Per iscriverti, niente di più facile! Compila il seguente formulario online! Cosa faremo insieme? Dopo una fase preliminare di formazione sui temi ecologici legati alla qualità dell’aria e sulla rilevazione dei dati, inizierà la vera e propria fase di monitoraggio partecipativo. Questo consisterà nel rilevare le concentrazioni di PM2,5 e PM10 in punti strategici della città. I rilevamenti effettuati con un rilevatore di Inquinamento atmosferico palmare permetterà di soffermarsi a osservare particolari non spesso considerati. Potrai ampliare la tua conoscenza della zona sia da un punto di vista spaziale, con percorsi consigliati, sia da un punto di vista ecomorfologico, arrivando a vivere luoghi poco considerati della vostra città. Sarai guidat@ nella compilazione di una scheda di monitoraggio dell’aria e verrai accompagnat@ lungo tutto il percorso di raccolta dati, tra maggio e giugno 2021. Un team di supporto tecnico ti accompagnerà nel percorso di monitoraggio fornendo assistenza e suggerimenti, aiutando te e il resto dell? partecipant?. I dati rilevati permetteranno di individuare punti strategici dove collocare delle stazioni fisse che monitoreranno la qualità dell’aria 24/24 ore e dei campionatori per la raccolta del particolato atmosferico. Questi strumenti permetteranno di costruire un quadro analitico avanzato capace di fornire agli enti preposti informazioni essenziali alla tutela della qualità dell’aria e della salute dei cittadini. Percorso formativo Prima di iniziare il percorso di citizen science, è previsto un percorso formativo per fornirti tutti gli strumenti utili alla partecipazione. Sono previste 8 ore di formazione obbligatoria da svolgersi tra il 21 e il 29 maggio 2021. Clicca qui per il programma dettagliato. L’erogazione della formazione avverrà in modalità mista: online per la parte teorica e in presenza, all’aria aperta, per la parte pratica. Le lezioni verranno svolte in osservanza della normativa anti-Covid19. Iscriviti! compila il seguente formulario online. Per ulteriori informazione contattare: L’associazione Unione Giovani Indipendenti all’indirizzo ugi.stampa@hotmail.it ComunitAria è un progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e dal Comune di...
read moreSCUOLA DELLA SOSTENIBILITÀ
Strumenti e metodologie per educare alla giustizia ambientale e sociale Corso gratuito per docenti ed educatori di Roma e provincia A Sud e CDCA, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali propongono un percorso formativo destinato alle/ai docenti della scuola e a educatori della Città di Roma e Provincia, che si propone di offrire strumenti metodologici, pratiche e idee per contribuire all’educazione e alla formazione di una generazione che abbia la capacità di sentirsi parte di una complessità, fatta di un pianeta con cui entrare relazione, fatta di ecosistemi con risorse limitate, da tutelare, rispettare, con cui entrare in sintonia, fatta di molteplici e determinanti diversità. In questo senso crediamo nelle potenzialità di due metodologie connesse e interdipendenti, che nella pratica scolastica, possono con successo integrarsi e contribuire a rendere più efficaci e concrete le azioni educative: la citizen science e l’educazione ambientale all’aperto o outdoor education. Nel corso dell’intervento formativo si vogliono offrire alle/ai partecipanti numerose testimonianze di altrettante/i insegnanti che nel contesto nazionale stanno portando avanti con studentesse e studenti concreti progetti di outdoor education e citizen scienze, al fine di mettere in contatto la comunità educante territoriale romana con le pratiche virtuose a livello nazionale. Clicca qui per il PROGRAMMA COMPLETO DEL CORSO La Citizen Science (CS) è un tipo di ricerca scientifica che si avvale della partecipazione di persone non professioniste per la raccolta e analisi di dati che contribuiscono all’avanzamento della conoscenza. Sono sempre di più i progetti e i campi di applicazione, all’astrofisica alla medicina, dalla biologia alle neuroscienze, dall’informatica all’astronomia, che hanno il doppio beneficio di ampliare e rendere più efficace la ricerca e di arricchire culturalmente i cittadini.Nelle scuole, l’interazione con gli scienziati fornisce ad alunni e docenti l’opportunità di accedere in modo diretto a informazioni aggiornate e precise sugli argomenti oggetto dell’attività e rappresenta un esempio di applicazione pratica di concetti studiati solo in modo astratto e teorico. L’Outdoor education (OE) si connota come una strategia educativa, vasta e versatile, determinata dal principio di applicarsi all’ambiente esterno e naturale. L’OE può essere utilizzata in molteplici itinerari educativi idonei ad approfondire, ampliare, dettagliare quanto viene svolto al chiuso, in sezione.Uscire all’aperto, però, non significa riproporre fuori quanto si fa dentro, bensì utilizzare quanto l’ambiente e la natura mettono a disposizione per ulteriori apprendimenti : gli esseri viventi, il mondo minerale, gli elementi e i fenomeni che li coinvolgono. Il corso alterna moduli più concentrati sulle metodologie della Citizen Science a incontri sull’educazione in natura e outdoor education, in un dialogo continuo tra i due approcci. La proposta formativa si articola in una parte on line, teorica, suddivisa in 6 moduli settimanali di 2 ore ciascuno e una parte pratica, 3 uscite pratiche di un’intera giornata all’aperto, a Roma e provincia. Ogni partecipante può scegliere a quali uscite e a quale percorso specifico partecipare. Per ottenere l’attestato di frequenza è necessario aver seguito almeno 10 ore di formazione on line e una uscita. Il corso è destinato in via prioritaria a docenti e formatori del quadrante Est della città di Roma delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Obiettivi specifici del corso: – Conoscere la citizen science : la storia, le differenti tipologie, le modalità di coinvolgimento della cittadinanza e delle scuole, le opportunità che offre alla ricerca. – Accedere a una...
read moreSNUPI Spazi Naturali Urbani e di Prossimità per l’educazione dell’Infanzia
IL CONTESTO La pandemia ha fatto emergere con drammaticità le condizioni di fragilità e vulnerabilità delle fasce più giovani della popolazione. Molti bambini/e e ragazzi/e che vivevano in condizioni di fragilità economica o in famiglie con poche risorse sociali, culturali ed affettive, hanno vissuto questo momento di isolamento aggravando la già precaria situazione esistenziale. In quartieri con grandi densità di popolazione e poche aree verdi e aree gioco, questo fenomeno ha fatto sentire con forza le sue conseguenze. La realizzazione di esperienze e attività all’aperto e la possibilità di riprogettare le aree comuni in un’ottica di spazi aperti e di prossimità con attenzione ai bisogni dei più piccoli rappresenta un’opportunità fondamentale nel quadro dello sviluppo armonico dei/delle bambini/e e dei/delle ragazzi/e e nella costruzione del legame tra l’esperienza dell’ambiente e della natura e lo sviluppo di importanti dimensioni dell’esperienza individuale. IL PROGETTO Attraverso il costante dialogo con le strutture scolastiche pubbliche del territorio e grazie alla partecipazione di una eterogenea compagine di partner, il progetto realizza interventi educativi non formali e informali sulla sostenibilità ambientale rivolti alla comunità educante, azioni di rigenerazione e progettazione partecipata di aree verdi ed aree gioco, ed attività quotidiane ludico ricreative per bambine/i dai 0 ai 6 anni, con particolare attenzione a quelle/i provenienti da contesti familiari colpiti dalla crisi economica. OBIETTIVI 1) Aumentare la consapevolezza della comunità educante e la partecipazione del territorio nella progettazione e allestimento di aree gioco in spazi verdi del quartiere 2) Sostenere le famiglie fornendo un servizio di accompagnamento all’infanzia di qualità ed orientato alla cultura della sostenibilità ATTIVITÀ Laboratori giornalieri bambini, a cura di Erbavoglio Tavoli di coprogettazione territoriale e LAP, laboratori di Autocostruzione Partecipata, a cura di CDCA Scuola della sostenibilità Festival Cultura ecosostenibilità I PARTNER MEP Melting Pro, laboratorio per la cultura Erbavoglio (Tana dei Cuccioli) Comitato Parco Sangalli Scuola di musica di Villa Gordiani Ass. Up La Rocca Fortezza Culturale Ecomuseo Casilino IL VIDEO RACCONTO DI SNUPI Per raccontare il progetto e promuovere la campagna di crowdfunding sono state realizzate, in collaborazione con la casa di produzione Zalab, clip video che sono state diffuse su piattaforme web e social. GUARDA I VIDEO PICCOLO MANUALE PER L’EDUCAZIONE IN NATURA “Come una pigna in città”, il toolkit di SNUPI Nell’ambito del progetto SNUPI è stato realizzato e distribuito un manuale per l’educazione in natura. Il manuale vuole essere uno strumento per orientare gli adulti nei processi di apprendimento esperienziale dell’infanzia nei contesti naturali urbani. Le scuole, le case, i giardini del quartiere, la città e la campagna, il tempo dell’apprendimento formale e informale, il tempo del gioco e del riposo, ognuno di questi contesti necessita di coordinate per accompagnare la crescita e i processi di apprendimento in natura. Per questo è necessario ripensare gli spazi verdi cittadini, quelli frequentati abitualmente dai bambini e dalle bambine, come cortili e giardini scolastici, parchi e aree gioco urbane, affinché possano rappresentare anch’essi luoghi d’incontro con la natura in cui attivare percorsi di scoperta del mondo naturale e di educazione ambientale qualitativi. Per rispondere a queste esigenze e con l’obiettivo di creare cittadini e cittadine in grado di sentire la natura come componente essenziale del vivere quotidiano e dello sviluppo sociale e cognitivo, SNUPI ha realizzato una guida per grandi e piccoli. Il tool kit, redatto dai partner di progetto e edito dalla casa editrice RoundRobin, contiene illustrazioni, video...
read moreComunitAria
IL CONTESTO Nella Valle del Sacco, soprattutto a Colleferro, la qualità dell’aria ha raggiunto livelli critici: nel recente rapporto ARPA sui rilevamenti effettuati nel corso del 2019 sono stati osservati numerosi sforamenti di Pm10 e di Pm2,5. La città di Colleferro, epicentro dell’emergenza ambientale della Valle del Sacco, Sito di Interesse Nazionale (SIN), è teatro di criticità ambientali e sociali: dalla contaminazione del fiume Sacco, passando per le attività delle industrie pesanti, fino ad arrivare agli impatti sanitari dovuti alla presenza di diversi impianti di smaltimento rifiuti e al traffico di mezzi pesanti. Questi elementi, insieme alla conformazione morfologica della città, dalla particolare forma “a conca” che non permette un facile ricircolo dell’aria hanno notevolmente condizionato la qualità della vita dei cittadini, molti dei quali sono stati costretti a trasferirsi a causa delle patologie sviluppate nel luogo in cui sono nati. Lo studio epidemiologico ERAS ha infatti evidenziato nella popolazione presa in esame un aumento delle ospedalizzazioni per malattie polmonari cronico-ostruttive e per malattie cardio-vascolari. Le conclusioni dello studio asseriscono che è fondamentale continuare a monitorare gli impatti ambientali causati dalla vecchia impiantistica e dai continui sforamenti dei limiti di legge previsti per le emissioni di agenti inquinanti perché nonostante la recente inattività dei due termovalorizzatori, vi è stato un consistente peggioramento delle condizioni ambientali. IL PROGETTO ComunitAria è un progetto di citizen science che attraverso un’attività di monitoraggio partecipativo della qualità dell’aria a Colleferro, vuole sviluppare le conoscenze relative alla contaminazione atmosferica locale e incentivare la cittadinanza attiva offrendo concrete opportunità di partecipazione utili alla comunità e alla portata di tutti. Diventeranno Citizen Scientists circa 50 cittadini, che dopo un percorso formativo raccoglieranno dati sulla qualità dell’aria. I risultati saranno diffusi grazie ad un report divulgativo, una mappa digitale, eventi pubblici, una promozione online e media. I risultati supporteranno un’azione di advocacy verso gli enti di competenza (comuni limitrofi, Regione Lazio, ARPA, ASL, Ministeri dell’Ambiente e della Salute) orientata alla mitigazione delle emissioni, fonti di contaminazione atmosferica in un contesto di forte criticità ambientale locale e di crisi climatica globale. OBIETTIVI ComunitAria mira a rafforzare il senso di comunità e la cittadinanza attiva a Colleferro con un percorso di citizen science mirato alla raccolta e diffusione di informazioni indipendenti sulla qualità dell’aria. Grazie al contributo diretto dei cittadini, si vuole sviluppare e divulgare conoscenze funzionali al miglioramento della qualità della vita, come forma di lotta al cambiamento climatico. ATTIVITÀ 1) STRATEGIA DI INTERVENTO Il comitato scientifico (CS) in rappresentanza dei vari enti coinvolti ed esperti del settore è responsabile della stesura di un protocollo per la raccolta e analisi dei dati di contaminazione dell’aria che stabilisce la tecnologia e gli strumenti più adeguati da utilizzare a seconda del tipo di inquinamento, del contesto territoriale e della partecipazione cittadina, la metodologia di campionamento; il laboratorio per l’analisi dei campioni, analisi dei dati e complementarità con i dati istituzionali. 2) PREPARAZIONE E FORMAZIONE Una call to action supportata da un lavoro di diffusione digitale e non nella città di Colleferro permette ai cittadini di conoscere le attività e prenderci parte. Una formazione dedicata facilita la partecipazione di 30-50 cittadini nel rilevamento e la lettura dei dati raccolti sulla qualità dell’aria. 3) IMPLEMENTAZIONE SPERIMENTAZIONE I cittadini, guidati dai partner di progetto e dagli esperti coinvolti contribuiranno alla raccolta e l’elaborazione di...
read moreCovid-19, cambiamenti climatici e migrazioni
Crisi congiunte in un pianeta sempre più caldo [di Maria Marano per A Sud] “L’equilibrio ecologico del Pianeta si è rotto”…l’umanità ormai “sta facendo la guerra alla natura”. È quanto affermato da António Guterres nel suo discorso “Lo stato del Pianeta”, pronunciato a cinque anni dalla stipula dell’Accordo di Parigi sul clima. Le parole dal segretario generale delle Nazioni Unite mettono chiaramente in luce la responsabilità dell’uomo sulla crisi climatica in corso e trovano conferma nei dati illustrati in due importanti report pubblicati a dicembre: “Lo stato del clima globale nel 2020” dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO) e il Production Gap Report, del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), sulla produzione dei combustibili fossili. Quest’ultimo evidenzia che contrariamente alla necessità di puntare sulla riduzione della produzione di carbone, gas e petrolio alcuni Paesi del G20 e multinazionali la aumenteranno con forti conseguenze sul clima. Un chiaro segnale che ai proclami in occasione dei summit mondiali seguono azioni che portano invece a disattendere gli impegni presi. Nonostante l’entusiasmo per i benefici sull’ambiente nel periodo di lockdown, imposto dall’emergenza covid-19, il cambiamento climatico nel 2020 ha continuato la sua inarrestabile corsa. Gli effetti dei cambiamenti climatici: ondate di calore, inondazioni, incendi e uragani sempre più violenti hanno colpito già milioni di persone. Guardando al continente asiatico, in Bangladesh, Cina, India, Giappone, Pakistan, Nepal, Corea del Sud, Turchia e Vietnam quest’anno le piogge monsoniche hanno provocato inondazioni massicce, crolli di dighe, smottamenti e lo sfollamento di milioni di persone. Le inondazioni e le frane in Cina sono state particolarmente intense, 29.000 case sono state distrutte e oltre 2.2. milioni di persone sono state evacuate a luglio. Benché non sia ancora noto a tutti, il numero dei rifugiati climatici è di gran lunga superiore a quello dei rifugiati per persecuzioni e guerre. Secondo i dati del Global Report on Internal Displacement 2020 (Grid) dell’Internal Displacement Monitoring Center (Idmc), nel 2019 su 33,4 milioni di nuovi spostamenti interni 24,9 milioni sono stati sfollati a causa di tempeste, cicloni, uragani e alluvioni. Si tratta del numero più alto dal 2012 e tre volte superiore agli sfollati per conflitti e violenze (8,5 milioni). A questi dati va aggiunto che quasi ogni Paese conosce ulteriori delocalizzazioni dovute a contaminazioni e disastri, o trasferimenti forzati per scelte urbanistiche e produttive. Tutto ciò va ad ingrossare le fila dei migranti climatici. Va però precisato che ancora una volta sono le comunità più vulnerabili, principalmente nel sud del mondo, che hanno fatto meno per causare il problema a pagarne maggiormente le conseguenze. Se la pandemia da covid-19 ha bloccato i negoziati sul clima (la COP26 è stata rimandata a novembre 2021) non ha di certo fermato gli eventi climatici estremi e la conseguente fuga delle persone che, purtroppo, ne sono colpite. È inoltre evidente che in piena pandemia vivere in realtà con sistemi sanitari già deboli, con economie locali fragili, con scarsa accessibilità alle fonti di approvvigionamento (per le persone e per il bestiame) significa stressare fortemente problemi già esistenti e ampliare ancora di più la forbice della disuguaglianza. Il rischio è di contrarre più facilmente il virus, vivendo in contesti sovraffollati, con scarse condizioni igienico-sanitarie, dove le misure per spezzare la catena del contagio come il distanziamento sociale e l’igiene risultano alquanto complicati da mettere in pratica. Alla luce...
read moreAthamanta: il cuore della montagna
[di Infoaut] Abbiamo intervistato un attivista di Athamanta, percorso che punta a produrre coscienza critica e cambiamenti sistemici attraverso le pratiche di autoformazione, informazione ed azione sul tema dell’estrattivismo nel territorio Apuano, in vista delle iniziative che li vedranno impegnati il 24 ottobre. Raccontateci cosa sta succedendo alle Alpi Apuane. Qual è la storia dell’estrattivismo nelle cave di marmo per la provincia di Massa Carrara – com’è cambiato il livello di occupazione per la manodopera locale nel tempo ? A chi conviene questo tipo di produzione ? Quello che sta succedendo sulle nostre montagne è a tutti gli effetti un ecocidio. Non a caso la devastazione prodotta dall’escavazione del marmo è stata inserita fra uno dei 43 disatri planetari messi in luce dal documentario Antropocene. Le Apuane , montagne uniche per la loro conformazione geologica, sede della più grande riserva idrica della Toscana, habitat per numerose specie vegetali endemiche (Athamanta è il nome scientifico di una di queste) , dotate di una biodiversità elevatissima e attraversate dal più esteso sistema carsico d’Italia, sono quotidianamente vittime di un’escavazione selvaggia che ad un ritmo quantomai impressionante le sta distruggendo; basti pensare che dalle cave, esistenti sin dall’età romana, è stato estratto più materiale negli utimi 30 anni che in tutti i loro 2000 anni di storia. Questa attività ha dunque una storia lunghissima nel nostro territorio, ma l’innovazione tecnologica portata dallo sviluppo dell’industria moderna prima, e la velocità esponenziale delle produzioni e dei commerci imposta dalla fase economica del tardocapitalismo poi, ne hanno irrimediabilmente portato alla luce le conseguenze catastrofiche non solo sul piano ambientale, ma anche su quello lavorativo. L’avanzamento della tecnica estrattiva ha causato una drastica diminuizione della mandodopera in cava, e la deregolamentazione economica del settore, attivissima nell’esportazione globale del materiale, ha portato irrimediabilmente alla diminuizione degli occupati anche nell’economia di indotto, fatta di segherie e laboratori di lavorazione del marmo. Ad oggi le cave ed il suo indotto garantiscono lavoro a poco più di duemila persone, circa l’1% della popolazione della provincia di Massa Carrara. Ciò che però colpisce sono invece i fatturati milionari delle grandi aziende del settore, che crescono di anno in anno grazie al monopolio dell’esportazione e al decentramento della manodopera e dei costi. É notizia delle ultime settimane che la prima società di questo settore ha fatto il suo debutto in borsa. La società in questione è la Franchi Umberto Marmi, una società con un valore di produzione di oltre 65 milioni di euro nel 2019, un netto sopra ai 16 milioni e 40 dipendenti. Quali sono le conseguenze ambientali e sociali di questo tipo di attività estrattiva? Le conseguenze ambientali più note causate dall’estrazione del marmo, sono anche quelle più evidenti: una catena montuosa fatta a pezzi il cui paesaggio muta irrimediabilmente lasciando spazio a scenari lunari che non sono altro che territori desertificati, ambienti sottratti a ecosistemi di importanza ecologica unica al mondo. La devastazione è sotto gli occhi di tutti e tutte, è visibile anche all’osservatore più distratto, ma ci sono conseguenze sull’ambiente meno note ma altrettanto importanti, e che mettono a rischio la salute e a volte la vita delle persone: la lavorazione del marmo mette a rischio la conformazione carsica delle Apuane, causando interruzioni delle falde acquifere che contribuiscono ad alimentare le grandi riserve idriche che ci offrono queste...
read moreDisastri naturali: cause, effetti e strumenti di contrasto
[di Maria Marano per il CDCA] I disastri naturali sono in continuo aumento, con un impatto sempre maggiore a livello locale e una forte complessità su scala globale. Tra alluvioni, uragani, tempeste, siccità, incendi, il costo dei danni, in termini economici, ambientali, sociali e di vite umane, è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni. L’intensificarsi di questi eventi, come sottolineano gli scienziati, è strettamente correlato ai rapidi e continui cambiamenti climatici di origine antropica. Gli stravolgimenti climatici come mostra l’ultimo studio pubblicato da Oxfam “Confronting carbon inequality” (2020) sono da imputare in primis ai consumi dell’1% più ricco della popolazione mondiale, responsabile di oltre il doppio delle emissioni inquinanti rispetto al 50% della popolazione più povera, sulla quale paradossalmente grava in maggior misura il peso degli effetti della crisi climatica. Dinanzi alle catastrofi, povertà e diseguaglianze socio-economiche, principalmente nei Paesi in via di sviluppo ma anche nelle periferie del nord più ricco, si traducono in inadeguatezza delle infrastrutture, scarse risorse finanziarie, insufficienza di conoscenze e mezzi sia per intervenire nella gestione dei rischi che per mettere in campo misure di prevenzione. La situazione oggi è aggravata dalla pandemia da covid-19 (espressione anch’essa della crisi ecologica), che ha ridotto i servizi della cooperazione internazionale, così come gli aiuti finanziari, e ha reso più difficile gli spostamenti. Uno sguardo ai dati dei disastri naturali: le ricerche delle ONG e del mondo accademico Secondo i dati pubblicati nel rapporto annuale “Counting the Cost 2019: a year of climate breakdown”, realizzato dalla ONG inglese Christian Aid, solo nel 2019 – dall’Africa meridionale al Nord America, dall’Australia all’Asia, fino all’Europa – inondazioni, tempeste e incendi hanno causato la morte di oltre 4.500 persone, con danni economici per miliardi di dollari, come mostrano i numeri di seguito riportati. Le inondazioni in Argentina e Uruguay hanno costretto 11 mila persone a lasciare le proprie abitazioni e causato 2,5 miliardi di danni; il ciclone Idai ha procurato la morte di 1.300 persone in Zimbabwe, Mozambico e Malawi e fatto danni per 2 miliardi; il ciclone Fani, che ha colpito l’India e il Bangladesh, ha provocato 89 vittime e danni per 8,1 miliardi. I tifoni Faxai e Hagibis sono costati al Giappone oltre 20 miliardi di dollari, mentre gli incendi in California hanno causato danni per oltre 25 miliardi. Gli autori del report hanno collegato tutte queste catastrofi ai cambiamenti climatici. Il nesso con gli stravolgimenti del clima viene evidenziato anche dagli autori dello studio “Evidence for sharp increase in the economic damages of extreme natural disasters” (2019), condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dalla Pennsylvania State University. focalizzato sulla quantificazione dei danni economici prodotti dagli eventi naturali estremi. Secondo questa ricerca sul piano economico i danni sono aumentati di 20 volte negli ultimi 50 anni. Sulla base del 5% degli eventi più catastrofici registrati, lo studio ha dimostrato che il costo dei danni provocati è aumentato ogni anno di circa 5 milioni di dollari. A fronte di tutto ciò, milioni di persone si ritrovano senza mezzi di sostentamento e sono costrette a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori. Secondo il rapporto “Forced from Home Climate-fuelled displacement” (OXFAM 2019) cicloni, inondazioni e incendi hanno 3 volte più probabilità di causare migrazioni rispetto a guerre e conflitti. Gli sfollati per catastrofi naturali superano quelli di guerra. La conferma arriva dai numeri riportati nel “Global Report on Internal Displacement 2020”...
read moreAtlante Italiano dell’Economia Circolare
Storie di Economia Circolare è innanzitutto un Atlante web, una mappa interattiva in continuo aggiornamento che raccoglie le esperienze italiane di Economia Circolare, al fine di renderle note e fruibili gratuitamente ai cittadini e di promuovere la collaborazione e la costruzione di filiere “circolari” tra attori economici che orientano la propria attività a principi di sostenibilità e circolarità. A ogni punto sulla mappa corrisponde una scheda che riassume storia e caratteristiche delle singole realtà. SCHEDA METODOLOGICA I nostri indicatori per l’Economia Circolare 10 dimensioni e 57 indicatori per valutare la circolarità Con particolare attenzione alle ricadute sociali oltre che agli standard ambientali Il nuovo paradigma dell’Economia Circolare valorizza il principio dell’efficienza, non solo per le scelte energetiche, ma anche nell’uso o riuso razionale e appropriato di tutte le risorse durante tutte le fasi del ciclo produttivo: alla progettazione in chiave sostenibile e circolare del prodotto (durabilità, parti modulari e scomponibili, biodegradabilità, produzione con risorse rinnovabili e non tossiche) a monte e a una gestione corretta dei rifiuti a valle; alla sostituzione di materie prime vergini con materie prime seconde e di materie prime provenienti da fonti fossili con biomateriali; al controllo e alla gestione dei flussi di ritorno dei prodotti a fine vita e dei resi; alla scelta e alla creazione di una filiera sostenibile. Nella sua applicazione, l’Economia Circolare presta particolare attenzione anche ai temi della verifica degli impatti socio-economico-ambientali e della valorizzazione dei benefici che le attività economiche possono apportare ai territori in cui si collocano e alle comunità che coinvolgono. Questo viene fatto attraverso l’applicazione del principio dell’inclusione sociale dei soggetti in condizioni di difficoltà, attraverso la comunicazione dei dati ambientali e la disseminazione dei risultati ai fini di creare maggiore consapevolezza e condivisione del valore delle scelte operate dai singoli, anche in riferimento alle ricadute sui beni comuni. Per questa ragione, assieme al Comitato Scientifico, l’equipe di ricerca del progetto Storie di Economia Circolare ha lavorato all’elaborazione di una Griglia di Indicatori di Circolarità Ambientale e Sociale. Le 10 dimensioni della Circolarità La griglia degli indicatori del progetto Storie di Economia Circolare individua 10 dimensioni della Circolarità, divisa ciascuna in un numero variabile di indicatori. La griglia é divisa nello specifico in sette dimensioni di circolarità economica ed ambientale e tre dimensioni di sostenibilità sociale. Ad ognuna delle dimensioni sono stati associati criteri specifici per la valutazione delle esperienze mappate, riportati in sintesi nel paragrafo precedente e per il dettaglio dei quali si rimanda al testo delle Linee Guida per la Mappatura delle Storie di Economia Circolare, validate dal Comitato Scientifico. L’identificazione delle dieci dimensioni ha tenuto conto della valorizzazione delle ricadute sociali delle esperienze mappate, ponendo come presupposto la saldatura tra la dimensione della giustizia sociale e quella della giustizia ambientale. Il valore condiviso di un’esperienza economica e, in particolare, la sua ricaduta territoriale rappresentano dunque importanti elementi di valutazione delle esperienze economiche che consentono di uscire da valutazioni esclusivamente econometriche. In particolare sono state individuate: 7 dimensioni di circolarità – ECODESIGN – Progettazione di prodotti che possano durare a lungo, il cui smontaggio sia semplice, in modo da permettere facilmente la riparazione e/o il riutilizzo e/o il recupero dei prodotti nella loro interezza o nei loro frazionamenti (circular design, design-out waste, etc.). – UTILIZZO MATERIALI – Utilizzo efficiente delle risorse in tutte le fasi...
read moreCorso di videomaking e giornalismo ambientale d’inchiesta
La sesta edizione del corso di A Sud e CDCA Dal 20 Ottobre al 11 Dicembre si terrà la seconda versione online di un percorso formativo e di approfondimento divenuto cifra distintiva del nostro lavoro e impegno. Due appuntamenti settimanali, ogni Martedì e Giovedì dalle 18:30 alle 21:00 in diretta streaming con possibilità di interagire con i docenti per un percorso didattico ampio, che spazia dalla proposta e costruzione di un’inchiesta alla ricerca delle fonti, dalla carta stampata alla scrittura per il web e al giornalismo digitale, fino al linguaggio video e al data journalism. Non verrà tralasciata l’analisi del contesto giuridico in materia d’ambiente e dei dati scientifici su inquinamento, cambiamento climatico e impatti sulla salute. Verranno fornite le basi di wordpress per la creazione di un proprio blog su tematiche ambientali e una lezione sarà dedicata all’utilizzo dei social media per la comunicazione in campo ambientale. ISCRIZIONI APERTE FINO AL 16 OTTOBRE! IL CORSO PARTIRÀ AL RAGGIUNGIMENTO DI ALMENO 10 ISCRITTI COSTI ISCRIZIONE ALL’INTERO CORSO (15 moduli teorici + 5 moduli di ripresa e montaggio video per il Mobile Journalism) 500 € ISCRIZIONE AI SOLI MODULI TEORICI (con esclusione del modulo di ripresa e montaggio video) 300 € Per Info Salvatore Altiero 3342270795 Donatella Liuzzi 3333120854 segreteriacorsiasud@gmail.com (specificare nell’oggetto della mail corso di videomaking e giornalismo 2020) Per scoprire i dettagli delle lezioni e i profili dei docenti scarica il programma. Scarica il...
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Marica Di Pierri per Valori.it – Verso la Cop30 di Belém, cosa aspettarci dal più importante appuntamento per salvare il clima della Terra? Diretta con Marica Di Pierri, Luca Lombroso, Giovanni Mori e Lorenzo Tecleme.